FanFiction High School Musical | Just want to be with you (Only you) di MarySaeba92 | FanFiction Zone

 

  Just want to be with you (Only you)

         

 

  

  

  

  

Just want to be with you (Only you)   (Letta 79 volte)

di MarySaeba92 

1 capitolo (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

FilmHigh School Musical

Genere:

Commedia - Romantico

Annotazioni:

Traduzione

Protagonisti:

Chad Danforth - Ryan Evans

Coppie:

Chad Danforth/Ryan Evans (Tipo di coppia «Slash»)

 

 

              

  


  

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Ultimo anno, musical finale, ballo, diploma. Chad non vede l’ora di superare tutto, con la sua ragazza al proprio fianco. Ma Taylor è stata un po’ invadente ultimamente e Chad continua a trovarsi calamitato verso un certo gemello biondo bravo a ballare.


  

Fanfiction tradotta dall’inglese, potete trovare i dettagli dell’originale qui sotto.
 
Titolo originale: Just want to be with you (Only you)
Link storia originale: 
https://archiveofourown.org/works/29474139
Link autore: https://archiveofourown.org/users/WrittenByMe_C/pseuds/WrittenByMe_C

 
Traduzione dall´inglese all´italiano dell´omonima fanfiction di cui potete trovare il link all´originale.
E´ la prima volta che posto qualcosa nel fandom di HSM. Conosco bene i film naturalmente, ma solo di recente dopo aver rivisto il video di I don´t dance mi sono resa conto di quanto Chad e Ryan fossero semplicemente fatti per stare insieme...mannaggia alla Disney. Altrimenti, ho sempre shippato Sharpay e Troy e non ho mai sopportato Gabriella, personaggio troppo Mary Sue per i miei gusti, team Sharpay tutta la vita...ma non mi dilungo troppo, già questa ´one shot´ è corposa, e incentrata, ovviamente, su Chad e Ryan! Buona lettura.


 
Non riusciva a credere a quello che stava indossando. Gli provocava prurito, era troppo grande, non riusciva a camminare bene e i colori erano tutti sbagliati per la sua carnagione. Perché era vestito come un pagliaccio, poi? Non c’erano mai stati pagliacci alla East High, per quanto ne sapeva, e di certo non c’era un numero da circo nello spettacolo.
“Ehi, chi si occupa dei costumi?” chiese Chad a una ragazza addetta al reparto tecnico mentre passava. La ragazza trasalì.
“Uh, Ryan, forse?” non sembrava sicura, ma prima che Chad potesse chiederle se stesse tirando a indovinare, la ragazza era scappata di corsa.
Chad si aggirò nel backstage alla ricerca del rappresentante maschile degli Evans fin quando qualcuno ebbe pietà e gli disse che era sul palco con Troy e Gabriella. Si avvicinò e osservò Ryan ballare sulla coreografia insieme alla coppia. Era vagamente adorabile. Chad scacciò il pensiero dalla sua testa e varcò le porte del set mentre Ryan si voltava, e i due si trovarono faccia a faccia. Chad indicò il proprio costume, cercando di trasmettere il proprio disgusto a riguardo senza interrompere la canzone.
Le mani di Ryan andarono alla sua bocca mentre cercava di trattenere fisicamente una risata di fronte all’aspetto ridicolo di Chad. Non funzionò, e il ragazzo scoppiò in una risata di pancia. Quando Ryan si fece avanti e mise la mano sulla sua spalla, Chad si rese subito conto che non era lui il responsabile dei costumi e la ragazza aveva effettivamente tirato a indovinare. Da qualche parte nel suo retrocranio sentiva che avrebbe dovuto sentirsi offeso da Ryan, ma quel pensiero fu rapidamente respinto quando vide gli occhi di Ryan brillare allegri.
Quando Ryan si allungò per toccargli l’altra spalla, Taylor apparve improvvisamente accanto a loro, trascinando via Chad. Ryan stava ancora ridendo, ma con meno entusiasmo, mentre Chad si voltava con un’espressione dispiaciuta per l’interruzione.

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Chad aveva partecipato alla sua buona dose di feste, che si trattasse di feste di compleanno, feste post-partita, feste perché i genitori erano fuori città, bastava nominarne una e lui ci era stato. Ma una festa del club di teatro? In qualche modo era sempre riuscito a evitarle, cosa di cui si sentiva molto grato ora che stava partecipando a una di esse.
Ok, tecnicamente era la festa di Troy, e se doveva essere onesto, non era molto diversa dai festeggiamenti che avevano avuto dopo la grande partita. Musica ad alto volume, tante risate, conversazioni costanti. Ma invece di lanciare una palla insieme ai suoi amici, chiacchierare con gli scout o scherzare sulle altalene con Taylor, Chad stava cercando una via di fuga.
Aveva voglia di stare lì, desiderava solo che ci fossero più persone in modo da potersi mimetizzare; dimenticare che era Chad Danforth ed essere solo un qualsiasi altro adolescente ad un’altra festa. Invece c’erano solo dieci persone: Jason, Zeke, Martha, Kelsi, Sharpay, Ryan, Taylor, Troy e Gabriella. E lo stesso Chad, ovviamente.
Erano tutti sparsi in cortile, alla ricerca di qualcosa da fare o di cui parlare. Martha stava aiutando Jason e Zeke a ricordare la coreografia per il numero al ballo, ma i due ragazzi erano più interessati a scherzare che a muovere le gambe. Kelsi aveva portato con sé la sua tastiera e stava cercando di comporre un po’ di musica con Gabriella, anche se le due stavano spettegolando più che altro. Sharpay aveva messo all’angolo Troy, che stava cercando disperatamente una via di fuga ma doveva ancora trovarla. Taylor era seduta accanto a Chad sul bordo del trampolino. Si era rannicchiata sotto il suo braccio, tenendolo sulla propria spalla perché ogni volta che lo lasciava andare, cadeva. Guardava Jason e Zeke con un’espressione divertita ma delusa, cercando di coinvolgere Chad in una conversazione sull’immaturità dei ragazzi. Chad non stava prestando attenzione, però. Era perso nei suoi pensieri, interrotto solo quando si accorse che un certo biondino era scomparso.

“Devo andare in bagno, torno tra un po’” disse a Taylor distrattamente mentre si alzava. Lei sospirò appena ma acconsentì e gli lasciò il braccio.
Chad entrò in casa in silenzio, non volendo spaventare la signora Bolton che stava lavorando nello studio al piano di sotto. Indugiò un po’ in cucina, chiedendosi perché gli importasse, prima di dirigersi verso la stanza di Troy.
Quando arrivò alla camera del suo migliore amico, si appoggiò allo stipite della porta e osservò Ryan che guardava tra le cose sugli scaffali di Troy. Il ragazzo inizialmente non si accorse della sua presenza, prese invece l’annuario della fine dell’anno precedente e ne sfogliò le pagine con curiosità. Si soffermò su una pagina, Chad non riuscì a vedere quale, e un piccolo sorriso abbellì le sue labbra. Chad avvertì una fitta al petto a quella vista e bussò alla porta per annunciarsi.
Ryan alzò lo sguardo, non così sorpreso come avrebbe dovuto essere mentre veniva beccato a curiosare nella stanza di qualcun altro. Il suo sorriso non svanì mentre guardava Chad, e posò l’annuario per salutare.

“Perché Troy ha i bonghi?” chiese Ryan, chiaramente aveva voluto domandarlo fin da quando era entrato nella stanza e aveva visto gli strumenti. Chad ridacchiò ed entrò. Prese i bonghi dalla credenza e si sedette sul letto.
“Sono abbastanza sicuro che fossero un regalo ironico di Zeke. Sai, per via del musical? Troy gli ha preso dei guanti da forno a fiori” Chad batté sui bonghi, non curandosi di intonare una vera melodia, solo per avere qualcosa da fare con le mani.
“Questo è eteronormativo in modo allarmante” disse Ryan, sedendosi accanto a Chad.
“Etero-cosa?”
“Eteronormativo. Promuovere l’eterosessualità come la norma. Ad esempio, pensare che solo le ragazze sappiano cucinare, quindi presumere che un uomo che cucina stia assumendo il ruolo di una donna, ergo Zeke ha bisogno di guanti da forno femminili” spiegò Ryan.
“Ma” rifletté Chad ad alta voce, “non sarebbe eteronormativo anche presumere che i guanti da forno con i fiori siano pensati per le ragazze?”
Ryan fissò il ragazzo accanto a sé ed emise una risatina, “Sì, suppongo di sì”
Chad sorrise a Ryan, che prese i bonghi e si alzò per rimetterli a posto. Quando si voltò di nuovo, aveva in mano una chitarra che Troy teneva in camera.
“Sa suonare?” chiese.
“Non l’ho mai visto né sentito, ma non significa niente” Chad scrollò le spalle.
Ryan si sedette a gambe incrociate alla sinistra di Chad. Posizionò la chitarra e pensò a quale canzone suonare. Chad si trascinò leggermente all’indietro e sollevò la gamba destra, appoggiando la guancia contro il ginocchio mentre guardava Ryan che iniziava a strimpellare.

“Questa è la canzone che hanno cantato Troy e Gabriella, giusto?”
“È una domanda vaga viste quante canzoni hanno cantato, ma sì”, Ryan continuò a suonare, “conosci le parole?”
Chad sbuffò: “Sì, certo”
Ryan inarcò un sopracciglio: “Scommetto di sì. Probabilmente le hai memorizzate senza nemmeno rendertene conto”
Chad alzò le spalle – sembrava che lo stesse facendo costantemente – e vide Ryan ripartire dall’inizio della canzone e iniziare a cantare.

We’re soaring, flying, there’s not a star in heaven that we can’t reach

La sua voce partì in silenzio, aspettandosi chiaramente che quella di Sharpay prendesse il sopravvento da un momento all’altro, ma mentre continuava divenne un po’ più alta e più forte.

If we’re trying, so we’re breaking free

Ryan stave cantando la canzone molto più lentamente dell’originale, e Chad aveva il vago sospetto che lo stesse facendo per lui. Senza nemmeno rendersene conto, Chad iniziò a borbottare le parole insieme a lui.

You know the world can see us in a way that’s different than who we are

Chad vide Ryan sorridere dolcemente mentre lo sentiva unirsi in perfetta armonia. Il sorriso stranamente incoraggiò Chad a cantare più forte e le sue stesse labbra si sollevarono.

Creating space between us, ‘til we’re separate hearts

Chad deglutì a fatica mentre Ryan distoglieva lo sguardo, diventando di colpo estremamente concentrato sulla posizione delle dita mentre suonava. Quando Chad cantò la frase successiva, Ryan rimase in silenzio.

But your faith, it gives me strength, strength to believe

Ryan lo guardò, unendosi di nuovo.

We’re breaking fr-

Una delle corde della chitarra si spezzò, provocando un forte rumore metallico e alzandosi, colpendo Ryan sulla guancia.
“Oh mio dio!” fece Chad, afferrando la chitarra e spostandola per ispezionare la ferita. C’era un piccolo taglio sullo zigomo di Ryan che stava già iniziando a far uscire gocce di sangue rosso rubino. Chad stava per correre in bagno a prendere il kit di pronto soccorso quando notò che Ryan non sembrava soffrire. Anzi, Ryan stava ridendo.
Chad lo fissava, sconcertato e leggermente ipnotizzato – anche se non l’avrebbe ammesso – mentre gli occhi di Ryan si riempivano rapidamente di lacrime per le risate.
“Cosa, che c’è di così divertente?” chiese Chad, cercando di trattenere lui stesso una risata confusa.
Ryan scosse la testa, “Letteralmente nulla, in realtà brucia da morire” disse sbuffando.
Chad si alzò e finalmente recuperò il kit di pronto soccorso. Tornando nella stanza di Troy, non ci pensò due volte a sedersi vicino a Ryan e ad avvicinargli il viso per poter pulire la piccola ferita. Il respiro di Ryan si bloccò leggermente, ma se Chad se ne accorse non reagì.
“Questa è un po’ fredda” sussurrò Chad, premendo la salvietta antisettica sul suo zigomo. Ryan sibilò piano, per il resto non reagì mentre Chad ripuliva delicatamente le piccole macchie di sangue. Quando finì, il taglio sembrava aver già iniziato a guarire perché non usciva altro sangue. Chad gettò abilmente la salvietta nel cestino con un gesto teatrale, forse mettendosi un po’ in mostra. Ryan ridacchiò alla dimostrazione di capacità atletica. Allungò una mano e tirò la corda rotta della chitarra che era stata abbandonata accanto a loro.
“Pagherò per farla aggiustare” disse piano Ryan, “posso raccontare che stavo curiosando, l’ho fatta cadere o qualcosa di simile”
Chad inclinò la testa di lato, “Perché?”
“Pensavo solo che non avresti voluto che le persone sapessero che stavi cantando” disse Ryan pragmatico, la voce calma. “Piuttosto bene, aggiungerei. Dici di non saper ballare, cosa che sai assolutamente fare, ma chi sapeva che avessi anche delle belle corde vocali?”
Chad abbassò la testa timidamente. Se il complimento fosse arrivato da qualcun altro, si sarebbe imbarazzato o avrebbe cercato di difendersi, ma da Ryan portava solo il suo stomaco a fare capriole. Quando sollevò di nuovo la testa, notò quanto lui e Ryan fossero vicini. Aprì la bocca per parlare quando una voce lo chiamò.

“Chad? Dove sei, amico, vogliamo tirare qualche canestro!” la voce di Troy si fece più alta mentre si avvicinava alla camera da letto. Chad indietreggiò velocemente, non volendo essere visto – visto a fare cosa? Mentre stava seduto con un amico? Ma era davvero solo quello?
“Sembra che tu sia richiesto, ragazzo del basket” disse Ryan con un sorriso triste. Si alzò dal letto e uscì dalla stanza senza aggiungere altro, passando oltre a Troy sulla soglia.
“Che ci fai qui? E con Ryan, tra tutti?”, prima che Chad potesse racimolare una risposta alle domande di Troy, la star del basket notò lo strumento rotto sul suo letto. “Wow! Cos’è successo?”
“Oh” disse Chad, alzandosi e porgendogli la chitarra, “Ryan, uh, l’ha fatta cadere. L’ho sentita rompersi. Ecco perché ero qui. Con lui”
“Cavoli. Beh, non è che la suonassi, era un regalo di mio zio quando avevo tredici anni. Boh. Comunque vieni, andiamo a giocare”

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Due ore dopo, Chad era esausto di giocare a basket. Si era fatto relativamente buio, il sole aveva iniziato a tramontare circa mezz’ora prima e una piacevole brezza soffiava nel cortile, asciugando il sudore dalla pelle dei ragazzi. La sua stanchezza non era fisica – giocava a basket dall’asilo, una partitella non era abbastanza per metterlo ko – ma mentalmente ed emotivamente stava sbadigliando dal primo canestro. A volte, anche se non l’avrebbe mai ammesso ad alta voce, semplicemente non gli andava di concentrarsi sul gioco.
“Chad, stai bene, amico?” chiese Zeke mentre Chad armeggiava con la palla per la terza volta in circa dieci minuti.
“Sì” rispose, scuotendo la testa per liberarsi della foschia, “penso che mi stia venendo un mal di testa. Mi fermo qui” mirò al canestro un’ultima volta – mancandolo, ma non di molto – prima di andarsi a sedere sul tappeto elastico con le ragazze e Ryan.
Il gruppo era seduto in cerchio attorno al tappeto elastico, con una certa distanza tra ogni persona dato che era molto largo. Taylor toccò lo spazio accanto a lei invitandolo a sedersi, ma Chad fece finta di non vedere e si sedette invece tra Ryan e Kelsi. Ryan gli sorrise, ma fece finta di non vedere neanche quello.
Kelsi era di nuovo impegnata con la sua tastiera. Al sopracciglio alzato di Chad, spiegò che era alimentata a batterie e aveva portato dei ricambi. Rise un po’ per la dedizione della ragazza, impressionato al tempo stesso. Il gruppo stava attualmente cercando di convincere Sharpay ad eserctarsi con una canzone alla corretta velocità, ma lei non ne voleva sapere. Chad non avrebbe mai capito il suo bisogno di preparare esibizioni così stravaganti: lui riusciva a malapena a cantare in una camera da letto con solo un’altra persona.

