FanFiction Bey Blade | Impossibile di MarySaeba92 | FanFiction Zone

 

  Impossibile

         

 

  

  

  

  

Impossibile   (Letta 227 volte)

di MarySaeba92 

12 capitoli (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaBey Blade

Genere:

Romantico - Introspettivo

Annotazioni:

Traduzione

Protagonisti:

Kai Hiwatari - Takao Kinomiya - Altri

Coppie:

Kai Hiwatari/Takao Kinomiya (Tipo di coppia «Yaoi»)

 

 

              

  


  

 6. Riunione 

 


  

“Forza, ragazzi! Metteteci impegno!” urlò Takao allegramente. Una serie di gemiti addolorati dei suoi ospiti fu la sua risposta e il giovane alzò gli occhi al cielo. “Oh, andiiamo. Facevamo cose molto più difficili quando avevamo quattordici anni!”
“Takao” Rei si voltò verso di lui, sollevando un braccio per asciugarsi la fronte. “C’è una grande differenza rispetto a quegli anni”
Come programmato, tutti si erano presentati con addosso vestiti comodi, con il sole ancora tiepido del mattino, per iniziare a preparare il dojo. Anche Rei era arrivato e tutti si erano riuniti per organizzarsi.
 
Inizialmente non sembrava che ci fosse molto lavoro: non dovevano fare altro che pulire e ridipingere, poi spostare i mobili e fare qualche riparazione. Tutto sommato, con i quattro ex BBA a lavorare senza sosta, con un po’ di fortuna avrebbero potuto terminare entro due settimane, forse meno. Ma Max non aveva tenuto in conto un altro fattore: nonno Kinomiya aveva un sacco di cose sparse per il dojo. Vecchie sedie e tavoli erano allineati lungo le pareti e Max si chiese perché non se ne fosse accorto l’ultima volta che era stato lì. Anche le piccole stanze adiacenti dovevano essere ripulite, ed erano piene fino all’orlo di scatole di cartone polverose e un po’ troppo pesanti.
 
“Comincio a pensare che avrei dovuto dire a tutti di venire sei mesi prima del matrimonio...” gemette Max prendendo un’altra scatola.
Rei era in piedi accanto a una scatola dall’aria particolarmente pesante e si massaggiava la parte bassa della schiena. Kai era appoggiato a una pila di scatola e beveva acqua da una bottiglia che aveva trovato nel frigorifero dei Kinomiya.
“Cavoli” Takao scosse il capo notando la scena.
“Ugh...non mi aspettavo di dover lavorare una volta arrivato in Giappone!” scherzò Max, inciampando lievemente mentre Max sollevava un’altra pesante scatola. Rei rise: “Bella riunione!”
 
Takao spinse un carrello e aiutò Rei a posizionarvi sopra la scatola, per poi trasportarla fuori. “È davvero triste che io sia quello più in forma del gruppo!” disse fingendo di dare un pugno a Rei sul fianco.
“Ehi, signor Fitness! Vieni a sollevare questa se sei così forte” Max indicò una scatola solidamente piantata sul pavimento.
Takao inarcò le sopracciglia. “Cosa c’è di così speciale in quella?”
Max diede un calcio alla scatola. Non si mosse nemmeno.
Mentre il sudore gli colava lungo la tempia, Rei guardò la scatola con apprensione. Si avvicinò e la batté con la punta della scarpa. “Cosa c’è qui dentro? Mattoni?”
“Probabile” rispose Takao.
 
Rei lo fissò, incredulo.
“Ehi, questo è un dojo! Arti marziali, ricordi?” il giovane si sfregò le mani e piegò le ginocchia. “Ok, osserva il maestro!” Takao afferrò la scatola, cercando di infilare le dita sotto per iniziare a sollevarla. “Sta...ugh...tutto...nella...tecnica!”
La scatola fu alzata di qualche centimetro prima di scivolare dalla presa di Takao e ricadere al suolo con un forte tonfo.
“Ti sei davvero comportato da maestro, Takao” disse Rei ridacchiando.
“Oh, silenzio!” Takao strinse gli occhi con aria malefica.
“Nessuno di noi ce la fa” sottolineò Max.
 
