FanFiction Naruto | IX-VI-MMXXII La soluzione di ChiccaTiaKiki | FanFiction Zone

 

  IX-VI-MMXXII La soluzione

         

 

  

  

  

  

IX-VI-MMXXII La soluzione   (Letta 29 volte)

di ChiccaTiaKiki 

1 capitolo (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaNaruto

Genere:

Angst - Avventura - Romantico - Drammatico - Fluff

Annotazioni:

HurtComfort

Protagonisti:

Itachi Uchiha - Shisui Uchiha - Sasuke Uchiha

Coppie:

Itachi Uchiha/Shisui Uchiha (Tipo di coppia «Shonen Ai»)

 

 

              

  


  

 IX-VI-MMXXII La soluzione 

ShiIta per il compleanno di Itachi. Parte 1/3 della serie "Milky Way". Itachi non ha mai considerato molto importanti i compleanni, tranne quello di Sasuke. Ma questo segnerà una data importante, quella in cui finalmente Shisui potrà dichiarare l’amore ch...


  

ShiIta What if. L’età di Itachi è aumentata di un anno. Ispirato ai romanzi “Itachi il giorno” e “Itachi la notte”, tuttavia la maggior parte è mia invenzione.

Non sapendo la data dello sterminio degli Uchiha (non ne esiste una specifica), l’ho collocata qualche giorno dopo il compleanno di Itachi.

 

 

 

 

 

Shisui era solo quel giorno sulla rupe dove si incontrava sempre con Itachi. Seduto sull’orlo del precipizio con i piedi a ciondolare verso le impetuose acque del fiume Naka, lasciò andare un mesto sospiro gettando di sotto una piccola pietra. Non ebbe l’impressione che fosse semplicemente soggetta alla forza di gravità, ma la percepì risucchiata con forza da quella specie di idrovora naturale di cui solo lui e Itachi erano a conoscenza.

Itachi…

A lui aveva raccontato di averlo avvicinato solo per elaborare la morte del suo migliore amico, tuttavia si era sempre reso conto come l’intero racconto fosse servito, in realtà, più a convincere se stesso piuttosto che persuadere Itachi a considerare l´attrazione nei suoi confronti mossa solo dal rimorso nei confronti del ragazzo morto.

Non lo aveva ucciso materialmente con le proprie mani, il suo amico, ma era come se l’avesse fatto. Erano stati la rivalità, il senso di inferiorità e la gelosia, quelle brutte bestie! Shisui desiderava essere il migliore, ma non per vantarsene davanti alla gente, bensì per avere le capacità di migliorarlo, questo mondo così marcio e scorretto. Se fossero continuate ad emergere le persone sbagliate, nulla sarebbe mai cambiato. E così, il suo migliore amico era morto perché lui non lo aveva aiutato a perfezionarsi. Lo Sharingan Ipnotico e Kotoamatsukami ne erano valsi la pena? No, se lui e Itachi non fossero riusciti a fermare quella follia che sarebbe esplosa a momenti.

Credette, forse erroneamente, che un nuovo legame avrebbe potuto sostituirsi a quello precedente placando dolore e senso di colpa.

Itachi, io non sono più così sicuro di averti avvicinato solo per cercare di dimenticarmi del mio dolore, e ripulirmi goffamente la coscienza.

 

Prima di decidersi a parlargli, Shisui aveva osservato Itachi per circa un mese durante gli allenamenti in solitaria che faceva per raggiungere lo scopo che si era prefissato: diventare il più forte di tutti i ninja per estirpare finalmente la piaga della guerra dal mondo. Lo ammirava anche per quello, nonostante la giovane età era stato capace di formulare un obiettivo del genere impegnandosi in modo assoluto per raggiungerlo. Ammirazione, non gelosia. Lo osservava volteggiare nella sua danza aggraziata e devastante. Un angelo bellissimo e letale. Così irremovibilmente determinato. Con i suoi kunai, riusciva a colpire otto bersagli contemporaneamente di cui uno nascosto dietro un’enorme roccia, e aveva solo otto anni all’epoca. Sapevano tutti, ormai, che era un prodigio, tuttavia questa volta Shisui si fece avanti senza il timore di cadere di nuovo nelle trappole a causa delle quali era morto il suo migliore amico. L’attrazione che provava verso quella perfezione andava ben oltre, superava anche il bisogno di placare il dolore della perdita di cui si sentiva responsabile.

A Shisui era parso di toccare il cielo con un dito quanto Itachi dichiarò di preferire gli allenamenti in sua compagnia piuttosto che seguire le lezioni in Accademia trovate terribilmente noiose.

Per forza, sei un genio.

