FanFiction Slam Dunk | In caduta di MarySaeba92 | FanFiction Zone

 

  In caduta

         

 

  

  

  

  

In caduta   (Letta 87 volte)

di MarySaeba92 

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Sezione:

Anime e MangaSlam Dunk

Genere:

Introspettivo - Drammatico - Romantico

Annotazioni:

Traduzione

Protagonisti:

Hanamichi Sakuragi - Kaede Rukawa

Coppie:

Hanamichi Sakuragi/Kaede Rukawa (Tipo di coppia «Yaoi»)

 

 

              

  


  

 3. Visita 

 


  

Passarono quasi cinque minuti prima che un taxi arrivasse alla fermata dove Kaede stava aspettando. Il giovane salì sul retro del veicolo e diede al tassista il suo indirizzo di casa. Non appena il taxi si rimise in modo, si accomodò sul sedile e si preparò a contemplare la bellezza notturna di quella che da diversi anni era la sua città, ora sede della prima fase di uno dei gironi dei mondiali di basket.
 
La stessa città in cui nove anni prima aveva giocato il suo primo campionato nazionale giovanile...
 
Quando aveva saputo che la squadra giapponese avrebbe alloggiato a Hiroshima durante la prima fase, e sapendo benissimo che Hanamichi Sakuragi era stato convocato per il mondiale, non avrebbe mai immaginato di avere la sfortuna di incontrarlo faccia a faccia; nascondere la sorpresa che aveva provato era stata una delle migliori performance della sua vita. Se avesse saputo che quel Furuta era a sua volta un membro della squadra o il nome esatto dell´hotel dove la squadra alloggiava, non gli sarebbe mai venuto in mente di andare a quell´appuntamento.
 
Ma ora era troppo tardi: Hanamichi lo aveva visto e, come previsto, lo avrebbe tormentato di domande se non fosse andato via, o meglio, scappato. Tuttavia, anche se la squadra giapponese fosse stata eliminata nella prima pase, Hanamichi sarebbe rimasto in città per almeno tre settimane, un sacco di tempo se voleva trovarlo. Pregò che non fosse così. Anche se, considerando la facilità con cui lo aveva lasciato uscire dal bar, forse ad Hanamichi importava tanto quanto lui poteva credere...
 
Kaede era così assorto nei suoi pensieri che non notò gli sguardi del tassista nello specchietto retrovisore verso il veicolo che li seguiva.
 
Il taxi si fermò proprio davanti al luogo che Kaede aveva ordinato. Il giovane pagò con uno dei 5000 yen* che Furuta gli aveva dato e scese. Nemmeno ora si accorse di un altro taxi che si fermò a diversi metri rispetto al suo.
 
L´edificio era tipico del centro, molto alto, con un´ampia facciata ma poche finestre. L´androne era buio ma non si disturbò ad accendere le luci delle scale. Prese l´ascensore e un minuto dopo era finalmente al suo appartamento, al quinto piano.
 
Accese le luci, si tolse le scarpe e andò dritto in bagno, dove si lavò le mani e si rinfrescò il viso, poi in camera sua. Si tolse la camicia nera a maniche lunghe e la sostituì con una maglietta bianca di cotone a maniche corte che usava per dormire. Si tolse anche i jeans e così, in mutande, andò in cucina intendendo versarsi un bicchiere di latte freddo. Faceva abbastanza caldo, ma a quell´ora non era il caso di accendere l´aria condizionata.
 
Il suono inaspettato del citofono gli causò un tale spavento che lasciò cadere il bicchiere sul pavimento, frantumandosi in mille pezzi.
 
“Merda...” disse a bassa voce quando vide il disastro.
 
Attento a non tagliarsi, dato che indossava solo dei sottili calzini di cotone, spostò di lato i pezzi di vetro per poter passare, con l´intenzione di raccoglierli più tardi. Si chinò per raccogliere il pezzo più grande e gettarlo nella spazzatura, sfortunatamente si tagliò un dito.
 
“Fanculo...”
 
Il citofono suonò di nuovo e Kaede non ebbe altra scelta che aprire tenendo l´indice in bocca. Non aveva idea di chi potesse essere; dopo Furuta non c´era stato nessun altro, tantomeno a casa, dove non gli piaceva ricevere clienti.
 
