FanFiction Lady Oscar | La leonessa di Francia di Agrifoglio | FanFiction Zone

 

  La leonessa di Francia

         

 

  

  

  

  

La leonessa di Francia ●●●●● (Letta 5967 volte)

di Agrifoglio 

53 capitoli (in corso) - 78 commenti - 1 seguace - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaLady Oscar

Genere:

Avventura - Storico - Epico - Azione

Annotazioni:

What If

Protagonisti:

Oscar François de Jarjayes - Andre' Grandier - Tutti

Coppie:

Oscar François de Jarjayes/Andre' Grandier (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Quattro anni dopo 

 


  


Terza Parte
 
Quattro anni dopo
 
Londra, St. James’s Palace, marzo 1798
 
Seduto davanti alla scrivania del suo studio, Re Giorgio III di Gran Bretagna e di Irlanda scrutava con aria severa e rabbuiata il Conte di Canterbury che aveva convocato alla sua presenza. Il Conte stava in piedi davanti al Sovrano e rispondeva allo sguardo accigliato di lui col suo, limpido e sincero.
Dopo la crisi mentale che, dieci anni prima, lo aveva colpito e che gli studiosi, due secoli dopo, avrebbero attribuito alla porfiria, il Monarca si era ripreso ed era al culmine della sua popolarità. Erano ancora lontani i tempi in cui le condizioni di lui sarebbero nuovamente e definitivamente precipitate, al punto da rendere inevitabile la Reggenza del Principe di Galles.
– Le accuse che Vi sono state mosse sono molto gravi, Conte di Canterbury – disse il Re con voce grave che tradiva dolore e delusione.
– Sono accuse false, Maestà – rispose accoratamente il Conte di Canterbury mentre contraeva le mani.
– Il tempo lo chiarirà – concluse seccamente Giorgio III.
– Se solo conoscessi i nomi dei miei accusatori….
– La questione è irrilevante, Conte.
– Le missive che mi avete mostrato sono false! La mia grafia è stata abilmente riprodotta e ciò dimostra che i miei nemici, chiunque essi siano, si sono avvalsi dell’opera di un falsario…. Maestà, Vi prego, non dichiarate guerra alla Francia! Le lettere attribuite alla Regina Maria Antonietta e al Vescovo de Talleyrand Périgord sono false come quelle che si vuole far passare per mie!
– E’ troppo tardi, Conte di Canterbury. La guerra alla Francia è stata dichiarata un’ora or sono. Quanto a Voi, resterete confinato nelle Vostre terre finché la Vostra posizione non sarà stata chiarita. Potete andare.
Il Conte di Canterbury si inchinò rispettosamente e si ritirò.
Pochi istanti dopo, da un’altra porta, entrarono nella stanza la Regina Carlotta e il Principe di Galles che si sedettero davanti alla scrivania del Re.
– Il Conte di Canterbury si è rivelato una grande delusione – esordì, con voce aspra, il Principe di Galles – Avreste dovuto impedirgli non soltanto di allontanarsi dalle sue terre, ma anche di ricevere e di inviare missive e di ospitare chicchessia nel suo palazzo, Maestà! 
– Privandomi, così, della possibilità di controllarlo – rispose il Re – Da che mondo è mondo, esistono degli ottimi metodi per rimuovere e apporre nuovamente i sigilli di ceralacca a una missiva e alcuni dei servitori del Conte sono al soldo della Corona.
– Trovo assolutamente incredibile che la Regina Maria Antonietta abbia tramato col Vescovo de Talleyrand Périgord per invadere l’Inghilterra! – esclamò la Regina Carlotta con aria indignata – Intrattengo una fitta corrispondenza con lei da moltissimi anni, durante i quali siamo diventate ottime amiche. Un comportamento così doppio e vile non è da lei!
– In politica, nulla è mai abbastanza doppio e vile, Signora – rispose Giorgio III alla consorte.
– Aggiungo – insistette la Regina – che il trattamento che avete riservato al Conte di Canterbury è vergognoso! E’ sempre stato un ottimo amico Vostro e del Principe di Galles e, ora, lo mettete agli arresti domiciliari come un criminale! Dovreste, invece, far rinchiudere chi ha accusato lui e la Regina Maria Antonietta!
– Non affliggeteVi, mia cara – le rispose il Re, con voce affettuosa e notevolmente addolcita – Di fronte a simili accuse, non potevo fare diversamente. La posizione del Conte di Canterbury sarà chiarita nel tempo, con l’emergere di nuove prove, se ce ne saranno. Quanto alla Regina Maria Antonietta, le intenzioni bellicose di lei sono state confermate venti giorni or sono, quando alcune pattuglie della Royal Navy hanno avvistato delle navi militari francesi al largo delle nostre coste. Adesso, ritirateVi entrambi, perché devo ricevere i miei Ministri.
La Regina e il Principe di Galles lasciarono la stanza del Re. Lei era incredula, addolorata e fermamente fiduciosa in Maria Antonietta mentre l’erede al trono era adirato con l’uomo che già considerava un ex amico.
 