Nonostante già così splendido e dai modi fini ed eleganti, Itachi all’epoca era ancora solo un bambino. A Shisui non restava che dimostrare l’incanto che provava nei suoi confronti con piccoli gesti, carezze sulla testa, brevi e incoraggianti abbracci, adorò la volta in cui dovette massaggiare la schiena di Itachi dopo che l’acqua gli era andata di traverso. Shisui sorrise pensando come questo fu generato dalla sorpresa di Itachi dopo che lui gli ebbe tirato lievemente il codino. Ma il suo giorno migliore, fu quando ebbe finalmente l´occasione di confessare a Itachi ciò che provava per lui. Per modo di dire.

Il minore aveva sbloccato da poco il suo Sharingan dopo aver visto il compagno di squadra Tenma brutalmente assassinato da un uomo mascherato, secondo le minuziose analisi di Itachi avrebbe potuto benissimo trattarsi di Madara.

“Non credo, Itachi, Madara è stato avvistato per l´ultima volta circa settant´anni fa.”

Ma il minore aveva puntato gli occhi tristi a terra segno che non aveva voglia di ripetere quanto già spiegato.

Se lo dici tu non potrebbe essere altrimenti, Itachi, è altamente improbabile che ti possa sbagliare qualcosa, non cadi mai in nessun inganno teso dalle emozioni.

Durante un allenamento, Itachi che non aveva ancora imparato bene a padroneggiare il nuovo potere acquisito, si distorse una caviglia. Fu Shisui a medicargliela e fasciargliela mentre gli spiegava come il suo corpo non sapesse ancora stare al passo con quello che vedevano i suoi occhi speciali.

“Stai facendo un sacco di storie per nulla, Shisui. Sto bene” Itachi aveva replicato quasi stizzito e con lo sguardo puntato a terra.

Il maggiore si lasciò scappare un tenero sorriso accarezzandogli i capelli di seta raccolti nel codino : “Non importa quanto tu sia speciale, non esagerare mai.”

E speciale lo era davvero, Itachi. Shisui, a volte, provava dispiacere vedendo come il suo amico non avesse vissuto un’infanzia spensierata come tutti gli altri bambini. Traumatizzato dal campo di battaglia disseminato di cadaveri visto a soli quattro anni, aveva immediatamente sviluppato delle idee da adulto. Itachi non piangeva mai, non esitava, non tremava, quasi provare emozioni fosse per lui una sconfitta. Sebbene non ne avesse mai parlato, Shisui era certo che gli occhi spenti di Tenma continuavano a perseguitarlo la notte. Quella sera, dal momento che Itachi non poteva camminare, Shisui lo aveva riportato a casa caricato in groppa. Era notte e per le strade del loro borgo non c’era più anima viva, solo qualche finestra illuminata. Shisui non aveva mai avuto un contatto così ravvicinato e prolungato con lui, Itachi era uno che aveva sempre evitato la vicinanza fisica, non che la rifuggisse di proposito, certe cose sembravano non interessargli e basta.

“Io vorrei che tu fossi il fratello minore che io non ho mai avuto.”

Le parole pronunciare da Shisui erano scaturite direttamente da quel calore da cui si sentiva invaso, aveva origine dallo stomaco, poi saliva e, attraversando il cuore, arrivava ad arrossargli le guance. Itachi non poteva avere la minima idea di cosa gli stesse provocando il suo corpo premuto sulla schiena e il suo abbraccio intorno alle spalle, probabilmente fatto solo per non cadere.

“Vorrei che tu ti affidassi a me per qualunque cosa.”

Shisui avvertì i muscoli di Itachi rilassarsi, il sorriso gentile e la tenerezza nella sua voce probabilmente avevano fatto centro. Itachi aveva ricevuto poche premure dagli altri, si intuiva che non ne era per niente avvezzo e che non sapeva dove mettere le mani. Shisui sarebbe stato il ragazzo più felice della terra se Itachi gli avesse aperto il suo cuore. Il suo più grande sogno era questo.

Beh, di certo non è nobile come il tuo, Itachi, tuttavia la preziosità del tuo cuore direi che ne vale la pena. Se tu la donassi a me, non potrei esserne che onorato.

“Sarai esausto, l’uso dello Sharingan stanca. Dormi pure se vuoi.”

Shisui tremò sentendo l’amico abbandonarsi completamente su di lui, la testa posata sulla spalla destra, il respiro a sfiorargli il collo, riusciva persino a sentire il battito del suo cuore in mezzo alle spalle, così vicino al suo. L’abbraccio si allentò un poco e Shisui vide le mani candide dell’amico pendergli davanti al petto, i palmi lo sfiorarono accarezzandolo inavvertitamente. Il grande si sentì talmente emozionato da credere di svenire. Ma non poteva confessare di più, il fuoco della passione che gli ardeva dentro avrebbe dovuto attendere che Itachi non fosse più un bambino.