“Quella è una casa sull’albero?” chiese Ryan all’improvviso e le ragazze interruppero la conversazione per guardare verso la direzione che stava indicando.
“Ah-a” rispose Gabriella, con un sorriso malinconico, “Troy l’ha costruita con suo padre”
“Oh, wow, si è dimenticato di dirti che io ho aiutato?” fece Chad con una risata per nascondere il dispiacere di essere stato ancora una volta lasciato fuori dalla vita del suo migliore amico. Gabriella gli sorrise ma non disse nulla, non volendo chiaramente irritarlo ulteriormente. “Sono stato io a suggerire il timone dei pirati”
“C’è un timone dei pirati? Devi farmelo vedere!” esclamò Ryan, facendo dondolare leggermente tutti mentre scendeva dal tappeto. Rimase pazientemente in piedi, aspettando che Chad decidesse cosa fare.
Taylor si schiarì la gola, “Non potresti semplicemente controllare da solo?” chiese con un sogghigno non troppo sottile.
Il ragazzo alzò le spalle: “Non c’è niente di male ad avere una guida”
“C’è una sola stanza...” Taylor si interruppe mentre Chad scendeva e sorrideva a Ryan.
“C’è anche un lucernario: tempo permettendo, si possono vedere le stelle” disse, allontanandosi dalle ragazze e dirigendosi verso la casa sull’albero, subito seguito da Ryan.
Salirono facilmente sulla scala, anche se la botola era un po’ difficile da attraversare per Chad ora che le sue spalle erano molto più larghe di quando aveva otto anni.
“Ah, il classico cartello ‘Alla larga’” disse Ryan mentre entrava per la prima volta. Chad si sedette in mezzo al pavimento, i pouf che lui e Troy avevano un tempo erano stati buttati via. Portò le ginocchia al petto e avvolse le gambe con le braccia, l’aria era leggermente più fredda lì. “Non è molto resistente alle intemperie”
“Sempre critico” sorrise Chad.
Ryan roteò gli occhi, gli angoli delle labbra rivolti verso l’alto, e avanzò nella struttura. Trovò il timone dei pirati, ma fu deluso di scoprire che si era arrugginito al punto da non poter più girare. Tornò alla parte principale della casetta, sedendosi accanto a Chad proprio come sul letto poco prima. Il taglio sul suo viso era circondato da un lieve bordo rosa, dove stava iniziando a cicatrizzarsi.
“Allora, come si apre il lucernario? Manualmente, presumo” chiese Ryan guardandosi intorno, i suoi occhi atterrarono su una piccola manovella su una parete. “Quella?”
Chad annuì e lo guardò alzarsi per cercare di aprire il lucernario.

Chad lo lasciò lottare per qualche secondo, divertito, prima di cedere e decidere di aiutarlo. Si alzò e si avvicinò alla manovella, mettendo le mani su quelle di Ryan per aiutarlo a girarla. Tentò di tirare, ma non era nella giusta angolazione. Senza pensare, si spostò posizionandosi dietro Ryan, le sue mani lo raggiunsero e si rimisero sulla manovella. Quando tirarono, il cedimento fu abbastanza immediato, avendo trovato il ritmo. La schiena di Ryan premeva contro il petto di Chad ad ogni spinta e il respiro di Chad sfiorava il collo di Ryan, ma i due ignorarono le sensazioni di colpa e confusione.
Nel giro di una manciata di secondi, il lucernario si aprì completamente e Ryan infilò il braccio sotto quello di Chad, mettendosi al centro della stanza e alzando lo sguardo. Il suo viso si illuminò quasi all’istante quando vide le stelle che cominciavano a brillare. Non ce n’erano ancora molte, gli ultimi residui di sole erano ancora nel cielo, ma quelle visibili erano luminose. Chad si fermò accanto a Ryan e guardò in alto a sua volta, ma decise tra sé e sé che le stelle nel cielo non scintillavano tanto quanto quelle negli occhi del ragazzo.
“Conosci qualche costellazione?” chiese piano Chad.
“No, vorrei però”
“Sì”, entrambi emisero una leggera risata, ma tornarono rapidamente a un piacevole silenzio. Ryan si risedette, allungando le mani davanti a sé e appoggiandosi all’indietro, sulle mani. Chad rimase goffamente in piedi finché Ryan non si allungò e circondò il suo polso con le dita sottili, tirandolo delicatamente e incoraggiandolo a sedersi. Chad obbedì e si lamentò silenziosamente quando le dita di Ryan scivolarono via. Quando anche Chad si reclinò all’indietro, le loro mani erano così vicine che bastò un sussulto e il dito di Chad era delicatamente intrecciato con quello di Ryan. Chad trattenne il respiro e continuò a guardare le stelle come se non si fosse nemmeno accorto di quello che era successo. Con la coda dell’occhio vide che Ryan lo guardava, ma il ragazzo non allontanò la mano.

Dopo quindici minuti passati a ignorare ciò che stava succedendo e a guardare il cielo che si stava lentamente oscurando, la musica partì dall’altra parte del cortile. Qualcuno chiamò i loro nomi, ed entrambi sospirarono prima di alzarsi e tornare giù dalla scala.
Kelsi aveva finalmente finito di comporre una nuova canzone e la stava suonando per il resto della banda. Non c’era ancora il testo, ma ciò non impedì agli amici di Chad di improvvisare. Anche Zeke e Jason stavano cercando di ballare a tempo.
Sharpay trascinò Ryan nel bel mezzo del balletto non appena furono abbastanza vicini e i gemelli iniziarono rapidamente una delle loro migliaia di esibizioni di routine. Chad sorrise, ma allo sguardo confuso che ricevette da Zeke si nascose velocemente con uno sbadiglio.
“Chad!” la voce di Taylor si fece spazio tra la musica, la sua mano fredda nella sua mentre lo allontanava un po’ dal gruppo. “Mia madre mi aspetta a casa presto, mi dovresti accompagnare”
Chan annuì, dispiaciuto per dover lasciare i suoi amici così presto ma grato per avere una via di fuga che desiderava così disperatamente quella sera. Salutò tutti mentre Taylor faceva il giro ad abbracciare gli amici individualmente, ringraziando Troy per l’ospitalità. Chad soppresse l’impulso di alzare gli occhi al cielo per quanto Taylor fosse formale anche con gli amici, e si soffermò sul ragazzo biondo che la sua ragazza stava abbracciando. Mentre Ryan abbracciava Taylor, fissava Chad. Sembrava pensieroso, ma non infelice, e Chad gli sorrise dolcemente per salutarlo. Prima che Ryan potesse rispondere, verbalmente o meno, Taylor si era scostata e Sharpay lo stava di nuovo ributtando nella mischia.

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“Cosa vuol dire che te ne vai?” l’insolito strillo di Kelsi fece fermare tutti a fissare. La giovane compositrice stava fissando Gabriella con la bocca spalancata, mentre la sua mente correva a tutte le revisioni che avrebbe dovuto fare per il musical.
Chad si avvicinò lentamente con Taylor, Zeke e Troy mentre Ryan si affrettò a convincere Martha a continuare il riscaldamento in modo che potesse unirsi a loro nell’orchestra.
“Vado a Stanford in anticipo. Ma tornerò per il ballo di fine anno e il diploma!” Gabriella cercò di migliorare la situazione, ma fu inutile.
Kelsi aveva chiaramente smesso di preoccuparsi del musical abbastanza a lungo da realizzare che la sua amica se ne stava andando, con le lacrime agli occhi mentre stringeva Gabriella in un abbraccio. Troy sembrava triste ma era palese che ne avesse già parlato con la sua ragazza, mentre si metteva da parte, concedendo a tutti un momento. Anche Taylor era in disparte, con grande sorpresa di Chad, ma come Kelsi i suoi occhi brillavano di lacrime. Fondamentalmente Taylor era una persona sentimentale, ma in rare occasioni lo dimostrava davvero; dover partecipare allo spettacolo senza la sua migliore amica – quando suddetta migliore amica era la ragione per cui aveva accettato in primo luogo – doveva essere dura per lei.

Chad era ovviamente sconvolto; la sua amica, la ragazza del suo migliore amico se ne stava andando, c’era di che essere tristi. Ma era più ferito che Troy non gli avesse detto nulla. Spettava a Gabriella dirlo, lo capiva, ma lui e Troy erano fratelli: si dicevano tutto, anche le cose che avevano giurato di non dire. Più si avvicinavano alla fine del liceo, più sembrava si avvicinassero anche alla loro fine. Anche dopo il momento divertente nella discarica di qualche giorno prima, sembrava che si stessero allontanando sempre di più.

Chad fu distratto dai suoi pensieri da Ryan che gemette accanto a lui. La sua testa si girò di scatto a quel suono – il suo corpo era insicuro su cosa provare e la sua mente ignorava totalmente quanto fatto. Ryan si era disteso sul pianoforte, incapace di rimanere fuori dal dramma del momento. Tutti alzarono un sopracciglio mentre Sharpay si affrettò a scoprire cosa stesse succedendo.
“Devo ripensare a tutta la coreografia”, disse passandosi un braccio sul viso, seppellendo gli occhi nell’incavo del gomito ed emettendo un finto singhiozzo. Gabriella ridacchiò alle sue buffonate e si scusò con un sorriso tremulo. Lui si sistemò sui gomiti, il cappello gli cadde dalla testa e atterrò ai piedi di Chad. “È okay, purché tu ci sia per il diploma”
Tutti si sbrigarono a ottenere la conferma verbale che lei non si sarebbe persa il diploma. Sharpay comprese cosa ciò significava e iniziò a istruire le persone – Troy, Kelsi e Ryan – su chi sarebbe stata la nuova Gabriella dello spettacolo. Gabriella si avvicinò a Taylor e iniziò a parlare di Stanford in un modo familiare che comunicò a Chad che anche Taylor già lo sapeva. Non era amico intimo di Gabriella, quasi l’aveva odiata quando si erano conosciuti la prima volta, ma faceva male che le due persone a lui più vicino non avessero pensato di dargli la notizia.
Si mosse per tornare sul palco e per poco non inciampò in qualcosa ai suoi piedi. Abbassò lo sguardo e fu quasi accecato dalla luce che rimbalzava da una paillette. Raccolse il cappello di Ryan e sbuffò ridendo per quanto fosse stravagante, prima che un accenno di rimembranza echeggiasse nella sua mente. Il capello era bianco con strisce blu. Era quello che Ryan aveva indossato alla partita di baseball, ne era sicuro, tranne per il fatto che le strisce blu ora avevano sopra paillettes cucite a mano in modo scadente. Sapeva che la polvere del campo da baseball era notoriamente difficile da eliminare dai vestiti, quindi una rapida occhiata ai bordi del berretto confermo che era davvero lo stesso cappello della scorsa estate. Qualcosa nell’abbellimento di Ryan su di esso – come se fosse abbastanza importante da meritare più attenzione – fece contorcere le viscere di Chad.

“Ryan?” tutti smisero di parlare per guardare Chad quando disse il nome del ragazzo. Fece un passo avanti mentre Ryan si voltava a guardarlo. “Penso che ti sia caduto questo?”
Gli occhi di Ryan si posarono sul berretto e sorrise. Non interruppero il contatto visivo mentre Ryan lo afferrava delicatamente dalle mani di Chad e lo rimetteva in testa, lasciandolo leggermente storto. Chad ricambiò il sorriso. Voleva fare un commento sulle paillettes, ma prima di poterlo fare Sharpay aveva riportato suo fratello nella conversazione con lei e il momento era passato.

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“Vedi, hai capito!” disse Ryan con un sorriso orgoglioso.
“È più facile ballare con te che con lei” si lamentò Troy a bassa voce prima che Sharpay intervenisse e prendesse il sopravvento.
“Va bene, dall’inizio!” Chad si avvicinò mentre Ryan accompagnava Troy e Sharpay attraverso la coreografia ancora una volta.
Mentre giravano, un forte scricchiolio echeggiò nell’auditorium e Zeke gridò a tutti di allontanarsi. Sharpay urlò mentre un pezzo del set cadeva, saltando tra le braccia di Troy per proteggersi nonostante fosse a una buona distanza dalla zona di pericolo. Senza riflettere, Chad si piegò in avanti e tirò Ryan vicino, lontano dai pezzi che cadevano. Lo avvolse tra le braccia, non diversamente da come Sharpay stava costringendo Troy a stringerla. Fortunatamente, erano tutti troppo distratti dalla potenziale trappola mortale per notare i due ragazzi allacciati insieme.

“Va bene, ragazzi” disse la signora Darbus, dirigendosi al centro del palco – la tazza di the nella sua mano era insolitamente ferma dato quello che era appena successo. “Facciamo cinque minuti di pausa, okay?”
Chad lasciò andare Ryan mentre tutti riprendevano a muoversi. Zeke gli lanciò un’occhiata mentre insieme a Jason iniziava a risollevare la scenografia, ma Chad non se ne accorde.
“Non dovevi farlo; non ero neanche lontanamente vicino” disse Ryan piano, ma senza ingratitudine.
“Beh, meglio prevenire che curare” Chad si strinse nelle spalle, sperando che la sua preoccupazione non fosse troppo ovvia. “Non possiamo permettere che il nostro coreografo rimanga ferito, no?”
Ryan sorrise e fece per rispondere quando Taylor apparve accanto a loro. Il ragazzo si fece da parte mentre Taylor iniziava a parlare degli accordi per il ballo. Chad tentò di tenere il passo, ma era troppo distratto dalle spalle chine di Ryan.
“Ehi, Ryan!” Chad interruppe Taylor quando il ragazzo in questione iniziò ad allontanarsi. Ryan si voltò lentamente e notò l’espressione infastidita di Taylor prima di concentrarsi su Chad. Alzò un sopracciglio per invitare Chad a continuare, “Ti va, uh, se ci becchiamo più tardi?”
“Per cosa, giocare a basket?” scherzò Ryan, fingendo di dribblare un pallone.
Chad sorrise, “O a baseball”
Le guance di Ryan arrossirono leggermente, “O magari potresti aiutarmi con qualche nuova routine?” disse speranzoso ma senza apparire insistente.
“Vedremo” rise Chad, trattenendosi dall’ammiccare – perché mai avrebbe dovuto farlo?!
Ryan sorrise ma se ne andò senza aggiungere altro. Chad lo fissò, dimenticandosi di Taylor che era ancora accanto a lui, finché lei non si schiarì la gola.

“Allora” iniziò, costringendolo a prestarle attenzione con il solo tono della voce, “mi vestirò di viola. Devi abbinarti a me in qualche modo, ma non mi aspetto un completo totalmente viola – neanche Ryan indosserebbe qualcosa di così stravagante. Verrai a prendermi alle...”
Chad ascoltò poco volentieri, prendendo nota di ciò che la sua ragazza stava dicendo, ma senza curarsene. Non sapeva cosa ci fosse di sbagliato in lui ultimamente. Un tempo trovava Tayor adorabile e affascinante, ma ora era solo...irritante. la loro relazione sembrava meno una storia d’amore del liceo e più un prequel di un’infelice vita coniugale. Rabbrividì internamente al pensiero, poi si maledì per non desiderare un futuro con la sua ragazza.
Taylor aveva finito di parlare con un’espressione speranzosa sul viso. Chad la rassicurò che avrebbe abbinato la sua cravatta e non sarebbe arrivato in ritardo a prenderla, poi si voltò per andarsene.
“Uhm, non dimentichi qualcosa?” chiese Taylor, cercando di apparire canzonatoria ma dando l’impressione, in un certo senso, di risultare prepotente. Chad la guardò confuso, così lei agì e si sporse per premere le labbra contro le sue. Lui ricambiò il bacio, perché era così che si comportava un bravo fidanzato, ma tutto quello a cui riuscì a pensare fu che le sue labbra erano davvero fredde.

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Ryan mirò di nuovo al canestro, facendo centro finalmente. Saltellò su e giù allegro, prima di accigliarsi quando la palla rimbalzò di nuovo e lo colpì alla gamba.
“Lo sport è pericoloso” disse, sedendosi accanto a Chad sulla ghiaia del vialetto di quest’ultimo.
“Sì, beh” disse Chad, porgendo a Ryan una bottiglia d’acqua, “non tanto se sai cosa stai facendo”
Ryan sussultò, fintamente offeso, e spinse scherzosamente Chad, che si alzò e segnò senza sforzo. Si sedette di nuovo mentre Ryan lo scherniva e mormorava qualcosa sull’ingiustizia, la pratica e le mani grandi. Un piacevole silenzio calò per alcuni minuti prima che Chad parlasse di nuovo.
“Taylor è davvero ossessionata dal ballo. È estenuante”, Chad non sapeva perché lo stesse dicendo, aveva solo bisogno che qualcuno lo sapesse. Ryan scrollò le spalle.
“È nel comitato del ballo. E nel comitato dell’annuario. E nel comitato per il diploma. Perché fa parte di così tanti comitati?”
“Richieste per entrare nei college” disse Chad, ma Ryan sembrava ancora confuso. “I crediti extra le fanno fare bella figura con i college ed è più probabile che le diano borse di studio”
“Oh” disse Ryan. Si guardò nervosamente le mani, “Non mi sono mai dovuto preoccupare delle borse di studio”
Chad sapeva che non lo aveva detto per gongolare, ma ciò non impedì alla gelosia di fare capolino. Rimase zitto. Ryan si rese conto di aver reso la situazione un po’ scomoda, quindi cercò di mantenere viva la conversazione.

