FanFiction Naruto | XXIII – VII – MMXXII Avere avuto e perso o non avere avuto mai? di ChiccaTiaKiki | FanFiction Zone

 

  XXIII – VII – MMXXII Avere avuto e perso o non avere avuto mai?

         

 

  

  

  

  

XXIII – VII – MMXXII Avere avuto e perso o non avere avuto mai?   (Letta 41 volte)

di ChiccaTiaKiki 

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Sezione:

Anime e MangaNaruto

Genere:

Introspettivo - Romantico - Angst - Fluff - Avventura

Annotazioni:

What If

Protagonisti:

Naruto Uzumaki - Sasuke Uchiha

Coppie:

Naruto Uzumaki/Sasuke Uchiha (Tipo di coppia «Yaoi»)

 

 

              

  


  

 XXIII – VII – MMXXII Avere avuto e perso o non avere avuto mai? 

Parte 2/3 della serie "Miky Way". SasuNaru per il compleanno di Sasuke. Riuscirà Naruto a fare breccia nel cuore di Sasuke inaridito dal dolore dell'amore tradito?


  

SasuNaru What if per il compleanno si Sasuke ispirata al romanzo “Sasuke la luce del mattino”, tuttavia la maggior parte è mia invenzione. Questa OS, a differenza dl romanzo, si svolge subito dopo la fine della Quarta Guerra Ninja pur avendo qualche flashback riguardo al prima. Anello di congiunzione tra le tre parti della serie “Milky Way”.

 

 

Quel ragazzo solitario avrebbe suscitato malinconia a chiunque fosse passato di lì. Seduto in terra appoggiato al tronco di un maestoso albero, vestito completamente di nero, avvolto in un mantello da cui sbucavano solo le gambe, quasi fosse privo di mani. I capelli, anch’essi neri, ricadevano in una lunga frangia che andava a coprire l’occhio sinistro. Il Rinnegan. Quello destro, dello stesso colore dell’ossidiana lucida quando lo Sharingan era a riposo, si alzò per un attimo avvilito a guardare il cielo. Gli ricordava sempre qualcuno, quel colore.

 

Quando rapisti mio fratello Bee, quel ragazzo si prostrò nella neve per aiutarti. Affermò di essere tuo amico e che, per questo, non poteva certo starsene con le mani in mano. Lui conosce la tua natura ed è fedele al proprio credo.”

 

Seppe nascondere perfettamente il tumulto provocatogli dalle parole del Raikage.

Scosse la testa, quelle erano cose che non poteva permettersi, non ne era forse fuggito per tutta la vita? Il viso bianco si abbassò concentrandosi sul pacchettino di carta che, con la destra, si era posato sulle gambe dopo averlo tolto dalla sua borsa. Era in pausa, l’Hokage Kakashi gli aveva assegnato la missione di indagare sulla misteriosa sparizione di alcuni ninja che si trovavano su una nave, persino l’imbarcazione stessa era sparita. Sempre usando solo la destra, aprì il pacchettino di carta tirando fuori tre onigiri, cibo che aveva sempre adorato e che, molto spesso, gli procurava delle stilettate di ricordi. La sinistra non c’era davvero, il custode del cielo e dell’oceano era l’unico a conoscere tutti i tettagli del vero motivo. Anche lui era là e ci aveva rimesso la destra. Mancino di nascita, aveva dovuto adattarsi a fare tutto con la sua mano non dominante, riuscendoci tra l’altro benissimo. Riusciva a fare a meno dei segni per aprire i diversi collegamenti del Chakra, ormai, bastava solo pensarle le mosse.

 

Esiste qualcosa che tu non sappia fare e non in tempi pressoché immediati, Sas’ke?”

Certo, io mica sono una testa quadra come te!”

 

Cercò di non pensare ai ricordi come legami ma come una mera attività del cervello che non si può fermare semplicemente con la volontà. Sasuke Uchiha non poteva permettersi di amare, non dopo che ogni legame era stato reciso. Come tutti gli Uchiha, era sempre stato, di natura, molto affettuoso. Tuttavia, quando questo amore viene perso o non ricambiato, fa piombare nell´oscurità più nera la persona che lo elargiva troppo e troppo intensamente. Eppure c’era stato un tempo in cui quell’affetto Sasuke lo aveva creduto libero di espandersi in modo incondizionato e senza fine. La cosa più naturale del mondo e non capiva perché per gli altri fosse stato sempre così complicato e doloroso viverselo in santa pace. Tempi ormai andati, era solo un bambino all’epoca. Quasi si vergognava di avere trascorso un periodo di tale ingenuità.

