FanFiction City Hunter | Io e te senza di te di MarySaeba92 | FanFiction Zone

 

  Io e te senza di te

         

 

  

  

  

  

Io e te senza di te   (Letta 680 volte)

di MarySaeba92 

14 capitoli (in corso) - 0 commenti - 1 seguace - Vietata ai minori di 16 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaCity Hunter

Genere:

Angst - Drammatico - Romantico

Annotazioni:

Traduzione

Protagonisti:

Ryo Saeba - Kaori Makimura

Coppie:

Ryo Saeba/Kaori Makimura (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Capitolo Quattordici 

 


  

“Dov´eri?”
 
Vedo il tuo sguardo fiammeggiante che mi fissa e sento crescere il senso di colpa.
 
“Dov´eri, Ryo?” ripeti, la rabbia colora la tua voce.
 
Mi osservi con sguardo penetrante, i tuoi lineamenti sono immobili e so di aver sbagliato. I tuoi occhi scivolano lungo il mio corpo, inconsciamente mi metto le mani in tasca, ricordando cosa c´è dentro. Non riesco a sorreggere lo sguardo e lo distolgo. Posso immaginare cosa ti passa per la testa.
 
“Cos´hai in tasca?”
 
“Kaori...”
 
“Cos´hai in tasca?”
 
È inutile lottare, lo so. Tiro fuori le mutandine che ho rubato alle ragazze al parco e nei cabaret e i tuoi occhi bruciano ancora di più. Ho dimenticato di lasciarle per strada. Non le porto a casa da mesi, ma oggi me ne sono scordato.
 
“Dov´eri, Ryo?” mi ripeti, con voce rotta. “Ti ho aspettato. Ero preoccupata e avevo bisogno di te. Dov´eri? A cosa serve che io ti aspetti?” chiedi. “Forse faremmo meglio a fermare tutto”
 
Sento il mio cuore sprofondare nell´udire queste parole. Sei seria, lo so.
 
“Kaori, no, posso...”
 
“No, non voglio più aspettare così. È troppo difficile”
 
Mi sveglio all´improvviso e sento il cuore che mi batte a mille nel petto. Mi guardo intorno nella stanza e tu non ci sei... Certo che non ci sei. Sei sdraiata su un letto in ospedale. Cosa mi aspettavo? Mi rivolgo alla mia radiosveglia. È l´una di notte. Mi sdraio, ripensando al sogno che ho appena fatto. Ricordo quel momento della nostra relazione.
 
Era una serata piovosa, come questa, penso sentendo le gocce di pioggia che colpiscono la finestra, ed ero via dalla sera prima. Ero partito per girare i vari cabaret e mi ritrovai coinvolto in una sparatoria. Diverse persone furono uccise davanti ai miei occhi. Fui preso di mira personalmente e non ebbi altra scelta che mettere le cose in chiaro con il mandatario, risalendo a lui, uomo dopo uomo. Fu dura e, una volta finito, non potevo rientrare a casa. Mi sentivo sporco e come se non meritassi di poterti toccare o anche solo di vederti. Avevo bisogno di staccare la spina, di dimenticare, e mi lasciai più che andare. Ci provai con alcune ragazze del parco poi passai di nuovo la serata nei cabaret e, quando finalmente decisi di confrontarmi con te, non riuscendo a portare a termine i miei piani iniziali, tornai.
 
Perché ci sto pensando adesso? Perché... mi alzo e mi vesto in fretta. Tu. Hai subito un intervento chirurgico oggi e io non c´ero. Forse non trovi più la forza in te per continuare la lotta. Ti senti come se ti avessi abbandonata? Forse non avrei dovuto intraprendere una missione nel frattempo. Tutte le ragioni del mondo non hanno valore quando portano a lasciare la persona che si ama. Mi sono convinto a credere che avresti capito, ma forse mi sbagliavo. Hai bisogno di me come io ho bisogno di te. Dopotutto, non riesco a smettere di pensare a te. Tutto ciò che vivo, a cui mi avvicino, mi fa pensare a te. Continuo a parlarti, anche adesso. Quindi anche tu, nonostante stia dormendo, hai bisogno di me. Avresti dovuto essere la mia unica, la mia prima e la mia ultima missione fino al tuo risveglio.
 