Takao osservò la diabolica scatola, aggirandola un paio di volte e valutandola. Il giovane sorrise. “Scommetto che Kai saprebbe sollevarla facilmente...” lo guardò, “giusto Kai?”
L’interpellato alzò lo sguardo mentre stava posando un altro fardello sul carretto. Si avvicinò e subito i quattro si piazzarono ciascuno su un lato della scatola.
Kai incrociò le braccia. “Cos’è, una gara?”
“Nah...niente affatto” replicò Takao disinvolto. “Voglio solo vedere se sono l’unico in grado di alzare questa roba da terra!”
Max roteò gli occhi al cielo. “In altre parole – sì” scuotendo il capo, scrollò le spalle e continuò, “Takao, sai che perderai”
“Non saprei, Max” Rei gli mise una mano sulla spalla, “Takao sembra piuttosto entusiasta”
“Ooooh, sì!” Takao strinse il pugno e si mise in posa.
“Beh, Kai è quello avvantaggiato in questa sfida, Max” Max si portò la mano davanti alla bocca imitando un microfono immaginario. “Ha vissuto una vita di allenamenti e scommetto che tirerà su la scatola in un baleno!”
 
Kai sorrise leggermente, chiudendosi gli occhi e togliendosi i guanti neri privi di dita che indossava. Li gettò da parte e ignorò i fischi di Max e Rei sul fatto che stesse ‘facendo sul serio’.
Dire che si era allenato tutta la vita era inesatto. Il lavoro e gli affari avevano lentamente preso il sopravvento su ciò che un tempo aveva maggiormente apprezzato, riducendo la quantità di esercizio al minimo per quanto i suoi impegni gli consentivano. E quando giocava a beyblade...
Takao... pensò Kai, aprendo gli occhi per guardare quelli del giovane adulto davanti a lui, cresciuto ma ancora così bambino nel cuore...
Ogni volta che provavo ad allenarmi, pensavo a te. Non sono mai riuscito a smettere di pensarti o di battermi con te un’ultima volta. Non sono mai riuscito a smettere di immaginare il tuo viso. E ora siamo qui...con questa gara infantile...e non avrei mai pensato che mi sarebbe piaciuta una cosa così assurda, ma è così.
 
Max e Rei presero dei profondi respiri e iniziarono il conto alla rovescia.
“TRE...DUE...UNO...SOLLEVAAA-”
“UN MOMENTO!” gridò Takao a squarciagola agitando le braccia, interrompendo le loro ulra. Ottenuta l’attenzione dei tre, Takao si aggiustò timidamente il berretto. “Chi comincia?”
“Io” disse Kai, “facciamola finita. La scatola dovrà essere spostata prima o poi” fece, chinandosi per raccoglierla. La prima cosa che passò per la sua testa quando afferrò saldamente la scatola era che era pesante. Kai non sollevava quel tipo di peso probabilmente da anni...lo sollevò per circa trenta centimetri prima di non avere altra scelta che lasciarla cadere, colpendo il pavimento con un botto assordante.
“Woooo...” fischiò Rei, “si è danneggiato il pavimento?”
“Speriamo di no!” rise Takao, inginocchiandosi insieme agli altri.
“Non credo” disse Max.
“Perché non risolviamo questo problema; renderà tutto più facile” propose Rei.
 
Per qualche ragione, Kai provò una strana fitta alla dichiarazione del giovane cinese, ma la dimenticò presto quando i quattro sentirono suonare il campanello. Kai, Max e Rei guardarono Takao, che si alzò e si stiracchiò.
“Torno tra un secondo!” disse dirigendosi fuori dal dojo.
 
