Mentre i tre sweeper si dirigevano all´indirizzo fornito dall´informatore, si trovarono di fronte a una sontuosa villa fuori città. Nell´immenso parco della proprietà grandi alberi verdi erano sparsi qua e là; boschetti fioriti aggiungevano una note di colore rossastro alla flora e, infine, la magnifica residenza dalle tonalità sobrie e chiare si ergeva orgogliosamente sopra l´imponente manto vegetale. I terroristi di quel genere trovavano sempre fondi significativi per la loro causa che permetteva loro di vivere comodamente e generosamente. Ma, osservando più attentamente, uomini in tuta mimetica e fortemente armati deambulavano su e giù per i vicoli naturali.
 
“Chi potrebbe credere che questa baracca protegga i terroristi?” disse l´americano.

“Credimi, non rimarrà molto dopo il nostro passaggio” disse severamente Ryo.

Scese dalla jeep e si incamminò con calma verso il muro di cinta della proprietà, insieme ai suoi compagni, poi agilmente lo superarono senza difficoltà malgrado il pesante arsenale. Il gigante, con la cintura piena di granate e un bazooka sulla spalla, si concentrò sui dintorno.

“È strano che non ci siano protezioni migliori sul perimetro” si stupì.

“Forse pensano di essere forti e che nessuno tenterà di introdursi?” aggiunse Mick, altrettanto sorpreso.

Si sentì abbaiare in lontananza e i suoni si avvicinarono.

“Penso che abbiamo la nostra risposta” sorrise ironicamente Ryo.

Quando un branco di dobermann piombò su di loro, i tre si separarono rapidamente e senza alcuna difficoltà abbatterono le bestie come fossero dilettanti che sparavano alle paperelle di plastica al luna park. In quel momento, una guardia fece irruzione:

“Chi è là?”

Alla vista dei cani stesi per terra, l´uomo urlò:

“Allarme! Intrusori!”

Una quindicina di uomini armati si avvicinarono e si gelarono sul posto, quindi Ryo chiese loro seccamente:

“Dove sono i bambini che avete rapito? Dov´è mia figlia?” sbottò nervosamente, cercando di contenere la sua furia.

“Allora quella mocciosa è tua!” sogghignò una delle guardie. “Una vera peste, quella; si è proprio meritata la sberla che le ho dato prima” sorrise.

Con sorprendente rapidità, Ryo estrasse la sua arma e conficcò un proiettile tra gli occhi della feccia che aveva osato alzare le mani sulla sua prole.

“Avresti dovuto pensarci due volta prima di prendertela con dei bambini” disse Ryo con tono fin troppo calmo.

Sul piede di guerra, le guardie iniziarono a fare fuoco e le pallottole fischiavano in tutte le direzioni. Le granate, roteando in aria, atterravano con un suono metallico sul terreno per poi provocare grandi esplosioni e far sentire i rantoli morenti dei bastardi che avevano osato aggredire la famiglia di Falcon.

Con la pistola in mano, Ryo, dritto e impassibile a ciò che lo circondava, sparava con risentimento contro gli uomini che cadevano come mosche sotto il fuoco del suo assalto. Sotto lo sguardo sconcertato dei suoi avversari, la macchina per uccidere prendeva il sopravvento sull´uomo di giustizia; la sua anima era ferita e il suo odio riversava la sua punizione attraverso i proiettili della Python che si conficcavano nella testa degli uomini che cercavano di bloccargli la strada.

Mick, con la pistola in mano, si dilettava a stanare gli uomini appollaiati sugli alberi come un cacciatore innescato dalla preda che cercava di sfuggirgli.

Mentre i tre uomini proseguivano, lasciandosi dietro i corpi sparsi sul terreno e la natura devastata, finalmente arrivarono davanti a un imponente edificio che improvvisamente sembrava più pallido, come se stesse osservando con paura la carneficina dei tre invasori.

