“La vita riprende i suoi spazi, amico mio” sussurrò Ryo, guardando la stele di Hideyuki.
 
Al suo fianco, Kaori posò il mazzetto di garofani che aveva comprato all´ingresso nel vaso che rimaneva sempre lì.
 
“Vivremo tutti e tre senza limitarci a esistere, aniki. Kimi conoscerà suo zio anche se non lo incontrerà mai” disse Kaori prima di rivolgersi alla figlia che dormiva tra le braccia del padre.
 
“Proprio come già vive in noi. So che senza di lui non sarei qui con voi due” ammise lo sweeper, guardando amorevolmente la sua compagna.
 
“Neanch´io. Sarà meglio andare. Non vorrei che Kimi si ammalasse appena uscita dalla clinica” annunciò Kaori dopo aver avvertito una fredda raffica di vento colpirla.
 
Tornarono alla Mini e si diressero verso il centro della città ma, inaspettatamente, non si fermarono a casa.
 
“Pensavo che rientrassimo” disse la giovane madre, stupita.
 
“Miki ha organizzato una festa per l´arrivo di Kimi. Mi ha fatto chiaramente capire che se non vi avessi portato lì, avrebbe fatto a pezzi il mio mokkori e ti desidero ancora troppo per correre il rischio” confessò, facendola arrossire.
 
“Dovrò aspettare che ti stanchi per potermi riposare, allora” disse lei maliziosa.
 
“Non succederà. Anche in paradiso ti salterò addosso, Sugar” le disse, attirandola a sé per un languido bacio. Sentì le sue dita scivolare tra i capelli e approfondì il bacio con piacere prima di separarsi ansimando.
 
“Bisognerà aspettare ancora un po´ prima del mokkori...” gli disse.
 
“Lo so. Sono stato ben informato dal nostro amico che mi ha chiarito che il mio compare dovrà rimanere buono per almeno un mese senza insistere troppo all´inizio. Sarà difficile ma tu ne vali la pena. E poi avrò un´altra donna che occuperà le mie notti nell´attesa” scherzò, lanciando un´occhiata a Kimi che stava aprendo gli occhi.
 
“Vuoi dire che ti alzerai la notte?” chiese lei.
 
“Io vado a letto tardi, tu ti alzi presto” disse, indicando prima se stesso e poi lei. “Tanto vale combinare i nostri punti complementari, no?” dichiarò.
 
“Buona idea, socio” annuì lei sorridendo.
 
Ryo le posò un breve bacio sulle labbra prima di uscire e afferrare il seggiolino dell´auto mentre Kaori afferrava la borsa del cambio, così la famigliola entrò nel bar, accolta calorosamente dai loro amici.
 
“Allora dov´è la mia signorina mokkori?” chiese Mick, fregandosi avidamente le mani.
 
“È qui!” disse la sua compagna, afferrandolo per il bavero.
 
“Grazie Kazue, mi hai salvato dal dover tirare fuori la Magnum. Ehi, americano, che si tratti di mia figlia o la mia donna, nessuna delle due è una signorina mokkori, capito?” avvertì Ryo.
 
“Ok, man...” capitolò il biondo, felice per l´amica che mostrava un sorrisetto soddisfatto.
 
“Va bene, passiamo ai regali!” esclamò Miki.
 
Senza avere il tempo di capire cosa stesse succedendo, i due genitori si ritrovarono seduti a un tavolo, una sedia tra loro due venne usata per lasciare Kimi che si era addormentata nonostante il trambusto circostante. Senza indugio, i pacchi affluirono e la piccola ricevette una serie di vestitini, giocattoli e libri.
 
“Non so come metterò tutta questa roba nella Mini...” sospirò Ryo.
 
“Non preoccuparti, ne porterò una parte nella mia macchina” si offrì Mick.
 
Improvvisamente la porta si aprì, facendo volteggiare il campanello per la forza dell´impatto. La nuova arrivata si fece avanti senza aver paura neanche per un secondo nonostante le sei canne di pistole puntate verso di lei, non vi prestò nemmeno attenzione, come non prestò attenzione a Kaori che si era gettata a terra proteggendo Kimi. Si piazzò davanti alla coppia, spinse via i regali sparsi sul tavolo, aprì il pc e il file di cui aveva bisogno, batté sui tasti per qualche secondo prima di alzare la testa.
 
