FanFiction L'attacco dei giganti | Le mani sul tavolo di anna_1755 | FanFiction Zone

 

  Le mani sul tavolo

         

 

  

  

  

  

Le mani sul tavolo ●●●●● (Letta 66 volte)

di anna_1755 

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Sezione:

Anime e MangaL'attacco dei giganti

Genere:

Drammatico

Annotazioni:

Missing Moment

Protagonisti:

Eren Jaeger - Mikasa Ackerman - Armin Arlert

Coppie:

Eren Jaeger/Mikasa Ackerman (Tipo di coppia «Generic»)

 

 

              

  


  

 Le mani sul tavolo 

Frammento stretto tra passato futuro, nella discesa verso la fine


  

Don´t you think about me enough
I´ve been burning my heart out
Got to face need to tell you


I won´t run cause I´m reticent

You will know you´re reborn tonight
Must be ragged but I´ll stay by your side


Even if my body is bleached to the bones
I don´t want to go through that ever again

 

So cry no more
Oh my beloved


Go ahead be proud
And fight it out


You are the one
A rising star


You guide us far
To home
Yet girt

 

Call of silent

 

Se vinci, vivi. Se perdi, muori. Se non combatti, non puoi vincere

Eren Jaeger

 

Mikasa Ackerman

 

Armin Arlert

 

Zeke Jaeger

 

Le mani sul tavolo

“Uccidetemi e basta va bene!”.

“No” - stancamente rassegnato, gli occhi bassi – “Non ti uccideremo”.

“Ma morite dalla voglia di farlo!”.

“No…tu parli sempre e soltanto di uccidere accidenti! Mi ricordi tanto qualcuno”.

 

Il giovane seduto accanto pareva davvero incapace di arginare la rabbia di quella mocciosa che tremava.

Ma di sentir sempre parlare di morte…

 

Un passo alle spalle…

Non l’avevano previsto…

 

I tre nella stanza non l’avevano previsto.

 

Armin Arlert, eldiano dell’Isola di Paradis, era seduto a fianco di Gabi Braun, ragazzina eldiana, che però si riteneva diversa, migliore, cresciuta a Marley ed era stato là che le avevano insegnato a odiare gli abitanti di Paradis, ed era stato là che le avevano ficcato nella testa che solo divenendo una guerriera, avrebbe guadagnato lo status di marleriana onoraria, strappando così se stessa e la sua famiglia dall’onta di essere una discendente di Ymir.

La stirpe dei demoni...

 

Mikasa Ackerman era lì, in piedi, accanto a Gabi.

 

Non l’avevano previsto, nessuno dei tre, al tavolo di quello strambo ristorante, ch’era stato affidato alle cure di Niccolò, uno dei pochi marleiani ch’era riuscito a guadagnarsi la loro fiducia, a mezzo di piatti gustosi, prelibatezze sconosciute e un poco disprezzate dagli eldiani, ma di cui Sasha Blouse, eldiana come loro, era stata ammaliata.

 

Gabi Braun, di ritorno da Marley, sul dirigibile che riportava tutti a Paradis, aveva ucciso Sasha Blouse, e così Niccolò, quando l’aveva compreso e l’aveva riconosciuta, aveva tentato di uccidere Gabi.

Occhio per occhio…

 

Sasha era stata l’unica che aveva corrotto il cuore di Nicolò, a sua volta, e rapito, e forse…

Forse era accaduto che un marleiano si fosse davvero ritrovato perduto per una eldiana, una discendente del demonio, una discendente della stirpe di Ymir.

 

Si sollevarono gli occhi di entrambi, Armin e Mikasa…

Non l’avevano previsto…

 

Eppure…

 

Lo sguardo freddo, lontano, difficile scorgere la scintilla di antica memoria, che li aveva legati da amicizia unica ed eterna.

Chissà se quell’amicizia era sempre stata vera?

 

Oppure no…

Loro l’avevano creduta tale, s’erano illusi, ma alla fine il dubbio d’essere stati ingannati era sempre più fondo e definitivo.

 

Nessuna condanna…

Nessun rancore.

 

Solo la distorsione di non essere più quelli di un tempo. O forse di non essere mai stati ciò che credevano.

 

L’altro osservò i vecchi amici, li aveva lasciati per molto tempo, dopo aver deciso ch’era giunto il momento di fare da sé, allontanarsi e prendere a percorrere quel sentiero già tracciato, che lui conosceva per averlo già veduto, e il solo indugio era stato scavare per trovare una soluzione per non imboccarlo, concedersi il tempo perché non accadesse ciò che sarebbe accaduto.

 

Quell’amicizia strideva adesso…

Come ogni tassello di quella storia, di cui lui conosceva già peso e posizione, inevitabilmente tracciata sulla via della fine.

 

Ci aveva provato più di una volta a togliersi di dosso quel peso…

Ci aveva provato a tessere la tela, come un ragno che traghetta il futuro nel passato, e nella bava di menzogne ci aveva fatto cadere tutti, ad uno ad uno, gli amici, persino il fratello. 

 

Ma finché i ricordi del futuro non fossero cambiati, nemmeno il passato sarebbe cambiato.

 

E lui era lì, stritolato tra passato e futuro, in un presente liquido e prossimo a dissolversi, a compiere il passo capace di portare a compimento tutto ciò ch’era necessario fare.

 

Non lo sapeva più nemmeno lui se quel passo era lecito, ignobile anche solo domandarselo, l’unico appiglio era il passo stesso, come chi non ha più speranza e dunque si aggrappa proprio al fatto di non averne più.