* * *

Nel frattempo, all´ospedale di Shinjuku, Yuri, seduto accanto alla donna ferita, aveva lasciato la sua scrivania per vegliare sulla giovane donna che dormiva pacificamente per via degli antidolorifici. Tenendo la sua fragile mano nella propria, si era appoggiato al letto e portava la mano molle di lei alle sue labbra mentre le sussurrava la promessa di un futuro più dolce e più intimo tra lei e lui se avesse combattuto, potendo così regalare al suo bambino la vita che sognava. Rendendosi conto del tempo che aveva sprecato per proteggersi, finalmente decideva di vivere la sua vita personale in pieno parallelismo con quella professionale. Ma non poteva biasimarsi per aver reagito troppo tardi; come avrebbe fatto a sopravvivere se i due esseri che amava non erano stati totalmente con lui. Abbassando la testa, una lacrima di rimorso gli solcò la guancia fino a morire sulla mano della giovane donna. Una leggera pressione nel palmo lo fece raddrizzare.
 
“Non pianga!” soffiò Sumire dolorosamente, con un debole sorriso.

“Sumire...finalmente si è svegliata!”
 
Istintivamente, baciò appassionatamente la giovane donna per poi lasciarla e andare a correre in corridoio alla ricerca di un medico.
 
Col cuore che batteva forte, la donna non si rese conto completamente di quello che era successo.

“Mi ha baciata!” sospirò felice.

Mentre il signor Mirizawa spingeva frettolosamente il dottore al capezzale della sua segretaria, la giovane donna lo fissava con aria interrogativa. Non fu detta una parola, ma un sorriso affascinante apparve sulle labbra del politico quando vide il rossore sugli zigomi della giovane donna dovuto all´imbarazzo.
 
“Sua moglie è del tutto fuori pericolo” disse il dottore rimettendosi lo stetoscopio intorno al collo.

“Sua cosa?” chiese la donna.

“Grazie, dottore!” intervenne Yuri riconducendo il medico in corridoio.

Nonostante la tristezza che ancora gli prendeva il cuore, sentì un´esplosione di gioia insinuarsi nel suo essere.
 
“Sumire!” esclamò riprendendole la mano e tornando al suo fianco. “So che lei è stata un´amica fedele per tutti questi anni e...”

“E...?” insistette lei.

“Beh...da un po´ ormai...anche prima che apportasse qualche cambiamento, devo confessare che non mi ha mai lasciato indifferente, ma ero troppo concentrato sugli affari per riuscire a dichiararmi” balbettò confuso.

“Di solito è più loquace” lo stuzzicò lei malgrado il pallore sul suo viso.

“Saprò farmi perdonare quando si sarà del tutto ripresa” aggiunse lui con un sorriso prima di tornare a baciarla. “Ma ora si riposi” le ordinò.

“Come sta Kito?” si preoccupò lei.

“Il signor Saeba e i suoi amici lo riporteranno” sorrise l´uomo tristemente. “Riprenda le forze al più presto, ne avremo bisogno per occuparci di lui”

Poi girò i tacchi e si avviò alla cabina telefonica per contattare l´appartamento di City Hunter. Ma Sumire improvvisamente ricordò le ultime parole del bambino prima che gli venisse portato via.
 
“Mamma!” l´aveva chiamata.

Quell´appellativo le aveva scaldato il cuore, aveva premura di rivedere il suo bambino e di poter vivere appieno la sua futura vita di coppia con il signor Mirizawa. A quella riflessione, una tinta rosata le colorò le guance...
 