^ ^ ^ ^
 
“Chi è a quest’ora?” brontolò Takao tra sé, dando una rapida occhiata all’orologio sul muro. Non era ancora mezzogiorno. Avvicinandosi all’ingresso principale, attraverso la finestra il giovane intravide chi era il visitatore. Occhiali...un computer portatile...
“Kyoju!” urlò Takao aprendo la porta, guardando il giovane occhialuto. “Che succede? Pensavo che fossi all’università in questo momento”
“Cambio di programma, il progetto è stato rimandato di una settimana! Quindi ho un po’ di tempo libero” spiegò il ragazzo, seguendo Takao in casa e nel dojo dove tutti gli altri stavano ancora lavorando.
Kyoju era diventato più alto, ma non di molto. Quando lui aveva raggiunto un’altezza ragionevolmente media, nel frattempo anche gli altri erano cresciuti, quindi era difficile notare la differenza quando era circondato dai suoi vecchi compagni di squadra.
“Kyoju!” gridò Max, posando una scatola piena di ganci e correndo verso di lui. Rei lo imitò rapidamente, sollevato di prendersi una pausa dal faticoso lavoro.
“Ehi! È da tanto che non ci vediamo, eh? Wow? Sei cresciuto o cosa?” esclamò Max notando improvvisamente che Kyoju gli arrivava al mento.
 
Takao sorrise e si portò le mani intorno alla bocca, sussurrando per Max e Rei: “Dopo un paio d’anni in cui non cresceva, iniziavo a pensare che fosse un robot controllato dal suo computer. Ecco perché lo porta sempre con sé” disse sommessamente.
“TAKAO! Ti ho sentito!”
“Ahahah, calma Kyoju!”
Kyoju scosse il capo e si rivolse a Max. “È passato molto tempo. La tua squadra non sente la tua mancanza?” chiese riferendosi alla posizione di Max come allenatore della squadra americana di beyblade. Lasciò il suo portatile su un tavolino.
“No, i ragazzi apprezzeranno la vacanza tanto quanto me” rispose Max.
“Ehi, Kyoju, come sapevi che Max era un allenatore?” chiese Takao confuso.
“A differenza di certe persone, Takao, mi sono tenuto in contatto con Max via e-mail. È una nuova invenzione...sai, insieme a quella cosetta chiamata Internet?”
“Cavoli. Non c’è bisogno di farmi la ramanzina”
“Già” Rei diede una pacca sulla schiena del giovane occhialuto. “Takao è il tipo di persona ‘lontano dagli occhi, lontano dal cuore’” disse sorridendo, “è bello vederti. Come vanno le cose all’università?”
“Oh, bene, il nuovo sistema non funziona però ed è un passo indietro. Ma non è un problema per me dato che tecnicamente non vengo pagato, anche se sono nel programma di apprendistato...” Kyoju continuò a spiegare cosa non andava nella rete informatica della scuola, mentre Max e Rei cercavano di capire tutto il gergo che usava.
 
Anche Kai si era unito al gruppetto e pareva capire di cosa stava parlando Kyoju meglio degli altri. Takao fece un passo indietro e osservò per un momento. Li guardò tutti, i BBA, tutti insieme dopo un sacco di anni trascorsi separati...era meraviglioso e non riuscì a controllarsi, buttandosi in avanti con le braccia spalancate, quasi facendo cadere Kyoju e catturando Rei e Max.
“Wow!” esclamò Rei all’improvviso slancio di affetto di Takao. Lui e Max erano stritolati ed entrambi si scambiarono un’occhiata prima di ricambiare l’abbraccio.
“È così bello avervi qui...” disse il giovane con il berretto, la voce attutita poiché aveva il viso schiacciato tra le spalle di Rei e Max. Stringendoli un’ultima volta, Takao li lasciò andare, poi si voltò prontamente prendendo Kai per le spalle e attirando anche lui in un abbraccio.
Kai si ritrovò premuto contro il petto di Takao, i suoi occhi si spalancarono per la seconda volta in meno di ventiquattro ore, e tutto il resto del mondo sembrò fermarsi. Il suo cuore perse un battito...due...e un altro paio in seguito. Kai poteva sentire l’orecchio e la guancia di Takao contro i suoi.
Sono morto e questo è il paradiso..., pensò Kai, i suoi occhi si offuscarono leggermente per le emozioni che minacciavano di riversarsi. Le braccia di Takao erano intorno al suo torso, intrappolando le sue stesse braccia contro il corpo del giovane. Le mani di Takao stringevano la maglietta nera che indossava nella parte bassa della schiena, facendo arricciare il tessuto in modo fastidioso. Ma non gli importava affatto.
 