Si era concesso uno dei suoi cibi preferiti perché era il giorno del suo compleanno, nessuno lo sapeva per cui se qualcuno lo avesse sorpreso a gustarsi gli onigiri, non avrebbe certo pensato a una ricorrenza del genere. Ne avvicinò uno alla bocca per assaporarselo, il modo in cui le labbra di marmo ci erano scomparse dietro per un attimo e i lievi rumori che produceva mangiando avrebbero sciolto di tenerezza l’ipotetico osservatore esterno. Eppure un tempo ci teneva un sacco al giorno del suo compleanno, l’ennesimo amore tradito. Sasuke ricordava perfettamente il giorno in cui anche quella gioia era andata in frantumi.

 

Non era il suo di compleanno, ma quello di Itachi. Shisui insistette tantissimo per coinvolgerlo nell’organizzazione della festa a sorpresa e nella scelta del regalo. A Itachi non erano mai interessati i compleanni, prestava un minimo di attenzione esclusivamente a quello di Sasuke solo perché sapeva che il fratellino ci teneva molto, per il resto si trattava solo di un numero che cambiava ogni anno. E il cambiamento di quella cifra, secondo Itachi, non influiva minimamente sulle persone o sul mondo circostante. Mondo che Itachi già stava pensando di migliorare per il futuro del suo ignaro fratellino. Quel furbacchione di Shisui lo sapeva bene, per questo coinvolse Sasuke con il fine di far accettare a Itachi i festeggiamenti. Era una data speciale quella, un numero che, per una volta, avrebbe fatto cambiare sul serio le cose. Itachi compiva finalmente quattordici anni e questo avrebbe reso Shisui finalmente libero di dimostrargli quello che provava nei suoi confronti. Quando Sasuke, sulla veranda di casa, consegnò a Itachi il regalo scelto per lui, una semplice collanina con il cordino di caucciù e tre cerchietti argentati, il fratello e Shisui stavano parlando di qualcosa. Discorso che i due interruppero immediatamente al suo arrivo. Alla richiesta di spiegazioni di Sasuke, Shisui la prese sul ridere spiegando come Itachi non volesse ammettere che lui in realtà era più forte tra i due. Sasuke saltò su imbronciato in difesa del fratello.

Shisui, Itachi potrebbe anche batterti ad occhi chiusi, se volesse.”

Nii – san, diglielo che il più forte sei tu!”

Il suo amore incondizionato in perfetto stile Uchiha, tracimava senza nessun freno. Perché avrebbe dovuto essere sbagliato voler bene a qualcuno?

Ma Itachi, che non lasciava mai scappare nessuna emozione, quella sera lasciò trapelare qualcosa da quegli occhi identici ai suoi. Una scintilla di disperazione appena accennata e subito ritirata.

Solo circa un mese dopo Sasuke venne a sapere ogni cosa. Pochi giorni dopo aver compiuto i suoi otto anni. Da lì in poi si era addirittura sforzato di dimenticarla la data del suo compleanno, senza riuscirci. Apprese del progetto di Shisui di usare il Kotoamatsukami su suo padre per costringerlo a fermare la rivolta a cui Itachi aveva dato il pieno consenso. Il fallimento per colpa di Danzo, ecco perché quelle bende a coprire la sua orbita vuota. La sera dello sterminio del Clan, Shisui, d’accordo con Itachi, lo aveva tenuto lontano dal borgo in cui erano confinati gli Uchiha con la scusa di allenarlo al buio e testare le sue capacità.

Cosa succede? Dobbiamo tornare. Shisui, sembra che qualcuno abbia attaccato il borgo, Nii – san sarà in pericolo.”

Al piccolo Sasuke non erano sfuggite le terribili grida pur essendo a grande distanza.