“Ma sono comunque nervoso per il college. Non penso che questo possa cambiare, a prescindere da quanti soldi si abbia”
“Possiamo non parlare di college, per favore? È tutto ciò di cui Troy vuole parlare ormai: il college o Gabriella, specialmente da quando è andata in anticipo. E se Taylor non parla del ballo, parla del nostro futuro”
“Dici ‘nostro’ come se fosse una brutta cosa” disse Ryan, cercando di nascondere la speranza nella voce.
“Cosa? Non è così” rispose Chad un po’ troppo in fretta. Fece un respiro profondo, lo trattenne, poi espirò in un lento fischio. “A volte penso che vada tutto bene; molte persone hanno dei problemi nelle relazioni e ne escono, continuando a vivere le loro vite, felici e innamorati. Dio solo sa quante volte è successo a Troy e Gabriella. Ma...questo sembra più che un imprevisto. E non voglio che finisca. Mi è davvero piaciuto il tempo che ho trascorso con lei”
“Al passato” disse Ryan, a voce più alta di quanto intendesse. Chad lo guardò interrogativamente, quindi continuò: “Hai detto che ti è piaciuto, al passato. Ti piace ancora stare con lei?”
Chad ripensò alla prove, quando aveva mugugnato per il fatto che Taylor avesse interrotto la sua conversazione con Ryan. Ricordò la festa, quando non si era intenzionalmente seduto vicino a lei semplicemente perché non aveva voluto. Pensò a qualche ora prima di quel giorno, quando aveva ascoltato a malapena quello che lei stava dicendo perché stava pensando a come sarebbe andato il pomeriggio con Ryan.
Ma poi pensò a come si erano seduti sull’altalena dopo la grande partita. Come si erano tenuti per mano, parlando di qualsiasi cosa. Pensò al bacio che aveva ricevuto dopo aver fornito all’annuario dell’ottimo materiale – grazie, Rocketman – e a cosa il bacio aveva quasi condotto per la prima volta, più tardi quella sera. Pensò a quando si era sentito nervoso quando le aveva chiesto di andare al ballo e a come aveva pensato di svenire per il sollievo quando lei aveva detto di sì.
Chad sorrise. “Sì. Più spesso che no. Ma i ‘no’ sono...rumorosi”
Ryan annuì, non sorpreso dalla risposta, ma silenziosamente deluso da se stesso per aver sperato in una replica diversa. Tuttavia, cercò di comportarsi da buon amico. “Beh, forse è solo un imprevisto allora. Probabilmente sei solo stressato per le finali”
“O lo spettacolo”
“Lo spettacolo? Non te ne importa, perché dovresti essere stressato?”
“Cosa?” chiese Chad, incredulo. “Cosa ti fa pensare che non mi importi?”
“Hai letteralmente detto che non ti importava alla prima prova” Ryan inarcò un sopracciglio.
“Era allora. Ora è diverso. Ora mi interessa. Detesto che sia così, ma è vero” Chad si strinse nelle spalle, per poi alleggerire l’atmosfera dando un colpetto al fianco di Ryan e dicendo: “Ho salvato il nostro coreografo da morte certa, no?”
Ryan si scostò con una risata imbarazzata. Tuttavia, Chad continuò a insistere, e presto il ragazzo si ritrovò inseguito lungo il vialetto. Ryan cercò di fare una finta come Chad gli aveva insegnato in precedenza, ma l’atleta anticipò la mossa e afferrò Ryan per la vita da dietro. Tirò il ragazzo, ridendo, facendo girare entrambi sul posto in segno di vittoria.

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“Okay, di che colore è il suo vestito?” chiese Ryan, scorrendo sul portatile che aveva portato a casa di Troy. Stava consultando una specie di sito sul ballo di fine anno, guardando i fiori che le ragazze portavano al polso. Chad non ne aveva idea, ma era comunque seduto accanto a Ryan nell’isola della cucina, cercando di sembrare interessato.
“Ehm. Rosso?” Jason chiese aiuto a Zeke, seduto dall’altro lato rispetto a Ryan, ma Zeke si limitò ad alzare le spalle, continuando a spostare i biscotti sulla griglia per farli raffreddare. Chad allungò la mano per prenderne uno, aveva l’acquolina in bocca per gli odori che riempivano la cucina dei Bolton, e si guadagnò uno schiaffetto sul dorso della mano tramite la spatola. “Sono abbastanza sicuro che sia rosso”
Ryan scosse la testa con un sorriso perplesso, aggiungendo un bellissimo corsage di rose rosse al cestino. Lo schermo mostrava un’anteprima di cosa c’era nel carrello e Chad notò che conteneva già un oggetto.
“Per chi è quello rosa?” chiese Chad, sporgendosi per vedere meglio lo schermo.
“È pesca, per Kelsi” rispose Ryan. “Il suo vestito ha decorazioni color pesca”
“Vai, uh, al ballo con Kelsi?” chiese Troy, fermandosi nel tentativo di rubare un biscotto. Ryan annuì, indifferente a tutta l’attenzione improvvisamente su di lui, ma raddrizzando comunque le spalle per ciò che sapeva essere in arrivo. “Pensavo che tu...”

“Pensavi che fossi gay?” chiese Ryan gelidamente, facendo trasalire Troy. Zeke e Jason guardarono i due col fiato sospeso. Chad si reclinò sullo schienale, sentendosi un po’ male.
“Sì, amico. Scusa” Troy si strinse nelle spalle, sperando che la conversazione finisse. Chad era sul punto di trovare una scusa per andarsene quando notò che Ryan sorrideva.
“Avresti ragione” disse scrollando le spalle. “Sono gay. Andiamo al ballo come amici”
La tensione nella stanza si dissipò lentamente quando Troy si rese conto che l’atteggiamento di Ryan era stato una farsa – solo un amico che prendeva in giro l’altro – e si riprese rapidamente.
“Oh, è grandioso. Allora, Gabriella è vestita di bianco ma ci sono dei fiori neri sull’abito, come abbino il fiore?”
Chad notò che le spalle di Ryan si stavano rilassando a poco a poco mentre i ragazzi continuavano a cercare i corsage per le ragazze. Le proprie spalle, tuttavia, erano così tese che ringraziava il cielo che la stagione di basket fosse finita, altrimenti sapeva che non avrebbe fatto alcun canestro per tutta la successiva settimana. Le mani di Chad tremavano leggermente, quindi le strinse piano in pugni, ma poi le sue gambe iniziarono a tremare, cercando di eliminare in qualche modo l’ansia che provava. Proprio mentre stava per andare in bagno per calmarsi, la gamba di Ryan toccò la sua. Quasi istantaneamente, l’atleta smise di muoversi, concentrandosi invece sul calore della gamba del ragazzo che premeva contro la propria. Chad fece un respiro profondo e ricambiò il tocco di Ryan.

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Taylor gli afferrò la mano mentre uscivano dall’ultima lezione. La tenne stretta, guidandolo verso l’auditorium come se lui non fosse in grado di raggiungerlo da solo. Sbuffò, infastidito da Taylor per essere così sottilmente controllante e ancora di più da se stesso per essere irritato in primo luogo. Non era un grosso problema e, come aveva detto a Ryan una settimana prima, gli piaceva stare con le. Solo non capiva perché tutto ciò che lei faceva gli desse sui nervi.
Proprio qualche giorno prima, Taylor aveva cercato di aiutarlo con i compiti di scienze e mentre l’anno prima l’avrebbe trovata accattivamente mentre spiegava il processo dell’esperimento che avevano eseguito in classe, ora Chad la riteneva irritante. Ora si sentiva stupido e insultato, e come se volesse essere ovunque tranne che lì con la sua ragazza che desiderava solo aiutarlo.
Eppure, momenti quasi identici con altre persone non lo disturbavano affatto. Come quando stavano provando il primo numero dello spettacolo e Chad continuava a fare caos con la coreografia. Ryan lo aveva tirato da un lato e aveva lavorato con lui per quasi un’ora, spiegando i passaggi e ravviando la musica ogni volta che qualcosa non andava. Chad avrebbe dovuto sentirsi frustrato dato che non ci arrivava, perché ancora una volta c’era qualcun altro migliore di lui in qualcosa, e invece si era sentito felice e rilassato; persino seccato quando Ryan aveva dichiarato che era pronto a ballare di nuovo con il gruppo, mettendo fine alla loro pratica individuale.
Non aveva senso. Perché riusciva a ricevere istruzioni da Ryan senza alcun problema, ma non appena lo faceva Taylor, si sentiva infastidito? Chad si stava stancando della sensazione di non voler stare con la sua ragazza.
Chad tolse la mano dalla presa di Taylor mentre entravano nell’auditorium. Si avvicinò alla zona dell’orchestra dove Kelsi e Ryan stavano parlando, senza notare come Taylor fosse finita a sedersi da sola mentre tutti aspettavano che arrivasse la signora Darbus.

“Chad” Ryan si voltò verso di lui mentre si avvicinava, alzandosi sulle punte dei piedi in modo da potersi appoggiare al pianoforte, accostandosi all’atleta, “puoi dire a Kelsi che arancione e blu non sono una buona combinazione?”
“Uh, Kelsi, arancione e blu non sono una buona combinazione” disse Chad con un sorriso interrogativo verso la giovane compositrice. Lei scosse la testa con un sorriso, alzando gli occhi al cielo.
“E i Mets?” disse, alzando un sopracciglio.
“Ah, sì, punto per lei, Ry” rise Chad. L’altro sopracciglio di Kelsi si alzò per incontrare il suo gemello all’appellativo affettuoso e al sorriso che Chad rivolse al suo migliore amico. Sapeva che Sharpay chiamava così Ryan di continuo, ma l’unica volta in cui lei l’aveva fatto, era rimasta spiazzata da uno sguardo che diceva che se mai ci avesse riprovato, lui non ne sarebbe stato felice.

“Uh, si tratta sempre di baseball con te” disse Ryan con un finto broncio.
“Non si può negare il fascino del gioco” disse Chad, sporgendosi sul pianoforte senza nemmeno rendersene conto. “Anche tu hai uno swing abbastanza buono”
“Oh, come potrei dimenticarmene?” rise Ryan, con un sorriso che diceva che sicuramente non aveva dimenticato. Kelsi guardò i due con confusione, eccitazione e una strana sensazione di essere fuori luogo. Era come se stesse guardando qualcosa che non avrebbe dovuto, qualcosa di proibito. “Comunque, non è importante...”
“Ma era importante, vero?” Chad accennò al cappello blu e bianco che Ryan aveva in testa con un sorrisetto. Ryan toccò piano l’oggetto, quasi imbarazzato, arrossendo.
Kelsi sentiva decisamente che non avrebbe dovuto assistere a quella scena. Si schiarì la voce, sul punto di interrompere qualunque cosa stesse succedendo, quando Taylor chiamò da dov’era seduta in platea.

“Chad? Mia madre ha davvero bisogno di me a casa, potresti accompagnarmi per favore?”
Le spalle di Chad si abbassarono e lui chinò la testa, borbottando qualcosa sottovoce prima di raddrizzarsi e dire: “Sono occupato”
Kelsi fece un profondo respiro sentendo il suo tono, e il suo cuore si spezzò un po’ per Taylor quando disse: “Torneresti molto prima della fine delle prove, sono solo dieci minuti di strada...”
“Allora cammina” disse Chad incrociando le braccia al petto. “Sul serio, Taylor, non sono il tuo autista”
“No” disse Taylor, avvicinandosi in modo da non comunicare attraverso l’eco dell’auditorium. “Ma sei il mio ragazzo”
Kelsi vide Ryan stringere le labbra e allontanarsi con un sospiro mentre Taylor interrompeva la conversazione; avrebbe dovuto scambiare due parole con il suo migliore amico a proposito di incasinare le relazioni degli altri. Sistemò alcuni spartiti su cui lavorare, cercando di dare a Chad e Taylor l’illusione di avere privacy, ma tenne comunque d’occhio la loro conversazione. Erano suoi amici, dopotutto, se avevano bisogno del suo intervento e aiuto, allora voleva essere ben informato. Giusto? Ecco perché stava ascoltando.
“Sì, lo so” disse Chad, anche se non sembrava contento. “Scusa, Tay, solo che...”
L’atleta si interruppe, facendo sbuffare Taylor, che inarcò.
“Lascia stare. Scusami. Andiamo” Chad prese la borsa e il pallone da basket che aveva posato per parlare con Ryan e Kelsi.
“Non torni?” chiese Kelsi prima di rendersi conto che in quel modo rendeva ovvio l’aver ascoltato il loro dialogo. Fece cenno alla borsa di Chad quando lui la guardò interrogativamente. “Posso tenerla d’occhio per te. Non me ne vado mai da qui”
Chad emise una piccola risata, un po’ della tensione che aveva provato fu espulsa. Lasciò cadere la borsa e la palla ai piedi di Kelsi e corse lungo il corridoio per raggiungere Taylor.
Circa mezz’ora dopo Chad tornò e trovò Ryan sdraiato sul pianoforte mentre cantava una canzone con Kelsi e lanciava il pallone da basket in aria. Era di umore molto più felice di quando se n’erano andato: chiaramente lui e Taylor avevano sistemato le cose durante il tragitto.
Afferrò la palla quando tornò giù, intercettando il tentativo di Ryan di prenderla. Il ragazzo guardò Chad con un sorriso imbarazzato, ma non smise di cantare. Chad saltò sul pianoforte, il fianco contro la spalla di Ryan, e gli lasciò la palla in grembo.
“Chad, ti va qualche tiro più tardi?” chiese Jason, che stava aiutando Zeke a spostare un pezzo di scenografia sul palco.
“Non posso” rispose Chad, voltandosi verso Ryan che cantava, sorrise, annuì con la testa e batte contro il pallone a tempo con la musica di Kelsi.

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La mattina dopo Chad stava canticchiando felicemente insieme alla radio mentre guidava verso la scuola con accanto Taylor. I finestrini erano abbassati, il caldo secco del New Mexico fluttuava nell’auto e si posava sulla loro pelle. Guardò Taylor e sorrise per quanto risultasse concentrata, era piuttosto carina. Tornò sulla strada, pensando a tutti i ricordi felici che aveva creato e che avrebbe creato nella sua auto. Aveva lavorato duramente per ottenerla, dovendo sopportare Sharpay per un’intera estate e il più grande litigio che avesse mai avuto con Troy, ma ora era sua, ed era al settimo cielo. Allungò una mano e alzò la radio, lasciando che il suono di una canzone pop a caso lo sommergesse. Quasi immediatamente Taylor l’abbassò. L’atmosfera nell’auto divenne improvvisamente soffocante e Chad si chiese cos’avesse fatto di sbagliato. La radio era così bassa che era quasi silenziosa. Non le piaceva la canzone? Era per l’auto? Non sembrava mai avere avuto problemi prima, ma...

“Mi stai tradendo?”
Chad reagì a scoppio ritardato, “Scusa?”
“Mi stai tradendo?” ripeté Taylor, scandendo ogni parola.
“No! Certo che no!” le sue mani si strinsero attorno al volante per l’accusa. Tutto per dei ricordi felici.
“Sei sicuro? Sei stato molto distante ultimamente e stai con Ryan di continuo. Pensavo che non ti piacesse”
“Non ti sto tradendo!” Chad alzò la voce, il respiro affannoso, “e sicuramente non con Ryan Evans. Sul serio, Tay, tra tutte le persone?”
“Beh, stai costantemente con lui e non con me, quindi cos’avrei dovuto pensare?”
“Siamo diventati amici dalla partita di baseball della scorsa estate, lo sai! Ed è solo questo: un amico. È bello passare del tempo insieme dato che non parla costantemente di basket o equazioni matmatiche che non capisco. È una...una distrazione, tutto qui”
“Una distrazione? Chad, dovrei essere io la distrazione dal basket. Sai, la tua ragazza? E mi dispiace per la matematica, ma se me lo avessi detto sai che sarei stata più attenta a riguardo. Dobbiamo comunicare apertamente”
“Lo so. Scusami. Migliorerò. Ma, Tay, davvero? Pensavi che ti stessi tradendo con Ryan?”
“Mi dispiace di averti accusato così. Ora mi rendo conto di quanto suoni ridicolo – sul serio, tu con un ragazzo? Dovrei avere un po’ di buon senso!”
“Beh-” Chad si interruppe prima di dire qualcosa di cui si sarebbe pentito, e Taylor non si accorse nemmeno che aveva cominciato a parlare. Gli strinse la mano sulla leva del cambio e riaccese la radio, mettendo fine alla conversazione. Chad si sentì male.

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“Taylor pensava che la tradissi” Chad sconvolse anche se stesso mentre raccontava onestamente ai suoi amici cosa aveva provocato il suo malumore durante le prove mattutine. Non avevano più bisogno di allenarsi, la stagione era finita, ma era un buon modo per stare in forma e rimanere in contatto – frequentare le stesse classi non era sempre abbastanza
“Cosa? Non lo faresti mai! Con chi? Bethany?” Zeke e Jason lo bombardarono di domande.
“Chi è Bethany?” chiese Chad, ma decise subito che non gli importava. “Comunque, sì, mi ha accusato di tradirla perché non sto passando del tempo con lei”
“Oh, sì, perché esci sempre con Ryan, giusto?” chiese Jason, non rendendosi conto di come l’atmosfera cambiò improvvisamente. “Pensava che lui fosse la tua copertura?”
“Amico, cosa?” Zeke guardò Jason come se gli fosse cresciuta un’altra testa.
“La sua copertura. Cioè, Chad finge di stare con Ryan quando in realtà sta con una ragazza”
“Non credo che copertura significhi quello, amico” Zeke scosse la testa, divertito, “Inoltre, Taylor pensava che lui la tradisse con Ryan, vero Chad?”

