Questa è la traduzione di una fanfiction dal francese, realizzata e postata in seguito a consenso dell´autrice. Di seguito i dettagli.
 
 
Titolo originale: Toutes les femmes de ta vie
Link storia originale: http://hojofancity.free.fr/WorkDisplay.php?v=2&st=1&series=1&choix=0&fm=&status=&s=1238&t=
Link autore: http://hojofancity.free.fr/Auteurs.php?v=2&a=2696
 
 
Ciao a tutti ^^ vi presento un´altra traduzione della mia lista (abbastanza lunga ma a cui non escludo mai di aggiungere qualche novità a me gradita) che ritengo, come sempre, una di quelle storie che mi sono piaciute al punto di volerle far conoscere al fandom italiano. Ringrazio sempre tutti per l´entusiasmo dimostrato anche per questi lavori che, seppur non miei, mi impegnano, e ci tengo molto a renderli al meglio.
 
La storia in questione è abbastanza tranquilla e leggera come atmosfera, ovviamente non mancheranno un po´ di movimento e questioni note in CH; spero vi piaccia, se vorrete sarò contenta di sapere cosa ne pensate.
 
Buona lettura ^^

 
 
In una bella giornata di maggio, mentre le nuvole sfilavano alte nel cielo azzurro, mosse da una calda brezza, Kaori tornava a casa dopo il suo giro mattutino con passo leggero. La lavagna era vuota di messaggi, il che non la disturbava più di tanto poiché avevano appena terminato una serie di missioni che avevano ben riempito il loro conto e chiedere un giorno di riposo non sarebbe stato troppo per recuperare tutto quello che aveva da fare.
 
Posando le buste della spesa sul tavolo della cucina, si accorse che Ryo non si era ancora alzato, la colazione era ancora in forno.
 
“Solo perché non abbiamo un lavoro non significa che rimarrà a letto tutto il giorno...” borbottò, dirigendosi al piano di sopra. “Ryo! Alzati!” gridò, entrando nella sua stanza.
 
“Kaori, mia piccola Kaori...facciamo mokkori...” lo sentì mormorare.
 
Lei sentì le proprie guance arrossire; Ryo la stava sognando? Il suo cuore iniziò a battere più forte e la speranza giunse con forza. Forse quello era il giorno in cui...
 
“Kaori, la mia coniglietta preferita...” continuò lui, stringendo il cuscino mentre si girava, mostrando il suo mokkori eretto.
 
Il rossore che invadeva il viso di lei non tradì più la sua emozione ma la sua rabbia e un martellone da cento giga tonnellate si materializzò tra le sue mani. Senza alcun preavviso, lo schiantò sul suo partner, facendolo attraversare il pavimento, poi si lanciò fuori dalla stanza con i pugni chiusi e il viso accigliato.
 
“Forse ho esagerato un po´” mormorò Ryo, intrappolato sotto la prigione di legno.
 
Doveva ammettere che ebbe difficoltà a sollevare il martello e a rimettere a posto tutte le sue vertebre. Si chiese se persino le dita dei suoi piedi non avessero sofferto per quell´attacco...con una smorfia ad ogni passo, si diresse in bagno e scivolò sotto il getto di acqua calda che fece miracoli.
 
“So cosa devo fare questo pomeriggio...” disse, fissando il buco nella sua stanza. “A me le signorine mokkori!” gridò felice, alzando un pugno conquistatore al cielo.
 
Doveva trovare un´occupazione visto che non poteva oziare a letto, pensò mentre un corvetto vestito di una giacca blu inseguiva libellule dalle lunghe ciglia. Con passo cadenzato si avviò in cucina dove la sua partner era impegnata a mettere via la spesa appena acquistata.
 
“Buongiorno Kaori!” disse.

In risposta, ricevette un´occhiataccia e indietreggiò. Forse ci era andato un po´ pesantemente...si sedette al tavolo con noncuranza e aspettò.

“Ebbene, la mia colazione...” chiese.

“Non sai servirti da solo?” fece lei di cattivo umore.

“Non vorrei starti in mezzo ai piedi...” sorrise lui.

“Ipocrita” mormorò lei, prendendo comunque il piatto dal forno per metterglielo davanti.
 