Il piccolo mistero fu risolto nel momento in cui guardò attraverso lo spioncino e vide un giovane uomo dai capelli rossi altro due metri, in attesa dietro la sua porta blindata.
 
-Che diamine ci fa qui...?- si chiese disperato.
 
Nell´atrio, Hanamichi lo aveva sentito avvicinarsi alla porta e non esitò a parlargli attraverso essa.
 
“Rukawa, aprimi” disse, “lo so che ci sei”
 
“...”
 
“Rukawa...”
 
“Come hai scoperto dove abito?” si udì finalmente la sua voce.
 
“Ti ho seguito con un altro taxi...”
 
“...”, Kaede avvertì uno strano miscuglio di sollievo e rabbia, “e come hai scoperto il piano? Spero che tu non abbia suonato il campanello di tutti i vicini per saperlo...”
 
“Sono rimasto in strada mentre tu salivi per vedere in quale piano si sarebbe accesa la luce”
 
“Molto intelligente” riconobbe Kaede.
 
“Lo so, sono un genio” sorrise Hanamichi, “mi apri...?”
 
“Un momento...”
 
Dopo un paio di minuti, durante i quali Kaede tornò nella sua stanza per rimettersi i jeans, aprì la porta di casa.
 
“Che ci fai qui?” disse subito.
 
“Abbiamo ancora molto di cui parlare” disse Hanamichi. Fece per entrare, ma Kaede non si mosse, bloccandogli la strada.
 
“Beh non ne ho voglia, capito?”

“Va bene” concesse inaspettatamente Hanamichi, “mi inviti almeno a entrare per bere qualcosa?”
 
Kaede lo guardò stringendo gli occhi. Era evidente che fosse una scusa per entrare e parlare, visto che avevano bevuto al bar solo venti minuti prima, ma proprio per quello e perché aveva invitato Hanamichi, ora non poteva rifiutare. Senza dire nulla si allontanò dalla porta, permettendogli così di entrare.
 
Non appena entrò e si tolse le scarpe, Hanamichi osservò l´appartamento con curiosità. Era piccolo, ma non tanto come ci si poteva aspettare per l´area in cui si trovava e per ciò che la classe media giapponese poteva permettersi. Era in stile occidentale; dal corridoio si accedeva direttamente al soggiorno, con angolo cottura, e a sinistra c´era una porta che Hanamichi ritenne fosse l´unica camera da letto, con bagno incluso. Tenendo conto che non aveva ancora visto né la stanza né il bagno, poteva immaginarne le dimensioni e calcolò che fosse di circa quaranta o cinquanta metri
quadrati.
 
Inoltre l´appartamento era arredato in modo piuttosto elegante, il che lo portò anche a supporre che Kaede non vivesse lì in affitto. O la volpe adesso aveva abbastanza soldi, o aveva un mutuo perenne per finire di pagarlo.
 
Dopo aver ispezionato visivamente il soggiorno, Hanamichi si voltò verso Kaede, dietro il bancone della cucina.
 
“Hai un appartamento molto carino” commentò, “peccato che puzzi così tanto di fumo...” aggiunse con tono un po´ più basso.
 
“Grazie...” mormorò Kaede ignorando l´ultimo commento, tirando fuori altri due bicchieri dalla credenza sopra il lavandino, “cosa vuoi bere?”
 
“Un po´ d´acqua, grazie”
 
Kaede aprì il frigorifero e tirò fuori una bottiglia d´acqua con la quale riempì uno dei bicchiere. L´altro lo riempì con il latte che aveva già sul bancone.
 
“Ecco” disse ad Hanamichi, indicando il bicchiere.
 
Hanamichi si avvicinò al bancone dalla parte opposta rispetto a Kaede. Prese il bicchiere e lo portò alle labbra per bere un paio di sorsi: in realtà non aveva molta sete. La volpe fece lo stesso, quindi Hanamichi notò che l´indice della sua mano destra era macchiato di sangue.
 
“E questo?” chiese, posando il bicchiere e indicando il taglio con gli occhi.
 