 

Itachi non era più un bambino, tra due giorni avrebbe compiuto quattordici anni. Un’altra pietra fu risucchiata dall’impetuosità del fiume Naka. A Itachi non erano mai interessati i compleanni, compreso il suo, non cambiava assolutamente niente se il numero con cui era indicata la sua età andava scritto in un modo diverso ogni anno.

In fin dei conti non hai tutti i torti, mio piccolo genio.

L’unico compleanno a cui Itachi prestava un poco di considerazione era quello di Sasuke, ma giusto perché il fratellino ci teneva un sacco e lui desiderava farlo contento.

Shisui si alzò in piedi con un sorriso gioioso che si andava allargando sulle labbra.

Itachi, non me ne volere mai se deciderò di fare leva su Sasuke per festeggiare il tuo compleanno. Questa è una data importante, finalmente potrò dirti e dimostrati quello che penso.

 

“Allora, facciamo un regalo per Nii – san?”

Shisui guardò sorridente il bambino che gli saltellava intorno. Gli occhioni di Sasuke brillavano di gioia, come sempre, traboccava di amore per suo fratello. Il grande fu invaso dalla malinconia, Sasuke non sapeva che di lì a breve avrebbe dovuto usare Kotoamatsukami sul padre, non avrebbe mai immaginato che l’amato papà stesse complottando un colpo di Stato. Non sapeva che Itachi aveva dato il suo pieno consenso a Shisui per colpirlo con quella mossa. Non capiva che adesso erano lì perché Itachi non avrebbe accettato regali e festeggiamenti da nessun altro che non fosse il suo fratellino. Sarebbe stato un dolore troppo grande sapere che suo fratello, così giovane, già aveva dovuto caricarsi un onere del genere.

Saprai quanto ti amiamo, ma non adesso. Goditi la tua infanzia per quel che ne rimane.

Quel sorriso si sarebbe spento o avrebbe continuato a splendere? Non c’era ancora modo di saperlo, adesso.

“Fai piano, Sasuke, non farti scoprire, gli facciamo una sorpresa. Il regalo lo sceglierai tu, va bene?”

Shisui gli posò le mani sulle spalle vedendo come il bambino ora si sforzasse di contenere il suo entusiasmo. Gli sorrise scompigliandogli capelli.

Sasuke iniziò a guardarsi intorno, avrebbe voluto correre e saltare, ma se Shisui gli aveva chiesto di fare tutto con calma per non far capire a nessuno, al mondo, a Itachi, che gli stava per fare una sorpresa, così avrebbe fatto. Perché Itachi era il suo mondo. Tirò fuori la punta della lingua fino a toccarsi le labbra, come se si concentrasse, poi, afferrata la mano di Shisui, lo condusse verso un negozio di vestiti.

Il grande gli aveva detto che avrebbe dovuto sceglierlo lui il regalo per Nii – san. Una bella responsabilità dal momento che voleva farlo contento, ma sul serio! Esaminava ogni cosa meticolosamente.

Questo è troppo grande.

Non è abbastanza elegante.

Questo colore non gli dona…

Uscirono dal negozio a mani vuote, niente era stato considerato degno da Sasuke per diventare il regalo di compleanno del suo Nii – san. Shisui avvertì una lieve fitta al cuore, Itachi aveva sempre considerato così insignificanti i compleanni al punto da mettere in crisi suo fratello nel momento di scegliergli un regalo. Forse non conosceva bene i gusti del maggiore. Considerando quanto Itachi fosse meticoloso nella sua igiene personale, Shisui indirizzò il bambino verso un negozio di saponi e sali da bagno.

Un buco nell’acqua anche stavolta.

“Itachi ha tutto e di migliore qualità.” Sasuke fece un broncio puntellandosi le mani sui fianchi, aggrottò le sopracciglia come per farsi venire un’idea.

Decisamente per Itachi ci voleva ben altro, era un guerriero determinato e geniale. A dire la verità pareva avere in testa nient’altro che i suoi obiettivi, allenarsi, diventare forte, e ora fermare quella follia anche se dissuaderli non sarebbe stato facile. Itachi era già capitano della Squadra Speciale da un anno, Shisui sentì una stilettata dolorosa pensando a come fosse stato costretto a diventare subito adulto e defraudato del suo futuro, soprattutto adesso messo in quella condizione di doppiogiochista dal padre e dal Villaggio allo stesso tempo. Ma a Itachi interessava solo tenersi la sua strategica posizione.