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Venezia, marzo 1798
 
Il Duca d’Orléans e il Conte di Compiègne conversavano nell’ampio ed elegante salone che faceva parte delle lussuose stanze di un palazzo patrizio dove il secondo abitava. L’edificio, che era affacciato sul Canal Grande, sorgeva a pochi passi da Piazza San Marco e, dalle finestre delle sale di rappresentanza, che proiettavano sul pavimento di marmo una soffusa luce ormai primaverile, si scorgevano il Palazzo Ducale e la Basilica.
– Vi siete sistemato molto bene, Conte di Compiègne, Vi vedo rifiorito. SpostarVi in gondola, a quanto pare, Vi si addice – affermò il Duca d’Orléans, facendo scorrere lo sguardo fra gli arredi e le sete che impreziosivano l’appartamento veneziano dell’alleato.
– Risiedo in una dimora signorile molto vicina al Caffè Florian e molto lontana da mia moglie. Cosa potrei desiderare di più? – rispose, visibilmente soddisfatto, il Conte di Compiègne mentre sorseggiava dell’ottimo vino rosso.
– Finanziare la Vostra latitanza dorata è stato un buon affare, Conte, visti i risultati da Voi ottenuti! Re Giorgio ha dichiarato guerra alla Francia! Io stesso non avrei saputo fare di meglio! Con un avversario potente come l’Inghilterra, la Francia sarà sconfitta, il regno di Luigi XVII rovesciato e, grazie ai miei buoni rapporti col Re inglese, il trono di San Luigi passerà a me! – esclamò il Duca d’Orléans, facendo roteare il vino all’interno dell’ampio bicchiere di cristallo.
– E’ stato molto facile, Duca d’Orléans! E’ bastato fare avere al falsario Gabriel Leclerc, emigrato a Ginevra, alcuni esemplari delle missive sottratte dall’armadio nascosto nel cabinet doré. Leclerc ci ha messo davvero poco a imitare la calligrafia della Regina Maria Antonietta e del Vescovo Talleyrand! A quel punto, ho portato le false lettere a Re Giorgio, presentandomi come un perseguitato politico, calunniato da Oscar François de Jarjayes.
– In questo modo, Re Giorgio è caduto nel tranello, pensando che la Regina e il Vescovo stessero pianificando l’invasione dell’Inghilterra – disse, ghignando, il Duca d’Orléans – Io stesso ho preparato la strada alle Vostre azioni, intensificando i miei viaggi a Londra e instillando nella mente di Re Giorgio il sospetto che il soggiorno londinese, di quattro anni or sono, del Vescovo de Talleyrand non fosse motivato dalla necessità di sottrarsi alla furia giacobina, ma dal desiderio di raccogliere puntuali informazioni per meglio preparare l’invasione.
– Avete posto in essere un capolavoro di diplomazia, Vostra Altezza! – lo blandì il Conte di Compiègne – ma, se permettete, un colpo da maestro l’ho messo a segno anch’io, consegnando al falsario una lettera del Conte di Canterbury che avevo sottratto dall’ufficio del Comandante de Jarjayes. Esibendo alcune missive contraffatte, è stato facile far passare il Conte di Canterbury come una spia al soldo della Regina e del Vescovo. Questa mossa ha destabilizzato emotivamente il Re e il Principe di Galles, amici di vecchia data del Conte di Canterbury. I due, sentendosi traditi in un modo più che vile, sono caduti molto facilmente nel tranello!
– E, così, Vi siete anche vendicato del marito della donna che, alcuni anni fa, ebbe l’ardire di usarVi violenza nelle campagne innevate di Versailles! – lo canzonò, ridendo di gusto, il Duca d’Orléans, chiaramente riferendosi al tentativo di violenza ai danni di Mademoiselle de Saint Quentin e all’odio che il Conte di Compiègne provava per l’uomo che l’aveva sposata, portandosela via.
– La Contessa di Canterbury ha unito le sue sorti all’uomo sbagliato – mormorò, con un filo di voce, il Conte di Compiègne, avvampando violentemente e sentendosi quasi schiaffeggiato dall’ironia dell’interlocutore che gli aveva ricordato sia la bestialità del comportamento da lui tenuto verso Mademoiselle de Saint Quentin sia la sconfitta bruciante che aveva subito quando la Marchesina gli aveva preferito un altro uomo, sposandolo e offrendogli ciò che a lui aveva negato.
 