 

Non guardarsi mai indietro…

 

L’unica certezza…

 

Combattere…

Contro tutto e contro tutti.

 

Li aveva lasciati, i compagni di una vita, tenendoli appesi al filo d’una lettera clandestina ch’era giunta con le sue richieste, ossia convincerli a raggiungerlo a Marley.

In un certo giorno, durante un certo avvenimento.

 

Il fine era tracciare la strada per liberare la stirpe di Ymir dalla maledizione calata sul popolo, per mano incosciente della sua fondatrice.

 

Uno scopo grandioso…

Uno scopo impossibile.

Gli uomini non avrebbero mai smesso di farsi la guerra e ammazzarsi a vicenda.

 

E allora…

 

Quando erano giunte le lettere da Marley, i compagni si erano fidati, seguendo le istruzioni, nella pressante incombenza di riprendersi il dannato traditore, che li avrebbe portati certo sulla strada della pace, ma che restava pur sempre un idiota traditore.

 

Far cessare la guerra…

Uno scopo grandioso…

Uno scopo impossibile.

Gli uomini non smetteranno mai di farsi la guerra e ammazzarsi a vicenda.

 

Mikasa Ackerman non aveva fatto altro che obbedire all’istinto che l’aveva guidata per tutta la vita.

Anche se lei non ci aveva mai creduto fosse solo un istinto.

Lei credeva che loro tre fossero amici e che lui…

 

Quando erano giunti tutti a Liberio, prima che se ne andasse da solo, lui gliel’aveva chiesto…

 

Chi sono io per te?

 

Eren Jaeger sollevò lentamente la mano destra, dal taglio profondo sgorgava sangue nero, un gesto noto, definitivo, inutile immaginarsi il significato, se non quello che lui non era lì come amico, non era lì per rievocare la lontanissima infanzia.

In qualunque istante li avrebbe spazzati via.

 

L’antica amicizia allora era sepolta chissà dove…

 

Lo sguardo sbarrato…

 

Gabi Braun faticava a respirare, il demonio per eccellenza era seduto accanto a lei, e aveva chiesto a tutti di mettere le mani sul tavolo e tenerle lì.

 

La chiazza di sangue macchiava la bella tovaglia bianca e pulita.

Ecco, forse la vita di quel demonio era proprio così, una macchia di sangue nero capace di sporcare l’esistenza di tutti quelli che senza macchia e senza peccato volevano solo vivere in pace.

 

Eppure…

Anche Mikasa, quella giovane che l’aveva appena salvata, impedendo alla sorella di Sasha di farsi giustizia, nonostante lei le avesse ucciso quella sorella tanto amata…

 

Anche Mikasa, che lei aveva veduto a Marley, quel giorno, in cui il demonio era riapparso dal nulla, come risvegliato dall’Inferno, guidando l’attacco degli invasori di Paradis contro tutti i rappresentanti delle potenze mondiali, dichiarando guerra al mondo intero, ingoiandosi il Signor Willy Tybur…

E Udo e Zofia erano morti.

 

Ora o mai più Mikasa…

 

Le prime parole a lei…

Dopo quasi un anno che non s’erano più veduti.

 

Mikasa era una combattente, sempre un passo avanti, sempre pronta a difenderlo, persino contro la sua stessa vita…

 

Lui, il moccioso frignone, sempre in lotta contro il mondo, contro gli accadimenti contrari, incapace d’accettare qualsiasi regola…

 

Lui, il maniaco suicida…

L’egoista per eccellenza…

 

Eppure…

 

Da quando il Fondatore era scivolato nelle sue mani, Eren Jaeger era diventato per tutti l’unica speranza per l’Isola di Paradis e gli eldiani reietti.

Il temuto potere stretto nelle peggiori mani…

 

Un salvatore e un demone al tempo stesso.

Un frignone idiota col potere d’annientare il mondo.

 

E quando lui stesso avesse consumato gli anni che lo separavano dalla morte, solo tredici, qualcuno si sarebbe ripreso e ingoiato quel potere - e già in tanti s’erano immaginati di divorarlo, il demone Eren Jaeger-  e così diventare i padroni del mondo…

 

Era quella la sua libertà?

 

Quel giorno il demonio aveva divorato il Gigante Martello, attraverso il Gigante Mascella, beffandosi della teca che proteggeva Lara Tybur.

E per poco il vice capo Reiner Braun e Porco non erano stati annientati…

E il Signor Zeke alla fine era stato preso…

 

I giganti contro i demoni…

Solo che i demoni, i giganti, li combattevano da una vita e sapevano come annientarli.

I giganti glieli avevano mandati proprio da Marley, per sterminarli tutti, i demoni di Paradis. 

Ma quelli, i demoni di Paradis ora erano essi stessi giganti…

 

E quello…

I compagni di Paradis alla fine lo avevano ritrovato, o ripreso o riacciuffato, come la si voleva vedere la questione, che ormai non si contavano più le volte in cui quello se n’era andato, facendo di testa sua, e per riprenderlo erano morti in tanti.

No, alla fine, era stato lui che s’era lasciato riacciuffare…

 

Persino il Capitano Levi Ackerman era disgustato…

Il demone non pareva nemmeno più un demone.

Era veramente lurido…

Sembrava caduto nella merda…

Irriconoscibile…

 

Quella faccia, come quella dei bastardi della città sotterranea, lo sguardo vuoto, come spento, dall’antica idea di vincere contro un nemico.

