FanFiction La stirpe delle tenebre | Mirror of Truth di Harriet | FanFiction Zone

 

  Mirror of Truth

         

 

  

  

  

  

Mirror of Truth   (Letta 923 volte)

di Harriet 

1 capitolo (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaLa stirpe delle tenebre

Genere:

Altro

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo unico 

Un sorriso che nasconde un mare di tristezza è menzogna, ipocrisia...Oppure è qualcos'altro? Le parole di un'anima in partenza ci hanno posto questa domanda. Hai compreso qual'è la risposta?


  

Mirror of Truth


- Non dovremmo farlo più, vero?-
Annuisce, mentre guarda il vuoto, gli occhi distanti. Il cuore là dove sono gli occhi. Io aspetto.
- No, non dovremmo farlo più.- sospira. – Ma in che altro modo possiamo agire? Insomma, la realtà non si può cambiare. Abbiamo bisogno di informazioni, e le chiediamo ai diretti interessati.-
Infatti, a rigor di logica la cosa è giusta e sensata.
Ma in pratica, siamo qui a guardare una giovane donna che si allontana, serena e senza pensieri, lungo la strada che la riporterà a casa, consapevoli che lo sta facendo per l’ultima volta.
- Va bene, dai, andiamo.- dice all’improvviso, apparentemente tranquillo. Mi sorride, quasi fossi io quello che ha bisogno di un po’ di conforto. Va bene, no? E’ sempre così.
- Andiamo.- confermo. Lo seguo in silenzio, tanto tra poco si metterà a parlare lui, della prima idiozia che gli verrà in mente.
Per farmi dimenticare. O per dimenticare, o forse per tutti e due i motivi.
Le persone sono complicate, se non l’aveste ancora capito.
________________________

- Cos’hai combinato, questa volta?-
L’uomo fissò il suo collega con l’aria di chi si sta sforzando con tutto se stesso per mantenere il massimo della calma. Poi spostò lo sguardo sul computer poco distante, e rabbrividì.
- Niente che farà esplodere ogni cosa, te lo prometto!- rispose l’altro, con un sorriso. – Anzi, provalo.-
- Hai un’aria troppo soddisfatta per non essere sospetto.-
- E tu sei sospettoso di natura. Fidati.-
Con un sospiro, il più vecchio dei due si sedette al computer e iniziò a digitare sulla tastiera, ma all’improvviso si fermò, abbassando la testa, con aria affaticata.
- Continuiamo a preoccuparci di questo ufficio e delle sue faccende con tutti noi stessi, ma alla fine a che serve? Non è come essere in vita…Non abbiamo prospettive…Almeno uno che è vivo può lavorare per uno scopo e vedere un futuro, e alla fine fare un bilancio! Ma noi, cosa siamo?-
L’altro lo guardò con stupore, incredulo per aver ascoltato quella confessione desolata dalla persona che meno si sarebbe aspettato di sentire parlare così.
- Beh…- mormorò, sentendosi inadatto a rispondere a un simile dubbio. – Ci ho pensato anch’io.- ammise, mettendosi a giocherellare con un ricciolo dei suoi lunghi capelli castano chiaro. – Ma sono arrivato alla conclusione che se esistiamo, anche tutto questo ha un senso. Uno deve preoccuparsi del luogo e del tempo in cui è, qualunque il suo stato sia, no?- Sorrise con la sua dolcezza di sempre. – In fondo, siamo ancora legati alla vita, pur partecipandovi in altro modo. Non è male. Se un giorno lasceremo questo stato, potremo fare il nostro bilancio anche noi, se è quel che desideri.-
L’altro annuì, e si sforzò di sorridere anche lui.
- Se invece dell’alchimia scegliessi la filosofia, come materia della tua vita, Watari?- domandò.
- Oh, beh…Non sono così adatto a fare il filosofo!-
Perché l’alchimista invece sì, eh…
- Va bene…Scusami per lo sfogo! Vediamo cos’hai fatto al mio computer.-
Si rimise a digitare, mentre il suo collega lo fissava con aria assolutamente estasiata.
- Allora, Tatsumi? Come ti sembra?-
- Beh…dico io…Perché allora non rinunci alle pozioni e ti dai all’informatica?- domandò l’altro, soddisfatto. – Sul serio. Potresti fare strada nel mondo della programmazione e guadagnare cifre notevoli!-
- Che poi dividerei con il mio adorato ufficio, vero?- scherzò Watari, indovinando il pensiero dell’altro.
- Chiaro!-
- A proposito di soldi…L’altro giorno è venuto da me Tsuzuki a chiedere un prestito…Mi ha detto che è davvero nei guai, poveretto!-
- Ah sì?- La voce del più vecchio si fece all’improvviso inflessibile. – Quel disgraziato! Giri pure e chieda l’elemosina, ma renderà quel che deve!-
- Non essere sempre così rigido! E comunque ho acconsentito alla sua richiesta. Dietro un piccolo favore, chiaro.-
- Watari…che cosa gli hai chiesto?- domandò l’altro, con una nota di angoscia ben motivata nella voce. – Cosa gli hai fatto bere?-
- Mah, niente di speciale…E comunque poi gli ho dato subito l’antidoto, credimi! Non è rimasto con i capelli e gli occhi rossi per molto tempo!-
I due si fissarono per un attimo, l’uno inorridito e l’altro quasi mortificato…Prima di scoppiare a ridere insieme.
- Povero Tsuzuki!- commentò Tatsumi. – Comunque mi auguro che quel che gli hai prestato torni presto nelle casse della segreteria!-
- Se fossi in lui preferirei estinguere subito i miei debiti col Conte!-
Di nuovo scoppiarono a ridere all’unisono.
- Tsuzuki riesce a portare l’allegria anche quando non c’è.- disse Watari, quando la risata si fu lentamente quietata.
- Già. Sembra proprio che l’allegria sia il suo dono.-
________________________