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Versailles, Palazzo Jarjayes, marzo 1798
 
– Rimonta immediatamente su quel cavallo, Antigone, è un ordine! – ingiunse Oscar, con sguardo tagliente e voce imperiosa.
– Riproverò questo pomeriggio, Madre, ora voglio terminare le letture assegnate dal precettore – rispose la bambina, dissimulando spavalderia e decisione, ma ancora visibilmente spaventata dalla caduta di pochi istanti prima.
– Ti ho detto di rimontare subito in groppa! Fallo adesso e non questo pomeriggio! – insistette Oscar, con l’atteggiamento duro e intransigente che riservava ai più riottosi fra i suoi soldati.
– Antigone, riprendi fiato e sali in groppa! E’ più facile di quello che pensi! – la incoraggiò Honoré, desideroso di uscire dall’impasse e di evitare problemi maggiori.
– Madamigella Antigone, fate ciò che Vi consiglia Vostro fratello! Le paure vanno affrontate prima che diventino più grandi di noi! – la esortò Bernadette, piccola, ma già molto saggia.
– Bernadette ha più giudizio di te, Antigone! Sali immediatamente in groppa a quel cavallo o resterai chiusa nelle tue stanze per un mese! – sbottò Oscar, al culmine dell’impazienza.
– Oh! Madame Oscar! Non siate così severa con Vostra figlia! – la supplicò Rosalie, con le mani giunte e gli occhi costernati – E’ ancora una bambina! Oh! Oh! Oh!
– Rosalie, non intrometteteVi – la ammonì il Generale – Non è nello stile di noi Jarjayes voltare le spalle al pericolo e darci alla fuga! Le paure vanno affrontate per tempo! Se non riesce a stare in sella a un cavallo da addestramento, può dire addio all’equitazione!
– Rosalie, fa’ come dice mio padre! – le ingiunse Oscar, per nulla ammorbidita dalle suppliche della governante – Antigone è una bambina testarda e indomabile e, se non irreggimentata, diventerà capricciosa, viziata e vile! Porta dentro Honoré e Bernadette e lascia fare a noi!
Rosalie obbedì mentre Oscar continuava a spronare duramente la figlia sotto gli occhi del padre.
Allontanatisi i componenti più indulgenti della famiglia, Antigone rimase sola con la madre e il nonno, due Jarjayes duri come il diamante e, sentendosi incalzata e messa con le spalle al muro, strinse i pugni, indurì gli occhi e mise il piede nella staffa. Issatasi in groppa, strinse le redini con tutte le energie che aveva e, con la forza della disperazione, resistette sul dorso dell’animale con stoicismo misto a dispetto.
– Va bene, per oggi può andare – disse, dopo alcuni minuti, Oscar – Sei troppo rigida, non fletti bene la schiena e le gambe e maneggi le redini in modo sbagliato. Se sei inesperta e atterrita, il cavallo lo avverte e prende il sopravvento. Torna a casa a terminare le letture del precettore.
Antigone rientrò di corsa a palazzo e raggiunse l’atrio dove erano radunati Rosalie, Honoré e Bernadette.
– Mia madre è cattiva e mi tratta male! Quando mio padre sarà di ritorno, gli dirò tutto, lui sì che mi capisce! – sibilò la bambina con i pugni stretti e gli occhi azzurri adirati e dardeggianti.
– Madamigella Antigone, non dite così! – la supplicò Rosalie con voce lamentosa – Vostra madre lo fa per il Vostro bene!
– Io la odio e vorrei che morisse! – ringhiò Antigone.
Non aveva ancora finito di parlare che fu raggiunta da uno schiaffo del Generale che la colse in pieno viso e la fece rotolare a terra, sotto gli occhi basiti di Rosalie, Bernadette e Honoré, mai troppo avvezzi alle esplosioni di collera dell’anziano militare.
– Le tue parole sono abominevoli, rialzati e fila via! – tuonò il Generale – Resterai confinata nella tua stanza e per te, oggi, niente pranzo e niente cena!
Antigone si rialzò, massaggiandosi la guancia arrossata e imboccando le scale, con la cresta visibilmente abbassata.
Oscar aveva assistito all’intera scena dalla soglia ed era rimasta impassibile come una statua di marmo. Un valletto la raggiunse, inchinandosi e porgendole, su un piattino d’argento, una missiva. Oscar la afferrò con gesto rapido e, senza dire una parola, ruppe il sigillo di ceralacca che ne fermava i lembi e la aprì.
 
A Sua Eccellenza il Luogotenente Generale Oscar François de Jarjayes Comandante Supremo delle Guardie Reali
 
Londra, 10 marzo 1798
 
Eccellentissima Cugina,
appena congedato da Sua Maestà il Re e in procinto di fare ritorno alle mie terre di Canterbury, Vi invio la presente.
Mi duole informarVi che, un’ora prima che mi accingessi a scriverVi, Re Giorgio ha dichiarato guerra alla Francia. Non saprei dirVi con precisione come siano andate le cose. L’unica attuale certezza è che, in base a delle false missive, io sono stato accusato di intelligenza col nemico e, cioè, con la Francia e con Voi e sono stato relegato, fino a nuovo ordine, nelle mie terre. Esistono, poi, delle altre lettere contraffatte che dimostrerebbero l’intenzione della Regina Maria Antonietta e del Vescovo de Talleyrand Périgord di invadere l’Inghilterra.
Temo che, in quest’oscura vicenda, si allunghino le ombre del Duca d’Orléans e del Conte di Compiègne che, negli ultimi mesi, sono stati visti a corte di frequente. Io, invece, in questi anni, ho dedicato quasi tutto il mio tempo a mia moglie e ai miei figli, trascurando la frequentazione del Re e del Principe di Galles e questi sono i risultati.
Si dice anche che alcune pattuglie della Royal Navy abbiano avvistato delle navi della marina militare francese nelle nostre acque territoriali.
Mi rincresce non potere fare altro per Voi, ma, sia pure dalla mia scomoda posizione, resto un Vostro fedele amico e alleato.
Porgo a Voi e alla Vostra Famiglia i più rispettosi ossequi miei e dei miei congiunti.
 