* * *

Un pesante silenzio riempiva l´appartamento di City Hunter; la bambina bionda, avvolta in una piccola coperta blu, dormiva sul divano, aggrappata a un orsacchiotto. Nei suoi sogni, borbottava alcune parole in cui si poteva sentire il nome della sua amica rapita e una promessa infantile di vegliare sul suo compagno notturno. Miki, seduta accanto a lei, teneva il figlio contro di sé che cercava di tenere gli occhi aperti ma il sonno era un avversario che guadagnava sempre più terreno. Si udirono dei passi dal piano superiore dirigersi verso le scale che portavano al soggiorno, Kazue apparve a sua volta. Con attenzione, scese le scale per raggiungere la sua amica che aspettava ansiosamente sul divano.

“Come sta Kaori?” mormorò.

“Dorme ma è molto agitata” sospirò l´infermiera.

“Povera Kaori! Non so come avrei reagito se mio figlio fosse stato rapito da quei pazzi” s´infuriò Miki accarezzando i capelli scuri del suo bambino.

“Nemmeno io” disse Kazue inginocchiandosi davanti a sua figlia per baciarla teneramente sulla fronte.

Il telefono squillò all´improvviso, spaventando le due donne; Kazue si precipitò sulla cornetta.

“Pronto? No, mi dispiace, non abbiamo ancora novità...Kaori? Sta riposando, è rimasta pesantemente turbata...come sta Sumire? Ah, sono contenta...arrivederci, signore”

Quando Kazue riattaccava il telefono, disse alla sua amica:

“Sumire sta bene!”

“Finalmente una buona notizia!” esclamò Miki. “Ora dobbiamo aspettare che i nostri uomini riportino a casa i bambini” sospirò.

* * *

Mentre la battaglia infuriava fuori dalla casa, il capo convocò uno dei suoi uomini.

“Che sta succedendo?” ruggì.

“Samoye ha avuto appena il tempo di dirmi che tre uomini pesantemente armati si sono introdotti nella proprietà”

“Ma chi sono?”

“A quanto pare, Saeba e due suoi compari”

“Ah, è così! Portami sua figlia, vedremo come reagirà se gli propongo di calmarsi un po´”

Con passi felpati, Ryo, Mick e Falcon entrarono nella grande casa; le grida dei bambini che si ribellavano giunsero alle orecchie del gruppo. Un omone li superò mentre portava la bambina sotto il braccio; lei si divincolava vivamente.

“Mio padre te la farà pagare!” urlò dibattendosi come più poteva.

Seguendoli con lo sguardo, Ryo diede direttive.

“Cercate il piccolo...deve trovarsi anche lui di sotto. Io mi occupo di mia figlia”

Mentre Ryo si accucciava negli angoli bui del corridoio, a sua volta raggiunse una grande porta di legno dove si sentivano brandelli di conversazione.
 
“Vedremo se il tuo papà è così forte!” ribadì il grande capo.

“Mio padre è più forte di tutti voi e vi ucciderà!” esclamò la bambina.

Con un gesto rabbioso, diede un calcio magistrale a uno dei polpacci del capo, che ululò di dolore.

“Dannata mocciosa, ora ti insegno io...”

Alzando la mano per darle una lezione, udì lo scatto del cane di una pistola che veniva armata.

“Toccala e sei morto” tuonò Ryo con tono furibondo.

Nel frattempo, nel seminterrato, Mick e Falcon camminavano su e giù per i corridoi brulicanti di sentinelle, senza lasciare loro scelta e con uno scatto acuto seguito da un osso che si spezzava, si occupavano di rompere loro il collo. I corpi si accumularono e i loro passi echeggianti si muovevano nel sottosuolo. In fondo al corridoio, due guardie sembravano sorvegliare la piccola stanza.
 
“Non trovi che ci sia un po´ troppo silenzio adesso?” si preoccupò uno dei due.

“Devono aver eliminato gli intrusi” sorrise il secondo.

Quando un rumore metallico si avvicinò a loro, una delle guardie afferrò l´oggetto e i suoi lineamenti mostrarono il panico.
 
“Una granata!” urlò, mollando la presa e fuggendo con il suo collega.

Con un sorriso che avrebbe terrorizzato parecchie persone, lo gigante uscì dall´ombra e sistemò l´aggeggio.

