FanFiction Lady Oscar | La Stella e la Rosa di elenabastet | FanFiction Zone

 

  La Stella e la Rosa

         

 

  

  

  

  

La Stella e la Rosa ●●●●● (Letta 118 volte)

di elenabastet 

4 capitoli (in corso) - 1 commento - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaLady Oscar

Genere:

Avventura - Angst - Storico - Romantico - Drammatico

Annotazioni:

Crossover

Protagonisti:

Oscar - Andre' - Simone

Coppie:

Oscar/Andre' (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Capitolo 2 

 


  

Capitolo
2



In
pochi giorni, Danton aveva aggiunto successo e divertimento allo
spettacolo di Simone e della sua famiglia. Era un eccellente acrobata
e giocoliere, senza contare la sua abilità a raccontare storie
appassionanti ed esilaranti, ispirandosi alla Commedia dell’Arte
italiana, conosciuta anche in Francia.



In
certi momenti, Phoebus pensava che forse quella loro visibilità era
troppo imprudente, non aveva dimenticato i pericoli che aveva corso
Simone da bambina appena nata. Ma in fondo erano passati tanti anni,
problemi non ce ne erano più stati e tutto sembrava filare per il
meglio.



Quel
tardo pomeriggio, Phoebus si allontanò dal teatrino dove Danton
faceva sbellicare dal ridere il pubblico e Simone appassionava con la
storia delle magie della maga Alcina ai danni dei paladini di Carlo
Magno: voleva fare una sorpresa a tutti, comprare qualcosa di buono
da mangiare poi tutti insieme, con i buoni guadagni di quel giorno.



Aveva
adocchiato la bancarella di un siciliano, ogni tanto arrivava
qualcuno di loro a Parigi, e Danton gli aveva magnificato i dolci che
facevano in quell’isola lontana, verso l’Africa.
Prova
le cassate e la pasta di mandorla!



Phoebus
entrò nella sua casa con in mano un cartoccio con un po’ di quelle
prelibatezze, certo, erano care, ma ne valeva senz’altro la pena.



Buon
uomo, ci vediamo di nuovo!
È
molto tempo che vi sto cercando.



Dentro
il portone, c’era quel nobile, quello presente quando lui e Lola
avevano trovato Simone. Era invecchiato, era sempre molto distinto
come aspetto, ma Phoebus non si fidava del tutto delle sue
intenzioni.



Cosa
volete da noi? Simone è nostra figlia, la amiamo, sta bene con
noi...”



Non
vi ringrazierò mai abbastanza
per
esservi presi

cura di lei. Ma Simone è di nobili natali, ed è giusto che prenda
il suo posto nella società, dove potrà essere protetta e conoscere
la sua famiglia.”



Siamo
noi la sua famiglia!
Ditemi
la verità, è vostra figlia?”



No.
Non ho più avuto altre donne dopo la morte della mia amata moglie,
vent’anni fa, poco dopo la nascita del mio unico figliolo, Robert.
Io sono il conte Philippe de Vaudreil,
per
servirvi
.
Purtroppo, i genitori di Simone sono morti da tempo.”



Mi
spiace per loro. Mia moglie ed io invece siamo vivi, Simone vive con
noi e lo farà finché non deciderà altrimenti per la sua vita.”
Phoebus aveva notato
come
Armand Mirand
guardava
sua figlia
,
gli piaceva quel giovanotto, anche se forse era un po’ troppo
idealista e con la testa tra le nuvole.



Se
i suoi genitori non ci sono più, non vedo proprio dove possa andare
se non qui con noi. Simone ama la sua vita!”, aggiunse Phoebus.



Ma
Simone appartiene ad un’antica famiglia nobile, sua sorella vive
alla reggia di Versailles e io ho promesso a suo padre e sua madre
che
un
giorno le avrei restituito il suo rango
.
Mi spiace non essere venuto prima”, disse Philippe, che capiva i
sentimenti di quell’uomo e di sua moglie.



Non
ci porterete via la nostra Simone!”, disse Phoebus.