Cedric Canterbury
 
– Madre, credete che mio padre tornerà dalle proprietà del nord in tempo per il mio genetliaco? – domandò Honoré, per rompere il silenzio imbarazzante che si era creato e perché André, obiettivamente, mancava a tutti.
– Honoré, Bernadette, andate nelle vostre stanze – ingiunse Oscar, ignorando la domanda del figlio.
Quando i bambini si furono allontanati, Oscar, stringendo il foglio di carta fra le mani, guardò il Generale, Rosalie e Madame de Jarjayes che, nel frattempo, li aveva raggiunti e mormorò:
– L’Inghilterra ha dichiarato guerra alla Francia.
 
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Una strada di campagna vicino Parigi, marzo 1798
 
Nella stessa mattina in cui era esploso il piccolo dramma familiare che aveva avuto come protagonisti Oscar, Antigone e il Generale, André cavalcava per una strada di campagna che, dal nord della Francia, lo avrebbe ricondotto a Versailles.
L’uomo aveva fatto un giro per le sue proprietà di Lille e per quelle dei de Jarjayes, site in Normandia e ad Arras, aveva verificato che tutto andasse bene, aveva posto rimedio a ciò che non funzionava e, adesso, col cuore colmo di gioia, stava tornando in famiglia, facendo il conto alla rovescia delle tese che lo separavano da casa.
Il sole risplendeva nei capelli neri di lui, fra i quali, ormai, si annidava qualche filo argenteo. Anche Oscar aveva alcuni capelli bianchi che, però, in quella chioma dorata, si notavano molto poco. I volti di entrambi erano, invece, del tutto privi di rughe e per nulla appesantiti dall’età, al pari dei corpi, agili e snelli come in gioventù.
In quei quattro anni, André aveva continuato la vita di prima, facendo da vice al Ministro di Giustizia che era succeduto a Robespierre e occupandosi dei figli e delle proprietà. Essere elevato alla dignità di Conte e avere vissuto per quasi un anno da solo, con nuovi compiti e responsabilità, aveva fatto di lui una persona caratterialmente autonoma, del tutto affrancata dal ruolo di pallida ombra. Pur amando moltissimo Oscar e i suoi figli, aveva iniziato, nel tempo libero, a coltivare degli interessi completamente suoi. Amava studiare tutto ciò che era antico, dai manoscritti, agli incunaboli, alle carte geografiche, alle monete, passatempo che, invece, lasciava Oscar indifferente. Su consiglio della moglie, aveva iniziato a strimpellare il violino, il clavicembalo, la spinetta e uno strumento da poco acquistato, il pianoforte, ma, a differenza di Oscar che preferiva Mozart, Bach, Vivaldi, Händel e, più in generale, i contemporanei, lui non disdegnava la musica cinquecentesca e seicentesca. A volte, gli capitava di uscire, anche senza Oscar, con Fersen, Girodel e con altri gentiluomini suoi amici e avrebbe frequentato volentieri anche Alain, se questi non si fosse trovato al fronte. L’ansia per l’amico lontano, quotidianamente esposto ai rigori della guerra e al pericolo di morte, era l’unica macchia in una vita altrimenti piacevolissima.
Fedeli alla promessa fatta ad Alain, Oscar e André, in quei quattro anni, avevano vigilato sulla sicurezza e sul benessere di Diane e di Madame de Soisson. Quest’ultima, grazie alle cure dei medici pagati dai suoi benefattori, era rifiorita mentre Diane aveva continuato a lavorare con Henri Beauregard e il loro fidanzamento andava a gonfie vele, tanto che le nozze erano, ormai, imminenti.