Ho la mano sul telefono, pronto a chiamare Mick per vegliare su Himiko, quando mi fermo. È l´una di notte. Staranno dormendo profondamente. Se fosse successo qualcosa, l´ospedale mi avrebbe chiamato, ragiono. Non posso lasciarmi trasportare così. Sto alla finestra e guardo le tracce sui vetri. Vedo all´angolo del vicolo di fronte all´edificio il bagliore di una sigaretta. Questa è solo la parte visibile. Non lontano, ci sono due auto pronte a seguirci. Le ho viste come ho visto gli altri tre uomini che attraversavano la zona. Sagasaki deve aver saputo che sono a caccia e che lui è la mia preda... Dopotutto, anche lui ha le orecchie per strada e non ho nascosto dal mio obiettivo, tutt´altro.
 
“Non pensi che sia rischioso?” mi chiese Mick quando gli dissi il mio piano la scorsa settimana, tornando dal nostro giro di osservazione.
 
“Sì, ma dobbiamo fare in modo che le cose si muovano, altrimenti passeranno dei mesi. Non ho tutto questo tempo” risposi pensando a te.
 
“Quindi gli farai chiaramente sapere che gli sei alle calcagna? Come intendi comportarti?”
 
Mi sdraiai sul pavimento del tetto e riflettei un momento.
 
“Da qui ho una buona angolazione. Un colpetto di avvertimento e una parolina alla stampa popolare e andrà bene” dissi, con un sorrisetto.
 
“Non stai un po´ esagerando con le provocazioni?”
 
“Io? Mai...ho valutato i pro e i contro, Mick. È la cosa migliore da fare”
 
Mi sono sbagliato? Avrei dovuto mantenere un profilo basso, indagando nell´ombra? Ho commesso un grosso errore nel distruggere un´opera d´arte probabilmente inestimabile nell´ufficio di Sagasaki,? A quanto pare, non è piaciuto al proprietario che mi ha condannato alla gogna. Mi ha promesso, attraverso i bassifondi, la sua stampa popolare, la peggiore rappresaglia. C´è da chiedersi se è più sconvolto dal fatto che io abbia rotto il suo vaso centenario o perché sto proteggendo la sua ex ragazza… Faccio un lungo sospiro e metto la mano sulla finestra colpita dalla pioggia.
 
Il freddo si insinua nel mio corpo e un lungo brivido mi attraversa.
 
“No, non voglio più aspettare così. È troppo difficile”
 
La frase mi torna in mente. Mi provoca la stessa reazione: un brivido di apprensione. Il mio mondo tremava dopo quattro mesi di felicità senza nuvole, per colpa mia. Avevo sbagliato, lo so. Avevo ceduto alla prima difficoltà. È facile amarti quando si tratta di baciarti e fare l´amore con te... e quando va tutto bene. È molto più complicato quando mi sento come mi sentivo quel giorno, un assassino, e dovessi affrontare il tuo sguardo. Perché quell´uomo dovrebbe avere il diritto di toccarti?
 
Lo capii mentre mi guardavi, i tuoi occhi brillavamo di tristezza, angoscia e disillusione. Ti avevo delusa, Kaori. Non sono più quell´uomo. Non lo sono più da tempo. Quello che avevo fatto, era per poter stare con te, vivere più a lungo un rapporto che finalmente mi fa toccare con mano il mio sogno più folle: sentirmi felice. Sono soddisfatto da tempo della mia vita, ma, da quando siamo diventati un noi, sono felice, anche se non è sempre facile.
 
“Lo so. Io...ho avuto paura, Kaori” confessai. “Delle persone sono morte a causa mia ieri sera. Ho dovuto sporcarmi le mani. È stato...brutto, molto. Non avevo la forza di rientrare poi. Non ho avuto la forza di affrontarti, di deluderti, di sentirti dire che non potevi sopportare quello che avevo fatto” aggiunsi.
 
Mantenni la distanza tra noi. Non volevo opprimerti o costringerti ad abbracciarti come desideravo. Dovevi poter scegliere cosa volevi fare.
 
“Dov´eri?” mi chiedesti, non avvicinandoti.
 
“Ho fatto quello che so fare quando le cose diventano troppo serie. Sono andato al parco a correre dietro le ragazze, poi nei bar a bere per dimenticare, a fare lo scemo con le conigliette”
 
“Sei...andato a letto con un´altra donna?”
 