Solo che adesso il nemico non c’era più, o meglio il nemico non era più lo stesso…

 

E quando gli avevano detto che Sasha era morta, Eren Jeager aveva solo chiesto quale fosse stata la sua ultima parola…

 

Carne…

 

E aveva riso quel dannato…

Beffato dalla luce oscura dell’ennesimo ricordo che veniva dal futuro, che si avverava e diveniva un passato che lui, col suo immenso potere, non aveva avuto forza di cambiare.

 

Sasha era morta…

Aveva riso della morte di una sua compagna…

 

Si può ridere per disperazione?

 

Si può ridere d’un futuro che vive nella testa ma che non si può cambiare?

 

Carne…

 

Disperata impotenza…

 

Quel giorno a Marley, Mikasa, uno dei demoni dell’isola di Paradis, se l’era portato via il demone Eren Jaeger.

Era come se lei gli obbedisse e lui la comandasse.

Gli aveva salvato la vita, si capiva che lei viveva per proteggerlo, che non era solo un istinto, glielo si leggeva negli occhi.

 

Ma ora sembrava che lei ne avesse paura…

 

“Voglio parlare in tranquillità” – esordì Eren – “Per risolvere i problemi di Eldia non serve che combattiamo tra noi. Non preoccupatevi per Hangji e gli altri. Li stiamo solo trasferendo”.

“Eren…guarda che in realtà eravamo noi a voler parlare con te!” – contestò Armin, incurante delle conseguenze di contraddire il primo – “Insomma perché hai deciso di attaccare Marley da solo? Voglio sapere se sei davvero passato dalla parte di Zeke e di Yelena?!”.

 

Non comprendeva Gabi Braun.

 

Quel demonio dalla parte del Signor Zeke?

Lei credeva che il demonio fosse nemico del Signor Zeke, e invece adesso sembrava che fossero d’accordo.

 

Nulla era come sembrava e nulla sembrava come era.

 

Mentre i due lì, accanto, Armin e Mikasa, che dovevano essergli amici, sembravano sorpresi, anche loro, e spaventati.

Non si capiva più nulla.

 

Era sempre stato così…

Si stava da una parte, ci si opponeva all’altra…

 

Era sempre stato così…

Si lottava per la propria libertà, contro coloro che la libertà la negavano.

E non importava se a morire erano stati tanti, tutti dinnanzi alla faccia di quel demone.

 

La libertà…

Era semplice…

 

Ma ora pareva non ci fosse più nulla di semplice.

 

“Io sono completamente libero” – la voce bassa, come se il concetto rimasto sepolto da secoli nel cervello, dovesse essere spiegato, perché le azioni di un tempo, volte a cercare la libertà, sotto il giuramento di annientare tutti i giganti, adesso dettavano altro, profondamente differente, anzi opposto, a ciò ch’era stato fatto fino ad allora – “Pertanto ogni mia azione e ogni scelta che compio sono tutte il frutto di ciò che io definisco la mia libera volontà”.

 

Strideva l’asserzione tragica e sorprendente sgusciata da occhi senza espressione, se non quella del diritto di annientare chiunque gli si fosse opposto.

 

Mio padre mi disse che ero libero, il giorno in cui sono nato.

E lo sono…

Ma nessun potere potrà mai rendermi libero, più di quanto io stesso non desideri e non voglia.

 

Quindi ciò che a cui aspiro è unicamente questa libertà, ciò che soltanto da solo posso dare a me stesso.

 

Eren Jaeger aveva sempre combattuto per la vita degli altri, per salvare loro e la gente di Paradis…

 

Allora di quale libertà stava parlando?

 

“Anche ciò che hai fatto dopo il tuo incontro con Yelena?” – ribatté Armin severo – “Fa parte di questa tua liberà volontà?”.

 

Ossia uccidere donne e bambini?

Distruggere un popolo solo per liberarne un altro?

 

“Esatto!” – risposta ovvia ma tranciante, lo sguardo andava altrove, come non fosse in sintonia con le parole, come incapace di sorreggere l’infernale senso che esse recavano.

 

“No!” – che lei non ci stava, Mikasa si oppose, non era possibile credere che quella volontà fosse libera, quello non poteva essere Eren, il suo Eren, che lei conosceva sin da bambino, e allora doveva essere un altro, chissà chi, sotto il potere di altri…

 

Sarebbe stato più facile accettarlo, ammettere che non era Eren a essere cambiato ma che qualcuno l’avesse convinto a mutare pelle.

 

 “Ti stanno solo manipolando!” – sferzò commossa – “Per quanto nemici, tu non coinvolgeresti mai innocenti e bambini in una guerra. Inoltre hai sempre pensato a noi, più di chiunque altro!”.

 

L’istinto di proteggerlo…

Oltre la riconoscenza, che lui l’aveva salvata, che lui l’aveva aiutata e allora lei aveva detto a se stessa che l’avrebbe sempre difeso.

E giorno dopo giorno quell’istinto era cresciuto e s’era mutato in materia lucida e splendente, nascosta nei meandri del cuore, ma lui non se n’era mai accorto, se non che forse, quella volta…

 

Chi sono io per te?

 

Eren Jaeger osservava avanti a sé, come non la vedesse, come non la sentisse più.

 

Osservava e vedeva altro, sapeva di non poter corrompere i ricordi di Mikasa Ackerman, come invece sarebbe stato con quelli di chiunque altro.

Era questa la particolare forza degli Ackerman.

 

Poteva solo entrare in punta di piedi in un tempo mai vissuto e che non si sarebbe avverato mai.