Quando fu arrivato quasi alle porte di Parigi, vide un calesse incagliato al centro di un ruscello poco profondo e una donna, sopra di esso, che, con le labbra strette e il naso arricciato, aspettava soccorso.
– Posso fare qualcosa per Voi, Madame? – le chiese André, sempre pronto ad aiutare chi era in difficoltà.
– Ve ne sarei grata, Monsieur – rispose lei, con una voce splendidamente modulata – Temo di essermi cacciata in una situazione da cui è difficile uscire – aggiunse, poi, col viso deliziosamente imbronciato.
André le si avvicinò e ne notò le fattezze. Aveva circa trentacinque anni e una figura snella ed elegante. La carnagione era lievemente ambrata e i capelli, castani e serici, incorniciavano un volto non propriamente bello, ma pur sempre molto grazioso dove spiccavano due occhi nocciola, un naso piccolo e dritto e una bocca ben formata. Il corpo flessuoso e aggraziato era abbigliato con notevole ricercatezza.
Quando ella lo vide avvicinarsi, gli sorrise e, nel fare ciò, strinse gli occhi e due graziose fossette comparvero nel bel volto ovale.
– Volevo tagliare la strada per fare prima – disse lei, con una bassa voce argentata mentre agitava le ciglia – Ma ho sbagliato i miei calcoli, sono finita in un punto troppo profondo e, ora, le ninfe del fiume si sono impadronite di me!
André le si avvicinò con sollecitudine e premura e, quando l’acqua fu arrivata quasi al torace del cavallo, raggiuse il calesse.
– Salite in sella al mio cavallo, Madame, così Vi condurrò alla riva – la esortò André con garbo e gentilezza.
– Oh, Monsieur, Ve ne sarò debitrice per tutta la vita!
La dama allungò verso di lui il braccio snello e guantato che André afferrò con delicatezza, aiutandola a passare dal calesse al cavallo. Facendo leva su un braccio di André e sulla sella dell’animale, la signora, con un saltello, passò agevolmente dall’altra parte e si trovò seduta all’amazzone davanti al suo soccorritore. Quando entrambi furono in groppa, André diresse il cavallo verso la riva e, una volta giunti a destinazione, smontò e aiutò la sua protetta a scendere.
Messo piede a terra, prima che le mani di lui si separassero da quelle di lei, la dama guardò André con occhi riconoscenti e civettuoli e, con voce allegra e delicata, scherzò:
– Ora, so che siete il mio salvatore oltre che un uomo forte e generoso. So praticamente tutto di Voi, tranne il Vostro nome!
– Oh, perdonate, Madame – rispose, imbarazzato, André – Rimedio subito! Sono il Conte André de Lille, per servirVi.
– Ho sentito molto parlare di Voi! La fama Vostra e della Vostra famiglia Vi precede! Io, invece, sono….
Mentre la signora stava facendo la sua presentazione, giunse di corsa una carrozza alla quale era affacciata una donna mulatta che urlò:
– Madame, sono venuta ad aiutarVi!
– Oh! La mia Euphémie è giunta a salvarmi! Circa mezz’ora fa, è passata di qui una contadina e io le lanciai una moneta, pregandola di andare a casa mia a informare i miei domestici. Temevo che si fosse dileguata con la moneta, abbandonandomi al mio destino e invece….
– Ne sono felice, Madame – le rispose, con impeccabile cortesia, André – Tutto è bene quel che finisce bene. Vi lascio alle premure della Vostra domestica e Vi porgo i miei ossequi.
Ciò detto, si accomiatò da lei accostando le dita al copricapo, rimontò a cavallo e riprese la strada verso casa.
 
