FanFiction Capitan Tsubasa | Sei tutto quello che non mi aspettavo di Jessicamartidaiana | FanFiction Zone

 

  Sei tutto quello che non mi aspettavo

         

 

  

  

  

  

Sei tutto quello che non mi aspettavo   (Letta 126 volte)

di Jessicamartidaiana 

9 capitoli (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaCapitan Tsubasa

Genere:

Azione - Sportivo - Avventura

Annotazioni:

What If

Protagonisti:

Tsubasa Ozora - Roberto Hongo - Genzo Wakabayashi

Coppie:

Tsubasa Ozora /Roberto Hongo (Tipo di coppia «Yaoi»)

 

 

              

  


  

 Una strana sera 

Appena sento chiudersi la porta, apro gli occhi e mi alzo a sedermi per mettere in ordine quello che è appena accaduto e per riflettere sulle parole appena sentite…


  

 Mancano 4 minuti e ora tocca a noi attaccare:Tsubasa incoraggia i ragazzi e grida che la partita è ancora tutta da giocare.

L’arbitro fischia e Tsubasa inizia con Misaki ad avanzare, i passaggi tra di loro sono incredibili e tutta la squadra avversaria prova a fermarli ma improvvisamente il numero 10 cambia gioco.

Dopo una bella azione la palla sta per ritornare al giovane giocatore, però Wakabayashi lo anticipa e recupera la palla.

Torniamo in difesa e ricominciamo da capo.

Gli avversari si avvicinano alla porta, tirano ma il numero 11 riesce a bloccare la palla.

Inizia a correre e affiancato dal numero 10, parte con un contro piede.

Mancano meno di 3 minuti e non possiamo più perdere tempo. I due giovani giocatori avanzano e tra uno scambio e l’altro, si avvicinano alla porta e Tsubasa di testa riesce a fare goal.

Siamo in pareggio:2 a 2 e Misaki va ad abbracciare Tsubasa per congratularsi.

Che bel gioco di squadra!

La patita continua tra vari passaggi e negli ultimi secondi Tsubasa e Wakabayashi saltano insieme, ma Tsubasa riesce a colpirla di testa ma la palla esce fuori e finalmente l’arbitro fischi la fine.

Il portiere e il numero 10 si danno la mano come due veri professionisti e seguendo l’esempio tutti gli altri giocatori si vanno a congratularsi per la bella partita giocata.

Mentre i giocatori ringraziano il pubblico, mi dirigo verso Tsubasa e gli dico:“Davvero bravo, hai giocato un ottima partita!” e mentre lo guardo penso che questo sia solo l’inizio, che la sua carriera di calciatore è appena cominciata. Rimango lì a guardarlo e tu caro Tsubasa non puoi immaginarti quanto vorrei abbracciarti in questo istante e assaporarmi il tocco dei tuoi capelli, ma cosa vado a pensare!

È sera e i genitori di Tsubasa sono usciti perciò a casa siamo soli e questo mi rende felice ma allo stesso tempo mi fa sentire strano.

Sono circa le 21:00 e Tsubasa è in camera sua mentre io sono qui disteso nel mio letto a ripensare alle strane sensazioni che ho provato durante tutta la partita: il fastidio verso quella ragazza che faceva il tifo solo per il numero 10, un po’ di invidia verso Misaki e la complicità che si è venuta a creare tra lui e il mio ragazzo, la voglia di abbracciarlo.

Mentre vago nei miei pensieri, sento provenire dal corridoio dei passi verso la mia camera perciò chiudo gli occhi e faccio finta di dormire. Sento chiamare il mio nome ma non rispondo e sento che la porta della mia camera è stata aperta e che si avvicina qualcuno.

È lui! Il suo profumo è inconfondibile. Ma cosa ci fa qui?

Tsubasa credendo che stia dormendo si affianca a me, sedendosi sul bordo del letto e lo sento respirare pian piano. Poi inizia a parlare:“Roberto scusa se ti sto disturbando a quest’ora. In questo momento stai dormendo e ne sono felice perché così posso parlare liberamente e senza interruzioni. Da quando ti ho conosciuto la mia vita è cambiata in meglio. Mi stai insegnando molto e con il passare del tempo sei diventato una persona importate per me anche se tu non te ne rendi conto. Ho iniziato a volerti bene e non so se questo va bene. Io non sono uno che si affeziona alle persone anche se sembra il contrario; appaio come un ragazzino che pensa sempre a giocare a calcio e che sembra sempre felice e positivo ma non è così. Ho tanti di quei dubbi e insicurezze ma quando sto con te Roberto non so, mi sento in pace e felice e la tua sola presenza mi fa stare bene. Sai, ho tanta paura di darti fastidio o di essere un peso per te. Qualche volta vorrei abbracciarti senza un motivo, ma solo per il semplice fatto che un tuo abbraccio mi fa sentire sicurato e protetto e quando mi accarezzi i capelli adoro il tuo tocco così gentile e premuroso. Per non parlare dei tuoi occhi così azzurri come il mare che starei ore a guardarli. Lo so che queste parole che sto pronunciando non sono proprio normali per un ragazzino che le usa per il suo mister, ma il fatto è che io, caro Roberto non ti considero solo il mio allenatore ma qualcosa di più grande e spero che tu non lo venga mai a scoprire. Vorrei tanto sapere cosa penseresti di queste mie parole. Sai ho così tante domande che vorrei farti ma so che non avrò mai il coraggio di fartele come ad esempio: perché hai gli occhi così tristi quando, certe volte guardi il campo da calcio? Cosa pensi di me? Lo so che sembra una domanda banale ma tu non puoi immaginarti quanto quello che tu pensi di me sia importante. Senti anche tu quella strana sensazione quando ci guardiamo, ci sfioriamo, ci abbracciamo? Che scemo che sono; sono solo un ragazzino hai tuoi occhi e tu sei un uomo adulto che ha solo voluto fare un piacere a mio padre venendo a stare da noi. È meglio che vada ma prima…” senza che me ne rendessi conto lo sento alzarsi e avvicinarsi ancora di più al mio viso fino a che non sento il suo respiro sul mio volto e inaspettatamente appoggia una sua mano sopra il mio torace e le sue labbra toccano la mia fronte e sento il calore che lasciano sulla mia pelle e in un sussurro sento che mi da la buonanotte.

