FanFiction Dragon Ball | Una giornata troppo caotica di Idiota91 | FanFiction Zone

 

  Una giornata troppo caotica

         

 

  

  

  

  

Una giornata troppo caotica   (Letta 178 volte)

di Idiota91 

1 capitolo (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaDragon Ball

Genere:

Tragedia - Azione

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Mirai C17 - Mirai C18

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo 1 

 


  

Mi chiamo Alex, ho 31 anni e lavoro in una grande farmacia del centro. Oggi è stato il mio giorno di riposo dal lavoro e ne ho approfittato per fare alcune commissioni. Mi sono recato a piedi in un negozio di articoli sportivi. Mi servivano delle nuove scarpe da palestra e un nuovo paio di guantoni.
Una volta arrivato, dal momento che il negozio non dista molto dalla farmacia dove lavoro, ne ho approfittato per andare a salutare i miei colleghi per poi proseguire per la mia strada.
Quando sono entrato nel negozio ero l´unico cliente e i commessi mi hanno subito servito in maniera cordiale e professionale. Ho comprato un paio di scarpe da ginnastica di una nota marca tedesca bianche con strisce verdi e un paio di guantoni, come mi ero prefissato.
Uscito dal negozio mi sono recato ad un bar lì vicino che frequento spesso. La titolare era li insieme ad altre due bariste. Una stava pulendo alcuni tavoli vuoti, l´altra lavava alcune tazze. Il bar non era vuoto, vi erano alcuni clienti che consumavano e parlavano tra di loro. La titolare mi ha salutato e preparato il cappuccino che le avevo chiesto. Abbiamo cominciato a chiacchierare del più e del meno. È una donna sui 40 anni ma ne dimostra massimo 25 o 30. Non è bellissima ma sicuramente è molto piacente. Ha un viso da stronza piuttosto rabbioso ma è invece molto simpatica e amichevole. Tutte le sue collaboratrici amano lavorare con lei. Si diverte spesso a prendermi in giro in maniera totalmente priva di cattiveria. Una volta, ad esempio, mentre stava preparando una spremuta fece finta di lanciarmi un´arancia in faccia. Un´altra volta, invece, dopo essere andato a prendere il caffè con un collega, ha finto di darmi un pugno in un occhio. Insomma, una sorta di bullismo bonario. Talvolta credo di avere un debole per lei. Peccato sia sposata e abbia due figlie.
Una volta pagato il cappuccino e salutata, sono uscito dal bar e non so perché, istintivamente, ho alzato gli occhi al cielo e, sul tetto di un altro edificio, mi è sembrato di scorgere due sagome umanoidi.
"Due statue." Ho pensato ma dopo pochi secondi già non c´erano più. Non ci ho badato più di tanto e stavo già recandomi in un altro negozio ma all´improvviso alle mie spalle, a distanza di diversi metri, è echeggiato un violento boato. Proveniva dal negozio di articoli sportivi dove mi ero recato poco prima. Una disperata folla di curiosi cominciava a raccogliersi. Non so con quale sangue freddo e con quale coraggio sono entrato nel negozio. L´esplosione aveva seriamente danneggiato l´ambiente diventato sporco e polveroso. I corpi dei commessi giacevano sul pavimento. Non sembravano presentare segni di ustioni ma erano coperti da vistosi lividi sul volto e tutti avevano l´osso del collo spezzato da quello che pareva esser stato un violento strangolamento. I loro occhi erano rivolti verso l´alto.
Ho deciso di andarmene sconvolto da quella visione. La folla all´esterno era aumentata mentre le sirene della polizia e delle ambulanze cominciavano ad echeggiare.
Volevo tornare a casa e ho deciso di prendere la metropolitana. Dovevo riprendermi da quella visione. Mi sono fermato a sedere su una panchina di una piazza poco distante. Mi dovevo distrarre. Sarei tornato a casa, avrei chiamato qualche amico e avremmo passato la giornata insieme. Una semplice birretta, tutto qui.
Mentre fumavo ho alzato di nuovo gli occhi al cielo e di nuovo ho avuto quella visione: di nuovo quelle due sagome erette ancora sulla cima di un altro altissimo edificio. Mi sono stropicciato gli occhi più volte per vederle meglio ma i raggi del sole occludevano la visione. Tutto inutile dal momento che le due sagome erano svanite nel nulla. Di nuovo. Ho buttato la sigaretta per terra dal nervoso e ho cominciato ad incamminarmi verso la metro.
Non ho potuto proseguire a lungo perché una folla piuttosto grande di gente disperata mi impediva di andare oltre. La polizia insistentemente cercava di mantenere tutti alla larga dalla zona che avevano delimitato con un nastro. Diverse volanti e ambulanze erano sopraggiunte. Nella zona delimitata giaceva un pullman completamente ribaltato a cavallo delle due corsie. Le gomme del mezzo erano totalmente squartate e presentava una vistosa e larga ammaccatura sulla fiancata destra. Diverse macchine erano state coinvolte nell´incidente, tante vite portare via. Era tutto un tripudio di urla, sirene, pianti e voci disperate. A pochi metri dal pullman ribaltato si era aperta una profonda voragine di diversi metri, probabilmente causata da un´altra esplosione.