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Versailles, Palazzo Jarjayes, marzo 1798
 
Era quasi mezzogiorno, quando un cavallo nero come l’ebano varcò i cancelli di Palazzo Jarjayes, imboccando la via delle scuderie.
– Mio padre è tornato! – urlò una voce infantile accanto alla grande fontana ovale di marmo.
Honoré non aveva ancora finito di esultare che già si precipitava incontro al padre, con le braccine protese e la risata argentina, seguito dal galoppare dei cani e dallo sguardo attento di Mademoiselle Saint Pierre, la sua governante.
I cani, partiti per ultimi, furono i primi a raggiungere André, imprimendogli delle zampate sulle gambe e sull’addome ed esibendosi intorno a lui con ululati e salti di ogni foggia.
– Padre, Padre, ce l’avete fatta a tornare in tempo per il mio genetliaco! – cinguettò il bambino.
– Una promessa è una promessa! – rispose André, abbracciando il figlio e scompigliandogli i riccioli neri con la mano – Dov’è tua sorella?
– In punizione.
– Tanto per cambiare!
– Tanto per cambiare….
– Avanti, entriamo in casa altrimenti non potrai vedere il regalo che ti ho portato – lo esortò André, sorridendo.
– Un regalo per i miei otto anni?
– No, un pensiero dal nord della Francia!
– Questo significa che, il ventuno marzo, avrò un altro regalo?
– Certamente!
– Oh, Padre, sono proprio contento!
Nel frattempo, Oscar, richiamata dall’esplosione delle urla e degli abbai, prima ancora che da Mademoiselle Saint Pierre, uscì da palazzo e andò incontro al marito, prendendolo sotto braccio. Genitori e figlio rientrarono a casa, con André al centro, stando tutti bene attenti a non inciampare nell’allegro saltellio dei cani.
Attirati dal frastuono, giunsero nell’atrio anche i genitori di Oscar, Rosalie e Bernadette.
– Madame la Comtesse, Generale, sono lieto di rivederVi! Rosalie, ti trovo bene! Bernadette, diventi sempre più grande e più bella!
Terminati i saluti, André tirò fuori dai bagagli alcuni doni: un giustacuore e un tricorno per Honoré e un fichu di pizzo e dei nastri di seta per Bernadette.
– Naturalmente, puoi andare a far visita a tua figlia, André – gli disse il Generale – ma il regalo glielo consegnerai domani.
– Non si può fare un’eccezione? – domandò la Contessa.
– Assolutamente, no. Quella bambina è ostinata e selvaggia. Se non la correggiamo per tempo, diventerà dispotica, maleducata e irrecuperabile – le rispose inflessibilmente il marito.
Oscar non disse una parola, ma, dallo sguardo e dalla gestualità, traspariva l’approvazione per la linea dura del padre che, poi, era la stessa con la quale era stata cresciuta anche lei.
André imboccò le scale, si diresse verso le stanze della figlia e bussò alla porta di lei.
– Avanti – rispose una vocina imbronciata.
– Posso entrare in quest’oscura segreta? – domandò André, con voce scherzosamente cavernosa.
– Padre! – esclamò Antigone, al settimo cielo dalla felicità, gettandosi nelle braccia di lui non appena egli ebbe varcato la soglia.
– Non vedo i topi e i ragni – celiò André – Ogni prigione che si rispetti dovrebbe averne almeno una decina!
– Li ho messi in fuga con la spada di mia madre! – rispose fiera e impettita la bambina.
– Ricordati di essere sempre rispettosa con lei e di onorarla, perché ti ha dato la vita mettendo in pericolo la sua – disse André, facendosi serio – Devi tenere a freno la lingua. Ricordati che le parole possono ferire come lame affilate. Devi essere più giudiziosa, Antigone, stai diventando una bambina grande ormai!
– Sì, Padre – rispose la fanciulla, arrossendo e guardandosi la punta delle scarpe.
– Naturalmente, siccome sei in punizione, il tuo regalo lo avrai domani e, naturalmente, sempre perché sei in punizione, non posso dirti che si tratta del mantello e degli stivali da neve che desideravi!
– Il mantello e gli stivali da neve! Ora sì che potrò bersagliare Honoré e Bernadette di palle di neve!!
– Antigone! – la ammonì il padre.
Le accarezzò una gota e i capelli ricciuti e si ritirò, perché, pur desiderando stare con lei e mitigarne l’afflizione, non voleva nullificare la punizione che, nel merito, condivideva. Pur essendo più malleabile, indulgente ed espansivo di Oscar e del Generale, era cresciuto con gli stessi rigidi principi e, nel fondo dell’anima, era molto severo.
Subito dopo l’incontro del padre con la figlia e prima del pranzo, Oscar e André si ragguagliarono su quanto accaduto nelle ultime settimane.
– Oltre a salvare dame a rischio di annegamento in ruscelli che a stento lambiscono il torace de tuo cavallo, cos’altro hai fatto? – lo punzecchiò la moglie.
– Nulla di importante, ho soltanto fatto il giro di tutte le proprietà del nord, che vuoi che sia? – le rispose il marito, proseguendo nel tono scherzoso di lei – Quando saremo tutti insieme, riferirò nei dettagli, ma posso anticiparti che va tutto bene. Le entrate delle mie terre, in particolare, sono in netta crescita. Sono rimaste abbandonate per decenni eppure, con le nuove tecniche che ho appreso studiando, adesso, rendono molto bene!
– Ne sono felice, André. Vorrei darti notizie altrettanto buone, ma, purtroppo, non è in mio potere farlo. Circa un’ora fa, ho ricevuto una lettera da mio cugino, recante una pessima informazione che, ben presto, diventerà di dominio pubblico: l’Inghilterra ci ha dichiarato guerra, aggiungendosi al numero già molto nutrito dei nostri nemici!
– Mi rincresce! Un altro nemico, oltre all’Austria, alla Prussia e al Regno di Sardegna, era l’ultima cosa di cui avevamo bisogno….
– Ma noi, per tradizione, non ci facciamo mai mancare alcunché…. All’inferiorità numerica si unisce quella tattica, perché quel contingente militare di cinquantamila uomini è stato in suolo francese per due anni e mezzo e, ora, gli austriaci sanno tutto di noi mentre noi, oltre ad avere meno informazioni sul nemico, siamo a corto di abili Generali. Lafayette è ambizioso e inaffidabile, Bouillé usa strategie antiquate mentre mio padre è un ottimo Generale, ma ha più di settant’anni. Occorrerebbe un soffio di aria nuova, qualcuno in grado di sorprendere, di sparigliare le carte, di folgorare il nemico con qualcosa di innovativo e di sconvolgente. All’orizzonte, però, tutto tace. Non vedo alcuno in grado di imprimere alla guerra una svolta decisiva.
Una cornacchia si mise a gracchiare dal ramo di un albero mentre un valletto li informava che il desinare era pronto.
 