Io
vorrei solo parlarle e farle la mia proposta”, rispose Philippe.



Che
sarebbe?”



Offrirei
a tutti voi una sistemazione in una casa diversa, o nel Marais o a
Versailles.”



Qui
stiamo benone, è il cuore di Parigi!”



Poi,
le proporrei di venire a palazzo da me per seguire delle lezioni.
Sarebbe una sorta di mia pupilla e voi potreste
continuare
a vederla
.”



Phoebus
rimase in silenzio: non era poi una cosa così sbagliata, ma come
avrebbe reagito Simone? Lui e Lola non volevano perderla,
per
loro era ormai una figlia.



Vorrei
poter conoscere vostra figlia, finalmente, e parlarle. Voi potrete
ovviamente assistere al nostro incontro, ma non vorrei dover
aspettare troppo e dover usare i miei diritti di nobile per ottenerlo
e
per potermi occupare di lei
.”



Phoebus
sapeva a cosa de Vaudreil si riferiva. A lui e a Lola erano sempre e
solo interessati la musica, l’arte, la libertà, la recitazione e
far sognare e divertire il loro pubblico, ma capivano che situazione
c’era in Francia. Spesso sentiva i discorsi di Armand e, anche se
non condivideva, il suo fervore aveva ragione.



Papà?”



Simone
era scesa di sotto dall’alloggio, aveva notato suo padre che stava
tornando a casa ma non l’aveva visto salire.



Phoebus
la guardò per un attimo in maniera molto triste: ma forse
quell’incontro era inevitabile ed era giusto che avvenisse.



Chi
è questo signore?”, chiese Simone.



Philippe
de Vaudreil la guardò attentamente: era come rivedere lei viva, per
certi versi era ancora più bella. E c’era anche una vaga aria di
somiglianza con la sua illustre sorella, ma questo era prematuro,
Simone l’avrebbe saputo poi.



Sono
il conte Philippe de Vaudreiel, per servirvi, e sono un vostro
ammiratore, madamigella Simone!”, disse l’uomo, “ho avuto modo,
con mio figlio Robert, che è nelle Guardie di Versailles, di
assistere al vostro spettacolo e di notare i vostri modi e la vostra
bravura. Vorrei farvi una proposta, con il permesso di vostro
padre...”



Simone
si girò a guardare verso Phoebus e vide che era triste. Un paio
d’anni prima, a Digione, erano stati avvicinati da un nobile, molto
più giovane di questo che aveva di fronte, che lì per lì sembrava
che volesse proporle delle lezioni di canto lirico. In realtà, le
sue intenzioni erano davvero depravate e ignobili, per fortuna era
intervenuto suo fratello maggiore, che l’aveva portato via,
dicendogli
non
sono queste le ragazze che fanno per te
.
Forse era stato solo perché non succedesse uno scandalo, ma era
stato davvero brutto.



Simone
guardò in maniera non certo cordiale il conte de Vaudreil che le
rispose:



Oh
madamigella, io non sono quel tipo di uomo, sono fedele alla memoria
della mia amata moglie Marie Amelie, madre di mio figlio Robert. No,
vorrei poter aiutare voi e la vostra famiglia, dandovi una casa più
grande e dando a voi la possibilità di studiare e affinare il vostro
talento...”



E
davvero non lo fareste per niente in cambio?”, disse Simone in
maniera decisamente scocciata.



Simone!”,
disse suo padre, un po’ indignato. Capiva i sentimenti della
figlia, ma non era il caso di inimicarsi il nobile.



Il
conte de Vaudreil esitò per un attimo e poi disse:



Mia
moglie amava l’arte in tutte le sue forme, è morta troppo giovane,
ma mi ha fatto promettere che avrei aiutato le giovani che si
dedicavano a questo.”



E
vostro figlio non c’entra in tutto questo?”, chiese Simone, che
ricordava il comportamento dei giovani nobili.