Chad si bloccò di colpo mentre rimetteva le cose nel suo armadietto, grato che non potessero vederlo sussultare. Fu salvato dalla bocca idiota di Jason.
“Perché dovrebbe pensarlo? Chad non è gay”
“Ti possono piacere entrambi” disse Chad senza pensare.
“Sì, ma per te non è così” Troy finalmente parlò da dove aveva osservato lo scambio, seduto sulla panchina. Chad sbuffò internamente del fatto che Troy ora si comportasse come se gli importasse qualcosa a parte la sua situazione con Gabriella, ma decise che non era il momento di discuterne; erano tutti stressati per qualche motivo.
Chad chiuse l’armadietto e si girò, pronto a uscire dallo spogliatoio, “Sì, no, ovviamente no” disse rapidamente, uscendo altrettanto velocemente. I suoi amici attribuirono il suo comportamento al fatto che fosse ancora agitato per Taylor che lo aveva accusato di tradirla, e non insistettero sulla questione.

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Chad era totalmente e completamente fottuto. Perché mai la sua ragazza avrebbe dovuto pensare che la tradisse? E con Ryan, tra tutte le persone? Solo perché preferiva stare con Ryan che con lei in quel periodo non significava che avrebbe preferito frequentare Ryan, o addirittura baciare Ryan. Perché Chad non aveva mai pensato di baciare Ryan. Mai.

Non durante l’estate, quando avevano giocato a baseball. La tensione era alle stelle; Ryan era vestito tutto di bianco e in qualche modo era riuscito a rimanere pulito, Chad si era sentito minacciato perché come osava un ragazzino che faceva teatro dedicarsi allo sport, e per di più Ryan era bravo a baseball. Non aveva voluto baciarlo quando si era accorto che aveva una forma perfetta, lanciando con una precisione che Chad non aveva visto dalle partite della MLB dell’estate precedente. Di certo non aveva voluto baciarlo quando si erano ritrovati nello spogliatoio a rinfrescarsi e Ryan aveva accennato alla tradizione dei capitani che indossavano la divisa dell’altra squadra in segno di solidarietà dopo una partita. No, Chad non aveva assolutamente voluto baciarlo, nemmeno quando Ryan si era fermato a pochi centimetri di distanza e aveva posato lentamente il berretto a righe sulla sua testa, sussurrandogli che ne aveva bisogno per completare il look.

Non nella casa sull’albero, circa sei settimane prima, quando Ryan aveva preso in giro le scelte d’interior design sue e di Troy durante l’infanzia. Né quando si era ritrovato intorno al ragazzo, respirando affannosamente e muovendosi in tandem per aprire il lucernario. Sicuramente non quando si erano seduti a guardare le stelle come in ogni commedia romantica adolescenziale, le dita a intrecciarsi dolcemente con una trepidazione che poteva solo arrivare da un terrificante potenziale inesplorato.
E sicuramente Chad non aveva pensato di baciare Ryan il giorno prima, quando il ragazzo lo aveva guardato da dove era, disteso sul pianoforte, con quel sorriso sfacciato e imbarazzato per essere stato sorpreso a giocare con il prezioso pallone da basket di Chad. Non aveva voluto abbassarsi e catturare le labbra di Ryan con le proprie, in stile Spiderman. Non aveva voluto sentire il ragazzo ansimare per lo shock, rispondere con altrettanta voglia, arrendendosi completamente alla sua bocca. Certamente non aveva desiderato che l’auditorium fosse vuoto, per poter fare quello e forse anche di più.

No, Chad Danforth non voleva baciare Ryan Evans. Nemmeno un po’. Giusto?

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La palestra stava diventando noiosa. Da quando aveva accettato di partecipare allo spettacolo, per quanto riluttante, aveva deciso di abbandonare il basket dai suoi impegni estivi. Gli rimaneva più energia per affrontare i complicati numeri di ballo di Ryan, oltre a liberare il suo tempo dopo la scuola per le prove e per uscire con gli amici – eventi che convenientemente coincidevano. Tuttavia, significava anche che doveva correre con il resto della classe per un’ora al giorno piuttosto che allenarsi o affermare che si stava riposando per la partita del fine settimana – una scusa che aveva funzionato fin troppe volte.
Mentre Troy, Jason e il resto della squadra avevano stabilito che l’unico modo per superare l’ora era di gareggiare l’uno contro l’altro invece che correre in tondo senza meta, Zeke era rimasto con Chad, mantenendo un passo più òento. Erano entrambi esausti per le prove dello spettacolo, più di Troy, che ci era un po’ abituato, e Jason, che per qualche ragione aveva un’abbondanza di energia nonostante il fatto che in quel periodo, l’anno precedente si addormentava durante le lezioni.

“Allora, alla fine ho chiesto a Sharpay di andare al ballo” disse Zeke dopo che si erano impostati su una corsa a ritmo medio. Chad fischiò.
“Un po’ tardi, no? Non è tra tipo” Chad strizzò gli occhi al cielo, cercando di ricordare quale fosse la data, “tre settimane? Un mese?”
“Chi lo sa” Zeke alzò le spalle, “Se mi dicessi che era ieri sera, probabilmente ti crederei. Sono stanchissimo”
“Oh, anch’io, amico. Ryan ha detto che ballare è uno sport, ma non gli avrei mai creduto se non avessimo partecipato allo spettacolo” Chad scosse la testa con una piccola risata. “A volte penso che renda i passi più difficili solo per prendermi in giro”
Zeke guardò incuriosito il suo amico: “Di sicuro passi molto tempo con lui. È strano non vederti costantemente circondato da altri giocatori di basket. Ti conosco da quattro anni; come mai questo cambiamento improvviso?”, Zeke capì che non era la cosa giusta da dire non appena le spalle di Chad si irrigidirono e il suo ritmo accelerò un po’.

“Non sono cambiato” disse Chad concisamente, “posso avere amici maschi al di fuori della squadra, non significa nulla”
“Non ho detto che dovesse significare qualcosa, amico” disse Zeke, notando come la replica di Chad risuonasse più come un mantra che una semplice risposta alla domanda. “Stai bene?”
Chad smise di correre così all’improvviso che Zeke impiegò qualche passo per rendersene conto, e altri ancora per fermarsi. Erano a poca distanza l’uno dall’altro quando Zeke si voltò. Chad era in piedi con le braccia a penzoloni lungo i fianchi, le spalle curve ma tese e il viso di pietra.
“Sto bene. Perché non dovrei?”
“Non so, amico, sembri solo molto nervoso ultimamente. Sembri felice solo quando sei con-“ Zeke si interruppe con un sospiro, sapendo che avrebbe dato il via a una discussione se avesse continuato. Chad fece finta di non sentirlo, non volendo litigare con il suo amico ma soprattutto non volendo affrontare la conversazione in primo luogo.

Zeke stava per cambiare argomento quando notò qualcosa con la coda dell’occhio. Girò la testa e vide Kelsi, Martha e Ryan che camminavano vicino al campo di atletica. I tre erano immersi in una conversazione su qualcosa – probabilmente lo spettacolo – quando Ryan alzò lo sguardo all’improvviso, quasi come se sapesse di essere osservato. Ma invece di guardare Zeke, lo sguardo di Ryan si posò su Chad e un piccolo sorriso sbocciò sul suo volto. Zeke guardò Chad e si rese conto che anche lui stava osservando Ryan. Stava per proseguire lungo la pista quando Chad distolse bruscamente lo sguardo da Ryan senza reagire e continuò a correre. Zeke guardò il suo amico in ritirata e Ryan con un’occhiata interrogativa, ma il biondino si limitò a scrollare le spalle e tornò a parlare con le ragazze. Zeke corse per raggiungere Chad e conclusero i loro giri in silenzio, a un ritmo molto più intenso di prima.

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“Taylor, cosa ne pensi di questa?” chiese Chad, alzando una bombetta nera con una piuma infilata nella fascetta. Taylor si voltò, pensando che lui avesse trovato i coriandoli che stava cercando. Era incredibilmente stressata; non solo il comitato del ballo si era dimenticato di coriandoli e palloncini – due delle cose più importanti della serata – ma il centro commerciale in cui si trovavano aveva deciso di distribuire gli articoli in tutto il negozio senza alcun sistema logico. Era abbastanza sicura che avessero delle sfere per vasca da bagno vicino ai pasticcini, motivo per una causa legale se fosse dipeso da lei.
“Non si abbina al tuo vestito” disse, invece di quello che voleva veramente dire, qualcosa del tipo ‘Oh mio dio Chad, smettila di giocare per un secondo e fai quello che ti ho chiesto, per favore’, perché si stava davvero sforzando di non parlare in quel modo con lui da quando avevano avuto la conversazione su come comunicare.

“Non per me, per Ryan” Chad era così concentrato sul capire se il cappello sarebbe stata una buona scelta per Ryan, che non si accorse di come il respiro di Taylor si fosse fermato, mentre al contempo stringeva e rilasciava le mani. Non capiva; stava cercando duramente di migliorare, di essere più gentile, eppure il suo ragazzo voleva sempre e solo parlare di qualcun altro. Fece un profondo respiro.
“Penso che il suo completo per il ballo sia beige/crema” disse, accettando qualunque conversazione possibile con Chad, “ma la cravatta è nera, quindi penso possa andare bene”
Chad annuì, dando un’altra occhiata allo scaffale, “Ehi, sono questi i palloncini che volevi?” disse, sollevando il pacchetto.

Taylor avrebbe potuto piangere per il sollievo che provò quando vide che i palloncini erano bianchi e dorati senza scritte sopra. Strillò, in modo molto simile a come avrebbe fatto Gabriella, e abbracciò Chad. Stava cercando di essere più affettuosa con lui – un tempo si baciavano un sacco ma ultimamente Chad era parso distratto, a malapena le teneva la mano tra una lezione e l’altra.
Chad rise e mise i palloncini dentro la bombetta, per ricordarsi di acquistarli entrambi. Taylor accettò la vittoria e continuò a cercare i coriandoli.

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Il ballo era dietro l’angolo e Chan non era minimamente preparato. Okay, falso. Aveva una bella ragazza, l’abito ideale e la sua auto funzionava perfettamente. Era tutto pronto. A parte il fatto che in realtà dovevano ballare il valzer. O, almeno, era quanto Taylor aveva detto. E di solito, quello che Taylor diceva era la realtà.

14.39: devi aiutarmi
14.39: sono a lezione di scienze, devo concentrarmi
14.39: Ry non capisci, ho bisogno di aiuto
14:41: per cosa?
14.41: ballare, non per lo show
14.41: COSA? Sul serio?
14.42: sì. Devo imparare il valzer per il ballo.
14.42: valzer. Vuoi che ti insegni il valzer?
14.43: ne ho BISOGNO.
14.51: auditorium, dopo la scuola. Se ci vai subito avremo 20 minuti prima che arrivino tutti per le prove.
 
L’auditorium era snervante quando era vuoto. I passi di Chad echeggiarono sul palco facendogli accapponare la pelle. Le luci erano accese e il riflettore principale era rimasto funzionante da quando la troupe tecnica ci aveva lavorato a pranzo. Un breve pensiero attraversò la mente di Chad e stranamente gli sembrò di sentire Sharpay lamentarsi del fatto che gli studenti non conoscessero il protocollo del teatro. Rabbrividì.
“Freddo?” la voce di Ryan fece sobbalzare Chad, facendogli cadere il pallone da basket nella buca dell’orchestra. Rise goffamente, armeggiando e gettando la borsa a terra.
“Il fantasma di tua sorella mi perseguita” disse Chad con un altro piccolo brivido.
“Non è morta” Ryan inclinò la testa di lato, confuso. Chad ridacchiò e si avvicinò a Ryan, al centro del palco.

“Allora, come facciamo?” Chad era improvvisamente nervoso. Perché era nervoso? Stava imparando il valzer da un caro amico che gli provocava le farfalle nello stomaco, le mani tremanti e sorrisi sfiatati, qual era il problema?
“Ho sempre pensato che il modo migliore per iniziare una lezione di ballo sia ballare” disse Ryan con un sorrisetto. Si fece avanti con sicurezza, portando lui e Chad a una distanza adeguata per cominciare. “Immagino che tu voglia guidare?”
“Sarebbe una buona idea” disse Chad piano, non volendo parlare troppo forte mentre erano così vicini.
“Okay, quindi-” Ryan si interruppe, pensando intensamente a come fare, “Non conosci i termini di danza”
“No” Chad scosse la testa, i suoi riccioli rimbalzarono, “è un problema?”
“Ehm, no. No, non dovrebbe esserlo. Solo...seguimi. Ma allo stesso tempo...guida tu”
“Sarebbe più facile se conducessi tu?” chiese Chad. Ryan scosse la testa, mormorando qualcosa abbastanza a bassa voce che Chad non poté sentire. Afferrò le mani di Chad e gli mostrò come posizionarle in silenzio. Chad fece come gli era stato detto – o meglio, come non gli era stato detto – e presto erano in piedi con i torsi che quasi si toccavano.
“Uhm” il cervello di Ryan andò un po’ in corto circuito, ma si riscosse rapidamente, “allora, normalmente guarderesti il tuo partner per tutto il tempo, ma è più per motivi di prestazione che altro, quindi se hai bisogno di guardarti i piedi per ora va bene”
“Va bene” esalò Chad, il suo cervello non riusciva a lavorare velocemente come quello di Ryan.
“Muoviti insieme a me, d’accordo? Io condurrò per le prime battute, poi subentrerai tu se ti senti a tuo agio”
“Battute?” Chad aprì la bocca, confuso, e Ryan arricciò il naso cercando di non ridere. Chad non si era mai accorto di quel vezzo. Era carino. In modo totalmente platonico e amichevole. Sì.

Ryan iniziò a muoversi, la mancanza di musica non lo disturbava affatto. Chad incespicò con lui per alcuni passi, quasi schiacciando i piedi di Ryan una o due volte, prima di prendere il ritmo con relativa facilità. Chad era troppo impegnato a guardarsi i piedi per notare il sorriso soddisfatto di Ryan per il fatto che l’atleta avesse un talento così naturale per la danza. Ryan non poteva fare a meno di ripensare alla partita di baseball della scorsa estate; Chad era stato così irremovibile sul non voler ballare, e Ryan così insistente sul fatto che ci riuscisse. Era stato bello avere ragione. Il ghigno si trasformò lentamente in un sorriso dolce quando Chad distolse lo sguardo dai piedi, diventando più sicuro di sé.
Presto Ryan stava spostando entrambi per l’intero palco invece che solo in una piccola zona. Stavano scivolando sul palco come se l’avessero fatto milioni di volte prima. Era naturale come svegliarsi al mattino, come un fiore che sboccia in primavera, come vincere la partita di basket del campionato a soli sedici minuti dalla fine. Gli occhi di Chad trovarono facilmente quelli di Ryan e con un piccolo cenno di riconoscimento Chad prese il comando. All’inizio era traballante, ma con la stessa rapidità con cui aveva preso il ritmo la prima volta, guidò Ryan per il palco come se lo avesse fatto per tutta la vita.
Alla fine rallentarono, fermandosi ancora una volta al centro. I loro volti erano vicini e respiravano affannosamente. Ryan sorrise e lo sguardo di Chad cadde improvvisamente sulle sue labbra. Deglutì, la bocca di colpo secca. I pensieri di Chad correvano, e di secondo in secondo ne stava diventando sempre più terrorizzato. Indietreggiò bruscamente, immagini di sorrisi dolci e mani più morbide fluttuavano nella sua mente. Quelle mani stavano ancora stringendo forte le sue, ma quando Ryan strinse quelle di Chad in quello che pensava fosse un gesto di conforto, Chad le strappò via.

“Che sta succedendo, Chad?” Ryan sembrava sconvolto e parlò così piano che Chad avrebbe potuto facilmente fingere di non averlo sentito. Ryan stava lentamente impallidendo, le sue mani avevano iniziato a tremare violentemente, ma rimase immobile, desiderando una risposta alla domanda che gli assillava la mente da settimane.
“Io...non lo so” disse Chad, scuotendo la testa. Si spostò per sedersi sul bordo del palco, i piedi penzolanti nella buca dell’orchestra.
“Allora scoprilo” disse Ryan, turbato dal fatto che non avrebbe ottenuto nient’altro dall’atleta. Stava per voltarsi, uscire di scena e magari andare a vomitare nei bagni, quando udì un piccolo singhiozzo provenire dal ragazzo.
“Come?” Chad sembrava così confuso, così angosciato, che Ryan non poté fare a meno di avvicinarsi e sedersi accanto a lui. Prese di nuovo la mano di Chad nella sua e la strinse forte. Questa volta, Chad ricambiò la stretta.
“Come vuoi, in qualunque modo ti vada bene. Non c’è nessuna pressione, Chad, e non hai l’obbligo di fare altro che quello che vuoi...” Ryan avrebbe potuto continuare a parlare, a incoraggiare Chad e ad aiutarlo a superare la sua crisi, ma le sue labbra erano improvvisamente impegnate in un altro modo.