“Niente” rispose Kaede, “uno stupido taglio”
 
“Fammi vedere”

Hanamichi fece il giro del bancone per raggiungerlo e vide il disordine sul pavimento.
 
“Cos´è successo?” chiese sorpreso.
 
“Un semplice incidente”
 
“...”
 
Attento a non calpestare nessun pezzo di vetro, Hanamichi si avvicinò a Kaede e gli prese la mano tra le sue.
 
“Non è niente” disse, osservando il taglio da più vicino.
 
“Te l´avevo detto” mormorò Kaede.
 
“Comunque è meglio lavare la ferita. Vieni, metti il dito sotto il rubinetto”
 
Kaede obbedì e Hanamichi aprì la manopola dell´acqua fredda, senza mai lasciare la mano di Kaede. Quel gesto li fece ritrovare improvvisamente incollati al lavandino, così vicini che Hanamichi si rese conto che poteva sentire l´odore della colonia fresca del giovane. Aveva davvero un buon profumo...
 
Cercò lo sguardo di Kaede, ma gli occhi del ragazzo erano fissi sull´acqua che gli stava lavando la ferita. Hanamichi pensò che gli anni non sembravano essere passati per lui, dato che aveva lo stesso viso di porcellana di quando ne aveva diciotto. I capelli lunghi che gli coprivano la nuca lo facevano sembrare ancora più giovane. Tuttavia il suo sguardo, soprattutto a causa delle visibili occhiaie, sembrava molto stanco.
 
Poi guardò un po´ più in basso, soffermandosi in particolare sulle sue labbra. Quelle labbra che aveva assaggiato solo una volta, tanti anni prima...eppure ricordava perfettamente il loro sapore dolce e fruttato...cosa non avrebbe dato per riassaggiarle...
 
Si avvicinò un po´...
 
“So tenere il dito sotto il rubinetto da solo” disse Kaede all´improvviso, interrompendo l´istante di fantasticheria del giovane.
 
“Va bene...” mormorò deluso, lasciandolo andare. Poi ebbe un´idea che gli avrebbe permesso di sbirciare ancora un po´ l´appartamento, “Ti prendo un cerotto. Sono in bagno?”

“Non serve” disse Kaede allarmato.
 
“Certo che sì” insistette, ancora di più ora che aveva visto l´espressione del suo ex compagno. Senza che Kaede potesse fermarlo, era già scomparso dalla porta a sinistra.
 
Come previsto, la porta conduceva direttamente all´unica camera da letto della casa. Questa conteneva un letto matrimoniale, con testiera in ferro battuto e lenzuola nere, un comodino sul lato destro, sul quale c´erano una lampada e una sveglia. C´erano anche un grande armadio a muro, un attaccapanni e un cassettone sulla stessa parete della finestra. La stanza sembrava perfettamente ordinata, fatta eccezione per una camicia nera gettata sul letto che si confondeva con le stesse lenzuola.
 
La porta del bagno era integrata nell´armadio a muro, tanto che a prima vista sembrava parte di esso. Hanamichi entrò e trovò che tutto era perfettamente in ordine. Non c´era un solo pettine, flacone di shampoo o spazzolino fuori posto.
 
Hanamichi si avvicinò allo specchio sopra il lavandino, che in realtà era un armadietto con specchio integrato. Aprì entrambe le ante allo stesso tempo. C´era infatti la cassetta dei medicinali con i cerotti, oltre a una scatola di preservativi, cosa che lo sollevò molto, date le circostanze. Ma c´erano molte altre cose.
 
Fissò con stupore la quantità di medicinali lì presenti. Aspirine, antidolorifici, paracetamolo e codeina, sonniferi...e altre scatole di farmaci che non conosceva. Un vero arsenale.
 
“Posso sapere che stai facendo?”
 
La voce di Kaede dietro di lui lo spaventò, ma si riprese rapidamente. Si voltò e guardò Kaede, che sembrava piuttosto arrabbiato.
 
“E questo?” chiese Hanamichi indicando l´interno dell´armadietto.
 
“I miei medicinali” rispose semplicemente.
 
“Ti fa ancora male...?”
 
Un breve silenzio precedette la risposta di Kaede.
 
