FanFiction Slam Dunk | In caduta di MarySaeba92 | FanFiction Zone

 

  In caduta

         

 

  

  

  

  

In caduta   (Letta 209 volte)

di MarySaeba92 

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Sezione:

Anime e MangaSlam Dunk

Genere:

Introspettivo - Drammatico - Romantico

Annotazioni:

Traduzione

Protagonisti:

Hanamichi Sakuragi - Kaede Rukawa

Coppie:

Hanamichi Sakuragi/Kaede Rukawa (Tipo di coppia «Yaoi»)

 

 

              

  


  

 2. Incredulita' 

 


  

Credette di sognare. Sì, doveva essere un sogno. Era impossibile che Rukawa fosse Satoshi, la...la...persona che Furuta aveva chiamato. Hanamichi si pizzicò furtivamente la gamba. Fece male. No, non stava sognando...ma quello era ugualmente un incubo.
 
“Ehi, Sakuragi...non te ne stavi andando?” chiese Furuta con impazienza, soprattutto dopo aver mangiato Rukawa con gli occhi.
 
Hanamichi guardò Furuta, poi Rukawa, che continuava a osservarlo con indifferenza, aspettando. Inespressivo, come quasi sempre. Poi tornò a guardare Furuta.
 
“No” disse risoluto.
 
“Eh? Che significa, no?” chiese Furuta, ma la sua faccia cambiò subito e sorrise, “allora rimani, eh? Ti piace così tanto questo tipo?”
 
“...” Hanamichi gli lanciò un´occhiata fulminante, ma non funzionava con un tipo come Furuta, che quasi lo raggiungeva in altezza ed era doppiamente sfacciato.
 
“Ehi, non ti dispiace fare una cosa a tre, vero?” chiese a Kaede.
 
“Certo che no”, Hanamichi lo guardò stupefatto, ma Kaede guardava Furuta, “se pagate bene...” aggiunse senza batter ciglio.
 
“Quanto vuoi?”
 
“20.000* yen l´ora. Te l´ho già detto al telefono”
 
“Sì, voglio dire se facciamo una cosa a tre”
 
“Il doppio. 40.000** yen”
 
“Mi sembra giusto”

“BASTA!” intervenne Hanamichi, disgustato da quella piccola conversazione.
 
Entrambi lo fissarono. Hanamichi grugnì qualcosa di incomprensibile e immediatamente uscì in corridoio, afferrando gentilmente Kaede dal braccio sinistro con l´intenzione di spostarlo dalla porta.
 
“Prima dovremmo parlare, non credi?” chiese ironicamente.
 
“Oh, vi conoscevate già?” interruppe Furuta prima che Kaede potesse rispondere, uscendo a sua volta in corridoio. Strizzò l´occhio ad Hanamichi, “Te lo sei tenuto nascosto, rosso”
 
“Non è come pensi!” quasi gridò, “Rukawa, dobbiamo parlare” ripeté guardandolo negli occhi.
 
Kaede lo fissò per un momento che sembrava eterno. Hanamichi si era fatto molto più alto, ormai la differenza tra loro era di circa dieci centimetri. Diede un´altra boccata alla sigaretta che aveva nella mano destra e si allontanò.
 
“Scusa, devo lavorare” sussurrò andando da Furuta.
 
“Cosa?!” esclamò Hanamichi, “questo lo chiami lavoro?!” gridò senza poterlo evitare.
 
“Sssh! Sakuragi, non urlare!” lo rimproverò Furuta, mentre metteva un braccio intorno alle spalle di Kaede. “Sono nella merda se il mister lo scopre!”
 
“Non mi int...” ma si fermò pensando che non sarebbe stato un bene nemmeno per Kaede essere visto lì. Anche se forse a lui non importava.
 
“Vai o rimani?” chiese improvvisamente Kaede, avvicinandosi a Furuta.
 
“...” il povero Hanamichi era sotto shock.
 
Gli altri due lo guardavano in attesa. Alla fine Hanamichi si placò.
 
“Vado” disse seccamente.
 
E lo fece. Si voltò e percorse il corridoio con passi lenti ma fermi.
 
“Finalmente, era ora” sospirò Furuta quando Hanamichi fu scomparso dalla sua vista. “Pensavo che non se ne sarebbe mai andato...”
 
Il giocatore lasciò Kaede, ma tenne una mano sulla sua schiena e lo spinse delicatamente verso la camera da letto.
 
“Ora entra e fammi vedere cosa sai fare...” gli sussurrò all´orecchio.
 
Il ragazzo avanzò nella stanza, ma non prima di aver lanciato un´ultima occhiata all´angolo del corridoio dove Hanamichi era scomparso. Poi si chiuse la porta alle spalle.
 