In quel tempo - un tempo forse solo sognato nel passato di Mikasa - in cui Mikasa sarebbe scivolata, nell’istante futuro, nel frammento di tempo in cui lei non avesse avuto più forza di combattere.

 

In quell’istante lui le avrebbe mostrato la loro casa, un futuro inesistente, capace di confortarla per sempre.

In quel tempo, lui le avrebbe detto dove lei lo avrebbe trovato…

In quel tempo, lui le avrebbe chiesto di dimenticarlo per sempre.

 

“Non è così? Tu mi hai salvato in quella casupola di montagna! Mi hai avvolto questa sciarpa addosso!” – la voce distrutta, le mani a stringere il panno rosso ormai consunto, dinnanzi agli occhi vuoti all’altro, Mikasa s’era alzata, era da tanto tempo che l’aveva perduto, non il corpo, ma la mente distante, lei lo pensava, ma si accorgeva di non essere più nei pensieri dell’altro – “Perché hai un animo gentile!”.

 

Quello era il suo Eren, tutto ciò che era stato lui come lei l’aveva conosciuto…

Uno sbruffone gentile, un piagnucoloso bastardo dal cuore immenso…

 

“Avevo già detto di tenere le mani sul tavolo” – la trafisse l’altro, incurante della crepa che minava il proposito.

 

Dove sei?

 

Lo chiese Mikasa, ritornando muta a sedersi, vergognandosi di mostrarsi debole, lo aveva promesso a se stessa che non lo sarebbe mai stata.

Mai più, da quella volta, da quando aveva ucciso per difendersi e per difenderlo…

 

“A Liberio io ho discusso parecchio con Zeke. Eravamo solo noi due fratelli. La sua conoscenza sui giganti sorpassa di gran lunga anche quella di Marley”.

 

A quanto vedo adesso, adesso assomigli un po’ a nostro padre.

Per prima cosa grazie per essere venuto e aver ascoltato la mia proposta. 

Il mio piano è quello che ti ha riferito Yelena. Tu sei d’accordo per il piano dell’eutanasia degli eldiani?

 

Dunque per fermare la guerra, il piano consisteva nel rendere sterili tutti gli eldiani. 

Una razza demoniaca estinta non avrebbe causato più problemi, era chiaro che la guerra sarebbe finita per il semplice motivo che non ci sarebbe stato più nessuno a cui fare la guerra.

Gli eldiani sarebbero vissuti fino al tempo in cui non ce ne sarebbero stati più.

Compresi Armin, Mikasa, Jean, Connie…

 

Quattro anni fa, in seguito a una certa cosa, ho visto i ricordi di papà, quando è riuscito a massacrare l’intera famiglia reale all’interno delle mura. 

Ha schiacciato quei bambini proprio come se fossero insetti. Posso sentire quella sensazione. 

Se quei bambini si fossero salvati, il Fondatore sarebbe tornato alla famiglia reale e dato che loro sono legati dal giuramento, noi abitanti dentro le mura saremmo stati costretti a morire con loro.

 

Il gesto più fondo che uno schiavo può commettere…

 

Quella certa cosa…

 

Ribellarsi al giuramento dunque…

Scardinare il patto che teneva in vita la guerra…

 

Fare la guerra per far finire la guerra!

 

La morte di quei bambini ci ha permesso di vivere…

 

Si, capisco. Quindi hai pensato che nostro padre avesse ragione?

 

No…no, papà ha sbagliato. E considerato che è stato lui a crescermi…allora anche io sono un errore. 

Se gli eldiani non fossero mai nati, gli abitanti della città si risparmierebbero di morire a causa del nostro piano. 

 

Non esiste salvezza più grande del non essere mai nati…

 

Ci penserò io. Con le mie mani chiuderò duemila anni di storia sotto la dominazione dei giganti. Continueremo ad avanzare fino a quel giorno.  Giusto…fratello?

 

Giusto! Proprio così! Facciamolo!

Vorrei tanto poterti stringere forte la mano. Però, entrare in contatto ora sarebbe sconveniente.

 

Zeke Jaeger possedeva sangue reale nelle vene.

Sarebbe bastato dargli la mano, entrare in contatto con lui, suo fratello, per ottenere il potere di distruggere il mondo.

 

Il piano di Zeke Jaeger non era propriamente questo…

Zeke Jaeger voleva che gli eldiani si estinguessero. Lo era anche lui, eldiano, ma suo padre glielo aveva detto, un tempo.

Se non ti piace questo mondo, allora dovrai essere tu a cambiarlo.

Dovrai volerlo con tutto se stesso.

 

Questo era sempre stato il pensiero di Zeke Jaeger…

 

Io non le ho spente…non ho spento le vite dei vostri compagni. Ho salvato le vite che loro avrebbero fatto nascere, da questo mondo crudele e così assurdo.

 

Un pegno di fratellanza…

 

In cambio, ecco…tieni questa…

 

Una palla da baseball, Zeke gliel’aveva lanciata, erano vicini, il breve percorso…

 

Eren…noi due salveremo tutti quanti!

 

E’ l’eutanasia di Eldia…

 

Eren aveva allungato la mano, piano, senza convinzione, senza sforzo, i movimenti interrotti per via della gamba che mancava, la mano sospesa, lo sguardo spento, nella voce il rimprovero a se stesso come fulcro dell’inganno in cui indurre l’altro – suo fratello - e con lui tutti.

 

Cavolo…l’ho mancata. Sono in ospedale da troppo tempo. Comincio ad arrugginirmi.

 

La palla era finita a terra…

 

Tutto come previsto, tutto diverso.

Eren Jaeger non avrebbe mai sacrificato ciò che più amava al mondo.