Chad aveva girato la testa, posato la mano sul lato del viso di Ryan e unito le loro labbra. Ci aveva pensato troppe volte per poterle contare, aveva cercato inutilmente di scacciare l’immagine dalla sua testa, eppure quel momento fu inimmaginabile. Il baciò iniziò come un semplice contatto di labbra, Chad era troppo spaventato per fare altro e Ryan troppo scioccato per reagire. Ma lentamente i due ragazzi si mossero l’uno contro l’altro, separandosi quel tanto che bastava per un piccolo respiro prima di tuffarsi di nuovo. Chad si sentiva elettrizzato. Tutto il suo corpo sembrava scintilare di eccitazione, gioia, nervosismo. Le sue mani tremavano per il bisogno di toccare, ma si trattenne dal fare altro che una gentile carezza sulla guancia di Ryan e una forte stretta delle loro mani ancora unite. L’altra mano di Ryan si alzò e afferrò il collo di Chad, ancorandoli in quel punto, non che volessero andare da qualche altra parte. Dopo un paio di minuti frenetici, il bacio rallentò e le loro fronti si toccarono mentre cercavano di riprendere fiato.
“Penso di aver capito alcune cose” sussurrò Chad. Prima che Ryan potesse reagire, le porte dell’auditorium si aprirono e il resto del cast si entrò. I due si erano allontanati rapidamente l’uno dall’altro appena sentito il primo cigolio. Quando la prima persona si accorse che erano lì, erano già ai lati opposti del palco e sembravano occupati con altre cose.

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Il giorno dopo fu insolitamente pieno e Chad non vide Ryan fino a quando il ragazzo non entrò in palestra dove lui e Zeke si stavano lanciando una palla da basket. Se ne stava goffamente vicino al bordo delle gradinate, salutandoli quando si accorsero che era lì. Chad disse qualcosa a Zeke, che annuì e gli diede una pacca sulla schiena prima di uscire attraverso le porte dall’altro lato dopo un rapido saluto a Ryan. Chad si avvicinò al ragazzo.
“Probabilmente dovremmo parlare di cosa è successo” la voce di Ryan era calma ma solida. Non avrebbe permesso a Chad di scappare, ma non aveva intenzione di spaventarlo. Chad si sedette sulla panchina e bevette da una bottiglia d’acqua. Sospirò pesantemente e si sporse in avanti, i gomiti affondati nelle ginocchia.
“Sì”, ma non sapeva come.
“Devo-“ Ryan si sedette accanto a lui, abbastanza vicino da toccarlo ma abbastanza lontano da non dover schizzare via se qualcuno fosse entrato, “devo andare io per primo? Dicendo cos’ho in mente? Ti aiuterebbe?”
Chad si strinse nelle spalle, poi fece un cenno con il capo, poi si prese la testa fra le mani. Non era molto bravo in quelle cose.

“Lo desideravo da molto tempo” disse Ryan con un soffio tremante. Chad sorrise tra sé, ma non alzò lo sguardo. “Mi piacerebbe molto se potessimo proseguire, anche se dovesse durare solo una settimana – almeno ci avremmo provato, no? Ma so che non sei dichiarato, e con i recrutatori che ancora stanno decidendo, probabilmente non lo sarai per un bel po’ di tempo. Non mi dispiace stare con te in segreto. Suona ridicolo, ma se è l’unico modo in cui posso averti, allora lo accetterò”
Chad stava quasi piangendo. Si sentiva incredibilmente sopraffatto e probabilmente non stava respirando. Si reclinò e aprì la bocca per dire qualcosa, ma Ryan continuò.
“Non ti costringerò a dirlo a nessuno, dipende solo da te”, Ryan allungò la mano e prese delicatamente la mano di Chad nella sua, “ma devi dirlo ad alta voce. Adesso o più avanti, ma a un certo punto, prima che si vada oltre, devi essere onesto con te stesso, Chad – devi davvero accettarlo”
Chad annuì, le lacrime che prima stavano minacciando di sgorgare ora lentamente si facevano strada lungo le sue guance. Cercò di parlare, ma la sua voce si fermò. Si schiarì la gola, suscitando un sussulto a Ryan al pensiero delle sue povere corde vocali, poi espresse ciò che aveva temuto per così tanto tempo.

“Penso...penso di essere bisessuale” disse Chad con un sorriso tremulo, “No. Lo so. Sono bisessuale”
“Va bene” disse piano Ryan, annuendo con un piccolo sorriso. Strinse la mano di Chad. “Okay. Sono fiero di te”
“Ho davvero voglia di baciarti di nuovo” sussurrò Chad frettolosamente. Ryan continuò ad annuire, quindi Chad procedette. Il bacio fu veloce, interrotto dalla campanella che segnava la fine della giornata, ma fece indebolire le ginocchia di entrambi. I due si separarono con sorrisi dolci prima di uscire insieme dalla palestra.
Fuori, in corridoio, cercarono di restare insieme, parlando dei piani per il fine settimana, ma nel giro di un paio di secondi Chad fu trascinato via dalla squadra e l’orecchio di Ryan riempito dai toni strillanti di Sharpay. Chad guardò il ragazzo mentre Taylor si infilava sotto il suo braccio, sostituendo l’onnipresente palla da basket con un’espressione acida in viso. Ryan, che stava fissando Chad da dov’era accanto a Sharpay, distolse velocemente lo sguardo, facendo accigliare leggermente Chad. La squadra accompagnò Chad fuori dalla scuola mentre lo stomaco di Ryan diventò di piombo e un pensiero gli attraversò la mente: si era completamente dimenticato di Taylor.

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“Possiamo vederci più tardi e parlare?” la voce di Ryan sembrava metallica attraverso la cornetta del telefono di Chad. Chad era alla sua scrivania, procrastinando con i compiti e girandosi sulla sedia; la telefonata era un gradito sollievo per il suo cervello stordito, ma di certo non lo aiutava a completare i compiti più velocemente. Chad annuì, poi si rese conto che Ryan non poteva vederlo.
“Sì, certo” guardò il saggio di inglese che avrebbe dovuto scrivere, soppesando le opzioni, “possiamo incontrarci ora se vuoi?”
“Sono al Lava Springs” sospirò Ryan, “torno a casa stasera, quindi-”
“Nah, va bene, posso venire lì, sono solo trenta minuti” Chad prese il telefono e tolse il vivavoce. “Inoltre ci sarebbe più privacy lì, no?”
“Sharpay è qui...ma sono sicuro di poterla convincere che le serve un trattamento viso alle alghe o una cosa simile. Forse anche un bagno di fanghi, per essere sicuro che stia fuori dai piedi. Ho davvero bisogno di parlarti”
“Tutto bene?” chiese Chad, leggermente spaventato. Abbassò la voce in modo da non essere sentito se qualcuno fosse passato davanti alla sua stanza, “non hai ripensamenti, vero?”
“No, non proprio, solo che...è...è importante, quindi...ma no”
Chad emise un respiro tremante, “Esco subito”.

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Il Lava Springs era esattamente come Chad lo ricordava, nonostante fosse bassa stagione. Beh, pre-stagione. C’erano alcuni genitori ricchi che oziavano, prendendo i primi raggi dell’estate prima che i loro figli finissero la scuola e prendessero il controllo del resort. L’auto di Chad sembrava estremamente fuori luogo nel parcheggio. Ryan gli aveva detto di lasciarla nel parcheggio degli ospiti, e accanto a tutte le Maserati, Lamborghini e Ferrari, la sua era non identificabile e pietosa.
Mentre Chad vagava per i corridoi del resort alla ricerca dell’ala degli Evans, rischiò di mettersi nei guai circa quattro volte. Non solo cercò di usare i corridoi di servizio come l’estate precedente, ma entrò anche in due riunioni dall’aria molto importante. Fortunatamente in nessuna di esse c’erano i genitori di Ryan, o avrebbe potuto essere cacciato dai locali – cosa che certamente avrebbe ostacolato i piani di cui lui e Ryan dovevano parlare.
Era ansioso di sapere esattamente di cosa Ryan volesse parlare, ma continuava a rassicurarsi sul fatto che Ryan non se ne sarebbe andato da nessuna parte. C’era solo una quantità limitata di rassicurazione che poteva accettare prima che smettesse di crederci. Era un fascio di nervi quando trovò l’ala Evans del resort e avrebbe girato da tutte le parti se la porta a cui aveva bussato non si fosse aperta.

“Svelto!”, Chad ebbe a malapena il tempo di vedere che era stato Ryan ad aprire la porta prima di essere trainato attraverso un corridoio stranamente lungo e in un’altra stanza.
La porta si chiuse con un leggero clic dietro di loro e Chad si voltò, vedendo Ryan appoggiato con la fronte alla porta.
“Sharpay è ancora nella sua stanza – ha deciso di fare il trattamento viso alle alghe nel suo letto. Traduzione: vuole tenermi d’occhio per qualche motivo” disse Ryan con un sospiro esasperato.
Chad fece un verso di assenso e si fece avanti, posando le mani sui fianchi di Ryan. Il ragazzo sobbalzò ma si appoggiò a Chad, la sua testa atterrò dolcemente sulla sua spalla. Gli occhi di Ryan erano chiusi, ma un’espressione che Chad non riuscì a descrivere gli attraversò il viso e subito dopo si raddrizzò, senza essere sostenuto né da una porta né da una persona.

“Aspetta, allora, voglio parlare di Tay- cosa indossi?” Ryan cambiò il corso della sua frase mentre finalmente si voltava e guardava Chad. L’atleta si osservò, confuso, cosa c’era di sbagliato in quello che indossava? Una semplice t-shirt e dei jeans, non era un outfit normale?
“Uh, vestiti?” rispose Chad, insicuro se stesse per essere fatto a pezzi per la sua scarsa scelta di moda.
“A malapena!” disse Ryan, ora ovviamente agitato. Le sue mani si muovevano goffamente nel poco spazio tra loro. “Quel gilet è minuscolo e i jeans potrebbero essere dipinti; non mi ero nemmeno accorto che avevi dei pantaloni diversi dagli short per il basket”
Chad arrossì, comprendendo, sorrise compiaciuto e si accigliò all’ultima affermazione: “Indosso i jeans tutti i giorni”
“Non ti credo” disse Ryan scuotendo ostinatamente la testa.
“È vero” annuì Chad, sorridendo e avanzando un po’ di più verso Ryan, “pensavo lo avresti notato”
“Perché sono gay? C’è un po’ di stereotipo qui, Chad” disse Ryan con un’espressione sarcastica.
“No, per via della cotta per me che hai per, come hai detto, ‘molto tempo’” ghignò Chad.
“Senti chi parla” sbuffò Ryan, colpendo Chad sul petto e lasciandovi la mano, il cuore di Chad batteva troppo velocemente. “Hai notato che avevo aggiunto delle paillettes a un cappello che non indossavo da mesi”
“Sì, è vero” disse Chad, poi finalmente colmò il divario tra loro.

Ryan emise quello che Chad poté solo considerare un piccolo gemito quando le loro labbra si incontrarono. Tutte le sensazioni che avevano trattenuto quando si erano baciati a scuola stavano improvvisamente lottando per essere ascoltate il bacio diventò sempre più appassionato ad ogni movimento. Ryan si allungò e chiuse a chiave la porta per evitare che Sharpay potesse irrompere e beccarli, poi spinse Chad nella stanza. Chad indietreggiò finché le sue gambe non toccarono il bordo del letto di Ryan. Vi caddero sopra ridendo, le labbra a malapena separate. Chad sentiva di dover ricordare a Ryan che era andato lì per parlare, ma l’attività presente gli piaceva molto di più.

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“Ehi” Chad sorrise a Ryan mentre entrava nell’aula vuota. Ryan era seduto al suo solito posto, sua sorella insolitamente assente. Chad alzò un sopracciglio notando il banco vuoto, ma Ryan si limitò a scrollare le spalle. I gemelli non stavano molto insieme ultimamente, con Ryan che lavorava per lo show insieme a Kelsi e Sharpay che faceva qualsiasi cosa facesse Sharpay. “Ti va di stare insieme più tardi?”
“Certo” disse Ryan, ma non lo guardò negli occhi. Chad lasciò la borsa sul sedile e si diresse verso il banco di Ryan. Ci balzò sopra, la palla da basket in grembo. Ryan si appoggiò allo schienale e lo guardò.
“Che succede?” chiese Chad, sinceramente preoccupato. Allungò una mano e toccò i capelli di Ryan. “Niente cappello oggi?”

Ryan alzò di nuovo le spalle, un piccolo sospiro gli sfuggì mentre Chad lasciava indugiare la mano per un secondo. Non appena Ryan iniziò a rilassarsi al tocco di Chad, si allontanò di scatto e si guardò intorno preoccupato.
“Non è ancora arrivato nessuno, Ry. Non preoccuparti” disse Chad piano, avvertendo che Ryan era un po’ teso. “Sul serio, niente cappello?”
“È nel mio armadietto, oggi volevo solo un po’ di calma” disse Ryan con una piccola scrollata di spalle. Chad annuì, cercando di capire come funzionasse il cervello di Ryan. Questi sospirò di nuovo, “Senti, Chad, voglio davvero parlare di Tay-”
Prima che Ryan potesse finire, la porta dell’aula si spalancò e Troy e il resto della squadra entrarono. Nessuno di loro sembrò notare i due ragazzi seduti vicini, ma ciò non impedì a Chad di lanciarsi praticamente dal banco di Ryan per raggiungere il suo.
Ryan si sgonfiò un po’ sulla sua sedia. Si sporse in avanti, tenendosi la testa con una mano. Per tutta la lezione, fissò in lontananza; nemmeno la voce stridula di Sharpay che parlava del musical smosse i suoi pensieri né ci riuscì Kelsi, che gli fece scivolare un piccolo biglietto chiedendogli se stava bene.

Chad notò quanto Ryan fosse giù, ma non sapeva come aiutarlo. Voleva abbracciarlo, come Troy avrebbe abbracciato Gabriella, ma sapeva che non era possibile, specialmente con Taylor nella stessa stanza. Forse a pranzo avrebbe potuto trovare un modo per rimanere da soli, così avrebbe potuto capire cosa stava succedendo. Chad sperava che non fosse colpa sua.

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“Ryan, possiamo parlare?” chiese Chad di fretta mentre si incontravano tra una lezione e l’altra. Aveva messo una mano sul braccio di Ryan, ma il ragazzo scappò facilmente dalla presa.
“Devo vedere la signora Darbus per una cosa, non posso fare tardi” disse Ryan, cercando di camminare accanto a Chad.
“Stasera?” Chad sapeva che sembrava disperato, ma voleva davvero sapere cosa non andava.
“Io-” Ryan guardò su e giù per il corridoio, notò che la cmapanella era già suonata ed erano rimasti pochissimi studenti. Sospirò. “Sì, dobbiamo parlare, quindi...ti mando il mio indirizzo”
Con ciò, Ryan fuggì. Chad lo fissò con la bocca leggermente aperta – c’era decisamente qualcosa che non andava.

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La residenza degli Evans era enorme.
Chad se lo aspettava, e non che lui fosse povero o altro, ma le dimensioni della casa di Ryan erano davvero uno spettacolo a cui assistere. Era una di quelle vecchie case in stile coloniale con gli enormi pilastri che si ergevano su due piani, mattoni rossi, porte scorrevoli e finestre bianche, e una massiccia porta d’ingresso bianca.
Ryan aprì con un gesto teatrale, rimanendo imbarazzato nell’ampio atrio mentre Chad entrava in casa. Ryan non sapeva cosa fare con le proprie mani. Non aveva mai invitato nessuno in...beh, mai. Se lui e Kelsi si vedevano fuori da scuola, succedeva sempre a casa di lei o in un luogo pubblico. Non andavano mai a casa di lui perché sapevano che Sharpay non li avrebbe mai lasciati in pace. Ma Sharpay non era a casa in quel momento, aveva deciso di andare alla spa, quindi c’erano solo lui e Chad.