Io, invece? Quanto posto ho, dedicato a me, nel tuo cuore?

Portò Sasuke, in un´armeria, in fin dei conti quello era Itachi. Era fatto così e basta. Quando ci si innamora di qualcuno lo si fa guardando la sua totalità, se Itachi fosse cambiato forse qualche aspetto di lui sarebbe finito con il mancargli. Tuttavia Shisui era logorato dal dubbio, cosa sentiva Itachi per lui?

Senti qualcosa? Mi vedi? Lo so che sono il tuo migliore amico, ma per te finisce lì?

“Shisui, papà e Nii – san hanno un arsenale molto meglio di questo a casa!”

La voce squillante e contrariata di Sasuke lo fece quasi sobbalzare, lo sguardo di Shisui incontrò quello, ovviamente stizzito, dell’armaiolo.

“Ehm… d’accordo” il grande prese il piccolo per le spalle conducendolo di nuovo nella strada assolata. Un cenno di saluto imbarazzatissimo al negoziante.

Sasuke camminava ciondolando, le mani nelle tasche dei calzoncini bianchi, lo sguardo basso e il cipiglio, di tanto in tanto calciava qualche piccola pietra. Shisui non poté fare a meno di sorridere del suo intenso impegno nello scegliere quel regalo, era terribilmente seccato per non aver trovato ancora niente di adatto per Itachi. Il piccolo si arrestò improvvisamente stupendo non poco Shisui, fissava un negozietto di chincaglieria varia e bigiotteria, pareva molto interessato.

“Sasuke, non credo che troveremo qualcosa di adatto là dentro.” la voce di Shisui si lasciava invadere dal sorriso che aveva sulle labbra.

“Dai, facciamo una prova.”

Sasuke aveva ripreso a saltellare rapito dall’entusiasmo, all’altro non era rimasto che capitolare. All´interno, il piccolo rimase smarrito solo i pochi secondi che gli servirono per abituarsi alla penombra, poi andò dritto come un fuso a recuperare qualcosa da un espositore. Tornò saltellando.

“Che te ne pare, Shisui?” il sorriso era smagliante, gli occhi pieni di luce.

Il grande abbassò lo sguardo sul piccolo oggetto che gli aveva messo tra le dita, il freddo del metallo lo aveva raggiunto prima di vedere di cosa si trattasse esattamente. Dovette fare uno sforzo per non cedere all’ilarità, dimostrarla avrebbe ferito Sasuke. Gli aveva allungato una collanina formata da un semplice cordino di caucciù in cui si infilavano tre cerchietti argentati semplici e lisci, quasi per niente lavorati. Niente di particolarmente vistoso.

“Tu pensi che a Itachi questo possa piacere, non vuoi provare a vedere qualcosa di più elegante?”

Ma Sasuke scosse energicamente la testa fermamente convinto.

Forse ci ha visto giusto, questa collanina assomiglia un po’ al tuo carattere.

“Perché hai rifiutato l’offerta di farti fare un pacchetto?”

Shisui si inginocchiò per averlo a portata di sguardo: “Vorrei che lo facessi tu con le tue mani. Chi fa un regalo dovrebbe mettere nello stesso delle parti di sé. Per questo sarebbe bello se tu preparassi a Itachi qualcosa che gli piace, magari facendoti aiutare dalla mamma.”

Su cosa piacesse a Itachi, Sasuke non aveva il minimo dubbio; dirigendosi a compare le due farine necessarie a fare i dango, tirò Shisui con un’energia tale da farlo quasi cadere. Le guance arrossate di gioia. Shisui avrebbe fatto di tutto perché non si spegnesse mai, davvero di tutto.

“Allora, ci vediamo domani. Itachi dovrà avere il più bel compleanno della sua vita.”

Shisui lo salutò dopo averlo accompagnato fino davanti casa, Sasuke non capì perché, nonostante sorridesse, i suoi occhi magnetici erano invasi di malinconia.

 

Sasuke avrebbe fatto di tutto per fare felice il suo Nii – san, persino indossare quel ridicolo grembiule da cucina e quel cerchietto che la mamma gli aveva infilato per non fargli cadere i ciuffi di capelli negli occhi. Lavorava così scrupoloso e concentrato da sembrare un grande chef, le manine gli facevano male per la fatica di lavorare quell´impasto fino a renderlo soffice, tuttavia non si lamentò mai. La mamma mise in frigo le palline da lui confezionate alla perfezione, purtroppo Itachi tornava sempre tardi dal lavoro, anche quella sera avrebbe dovuto attenderlo.