“E anche tu, Kai...” Takao gli parlò a bassa voce, qualcosa nella sua voce fece battere forte il cuore di Kai. Prendendo fiato, Kai riuscì a liberare le braccia e circondò liberamente Takao. “Sì, beh...” rispose altrettanto piano in modo che solo Takao potesse sentire, improvvisamente consapevole che non erano soli. “Rimarrò ancora per un po’...”
Kyoju e Rei guardavano i due con espressioni sconcertate.
“Kai abbraccia le persone adesso?” le sopracciglia di Rei si sollevarono oltre l’attaccatura dei capelli e si voltò per condividere uno sguardo con Max.
“Kai abbraccia Takao” disse Max sorridendo misteriosamente.
 
Kyoju scosse la testa e mise le mani nelle tasche dei pantaloncini, con un sorriso buffo. “Le cose sono cambiate parecchiò”
Rei guardò Takao e Kai, poi Max prima di aprire la bocca per chiedere qualcosa, ma un improvviso squillò si fece strada. Avevano suonato al campanello.
“Di nuovo?!” si lamentò Takao, le braccia scivolarono via da Kai, non notando che Kai ancora non lo stava lasciando andare.
“Vado io, Takao, tu continua pure” disse Kyoju già camminando.
“Fantastico, grazie!” Takao sorrise e le sue braccia erano di nuovo intorno a Kai, sollevando leggermente il ragazzo più alto, i suoi capelli riballi appiccicati al viso di Kai.
“Penso che intendesse con le pulizie, non con l’abbraccio” commentò Max con un’espressione compiaciuta.
 
Non me ne lamento..., pensò Kai confuso. Per lui le parole di Max avrebbero potuto essere lontane anni luce, aveva perso la concentrazione alla sensazione dei morbidi capelli contro la sua pelle. Le sue braccia avvolsero la vita di Takao più strettamente.
Si sentì un rumore metallico e il tintinnio del vetro contro il pavimento di legno, e i BBA si voltarono verso la fonte; Takao lasciò andare Kai con un’espressione preoccupata sui lineamenti.
“Attenta, Naomi!” la voce di Kyoju si inquietò mentre si ingonocchiava e iniziava a raccogliere alcuni panini e bottiglie di succo, che per fortuna non erano rotte, dal pavimento.
Naomi stava fissando Kai con un’aria illeggibile, finché non interruppe bruscamente il contatto visivo e si chinò, tremando mentre rimetteva le cibarie nella borsa che era caduta.
“Mi dispiace, non so perché l’abbia lasciata andare...” prese i panini dalle mani di Kyoju e li ripose nella borsa, “mi dispiace tanto!” la sua voce era leggermente triste.
“Ehi” Takao mise il braccio intorno alle spalle della sua fidanzata in un istante, “è tutto a posto”, le sorrise dolcemente, “non si è rotto niente”
Naomi guardò la bottiglia di vetro che aveva in mano e poi il suo fidanzato. I bellissimi occhi di Takao scintillarono e la ragazza arrossì, sapendo di essersi preoccupata per niente...lanciò un’occhiata a Kai, poi prese la mano di Takao che l’aiutava ad alzarsi. Sì, non era niente...
 
“Sono passata con il pranzo” Naomi fece un leggero sorriso a Kyoju, poi guardò Takao. “Pensavo che foste affamati dopo aver lavorato tanto”
“Hai portato del cibo? Capisco perché la sposi, Takao” disse Rei divertito, avvicinandosi alla coppia.
“Ha portato anche la cena ieri sera” disse Max, tornando a spostare vecchi mobili.
“Davvero?” il giovane cinese sorrise e prese la mano di Naomi, stringendola. “Piacere di conoscerti. Sono Rei Kon”
“Naomi”
“Allora, che ne pensi?” Takao allargò le braccia e Rei si spostò di lato per non bloccare la visuale di Naomi sull’intero dojo.
Era un caos.
 
“Wow, uhm...è...è...” la ragazza lottò per trovare qualcosa di buono da dire sulla confusione che regnava nel dojo, “ci state arrivando” concluse.
“Ooookay! Forza, ragazzi!” Takao batté forte le mani, “c’è un sacco di lavoro da fare! Finite qui mentre io mangio!”
“TAKAO!”
“Wow!” esclamò Takao mentre Rei lo trascinava con forza tra i vecchi mobili e le scatole.
 