La sua famiglia, ossia i suoi amici.

 

Orchestrava dunque l’unica scelta…

 

Mutare eroi i compagni, antagonisti a se stesso…

Ingannare tutti, inghiottito da un demone gigantesco, che invoca la crudele libertà di annientare il genere umano, senza alcuna distinzione…

 

Come un bambino che corre a nascondersi nella foresta, fingendo di sparire, un bambino stupido che aspetta d’essere trovato, così che chi l’avesse scovato, si sarebbe detto vincitore, giungendo a liberare tutti…

Tutte le genti del mondo…

Tutti, tranne il bambino stupido che sarebbe scomparso per sempre, assieme al suo immenso potere.

 

Il genocidio alla stregua d’una banale mossa al gioco della vita!

 

Sarebbe stato semplice…

 

“Armin continui ancora a far visita ad Annie, non è vero?” - l’affondo subdolo e crudele, l’insinuazione bastarda e feroce – “Sei proprio sicuro che sia questa la tua volontà?”.

 

Armin Arlert s’impietrì, che sulle prime non riusciva a comprendere, Eren conosceva quest’abitudine, ma non poteva credere che lui l’avrebbe usata così, in un modo eccentrico e disgustoso, una domanda che sottintendeva chissà quale tetro proposito.

 

Gli pareva di aver imparato a voler bene a Annie, lei racchiusa da anni nel suo guscio impossibile da scalfire, come addormentata, così che parlarle, anche se lei non dava cenno di comprendere, gli dettava di farla sentire meno sola, gli consentiva di essere, lui stesso, meno solo.

Feroce insinuazione…

 

“Se è vero che i ricordi plasmano le persone, allora una parte di te è diventata Berthold” – affondò Eren sprezzante – “Ovvero un soldato nemico che ama un altro soldato nemico. Armin…Berthold si è introdotto nel tuo cervello”.

 

Dannato!

 

Applicava ad Armin, la stessa prerogativa di Eren verso i suoi predecessori.

 

Dunque non sarebbe stato affetto verso Annie, ma solo una manipolazione dei predecessori?

 

“Quindi sei tu a essere manipolato dal nemico…mi sembra!”.

 

“Eren ma tu…” – saliva la rabbia, Mikasa non ci stava, non fino a quel punto.

 

Insinuare che fossero loro a essere manipolati…

Vuoi dai predecessori…

Vuoi per via della stirpe degli Ackerman!

 

“Lo stesso vale per te Mikasa! Vedi gli Ackerman sono stati progettati con l’unico scopo di proteggere il re di Eldia” - lo sguardo puntò all’amica di una vita, gelandole la voce in gola – “Quel giorno, nel momento in cui ti sei trovata di fronte alla morte, hai sentito il mio ordine”.

 

Battiti!

 

“In quel momento il tuo istinto si è improvvisamente risvegliato perché per puro caso tu mi hai scambiato per la persona a cui legarti”.

 

Lo so che tu hai sempre vissuto per me…

L’ho sentito e l’ho ignorato…

 

Non era questo che volevo e che avrei voluto.

Ti ho sempre tenuto lontano, ti ho usato per dire a me stesso che il mio destino sarebbe stato diverso.

 

Tu mi hai dato la forza di accettare quel destino…

Non meritavi di vivere solo per me.

 

Mi hai sempre difeso…

Non meriti di perdere il tuo futuro per causa mia.

 

Hai accolto la mia rabbia tra le tue mani, l’ha tenuta stretta e non hai permesso ch’essa mi uccidesse…

 

Ma adesso…

E’ tempo che tu mi lasci andare.

 

Un caso?

 

La vita di Mikasa Ackerman si sarebbe svolta per via di un banale caso?

E lei avrebbe rischiato mille e mille volte quella vita per un caso?

 

“Ti sbagli”.

“Mi sbaglio?” – gelido – “E in cosa?”.

“Non è stato…un caso…”.

 

Era stato un caso che Eren le avesse avvolto al collo quella sciarpa calda, dopo che lei aveva perduto i suoi genitori? Suo padre sgozzato e sua madre ammazzata e lei…

Lei sul punto d’essere violentata, perché il suo sangue non era puro…

 

E allora, quando Eren l’aveva salvata ed era stato lui a rischiare d’essere ammazzato…

Lei si era come svegliata…

 

Il sangue degli Ackerman?

 

Un caso?

 

“Se sono così forte è per merito tuo. Il motivo sei tu Eren! E’ soltanto per merito tuo!”.

 

Come faceva a dirgli qualcosa di così ovvio?

Come faceva lui a non capirlo, a confondere il caso con…

 

Bastardo idiota…

S’era persino premurato di domandarlo a Zeke, a suo fratello…

 

Dei mal di testa? 

No, questa mi è nuova. 

Non ho mai sentito parlare di malattie degli Ackerman, né dal signor Xavier, né dagli studiosi dei giganti. Stando ai nostri documenti, gli Ackerman hanno una sorta di forza speciale che si risveglia quando viene stimolato il loro istinto di sopravvivenza.

 

Una specie di dovere che la costringerebbe a obbedire a un padrone? No, non credo che esista qualcosa del genere.

 

Zeke Jaeger lo aveva escluso.

Dunque non c’era nessun dovere che avesse imposto a Mikasa Ackerman di proteggere Eren Jaeger.

 

Sai come la penso? Vedi Eren, secondo me per provare affetto nei confronti di una persona, non c’è per forza una ragione o un dovere. Per te lei è disposta a fare a pezzi i giganti in prima linea. Le piaci, tutto qui.