“I tuoi genitori preferiscono che si stia senza scarpe?” chiede Chad, cercando di essere educato e di fare bella figura con gli Evans. Oltre al fatto che la casa sembrava così pulita che Chad aveva persino paura di respirare in caso potesse rovinare qualcosa. Pareva un salone da esposizione.
“I miei genitori non sono in casa” disse Ryan, la fronte corrugata. La domanda di Chad lo aveva confuso, finché non si ricordò che non tutti i genitori abbandonano i propri figli per viaggiare in giro per il mondo. “Oh, okay. Non importa. Dorinda pulirà ogni pasticcio”
“Mi dimentico sempre quando siete ricchi” disse Chad con un sorriso scettico, scuotendo la testa. Si tolse le scarpe, inutile rendere più difficile la vita di Dorinda.
“Scusa, cerco di non fare lo snob o il viziato, ma...”
“No, Ryan, non sto dicendo che sia una brutta cosa” lo interruppe Chad. Si fece avanti e prese le mani di Ryan nelle sue. “È solo un po’ strano. Ma anche carino, in un modo ancora più strano”
Ryan arrossì e cercò di balbettare una frase, senza successo. Dimenticando il motivo per cui era andato lì in primo luogo, Chad lasciò sbocciare un sorriso sfacciato.
“Allora...hai detto che i tuoi genitori non sono in casa, eh?”, non pensava che fosse umanamente possibile diventare della sfumatura di rosso che Ryan aveva raggiunto, ma qualsiasi preoccupazione per la salute del ragazzo fu eliminata dalla mente di Chad mentre Ryan lo portava di sopra.

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Il giorno dopo a scuola fu strano. Sapendo quello che lui e Ryan avevano fatto la sera precedente, Chad si sentiva al settimo cielo e contemporaneamente come se meritasse di essere nelle fosse più profonde dell’inferno.
Ryan non sembrava stare molto meglio. Quando Chad entrò in classe quella mattina, il suo viso era quasi grigio e il suo cappello dimenticato sul banco. Chad cercò di incrociare il suo sguardo, sperando in un po’ di conforto, ma fu accolto da un’espressione vuota – come se Ryan non avesse nemmeno registrato che lo stava guardando.

Chad si sedette piano al suo banco. Vi lasciò la palla da basket e vi si appoggiò, esausto e confuso. Si scosse repentinamente quando Troy colpì la palla sotto di lui mentre si sedeva.
“Che succede, amico?” gli chiese, prestando finalmente attenzione a qualcuno che non fosse se stesso o Gabriella per una volta. Chad sbuffò piano, gli disse che non c’era niente e andò a raccogliere palla, convenientemente rotolata verso Ryan.
“Ehi” sussurrò avvicinandosi, “possiamo parlare dopo scuola?”
Ryan non reagì.

Mentre Chad tornava al suo banco, fu intercettato dalla signora Darbus, che confiscò ancora una volta la palla. Zeke fece la solita battuta sul fatto che Chad non avesse le palle, facendo ridere la maggior parte della classe. Jason si rivolse a Taylor, pronto a rendere la conversazione un miliardo di volte più imbarazzante, ma lei lo livellò con uno sguardo che lo zittì prima ancora di aprire bocca. Quando Chad tornò a sedersi, il suo telefono suonò, provocando un gemito che si diffuse in tutta la casse. Riuscì a dare un’occhiata, prima che la signora Darbus gli confiscasse il telefono, aggiungendo anche che era in punizione.

08.34: ho prenotato l’auditorium. Dammi un po’ di tempo per provare come avevo programmato, poi passa da lì. Dovrei finire per le sei.
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“Quello è un jazz quare, vero?” chiese Chad dal fondo del palco. Ryan si voltò con un leggero balzo, non avendolo sentito entrare. Sembrava impressionato dal fatto che Chad riconoscesse qualcosa che non fosse solo la differenza tra destra e sinistra. “Presto attenzione quando insegni, sai. Non mi limito a fissarti il sedere per tutto il tempo”
Chad non poté fare a meno di prendere in giro Ryan, anche se si sentiva orribile per tutto. Era diventato un obiettivo, ora, cercare di far diventare Ryan il più rosso possibile prima che cedesse ai pensieri che attraversavano la mente di entrambi.
Chad si avvicinò a Ryan, dimenticando momentaneamente il motivo per cui era lì e pensando invece solo alle sue labbra e alle sue mani e al suo tutto. Chad si sentiva così su di giri. Allungò le mani e afferrò i fianchi di Ryan, un piccolo sussulto sfuggì all’altro mentre le loro labbra si accostavano. Poi, senza preavviso:

“No!” Ryan praticamente gridò, facendo un passo indietro e tendendo le mani per segnalare a Chad di stare lontano. L’atleta vacillò, ferito e confuso. “Rimani lì. Ogni volta che provo a parlare con te, finiamo per baciarci – o altro – e mi fa sentire malissimo”
Chad si sentì male. Sapeva che sarebbe successo. Lui si era stufato di Taylor e ora Ryan si era stufato di lui; karma. Se l’era aspettato, aveva solo desiderato che non succedesse così in fretta.
Ryan notò l’atteggiamento di Chad cambiare improvvisamente e inspirò profondamente quando si rese conto di come il ragazzo avesse preso le sue parole. “Oh! Oh, no, no, no. Chad, no. Non sto- non sei tu ad essere terribile o a farmi sentire così, sono io. Sono io. È...beh, in realtà è Taylor”
“Taylor?” gracchiò Chad. Aveva la gola secca, ma il suo cervello stava recuperando quello che Ryan diceva. I suoi occhi si allargarono. “Cosa c’entra Taylor? Lo sa?”
“No, non lo sa. È questo il punto” Ryan si sedette sul bordo del palco, non diversamente da come aveva fatto Chad poco prima del loro primo bacio. Chad lo raggiunse, grato che la scenografia fosse stata cambiata il giorno prima in modo da non sostenere quella conversazione su una falsa versione del balcone di Gabriella – sapeva che la sua vita stava diventando drammatica, ma non aveva bisogno del livello di dramma di Troy e Gabriella.

“Sono confuso” disse Chad. Ryan lo guardò con la coda dell’occhio, sospirò, poi si voltò in modo che una gamba rimanesse appoggiata sul palco mentre l’altra penzolava. Chad rispecchiò la sua posizione e furono direttamente l’uno di fronte all’altro.
“La stai tradendo, Chad” disse Ryan con calma. Chad chiuse gli occhi e fece un respiro profondo. Non che non lo sapesse, ma sentirlo dire ad alta voce – specialmente dopo la conversazione che lui e Taylor avevano avuto la settimana prima – lo rendeva molto più reale. Ryan continuò, contento finalmente di parlarne. “La stai tradendo con me e non so come dovrei sentirmi. È un’amica quindi non voglio vederla ferita, ma...ma io...tu mi piaci, mi piaci davvero, Chad, e non voglio che questo” afferrò le mani di Chad e le strinse forte, “finisca. Mai”
Chad ricambiò la stretta e aprì gli occhi. “Non so cosa fare, Ry”
“Devi dirglielo”, Chad iniziò a tirarsi indietro a quelle parole, ma Ryan strinse maggiormente. “No, Chad, per favore. Non devi dirle che l’hai tradita, non devi uscire allo scoperto, non devi nemmeno dire che c’è qualcun altro, ma lei deve sapere che la relazione è finita. È...è finita, vero?”
Chad scrollò le spalle: “Penso di sì”
“Pensi?” chiese Ryan scettico, “Che significa?”
“Non penso alla mia relazione con Taylor come a una vera relazione da circa tre settimane, ma questo non significa che non mi importi di lei. Non voglio ferirla, Ry, e non riesco a mentirle – sono un libro aperto per lei”
“Cosa le hai detto quando ieri sera ti ha chiesto cos’avevi fatto?” chiese Ryan lievemente acido.
“Ho detto che avevo giocato ai videogiochi, cosa che ho fatto” disse Chad sulla difensiva.
“Sì, l’hai fatto. Nella mia stanza. Dopo che abbiamo fatto sesso”
“Ryan-“
“Chad, per favore. Non posso continuare così, mi sa distruggendo”
“E io? È la mia relazione, Ryan, posso rovinarla se voglio” Chad strappò le mani da Ryan, saltò nella buca dell’orchestra e imboccò uno dei corridoi.
“Non sei serio...” disse Ryan, ancora seduto sul palco.
“Sì, invece!” Chad smise di camminare e si voltò. Respirava pesantemente, aveva paura di perdere Ryan ma era ancora più terrorizzato di quello che sarebbe potuto accadere se lui e Taylor si fossero lasciati. “Mi hai detto che ti andava bene stare con me in segreto. Che se era l’unico modo per avermi, allora lo avresti accettato. Era una bugia? Perché avere Taylor al mio fianco senza sapere è l’unico modo in cui posso farcela, Ryan. Non posso perdere le borse di studio e non posso assolutamente perdere te”
Ryan scese dal palco, atterrando con grazia. Corse verso Chad che ora stava piangendo, seduto sul bordo del bracciolo di una poltrona. Ryan si infilò tra le gambe di Chad e lo abbracciò. Chad affondò la testa nel suo ventre per attutire i singhiozzi.

“È spaventoso, lo so” disse piano Ryan. “Ma Chad, non vuoi ferirla. E succederà proprio questo. Più a lungo andrà avanti, più lei rimarrà ferita quando lo scoprirà”
Chad scosse la testa, piangendo troppo forte per poter parlare. Era così stanco di piangere; sembrava non facesse altro negli ultimi due mesi. L’auditorium faceva echeggiare i suoi singhiozzi e non era mai stato più grato che Ryan fosse abbastanza fidato da avere il permesso di rimanere lì per ore dopo le prove; non c’era nessun altro ad ascoltare i suoi pietosi lamenti.
Alla fine, circa dieci minuti dopo, Chad si era calmato a sufficienza da riuscire ad alzarsi. Si appoggiò alle spalle di Ryan e lo guardò negli occhi. La scintilla era sparita. Fece rivoltare lo stomaco di Chad e posò delicatamente le mani sul viso del ragazzo. Aveva bisogno di far tornare quella scintilla.
“Glielo dirò” posò un bacio dolce sulla fronte di Ryan e lo sentì sospirare. “Te lo prometto, glielo dirò”.

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Chad era estremamente consapevole del fatto che Taylor fosse rimasta con lui praticamente per tutto il giorno e tuttavia non le aveva ancora parlato. Beh, le aveva parlato, avevano parlato molto del ballo di fine anno – che apparentemente si sarebbe tenuto la settimana seguente – ma non le aveva esattamente ‘parlato’. Non di quello che avrebbe dovuto.
Erano in piedi davanti all’armadietto di Taylor, il corridoio era vuoto a parte loro due, e Chad poteva sentire il battito del proprio cuore nelle orecchie. Ora o mai più, lo sapeva.
“Tay-”
“Ti va di venire a cena stasera?” chiese Taylor, non sentendo Chad che iniziava a parlare. Stava rovistando nel suo armadietto, organizzando i libri per il giorno successivo e certando la cartella del comitato del diploma.
“Io-” Chad si interruppe quando una porta si aprì. Alzò brevemente lo sguardo e vide un berretto di velluto viola prima che la porta si chiudesse di nuovo. “Sono impegnato”
Non era impegnato. Affatto. In effetti, si era specificamente assicurato di non avere piano quella sera in modo da poter finalmente parlare con Taylor. Taylor si limitò a sospirare e chiuse l’armadietto sbattendolo.
“Sul serio, Chad?” chiese Taylor, chiaramente stufa. “Non puoi fare così, prima o poi mia madre inizierà a fare domande e sai che non posso mentirle. Non vorrai sembrare un cattivo fidanzato, vero?”
Chad scrollò le spalle: “Scusa. Ho già un impegno”
“Certo” sospirò Taylor. La porta in fondo al corridoio si aprì di nuovo. “Fammi indovinare, con...”

“Ciao Taylor” disse Ryan dal fondo del corridoio. Si avvicinò a loro passeggiando in modo quasi saltellante, ma la sua voce e l’espressione del viso rivelavano quanto si stesse mantenendo cauto.
“Ryan” disse Taylor, senza essere scortese ma certamente non felice di vederlo. Lanciò un’ultima occhiata delusa a Chad, poi andò nella direzione opposta a quella da cui era arrivato Ryan, uscendo da scuola.
“Tutto bene?” chiese Ryan, nel punto che Taylor aveva appena lasciato libero, con la speranza nella voce. Lo stomaco di Chad affondò nelle viscere della Terra. Sorrise a Ryan, sperando che una risposta non verbale significasse poter far finta di nulla nel momento in cui Ryan si sarebbe reso conto che non aveva parlato a Taylor di loro.
Ryan vacillò un po’, chiaramente scettico sul fatto che Chad avesse detto tutto, ma sembrò rimproverarsi per la mancanza di fiducia e allungò invece la mano per stringere quella di Chad, con uno dei più grandi sorrisi che l’atleta avesse mai visto.
Chad era seriamente fottuto.

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-Beh, nessuno è perfetto.-

Chad avvertì il leggero vibrato della risata di Ryan prima di sentirla davvero. Erano rannicchiati sul letto di Ryan, Chad sdraiato con la testa sul suo petto, avendo appena finito di guardare ‘A qualcuno piace caldo’. Ryan ne aveva fatto riferimento e quando Chad non era riuscito a coglierlo, era stato costretto a sorbirsi i centoventuno minuti del film. Non gli era dispiaciuto però; il film era stato piacevole e gli aveva dato la possibilità di stare vicino a Ryan. Ma Chad aveva altre cose per la testa.
“Allora...” Chad si schiarì la voce, “Taylor...”
La mano di Ryan smise di giocare con i capelli di Chad. Chad lo sentì irrigidirsi, così si sedette per guardarlo in faccia. La mano di Ryan cadde sul letto con un tonfo; sapeva che era troppo bello per essere vero, Chad non le aveva parlato.
Chad fece un respiro profondo, “Mi sono tirato indietro. Non posso...non posso rompere con lei. Non ancora”
“Allora non possiamo continuare, Chad” Ryan si passò una mano sul viso. “Non avremmo dovuto fare niente. Devi dirglielo. Non mi interessa nemmeno se fingete di stare insieme per non far sorgere sospetti, ma lei deve saperlo”
“Come può funzionare? Non sono pronto a dirlo a nessuno, tantomeno a qualcuno che probabilmente lo dirà alla sua migliore amica che poi lo dirà al mio migliore amico. E anche se riuscisse a tenerlo segreto, Taylor non fingerebbe mai di continuare a stare con me, neanche in un milione di anni”
Ryan deglutì rumorosamente, “Non so cosa dire, Chad. Mi sembra che stiamo girando in tondo”

Chad si lasciò cadere di nuovo sul letto, portandosi un braccio sulla faccia e gemendo. Non voleva piangere, lo faceva troppo spesso ultimamente, ma la gola gli si annodava, gli occhi gli dolevano, e si sentiva così sopraffatto.
“Voglio stare con te, Ryan. Voglio che funzioni. Voglio che ci sia un noi, ma se rompo con Taylor la gente vorrà sapere perché. Le ho chiesto di andare al ballo non molto tempo fa; non pensi che le persone si faranno delle domande? Non posso ancora dichiararmi, non sono pronto...”
“Non voglio costringerti a dichiararti” cercò di dire Ryan, ma Chad continuò.
“C’è troppa pressione da parte dei recrutatori e non so come reagirebbe la squadra. Non so come reagirebbero i miei genitori, questa cosa cambierà tutta la mia vita e non sono pronto. Io non...non so se...posso...” Chad iniziò a inciampare nelle parole, il respiro divenne irregolar.e
“Chad! Chad, calmati!” Ryan mise una mano sul polso di Chad, allontanandogli il braccio per vedere la sua faccia. Le lacrime stavano ancora minacciando di fuoriuscire, facendo brillare i suoi occhi in quel modo straziante e meraviglioso. Ryan lo tirò in un abbraccio e lo strinse. “Scusami. So quanto possa essere difficile, mi dispiace tanto”
“Per favore, non lasciarmi” la voce di Chad si incrinò e le lacrime finalmente si liberarono, iniziando a bagnare la maglietta di Ryan dove il viso di Chad era premuto.
“Non lo farò” sussurrò Ryan, passando le mani tra i capelli di Chad per cercare di aiutarlo a calmarsi. “Dio, Chad, non lo farò”
Chad tornò a casa circa due ore dopo, dopo aver pianto ancora un po’ ed essere stato rassicurato sul fatto che Ryan non se ne sarebbe affatto andato. Si sentiva malissimo, per tanti motivi, ma andò avanti. Che altro c’era da fare?

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18.46: vieni, ci sono qui i ragazzi.
18.46: davvero?
18.46: sì, certo.

“Smettila di messaggiare con Taylor, amico, è una serata tra ragazzi!” disse Troy, colpendo la nuca di Chad con un cuscino. Chad lo afferrò e glielo rilanciò, mancandolo in modo spettacolare dato che era distratto dal telefono che suonò di nuovo.

18.50: arrivo.