^ ^ ^ ^
 
Kyoju e Naomi erano seduti fuori in veranda, guardando attraverso la porta scorrevole che dava sul dojo. Ascoltavano le urla e le risate all’interno mentre i BBA continuavano a cercare di liberare la stanza, anche se era ovvio che non avrebbero finito in giornata.
“È come se fosse tornato in vita...” disse Naomi guardando il suo fidanzato insieme agli altri ex campioni del mondo.
Kyoju annuì accanto a lei. “Sì, Takao è sempre stato un po’ diverso quando siamo tutti insieme. È davvero incredibile come dopo tutti questi anni possiamo ancora essere ottimi amici”
“Solo amici?” chiese Naomi, i suoi occhi non si distolsero da una persona in particolare.
Kyoju notò chi sta guardando e ridacchiò. “Non eravamo certo nemici!”, poi si agitò, “beh...per la maggior parte delle volte”
Naomi annuì lentamente. “Takao mi ha detto un sacco di cose sulle vostre avventure, ma non ricordo che mi abbia mai detto che Kai fosse...” cercò di trovare la parola giusta, “...gentile”
Kyoju smise di scrivere sul suo portatile. “Immagino che le persone cambino” le sue dita tornarono a premere sui tasti, “Takao ha un modo tutto suo di cambiare le persone”
Naomi giocò con il semplice anello di fidanzamento al suo dito. La sua voce era tenue, “Lo so”.
 
^ ^ ^ ^
 
Dopo che tutti gli altri se ne furono andati quella sera per riposarsi e badare alle proprie cose, Takao si ritrovò a vagare di nuovo nel dojo subito dopo cena con Naomi e suo nonno. La luna era una scheggia lontana nel cielo, brillava intensamente attraverso le alte finestra e proiettava ampi raggi di luce sul pavimento. Le ombre si allungavano per tutta la stanza delineando tutta la roba che non era stata ancora ripulita. I suoi occhi viaggiarono sul pavimento finché non vide ciò che stava cercando.
La scatola.
 
Takao si avvicinò e vi appoggiò sopra la gamba, lasciando il braccio contro la coscia.
Non avevo nemmeno pensato di poterla spostare insieme, ricordò Takao, rivedendo l’espressione sconvolta di Kai quando l’aveva lasciata cadere. Ma forse è quello che avremmo dovuto fare fin dall’inizio, anche se quella specie di gara è stata piuttosto divertente.
 
Un leggero colpo lo distrasse dai suoi pensieri, e il giovane guardò verso la porta. Naomi era lì, illuminata dalla luce delle stelle.
“Qualcosa non va, Takao?”
“Nah” scosse lui il capo, scendendo dalla scatola. “Sto solo dando un’occhiata a questa che era troppo pesante da spostare”
“Mmh” sorrise lei, “sciocchino, perché non hai usato il carrello?” si avvicinò alla parete in fondo dove la struttura metallica era allineata ordinatamente con il carrello che avevano usato quel giorno. Ruotandolo, la piastra di metallo si appoggiò al pavimento, quindi era semplice spingervi sopra la scatola e poi scaricarla.
“Perché non ci ho pensato!” rise Takao, poi i due cominciarono a spingere la scatola sul carrello. Takao lo portò in cortile, lasciando la scatola con l’altra roba che sarebbe stata riposta in un garage di deposito in pochi giorni.
 
“Ci abbiamo messo poco” Takao si spolverò le mani sui jeans, tornando con Naomi fino alla porta d’ingresso. La sua fidanzata si infilò le scarpe e tirò fuori le chiavi della macchina. “Okay, potrei essere nei paraggi domani, ma devo occuparmi di alcune cose con la sarta” disse.
“Tutto il giorno?”
“Forse...” Naomi ridacchiò e gli mise una mano sulla guancia. “Lavora al dojo o prenditi una pausa. Ti chiamo prima di aver finito...non dimenticarti di me!”
“Dimenticarti? Naomi, sarebbe impossibile” le sorrise e le diede un bacio della buonanotte sulla guancia, guardandola mentre saliva in macchina e tornava a casa.
Ma Takao si sentì in colpa per quello che aveva detto a proposito di dimenticarla.
Perché quello stesso giorno lo aveva fatto.

     


                     





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