FanFiction Naruto | Il disegno del tuo cuore di ChiccaTiaKiki | FanFiction Zone

 

  Il disegno del tuo cuore

         

 

  

  

  

  

Il disegno del tuo cuore   (Letta 65 volte)

di ChiccaTiaKiki 

1 capitolo (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaNaruto

Genere:

Angst - Drammatico - Romantico - Fluff - Introspettivo

Annotazioni:

HurtComfort

Protagonisti:

Itachi Uchiha - Kisame Hoshigaki

Coppie:

Itachi Uchiha/Kisame Hoshigaki (Tipo di coppia «Shonen Ai»)

 

 

              

  


  

 Il disegno del tuo cuore 

Kisame vuole fare qualcosa per Itachi che si sveglia in preda agli incubi. L'autocontrollo di Itachi si scioglierà come un fiume in piena accettando ciò che l'amico fa per lui e il suo affetto. Piccola KisaIta


  

Non hai il coraggio di guardarla in faccia, vero, vigliacco?

Ci aveva pensato lei a voltarsi, ma solo perché convinta che non fosse lui. Non poteva essere lui a fare una cosa del genere.

Nemmeno dopo che lo ebbe guardato; nemmeno dopo aver visto il suo viso sfregiato col sangue dei suoi amici, neanche in quel momento lo credette possibile.

Aiutami, Itachi, aiutami!

Ci avrebbe pensato dopo alle conseguenze, per ora l’adrenalina teneva a distanza quella consapevolezza che in seguito lo avrebbe schiacciato. Non avrebbe mai immaginato di usare quell’immensa velocità che lo aveva reso leggendario per metterla al servizio della distruzione. Il suo cuore ora si era trasformato in una splendida vetrata che avrebbe mandato in frantumi con le sue mani. Avrebbe preso a sassate quel bellissimo disegno; tuttavia lui non sapeva che era stato meraviglioso prima e avrebbe continuato ad esserlo anche dopo quella notte, sia pur sbriciolato. Già si sentiva riprovevole e sciagurato e sarebbe scivolato più a fondo in quella condizione ad ogni fendente. Nessuno avrebbe più potuto sollevarlo da questo, era ormai troppo, era ormai impossibile.

Chiudi la porta, si era detto uscendo di lì, se vedi ancora il suo viso potresti crollare.

Come se tutto ciò che era rimasto dentro quelle mura non potesse più materializzarsi nella realtà e, di conseguenza, esistere.

Devo farlo per te, per salvarti. Io l’ho vista con i miei occhi la guerra, non voglio che tu debba passare quello che ho passato io. Nessuno ha mai saputo guardare al futuro quanto me, ho già fatto in modo che nessuno ti tocchi.

C’era la luna quella notte, piena, sembrava non essere mai stata così luminosa, tuttavia un cielo nero avrebbe fatto per sempre da tetto ai suoi peggiori incubi. Non avrebbe sognato mai più, non ci sarebbe stato più niente di luminoso e gradevole. Persino quella giornata di tanti anni prima con quel mare che pareva una distesa luccicante di diamanti, quando lui era arrossito davanti all’offerta di un dolcetto, anche quella sarebbe stata costellata di mostri, grida e i tonfi sinistri dei corpi che cadono a terra.

Resti pur sempre un bravo ragazzo.

Eccola la frase detta al momento giusto, galeotta, infame, eppure giusta, vera, come tutte quelle cose che avrebbero dovuto attendere nell’ombra ancora per molti anni. Aveva colpito dritta nel bersaglio, quella frase, facendo scendere tutte insieme quelle lacrime che stavano aspettando da quando il sole era tramontato quel maledetto giorno, come un fiume impazzito di dolore e di voglia di libertà che rompe la sua diga.

Cosa è la verità se non qualcosa capace di fare tremendamente male?

Il cielo era sempre più nero, come quegli occhi grandi che avrebbero dovuto vederlo, questa era forse la parte che feriva di più ma era necessaria.

Ti riscatterò ma prima dovrò farti soffrire, dovrai conoscere la menzogna prima di arrivare alla verità, dovrai attraversare il dolore prima di diventare un eroe perché questo a loro è richiesto. Mi dispiace, ma non c’è modo di fare diversamente.

Ogni volta che apriva gli occhi per sbaglio la notte il buio lo schiacciava, si sentiva soffocare cose se fosse immerso in una densa gelatina, il nero di quella strada disseminata di corpi gli faceva da cappa afosa e pesante, sembrava che lo rimproverasse e piangesse lei stessa per averla ridotta così.

Sono state queste mani.

Apriva gli occhi, non vedeva niente e aveva voglia di urlare, non poteva respirare, ansimava sudato e tremante, il cuore rotolava con forza sotto lo sterno, quelle grida trovavano sfogo comunque sotto forma di lamenti. Gli veniva istintivo attivare lo Sharingan in pochi secondi per squarciare la cortina di oscurità che lo teneva prigioniero, solo dopo che aveva allentato la presa dei suoi artigli poteva iniziare a calmarsi. Allora vedeva quel cielo anche lui scuro sotto la volta della grotta in cui si erano rifugiati per dormire lui e il suo partner; la memoria lentamente tornava trascinandosi dietro il dolore momentaneamente allontanato dal sonno. Un lieve cipiglio gli si era formato sulle labbra ripensando a Sasuke, ogni cielo scuro della notte, anche se pieno di stelle, lo faceva pensare a lui, la tristezza balenò attraverso i suoi occhi ora tornati neri.

“Itachi, stai bene?”

Solo allora si era ricordato di quella mano, ora si era ritirata ma gli aveva accarezzato dolcemente la testa fin quando era stato in preda ai suoi mostri.