Mentre Furuta si dirigeva verso l´angolo bar, Kaede si tolse le scarpe e si fermò al centro della stanza, osservando il posto. Aveva passato molte notti in hotel, ma mai in una stanza così lussuosa. Era molto spaziosa nonostante fosse una semplice camera doppia, oltre a un televisore c´era un set di cavi e la porta socchiusa del bagno mostrava una sauna e una vasca idromassaggio all´interno. Fece qualche passo e spense la sigaretta nel posacenere su un tavolo alto vicino al muro.
 
“Cosa vuoi bere?” sentì Furuta chiedere dall´angolo bar.
 
“Quello che bevi tu” mormorò, gli occhi blu ancora fissi sulla vasca idromassaggio.
 
“Allora un po´ di nihonshu***” disse il giocatore.
 
Pochi secondi dopo Furuta gli si avvicinò con due bicchieri. Kaede prese il suo e ne bevve il contenuto.
 
“Wow, vedo che sei un buon bevitore” sorrise Furuta prima di fare lo stesso.
 
“Me lo posso permettere” disse Kaede freddamente, “ma sapevo che gli atleti professionisti non potevano bere” commentò.
 
“Per potere, possiamo” disse Furuta con un altro sorriso, “come possiamo anche andare a puttane se vogliamo”
 
“...”
 
“Dimmi, come vi conoscete tu e Sakuragi?” chiese curioso.
 
“Scuola” rispose Kaede evasivamente, guardando verso l´angolo bar.
 
“Giocavate a basket insieme?”
 
Un breve lampo balenò nei suoi occhi blu.
 
“Come lo sai?” domandò.
 
“È facile da immaginare, anche tu sei piuttosto alto...” sussurrò Furuta avvicinandosi a lui e afferrandogli il mento.
 
“...” le dita del giocatore lo costrinsero ad alzare il viso.
 
“Bene, basta parlare...” Furuta lo lasciò andare, prese i bicchieri e li posò sul tavolo accanto a loro. Poi afferrò Kaede per attirarlo maggiormente a sé; la durezza del suo inguine era più che evidente al tatto, “non sai quanto mi sono arrapato solo a vederti...” gli mormorò all´orecchio.
 
“Il denaro” lo interruppe Kaede, “lascialo sul comodino”
 
“Oh, certo...”
 
Furuta si staccò da lui e si avvicinò ai pantaloni appesi a una gruccia vicino alla porta. Tirò fuori un portafoglio e da esso quattro banconote da 5000 yen, che lasciò sul comò come Kaede gli aveva indicato.
 
“A posto?” chiese sedendosi sul letto.
 
“A posto” rispose Kaede dopo aver contato i soldi e averli messi nella tasca posteriore dei jeans.
 
“Allora vieni qui...”
 
Seguendo le sue istruzioni, Kaede si sedette sulle sue cosce e, di sua iniziativa, iniziò a sollevargli la maglietta. Furuta lasciò fare e pochi secondi dopo l´indumento era a terra.
 
“Spero che non verrai a dirmi che fai tutto tranne baciare...” mormorò il giocatore, sempre più entusiasta di avere uno spettacolo del genere su di lui.
 
“Faccio tutto” sussurrò Kaede, dimostrandolo con un bacio caldo e umido sulle labbra.
 
“Mmh...” Furuta lo afferrò per la nuca per impedirgli di separarsi troppo presto, “Baci benissimo” disse tra un bacio e l´altro.
 
“Lo so” disse Kaede.
 
Dopo qualche minuto, senza smettere di baciarsi, Furuta si distese sulla schiena con Kaede sopra, solo per rotolare e ritrovarsi sopra di lui.
 
x x x
 
Non riusciva a ricordare l´ultima volta che si era sentito così arrabbiato. Furioso, e soprattutto impotente. La rabbia che aveva trattenuto da quando aveva lasciato quei due soli un paio di minuti prima era stata rilasciata nell´ascensore, e con una testata furibonda premette diversi pulsanti contemporaneamente, facendo sobbalzare pericolosamente la cabina.
 
Quando le porte dell´ascensore si aprirono al piano terra, le persone che stavano aspettando rimasero sbalordite nel vedere un tizio dai capelli rossi alto due metri precipitarsi fuori come un tifone con la fronte sanguinante. Hanamichi li ignorò e andò dritto in strada.
 
L´aria fresca della notte estiva lo aiutò a schiarirsi un po´ la mente. Per fortuna in quel momento non c´erano giornalisti e poté camminare in maniera relativamente tranquilla intorno all´hotel dove alloggiava la squadra di basket giapponese. Tuttavia, ogni volta che si ricordava di aver lasciato Rukawa e Furuta soli nella sua stanza, il suo stomaco si rivoltava.
 