 

Allora dimmi…tu che cosa le risponderai?

 

Ma cosa stai dicendo fratello? Nella migliore delle ipotesi mi restano solo quattro anni di vita…

 

Quattro anni di vita…

Erano troppi…

Ed erano troppo pochi…

 

Anche dopo che sarò morto, loro continueranno a vivere e potranno avere un futuro…

Voglio che vivano…

 

Io voglio…voglio che vivano…e che siano felici…

 

Sasha era già morta.

Non l’aveva salvata…

 

Per quanto avesse ammesso che sarebbe accaduto, ma poi no, ci aveva sperato di sbagliarsi…

Invece era accaduto davvero…

 

Tutti i nostri nemici…

Li cancellerò da questo mondo!

 

Così non aveva fatto altro che seguire il sentiero già tracciato.

 

Essere odiato…

 

“Sembra che gli Ackerman soffrano di improvvise emicranie dopo essersi risvegliati. Sono causate dalla personalità originale che si oppone all’obbligo di difendere la persona a cui sono legati. Questo ti dice niente?”

 

La lama ficcata nella pancia dell’uomo che lo stava ammazzando, Eren, ancora troppo piccolo per difendersi da solo…

L’istinto improvviso di difenderlo…

 

Non c’era nulla di reale?

Era tutto falso?

Tutto dettato da un obbligo che non era scelta?

 

Che…

 

“No!”

 

Idiozia!

 

“In parole povere…”.

“No! Io…”.

 

Non è stato un istinto…

Non è stato un caso!

 

Tutta la vita spesa per sbaglio?

 

“Siete stati creati in modo da perdere la vostra personalità e in questa maniera obbedite agli ordini. In sostanza siete schiavi!”.

 

Odiami!

Il mio destino è la morte.

Potrei fuggire e restare nascosto per i prossimi quattro anni, finché non morirò.

E alla fine non ti resterebbe più nulla, se non un futuro sporcato dalla mia dannata esistenza.

 

Mi daranno la caccia, mi troveranno per prendersi il Fondatore e quel dannato potere continuerà a tramandarsi di generazione in generazione, sollecitando la brama di chiunque lo avrà tra le mani e il disgusto di chiunque vi si opporrà.

In sostanza, la guerra non avrà mai fine.

 

A Liberio…

 

Era stato allora, quando erano andati tutti in missione a Liberio, per convincere il mondo a stringere amicizia con gli eldiani dell’Isola di Paradis…

I demoni di Paradis…

 

Tutti dicevano che Eren era cambiato, ma Mikasa non lo credeva.

 

Noi non ce n’eravamo accorti. Ma magari non volevamo rendercene conto…

 

Si era allontanato, non se n’era accorta, l’aveva cercato…

 

Eren! Ma perché fai così? Insomma ti rendi conto che il bersaglio principale del nemico sei proprio tu? Guarda che ti stanno cercando tutti!

 

L’aveva guardato in faccia e lui s’era asciugato il viso, lacrime spuntate da chissà quale recondita manipolazione, lacrime di un demone che tenta di convincere se stesso di non avere scampo, di non avere colpa, ma sa d’averla tutta sulle spalle, la dannata colpa, come una lama che attende solo d’essere estratta e calata sul proprio destino. 

E non conta nulla non aver più un destino, per mondare la coscienza dalla scelta più infernale possibile.

 

Si erano ritrovati accanto al ghetto eldiano, un campo profughi per chi aveva perso la casa in guerra. Erano proprio come loro…

 

Sono proprio come noi. Un giorno le loro vite sono cambiate e gli è stata portata via ogni cosa, hanno perso tutto, persino la libertà…

 

Aveva riconosciuto Ramzi, il moccioso che aveva rubato il portamonete a Sasha…

 

E’ il bambino del mercato…è successo qualcosa?

 

No…ancora no…

 

Eh…che cosa vuoi dire?

 

Aveva provato a dirglielo ma lei non aveva compreso, non avrebbe potuto comprendere ciò che doveva ancora accadere.

 

Eren Jaeger gli aveva chiesto scusa, al piccolo Ramzi, che quello, nemmeno lui, aveva compreso il perché…

 

Mikasa, dimmi la verità. Perché ci tieni così tanto a me? 

E’ perché ti ho salvata quando eravamo ancora bambini oppure perché io sono la tua famiglia?

Sii sincera, io cosa sono per te?

 

Non era riuscita a rispondere…

Se gli avesse detto la verità?

 

Sì…tu per me…sei la mia famiglia…

 

L’esitazione di quell’istante aveva precipitato tutto all’Inferno.

 

Non avevano più parlato.

Erano finiti nel campo profughi…

Invitati a bere, come ringraziamento per aver salvato Ramzi.

S’erano ubriacati tutti…

 

Era stata l’ultima volta in cui Mikasa aveva veduto Eren sorridere. 

Forse un po’ brillo, lo sguardo perduto, la faccia allegra…

 

Il giorno dopo, nel bel mezzo della conferenza di pace, dove gli eldiani dell’isola di Paradis venivano additati come demoni da sterminare, Eren se n’era andato.

 

Da quel giorno Eren ci lasciò, non facendosi più vedere. In seguito, ricevemmo una lettera da parte sua in cui diceva che avrebbe affidato ogni cosa a Zeke. 

 

Quando siamo riusciti a rivederlo, era ormai troppo tardi.

 

Continuo a chiedermi se avremmo potuto scegliere un’altra strada. Ma forse era già tutto deciso fin dal principio.