Guarda lassù, Sasuke, la vedi la Via Lattea? Si dice che conduca alla felicità chiunque abbia la costanza di seguirla, perché non proviamo?”

E così le erano andati dietro fino a raggiungere quella casa di pietra abbandonata.

Itachi li raggiunse un paio di giorni dopo spiegando che il borgo era stato attaccato da un gruppo di briganti che non avevano risparmiato nessuno. Siccome lui era stato stato l’unico sopravvissuto e, di conseguenza, il solo sospettato, avrebbe dovuto nascondersi unendosi ad una organizzazione criminale. Questa la spiegazione data al piccolo Sasuke. E lui lo ascoltò, il suo Nii – san tanto ammirato, con tutta l’attenzione che aveva sempre avuto nei suoi confronti. Gli occhi di Itachi gridavano dolore, le sue gambe tremavano. Il sogno di Sasuke di arruolarsi con lui nella polizia, come il padre, era stato infranto per sempre. Poi Itachi andò via e Sasuke non lo aveva più visto, ma solo sentito. La notte Itachi a volte tornava a trovare Shisui.

Shisui e Sasuke spesso si allenavano insieme. Il più piccolo aveva iniziato a covare sentimenti di vendetta nei confronti di chi aveva sterminato la sua famiglia, chiunque fosse. Il dolore attivò il suo Sharingan. Itachi tornava quando era certo che lui dormisse, Sasuke lo sentiva singhiozzare mormorando parole sconnesse, poi passava la notte con Shisui scomparendo sempre prima del sorgere del sole. Sasuke non era stupido e le sue richieste di spiegazioni a Shisui diventarono sempre più insistenti finché un giorno non venne a sapere tutto quanto cogliendo di sorpresa Shisui con lo Sharingan per leggergli la mente, il maggiore non se lo aspettava di certo. Era il giorno del compleanno di Sasuke, solo poco più di un mese prima le sue manine avevano allacciato quella collana a Itachi.

Le loro pupille si allinearono, le quattro punte nere che Sasuke vide roteare su uno sfondo rosso sangue non fecero male. Lì, il più giovane, trovò tutte le informazioni che cercava.

 

La soluzione…

Nessun brigante ha attaccato il borgo, è stato Itachi. Lo ha fatto per sincerarsi di quanto era forte.

 

 

L’amore tradito lo fece impazzire. Shisui non fece il minimo tentativo di fermarlo e, quel giorno, si videro per l’ultima volta. L’ anima di Sasuke ormai era nera e oscura, nonostante fosse tornato al suo Villaggio di origine e avesse terminato, con profitto, gli studi. Aveva cercato invano di dimenticare. Il dolore del tradimento si sfogò prima su Itachi e dopo su Konoha che si era servita di lui.

 

La soluzione...

Per me. Per il futuro.

Avevano temporeggiato provandole tutte.

Shisui mi ha mostrato una falsa verità accettando le conseguenze per il bene dell’avvenire.

 

Shisui, in realtà, aveva previsto la mossa di Sasuke con lo Sharingan di tanti anni prima; inganno nell´inganno, gli mostrò le motivazioni false di Itachi facendole sembrare vere. Ora Sasuke lo sapeva, la verità era stata sempre là, fusa con la falsa interfaccia del Kotoamatsukami. Forse Shisui non resse alla perdita del suo amore ma nessuno seppe mai la verità su come andarono davvero le cose, tutt’ora Shisui risultava tra le persone scomparse. Siccome aveva usato Kotoamatsukami con il solo occhio sinistro, questo sarebbe rimasto inattivo per dieci anni rendendolo cieco; avrebbe potuto succedergli di tutto. Lo Sharingan Ipnotico di Sasuke si sbloccò in seguito a tutto quel tormento, gli occhi di Itachi erano serviti a salvarlo dalla cecità accelerata dal suo incontenibile furore. Altra cosa prevista e portata a termine dal fratello maggiore. Solo per lui, questo era amore.

 

“Mi dispiace, ma devo fermarti!” Gli occhi di oceano non erano mai stati così irremovibili.

Parlare con Itachi riportato in vita dall’Edo Tensei non era servito. Il dolore si era accentuato diventando quasi insopportabile. Sasuke era stato incapace di dirgli tutte quelle parole che avrebbe voluto, paralizzato dalla disperazione. E quella era davvero l’ultima volta.