Kaede che faceva...faceva...non osava nemmeno pronunciarlo mentalmente. Com´era arrivato a quello? Cos´era successo alla Todai e al giornalismo? Perché si era trasferito? Perché nessuno dello Shohoku aveva avuto sue notizie in tutti quegli anni?
 
Troppe domande e nessuna risposta. Hanamichi smise di camminare, era solo a un paio di isolati dall´hotel, quindi quando alzò lo sguardo riusciva ancora a vedere l´imponente figura illuminata dello snello edificio che si stagliava contro il cielo scuro.
 
Il suo cuore soffriva. Sì, perché non ammetterlo, gli faceva male sapere che Kaede era in una di quelle stanze con qualcun altro, anche se per soldi. Durante tutti quegli anni, a seguito di quel bacio inaspettato che la volpe gli aveva dato quando l´aveva salutato, Hanamichi si era fatto infinite domande sui suoi sentimenti per il suo ex compagno di squadra, senza riuscire a chiarire nulla.
 
Ricordava, come in un sogno lontano, quei giorni di inizio liceo, i continui insulti e litigi, e come questi avessero lasciato poco a poco posto a un´intesa, anche se in principio solo sul campo da basket. Poi lui si era fatto male alla schiena e incredibilmente era stato Kaede quello che più lo aveva aiutato a riprendersi, cosa che aveva definitivamente consolidato la loro amicizia. Aveva sempre oppresso la sua anima che, quando era arrivato il momento, non aveva potuto fare lo stesso per la volpe.
 
Poi capì. No, non era stato in grado di aiutare Kaede in quella situazione, ma ora sì. Qualsiasi fossero i motivi che avevano portato l´ex numero 11 dello Shohoku a quell´attività, sicuramente non aveva avuto scelta. Ora era il momento di aiutarlo. Ora poteva.
 
Espirando, riprese a camminare finché non raggiunse di nuovo il lussuoso albergo. Non si era ricordato di lasciare le chiavi alla reception, così poté andare direttamente in camera, pregando che non fosse troppo tardi.
 
Solo un paio di minuti dopo aver preso la decisione, era già davanti alla porta della stanza che condivideva con Furuta. Istintivamente avvicinò l´orecchio al legno, ma dentro non si sentiva nulla. Forse con un po´ di fortuna non avevano ancora iniziato.
 
Prese dalla tasca dei pantaloni la tessera che fungeva da chiave e la fece passare attraverso il meccanismo che sostituiva la serratura. Poi mise una mano sulla maniglia e aprì piano la porta.
 
La stanza era nella penombra, ma in pochi secondi i suoi occhi si adattarono alla quantità di luce e poté distinguere perfettamente le due figure su uno dei letti.
 
Kaede era supino, la camicia nera sbottonata, rivelando il suo pallido petto glabro, gli occhi chiusi. Per fortuna indossava ancora i pantaloni. Ma Furuta, seduto a cavalcioni, gli stava slacciando la cintura per poterli abbassare, mentre contemporaneamente gli divorava il collo.
 
Hanamichi Sakuragi sentì il petto bruciare con tanta forza che non si sarebbe sorpreso se avesse preso fuoco proprio lì. La poca calma che era riuscito a inculcarsi pochi minuti prima scomparve all´istante quando vide come quel pervertito fosse sul punto di fare sesso con la sua volpe.
 
In due passi si piazzò vicino al letto; i due imminenti amanti erano così assorbiti dai preliminari che non si accorsero della sua presenza finché un´improvvisa forza invisibile sollevò Furuta come una bambola e lo lasciò cadere a terra a un paio di metri dal letto.
 
“Sa-Sakuragi?!” esclamò Furuta, mettendosi a sedere, ancora shockato.
 
Kaede si sedette sul letto e si aggiustò un po´ la camicia.
 
“Vattene” ordinò Hanamichi, “io e Rukawa dobbiamo parlare”
 
“Sei pazzo?!” chiese il suo coinquilino, “non puoi aspettare?!”
 
“No, non puoi. Dobbiamo parlare ora”
 
“Beh, aspetta! Ho pagato 20.000 yen!”
 
“Bene, te li restituirà”
 
“Col cazzo” intervenne Kaede.
 
Hanamichi lo guardò, sia sconcertato che furioso. Non fece che tirare fuori il portafogli da una tasca e lasciare due banconote da 10.000 yen sul letto.
 