Non è giusto, però, almeno nel giorno del suo compleanno avrebbero potuto lasciarlo libero.

Sasuke sospirò fissando il soffitto steso sul suo letto, quella sera si domandò, per la prima volta, perché i compleanni non fossero giorni festivi come, per esempio, la domenica.

 

Shisui sapeva che sarebbe arrivato prima di Itachi, d’altronde lui era là, in quella dannata sala dei monitor sempre fino a tardi. Se non fosse stato per Itachi non avrebbe saputo delle decine di telecamere che ora aveva puntate addosso, tuttavia non poteva evitarle in ogni momento o avrebbe destato subito sospetti.

“Ben arrivato, Shisui. Ma che miracolo siete riusciti a fare tu e Sasuke? Convincere Itachi a festeggiare il compleanno!”

Fugaku lo aveva accolto sulla porta sorridente. Shisui si sentì salire il magone pensando che tra pochi giorni avrebbe dovuto trafiggere quello stesso sguardo con il suo micidiale Kotoamatsukami. Il padre del ragazzo che amava e che ora lo stava accogliendo come uno di famiglia. Nessuno sapeva cosa bolliva nella pentola dell’altro. La famiglia di Itachi non era al corrente che i due ragazzi stavano temporeggiando per evitare la rivolta. Shisui, in teoria, non avrebbe dovuto sapere che Itachi era usato come spia dal suo stesso padre, e Fugaku non immaginava di essere, a sua volta, spiato da figlio. Ma era stato lui stesso ad ordinare a Shisui di tenerlo d’occhio.

Lo faccio per noi, Itachi, per il nostro futuro e per quello di Sasuke.

Si sforzò di sorridere, i muscoli facciali gli sembrarono come fatti di pietra: “Itachi non sa niente, in pratica è una festa a sorpresa.”

“Ah, ecco perché siete riusciti a spuntarla.” l’uomo lo accompagnò in salotto avvolgendogli le spalle.

“Nii – san non potrà rifiutare un regalo e dei dolcetti fatti da me.”

L’unica anima innocente e candida che si trovava in quella casa, lui non sapeva che tutte le altre erano ormai irrimediabilmente macchiate. Sasuke divorava con gusto i biscotti che Mikoto gli aveva messo davanti per farli ammazzare meglio il tempo, gonfiava le guanciotte riempiendosi la maglietta di briciole. Shisui lo salutò scompigliandogli i capelli. Tuttavia il ragazzo smise di esistere non appena Sasuke sentì il rumore della porta d’ingresso, scattò immediatamente in piedi per abbracciare Itachi, due biscotti mezzi mangiucchiati caddero sgraziatamente sul parquet.

“Buon compleanno, Nii – san!”

Shisui li vide arrivare tenendosi per mano, gli occhi di Itachi erano dolci nonostante non si aspettasse quell’improvvisata. Forse provava imbarazzo, chi poteva dirlo? Di sicuro un amore sconfinato verso il fratellino.

Shisui sentì i brividi quando Itachi si sedette accanto a lui per rimanerci durante tutta la cena, il suo bassoventre si infiammava ogni volta che il minore lo sfiorava per sbaglio. I loro fianchi erano attaccati, ad ogni movimento che faceva aumentare un minimo la pressione dei corpi, il cuore di Shisui galoppava.

Siete una famiglia meravigliosa, io non so cosa significhi averne una così. Devo farlo affinché continuiate ad essere uniti.

La cena fu deliziosa, per l’occasione gustarono il sashimi migliore, Shisui sorrideva vedendo Sasuke ingozzarsi di onigiri al pomodoro.

“Nii – san, questi li ho fatti per te.”

Sasuke non aveva aspettato altro per tutta la sera, arrivò trotterellando con un vassoio di dango. Itachi sorrise. Shisui credette di svenire. Un sorriso di Itachi poteva essere più prezioso dell’oro e persino molto più raro. Il suo viso, già bellissimo, assomigliò a quello di un angelo. Shisui lo guardava con venerazione mentre si avvicinava i suoi amati dolcetti alle labbra leggermente carnose, rimaneva in assoluto silenzio per cogliere ogni lieve rumore che faceva mangiando. Adorava quando, chinando leggermente la testa, setose ciocche corvine gli ricadevano sugli occhi. Shisui ammirò quelle bellissime ciglia che si facevano sempre più folte. Un lieve tremito della mano scosse il bastoncino del dango, Shisui dovette fare uno sforzo immane per trattenersi dall’afferrala.

“Grazie, Otouto, questo è stato il più bel compleanno della mia vita.”