“Sono davvero tutti dilettanti!” sospirò.

Mick sorrise a sua volta nella penombra e si diresse verso la piccola sala per esaminare gli interni attraverso le sbarre.
Una lampadina, sospesa al centro della stanza, illuminava debolmente l´ambiente buio; appena sotto, legato su una sedia e bendato, c´era il bambino. Sbloccando la serratura, la porta si aprì con un leggero cigolio e diede libero accesso ai due uomini. Mentre Mick camminava cautamente verso il bambino, questi avvertì la loro presenza.
 
“Chi c´è?” chiese con voce tremante.

“Non avere più paura, piccolo, siamo venuti a salvarti”

Quando gli occhi del bambino si abituarono lentamente alla luce, continuando a strizzarli, esclamò:

“Lei è il papà di Pai Lan! E lei è il papà di Shin Hon!”

“Sì, ma non rimaniamo oltre qui”

Mick prese Kito tra le braccia e finalmente arrivò davanti alla porta, si guardò indietro per vedere l´imponente figura del suo compare.
 
“Ma cosa combini?” sibilò.

“Un bel fuoco d´artificio per il finale” aggiunse l´altro sorridendo:

“E che sta facendo Ryo?” si chiese Mick.

Quando il capo ordinò al suo subordinato di battersi contro lo sweeper, quest´ultimo, arrabbiato, ci mise poco per sistemarlo. Vedendo che le cose stavano girando a suo sfavore, il capo afferrò in fretta la bambina per proteggersi dall´arma punitiva del giustiziere.
 
“Getta la pistola o tua figlia la pagherà!” minacciò, posando le dita sulla gola della bambina.

Posando l suo sguardo pieno di odio sul delinquente per poi ammorbidirsi incontrando gli occhi scuri di sua figlia, questa volta non vi vide paura. Mentre Ryo metteva la sua pistola sul pavimento, A-Shan prese bruscamente la mano del suo rapitore e la morse. Approfittando dell´opportunità, Ryo si precipitò contro il criminale e lo buttò a terra per infliggergli una pioggia di pugni.
 
“Hai osato rapire dei bambini e colpire mia figlia!” sbottò, picchiandolo con vigore. “Ti sei servito di lei come scudo per proteggerti dalle mie pallottole!”

Quando il terrorista vide la propria faccia coperta di lividi e sangue, sotto l´ira dello sweeper, A-Shan si avvicinò cautamente a suo padre e gli mise una mano sull´avambraccio che stava per ricadere sull´uomo.
 
“Papà, torniamo a casa!” chiese timidamente.

Alzando il capo, come estirpato dalla sua ira, lui lasciò la sua vittima e si alzò lentamente.

“Andiamo dalla mamma” continuò lei.

“Sì, tesoro” le sorrise. Con un gesto rapido, sollevò la bambina tra le braccia; buttandogli le braccia al collo, lei lo baciò teneramente sulla guancia.

“Non ho avuto paura, sapevo che saresti venuto a cercarmi” sorrise.

Tale madre, tale figlia, l´una e l´altra avevano una fiducia cieca in lui. Lasciando l´uomo ad annegare nel suo sangue, Ryo e A-Shan raggiunsero gli amici. Mentre il gruppetto tornava alla jeep, un´imponente esplosione inghiottì la villa e i corpi dei criminali che scomparvero in cenere.

“Andiamo all´ospedale per riportare Kito a suo padre” affermò Ryo.

Seduti sul sedile posteriore, appoggiati a Mick, i due bambini poterono finalmente concedersi un sonno tranquillo; pochi minuti dopo, la jeep parcheggiò davanti all´ospedale e da solo, Ryo scese, prendendo con cura il piccolo addormentato. Mentre camminava lungo i corridoi dell´ospedale, tutti gli occhi si puntarono su di loro; il suo aspetto trasandato, i suoi molteplici graffi non potevano passare inosservati. Lentamente, spinse la porta e il bambino tese le braccia al padre; i suoi occhi si riempirono di emozione, il signor Mirizawa salutò suo figlio e lo abbracciò fermamente come per essere sicuro della sua presenza. Guardando il loro salvatore, Yuri chiese della figlia dello sweeper.
 