Il custode dell’oceano e del cielo ci aveva tenuto a far sapere alla gente che Itachi si era immolato per il bene del mondo e che aveva dato un fondamentale aiuto durante la Quarta Guerra Ninja persino oltre la sua vita.

Desidero che Kabuto, diversamente da me, se ne accorga finché è ancora in vita.”

Itachi era stato il risultato dell’oscurità generata dalle menzogne, aveva cercato di assorbirla tutta dentro di sé affinché il mondo ne fosse finalmente libero. Era riuscito a pensare al futuro di tutti, persino a quello dello stesso Kabuto.

Al mio.

Quello di tutti tranne il tuo.

Sasuke non aveva creduto alle sue orecchie sentendo il fratello maggiore giustificare colui che era stato uno dei loro più acerrimi nemici fino a pochi secondi prima. Sebbene fosse trappolato nell’Izanami condannato a guardare infinite volte dentro sé stesso fino ad accettarsi per quello che era, Itachi aveva deciso di risparmiarlo per concedergli quella chance che lui non aveva avuto.

Il ruolo di Sasuke era stato da lui previsto e calcolato alla perfezione. Quella volta Sasuke aveva lasciato le lacrime libere di rigargli le guance come mai in vita sua. Non era mai accaduto prima e non successe mai più dopo.

Quel sole spendente e dorato era entrato nel cuore di tutti. Voleva fare breccia anche nella notte dell’anima di Sasuke ma lui non faceva che respingerlo. Aveva persino cercato di ucciderlo accecato dalla sete di vendetta vedendo in lui un mero ostacolo, fino a che non erano rimasti là, entrambi senza un braccio, a cercare di non muoversi troppo per non morire dissanguati.

“Perché lo fai, Naruto?”

“Perché sono tuo amico.”

La stessa risposta che gli aveva dato diverse volte.

“Tu sei sempre stato solo, Naruto, non hai avuto né genitori e né fratelli. Cosa ne sai di quello che provo io?”

“Hai ragione, non posso sapere fino in fondo cosa si prova. Tuttavia il legame che sento verso di te l’ho sempre considerato simile a un legame fraterno. Siamo stati soli entrambi, Sasuke, tu hai avuto e perso mentre io non ho avuto mai.”

È peggio avere avuto e poi perso oppure non avere avuto mai? Con la mente offuscata dal dolore del braccio perduto, Sasuke rifletteva su questa domanda. Lui era cresciuto circondato dall’amore incondizionato dei suoi cari facendo tesoro di quei legami. Naruto non aveva mai visto i volti dei suoi genitori, non aveva mai ascoltato la loro voce. Eppure, il biondo, non aveva mai avuto la minima intenzione di abbandonarlo o anche solo di lasciarlo perdere. Era decisamente peggio perdere dopo aver conosciuto, questa la maledizione degli Uchiha di cui era vittima anche lui. Non poteva permettersi di stringere legami, mai più.

 

Per dimenticarsi del sole bisogna stargli lontano se non vuoi che lui ti entri di prepotenza sotto le palpebre per costringerti a svegliarti e a guardare. Naruto era sempre sembrato il sole in persona, aveva le chiavi giuste per sbloccare ogni cuore, addirittura lo aveva fatto anche con quello di Kurama diventato suo amico. Sasuke non poteva rischiare che Naruto lo facesse anche con il suo, ormai era troppo marcio per poter trovare rimedio.

Così era partito lasciandosi tutto alle spalle un’altra volta. Stavolta nessuno avrebbe potuto biasimarlo dal momento che si era coperto con un motivo più che valido.

“Per fare una rivoluzione e cambiare davvero il mondo c’è bisogno della conoscenza. Devo comprendere alla perfezione chi era Kaguya e cosa è accaduto davvero dopo che si è cibata del frutto dell’ Albero Divino.”

Sasuke aveva dato le spalle a quelle iridi di oceano in cui aveva iniziato a farsi strada il dolore, non si voltò più, farlo avrebbe significato crollare miseramente.

Sono affezionato? Perché provo questo, non dovrei essere indifferente?