Itachi abbracciò il fratellino che gli si era appallottolato in grembo, se lo strinse dolcemente al petto chiudendo gli occhi. Solo Shisui si accorse di come le sue ciglia fossero umide.

 

“Mi dispiace, Shisui, ho fatto il possibile per dissuaderli ma non sta andando bene.”

Itachi si era allontanato dal tavolo con il pretesto di prendere un po’ d’aria. Ora stava seduto sulla veranda di legno dando le palle alla porta. Shisui si soffermò a guardarlo qualche istante non potendo staccare lo sguardo dal codino che gli scendeva al centro della schiena. Si avvicinò senza emettere rumori fino a sederglisi accanto, rimase un po’ in silenzio godendosi tutti i suoni delle nottate estive che aveva sempre adorato. Il canto dell’assiolo, il frinire pacifico dei grilli. Il cielo era così chiaro che si vedeva benissimo pur stando al buio.

“Allora dovrò farlo.” affermò Shisui sospirando e lasciando che i suoi occhi si perdessero tra le stelle.

Itachi lasciò andare un sospiro posandogli la testa su una spalla. Shisui si sentì fermare il cuore, tutti i contrasti che il minore aveva dentro iniziavano a farsi sentire, era chiaramente una piccola ricerca di conforto, la mano di Shisui avvolse la vita sottile di Itachi.

“Nii -saaan!”

Sasuke arrivò di corsa quasi scivolando sul parquet.

Si inginocchiò di fianco al fratello: “Ti ho fatto un regalo.”

Itachi parve illuminarsi allungando una mano per afferrare il pacchettino che gli porgeva il fratello. Shisui fu meravigliato vedendo la solerzia con cui Sasuke lo aveva confezionato. La carta era dorata, stesa in modo così perfetto da sembrare solida, anche il fiocco era dello stesso colore, ma di seta.

Perbacco, vale di più la scatola del regalo.

Shisui sorrise al piccolo facendogli un occhiolino che Itachi non vide.

“Otouto, io… non so cosa dire, è bellissima.”

Itachi si rigirava la collanina tra le dita, i cerchietti argentati brillavano sotto la luna.

“Allora non dire niente e indossala. Anzi, te la metto io.”

Sasuke balzò alle sue spalle per allacciargliela. Quella chiusura non si mosse mai più.

“Grazie, Otouto, ti voglio bene.”

Gli occhi di Itachi brillarono mentre se lo stringeva ancora al petto.

“Di cosa confabulate sempre tu e Shisui?”

Sasuke non capì perché, a quella domanda, il cuore del fratello subì una brusca accelerata.

“Sei troppo piccolo ancora, Otouto.” Itachi lo colpì con il consueto buffetto in mezzo alla fronte.

Vedendo Sasuke mettere il solito broncio, Shisui decise di venirgli in soccorso: “Non farci caso, hai un fratello terribile, vorrebbe sempre tenerti all’oscuro di tutto. In questo caso te lo dirò io. Stavamo discutendo su chi sia il più forte dei due. Sarei io solo che Itachi non vuole ammetterlo. Ma tu hai capito tutto, non è vero? Lo sai che il più forte sono io.”

Sasuke balzò in piedi con le sopracciglia aggrottate: “Non è vero, è Itachi il più forte, potrebbe batterti ad occhi chiusi se volesse, non è vero, Nii - san?”

Gli occhi di Itachi di abbassarono leggermente nascosti dalle straordinarie ciglia, solo Shisui si accorse di come fosse leggermente impallidito.

È un ringraziamento per me? Amore? O semplicemente imbarazzo?

“Nii – san, diglielo che il più forte sei tu!”

La famiglia è davvero una bella cosa, non permetterò che le trame del Clan possano rovinare tutto questo. Non importa quello che sarò costretto a fare.

 

Per la prima volta nella sua vita, Itachi si scoprì a provare una punta di dolore pensando che il giorno del suo compleanno era ormai passato. Il primo e forse l´ultimo che avesse mai festeggiato e apprezzato così tanto. Si stava dirigendo verso la rupe dove aveva appuntamento con Shisui. La riunione a cui avrebbe dovuto partecipare anche lui era ancora in corso, suo padre si trovava ancora là di conseguenza lui era largamente in anticipo. Il suo amico avrebbe dovuto attendere Fugaku all’uscita per cambiare per sempre la sua mente e il suo modo di vedere. Nonostante ciò, correva velocissimo prendendosi l’aria in faccia e tra i capelli; così facendo, godeva dell’illusione che la calda e umida aria estiva fosse un poco fresca. Un’ altra notte così bella da risultare repellente. Le stelle parevano una distesa di diamanti mentre la Via Lattea si perdeva all’infinito quasi volesse indicare la strada della salvezza e della felicità per chi volesse seguirla. La luna bianca, luminosa, molto più grande del solito, ogni cosa sembrava dileggiare la sua angoscia. Tutto disgustosamente magnifico, lì, a farsi beffe di loro.