“Come sta la sua bambina, signor Saeba?”

“Bene, grazie; ha solo voglia di rivedere sua madre” sorrise.

“Capisco, quindi l´affare è concluso?”

“Sì e con magnifici fuochi d´artificio” commentò Ryo ironicamente.

Il bambino guardava silenziosamente la donna addormentata e scrutò lo sguardo di suo padre.

“Come sta Sumire?”

“Non preoccuparti, sta bene”

“Posso dormire con lei?”

“Se vuoi, ma non disturbarla perché deve riposare”

Mentre il politico metteva con cura Kito contro la giovane donna, Ryo scomparve oltre la soglia per unirsi ai suoi amici.



Finalmente l´edificio di mattoni rossi apparve in lontananza e in macchina si udì un sospiro di sollievo; in quel momento, nell´appartamento, mentre tutti dormivano, Kaori finalmente emerse dal sonno.
 
“A-Shan!” disse debolmente, alzandosi subito dal letto.

Con prudenza, scese ed esitante per via degli effetti dei calmanti, percorse i gradini per raggiungere il salotto. Miki, allertata dal rumore dei passi, si svegliò e vide la figura titubante della sua amica. Con cautela, lasciò il piccolo sul divano e afferrò Kaori per il polso.

“Dove vai Kaori?”

“A-Shan sta tornando” disse lei con le lacrime agli occhi.
 
“Mi dispiace Kaori, ma...”

Mentre ancora proseguiva la frase, le portiere dell´auto si fecero sentire; Miki corse subito alla finestra.

“Finalmente sono tornati!” esclamò allegramente.

Non appena il motore fu spento, la bambina si precipitò fuori dall´abitacolo, lottando per salire i primi gradini. Sorridendo, Ryo la prese tra le braccia e, a passo svelto, completò il tragitto. A piccoli passi, Kaori aveva finalmente raggiunto la soglia dell´appartamento; con gli occhi spalancati, vide dall´altra parte della sala l´imponente figura di Ryo e quella minuta di sua figlia. Quando fu adagiata con cura a terra, la piccola si mise a correre verso” sua madre.
 
“Mamma! Mamma!” gridò accelerando il passo.

Cadendo sulle ginocchia, Kaori finalmente abbracciò la sua bambina.

“Piccola mia! Sei tornata!” disse piangendo calde lacrime.

Kazue, con in braccio Pai Lan che ancora stringeva l´orsacchiotto e Miki, tenendo la mano di suo figlio dall´espressione assonnata, lasciarono scorrere silenziosamente le lacrime. Pai Lan fece segno a sua madre di lasciarla a terra, poi si diresse verso la sua amica.

“Tieni, mi sono presa cura del tuo orsacchiotto perché non avesse paura da solo” mormorò.

Lasciando la mano di sua madre, Shin Hon avanzò verso le sue amiche.

“Io ho vegliato sulle mamme in caso i cattivi fossero tornati” asserì fermamente.

“Ti sei addormentato” borbottò Pai Lan.

“Non è vero!” sbottò lui. “Vero, mamma, che vi ho protette!”

“Sì, tesoro! Ma ora, tutti a nanna, si sta facendo tardi”

Dopo aver lasciato un bacio sulla guancia della brunetta, il ragazzino corse tra le braccia del padre che era apparso al fianco di Mick e Ryo. Stupita, Pai Lan Lan fissò suo padre per poi gettarsi tra le sue braccia; mentre lo baciava, aggiunse:

“Devi fare una doccia perché sei tutto sporco! Poi ti curerò le ferite” disse designando i graffi sul suo viso.