A ogni nuovo compito affidatogli da Kakashi, Sasuke era grato di poterlo usare come scusa per non tornare al Villaggio dove si illudeva di non poter trascorrere una vita tranquilla. Era via da ininterrotti anni, ormai, sia gli ordini che riceveva che i rapporti per Kakashi avvenivano tutti a distanza. Masticava lentamente l’ultimo boccone del suo onigiri, davvero deliziosa la sola gioia del suo compleanno.

“Sasuke.”

Si sentivano la festosità e il sorriso nella voce, il moro si chiese come fosse possibile usare un’intonazione simile; la sua voce, sebbene molto gradevole, risultava sempre piatta.

Da quel giorno, prima non era così.

Nonostante non lo avesse sentito arrivare, Sasuke riuscì a non far trapelare all’esterno la sua sorpresa. Gli occhi si posarono su due piedi rosei che calzavano dei sandali neri, dall´esterno si vedeva solo quello di ossidiana, il viola era nascosto dai capelli. Sasuke conosceva la morbidezza di quella pelle solo per averla sfiorata per sbaglio, era accaduto cercando di ucciderlo o di fargli del male, anche solo spingendolo via non sopportando la sua vicinanza. Però l’altro non si era mai fatto scalfire da questo. Una spada dolorosissima trafisse il cuore del moro a questi pensieri, ma non poteva accettarlo, i suoi muscoli facciali rifiutarono qualunque ordine. Ma gli occhi, traditori, si mossero da soli, senza consenso, non era una loro prerogativa chiedere il permesso di qualcosa. Risalirono le gambe snelle e leggermente arcuate, sempre inguainate nella divisa arancione.

La più bella che io abbia mai visto, tuttavia non starebbe bene a nessun altro.

Il sorriso, già presente, si accentuò di felicità appena ossidiana e oceano si toccarono. L’oro dei capelli brillava al sole di luglio.

“Che ci fai qui, Naruto?” chiese asciutto il moro senza perdere la sua posizione rilassata con una gamba piegata e una stesa, l’unica mano si era posata sul ginocchio “Avevo detto a Kakashi che potevo sbrigarmela benissimo da solo, se ci dovesse essere qualche problema mi faccio vivo io, se non sentite niente significa che procede tutto a gonfie vele.”

Il sorriso del biondo si allargò ancora coinvolgendo gli occhi: “Buon compleanno, Sasuke.”

La mano destra di Naruto si alzò per andare ad insinuarsi tra i fini capelli dorati, dietro alla nuca, un gesto che Naruto faceva spesso da piccolo nei momenti di imbarazzo, ora quella mano era avvolta da bende bianche ma per lui sembrava non essere cambiato assolutamente niente. Il rosa delle guance divenne più intenso.

“Ancora stento a crederci, Naruto, sei venuto fin qui per dirmi tre parole?” il moro lasciò andare un sospiro stizzito, si rese conto che il biondo non poté fare a meno di sentirlo, suo malgrado.

Senza smettere di sorridere, Naruto si sedette accanto a lui. Lo fece senza chiedere il permesso, senza pensare, a dispetto di tutte le volte in cui era stato respinto, Sasuke riusciva sempre a meravigliarsi di questo suo modo di fare. Il biondo attaccò così tanto il corpo al suo da fargli quasi male. Sasuke sentiva la pressione del suo fianco, il calore della pelle nonostante gli schermi del mantello nero e della divisa arancione.

Naruto si fece serio senza tuttavia perdere la sua espressione di serenità: “Mi dispiacerebbe da matti vederti perdere la gioia di festeggiare il giorno in cui sei venuto al mondo.”

Sasuke lo squadrò infiniti secondi prima di replicare: “ Non c’è niente da festeggiare, Naruto. Se qualcuno si fosse preso la briga di chiedermi se volessi nascere avrei risposto di no. Il mondo e la vita sono abbastanza repellenti.”

Naruto sospirò di finta rassegnazione, gli occhi di cielo rimasero dolci e sereni: “D’accordo, liberissimo di non essere soddisfatto del mondo e della vita, d´altronde sono pochissime le persone che lo sono, fidati. Tuttavia tu sei un inguaribile egocentrico e fai una fatica immane per vedere con gli occhi degli altri. Magari tu non sei contento di essere venuto al mondo, ma lo è chi ti vuole bene.”