Eppure io continuo a pensarci…

 

Quella volta, cosa sarebbe successo se io gli avessi risposto in un altro modo? Magari le cose sarebbero andate diversamente.

 

Il pertugio temporale era lì…

Eren Jaeger aveva avuto il privilegio di scorgerlo…

E lì sarebbero tornati, nell’istante in cui Mikasa non avesse più avuto forza di ucciderlo.

 

Non ce la faccio più…sono al limite…

Voglio tornare a casa…

Voglio tornare a casa nostra. Subito…

 

Mikasa? Svegliati. Così ti prendi un raffreddore.

 

Eren…eh…ma…quando mi sono addormentata?

 

Devi essere esausta.

 

Ho la sensazione di aver fatto un lunghissimo sogno.

 

Per oggi non fare altro, riposati e basta. Ho anche pescato un pesce bello grosso.

Mikasa? Perché piangi?

 

Chissà perché? Mi chiedevo se è giusto che io sia qui.

 

Ormai non c’è più niente che possiamo fare.

 

Eh…

 

Io e te abbiamo abbandonato tutto per scappare qui. 

Da quel giorno…sono passati due mesi dalla guerra di Marley. Presto inizierà l’invasione dell’Isola di Paradis. Ci uccideranno tutti, se non scappiamo. Anche Armin ci starà cercando.

 

Non ci sono riuscito. Non sono riuscito a condannare Historia a un inferno di uccisioni senza fine, e non ho potuto nemmeno sterminare l’umanità al di fuori dell’isola.

 

A questo punto voglio solo vivere in pace i quattro anni che mi restano. Solo con te, in un posto senza nessun altro. Sei stata tu a dirmi così, Mikasa.

 

Sì, scusa. Avevo promesso di non parlartene…

 

Mikasa Ackerman era già stata in quel tempo in cui aveva sognato di fuggire con Eren e vivere ciò che restava della sua vita assieme a lui.

Quel pertugio stava nella sua testa…

 

Lui era stato il suo passato ed era stato

Il suo futuro…

 

Dunque adesso, come avrebbe potuto difendere un demonio?

 

Strideva allora la visione dell’altro, impossibile continuare a proteggerlo, difenderlo…

Non l’aveva mai fermato, l’aveva sempre seguito e ora…

 

Forse accadeva lì, allora, quando lui aveva chiesto a tutti di tenere le mani ferme sul tavolo.

Era l’ultima volta in cui l’aveva visto, vicino a sé, davanti a sé.

 

Era stato allora che lui aveva scelto…

Manipolare i ricordi, come solo in Fondatore poteva fare.

Anche se non con lei, con Mikasa non avrebbe potuto.

 

“Ora smettila Eren!” – Armin non lo riconosceva, nemmeno lui.

 

“Sapete qual è la cosa che detesto più di ogni altra al mondo?” – il cuore nel fango, lo schifo rovesciato addosso – “Coloro che non sono liberi o che vivono come il bestiame”.

 

Forse anche Armin, a pensarci bene, avrebbe potuto spazzarlo via, l’altro…

Eren era il suo migliore amico, le parole erano sempre le stesse, eppure adesso sferzavano come lame, incidevano la carne, lasciandoli vivi.

 

“Eren!” – fermati…

 

“La sua sola vista mi faceva provare un vero disgusto!”.

 

Non li guardava più, come avesse davanti a sé quelle bestie e non loro.

 

“E adesso ho capito il perché. Non riuscivo proprio a sopportare di vedere una schiava obbedire a qualsiasi ordine senza discutere”.

 

Ora no, gli occhi penetravano Mikasa…

 

Odiami!

E libererò te da me, dalla misera vita che ancora mi resta da vivere, dunque da un futuro che non esiste

 

Se accetterò di viverli accanto a te, tu vivrai nell’attesa della fine, costringerò te a vivere fuggendo,

E non lo meriti. Tu resterai sola. 

 

 “Fin da quando eravamo bambini…Mikasa…” – sospeso e studiato – “Io ti ho sempre odiata”.

 

Odiami!

Perché solo odiandomi, quando mi separerò da mio fratello e resterò solo, sarai capace di mettere fine alla mia vita, così che il potere del Fondatore non cadrà nelle mani di nessuno e morirà con me.

 

La lama trafisse la carne, seppure Mikasa restava viva.

 

“Eren!” – impossibile lasciarlo indenne, Armin tolse le mani dal tavolo, scavalcandolo – “Perché fai questo a Mikasa!?” – gridato assieme al pugno verso la faccia dell’altro.

 

Come sempre…

Com’era sempre stato…

Contro chiunque avesse provato a fargli del male…

 

Mikasa fulminea afferrò Armin, un braccio bloccato e ritorto dietro la schiena, schiacciandolo contro il tavolo, che il pugno sferzato implose, il corpo del giovane immobilizzato…

 

Nello stesso istante…

 

La eco delle parole di Eren…

Come aveva appena detto Eren…

 

Armin e Mikasa…

L’antica amicizia divorata e fatta a pezzi dall’istinto di proteggere il miglior amico di sempre…

 

Nemmeno l’aveva pensato, che quello era Armin…

Che lui la chiamò, piano, e Mikasa comprese, riavendosi dal vuoto dettato dall’istinto assoluto di fermare chiunque avesse voluto far del male a Eren Jaeger.

 

Nessuno dei due aveva più le mani sul tavolo.

Era sufficiente…

 

Armin avrebbe ricordato quando fosse stato il tempo.

Mikasa no, non avrebbe rammentato nulla, perché nessuna forza sarebbe stata in grado di corromperla.