Fa freddo, nella stanza della pensione che ci hanno prenotato. E vorrei vedere il contrario: si vive di alloggi economici e di fortuna…Ma è l’ultima cosa di cui mi importi. Stai a vedere che mi sta contagiando con la sua mania di stare male ogni volta che veniamo a portar via un’anima…
Non siamo noi che la uccidiamo, noi obbediamo soltanto a ciò che è stato deciso!
Va bene, ammetto che è un alibi. Non piace nemmeno a me.
Gli lancio un’occhiata di traverso, per spiare cosa fa, perché ho paura di vederlo triste. Ma la mia paura è infondata: si sta dedicando alla cucina, blaterando a proposito di quel che mi preparerà.
Cielo. Per fortuna che sono morto, o rischierei la vita ogni volta che si avvicina ai fornelli! Però mi sta facendo morire dal ridere, anche se tutto ciò che mi viene spontaneo fare è infamarlo. Eh, le cose funzionano così, e io non le so far andare diversamente!
Spero solo che domani non sia troppo dolorosa, tutta la faccenda…

- Che cosa? Voi…voi siete…-
La donna ci guarda, sconvolta, e noi tentiamo di farle capire le cose con dolcezza. Ma chi vogliamo prendere in giro?
- Ti prego, ascoltami…-
Lui sta tentando di calmarla, perché non vuole che lasci la terra risentita o piena di rabbia. Perché sa che è una persona buona, che probabilmente troverà la pace e la serenità subito, se riuscirà a partire tranquilla. Ma non è facile. E io non ho idea di cosa potrei dire, per aiutarlo nell’impresa…
Il problema è che anche lui è in difficoltà, perché ci è successa la solita cosa di tutte le volte: ci siamo lasciati coinvolgere. L’abbiamo conosciuta, le abbiamo parlato, abbiamo creato un legame.
Dannati idioti…E ora ne paghiamo le conseguenze! Non siamo in grado di aiutarla ad andare…
- Va bene. Verrò con voi, se devo.- Sorride, ma lo sento fin da qui, tutto il suo risentimento così amaro. E’ un odio addolcito. Mi dispiace, nessuno dovrebbe andare via così.
- Credevo che alla morte venissero gli angeli a prenderti.- Parla tra le lacrime, e il suo sorriso è terribile. – Così mi raccontava mia madre, quando ero piccola. Ma si sbagliava. Anche se siete così dolci, siete demoni ingannatori.-
No, ti prego, non continuare…
Lei continua, perché ci sono anche persone che accettano la morte con tranquillità, con rassegnazione, perfino con serenità…Ma lei non fa parte di queste. Non voleva morire, e ora si sta vendicando su quelli che la trascinano via.
Mia cara, ad ognuno il suo compito. Non avere troppi rimpianti, nel partire, potresti trovarti dalla nostra parte, tra non molto…
- Tu, soprattutto…-
Punta la mano verso di lui, e io rabbrividisco. No, non dirgli nulla…Già è abbastanza difficile, per lui!
- Tu sei sempre così allegro e sorridente! Ma come si può essere così, quando si fa un mestiere come il tuo? Chissà che cosa provi davvero…-
- Mi dispiace.- le mormora lui, abbassando la testa.
- Chissà perché avete cercato di conoscermi, poi…-
E’ l’ultima cosa che dice: la sua voce si fa più debole, la sua luce svanisce, la sua anima lascia la terra. E rimaniamo solo noi due, e un corpo, a terra, ripiegato su se stesso dolcemente, come fosse addormentato. Non riesco nemmeno a guardarla.
- E’ finita.- mormoro, dopo qualche minuto di silenzio completo.
- Non ha tutti i torti, eh?-
- Ma che dici?- domando, spazientito.
- Le sue parole sono comprensibili, non credi?-
- Oh, andiamo! E’ logico che ce l’abbia con te, tu…Cioè noi…- Mi interrompo, perché sto peggiorando la situazione. Ma che genio! – Insomma, stava per morire e se l’è presa con chi era più vicino! E’ naturale, e non credo che questo influirà sulla pace della sua anima, adesso…Forza, il nostro lavoro è finito.-
- Sì.- Sorride e mi segue, ma mentre ci allontaniamo lo sfioro, involontariamente, e…
- Idiota, davvero ti sei fatto colpire tanto dalle sue parole?- gli urlo, esasperato. Davvero quello che avrei voluto dire, sì.
- Cosa…- Abbassa gli occhi, sembra che si vergogni. – Eh, lo so, è un po’ infantile. Scusami.- E sorride, perché vuole convincermi a credergli. Come no, va tutto bene. Poi prosegue: - Ma la capisco. Se mi incontrassi, credo che io stesso mi odierei al punto di volermi distruggere!-
E ce ne hai dato dimostrazione, non ricordarmelo, grazie.
- Dai, smettila. L’idea di morire non è piacevole, è umano che fosse un po’ alterata.- borbotto, desideroso di dire tutt’altro, ma incapace, come al solito.
Così, in silenzio, torniamo in ufficio. E’ presto, il sole è alto in cielo e non abbiamo bisogno di pernottare ancora in quel luogo freddo.
E a rendere freddo il luogo dove stiamo tornando ci pensiamo noi, siamo davvero bravi.
________________________