Era troppo. Ho deciso di tornare a casa a piedi. Due gravi incidenti nell´arco di pochi minuti. Camminavo assorto nei miei pensieri e non mi sono accorto di aver urtato qualcuno
- Scusa.- gli ho chiesto prontamente.
La persona che avevo urtato mi sorrideva. Era un ragazzo piuttosto giovane, a malapena ventenne.
- Nessun problema, amico.- ha risposto lui flemmatico. - Con tutto quello che sta succedendo oggi chiunque avrebbe la testa fra le nuvole.
Arrivato a casa ho cominciato a sentire un fortissimo dolore alla spalla con la quale avevo urtato quel ragazzo. Il dolore era forte, molto forte e ho cominciato a toccarmela nella speranza che non fosse rotta. Era tutto a posto ma era presente un vistoso ematoma. Ho preso subito delle comprese di ibuprofene nella speranza di placare il dolore.
Com´era possibile però? L´urto non era tanto forte e il ragazzo che avevo urtato era anche piuttosto magro e minuto. Perché quel dolore così forte e quell´ematoma? I miei pensieri si sono fermati su di lui. Aveva qualcosa che non andava. Non era solo, con lui c´era una ragazza, sicuramente sua coetanea. Mi sono soffermato a pensare ai loro sguardi di ghiaccio, sguardi spiritati, quasi non fossero del tutto umani.
Lui sorrideva in maniera flemmatica ma infantile e diabolica allo stesso tempo. Aveva dei lunghi capelli neri e indossava una t-shirt nera con una sottomaglia bianca e un paio di jeans sgualciti e larghi. Aveva al collo una bandana rossa o arancione se non ricordo male. La donna che era con lui, invece, sembrava piuttosto seria, quasi algida e sprezzante. Il suo volto candido era circondato da lunghi capelli biondi quasi dorati. Era piuttosto attraente, la classica tipa che tutti si girerebbero a guardare quando passa. Indossava un paio di leggings neri e una minigonna e un gillet di jeans.
Ho pensato a quei due per parecchio tempo e a quello che il ragazzo mi aveva detto. "Con tutto quello che sta succedendo oggi." A cosa si riferiva? Ho poi però avuto un flash perché mi sono ricordato di averli visti entrambi di sfuggita dopo essere uscito dal negozio di articoli sportivi dopo l´esplosione.
Non so perché ma mi si è gelato il sangue nelle vene. Prima le sagome, poi l´incidente e poi loro due. Il tutto per due volte di seguito nell´arco di pochi minuti. Quello che mi aveva detto il ragazzo continuava a tartassare il mio cervello. Che si riferisse all´esplosione del negozio, oltre che all´incidente? Possibile che in così pochi minuti la notizia si fosse diffusa così velocemente?
Ho preso il telefono per chiamare un mio amico ma non c´era campo. Sono uscito fuori alla veranda del mio appartamento. Ma avrei non voluto farlo. Di nuovo quelle due sagome. Questa volta erano sulla cima di un grattacielo a diversi metri da casa mia. Avevo ancora il telefono all´orecchio.
- Pronto?- fece la voce del mio amico dall´altra parte.
- Ciao Jack, sono io.- mi ero girato di spalle all´edificio per pochi secondi ma quando mi sono girato di nuovo nella stessa direzione le sagome non c´erano più. - Jack,- ho continuato, - dimmi un po´. Che fai stasera?
Ma la linea era già caduta. Il rumore di una forte esplosione si stava ripercuotendo nell´aria. Mi sono girato di nuovo nella direzione da dove proveniva il boato. Il grande centro commerciale della zona, in pochi istanti, si è sgretolato come sabbia, mattone su mattone, pietra su pietra.
Sono rimasto lì per pochi interminabili secondi. Avevo una mezza intenzione di andare sul luogo a vedere cosa fosse successo ma ho preferito entrare dentro.
Ero senza parole. Le sirene delle ambulanze e della polizia, da lontano, avevano cominciato ad echeggiare. Sulla strada su cui si affaccia il mio appartamento vi era invece un inquietante silenzio. A pochi minuti dall´esplosione ho sentito una voce femminile provenire dalla strada.
- Mi sto stancando. Quando cominciamo a fare sul serio?
- Tranquilla, sorellina.- ha risposto una voce maschile che mi era stranamente famigliare. - Abbiamo tutto il tempo. Divertiamoci un po´.
- A volte sei proprio infantile.
- Nessuno ci potrà fermare. Il mondo è in mano nostra. Non c´è nessuna fretta.
Mi sono avvicinato al vetro della finestra che guarda sulla strada da cui provenivano quelle voci. I due ragazzi che avevo incrociato dopo l´esplosione del negozio e l´incidente del pullman camminavano disinvolti come se nulla fosse successo. Prima le sagome, poi gli incidenti, poi loro due. E tutto per tre volte nell´arco di poche ore. Cosa starà succedendo?

 

     


                     





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