Lui fece un leggero sorrisetto divertito, come ogni volta che la stuzzicava, poi guardò il piatto, aggrottando la fronte prima di storcere il naso.

“Quante?” chiese, tirando fuori il flacone di pillole per lo stomaco.

Kaori guardò lui e il flacone e, senza mezzi termini, lo abbatté con un martellone. Ryo finì con la testa sul piatto e un enorme bernoccolo apparve sulla sua testa.

“Dipende: con o senza antidolorifici?” rispose lei, trattenendosi per non massacrarlo.

Doveva essere una bella giornata, pensò malinconicamente. Finendo di svuotare le buste, gli piazzò davanti due giornali.

“Cos´è questa roba? Non è il mio giornale” disse lui contrariato.

“Lo so. L´ho comprato in più” disse lei pazientemente.

“Spese inutili...poi mi fai sgobbare come un matto perché non abbiamo soldi” la rimproverò, scartando con noncuranza il giornale indesiderato per prendere quello abituale.

Venne colpito da un martello sul bernoccolo precedente, facendone apparire un altro appena sopra.

“Oh che carino...sembra una religieuse*...” fece Kaori. “Ti faccio sgobbare come un patto perché tu spendi tutti i nostri soldi in cose inutili! Il motivo per cui ho comprato questo giornale era perché c´era un articolo che poteva interessarti” gli disse. Afferrò il quotidiano e lo aprì alla pagina desiderata, piegandolo e posandolo accanto a lui.

“Mi sembra che questa sia una delle ultime cliente che hai avuto con Hide” disse con tono addolcito, come ogni volta che parlava di suo fratello.
 
Ciò bastò a distogliere Ryo dalla sua apparente concentrazione sul proprio giornale e, dopo una rapida occhiata alla sua partner, notando un barlume di tristezza nel suo sguardo, lesse il titolo indicato: ´Scomparsa del coraggioso medico: la dottoressa Megumi Iwasaki è deceduta a causa del cancro che la stava divorando´. Pur rimanendo apparentemente impassibile, lo sweeper avvertì una leggera fitta al cuore.
 
“Beh, è durata molto più a lungo del previsto. Una signorina mokkori in meno sulla terra, è un peccato” disse con tono neutro.
 
Si voltò quando sentì un boato accanto a lui e trovò Kaori sdraiata sul pavimento. Lei si alzò, massaggiandosi la testa.

“Pensi solo a questo, incredibile!” gridò indignata, tirando fuori un altro martello. Ryo non attese la punizione e scappò.

“Non dimenticare di aggiustare il buco nella mia stanza!” esclamò prima di sbattere la porta.

Kaori si fermò, senza fiato, quando lo vide sparire. Si calmò, tornò in cucina e finì di pulire, borbottando. Raccogliendo il giornale, fissò a lungo la foto. Hideyuki le aveva riassunto il caso a grandi linee. La donna aveva assunto Ryo per uccidere l´assassino del suo fidanzato, un pugile che aveva già dovuto superare un lungo calvario dopo un grave incidente, ed era stato assassinato dal suo avversario sul punto di tornare sul ring. Il suo partner aveva portato a termine l´incarico ma, una volta terminato, aveva stracciato l´assicurazione sulla vita che avrebbe dovuto pagarlo alla morte della dottoressa. Era proprio da Ryo, pensò sorridendo. Un´altra bella donna per cui aveva lavorato gratuitamente, ma poteva comprendere mentre osservava il suo sguardo. Avvertiva una certa benevolenza nel guardarla ma allo stesso tempo una punta di tristezza, come quando lei pensava al fratello scomparso. Sospirando appena, ripiegò il giornale e lo mise via prima di darsi alle pulizie.
 
 
Scacciando il pensiero della dottoressa deceduta, Ryo vagò per le strade di Shinjuku e si guardò intorno. Soddisfatto della relativa calma che regnava nelle vie della città, avvertì i dolci effetti della primavera e le temperature miti prendere possesso del suo corpo.
 
“A me le signorine mokkori...” gongolò, sfregandosi le mani.
 