“Allora, potete spiegarmi come siete finalmente diventati una coppia?” chiese Yuka.
 
Una pioggia di libellule si abbatté sul locale dove tutti i presenti si ritrovarono con una goccina all´angolo della fronte e la spalla denudata...tranne Kimi, sempre addormentata.
 
“Yuka! Non hai dimenticato niente?” chiese Reika, indignata.
 
“Cosa? Ah, sì è vero. Buongiorno a tutti!” disse alla folla.
 
“Non quello, Yuka!” la riprese Saeko.
 
“Cosa c´è? Ah sì! Congratulazioni. È un bel bambino”
 
“È una bambina, Yuka” la corresse Ryo, riprendendosi.
 
“Si chiama Yuka come me? È fantastico. Sono onorata” esclamò la giovane
 
“No, si chiama Kimi” intervenne Kaori, che lasciò il seggiolino in mezzo a loro e riprese posto.
 
“Ok. Va bene, ora che le presentazioni sono finite, ditemi com´è successo. Finalmente potrò finire il mio libro su voi due. Ce ne avete messo di tempo...”

Una nuova ondata di libellule invase il bar, disturbando tutti tranne le più giovani. Quando gli insetti furono allontanati, l´intera banda si sedette e circondò la scrittrice. La coppia si guardò, sentendosi come degli imputati davanti a una giuria, e per un attimo regnò il silenzio.
 
“Ok, ho capito, devo togliervi le parole di bocca” sospirò Yuka. “Da chi è arrivato il cambiamento?”

“Da me” ammise Ryo. “Non poteva che essere così. Ero l´ultimo muro rimasto”

“Cosa ti ha fatto cambiare idea?” lo interrogò lei.
 
“Ho incontrato altre donne” disse Ryo.
 
Tutti gli occhi si voltarono preoccupati su Kaori per valutare la sua reazione, ma lei rimase calma e sorridente, così tornarono a rilassarsi.
 
“Tu avresti potuto esserne parte d´altronde...in qualche modo, darai una chiusura a questa faccenda. Durante poco più di un anno, ho rivisto o sentito delle ex clienti. È iniziata quando ho saputo della morte di una delle ultime clienti che ho avuto con Hideyuki. Ho capito che ero l´unico che poteva decidere della mia vita e del senso che volevo darle, ma soprattutto che agivo contro me stesso e che i miei fallimenti...diciamo sentimentali erano più o meno voluti” spiegò Ryo.
 
“Mi stupisci, non ti avevo mai visto prendere così tanti due di picche” disse Mick.
 
“In effetti prima riscuotevi successo. Solo che mostravi meno la tua faccia da degenerato...” confermò Saeko.
 
“Non torniamo sul passato. Non è quello che mi interessa. Continuiamo, Ryo. Dunque è stato allora che hai detto a Kaori che l´amavi, l´hai ribaltata, l´hai baciata e avete fatto sesso sul divano?” lanciò Yuka, il naso nel computer.
 
“Cosa?!” fu l´esclamazione generale.
 
La ragazza alzò lo sguardo e vide la tinta cremisi di Kaori, lo sguardo più o meno imbarazzato di Ryo, e osservò l´espressione sconcertata degli altri.
 
“Cosa? Cos´ho detto di male” chiese.
 
Lo sweeper si schiarì la gola e, dopo un´occhiata alla sua compagna, si voltò di nuovo verso Yuka.
 
“No, non è andata così rapidamente” ammise.
 
“Perché non mi sorprende? Il Lucky Luke della pistola e del mokkori ma non della profonda e sentita dichiarazione d´amore. Ecco, questa è una bella immagine. L´annoto” disse, battendo furiosamente sulla tastiera. “Cos´aspetti? Forza, ti ascolto” lo incitò.
 