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Reggia di Versailles, marzo 1798
 
– Il numero dei nostri nemici è aumentato e la guerra va di male in peggio. La situazione è proprio quella da Voi brillantemente ed efficacemente sintetizzata, Madame Oscar.
Maria Antonietta guardava il Comandante Supremo delle Guardie Reali con aria grave e pensierosa. Il tempo aveva disseminato le tracce del suo scorrere anche nel volto della Regina vedova, ma, malgrado i fili d’argento sparsi nella chioma d’oro e la perdita della vivacità giovanile, non l’aveva oltraggiata in modo eccessivo.
– Da quello che mi riferite – proseguì la Reggente – deve essere stata messa in atto un’attività spionistica di prim’ordine e mi dispiace che, ad andarci di mezzo, sia stato Vostro cugino.
– Il Conte di Canterbury è un uomo forte, Maestà e sono sicura che saprà superare a testa alta questa dura prova – rispose, con voce bassa e ferma, Oscar – ma una cosa, della missiva di mio cugino, mi risulta inspiegabile: perché le nostre navi militari sono state avvistate a largo delle coste inglesi?
– Circa un mese or sono, siamo stati informati che alcune imbarcazioni della Royal Navy si stavano avvicinando alle coste francesi. Temendo un attacco improvviso, di concerto col Ministro della Guerra, ho deciso di inviare alcune navi della nostra marina militare a controllare.
– E gli inglesi devono avere pensato la stessa cosa – disse Oscar, infastidita – Le spie hanno lavorato alacremente su entrambi i fronti….
Oscar aveva ragione. La Contessa madre di Compiègne era, infatti, ancora viva e in ottima salute e aveva aiutato il figlio a fare pervenire alla reggia i falsi dispacci che avevano suscitato il timore di Maria Antonietta.
 
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India del sud, Mysore, marzo 1798
 
Volto ovale, fronte spaziosa, naso arcuato e prominente, occhi scuri e intelligenti, sguardo profondo, tranquillo e indagatore, il ventinovenne Colonnello Arthur Wellesley scrutava, dalla fortezza di cui era il Comandante,  le ampie distese del sud dell’India. Una brezza di vento gli scompigliò i folti capelli scuri ed egli, con la mano destra, si ravviò d’istinto la chioma. Il monsone era ancora lontano e, in quelle latitudini, a marzo, c’era lo stesso caldo che attraversa l’Europa all’inizio dell’estate.
Un soldato semplice gli si avvicinò, porgendogli un dispaccio.
– Da parte del Governatore, Colonnello.
Chi sa cosa voleva Richard. L’anno prima, il fratello maggiore era diventato Governatore Generale dell’India e, presto, egli sarebbe diventato Comandante di Divisione.
Il Colonnello Arthur Wellesley ruppe il sigillo che teneva chiuso il dispaccio e ne lesse il contenuto.
– L’Inghilterra ha dichiarato guerra alla Francia…. Ciò vuol dire che, presto, saremo in guerra col Sultano di Mysore, fedele alleato dei francesi…. Non so come andrà a finire, ma da fare ce ne sarà parecchio….
Sospirò. Da fare ce n’era sempre molto per il terzo figlio di una famiglia della piccola nobiltà irlandese che aveva deciso di mettersi in luce. Egli, però, non voleva soltanto mettersi in luce. La gloria lo attirava ed era sicuramente un uomo ambizioso, ma di un’ambizione sana che lo spingeva a guardare lontano, sempre oltre i propri limiti e a non temere le ardue imprese e i rigori della vita militare. Voleva adempiere il suo dovere e servire fedelmente il suo Paese. Il Colonnello Arthur Wellesley era un uomo d’onore.
Sospirò di nuovo. Ci sarebbe stata la guerra nell’India del sud, ormai era chiaro. Avrebbe pianificato, comandato, combattuto, percorso in sella al suo destriero decine e decine di campi di battaglia, ma non nella sola India, di questo era certo. Tante battaglie lo attendevano, molto avrebbe sofferto e gioito, di molto avrebbe elevato la gloria della sua patria e il nome della sua famiglia. L’India era soltanto l’inizio.
 
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Parigi, Palazzo de Bourges, marzo 1798
 