Si mise allora a camminare per le strade che si riempirono di urla di stupore e di spavento fino a fine giornata. Correndo come un folle, tornò al suo appartamento ed entrò frettolosamente...solo per essere schiacciato da un martellone.

“Pensi che non sappia cos´hai fatto tutto il giorno?” gridò Kaori. “Ho sentito le urla fin qui!”
 
Ryo si alzò e si spolverò i vestiti, con aria seria.
 
“Io...ma no, andiamo Kaori, non ero io. Era...Mick” mentì sfacciatamente.

“Mick, dici?” ripeté lei, sembrando ammorbidirsi.

“Sì, Mick. Come avrei potuto comportarmi così quando ho appena perso una mia ex cliente? Anche io ho un po´ di rispetto...” disse molto seriamente.

“Oh...perdonami, allora” rispose lei, falsamente pentita.

“Ti perdono, ma che non succeda più” rispose reprimendo una stupida risata.

Si voltò verso l´attaccapanni e si tolse la giacca, appendendola al gancio. Quando si girò, tuttavia, si trovò bloccato da una catena di mutandine e reggiseni che correva dalle dita di Kaori alla tasca della giacca. Deglutì.

“Il tuo rispetto mi scalda il cuore” ringhiò Kaori. “E la prossima volta che vuoi incolpare il tuo amico, assicurati che ci sia! Ti ricordo che Mick e Kazue sono andati al nord del paese per trovare la famiglia di lei!”

“Oops...” fece Ryo.

“Sì, oops” disse lei.
 
Non ebbe tempo di reagire che un martellone ´Speciale aldilà´ lo schiacciò prima che Kaori si allontanasse furiosamente. La serata trascorse senza intoppi e, fedele a se stesso, lui scappò di casa prima possibile dopo cena, tornando a casa brillo. Esausto, crollò sul letto dopo essersi spogliato nel tragitto fino a camera sua, spargendo i vestiti in giro per casa.
 
“Saeba...”

La voce era eterea, irreale, come un sussurro proveniente da molto, molto lontano.

“Saeba...”

Ryo si voltò e vide una figura leggermente sfocata apparire dietro di lui.

“Saeba...”

La figura divenne più chiara e lui riconobbe Megumi Iwasaki, avvolta nel suo impermeabile, una sciarpa legata al collo come la prima volta che l´aveva vista. Incontrò i suoi occhi nocciola contenenti quella tristezza straziante. Senza uno sguardo, lei lo oltrepassò e lui la seguì meccanicamente, un po´ sorpreso. Perché chiamarlo se voleva ignorarlo?
 
Si rivide mentre tentava di palpeggiarla nel suo studio, sentì il dolore alla mascella, poi, prima ancora di capire come, si ritrovò sulla passerella che attraversava la strada. La vide parlare ma non udì una parola, eppure sapeva tutto quello che gli stava dicendo. Inagaki aveva investito il suo fidanzato e, quando questi si era ripreso ed era finalmente stato in grado di rientrare nel campionato, lo aveva ucciso dopo averlo minacciato. Lei gli aveva chiesto di ucciderlo e lui le aveva detto di andare dalla polizia, le sarebbe costato di meno, ma lei non aveva voluto. Non aveva tempo, afflitta com´era dal cancro. Sarebbe stato pagato, profumatamente, quando lei fosse morta. Lui aveva preso il contratto di assicurazione sulla vita, accettando l´incarico.
 
“In fondo, per essere un donnaiolo, sei piuttosto serio” gli disse infine.

Lui si guardò alle spalle, eccolo che faceva il pagliaccio come al solito.

“Sei sicura di parlare con la persona giusta?”

“Sì, Saeba. Sei solo apparenza. Ti nascondi perché nessuno legga dentro di te” rispose lei con un sorrisetto ironico. “Fai l´indifferente ma non lo sei così tanto, altrimenti non mi avresti spinta a combattere, a smettere di affogare il mio lutto e il mio dolore nell´alcool. Avresti portato a termine il tuo incarico e basta” gli disse.
 
Lui si passò una mano nervosa tra i capelli e lasciò che un sorriso enigmatico si diffondesse sul suo viso.