“Mi sto facendo ancora prendere in giro da una sorella Nogami...” borbottò lui. “Mi ci è voluto un po´ di più per prendere fiducia e avanzare”
 
“Cos´hai pensato, Kaori? Non avevi voglia di scuoterlo dopo tanto tempo?” chiese la giovane.
 
La sweeper guardò il suo compagno e gli prese la mano sopra il seggiolino.
 
“No. Avevo aspettato sette anni. L´atmosfera si è riscaldata lentamente. L´ho lasciato avvicinarsi, cercando solo di rassicurarlo, di fargli capire che rimanevo sua per sempre”, ha risposto.
 
“Nel frattempo, abbiamo chiarito alcuni punti che avrebbero potuto ferirci” ammise Ryo. “È stata un´occasione per scoprirmi, per rendermi conto che da tempo negavo la verità e mi nascondevo dietro scuse più o meno valide…” aggiunse.
 
“No, tu dici?” fece Miki, ghignando.
 
Si scambiarono uno sguardo divertito.
 
“Ed è andato tutto liscio? Come se aveste preso le scale senza mai tornare giù?” chiese Yuka.
 
“No, non è stato così facile. Alcune fasi sono state complicate da superare” confidò. “Come quando ho incontrato Nagisa. Ti ho ferito quel giorno, lo so. Ti ho fatto credere che mi ero di nuovo tirato indietro ma, in realtà, non sapevo come avanzare e dirti che ti amavo. Ho usato quella storia della promessa per allontanarti e ritornare nella mia comfort zone. Mi dispiace, Kaori” si scusò.
 
“È vero che non ci sei andato leggero quel giorno, e soprattutto tutti i giorni a seguire, ma te l´ho fatta pagare” rispose la compagna, abbassando gli occhi, ancora imbarazzato per aver sfruttato la sua fobia degli aerei per vendicarsi.
 
“Allora cosa ti ha fatto decidere?”

Tutti si voltarono sorpresi perché non era stata Yuka ma Reika a intervenire, coinvolta nella storia.
 
“Un giretto in aereo” disse Ryo, sentendosi nauseato solo al ricordo di quelle curve strette e dei giri.
 
Avvertì il sospiro di tutti perché nessuno ignorava la sua paura.
 
“Come sei finito su un aereo? Sei stato rapito?” chiese Mick con compassione.
 
“Sono stata io. Mi sono vendicata” confessò Kaori. “Ho contattato una delle nostre ex clienti, pilota d´aereo, che ha finto di essere stata aggredita. Ryo non ha potuto fare a meno di correre a salvarla, così si è ritrovato su un aereo a svolazzare” spiegò.
 
“La mia Kaori che si vendica? Dovevi aver superato i limiti...” osservò Mick.
 
“Sì, è vero, ma quel giretto mi ha aiutato a superare i miei limiti” rispose Ryo.
 
“Non vedo l´ora di sapere come ti sei dichiarato. Ricordo la tua incapacità a pronunciare certe parole” lo prese in giro l´amico.
 
“Le ha scritte” annunciò Kaori, gli occhi brillavano al ricordo di quella dichiarazione.
 
“Sentirono un collettivo sospiro femminile accompagnato da “Adorabile”, “Che romantico”, “Lo voglio anch´io...”
 
“Dopo ti ha baciato, no?” chiese Yuka con le guance leggermente arrossate.
 
“No, è arrivato Mick” disse Kaori.
 
Un certo americano si rannicchiato sotto il peso degli sguardi neri e accusatori che lo fissarono.
 
“Non uccidetemi...per favore, non uccidetemi. Non so nemmeno quando sia successo” si difese.
 
“Allora, quando è arrivato questo primo bacio?” chiese Eriko.
 
“Quando e soprattutto come?” specificò Yuka.
 
“Le ho rubato gli orecchini che ha indossato una sera, una sera in cui avrei potuto baciarla ma non l´ho fatto” replicò Ryo.
 
“Quella sera?!” esclamò la stilista, fissando l´amica con un grande sorriso.
 
“Sì, quella sera. Non è vero che non è servita” replicò Kaori sorridendo ampiamente.
 
“Quale sera?” chiese Kazue.
 
“È vero, di cosa parlate?” insistette Reika.
 