“Tanto che a volte non mi fa dormire”
 
Hanamichi lo guardò preoccupato. Volle dire qualcosa ma Kaede lo precedette.
 
“Dovresti andartene” grugnì.
 
“...” Hanamichi aprì la bocca, stupito. “Ma non abbiamo ancora parlato” si lamentò.
 
“Ora sai dove abito, no? Puoi venire un altro giorno, adesso è tardi e voglio provare a dormire” si voltò e camminò verso la stanza, andando poi in soggiorno; Hanamichi si precipitò a seguirlo, “ma avvisami prima, questo sì”
 
“Non ho il tuo numero” rispose.
 
“È sul giornale”
 
“Già...” ricordò Hanamichi, addolorato, “Satoshi, vero?” sussurrò tristemente.
 
“Esatto”
 
“Va bene, come vuoi...”
 
A quel punto avevano raggiunto la porta d´ingresso. Kaede l´aprì e fissò Hanamichi.
 
“Non vuoi che ti aiuti a raccogliere?” chiese Hanamichi riferendosi al bicchiere in cucina. Voleva disperatamente rimanere e non sapeva più come farlo.
 
“No grazie”
 
“Alla fine non ti ho messo il cerotto...”
 
“Me lo metterò io” decisamente Kaede voleva che se ne andasse il prima possibile.
 
“Va bene...” mormorò, “beh...suppongo che ci vedremo”
 
“Ciao”

“Ciao...”
 
Appena messo piede fuori, Kaede gli sbatté la porta in faccia. Hanamichi rimase lì per diversi minuti, finché non si rese conto che era stato buttato fuori come un cane e che questa volta non sarebbe riuscito a rientrare.
 
Sospirò. Almeno la volpe aveva ragione, ora sapeva dov´era la sua tana e, cosa più importante, gli aveva dato il permesso di tornare a fargli visita. Tuttavia non era in Giappone per le visite, era stato convocato per giocare il mondiale, e il giorno dopo sarebbe iniziato l´allenamento intensivo, quindi sarebbe stato difficile per lui tornare lì, almeno fino al termine della prima fase del mondiale. Realisticamente, era molto probabile che sarebbero stati eliminati per quel momento. Di fatto, se si erano qualificati per il mondiale era perché erano i padroni di casa...
 
Ma si trattava di Kaede Rukawa. A prescindere da come avrebbe trovato il tempo, ora che l´aveva rivisto, non se lo sarebbe più lasciato scappare.
 
x x x
 
Erano le tre del mattino e Kaede non era ancora riuscito ad addormentarsi. Questa volta sentiva che, a parte il dolore e gli orari irregolari del suo ´lavoro´, l´insonnia avesse a che fare con la visita di Hanamichi. Stanco di girarsi e rigirarsi come una ruota panoramica, Kaede si alzò e andò a tentoni in bagno. Aprì l´armadietto e scelse qualcosa tra le tante scatole di medicinali per aiutarlo a dormire.
 
Chi l´avrebbe detto che lui, il bell´addormentato, come lo chiamavano alcune ragazze al liceo, ora aveva bisogno di sonniferi...
 
Tuttavia alla fine scelse di non prenderli. Non ne valeva la pena, visto che il giorno dopo non doveva alzarsi presto, non aveva nemmeno un appuntamento per il pomeriggio. Chiuse le ante e fissò la propria immagine nel riflesso per alcuni minuti.
 
-Perché? Perché dopo così tanto tempo la prima persona conosciuta che ho dovuto incontrare è stata Sakuragi?- si chiese, guardando il proprio viso pallido e smunto, -e perché diavolo l´ho invitato a tornare?-
 
In fondo, molto in fondo, conosceva la risposta alla seconda domanda, ma non voleva riconoscerlo, perché sapeva che non era possibile. Tornato in camera da letto, Kaede tirò fuori l´accendino e il pacchetto dalla tasca dei jeans che pendevano dall´attaccapanni e accese una sigaretta. Questa volta, invece di fumare a letto, si appoggiò al davanzale della finestra, aperta per via del caldo, esalando il fumo sulla strada.
 
Sakuragi aveva ragione, la casa puzzava di fumo.
 
 
 
*poco meno di 40€

     


                     





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