“Penso che tu sia troppo romantica” ribatté.
“Davvero?” disse lei, inarcando un sopracciglio.
“Cercavo solo di impressionarti per una bottarella” le disse.
“Un cavalier servente non dà bottarelle, Saeba” rispose lei.
“Chi ha parlato di cavalier servente?” fece lui, a disagio.
 
Sapeva che quelle erano state le sue ultime parole.

“Lo sai molto bene ma continui a ignorarlo” rise lei. “Sai farlo molto bene, vero?” aggiunse, fissandolo con uno sguardo intenso.

“Quello che so è che tu sei ancora molto mokkori!” le disse, saltandole addosso con una smorfia perversa.

Con suo grande stupore, Megumi svanì quando la raggiunse e atterrò a terra, abbracciando il vuoto. Spolverandosi istintivamente i vestiti, si alzò e la cercò, trovandola dietro di sé. Osservò lo scenario che era cambiato e si ritrovò nel parco, con Maki non lontano che gli diceva quello che sapeva della relazione di Ogino e Megumi.
 
“Anche nei tuoi sogni vai in bianco. Dovrebbe dire qualcosa, no?” disse lei maliziosamente.

“Dire qualcosa? Cosa?” sbottò lui, accigliandosi. “Ah sì, non sono un necrofilo, hai ragione” aggiunse.
 
Megumi rise forte e gli si avvicinò, mettendogli un braccio sotto al suo, guidandolo lungo i corridoi.
 
“Mi sono presa cura di Shun per molto tempo prima che nascesse qualcosa tra noi. Lui si considerava un fallito, un uomo finito che non sarebbe mai tornato sul ring in vita sua, e incapace di fare qualsiasi altra cosa” gli spiegò.

“Se lo avessi ascoltato, noi avremmo potuto stare insieme” disse lui, allungando una mano per toccarle il seno.

Si ritrovò di nuovo a toccare l´aria e Megumi ricomparve dall´altra parte.

“Puoi avere solo ciò che vuoi veramente” lo informò.

“Ma io ti voglio” obiettò lui, gettandosi su di lei.

“Ne sei così sicuro?” gli rispose, evaporando nuovamente.

Ryo atterrò ancora con la testa sul vialetto di ghiaia e si alzò, sputando sassi, nel tunnel che dalle gradinate conduceva all´uscita. Si sentiva un po´ fuori fase con tutti quei cambiamenti di luogo e impiegò alcuni secondi per trovare Megumi nella semioscurità.
 
“Sì, ne sono sicuro” rispose.

“Sei un bugiardo, Saeba” gli disse, senza un accenno di rimprovero nella voce.

“Davvero? Eppure ti ho mostrato il mio affetto dalla prima volta che ci siamo incontrati” rispose Ryo offeso.

“Sì, mostrato. Tu mostri ciò che vuoi far vedere. Sei anche molto dimostrativo quando serve che si veda senza che rimangano dubbi. Per quanto ti riguarda, più ti devi nascondere, più ti mostri” disse.

“Sono abbastanza trasparente riguardo ai miei desideri verso le donne” ribatté, col mokkori che si drizzò orgogliosamente.

“Sei un illusionista, Saeba” asserì lei.

Si fissarono per un lungo momento, poi Ryo rise forte, nascondendo il disagio che lei gli aveva causato. Era strano farsi mettere a nudo da un fantasma, anche se essere nudo con quel fantasma lì...
 
“Smettila di fingere anche con te stesso. Sono nel tuo sogno, Saeba. So cosa nascondi. Tu hai un cuore” gli disse, avvolgendogli le braccia intorno al collo.

“Come tutti, uno strumento che fa circolare il sangue nel mio corpo” rispose con tono fermo.

“No, non sto parlando della pompa cardiaca. Parlo di sentimenti” gli sussurrò.

“Io non ho sentimenti. Sono un assassino, un assassino che uccide a sangue freddo, ma tu già lo sai” rispose duramente. “I soli sentimenti che provo si trovano sotto la cintura” aggiunse, abbassando il viso su quello di lei.

Le sue labbra non incontrarono altro che il vuoto e riaprì gli occhi. Megumi fluttuava nell´aria come se fosse seduta, i piedi ondeggiavano leggermente nel vuoto. Vide apparire tra loro, mentre si fronteggiavano, le loro due figure il giorno del match in seguito all´omicidio di Inagaki.
 