Chiudo gli occhi. Parli a bassa voce, l´ansia trasuda dal tuo corpo. So cosa nascondo ancora nelle mie tasche, so cosa ho comprato di sfuggita, so cosa volevo fare. Metto la mano in tasca ed estraggo le confezioni d´argento che ho nascosto discretamente, pronta all´azione. Le lancio sul tavolino, non mostrandoti alcun briciolo del senso di colpa che provo ancora. Lo confesso e vedo i tuoi occhi spalancarsi per un attimo prima di vedere le lacrime scorrere sulle tue guance.
 
“Ho comprato un´intera scatola” ti dico, aggiungendo lo scontrino. “Volevo dimenticare, dimenticare tutto. Ho rubato biancheria intima, palpeggiato, flirtato, baciato altre donne alla ricerca di quella con cui avrei finito la serata...”
 
“Taci” mi intimi, stringendo le braccia intorno a te stessa.
 
Non posso tacere. So che ti sto facendo del male, ma ho bisogno di parlarti, spiegarti, di farti capire. Ho giocato a fare lo struzzo per troppo tempo. Non è più così oggi. Siamo una coppia e so che se non ti parlo ti perderò di sicuro. Nonostante quello che volevo fare stasera, ora so che non voglio che finisca.
 
“Mi sentivo sporco, Kaori, sporco e indegno di te. Allora tanto valeva sguazzare completamente nel pantano, tornare a quello che ero prima di te, prima di noi. Volevo dimenticare” insisto.
 
Ti osservo incassare i colpi che ti infliggo. Sono un bastardo. Sto cercando di salvare la nostra coppia, colpendoti, quando sei quasi a terra. Non alzo le mani su una donna, ma come al solito non ti risparmio. Perché non posso lasciarti in pace, per una volta? Per noi due, perché saremmo troppo infelici lontani? Per me, perché non posso più vivere senza di te?
 
“Solo che mi sbagliavo su quello che volevo davvero dimenticare. Non quello che avevo fatto, ma quello che rischiavo di perdere. Trovare le mie vecchie abitudini significava dimenticare ciò che ero diventato...con te”
 
Mi guardi in silenzio. Le tue lacrime si sono fermate ma i tuoi occhi sono ancora carichi di dolore incommensurabile. Mi sento male con te. Mi sento male per te.
 
“Perché? È così difficile essere...te? Non capisco, Ryo. Non capisco perché stai rovinando tutto ciò che ha richiesto così tanto tempo per essere costruito. So chi sei. So che non sei solo un assassino. So che non sei un angelo. Allora perché?”
 
“Perché non ti merito. Non merito questa vita. Sono il bastardo che uccide altra gente e dimentica ubriacandosi e facendosi delle ragazze...”
 
“Non parlare così! Non sei più quell´uomo, Ryo! Sei cambiato!”
 
Finalmente ti avvicini. Ti pianti davanti a me e mi fissi, con sguardo furioso. Abbasso il mio e vedo i tuoi pugni serrarsi e aprirsi. Non credo di averti mai visto così arrabbiata, così determinata.
 
“E quello? Come lo chiami, Kaori?” ti dico, indicando il tavolino dove le confezioni dei preservativi riflettono sfacciatamente la luce.
 
“Non ne hai utilizzato nessuno” dici, disorientandomi per un momento.
 
“Come fai a saperlo? Non sai nemmeno quanti ce n´erano nella scatola” noto, sorridendo.
 
Mi colpisci con un meritato schiaffo e sento il dolore bruciante che si irradia lungo la mia guancia. Il tempo sembra fermarsi per un momento mentre i nostri sguardi si incontrano, c´è sorpresa da entrambe le parti. Non dura molto finché non arriva un secondo, poi un terzo e così via. Non ho idea di quanti schiaffi mi dai ma li ricevo senza muovermi, senza batter ciglio. È poco in confronto a ciò che ti ho appena fatto passare, a ciò che senti.
 
Quando finalmente ti fermi, sei senza fiato e, rendendoti conto di quello che hai appena fatto, guardi i tuoi palmi che sono rossi. Staranno cuocendo di dolore e li prenderei tra le mani ma non mi dai tempo. Ti lasci cadere contro di me, prosciugata di tutte le tue forze. Amo il contatto anche se non so cosa accadrà dopo. Esito un attimo prima di abbracciarti. Ti tengo stretta e rimaniamo intrecciati l´uno contro l´altra in silenzio.
 