Appena sento chiudersi la porta, apro gli occhi e mi alzo a sedermi per mettere in ordine quello che è appena accaduto e per riflettere sulle parole appena sentite.

Dannazione Tsubasa, se solo tu sapessi cosa provo standoti vicino! Per me non sei solo un ragazzino e non voglio che tu creda di essere un peso per me o che vivo da te solo per compiacere tuo padre.

Tu sei la mia speranza per un futuro migliore, sei quello che ha colorato i miei giorni e mi ha insegnato che la vita continua e che non ci si deve mai arrendere.

Sai, con il passare del tempo ho capito anch’io che tu per me non sei un semplice allievo caro numero 10, ma sei più importante e mi sei entrato dento nel profondo della mia anima e anche se ho paura di ammetterlo: credo che mi stia innamorando di te…!

No, no e poi no. Non deve succedere! Mi prendo il volto tra le mani e decido che sarà meglio che mi allontani da lui il prima possibile; prima che i miei sentimenti diventino più forti.

Anche se non siamo predisposti a stare insieme, la consapevolezza di essere sotto il tuo stesso cielo, di respirare la tua stessa aria, mi basta per ora per sentirti vicino Tsubasa.

Non puoi immaginarti quanto sono felice per le parole che hai pronunciato stasera.

È un nuovo giorno e mi dirigo verso la cucina mentre mi lavo i denti e appena varco la porta, la signora Ozora mi dà il buon giorno e intanto mi accorgo che Tsubasa non si trova seduto al tavolo e chiedo dov’è e se per caso sta ancora dormendo. Avevo così voglia di vederlo dopo quello che è successo la sera prima, anche se avevo deciso di allontanarmi!

La madre mi risponde di no e che è andato fuori con il pallone e aggiunge anche con sarcasmo che: anche se ha appena finito il torneo, non c’è modo di tenerlo lontano dal calcio. A queste parole sorrido pensando a quanto lui mi assomiglia e interrogandomi se per caso non avesse il coraggio di guardami dopo le parole che ha pronunciato di nascosto ieri sera o per quel semplice bacio.

Sono seduto in cucina assieme ai genitori di Tsubasa e il capitano mi chiede che intenzione ho di fare adesso.

Io gli rispondo che a questo punto me ne tornerò in Brasile e lui:“Capisco; e quando sarai là?”. Io lo guardo e gli rispondo:“Stia tranquillo capitano, si fidi di me. Quello che è successo non accadrà più!”. A queste parole la signora Ozora chiede a cosa mi riferisco e allora gli racconto in che modo ho conosciuto il marito, quando mi buttai in mare ubriaco.

A questo racconto la signora mi risponde:“Sarà stato terribile; ma questo sport significa così molto per lei?”. Io guardandola:“Per Tsubasa significa ancora di più!”. Loro mi guardano in modo strano allora gli spiego:“Sentite, mi rendo conto che avete già fatto moltissimo per me però ecco, vorrei tanto chiedervi un ultimo favore: permettetemi di porta Tsubasa in Brasile con me!”

A quelle parole la porta della cucina si spalanca ed entra il giocatore con i suoi compagni e mi guarda incredulo, si avvicina e rivolgendomi uno sguardo pieni di paura mi chiede: “Roberto è vero che lei si ritira e che non potrà mai più giocare a calcio?”. Io faccio segno di si con la testa e lui mi chiede con voce preoccupata se è sicuro e se non si possa fare qualcosa. Io gli rispondo che purtroppo non si potrà fare più niente e che non potrò più scendere in campo.

A queste parole lo vedo rattristarsi e la luce nei suoi bellissimo occhi si spegne e dopo un attimo di silenzio, Tsubasa mi chiede: “Senta, il Brasile è pieno di grandi giocatori, vero?”. Con un po’ di smarrimento gli dico: “Certo! Dalle nostre parti andiamo tutti pazzi per il calcio, fa parte della vita di ognuno di noi.” A queste parole alza lo sguardo e mi sorride e mi dice che ci sta a venire in Brasile con me.

Sentirli pronunciare quella frase con quella luce negli occhi e quel sorriso mi ha fatto emozionare e se non ci fossero state così tante persone in quel momento nella stanza, l’avrei abbracciato più forte che mai e forse non solo.

A queste parole i ragazzi dicono che sarà meglio godere del tempo rimanente per giocare tutti insieme e il più tempo possibile.

Nel pomeriggio ci sono le selezioni per la migliore squadra del paese che parteciperà alle nazionali giovanili e ovviamente tra i scelti ci sono Tsubasa, Genzo, Misaki e anche Ryo.

Durante le prove mi guarda e grida che vincerà le nazionali e che verrà in Brasile con me e io penso che non vedo l’ora.

È sera e io e Tsubasa ci troviamo davanti al cancello di casa e lui continua a palleggiare; dopo 100 palleggi gli chiedo di farne altri 200 prima con la testa e poi con il ginocchio e io rimango lì a guardarlo incantato e ripensando alla sera prima. 

     


                     





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