“Hai detto che mi avresti pagato con la tua vita” diceva lui. “Una promessa è una promessa. Accetto la tua vita, non i tuoi soldi” aggiungeva, stracciando la polizza di assicurazione sulla vita che gli avrebbe sicuramente coperto le spalle per un po´ di tempo.

La risata cristallina di Megumi riportò la sua attenzione su di lei.

“Per un assassino freddo e senza scrupoli, per qualcuno senza cuore, è stata una risposta bizzarra, Saeba” disse maliziosamente. “Se ricordo bene le mie lezioni di psicologia, tu rientri piuttosto nel tipo generoso che in quello orribile” aggiunse.

“Le tue lezioni di psicologia lasciano molto a desiderare” borbottò lui in malafede.

“Se lo dici tu...” rispose lei divertita. “Sei cambiato ancora molto, Saeba. Hai più calore e umanità” osservò.
 
“Hai davvero una pessima comprensione del genere umano...” la contraddisse.
 
Non gli piaceva sentirsi psicoanalizzato, soprattutto perché non poteva negare, anche se lo stava facendo, ciò che lei diceva. Era anche piuttosto interessante vedere come poteva essere ottuso nei suoi sogni come lo era nella realtà.

“Perché io, Saeba? Perché appaio nel tuo sogno?” gli chiese.

“Perché ho visto il tuo viso nel giornale del cavolo che Kaori mi ha portato” rispose come se fosse ovvio.
 
“Davvero? È questo l´unico motivo?” insistette lei.

“Perché dovrebbero essercene altri?” esortò lui.
 
“Non saprei. Sono la donna che si è occupata di un uomo che si è sentito isolato dalla società e si è sentito riportato alla vita grazie a lei, sono la donna di cui hai rifiutato il pagamento tramite la sua morte...”

“E allora?” disse, infastidito.

“Sono stata l´ultima per cui hai accettato una richiesta di omicidio” concluse, lanciandogli uno sguardo penetrante.

Ryo distolse lo sguardo, desiderando svegliarsi ma, stranamente rimase lì.

“Ho ucciso ancora dopo” obiettò.

Aveva eliminato il generale, il barone e gli assassini di Hideyuki, per cominciare, e altri in seguito.

“Non su contratto” gli ricordò lei.

Abbassò lo sguardo e tacque. Era la verità. Non aveva più accettato di essere assunto per uccidere dopo di lei. Hideyuki era morto poco dopo, Kaori era diventata la sua assistente e, senza nemmeno discuterne, non aveva più accettato quel tipo di incarichi, nonostante le opportunità che aveva avuto. Ricordava la prima volta che Kaori gli aveva evocato una richiesta del genere. Lei aveva cercato di rimanere neutrale, di non mostrare i suoi sentimenti per non influenzarlo, ma lui aveva percepito la sua riluttanza e, senza nemmeno farsi delle domande, aveva rifiutato richieste del genere. Il suo sorriso era valso qualsiasi ringraziamento, anche se lui aveva finto di ignorarlo.
 
“Sei più umano di quanto tu voglia mostrare, Saeba” ripeté lei, con un leggero ghigno. “Bene, devo andare” gli disse, balzando dalla sua sedia invisibile.
 
Gli si avvicinò, si appoggiò al suo avambraccio e gli lasciò un bacio sulla guancia, bacio che a Ryo apparve caldo anche se era di un fantasma. Si chiese anche brevemente perché lei potesse toccarlo e lui no.

“Ricorda, Saeba. Puoi avere solo quello che vuoi” gli ricordò, svanendo gradualmente.

Finalmente uscendo dal suo sogno, Ryo aprì gli occhi e vide la sua partner ai piedi del suo letto, visibilmente pronta a svegliarlo.

“Per una volta non ti devo tirare giù dal letto” rise lei con un sorriso raggiante sulle labbra.

Avere...volere...
 
 
 
 
*dolce francese composto da due bigné, uno più grande e uno più piccolo, disposti l´uno sopra l´altro. Online troverete tante foto :)