“E chi sarebbe questo qualcuno? Tu, per caso?”

“Perché no?” la gioia non abbandonava quel viso di sole “Ma magari non sono l’unico.”

“Va bene, lezione di filosofia ricevuta, grazie Naruto.” replicò sarcastico il moro.

Ora però lo sguardo di Sasuke era puntato a terra e dritto davanti ai suoi piedi, Naruto colse al volo il lieve vacillare della sua sicurezza.

Una leggera ombra di malinconia attraversò il viso di Naruto: “Io avrei tanto desiderato festeggiare i miei compleanni da piccolo, ma non avevo nessuno con cui farlo. Ricordavo la data della mia nascita solo perché mi era stata fornita per mera informazione burocratica. Niente famiglia, e la gente mi evitava per un motivo che io ero il solo a non conoscere. Non vorrei doverti vedere affrontare il dolore che ho subito io, non lo auguro nemmeno al mio peggior nemico.”

È peggio avere avuto e perso o non avere avuto mai?

Fino a quel giorno, Sasuke era stato sempre convinto che fosse stato peggio perdere dopo avere avuto, chi non ha mai avuto non sperimenta il dolore della perdita. Ma ora, ascoltando le parole di Naruto, gli sembrava tutto il contrario. Si sentì riprovevole per aver considerato il suo amico una testa quadra ridacchiante e priva di sentimenti. Lui l’amore lo aveva ricevuto e anche tanto, mentre Naruto aveva sperimentato solo solitudine e umiliazioni senza nemmeno sapere perché. Questo, per un bambino, deve essere devastante. Quell´amico lo aveva salvato e aveva sempre compreso il suo dolore.

“Ti ho portato un regalo, Sas’ ke!” il sole tornò sul viso del biondo.

“Grazie, Naruto” il moro accennò un piccolo sorriso restando in attesa.

Ma il biondo sapeva che era in attesa: “Prima devo verificare se sei in condizioni di accettarlo.”

“Cosa significa?” il sorriso di Sasuke scoprì i denti.

Naruto avrebbe dato via la sua anima per vedere uno di quei sorrisi, da sempre, dalla prima volta in cui lo aveva conosciuto. Il biondo sentì una calda cascata di gioia scendergli nel cuore, la immaginò con i colori dell’arcobaleno.

“È un regalo particolare, potresti anche non accettarlo.”

“Ma che diavolo dici, Naru…”

Le labbra di Naruto avevano fermato le sue parole, il moro sgranò gli occhi, la frangia ricadde all’indietro scoprendo il Rinnegan, quelli di Naruto erano chiusi. Il biondo respirava forte insinuandogli le mani tra i capelli corvini, detestava vedere il suo bel viso sempre semi nascosto. Sasuke, spinto da quell’uragano biondo, appiccicò la sua schiena al tronco. Si arrese al calore che sentiva salire sulle guance, chiuse anche lui gli occhi mentre Naruto gli si sedeva in grembo circondandogli il busto con le cosce.

Sei tu il più forte, lo ammetto di nuovo. Talmente forte da farmi piegare alla maledizione di essere un Uchiha. Sono fiero di amare troppo e troppo intensamente, ora.

L’unica mano che aveva strinse la vita di Naruto, tirò il suo corpo con bramosia fino ad appiccicarlo al suo. Le mani del biondo si straccarono dal nero dei suoi capelli per passare a quello del mantello, allargò il collo altro della cappa per sostituirlo con la sua bocca. Il bassoventre del moro si infiammò di smania sentendo i baci di Naruto scendergli fino alle clavicole, il respiro rovente gli accarezzava la pelle. Sì, era proprio il sole. Sentendo l’erezione del biondo che premeva contro il suo corpo, la mano di Sasuke si mosse, stavolta senza permesso, dentro quella divisa che gli piaceva tanto. Il biondo mandò un gemito fermandosi un attimo, poi le mani rosee aprirono il mantello nero con veemenza mettendo a nudo il petto candido del moro; dato il caldo, sotto la cappa non aveva niente. I baci scesero sul petto, Naruto si perdeva nel profumo della pelle sudata di Sasuke, era aromatico come una pietanza piccante. Il moro ansimava con gli occhi chiusi e la testa reclinata all’indietro, appoggiata alla rude corteccia. Una scarica intensa di piacere glieli fece sbarrare di nuovo, Naruto baciò più volte il suo sesso teso prima di farlo scivolare nella sua bocca ardente. Sasuke arcuò la schiena sia perché attanagliato dall’intenso piacere, sia perché desiderava continuare a tenere la sua mano lì, a fare impazzire Naruto di piacere.