Questa conversazione non è finita, lo so, ma accetto l´intermezzo. Mi calmo. Penso a quello che voglio. Andando via, do a me stesso, e sicuramente anche a te, l´impressione di voler scappare, di uscire da questa relazione, ma non è così. Faccio quello che faccio spesso: mi ribello aspettando che tu mi rimetta sulla strada giusta. Non faccio che tenderti dei bastoni per riportarmi da te. Avrei potuto solo evitare che te li prendessi in faccia. È giunto il momento per me di fermare tutto questo e prendere il mio coraggio a due mani.
 
“Mi dispiace, Kaori”
 
La mia voce è un sussurro. La mia mano scivola sulla tua nuca e la carezzo dolcemente.
 
“Perché vuoi che ti ritenga un bastardo?” mi chiedi, il tuo timbro risuona dolorosamente.
 
“Perché non mi vedo come mi vedi tu” ammetto. “Perché una donna come te che ama un uomo come me non dovrebbe essere possibile”
 
“Non so più cosa fare, Ryo. Ti colpisco, ti amo, ti abbraccio, e ancora non vuoi crederci. Cosa devo fare per farti capire che ti amo e che abbiamo il diritto di vivere la nostra vita? Cosa devo dirti per farti ammettere che c´è una quantità enorme di bene in te?” mi dici sollevando il viso.
 
Ti guardo negli occhi e vedo cosa mi rifiuto di ammettere. Vedo l´uomo che vedi. Lo vedo...non so se ci credo, ma lo vedo.
 
“Non lo so, ma non voglio perderti. Ho bisogno di te, Kaori. Ho fatto un casino, ma...”
 
Non posso. Posso chiedertelo? Ho il diritto di rischiare di infliggerti un secondo colpo come questo? La mia ragione mi dice di lasciarti andare, di non farti soffrire di più, ma il mio cuore mi dice qualcosa di completamente diverso. Mi dice che ti farò soffrire di sicuro, che ci farò perdere momenti meravigliosi insieme...
 
“Ma?” mi chiedi con voce paziente. Ora è il momento di decidere cosa voglio per noi.
 
“Dammi una seconda possibilità, Kaori...per favore, una seconda per dimostrarti che...”
 
Mi posi le dita sulle labbra, costringendomi a tacere. Non capisco perché ma chiudo la bocca e aspetto che parli, che pronunci la tua sentenza.
 
“Non hai niente da dimostrarmi. Voglio che ti fidi di noi, di me, dei miei sentimenti per te”
 
“Va bene. Kaori, ho toccato e baciato altre donne, ma non sono andato a letto con un´altra”
 
“Lo so” affermi con calma.
 
“Ma come?”
 
“Ho fiducia in te. Forse hai sbagliato, ma mi fido abbastanza da sapere che non mi pianterai un coltello nella schiena. Non è da te. Ho torto?”
 
“No”
 
Non mento. Questa giornata lo ha appena dimostrato. Non ho saputo andare fino in fondo alle mie prime intenzioni. Eppure ci sono state diverse giovani donne che non avrebbero detto di no ma, quando le cose si sono fatte più chiare, non ho potuto. Ho messo la mia maschera da pervertito e ho iniziato a sbavare su quella che avevo in grembo. Le ha scacciate tutti e ho finito per andarmene, tenendo la maschera con gli altri.
 
“È difficile fidarsi di noi, Kaori”
 
“Allora comincia fidandoti di me. È un buon inizio, no?” suggerisci.
 
“Sì, è un buon inizio”
 
“Allora dillo”
 
“Mi fido di te, Kaori”
 
“Mi fido di te” ripeto, trovandomi non più di fronte a te ma al vetro.
 
Mi rendo conto che i miei ricordi si sono nuovamente confusi con la realtà. Sospiro e guardo il cielo che si schiarisce un po´, rivelando le stelle. Rimango a fissarlo per un momento prima di andare a sedermi sul divano. Continuammo la serata qui. Era certamente tardi come oggi e tuttavia non salimmo in camera per dormire. Ci sedemmo sul divano ancora per un po´. Non dormivi da quarantotto ore, eppure stavi lottando per rimanere.
 
“Dovremmo andare a letto” suggerii.
 
Mi sdraio ripensandoci, con una mano sotto la testa.
 
“Non so se voglio condividere un letto con te...” mi dicesti sussurrando.
 