Philippe
de Vaudreil sorrise leggermente, Robert era così lontano dagli
interessi libertini di tanti, troppi aristocratici. Si dedicava alla
carriera militare agli ordini di madamigella Oscar François de
Jarjayes e per il resto faceva una vita totalmente sobria. Ma in
fondo, non poteva dire di conoscere davvero suo figlio, ma non era
certo il tipo da fare cose riprovevoli.



No,
mio figlio è un bravo ragazzo e non farebbe mai cose libertine”,
disse il conte e aggiunse, “vi chiedo, madamigella Simone, di
accettare la mia proposta insieme alla vostra famiglia. Quanto prima,
vi presenterò a corte a Sua Maestà la Regina, che ama tantissimo la
musica e il teatro.”



Simone
storse il naso, ricordando cosa le diceva Armand su Maria Antonietta,
donna frivola e spendacciona, innamorata di quel conte svedese che
era partito per le Americhe.



Spero
che andremo d’accordo, madamigella”, aggiunse il conte,
voltandosi e andandonsene.



Simone
si girò verso suo padre, che scosse la testa:



La
proposta del conte è generosa, dobbiamo accettarla.”



Ma
perché? Cosa c’entra con noi?”



Phoebus
provò a mettere a frutto la sua fantasia:



Sua
moglie assistette ad una rappresentazione nostra quando era già
malata e ne fu felice. Da allora, giurò che voleva aiutarci e ci
fece cercare e ora ci ha trovati...”



La
storia di suo padre era ancora più assurda di quella del conte e
Simone scosse la testa. Quella bella serata a base di prelibatezze
siciliane rischiava di venir rovinata da questa follia. Doveva
parlarne con Armand.








Henri
Sebastien de Germaine sbuffò: da quando il duca d’Orléans gli
aveva girato la schiena, perché accoglieva nel suo palazzo quegli
esaltati illuministi e non gli faceva buon gioco frequentare un
nobile ligio al prestigio come lui, tutto gli stava andando male. Era
tutta colpa di quella maledetta Oscar, che era ancora al comando
della Guardia di Palazzo, era stato il duello con lei a far
precipitare tutto. Non capiva come mai non era riuscito ad
ammazzarla. Boh, lei non c’era e aveva proprio voglia di divertirsi
come quella volta.



Nell’angolo
di quella via notò quella giovane madre con il bambino al seno, non
chiedeva nemmeno l’elemosina, ma gli dava fastidio. Da quanto non
si divertiva un po’… era una preda perfetta, voleva toglierla di
mezzo...



Prese
la pistola e mirò…



Di
colpo, una frusta venuta dall’alto gliela strappò di mano e la
fece cadere, dove detonò colpendolo ad un piede. La madre e il
bambino, che stavano solo cercando di riposare, si riscossero e
scapparono.



Germaine
si girò indignato e la frusta gli arrivò in volto.



Come
osi? Chi sei?”, urlò.



Una
figura tutta vestita di scuro gli si parò di fronte.



Io
sono il Tulipano nero e voi siete un vigliacco, da ben prima che
uccideste il piccolo Pierre. Non avete imparato la prima lezione che
vi ha dato Oscar François de Jarjayes, ora ne avrete un’altra da
me!”



Il
misterioso assalitore si lanciò addosso al duca con la spada: con la
pistola Germaine era ancora molto in gamba, anche se aveva perso
colpi dopo il ferimento alla mano in duello, con la spada invece no e
fu presto sopraffatto.



Il
Tulipano nero lo colpì con la spada di piatto sulle braccia e sulle
gambe e lo sfregiò sul ventre, prima di fargli un lavoro analogo sul
volto.



Così
tutti vedranno che uomo siete...”, disse, allontanandosi.



Germaine
restò in mezzo al fango del vicolo, sporco di sangue e di altro che
gli era sfuggito per la paura, urlando finché non lo trovò il suo
valletto.



Maledetto
Tulipano nero, me la pagherai!”



Il
Tulipano nero galoppò verso casa sua sul suo destriero color della
notte. Era bello sentirsi un giustiziere. Ora però era quasi l’alba,
meglio dormire, lo attendeva una giornata pesante, dove quello che
era successo non doveva entrare.











 

     


                     





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