Itachi girò istintivamente la testa verso Kisame, l’uomo squalo era seduto e chinato su di lui, si stupiva sempre di come riuscisse a cogliere ogni minimo accenno di quelle emozioni che lui cercava così disperatamente di nascondere guardando il suo viso.

È troppo tardi, nessuno potrà mai risollevarmi da questo, mai più. Non badate a me, non tentate, la notte è scura ma io sono trasparente.

“Sto bene” rispose freddamente, il sospiro che si era lasciato sfuggire era il chiaro segno che si stava calmando.

Non ti sfugge mai niente, quegli occhi argentati squarciano la notte della mia anima come fosse carta velina, malgrado tutto.

“Puoi parlare con me se ne hai bisogno, sono il tuo partner” Kisame si era rimesso a sedere dritto fingendo scioltezza.

Itachi si alzò in piedi senza rispondergli, uscì dal rifugio immergendosi nella notte. Rabbrividì, le notti erano tutte diverse eppure… tremendamente uguali.

Uguali a quella notte.

Si morse il labbro inferiore, strinse forte quelle mani che avevano elargito tanto dolore, un tremito le scosse; si avvicinò a un albero, appoggiò la schiena alla corteccia lasciandosi scivolare in basso fino a sedersi per terra. Chiuse gli occhi, sbuffò, la forza di quelle dita affusolate avrebbe potuto fare qualcosa di buono per una volta: fermare le lacrime. Lui non aveva il diritto di piangere, dopo quella notte non meritava più niente, nemmeno di provare emozioni. Strinse e tirò così tanto la stoffa dei pantaloni da strapparla con un frastuono che parve lacerare anche l’aria.

“Cosa c’è che non va? Ci siamo solo noi qui ora, non temere di mostrare quello che senti.” chiese dolcemente Kisame, una punta d’apprensione nella sua voce.

L’uomo squalo avrebbe voluto sentire dall’altro una parola, sarebbe andata bene qualsiasi cosa. Gli si avvicinò, lo tirò in piedi passandogli le grosse mani sotto le ascelle, l’altro lo lasciò fare.

Itachi fu percorso da un forte brivido e iniziò a tremare, si voltò in direzione del suo compagno: “la notte mi ricorda mio fratello, i suoi occhi disperati, il sangue della mia famiglia e dei miei amici che avevo sulle mani, sui vestiti, sul viso, lo avevo dappertutto. Io gli ho rubato la vita in una notte come questa, lo guardavo dall’alto mentre correva verso casa fiducioso, sicuro che avrebbe trovato sorrisi e una cena calda ad accoglierlo e invece… “

Un singhiozzo lo aveva interrotto. Per l’uomo squalo non era mai stato una persona insignificante, egli aveva sempre avuto il potere di toccare i tasti giusti, compresi quelli del suo cuore indurito e disintegrato.

I frammenti della vetrata si sono tramutati in ghiaia, l’ho fatto per non dover soffrire, l’ho fatto perché io non mi merito niente.

Kisame si era avvicinato ancora di più lentamente, Itachi teneva gli occhi bassi lasciando che una lacrima sfuggisse alle sue ciglia lunghissime e nere, l’uomo squalo la intercettò prima che cadesse a terra. Era stata sempre dura non cedere davanti a lui e ora i suoi incubi lo avevano reso ancora più vulnerabile.

“Va tutto bene, sono qui con te” Kisame lo abbracciò piano posandogli un dolce bacio sulla testa.

Ormai aveva fallito, il suo autocontrollo non aveva retto, Itachi affondò il viso nel petto ampio e caldo del suo partner, altre lacrime avevano seguito la prima, inzupparono la pelle liscia e levigata di Kisame, le emozioni avevano fatto saltare il tappo che lui aveva imposto loro come succede a una bottiglia di spumante sottoposta a troppi contraccolpi. Permise a Kisame di tenerlo così finché le lacrime non cessarono e il suo spasmodico tremito non si calmò un poco. Itachi alzò lo sguardo verso l’uomo squalo, ora gli aveva mostrato la sua debolezza accorgendosi di ricevere in cambio l’amore, poteva leggerlo nei suoi occhi argentati. Quell’amore ritenuto immeritato da quella notte. La luna è magica e romantica per la maggior parte delle persone, ma Itachi l’aveva sempre interpretata come qualcosa di magnifico che si faceva beffe di lui, delle sue mani sporche di rosso, di quegli occhioni che lo guardavano disperati e increduli, ancora colmi d´amore residuo e del suo cuore infranto.

“Dai, vieni dentro” Kisame gli aveva afferrato piano una mano, incredibile come riusciva ad essere delicato nonostante la sua mole. Lo fece sdraiare di nuovo nel suo giaciglio stendendosi accanto a lui.

“Ci sono io a proteggerti dalla notte, non deve farti più paura. Dormi tranquillo.”

Itachi si era aggrappato al corpo grande e solido dell’altro, si era abbandonato a quelle braccia che lo stringevano protettive e quelle labbra carnose e calde che si posavano piano sulla sua testa. Nessuno dei due desiderava di più semplicemente perché non poteva esistere qualcosa di più. L’uomo squalo aveva sempre fatto quanto in suo potere per ritrasformare quella ghiaia nella bellissima vetrata che era stata un tempo, era stato l’unico a scorgere quel magnifico disegno attraverso quegli occhi che inconsapevolmente gridavano una eterna ricerca d’affetto, anche loro neri come la notte.

“Ti amo, Itachi.”

Ma il moro era già scivolato nel sonno e sorrideva immerso nei bagliori del mare che pareva essere una distesa di diamanti sotto la luce fulgida del sole, nel giorno di tanti anni prima, quando ancora lui non era diventato uno spietato demone della notte, allungò una mano accettando un dolcetto.


 

 

     


                     





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