“Perché pensi che stia scrivendo a Taylor?” chiede Chad, mettendosi il telefono in tasca con un sorriso.
“Hai lo stupido sorriso di chi sta parlando con la sua ragazza” disse Zeke dal pouf nell’angolo, “Troy lo riconosce perché lo vede sempre allo specchio”
Il cuscino colpì Zeke in pieno viso.
I ragazzi avevano deciso che avevano bisogno di una serata per rilassarsi. Nessun discorso di prove o esami o diplomi, e certamente non si parlava di ballo di fine anno. Si stavano tutti stufando a morte del ballo. Quindi, si erano riuniti a casa di Chad, i suoi genitori erano molto tranquilli riguardo all’uscire durante la settimana scolastica. Avevano fatto una partitella nel vialetto, ma alla fine erano saliti al piano di sopra nella camera di Chad. Zeke aveva requisito il pouf nell’angolo mentre Troy si era steso sul letto. In qualche modo Jason era finito sul comò di Chad, mentre il padrone di casa era sul pavimento ai piedi del letto, circondato da snack. Ognuno di loro aveva in mano una console, nel tentativo di uccidere qualche zombie. Tuttavia, Chad continuava a morire perché era impegnato al telefono.
Chad cercò di non pensare troppo al fatto che non era per Taylor che stava sorridendo e tornò a concentrarsi sul gioco. Dopo essere stato ucciso altre cinque volte – tre delle quali da fuoco amico, grazie a Jason – Chad scollegò la sua console e si limitò a guardare. Anche Troy stava morendo parecchie volte, chiaramente con la testa altrove.
Poco dopo suonò il campanello e prima che Chad avesse la possibilità di reagire la voce di sua madre arrivò su per le scale.

“Oh, ciao caro! Adoro quel cappello, è nuovo?”, non riuscirono a sentire la rispsota e la madre di Chad doveva aver abbassato la voce per adattarla a quella dell’altra persona perché il resto della conversazione non arrivò.
“Ehi, chi è?” chiese Troy, dando un colpetto sulla spalla di Chad.
“È-”
“Sono nella stanza di Chad, conosci la strada, tesoro!” la voce della madre di Chad seguì il rumore dei passi sulle scale. Chad non replicò a Troy, la persona che apparve sulla soglia rispose a sufficienza.
Il cappello di Ryan era nuovo, notò Chad, un berretto giallo pastello con cuciture rosa. A Chad ricordò Sharpay e represse un brivido. Guardò invece Chad con un sorriso, desiderando oltre ogni altra cosa di potersi alzare e abbracciarlo, stringerlo a sé, sfoggiarlo davanti ai suoi amici. Ma non poteva. Il desiderio di Chad per Ryan aumentò solo quando Ryan si morse il labbro nervosamente. Gli occhi di Chad seguirono il movimento; Ryan aveva messo un freno ai baci – e ad altro – fino a quando Chad non avesse parlato con Taylor, quindi Chad si sentiva particolarmente privato dell’affetto a cui si era abituato nell’ultimo mese. Ignorando lo sguardo intenso di Chad, Ryan salutò goffamente gli altri.
“Amico, blocchi gli zombie!” gridò Jason a Ryan, muovendosi il più possibile senza cadere dal comò. Ryan si fece rapidamente da parte e si sedette per terra vicino a Chad. Zeke gli offrì un pugno in segno di saluto, ma Ryan lo toccò grossolanamente. Chad rise. Jason morì nel gioco; Zeke e Troy erano troppo distratti dal nuovo arrivato per aiutarlo.

“Hai già conosciuto la signora Danforth, Ryan?” chiese Troy, girandosi e squadrando il ragazzo dall’alto al basso. “Non sapevo nemmeno che fossi già stato qui”
Il cuore di Chad svolazzò un po’ e Ryan esitò leggermente prima di rispondere, ma entrambi furono salvati da Zeke che disse: “Ryan ha aiutato Chad con il ballo per lo spettacolo, ricordi? Certo che è stato qui”
Chad guardò Zeke e notò che il suo amico stava fissando intensamente la nuca di Ryan. Troy si girò e si chinò per prendere un sacchetto di patatine.
“Giuto, ha senso”
“Voglio la pizza” disse Jason dopo alcuni minuti di silenzio. Gli altrui annuirono in assenso e Chad prese il telefono per ordinare. Si alzò, rovistando alla ricerca del menu che teneva da qualche parte.
“Amico, assicurati che non ci mettano sopra l’ananas questa volta” disse Troy con un’espressione disgustata. Zeke balzò rapidamente difendendo quel condimento, ottenendo l’accordo di Ryan, mentre Jason scese dal comò e si unì a Troy sul letto in atto di solidarietà. Chad scosse la testa ridendo e lasciò il suo ordine.
“...sì, quindi, niente ananas. Sì. No. Niente ananas. Oh, e nemmeno i funghi! Sono allergeni. Va bene. Grazie” Chad gettò il telefono sul comò e si lasciò cadere sul pavimento, sdraiandosi e allargandosi come una stella marina.
“Nessuno di noi è allergico ai funghi, amico” disse Troy con un sorrisetto confuso, pronto a prendere in giro Chad per essersi sbagliato.
“In realtà, io lo sono” disse Ryan con un piccolo sorriso, ma a sua volta perplesso.
Troy emise un verso di assenso e si voltò di nuovo verso Zeke per continuare il loro dibattito. Jason avviò un altro videogioco e Ryan tirò fuori il cellulare. Il telefono di Chad squillò sul comò e si alzò per controllare, aspettandosi che Taylor gli avesse scritto di nuovo sul ballo.

19.32: non te l’avevo mai detto.
Chad guardò Ryan, ma lui fingeva di essere affascinato dal gioco a cui Jason stava perdendo.
19.32: non ti ho mai visto mangiare funghi ed erano banditi al Lava Springs. Era solo un’ipotesi, ma ho fatto due più due.
19.33: oh. beh, hai indovinato. Grazie.

“Chad, sul serio, dì a Taylor di lasciarti stare!” Troy gli lanciò un altro cuscino. Chad ridacchiò imbarazzato.

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Chad guardò il telefono, sicuro che la connessione fosse scarsa. “Cosa significa che non verrai?”
La voce di Troy giunse, chiara come il sole, “Insomma, sono in macchina a guidare verso Stanford in questo momento. Tornerò lunedì, ma devo vedere Gabriella la sera del ballo”
“Troy, questa doveva essere una delle ultime cose che avremmo fatto insieme, come amici, fratello, non puoi essere serio!”
“Mi dispiace, amico. Devo farlo. Non posso perderla”
Chad sospirò. Si passò una mano sul viso. “E non c’è modo che tu possa riportarla qui?”
“Non in tempo per stasera” disse Troy, anche se non sembrava mortificato. “Ascolta, devo andare: non è sicuro parlare adesso, sai? Ma spero che stasera tu ti diverta, e dì a Taylor che mi dispiace se sto rovinando qualcosa. So che ha lavorato sodo”
Chad annuì, poi si ricordò che il suo migliore amico non poteva vederlo perché era in California. Disse a Troy di guidare attentamente e di divertirsi, poi riattaccò prima che la rabbia potesse influenzare le sue parole. Si appoggiò allo schienale del sedile, il ronzio del motore dell’auto lo calmò leggermente. Mandò un breve messaggio a Taylor diceva che stava uscendo ma che Troy non sarebbe venuto. Lei gli rispose di sbrigarsi. Inviò un altro messaggio a Ryan, dicendogli che Troy era in California. Ryan rispose che gli dispiaceva molto.

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La palestra era irriconoscibile: c’era un albero all’interno. Un albero. I palloncini che aveva trovato al centro commerciale erano sparsi dappertutto, sui muri, sul soffitto, sul pavimento. Chad era in anticipo, ovviamente, perché Taylor doveva essere lì prima di tutti gli altri per gli ultimi ritocchi.
Era riuscito a portare di nascosto un pallone da basket, ma prima che potesse anche solo palleggiare, Taylor era apparsa accanto a lui e l’aveva confiscato. Quindi era seduto al suo tavolo designato e guardò annoiato lei che svolazzava per riordinare i tovaglioli e spingere i tavoli a pochi centimetri dall’area riservata per ballare. Si sarebbe offerto di aiutarla, ma sapeva che l’avrebbe intralciata o avrebbe fatto qualcosa di sbagliata e la serata sarebbe stata rovinata ancora prima di iniziare.
Finalmente altri studenti iniziarono ad arrivare. La musica delicata che veniva diffusa dagli altoparlanti cambiò improvvisamente in una più scoppiettante e allegra quando Rocketman prese il controllo della cabina del dj tramite l’iPod di Taylor. Chad si chiese vagamente perché non ci fosse Kelsi al suo posto, dato che era l’onnisciente guru della musica della scuola, ma il pensiero si dissolse rapidamente quando le porte della palestra si aprirono e la ragazza in questione comparve.
Tuttavia, non era esattamente Kelsi ciò che Chad vide. Per quanto bella fosse la giovane compositrice – era davvero sbalorditiva – non era minimamente paragonabile al ragazzo accanto a lei.

L’abito di Ryan era di un bellissimo color marrone chiaro, tra la crema e il beige. Su chiunque altro sarebbe apparso noioso, non eccezionale, ma su Ryan, Chad lo riteneva affascinante. Come fosse uscito da un libro di fiabe. La sua cravatta era nera con fiorellini bianchi che si intonavano al fiore all’occhiello sul petto e alla piuma sul cappello. Il suo cappello. Il cappello che Chad aveva scelto per lui. Chad non riusciva a credere che Ryan l’avesse indossato davvero. Era assolutamente mozzafiato.
Chad si dimenò leggermente sulla sedia, ricordando improvvisamente dove si trovava. Si guardò intorno ma nessuno badava a lui: tutti erano troppo concentrati su Ryan e Kelsi. Sorrise tra sé, contento che finalmente Ryan fosse riconosciuto, ma un po’ di gelosia si fece strada lungo la sua schiena quando vide il modo in cui alcune ragazze lo stavano guardando. Il che era completamente ridicolo perché Ryan era molto, molto gay.
Quando quel pensiero gli attraversò la mente, Chad perlustrò nuovamente la palestra per vedere se qualcuno dei ragazzi stesse lanciando occhiate segrete, ma non trovò nessuno che guardasse il suo ragazzo. Soddisfatto seppur sconcertato – insomma, cos’avrebbe fatto se ci fossero stati altri ragazzi che lo guardavano? – Chad si appoggiò allo schienale. Il leggero cambiamento di angolazione lo avvertì di un paio di occhi non concentrati sui due fenomeni del teatro.
Chad fece un cenno in direzione di Zeke, sperando che l’essersi guardati allo stesso tempo fosse solo una coincidenza. Dall’espressione sospettosa sul volto di Zeke, la speranza di Chad era vana. Chad affondò leggermente sulla sedia mentre il suo amico si avvicinava con Jason e Martha al seguito. Si sedettero al tavolo, Martha e Jason parlavano animatamente di un film sulla danza che sarebbe uscito presto. Zeke si accomodò alla sinistra di Chad.

“Tutto bene, amico?” chiese Chad dopo un paio minuti che Zeke lo fissava. Jason guardò i due e in un raro momento di sensibilità decise di lasciarli soli a parlare e chiese a Martha se volesse ballare. Martha ovviamente accettò e si precipitarono sulla pista da ballo quasi deserta. Altre persone si unirono nel vedere qualcuno ballare e quando Zeke non rispose Chad chiese: “Non ti va di ballare?”
“Sharpay non è ancora arrivata” disse Zeke brevemente, come se quella fosse una risposta.
“Non siete arrivati insieme?” chiese Chad, sperando che la conversazione diventasse meno rigida. Era Zeke, erano amici intimi dalla quinta elementare, perché quel dialogo era così imbarazzante?
“Voleva arrivare elegantemente in ritardo. Ho detto che sarei arrivato con lei, ma lei ha risposto che era di cattivo gusto. Roba da ragazze, amico, non saprei” Zeke scosse la testa con un sorriso esasperato. Chad iniziò appena a rilassarsi di nuovo quando gli occhi di Zeke si fermarono su di lui e disse: “Sei fortunato ad avere qualcuno come Taylor”
Chad tossì: “Sì, fortunato”
Cercò di sorridere, sinceramente, e quando pensò a tutti i bei momenti con Taylor negli ultimi due anni quasi ci riuscì. Ma vide l’abito beige nella folla di ballerini e la sua espressione divenne più una smorfia. Forse era stato fortunato ad avere Taylor, ma Taylor aveva avuto la peggiore sfortuna a finire con lui.

“Ascolta, amico” disse Zeke di colpo, sporgendosi in modo da non dover urlare sopra la musica, “Non so cosa ti stia succedendo ultimamente, ma...non so nemmeno cosa dire, in realtà. Stai attento. C’è molto in gioco per te”
Con ciò, Zeke si alzò e si unì agli amici in pista. Chad buttò giù un bicchiere d’acqua dal tavolo come fosse uno shot di qualcosa che potesse aiutarlo a intorpidire la mente. Non funzionò, ovviamente.
“Ehi, Chad!” disse una cheerleader che si sedette al loro tavolo circa un’ora dopo. Non conosceva il suo nome, forse era la Bethany che Zeke e Jason avevano menzionato qualche settimana prima. Lei gli sorrise, come se si aspettasse qualcosa, e Chad si rese conto che non aveva ascoltato affatto quello che gli aveva detto.
“Scusa” disse Chad con una risata nervosa, “ero completamente distratto. Cos’hai detto?”
“Ho detto: dov’è Troy? Non è da lui perdere un evento scolastico”, la forse-Bethany sembrava sinceramente curiosa di sapere dove fosse sparito il popolare atleta, ma Chad provò un’ondata di rabbia nei suoi confronti per aver menzionato Troy. Non poteva godersi una sola serata di divertimento? Anche quando non c’era, in qualche modo Troy riusciva a essere il protagonista.
“Chad!” qualcuno lo chiamò prima che potesse inveire sul suo migliore amico (sarebbe stata la terza volta durante la serata: la prima con sua madre, semplicemente per aver chiesto com’era l’abito di Troy dopo averlo fatto fare su misura, e la seconda con Taylor durante il tragitto in macchina perché si era lamentata di avere due posti in più al loro tavolo). A malapena riusciva a sentire la voce della ragazza sopra la musica, ma non appena una mano si posò sulla sua spalla e il profumo caloroso di vaniglia lo inondò, seppe esattamente chi lo stava salvando dallo scaldarsi troppo.

Ryan si sedette al posto di Taylor, la mano ancora sulla spalla di Chad. La forse-Bethany perse rapidamente interesse quando si rese conto di essere stata sottratta dall’attenzione di Chad, quindi si alzò e si buttò di nuovo nella mischia degli studenti che ballavano.
“Tutto bene?” chiese Ryan, stringendogli la spalla prima di lasciarla andare.
“Devo uscire da qui” sospirò Chad, sporgendosi con aria cospiratrice. “È un continuo ‘Troy questo’ e ‘Troy quello’. E se non sono sconosciuti a chiedere di Troy, c’è Taylor che mi implora di ballare. Non posso farlo”
“Sai ballare” disse Ryan con un timido sorriso, anche se non raggiunse del tutto il suo sguardo. Già, Taylor era ancora un tasto dolente tra loro.
“Non è quello che intendevo. Comunque, non mi piace ballare con nessun altro” Chad fece per allungare la mano e posarla sul ginocchio di Ryan, ma si interruppe di scatto quando si ricordò dove si trovavano. Ryan abbassò lo sguardo con un sorriso triste. Chad sospirò di nuovo, “Senti, possiamo andarcene?”
“Non puoi andartene” rispose subito Ryan. Era preparato a quel momento prima ancora di arrivare: Chad avrebbe cercato di convincerlo ad abbandonare il ballo insieme a lui e Ryan non avrebbe potuto assolutamente dire di sì. Non sarebbe stato giusto per le loro accompagnatrici, prima di tutto, ma se Chad voleva che la loro relazione rimanesse segreta, il secondo ragazzo più popolare della scuola non poteva sparire al ballo di fine anno insieme a un chiassoso e gay ragazzo dedito al teatro.
“Solo per un po’” Chad stava quasi implorando. No, stava in effetti implorando. “Per favore? Non dobbiamo nemmeno andarcene dalla scuola, possiamo andare all’auditorium”
Ryan sbuffò, “Sì, l’auditorium non sarà vuoto”
“Che intendi?”
“Ogni anno negli ultimi quattro anni, durante il giorno dopo il ballo abbiamo trovato un calzino o una maglietta o anche un preservativo usato una volta, sparsi in quell’aula. Non mi porterai nel posto ideale per fare sesso durante il ballo”
“Sembra divertente” disse Chad scherzosamente. Ryan rise e diede una spallata a Chad. Il punto di contatto frizonò con lo smoking di Chad.
“C’è sempre il tetto” disse piano Ryan, chiaramente pensando ad alta voce.
“Non è più una cosa da Troy e Gabriella?” Chad arricciò il naso.
“Beh, avrei detto la palestra, ma-” Ryan fece un cenno con la mano e Chad sbuffò in una risatina.
“Aspetta, stai davvero considerando di squagliartela?” chiese, rendendosi improvvisamente conto di cosa Ryan stava dicendo.
“Sei chiaramente stressato” Ryan scrollò le spalle. “Non lo so. Se ce ne andiamo, sarà per una ventina di minuti al massimo”
“Potrei baciarti in questo momento” disse Chad rapidamente e con voce sommessa. Fissò le labbra di Ryan.
“Sì” Ryan sorrise tristemente, le sue labbra e i suoi occhi non combaciavano, “ma non lo farai”