“Vai in camera. Io dormirò qui”
 
Non volevo, ma dopo quello che ti avevo appena fatto, non mi aspettavo di essere perdonato così facilmente.
 
“Non voglio nemmeno dormire da sola” rispondesti, appoggiando la testa sulla mia spalla. “Ho avuto paura per te, Ryo. Ho sentito della sparatoria ieri sera e non sapevo dove fossi, se fossi ferito...mi fido di te ma, nonostante tutto, ero terrorizzata all´idea che non saresti tornato...” confessasti.
 
Passai un braccio intorno alle tue spalle e ti strinsi. Potevo offendermi all´idea che avessi paura per me, ma come? Ho paura per te nonostante tutto, nonostante l´addestramento, nonostante tante cose che dovrebbero darmi fiducia e sono convinto che, anche se fossi convinto al 100% che tutto sia sotto controllo, avrei comunque paura perché ti amo e non voglio vederti sparire dalla mia vita.
 
“Cercherò di avvisarti la prossima volta. Dormiamo qui?”
 
“È una buona idea” approvasti, appoggiandoti con un braccio intorno al mio stomaco.
 
Chiudo gli occhi e mi lascio trasportare dal sonno anche se, come quella notte, ci mette molto ad arrivare. Ricordo il calore che riempiva il mio corpo, il peso confortante che sentivo dove ti appoggiavi e il sollievo di poter ancora avere tutto questo per il futuro. Avrei dovuto fidarmi di te dall´inizio, tornare quando avevo finito, così come oggi devo fidarmi di te perché continui a combattere perché sai per cosa dobbiamo ancora vivere, sai, forse anche più di me, quanto ti amo e quanto sei importante per me.
 
Di nuovo, il mio cuore si placa. La mia preoccupazione torna sotto controllo. Mi manchi ancora tanto ma lascio che l´impronta persistente che hai su di me da così tanto tempo, la morbidezza, il calore e tutte le sensazioni mi avvolgano e mi scaldino. Devo smettere di dubitare. Rido un attimo: non accadrà. Penso che, finché non incontrerò più il tuo sguardo caldo e affettuoso, finché non ritroverò la sensazione di essere rinchiuso in una bolla protettiva che mi difende da certe aggressioni esterne e talvolta da me stesso, dubiterò delle scelte che ho fatto.
 
Quando arriva il mattino, i raggi del sole mi svegliano. Mi sono addormentato, la mia faccia rivolta verso il vetro. Sento il calore irradiarsi sulla mia pelle e tengo gli occhi chiusi un attimo per godermela: mi ricorda un po´ la tua mano appoggiata sulla mia guancia. Finalmente mi alzo e mi allungo, sentendo Himiko uscire dalla sua stanza.
 
“Buongiorno Ryo, hai dormito sul divano? Che strano...” mi dice, appoggiandosi alla ringhiera.
 
“Che importanza ha?” dico dirigendomi in cucina per sfuggire al suo sguardo.
 
Ho addosso i pantaloni del pigiama ma niente sopra. Non sono a disagio, ma l´unico sguardo che voglio è il tuo.
 
“Avresti potuto raggiungermi nella mia stanza...”
 
Mi giro un po´ sorpreso di trovarla sulla soglia della cucina. Non l´ho sentita avvicinarsi. Procede e mi si incolla, il suo babydoll non nasconde molto.
 
“Spero che i tuoi sogni siano stati piacevoli” sorride.
 
“Molto” mento, allontanandomi.
 
“C´ero io?” mi chiede. “Gli scatti della scorsa settimana e le prove di ieri per la sfilata devono averti dato qualche idea...” suggerisce, felina.
 
“Che tu ci creda o no, non basta un bel fondoschiena per farmi impazzire”
 
La mia voce è secca e schiocca come una frusta, facendola indietreggiare accigliata.
 
“A volte bisogna sapersi accontentare di poco” mi dice offesa.
 
“A volte bisogna non accontentarsi e volere di più. I piaceri più facili non sono necessariamente i migliori” rispondo.
 
Abbiamo faticato per arrivare dove siamo. Anche una volta insieme, abbiamo dovuto vivere altri tormenti, ma ciò che conta è non dimenticare la cosa più importante: con la fiducia che abbiamo in noi, possiamo affrontare qualsiasi cosa.

 


 

     


                     





E' possibile inserire un nuovo commento solo dopo aver effettuato il Login al sito.