Un gemito sfuggi dalle labbra di Itachi vedendo una figura in piedi sulla rupe. Immobile.

Sconfortata?

Shisui era già arrivato, il presentimento non fu buono. Era rivolto verso il precipizio, Itachi si avvicinò silenzioso e leggero alle sue spalle.

“Mi dispiace, Itachi.”

La voce di Shisui vibrava di disperazione nonostante fosse calmo e gentile. Il tono sembrava anche voler consolare Itachi. Il più giovane sentì una fitta dolorosa al cuore, ebbe un sentimento di rabbia verso le sue gambe perché avevano iniziato a tremare.

Shisui, amico mio.

Ma fuori rimase impassibile.

Il maggiore si voltò verso di lui, nel suo occhio sinistro brillava il rosso dello Sharingan Ipnotico. Altro rosso gli colava sulla guancia destra attraverso la palpebra chiusa.

“Chi ti ha fatto questo?”

Paura, rabbia, angoscia. Niente trapelava dagli occhi e dalla voce di Itachi.

Mi dispiace, Shisui, ti voglio bene.

“Danzo. Secondo lui sarebbe inutile fermare solo tuo padre, la rivolta ci sarà comunque, ormai è troppo radicata nel cuore della gente. Tornerà per prendersi anche l’altro occhio, lo darò a te prima che lo faccia.”

No! Resta con me, comunque vada potremmo sempre stare insieme.

Itachi non si mosse, il suo respiro non subì alterazioni.

“Infine, lascerò che tu mi uccida. Solo così potrai avere gli stessi occhi che ho io. Affido tutto nelle tue mani, porta avanti il nostro sogno.”

No, non farlo. Nel mio sogno, tu ci sei.

Itachi fece un passo avanti silenzioso.

“Coraggio. Ti voglio bene, Itachi. Da sempre, dal primo giorno che ci siamo incontrati. Ti dissi di avere bisogno di un nuovo legame per dimenticare il mio migliore amico, ma non era tutta la verità.”

Shisui sorrise tendendo la mano destra come per invitare il suo amico a procedere. Itachi l’afferrò sfiorandola appena, Shisui sorrise avvertendo la morbidezza della sua pelle. Gli occhi di ossidiana fermi e saldi.

Perché? Non voglio, ti voglio bene anche io dal primo giorno.

Itachi avanzò ancora verso di lui. Ingoiò un singhiozzo, fu lieto che il frastuono delle impetuose acque del fiume Naka lo avesse sovrastato. Aveva sempre creduto che, per diventare forte come desiderava, non avrebbe dovuto mostrare le sue lacrime a nessuno. Tantomeno le emozioni.

“Così, bravo.” Shisui gli afferrò entrambe le mani guidandole sulle sue spalle.

Sorridente, rimase in attesa che il suo amico di decidesse a dargli la morte.

Un ulteriore passo lo costrinse a piegare i gomiti, non era ancora il momento.

“Grazie, Shisui, per quanto avete fatto per il mio compleanno tu e Sasuke, è stato il giorno più bello della mia vita. Ho capito perché per te era così importante, attendevi che io non fossi più un bambino.”

Il passo successivo permise ai loro corpi di toccarsi. I petti aderirono, i nasi arrivarono a sfiorarsi mentre ognuno respirava il respiro dell’altro. Itachi trapassava quello sguardo a metà con il suo. Shisui gli posò le mani sui fianchi.

“È stato il più bel giorno anche della mia vita, non ho mai vissuto delle ore così dense di speranze e di sogni.”

“Lasciamo che l’amore possa cambiare le cose, Shisui, diamogli una possibilità.”

“No, devi farlo. Devi avere i miei stessi occhi per fermare questa follia. Solo tu puoi riuscirci”

Le mani del maggiore si strinsero in un gesto di incoraggiamento.

Gli occhi di Itachi divennero vuoti di colpo, le ginocchia gli cedettero, la testa crollò sulla spalla sinistra di Shisui. Il grande sentiva il suo respiro affannoso sul collo, lottava per non svenire ma ormai era troppo tardi. Lo prese in braccio con davvero poca fatica allontanandosi dal precipizio prima che rischiasse di inghiottirli entrambi, solo lui doveva essere la sua preda, ma per mano di Itachi.

