FanFiction Slam Dunk | Lacrime di ghiaccio II di MarySaeba92 | FanFiction Zone

 

  Lacrime di ghiaccio II

         

 

  

  

  

  

Lacrime di ghiaccio II   (Letta 62 volte)

di MarySaeba92 

5 capitoli (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 16 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaSlam Dunk

Genere:

Angst - Romantico

Annotazioni:

Traduzione

Protagonisti:

Hanamichi Sakuragi - Kaede Rukawa

Coppie:

Hanamichi Sakuragi/Kaede Rukawa (Tipo di coppia «Yaoi»)

 

 

              

  


  

 Capitolo Tre 

 


  

Il suono della televisione era un po´ distante, ma abbastanza alto da sentire le notizie mentre lavava i piatti. Finì di sciacquare alcuni bicchieri e quando andò a posarli sopra lo scolapiatti, un doloroso pizzico al sedere gli fece esclamare un piccolo gemito. Kaede gli stava facendo ben pagare la notte del loro anniversario: una settimana da passivo e tutte le faccende domestiche erano la ´punizione´ che la volpe gli aveva imposto come requisito indispensabile per ottenere pienamente il suo perdono.
 
Il telefono squillò. Hanamichi non si mosse pensando che Kaede in soggiorno avrebbe risposto, ma dopo parecchi squilli cominciò a dubitarne.
 
“Kae!” gridò girandosi, “rispondi tu?”
 
Nessuno gli rispose e il telefono continuò a squillare.
 
“Kaedeee!” gridò di nuovo.
 
Nessuna risposta. Hanamichi si asciugò rapidamente le mani con un panno e corse in soggiorno. Vide che Kaede era addormentato sul divano per la siesta, neanche i fastidiosi squilli lo avevano svegliato. Con il costume da bagno e una canotta, la sua piccola volpe sembrava adorabilmente più giovane.
Con una mano Hanamichi prese il telefono e con l´altra afferrò un cuscino dall´altro divano e lo lanciò in faccia a Kaede. Pensava che non si sarebbe svegliato neanche in quel caso, ma stranamente la volpe si alzò e si mise a sedere, con un´espressione poche amichevole. Stava per dirgliene quattro ma si fermò quando vide che era al telefono.
 
“Sì...sì, sono io...” disse Hanamichi in inglese. La sua faccia inizialmente perplessa si trasformò in un sorriso allegro. “Sul serio? Quando? Sì, sì, va bene...certo, ci saremo...arrivederci”
 
“Chi era?” chiese Kaede incuriosito appena riattaccò. Invece di rispondere, Hanamichi si lanciò sul divano e gli diede un lungo, furioso bacio. “Che succede?” chiese la volpe sempre più sorpresa.
 
“Abbiamo appuntamento oggi pomeriggio con l´agenzia” spiegò Hanamichi senza perdere il sorriso.
 
“Con quale agenzia...?”

“Quella per le adozioni”
 
Kaede lo guardò stupito, ma non per via dell´appuntamento.
 
“Quando hai contattato un´agenzia?”

“Lunedì. Yohei mi ha recuperato il numero di telefono. Ha sede a Barcellona, ma ha uffici anche a Palma. È perfetto per iniziare con le scartoffie prima di tornare dalle vacanze” Hanamichi parlò rapidamente ed eccitato, “e anche la donna con cui parlato, che è la stessa che mi ha chiamato oggi, parla inglese, quindi non avremo problemi”
 
“...” Kaede non disse nulla.
 
“Beh? Che te ne pare?”
 
“È un po´ repentino...” ammise.
 
Lo sguardo di Hanamichi si intristì sentendo quelle parole ed era sul punto di alzarsi dal divano ma Kaede, rendendosi conto di aver sbagliato, lo tirò per la maglietta e lo fece ricadere.
 
“Non fraintendere” disse quasi appiccicando le labbra su quelle del marito, “sai che anch´io voglio adottare, solo che sono rimasto un po´ sorpreso, tutto qui...”

“Davvero?” chiese Hanamichi poco convinto.
 
“Davvero...a che ora abbiamo appuntamento?” mentre parlava Kaede depositava piccoli baci agli angoli e sul labbro inferiore del suo amato.
 
“Alle cinque...ah...” gemette quando Kaede lasciò le sue labbra e cominciò a leccargli l´orecchio.
 
“Allora abbiamo ancora un po´ di tempo prima di andare...”

“Mmh...sì...”

Hanamichi inclinò la testa e iniziò a mordergli dolcemente il collo, mentre una sua mano si infilava sotto la maglietta e lo afferrava con forza per un fianco. Ma Kaede con un rapido movimento gli agganciò le labbra con le proprie, rotolò ed entrambi caddero dal divano.
 
“Dannata volpe...per fortuna c´era un tappeto...” si lamentò Hanamichi strofinandosi la nuca.
 
“Decidi, lo facciamo a letto o proprio qui...” sussurrò Kaede leccandogli il mento e abbassandogli i pantaloncini.
 
“Qui...” gemette quando una mano cominciò ad accarezzarlo. Non se lo fece ripetere due volte, Kaede si separò e si tolse la maglietta. Poi lo fece girare sul pavimento per farlo mettere a pancia in giù e si tolse i pantaloni. Cominciò a baciargli la nuca, le spalle e la schiena, mentre due dita lo preparavano introducendosi in lui. Pochi minuti dopo, stavano facendo l´amore sul pavimento del soggiorno.
 
x x x
 
“Per colpa tua faremo tardi...” si lamentò Hanamichi mentre sorpassava una Citroen Saxo.
 