– Un altro brindisi agli sposi!
L’aria di festa che si respirava a Palazzo de Bourges stava facendo dimenticare, anche se soltanto per alcune ore, la recente entrata in guerra dell’Inghilterra.
Dopo quattro anni di fidanzamento, Diane era finalmente sposa e Alain aveva chiesto e ottenuto una licenza per l’occasione. Madame de Soisson guardava orgogliosa i suoi due figli, una felicemente sposata e, per giunta, con un nobile e l’altro illeso e promosso.
Il fidanzamento si era protratto a lungo, perché Alain aveva insistito nel racimolare una buona dote per la sorella ed Henri Beauregard, malgrado avesse ereditato dallo zio il titolo di Signore di Bourges, alcune terre con annesso maniero e un piccolo palazzo parigino, era anch’egli a corto di soldi e aveva dovuto lavorare come Medico e come Ufficiale per alcuni anni al fine di guadagnare una somma sufficiente a offrire alla sua sposa una vita dignitosa. Sei mesi prima, la madre di Henri Beauregard, ostile a Diane e alle nozze, era morta e, con lei, era venuto meno l’ultimo ostacolo.
Alain aveva guadagnato sul campo i gradi di sottotenente e appariva maturato. Era molto più silenzioso e riflessivo di prima e, soprattutto, più disciplinato. L’esercito regolare lo aveva plasmato, facendo emergere quelle doti che, prima, possedeva allo stato grezzo. Era felice per sua sorella e partecipava all’allegria generale, ma mille pensieri lo tenevano impegnato. Soprattutto, faceva in modo di intrattenersi il meno possibile con sua zia Mahaut Colbert, perché, sebbene fosse stato apposto il segreto di Stato sulla morte del cugino Guillaume, non riusciva a sostenere lo sguardo della madre di lui. Diane se ne era accorta e, ignorando le motivazioni del fratello, aveva preso a punzecchiarlo:
– Ehi, Alain, fai tanto lo spavaldo e il superiore, ma, alla fine, temi anche tu il dolce carattere sella zia Mahaut Colbet!
– Diane, ehi, dico a te, Diane! Sarai anche la Signora di Bourges, ma non ti sai vestire! Il tuo velo pende da un lato, aggiustalo!
– Ci risiamo…. Sì, Signora Zia, provvedo subito!
Nonostante le critiche di Madame Colbert, Diane era uno splendore, con l’abito bianco di raso ricamato a mano e il velo bordato di pizzo, fermato sul capo da tralci di mughetto. A completare l’insieme, vi era un ricco bouquet di gigli, mughetti, margherite e fiori di zagara.
Fra gli invitati, figuravano i parenti degli sposi, i soldati della Guardia Metropolitana, alcuni colleghi di Henri Beauregard e qualche esponente della media borghesia e della piccola nobiltà. L’ambiente era disteso e genuino, formato perlopiù da onesti gentiluomini di grande affabilità e di poche pretese.
Gli invitati più illustri erano Oscar e André che, malgrado le maniere semplici e cordiali, erano visti da tutti come creature di un altro mondo, prossimi a quella Regina che loro mai avrebbero potuto avvicinare.
Per Oscar e André, fu motivo di grande gioia rivedere Alain, sano, salvo e promosso.
– Sono così felice di rivederti, Alain – disse André – Hai militato in Italia, vero?
– Sì e, per la precisione, in Lombardia e nel Veneto, nel corpo degli artiglieri.
Inevitabilmente, malgrado la gioiosità dell’evento, la conversazione virò presto verso la situazione attuale e Oscar espresse tutti i dubbi che l’attanagliavano.
– Comandante – le disse Alain, con occhi accesi da una luce sfolgorante – Io conosco un giovane Ufficiale che potrebbe mutare le sorti della guerra. E’ un uomo nuovo, un esponente della piccola nobiltà di provincia e, per questo, pur essendo già Brigadier Generale, non gli sono stati affidati incarichi di rilievo, ma dovreste proprio vederlo! E’ nato per comandare un’armata, ha la guerra nel sangue e la strategia nella testa! Ha due occhi che sembrano delle saette, intelligenti, indagatori, sempre in movimento che catturano e penetrano a fondo!!
Mentre ne parlava, era pervaso da un’esaltazione crescente, al punto che la stessa Oscar ne fu conquistata.
– Avreste dovuto vederlo nelle battaglie di Lodi, di Arcole, di Rivoli e di Mantova! Sembrava Alessandro Magno fuggito dal regno dei morti!
– E come si chiama questo giovane portento? – domandò Oscar, sinceramente interessata.
Alain la guardò entusiasmato e, con voce piena di fervore, rispose:
– Napoleone Bonaparte.






Inizia, con questo cinquantunesimo capitolo, dopo un salto temporale di quattro anni, la terza parte della storia, caratterizzata dall’entrata in guerra dell’Inghilterra, a causa delle trame del Duca d’Orléans e dei Compiègne. L’Inghilterra, in realtà, entrò in guerra molto prima del 1798 e, cioè, nel 1793, dopo l’esecuzione di Luigi XVI.
Ritroviamo i vecchi personaggi, inevitabilmente un po’ invecchiati, ma ancora in gran forma.  Fanno il loro ingresso personaggi nuovi, fra cui spiccano il Colonnello Arthur Wellesley e la bella dama salvata da André, ma chi è e che ruolo avrà? Su tutti, però, spicca un nome, quello che, pur pronunciato alla fine, fa tremare i polsi.
A seguito di alcuni approfondimenti, ho appreso che i gradi “Generale di Brigata” e “Generale di Divisione” risalgono alla rivoluzione francese mentre il grado di “Generale di Corpo d’Armata” risale alle guerre napoleoniche, per cui, all’espressione “Generale di Brigata”, ho sostituito “Brigadier Generale”; a “Generale di Divisione”, “Maggior Generale”; a “Generale di Corpo d’Armata”, “Luogotenente Generale”.
Il pezzo in cui Antigone dice di odiare la madre, che vorrebbe che morisse e che il padre, invece, la capisce è ispirato a una frase realmente pronunciata da Madame Royale nei confronti di Maria Antonietta.
Nella mia ricostruzione, non essendoci stato il terrore e non essendo stati decimati i ranghi della nobiltà, non si sono creati vuoti nell’esercito e Napoleone, pur essendosi messo in luce, ha fatto una carriera meno brillante. Ha militato nella Campagna d’Italia, ma come uno degli ufficiali e non come capo. All’epoca dei fatti, è, quindi, un giovane Generale ancora oscuro.
Come al solito, grazie a chi vorrà continuare la lettura e recensire!

 

     


                     





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