- Bentornati! E’ andato tutto bene?-
Watari li accolse con il suo solito sorriso, a cui Tsuzuki rispose con un ugualmente ampio sorriso.
- Tutto bene!-
Dietro di loro, Tatsumi e Konoe si scambiarono un’occhiata d’intesa, prima di scoppiare a ridere.
- Watari…Non è che…- iniziò Tsuzuki, intuendo qualcosa. – Hai raccontato in giro di cosa ho fatto per te in cambio di quel prestito?-
- Beh, sai com’è…Mi è sfuggito!-
- Se non fossi un idiota, non ti succederebbe tutto questo.- borbottò Hisoka, alzando gli occhi al cielo.
- Sei sempre così cattivo! piagnucolò il suo collega, e i due ricominciarono il loro abituale scambio di complimenti, come se avessero dimenticato quel che era successo poco prima.
- Quando avete finito di azzuffarvi, c’è del lavoro da sbrigare sulle vostre scrivanie.-
- Ma…ma Tatsumi!- si lamentò Tsuzuki, voltandosi verso il segretario. – Siamo appena tornati! E siamo anche in anticipo!-
- Appunto. Il tempo è denaro. Così potrai iniziare a smaltire qualcuno dei tuoi debiti con l’ufficio.-
- E va bene…-
- Ma stai zitto e vai a lavorare!- lo rimbrottò Hisoka, e così uscirono dalla stanza, diretti verso l’ufficio di Tsuzuki, mentre Tatsumi, Watari e Konoe li osservavano allontanarsi con divertimento ed affetto.