“Non sono stato io quello che ha voluto farlo due volte” rispose Kaede, “e per favore non andare così veloce”

“Mi hai provocato!” esclamò Hanamichi divertito. Ritornò sulla corsia di destra, ma poi sorpassò di nuovo, questa volta una Peugeot 206.
 
“Hanamichi, per favore non correre...”
 
Hanamichi smise di premere sull´acceleratore quando sentì la voce tremula di Kaede. Quella questione iniziava a preoccuparlo davvero. Erano passati molti anni da quando aveva preso la patente e Kaede, invece di abituarsi e di prenderla a sua volta, sembrava sempre più spaventato dalle auto e dalle strade, tentando sempre di muoversi con altri mezzi, e quando non era possibile, rimarreva sul sedile tutto teso e pallido, come adesso.
 
Raggiunsero il centro di Palma alle cinque meno dieci. Lasciarono l´auto nel parcheggio sotterraneo di un grande magazzino e si diressero all´agenzia, situata in una strada pedonale nelle vicinanze. L´edificio dall´esterno sembrava molto vecchio e annerito, ma dentro era molto ben conservato.
 
“Salve, buon pomeriggio” Hanamichi salutò in spagnolo la ragazza alla reception, “abbiamo un appuntamento con la signora Catherine”
 
“Buon pomeriggio. Potreste dirmi i vostri nomi, per favore?” chiese lei.
 
“Hanamichi Sakuragi e Kaede Rukawa”

L´addetta digitò al computer, chiedendosi dove avesse sentito quei nomi giapponesi.
 
“Seguitemi, per favore” disse alzandosi.
 
I due la seguirono lungo il breve corridoio a destra del banco della reception, raggiungendo una porta con un piccolo cartello che diceva ´Colloqui´. Entrambi deglutirono inconsciamente. La ragazza bussò piano la porta e subito si udì un ´Avanti´.
 
“Prego” disse la ragazza aprendo la porta.
 
Hanamichi e Kaede entrarono nell´ufficio. Era molto piccolo, c´era solo un tavolo con due sedie e un paio di scaffali. Dietro il tavolo c´era una donna giovane, con occhi chiari e gli occhiali, i capelli castani erano lunghi e raccolti in una crocchia che la facevano apparire più vecchia di quello che era. Appena li vide, si alzò e tese la mano.
 
“Salve, sono Catherine” salutò in inglese.
 
“Salve, io sono Hanamichi Sakuragi” disse, “abbiamo parlato al telefono”

“Kaede Rukawa”

“Piacere di conoscervi. Accomodatevi, per favore”

Tutti e tre si sedettero e Catherine aprì una cartella che aveva sul tavolo.
 
“Allora, secondo quello che ci siamo detti, siete sposati da solo un anno...” commentò leggendo le carte.
 
“Sì, ma viviamo insieme da dodici” si affrettò a dire Hanamichi.
 
“...”

I due iniziarono ad innervosirsi per il silenzio, avevano l´impressione di non rispondere più ai requisiti. Catherine lasciò le carte sul tavolo e si aggiustò gli occhiali con un dito.
 
“Ora dovrei chiedervi dei rispettivi lavori e stipendi, ma è ovvio che siete proprio Sakuragi e Rukawa dell´ACB...”
 
Entrambi annuirono, non sorpresi di essere riconosciuti. Nonostante in Spagna il basket non godesse della stessa popolarità del calcio, non c´erano molti giocatori giapponesi in nessun campionato.
 
“E per quello che so, avete la doppia cittadinanza, vero?” chiese Catherine.
 
“Esatto” rispose Hanamichi.
 
“A partire da quale età vorreste adottare?”

“Vorremmo che avesse tra i due e i cinque anni, vero Kaede?”, l´interpellato annuì.
 
“Spagnolo?”

“Sì”
 
“Parlate spagnolo?”

“Sì” dissero entrambi.
 
“Allora perché avete preferito che il colloquio fosse in inglese?”

“Beh...perché ci sentiamo più a nostro agio con questa lingua...”

“E il catalano o il maiorchino?”

“Ehm...non ancora”
 
“...”

Catherine guardò di nuovo le sue carte e la coppia diventò più nervosa.
 
“È un problema?” chiese Hanamichi senza trattenersi, “stiamo imparando...”

La donna alzò lo sguardo senza muoversi e prima scrutò lui con i suoi occhi chiari, poi Kaede. Rimase qualche secondo senza dire niente, continuando a far aumentare il nervosismo dei due, finché non lasciò giù di nuovo i fogli e incrociò le mani sul tavolo.
 
“Vedete, di solito il primo colloquio è il più lungo, per conoscere tutte le informazioni della coppia richiedente” spiegò, “non facciamo indagini per conto nostro senza il permesso della coppia, ma in questo caso, per via del vostro essere personaggi pubblici, abbiamo già abbastanza dati su di voi, che vorrei confermare”
 
“A quali dati si riferisce?” chiese Hanamichi senza capire. Kaede invece aveva una brutta sensazione.
 
“Ai suoi trascorsi clinici” rispose Catherine guardando Kaede.
 
“Trascorsi clinici?” chiese Hanamichi, cominciando a sua volta a temere qualcosa.
 
“Sono cose che dobbiamo sapere” rispose la donna.
 
“Perché?”

“È la politica dell´agenzia”
 
“Cosa volete sapere?” chiese Kaede all´improvviso.
 
Catherine si sistemò gli occhiali.
 
“Girano voci che lei abbia tentato il suicidio quando aveva quindici anni...e che ci abbia riprovato due anni fa...”

 

     


                     





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