Tutte le emozioni che ti sforzavi di reprimere sono esplose adesso, avevi paura di non essere abbastanza forte e di non essere degno del tuo sogno. Tuttavia io lo sapevo che c’erano, le ho sempre viste. Tu non lo sai ma i tuoi occhi gridano tutto quello che non dici.

Shisui si sedette in terra prendendosi Itachi in grembo, era forte e si sarebbe ripreso presto. Andava fatto quello che c’era da fare. Le mani del minore si aggrapparono spasmodicamente alla maglietta di Shisui arrivando sul punto di lacerarla. Il viso inespressivo. Le pupille, sebbene non visibili perché nere uguale all’iride, Shisui fu certo che fossero dilatate. La ragione di Itachi vacillava facendogli balbettare delle parole incomprensibili, l’esile corpo scosso da un violento tremore. Disperato e forse con la vista annebbiata dal malessere, si aggrappò ai ricci capelli di Shisui senza rendersi conto di strapparli a ciocche. Il più grande ne fu molto spaventato, non lo aveva mai visto così.

“Ehi” gli disse dolcemente scostandogli i capelli dal viso. La pelle era gelida e imperlata di sudore freddo.

Itachi si voltò sedendosi a cavalcioni sulle sue gambe, gli si appoggiò addosso fino a costringerlo a sdraiarsi di schiena sulla terra mentre si stendeva sopra di lui. Teneva gli occhi chiusi, adesso.

“Non farlo, Shisui, non costringermi. Troverò un’altra soluzione se tu mi prometti di sopravvivere. Se tu non puoi più fermare la rivolta lo farò io, ma tu resta.”

Lo baciava tormentato e con il respiro affannoso incurante del sangue che colava sulla guancia del più grande. Le mani angosciate del giovane continuavano a scavare tra i capelli di Shisui ferendogli la cute. Le lacrime di Itachi si mescolarono con il liquido rosso e il tutto finì sulle labbra di entrambi. Nonostante il peso di Itachi comprimesse lo sterno di Shisui fino a quasi impedirgli di respirare, lo strinse ancora di più sul suo corpo.

Ero certo che mi volevi bene. Chi accoglierà il grido dei tuoi occhi se io non ci sarò più? Resterai solo al mondo.

“Va bene, mi fido di te. So che troverai un’ottima soluzione, resterò.”

Itachi smise di baciarlo, nonostante si fosse un poco ripreso, il tremito violento del corpo non si era arrestato. Aprì gli occhi, che fino a quel momento erano stati chiusi, per guardarlo. Shisui sobbalzò vedendo quella stella a tre punte, così particolare, una forma che sarebbe stata solo sua.

Lo aveva ottenuto. Lo Sharingan Ipnotico.

 

“Dove andiamo, Shisui?” la manina di Sasuke tirava trepidante la sua.

“Siamo quasi arrivati, è un allenamento per vedere come te la cavi nei combattimenti al buio.”

Aveva imparato da pochi giorni come fosse dura nascondere le emozioni per il bene di qualcuno. Itachi lo faceva praticamente da quando era nato, non si era mai reso conto, fino ad ora, di quanto doveva aver sofferto.

Il primo immane sforzo Shisui aveva dovuto compierlo quando Sasuke gli aveva domandato per quale motivo portasse delle bende sull’occhio destro. Rispose di essersi fatto male minimizzando con un gesto della mano.

Durerà poco questa menzogna, ma le spiegazioni le faremo insieme, Itachi.

Il secondo, e forse più grande, lo stava facendo adesso. Itachi gli aveva chiesto di tenere Sasuke lontano dal borgo con una scusa, mentre lui trovava… la soluzione.

Sasuke non aveva fatto neanche in tempo a riprendere a trotterellare felice, che delle agghiaccianti grida lo fecero inchiodare. La faccia pallida e terrorizzata rivolta verso Shisui, tremava.

“Cosa succede? Dobbiamo tornare, Shisui, sembra che qualcuno abbia attaccato il borgo, Nii – san sarà in pericolo.”

Sei intelligente, Sasuke, avrai un grandioso futuro.

Shisui lo prese in braccio stringendolo forte: “Tranquillo, se la caverà. Ti ricordi quando, alla cena del suo compleanno ti dissi che io sono molto più forte di lui? Non era la verità.”

Altre grida, Sasuke gli strinse il collo così forte da fargli male.

“Guarda lassù, Sasuke, la vedi la Via Lattea? Si dice che conduca alla felicità chiunque abbia la costanza di seguirla, perché non proviamo?”

Il sorriso di Sasuke tornò a splendere, Shisui sentì il suo abbraccio sincero come se fosse un cappio letale.

 

 

     


                     





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