“Sì, piccola mia” sorrise lui baciandola affettuosamente.

Abbracciando la vita di sua moglie, Mick scese le scale per tornare finalmente a casa e prendersi il meritato riposo. Falcon, Miki e Shin Hon scomparvero a loro volta nel rumore della jeep. Alzandosi, A-Shan, con il suo orsacchiotto sotto il braccio, andò a cercare suo padre per mano per riportarlo dalla mamma.
 
“Mamma, papà è stato molto coraggioso” disse con orgoglio.

“Lo so, tesoro” sorrise Kaori. Baciando con passione il suo uomo, si separò poi da lui per guardarlo negli occhi. “Grazie, Ryo”

Con un braccio intorno alla sua vita, la famiglia rientrò poi a casa.


 
Pochi giorni dopo, sotto la formale dichiarazione del Ministro della difesa Mirizawa, il caso dei "Bambini del nuovo mondo" venne ufficialmente chiuso; dopo aver superato gli interrogatori dei suoi superiori, Yuri andò a prendere Sumire quando venne dimessa dalla clinica per poi recarsi a casa Saeba dove era stata organizzata una piccola festa.
 
I bambini avevano ritrovato la gioia di vivere perché ora sapevano che i loro genitori ci sarebbero stati per loro. Quando Sumire, Yuri e il piccolo Kito suonarono alla porta, una sfilza di bambini afferrarono Kito mentre gli adulti si salutavano. Il braccio sinistro fasciato, la giovane segretaria mostrava ugualmente un volto splendente; confidò ai suoi amici che Yuri le aveva appena chiesto di sposarlo. Una pietra preziosa ornava il suo anulare sinistro e tutti si raccolsero felicemente attorno alla futura sposa, che arrossì ancora di più; gli uomini si congratularono a modo loro con futuro sposo, riservandogli una vigorosa pacca sulla spalla, ma l´uomo sussultò leggermente quando ricevette i complimenti dal gigante.
 
Nella stanza dei bambini, A-Shan stava eseguendo le richieste dei suoi amici; truccando di nuovo Shin Hon e mettendo un rossetto vistoso sulle labbra di Pai Lan, con aria birichina si rivolse a Kito.
 
“Ora tocca a te, Kito, cosa vuoi?”

Sussurrandole il suo desiderio all´orecchio, lei acconsentì ad esaudirlo. In fretta, tracciò una linea sopra il suo labbro superiore, volendo rappresentare un paio di baffi, poi si truccò a sua volta. Uno dietro l´altro, tornarono in soggiorno sotto lo sguardo perplesso degli adulti. Con un martello in spalla e una finta mitraglietta in mano, A-Shan voleva terrificante; Shin Hon, armato del suo bazooka, era l´impeccabile complice della moretta e Pai Lan, volendo essere una donna affascinante, ondeggiava eccessivamente mentre camminava. Con difficoltà a contenere le risate, tutti guardarono il piccolo Kito che aveva solo un segno nero sotto il naso.
 
“A-Shan! Cos´hai combinato ancora?!” fece Kaori scrutando tutti quanti.

“Abbiamo deciso di diventare come i nostri genitori” affermò orgogliosamente lei.

“Cosa?” si stupì Ryo.

“Io e Shin Hon faremo come te, zio Mick e zio Falcon...daremo la caccia ai cattivi per impedire loro di fare del male alle persone. Pai Lan vuole curarci quando ci feriremo ma vuole anche essere come zia Saeko e truccarsi. Kito vuole essere come il suo papà! Non so che cosa fa, ma mi ha detto così”

Lo stupore si leggeva sui volti degli adulti che passavano di bambino in bambino e vedevano la determinazione nei loro occhi.

Quindi i piccoli avevano già deciso un loro probabile avvenire, ma chissà cos´avrebbe riservato loro il futuro...