“Chi se ne importa! Voglio il seguito. La prima volta che avete fatto l´amore? Com´è stato? Frettoloso? Una serata romantica? Tu eri ancora vergine? Lui si è protetto?” mitragliò la giovane scrittrice.
 
Kaori guardò in basso, arrossendo, Ryo fissò il soffitto, Mick pendeva dalle loro labbra per sapere se la sua teoria era fondata, le ragazze avevano le orecchie ben aperte mentre quelle di Umi emettevano fumo.
 
“Uh, Yuka...no. È privato e io...non ne parleremo” rispose lo sweeper.
 
“Sono delusa. Tu che sei sempre pronto a parlare di questo...” brontolò Yuka, seccata.
 
“Dai, sii buono, Ryo. È per i posteri, è cultura” l´esortò Mick.
 
“So quello che vuoi sapere tu ed è no!” replicò Ryo, lanciando uno sguardo minaccioso all´americano.
 
“Non sei simpatico...” sbuffò Mick.
 
“Cosa vuole sapere?” sussurrò Kaori incuriosita.
 
“Niente” rispose lui, con uno sguardo che la invitava a non fare altre domande.
 
Lei annuì e prese Kimi che si stava svegliando.
 
“Beh, visto che vi rifiutate di parlare della vostra vita sessuale, anche se sappiamo che ce n´è una dato che c´è lei...” disse Yuka, indicando Kimi.
 
“A proposito, quando avete saputo di Kimi? Questa gravidanza dev´essere stata un´assoluta sorpresa” intervenne Miki.
 
La coppia si guardò di nuovo, un leggero sorriso sulle labbra.
 
“Una sorpresa non proprio anche se non pensavamo sarebbe arrivata così presto” ammise Kaori.
 
“In effetti sono stato io a proporre di avere un figlio. Era una specie di regalo di Natale” confidò Ryo, ricordando quel regalo fatto a immagine della sua dichiarazione, su un foglio di carta.
 
Ricordò la sorpresa della sua compagna, lei che gli chiedeva se fosse sicuro, l´assicurazione che gli aveva dato che non avrebbe dovuto farlo sacrificandosi per lei, e le lacrime che aveva versato quando lui le aveva detto che, come per la loro relazione professionale, si sentiva più forte da quando erano stati insieme, abbastanza forte da considerare di proteggere un´altra vita. Inutile dire che i tentativi avevano avuto un inizio molto appassionato quella sera stessa.
 
“Che bello...vi siete trovati e siete riusciti a mantenere la rotta nonostante la distanza...” sospirò Yuka.
 
“No, non è stato così facile” ammise Ryo. “Io...quasi...” sussurrò con la gola stretta. “Ho pensato di lasciarla” confessò, non osando incontrare lo sguardo della sua compagna.
 
“Cos´è successo?” chiese Kazue, emozionata.
 
“Con Sayuri è stata dura all´inizio. Ci è voluto molto tempo perché si svegliasse ed era emiplegica. Quando è uscita dal coma...” ricordò Kaori, il cuore serrato.
 
“Quando sono uscita dal coma sono stata colpita da amnesia” aggiunse la giornalista. “Non ricordavo niente, non potevo camminare e l´ho vissuta molto male. Tutti mi dicevano che era temporaneo ma io non volevo crederci. Non sono stata molto gentile e Kaori si è beccata tutto il peggio” spiegò la giornalista, lanciando a sua sorella uno sguardo di scuse.
 
Ci fu un breve silenzio prima che Kaori riprendesse a parlare.
 
“Avevo incontrato un uomo nel reparto di terapia intensiva. Era lì per sua madre. Abbiamo simpatizzato e l´uno era la sola compagnia dell´altro oltre al personale. Ero così stanca e preoccupata che a un certo punto parlavo a Ryo solo di lui e Sayuri. Ho persino dimenticato di fargli gli auguri di compleanno. Mi ero dimenticata che una coppia comunica anche a distanza. Per me eravamo abbastanza forti” spiegò, sentendosi in colpa.
 