“Naruto… sei tu la ragione per la quale sono venuto al mondo.”

Il biondo sembrò non averlo sentito, andò avanti impetuoso a mantenerlo nel suo calore portandolo senza pietà al limite, solo dopo decise di prendersi qualcosa anche per sé stesso. Sasuke, sfatto dal piacere, si sentì afferrare per le spalle e si arrese al rotolamento sull’erba. Sdraiati sulla schiena, uno di fianco all’altro, sorridevano persi nell’azzurro sopra le loro teste, identico agli occhi di Naruto.

Sasuke sorrideva, Naruto voltò lo sguardo nella sua direzione godendosi l’immagine per la quale aveva sempre dato tutto sé stesso. La posizione era la stessa di quando si erano staccati il braccio a vicenda, ma nessuno dei due ci pensò.

“Anche tu.” affermò improvvisamente il biondo.

“Cosa?” Il moro lo guardò aggrottando le sopracciglia.

“Sei la ragione per la quale sono venuto al mondo.”

Sasuke si affrettò a rivolgersi ancora verso il cielo, era arrossito davvero pochissime volte in vita sua, ma lo aveva vissuto sempre come un´atroce vergogna. Sentì Naruto afferragli la mano e separagli le dita, una volta isolato l’anulare, una sensazione di freddo improvvisa lo raggiunse.

“Io direi che puoi accettarlo il mio regalo.”

Sasuke sollevò la mano per portarsela davanti alla faccia, le labbra di marmo si spalancarono disubbidendo a tutti i suoi ordini. Un anello d´oro liscio e squadrato, aveva incastonata una pietra ovale, era marrone di base ma una miriade di sfumature cangianti dall’arancio, al rosa, fino al giallo le davano profondità, Sasuke mosse la mano per accentuare i giochi di luce.

“È Heliolite, la pietra del sole, così sarò sempre con te” spiegò Naruto raggiante “Tu sei la luna, lo sai che le due cose non possono fare a meno l’una dell’altra pur essendo diverse.”

A Sasuke non era mai venuto facile spiegarsi con le parole, dentro la sua testa c’era tutto ma era sempre uscito meglio usando i gesti o lo sguardo. Afferrò il biondo dalla vita facendolo rotolare diverse volte sull´erba, fino a fermarsi mantenendolo sotto di lui. Dopo qualche secondo in cui lo tenne inchiodato con i suoi intensi occhi, divorò le sue labbra rosa con un bacio, il corpo del biondo si contorceva leggermente sotto di lui.

“Ti va bene come risposta, Naruto?”

Fecero ancora l’amore, i loro sospiri salivano nel cielo della notte, ora, accolti da una miriade di luminose stelle, uniche testimoni dei loro ti amo appena sussurrati.

“Sasuke, ti andrebbe di tornare? Ora, insieme a me.”

Il moro osservava rapito la chiara strisciata della Via Lattea, sembrava essere più luminosa del solito quella sera.

Guarda lassù, Sasuke, la vedi la Via Lattea? Si dice che conduca alla felicità chiunque abbia la costanza di seguirla, perché non proviamo?”

Venivano ormai da un lontano passato, quelle parole. Un passato che solo ora Sasuke riusciva ad accettare perché aveva un vero futuro.

Grazie, Shisui.

La seguirono la Via Lattea, senza mai sciogliere le loro mani fino a che non furono arrivati a destinazione nel momento in cui il sole stava nascendo. Sasuke, lungo la strada, raccontò a Naruto della teoria di Shisui, il biondo ascoltava rapito anche se non seppe mai l’origine di quella bellissima favola. Il compleanno più bello della vita di Sasuke, il primo di tutti i suoi giorni migliori.

 

 

     


                     





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