- Che casino hai in quest’ufficio! Se facessi meno l’idiota non solo avresti più dignità, ma potresti usare il tempo e il poco cervello che hai per rendere il luogo più vivibile…-
- Hai ragione.-
Cosa? Che cosa?
Mi volto verso di lui, sconcertato. Lo so, io sono un idiota, quando me ne esco con delle simili frasi, ma lui…
No, non va bene, accidenti! Lui avrebbe dovuto fare quella faccia ancora più stupida del solito, lamentandosi del fatto che sono cattivo…
Invece mi sorride, e la sua voce è così triste che mi fa male al cuore. Non è così che deve andare!
E siccome qualche volta i miracoli succedono…
- Si può sapere cos’hai? Non sarai ancora giù per quel che ti ha detto quella ragazza?- grido, cercando di fargli capire che mi sto veramente arrabbiando.
- Scusami. E’ che…pensavo…- Guarda a terra, sembra davvero desolato. Mi si stringe il cuore, ma non riesco a fare nulla di sensato, nulla per aiutarlo. – Pensavo che se io sorrido sempre, nonostante tutto, anche quando sono triste…Allora io inganno tutti, mento sempre? Non sono mai me stesso?-
Cosa gli viene in mente, ora?
- Ma io non voglio…Non voglio mentire a nessuno! Eppure sembra che abbia mentito finora, a tutti!-
- Ma…ma cosa…Ma cosa stai dicendo?- Grido, anche se so che dovrei dominarmi. – Insomma, renditi conto di quel che esce dalla tua bocca! Tu non saresti mai te stesso? Ma ti sei reso conto del perché tu sorridi sempre, o devo farti l’analisi io?-
- Cosa vuoi dire?- mi domanda, sinceramente sorpreso. Io alzo gli occhi al cielo: possibile che non ci arrivi?
- Perché sorridi sempre?-
- Perché…- Guarda in basso per un attimo, poi mi rivolge il viso e sta sorridendo, con dolcezza, sembra che sul suo viso si riflettano i suoi pensieri più profondi. – Perché io in fondo sto bene qui. Mi sento fortunato ad avere questo luogo, e voi tutti, e so che anche se a volte mi sento male per il mio compito, quel che mi importa davvero è la vostra serenità. Se ho il dono di farvi ridere, allora preferisco ingoiare un po’ di tristezza, e rendere felici voi. E questo mi basta. Mi fa vincere ogni sentimento negativo.-
Oh, alleluia. Sono…beh…fiero di lui?
- E allora, ti sembra di non essere te stesso, quando sorridi? Non ti sembra invece che questo sia proprio il tuo modo di essere?-
- Io…- Sembra imbarazzato, poi sorride di nuovo. – E tu come le sai queste cose? Le hai sentite?-
- Non le ho sentite, le ho capite!- rispondo, un po’ seccato dalla sua osservazione.
- Allora sono veramente un idiota, se non capisco nemmeno me stesso.-
- Che sei un idiota, quello era assodato.- borbotto. E’ più forte di me.
- E dai! Non è vero!-
- Invece sì. E il tuo ufficio fa pena!-
- Uffa, invece di infamarmi potresti aiutarmi a rimettere a posto!-
- Ma non ci penso nemmeno! Tanto domani sarà di nuovo un gran casino, e tutto il mio lavoro sarà stato inutile!-
Si sono dissolte un po’ di ombre, adesso che stai ridendo di nuovo?

Entro nella mia stanza, e mi afferra una strana sensazione di realizzazione. Una cosa insolita, per me. Come se avessi fatto una cosa giusta. Per lui, per me, per questo buffo posto che chiamiamo casa.
Non mi sento solo, anche quando chiudo la porta dietro di me, e rimango solo.
C’è uno specchio che mi accoglie rimandandomi il mio viso.
E io? Io che ho terrore di tutto e tutti, che ferisco gli altri con le mie parole, che trasformo lo scherzo in cattiveria e le più semplici risposte in odiose sentenze…
Io sono me stesso?
Allungo la mano e tocco lo specchio, pensando a tutto ciò che è accaduto oggi.
Purtroppo la risposta è sì anche per me. Sì, sono me stesso, perché la mia anima ancora non sa fare altrimenti. Anche se sto lottando perché le cose cambino.
E quando finisce tutto come oggi, sono felice, profondamente felice.

Non ti preoccupare, Asato, siamo esattamente noi stessi. Questo è quello che siamo.




Fine


3 novembre 2005
(Infausta data…)
La fic è dedicata alla prima personcina che ha letto questo lavoro, dicendomi che era pubblicabile…Cara Leryu, è tutta per te!
Yami no Matsuei è di Yoko Matsushita, se fosse mio Muraki sarebbe già morto, Tsuzuki sarebbe mio marito e Hisoka il mio fratellino.
Vorrei farvi presente che questa storia è un po’ poco scorrevole, forse, ma non so dove mettere le mani…per farla scorrere meglio...O__o Vi accontentate?
Harriet è una canon writer, in Yami non ci sono coppie e nelle sue fic non ci sono coppie. Prendetela così!
Hisoka non chiama mai Tsuzuki per nome, lo so…Però, forse, nei suoi pensieri, talvolta ciò può accadere, no? Perdonatemi la licenza, è che, sul finale, mi piaceva di più un Hisoka che almeno nel suo “monologo” si rivolge al collega per nome!
Se avete letto, vi ringrazio di cuore. *inchin*
yumemi@hotmail.it
http://harriet-yuuko.livejournal.com

     


                     





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