“Ma non per me...” continuò Ryo. “Quando mi ha annunciato la sua gravidanza, poche settimane dopo la sua partenza, sapevo che la stavano cercando ed era un bene che fosse lontana. Con il passare delle settimane, ho iniziato a dubitarmi dicendomi che avevamo commesso un errore e che alla fine lei sarebbe stata meglio lontano da me, specialmente con un bambino in arrivo. C´erano sicuramente uomini migliori di me, come questo Mike per esempio, per prendersi cura di lei, di loro” affermò, preferendo tacere sull´episodio in cui era quasi andato a letto con una coniglietta.
 
“È te che amo” sussurrò Kaori, lasciando il seggiolino di Kimi sul pavimento e avvicinandosi a lui.
 
“Tu meriti il meglio”
 
“Anche tu” rispose lei sorridendo.
 
“Quando penso che ho rischiato di non avere un finale per il mio libro...” soffiò Yuka, sollevata.
 
“Yuka!” la rimproverò Saeko, seccata dalla mancanza di tatto della giovane sorella.
 
Quest´ultima si voltò verso la sorella maggiore, con i palmi in aria, non capendo cosa avesse detto di sbagliato.
 
“Beh, com´è andata poi?”

“Io sono tornata. Ci siamo incontrati, abbiamo parlato” riassunse Kaori.
 
“Ho girato le ultime pagine del mio libro prima di chiuderlo, capendo cosa rendeva Kaori la donna della mia vita” disse Ryo, osservando le diverse donne presenti. “E ho aperto quello successivo” concluse, circondando la vita della sua compagna con un braccio. “Quando Kaori è tornata, mi sono ricordato di cosa ci rendeva quello che siamo. Abbiamo bisogno l´uno dell´altra e, da una settimana, siamo cresciuti ancora di più. Kimi era il risultato logico della nostra equazione, il simbolo che insieme siamo molto più forti che separati. È quello che ho finalmente capito nel dicembre dello scorso anno e sono contento di essermene ricordato prima di commettere la più grande stronzata della mia vita” terminò.
 
Si voltò verso la compagna e la guardò amorevolmente.
 
“Mi hai cambiato la vita da quando ci sei entrata. Sei stata forte e dolce allo stesso tempi, sei stata al mio fianco quando ne avevo bisogno, hai lottato contro di me e le mie cattive inclinazioni, ti sei aggrappata a noi anche quando non ti ho lasciato speranza...ho corso dietro a molte donne che mi attiravano quando avrei dovuto accettare che le avevo tutte al mio fianco, incarnate in te. Ti amo, Kaori”
 
“Alleluia! È riuscito a dirlo senza balbettare!” gridò Mick.
 
“Zitto, idiota!” lo sgridò la compagna, asciugandosi gli occhi con un fazzoletto.
 
Solo una persona sentì la risposta della donna al suo compagno mentre tutti osservavano gli altri due che litigavano.
 
“Ci sono molte cose che avresti dovuto accettare, la prima è che sei una persona buona che merita di amare ed essere amata. Ti amo, Ryo. Sei stato il mio unico amore da quando avevo sedici anni e spero che resterai tale fino a quando ne avrò settantasei” rispose.
 
“Tutto qui?” scherzò lui.
 
“Va bene, fino ai centosedici” concesse lei con un sorriso.
 
“A me va bene. Ad ogni modo, avrò sempre vent´anni...”
 
Si guardarono e risero prima di baciarsi, fiduciosi dei sentimenti che provavano.
 
“Si sposarono ed ebbero molti figli...naah! Troppo smielato e troppo lontano dalla realtà. Si amarono e affrontarono molte sparatorie...non molto romantico...come concludo?” si chiedeva Yuka.
 
Due braccia sbucarono da entrambi i lati e dieci dita ben curate cominciarono a battere sulla tastiera.
 
“Versione Bob Marley o U2, ci sta molto bene” disse Saeko, strizzando l´occhio.
 
Yuka si voltò verso lo schermo e lesse ciò che c´era scritto. Ci stava proprio bene: due persone che erano riuscite a ritrovarsi nonostante i dubbi, il dolore e le paure.
 
“Hai ragione” disse, mettendo il punto finale al suo libro.
 
One love.