 

Tutto si sarebbe ridotto a metterla contro se essa, la guerra era sempre stata fuori dal loro cuore, anche se ne erano stati immersi, fin a respirare sangue ogni notte, ma ora, piano piano, quella stessa guerra sarebbe entrata nelle viscere della coscienza, come un veleno capace di annientare il bene, l’affetto, la dedizione…

 

Finché mi proteggerai in questo modo, non sarai mai capace di porre fine alla mia vita…

 

Odiami!

Il mio potere sempre perseguito e rincorso da chiunque vorrà impadronirsene…

Il mio immenso potere non è mai servito a nulla.

 

Un potere così immenso nelle mani di un idiota!

Ecco cosa sono!

 

Ma io sono libero e sarò libero fino alla fine dei miei giorni.

E siccome non posso scegliere come vivere, sceglierò come morire – per nessuno di noi la morte è mai stata un problema – e come usare il mio potere per porre fine al mio stesso potere.

E allora sarai tu a liberarmi da questo potere e a liberare Ymir dal suo stesso amore, che l’ha resa schiava per duemila anni.

 

“Mikasa!?” – balbettò Armin, che l’altra lasciò il braccio sconvolta…

 

“Tutta la tua vita è stata dettata dagli istinti del sangue Ackerman” - proseguì freddo Eren – “ Come in questo caso”.

 

Mikasa si ritrasse - “Non è vero!” – balbettò incredula…

 

“E’ solo ciò che sei…questa è la verità…”.

 

Armin non poteva accettarlo…

Mikasa aveva rischiato la vita così tante volte…

 

Il ginocchio sul tavolo…

Il pugno caricato…

Nessun istinto…

 

Il pugno andò a segno, in pieno volto, Eren finì a terra…

 

Si ritrovarono in piedi entrambi…

Non c’era storia, era sempre stato così…

 

Eren era bravo a fare a pugni, meno di Mikasa, ma più di Armin, che l’amico lo aveva sempre difeso, il moccioso biondo, da tutti quelli che volevano fargli la pelle…

 

Ma ora era tutto diverso.

Eren non sarebbe stato a prenderle…

 

I colpi schivati…

Armin colpì a vuoto…

 

I pugni a segno…

Eren lo colpì in pieno viso, se lo riprese addosso prima che l’altro cadesse, per colpirlo ancora e ancora…

 

“Ehi Armin…io e te non abbiamo mai litigato prima…”.

 

Un altro pugno schivato…

 

“Lo sai il perché?” – il pugno sferrato a segno sulla faccia dell’amico che ripiombò all’indietro, rimettendosi in guardia, solo per prendere altre due sberle, una di seguito all’altra e poi ancora e ancora, senza pietà, che Mikasa balbettava di smetterla, l’istinto non le consentiva di opporsi a Eren – “Il motivo è che…ti avrei massacrato di botte!”.

 

Una ginocchiata allo stomaco…

Il colpo finale…

Armin cadde sfinito…

 

Perdonami…

Spero lo farai quando sarà il tempo di ricordare…

Fino ad allora, posso solo ammettere d’essermi fatto prendere la mano…

 

“Adesso basta…” – implorò Mikasa…

 

“Come ho detto all’inizio, non è affatto necessario combattere tra noi” – sibilò Eren schifato – “A patto che mi diciate dov’è Zeke. Quindi fate i bravi e seguiteci”.

 

Un ultimo respiro di rabbia…

 

Armin si alzò, aiutato da Mikasa – “Alla fine…cos’è che volevi dire con il tuo discorso? La libertà che tanto desideri è quella di ferire Mikasa? Chi tra voi due è lo schiavo che obbedisce a un pezzo di merda?”.

 

“Chi sarebbe lo schiavo?” – che si risvegliava l’istinto della libertà e persino Eren stesso faticava a restare nei panni dell’uomo che si fingeva libero ma che non lo era, perché al futuro non si può ancora disobbedire e al passato non si può più rimediare.

 

“Dai andiamo!”.

“E dove?”.

 

Da dov’è che ha avuto inizio ogni cosa?

Da lì?

 

No, in fondo non ha importanza.

E’ successo tutto perché l’ho voluto io. 

Ogni cosa ha inizio a partire da ora.

 

Io voglio distruggere il mondo…e tutti i nostri nemici. Li cancellerò dalla terra…li eliminerò tutti…dal primo all’ultimo!

 

Il solo modo per spezzare questa catena di vendetta che si ripete all’infinito è cancellare ogni civiltà e con esse la storia e le culture basate sul rancore.

 

Vogliono che genitori e figli continuino a divorarsi, ma io non lo permetterò… 

 

Anche dopo che sarò morto, loro continueranno a vivere e potranno avere un futuro…

Voglio che vivano…

 

Io voglio…voglio che vivano…e che siano felici…

 

“Dove tutto è cominciato! A Shiganshina”.

 

Un ultimo pensiero scorse nella mente di Eren Jaeger…

Una sorta di muta preghiera, riposta nel ricordo mai vissuto nella mente di Mikasa…

 

Puoi promettermi un’altra cosa?

Quando morirò, butta via questa sciarpa.

 

Tu vivrai, ancora molto a lungo.

Dimentica tutto di me e sìì libera.

 

Ti prego Mikasa…

Dimenticami!

 

E le udì, appena sussurrate, le parole di Mikasa, nell’istante in cui l’avrebbe vista per l’ultima volta…

 

Scusami…

Non posso…

 

 

 

 

 

 

     


                     





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