“Eco i tuoi dannati soldi”, ora era Furuta che lo guardava furibondo, ma sapeva che contro l´enorme rosso non avrebbe avuto la meglio, “Rukawa, andiamo. Dobbiamo parlare”
 
Pensò che avrebbe obiettato di nuovo, ma con sua sorpresa Kaede si alzò e si riabbottonò la camicia. Hanamichi sospirò di sollievo e non appena lo ebbe accanto gli indicò di uscire.
 
“Sakuragi, questa me la paghi” sputò Furuta.
 
“Sarai tu a pagarla cara se qualcuno lo scopre” minacciò con calma Hanamichi, prima di lasciare a sua volta la stanza.
 
x x x
 
Il bar era molto grande e rumoroso, ma Hanamichi pensava che fosse perfetto per poter finalmente parlare con la volpe da solo senza attirare troppa attenzione. Tuttavia, ora che si trovavano faccia a faccia, la situazione era molto imbarazzante, anche se non poteva essere paragonata al lungo e silenzioso tragitto che avevano percorso per arrivarci.
 
Vedendo che Hanamichi sembrava aver perso la lingua, Kaede scelse di prendere il pacchetto di sigarette e un accendino dalle tasche e mettersi a fumarne una.
 
“Da quando fumi?” chiese Hanamichi, rompendo il silenzio teso tra loro.
 
“Non ricordo” esalò una bella boccata di fumo, e sembrò ripensarci, “da quando avevo circa 19 anni”
 
“E che significa?”
 
“Che significa cosa?”

“Perché fumi?”

Kaede scrollò le spalle.
 
“Per rilassarmi, penso” rispose dopo pochi secondi.
 
Una figura vicino al tavolo fece alzare lo sguardo di entrambi. Il cameriere chiese gentilmente cosa volessero bere.
 
“Per me una cola” disse Hanamichi.
 
“Una birra” disse Kaede.
 
Il cameriere annotò l´ordine e tornò al bar.
 
Hanamichi fissò Kaede, che da parte sua sembrava assorto nel guardare il posacenere al centro del tavolo, dove di tanto in tanto lasciava cadere la cenere della sigaretta.
 
Aveva così tante domande che non sapeva da dove cominciare.
 
“Perché non sei andato alla Todai, come mi avevi detto?” pose la prima che gli passò per la mente.
 
Kaede alzò lo sguardo, momentaneamente stupito dall´improvvisa domanda, ma tornò rapidamente alla sua espressione serena.
 
“Non avevo soldi per pagare la retta” uno nuovo sbuffo di fumo gli sfuggì dalle labbra.
 
“Nessuno ha i soldi a 18 anni per pagare l´università” disse Hanamichi, “i tuoi genitori non te la pagavano?”
 
“No”
 
“Perché no...?” si sorprese.
 
“Perché ho litigato con loro e sono scappato di casa”
 
“...” Hanamichi aprì la bocca, stupito, “perché...?”
 
“Cose che succedono” rispose Kaede, sottintendendo che non ne avrebbe più parlato.
 
“Cose che succedono?” ripeté incredulo.
 
Ma Kaede non disse altro. Il cameriere tornò con i loro ordini e lasciò le bevande sul tavolo. Kaede tracannò velocemente la sua e lasciò la mezza sigaretta nel posacenere.
 
“Mi dispiace Sakuragi ma devo andare” mormorò alzandosi di scatto. “Grazie per l´invito”
 
“Dove vai...?” chiese Hanamichi alzandosi a sua volta.
 
“A casa mia” rispose l´altro come se fosse ovvio. “Ciao, ci vediamo”
 
“Aspetta!” esclamò Hanamichi, tenendolo per un gomito per impedirgli di andarsene. “Non mi hai ancora detto...” ma si fermò, senza osare completare la frase.
 
“Perché mi prostituisco?” finì per lui Kaede, “quando avrai le palle di chiedermelo chiaramente, forse ti risponderò”
 
Con uno strattone si divincolò da un Hanamichi sconcertato e ferito, e senza voltarsi indietro si allontanò velocemente, zigzagando tra i tavoli che riempivano il locale. Hanamichi lo guardò uscire e dirigersi verso una stazione dei taxi attraverso le finestre che davano sulla strada.
 
Reagì. Tirò fuori il cellulare da una tasca e compose rapidamente un numero.
 
“Compagnia di taxi...? Sì, salve, ho bisogno di due taxi, sono alla fermata davanti al Rihga Royal hotel di Hiroshima...no, il primo sarà per un amico...no, voglio seguirlo...avrei bisogno anche io...sì, esatto...grazie”
 
Hanamichi mise giù e andò al bancone a pagare i drink, senza mai perdere di vista il giovane che stava in piedi alla fermata dei taxi appoggiato a un poster pubblicitario, fumando un´altra sigaretta.

 
 
*circa 155€
 
**circa 310€
 
***tipo di sakè

     


                     





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