Chad si reclinò. Ci aveva pensato. Aveva pensato di dirlo a Taylor poco prima di uscire, poi di nuovo mentre arrivavano a scuola, e ancora una volta dopo essere arrivati, così da poter stringere Ryan e baciare Ryan e ballare con Ryan. Ma ancora una volta, si era tirato indietro. Non aveva voluto rovinarle la serata dopo che lei aveva lavorato duramente perché fosse perfetta. Sembrava essere un tema ricorrente: Chad non voleva turbare Taylor o rovinare qualcosa per Taylor, così continuava a ferire Ryan e a rovinare le cose per se stesso. Ne era stufo, ma non sapeva cos’altro fare. Almeno lui e Ryan avevano ancora dei momenti felici e dolci.
“Ry” disse piano Chad, “non stasera, per favore. Troviamo un posto tranquillo e deserto e stiamo insieme per un po’”
“La signora Darbus non chiude a chiave la porta dell’aula” disse Ryan con un sospiro.
“Sembra perfetto” Chad si sporse di nuovo in avanti, cercando di catturare lo sguardo di Ryan che era incollato su un punto del pavimento. “Vado a dirlo agli altri, esci prima di me”
“Sì, certo. Non possiamo comunque andarcene insieme” Ryan era amareggiato e Chad non poteva arrabbiarsi per quello. Invece, si alzò in piedi, sfiorando con la mano il braccio di Ryan mentre andava alla ricerca di Taylor. La trovò vicino alla postazione del dj, dove Rocketman stava apparentemente sistemando un pasticcio di proporzioni astronomiche. Taylor aveva un’espressione omicida e Chad fu improvvisamente nervoso all’idea di dirle – mentendole – che stava andando in bagno.
“Chad” disse con un sospiro contento quando lo vide avvicinarsi. Provocò in lui una sensazione di nausea allo stomaco, “Non posso ballare in questo momento perché qualcuno è incompetente”
Chad fece una smorfia all’occhiataccia che Taylor lanciò a Rocketman. Fece un respiro profondo. “In realtà volevo solo farti sapere che sto andando in bagno”
“Oh” disse Taylor, con aria delusa nonostante gli avesse appena detto che non potevano ballare. “Va bene. Non tardare, presto verranno annunciati il re e la reginetta”
Lo baciò sulla guancia e si voltò verso Rocketman, rimproverandolo mentre lui faceva cadere tutto ciò che aveva appena raccolto. Chad rimase lì per qualche altro secondo, non convinto di essere libero di andare, ma dopo essersi riscosso uscì dalla palestra. Passò accanto alla forse-Bethany e lei gli rivolse uno sguardo che non riuscì a decifrare.

L’aula non era molto lontana dalla palestra, era solo un po’ più in fondo al corridoio, quindi Chad arrivò molto più velocemente di quanto avesse programmato. Sentiva di avere bisogno di un momento per ricomporsi dopo che il chiasso del ballo fu messo a tacere dalle porte e lui rimase a vagare lungo un corridoio vuoto. Rimase sorpreso che lo fosse, ma poi ripensò a come – se Troy fosse stato lì, se fosse stato ancora innamorato di Taylor, se la sua vita fosse stata normale – probabilmente non avrebbe nemmeno voluto andarsene dalla palestra. Taylor aveva davvero realizzato un ballo di fine anno fantastico, era un peccato che le tre persone che lei voleva se lo godessero non fossero o non volessero essere lì (con lei).
“Stefani ti ha visto uscire?” fu la prima cosa che Ryan disse quando Chad entrò. Si chiuse la porta alle spalle con uno sguardo confuso sul viso, Ryan sospirò e spiegò: “La ragazza che stava chiedendo di Troy prima che arrivassi; ti ha visto?”
“Non si chiama Bethany?” chiese Chad, ignaro dell’importanza della questione.
“Chad, per favore, lo sto chiedendo per il tuo bene. Ti ha visto?” Ryan sembrava sull’orlo delle lacrime e Chad si precipitò da lui, sul bordo del mini-palcoscenico della Darbus.
“Ehm. Io non-non lo so, forse? Perché?” domandò Chad balbettando. Sapeva che la forse-Bethany-Stefani lo aveva visto, ma aveva paura ad ammetterlo per come Ryan si stava comportando.
“Ha visto me”
“Beh, non è un gran problema, non stavamo insieme, va bene” Chad allontanò le mani di Ryan, che vi aveva affondato il viso. Le strinse. “Va tutto bene, Ry”
“No. No, non va bene. Lei-” Ryan si interruppe, rabbrividendo. Chad lo toccò, chiedendogli di continuare, ma senza volergli mettere pressione. “Mi ha fermato, dicendo alcune...alcune cose non molto carine”
“Tipo cosa? Su di te”
“E su di te”
Il cuore di Chad si inceppò, il suo stomaco diventò di piombo e il suo cervello andò in corto circuito.
“Che intendi?” sussurrò.
Ryan alzò la voce, “Se fai diventare finocchio Chad Danforth, sai che gli rovinerai la vita, vero? Non abbiamo bisogno di predatori come te che cercano di trasformare in checche i nostri atleti di punta”
Il sangue di Chad ribollì. Vedeva rosso. Gli prudeva la pelle e tremava. Tutti i cliché che aveva letto sulla rabbia si stavano realizzando, eppure tutto ciò che riuscì a fare fu rimanere seduto e stringere più forte le mani di Ryan.
“Non credo che lo sappia. Se non ti ha visto, allora va bene, ma-”
“Bene?!” Chad si alzò all’improvviso, lasciando le mani di Ryan e lanciando le sue per aria, “Ryan, come sarebbe ‘va bene’? Non può farla franca dicendo a te queste cose! A chiunque! Come fai a essere così calmo?”
Ryan alzò le spalle, alzandosi lentamente, “Non è nemmeno la cosa peggiore che ho sentito in questa scuola, figuriamoci in generale. So che non va bene, ma bisogna scegliere saggiamente le proprie battaglie”
“Questa sembra una battaglia abbastanza valida da scegliere” Chad fece per andarsene ma Ryan gli afferrò le mani, costringendolo a restare. Gli si avvicinò, rimanendo a pochi centimetri di distanza.
“Se vai là fuori intenzionato a difendere il mio onore o altro” disse Ryan alzando gli occhi al cielo, “allora non solo ammetterai che ce ne siamo andati insieme, ma potresti anche dichiararti accidentalmente. Anche se non lo facessi, i pettegolezzi partiranno e si scateneranno. Pensa, Chad”

Chad pensò. Tuttavia, sentiva che ne valeva la pena. La forse-Bethany-Stefani l’aveva comunque visto.
Lo disse e Ryan sospirò, cadendo leggermente in avanti e lasciando giacere la testa sul petto di Chad. Chad appoggiò il mento sul capo di Ryan, avvolgendo con le mani il ragazzo. Le braccia di Ryan si alzarono e circondarono la vita di Chad.
“Voglio che tu sappia una cosa” disse Chad piano. Ryan cercò di allontanarsi in modo da poterlo guardare mentre parlava, ma Chad lo strinse più forte. Voleva dirlo, ma non poteva guardare Ryan finché non avesse saputo quale sarebbe stata la sua reazione. Chad si sentiva sempre più codardo a ogni giorno che passava. “Ry. Io-noi non stiamo...non stiamo insieme da molto tempo. poco più di un mese, ufficialmente, ma mi piaci da secoli. Da molto prima che lo sapessi”
Chad si fermò, preparandosi a continuare, e Ryan colse l’occasione per interromperlo, “Chad, ne abbiamo già parlato, lo so. Cosa stai dicendo?”
“Beh. Penso che...che potrei...c’è la possibilità che io...” Chad esitò di nuovo. Spostò le mani sulle spalle di Ryan e lo spinse, allontanandolo leggermente. Ryan sembrava molto confuso, ma c’era un barlume di speranza nei suoi occhi che spronò Chad a proseguire. Portò le mani sul viso di Ryan e lo fissò malinconicamente.
Ryan ridacchiò, “Chad, dai, non abbiamo davvero tempo per i tuoi drammi”
“Oh, i miei drammi?” fece Chad con un sorrisetto e alzando un sopracciglio, incredulo. La risposta di Chad fu semplicemente girare leggermente la testa e baciare la mano di Chad. Chad si sciolse un po’ di più. “Ti amo, Ryan. O almeno, mi sto innamorando di te”
“Cosa?” sussurrò Ryan, stentando a crederci. “Sei sicuro?”
Chad rise, “Sì. Sì. Sono sicuro. Non credo di essere mai stato così sicuro di qualcosa in vita mia”
“Nemmeno di giocare a basket?” chiese Ryan, ancora in un sussurro.
Chad abbassò il volume della voce, “Nemmeno di giocare a basket”
A malapena finì la frase prima che Ryan premesse le labbra sulle sue. Il bacio fu diverso da quelli precedenti. Non era timido, semplice, come il primo bacio nell’auditorium, né ardente e appassionato come quello che si erano scambiati prima di fare l’amore per la prima volta. C’era passione, certo, ma era meno fisica. I loro corpi si muovevano in perfetta armonia, ma ciascuno riversò tutto il proprio cuore in quel bacio, in un modo che in precedenza avevano trattenuto. Chad pensava che, se avessero continuato, gli sarebbe venuto un attacco di cuore per quanto era felice.
“Aspetta” disse Chad, allontanandosi con una risata deliziata, “Aspetta, tu...voglio dire, non devi dirlo, ma sei-”
“Sin dalla partita di baseball, scemo” disse Ryan, ridendo anche lui ma con le guance arrossate.
“Sì, lo so, ho cominciato a piacerti allora, ma...”
“No” Ryan lo interruppe, diventando sempre più rosso, “hai cominciato a piacermi dal momento in cui ti ho visto al primo anno. Avevi quello sciocco, grande sorriso, eri così rumoroso, e odiavo quanto fossi sicuro di te, ma tutto questo mi ha completamente travolto. Mi sono innamorato di te alla partita di baseball. Non appena hai iniziato a ballare, in realtà” finì con una risata nervosa.

Chad emise una risata a sua volta, mormorando un: “Perché non sono sorpreso?” e si riavvicinò a lui. Baciarsi era difficile quando le labbra di entrambi volevano rimanere aperte in ampi sorrisi, quindi appoggiarono le fronti insieme. Ryan posò delicatamente le mani sulle spalle di Chad, sentì i muscoli allungarsi e tirare piano mentre Chad muoveva le sue braccia intorno alla sua vita.
“Questa potrebbe essere l’unica volta che mi sentirai dirlo, ma: vorrei che ci fosse della musica” mormorò Chad. Ryan annuì in assenso. Si avvicinò ancora di più e portò le braccia intorno alle spalle di Chad, posando la testa nel suo collo. Chad si strinse ancora e iniziò a oscillare leggermente. “Averti avuto come insegnante di ballo è stata la cosa migliore che mi sia mai capitata”
Ryan mormorò qualcosa di nuovo, premendo affettuosamente le labbra contro il suo collo. Chad sospirò felice e chiuse gli occhi.
Dopo quella che sembrò sia un’eternità, e contemporaneamente il tempo pareva non essere affatto passato, Chad riaprì gli occhi e guardò l’orologio sul muro. Erano lì da quasi mezz’ora, molto più a lungo di quanto avessero previsto.

“Dovremmo tornare”
“Sì, ok” disse Ryan, ma nessuno dei due si mosse per andarsene. Chad osservò un altro minuto che passava, poi si staccò delicatamente dalle braccia di Ryan. Il ragazzo sembrava così calmo, quasi assonnato, ma si scosse un po’ mentre si allontanavano.
“Vai tu per primo” disse Ryan con voce tranquilla, “annunceranno il re e la reginetta da un momento all’altro, non vorrai perdertelo”
“Così posso assistere al momento in cui verrà pronunciato il nome di Troy senza che lui ci sia per riscuotere il premio?” disse Chad, ma non c’era più amarezza nelle sue parole. Troy stava guidando attraverso diversi stati per stare con Gabriella nella sera del ballo di fine anno; Chad era scappato altrove per stare con Ryan. Erano situazioni diverse ma, nei loro cuori, erano le stesse. Ryan baciò Chad sulla guancia nello stesso punto in cui l’aveva fatto Taylor e lo spinse gentilmente fuori.
Troy fu decretato re e Rocketman cadde dal palco nel tentativo di accettare la corona per suo conto.

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Chad aveva l’impressione di non avere una pausa pranzo decente da Natale, dato che ogni momento del suo tempo libero era occupato dalle prova o da Ryan o Taylor. Quindi, quando lunedì Troy lo afferrò per la spalla e lo guidò nella caffetteria per pranzare, non si vergognò ad ammettere che quasi pianse.
Il resto della banda era schiacciato intorno a un tavolo. C’era posto solo per otto persone, quindi Jason e Zeke condividevano una sedia, lasciando due posti liberi per Troy e Chad. Il modo in cui quei due riuscivano a stare sul piccolo cerchio in plastica rossa era oltre la comprensione di Chad, ma non aveva intenzione di chiedere dettagli. I due posti vuoti erano tra Taylor e Ryan, e senza pensare Chad si sedette accanto al ragazzo. Troy sembrò non accorgersene, così si sedette sull’altro posto disponibile senza discutere, con grande disappunto di Taylor. La ragazza osservò il suo ragazzo che nemmeno la guardava prima di mettersi a conversare con Ryan.
Chad aprì il sacchetto di carta che si era portato da casa- un’abitudine che aveva preso da quando le visite in mensa erano diventate meno frequenti – e gemette quando vide che il suo panino preparato frettolosamente era diventato molliccio a causa del succo di pomodoro. Ryan lo toccò sotto il tavolo e lo guardò con un’espressione perplessa, così Chad gli mostrò il contenuto della busta, la cui vista provocò al ragazzo una risatina. Chad finse di guardarlo male, al che Ryan rise più forte. Chad procedette a rubare alcune patatine fritte dal piatto di Ryan, mentre questi poco convinto gli schiaffeggiava le mani. Continuarono a condividere il piatto e mentre Ryan spingeva il vassoio in modo che stesse a metà strada tra loro e Chad non dovesse continuamente allungarsi, ciò non impedì a Chad di trascinarsi verso il bordo del suo sedile per potersi avvicinare a Ryan, invadendo il suo spazio senza risultare troppo evidente.

“Chad, posso parlarti un secondo?” chiese Taylor all’improvviso, con uno strato di dolcezza nella voce troppo denso per essere autentico. Non aspettò la sua risposta prima di alzarsi e dirigersi verso l’entrata della caffetteria. Si guardò intorno, ma tutti sembravano confusi quanto lui, quindi si avvicinò lentamente alla sua ragazza per scoprire cosa stava succedendo. Non si aspettava quello che lei disse.
“È l’ultima volta che te lo chiedo, perché in base a quello che vedo e a un messaggio che ho ricevuto la sera del ballo, sono quasi certa di conoscere la risposta. Mi stai tradendo?”
“No!” la risposta immediata di Chad fece sollevare un sopracciglio incredulo di Taylor. Aveva parlato troppo in fretta. “Okay, i-io, sì. Sì, e mi dispiace così tanto Taylor. Ma devi credermi: non l’ho fatto quando me l’hai chiesto la prima volta, giuro”
“Allora, cosa, ho piantato l’idea? L’ho fatto accadere io?” chiese lei, con le lacrime che le pungevano gli occhi.
“Non sto dicendo questo!” disse lui a denti stretti, cercando di non gridare o forse di non piangere.
“E ho ragione” disse Taylor pratica, anche se Chad non capì. “Su con chi; ho ragione, vero?” le lacrime scorrevano liberamente sul suo viso ora, e alcuni dei loro amici si voltarono preoccupati, senza però sentire cosa dicevano.
“Taylor...” Chad non sapeva cosa dire, non poteva. Il labbro di lei tremò.
“Gesù Cristo, Chad! Quando intendevi dirmi che sei gay?”
“Non sono gay!” disse repentinamente, frustrato. Lei sbuffò.
“Forse dovresti farlo sapere a Ryan. Davvero, Chad, smettila di mentirmi e smettila di mentire a te stesso...”
“Sono bisessuale!”

Lo disse a voce troppo alta. Sapeva di averlo fatto perché di colpo c’erano più di cento occhi su di lui e la mensa era diventata silenziosa. Si guardò intorno con occhi sbarrati, notando che tutti i suoi amici si erano alzati per scoprire cosa stava succedendo ma ora sembravano come bloccati all’esclamazione di Chad. Ryan fu il primo a rompere l’immobilità, portandosi una mano alla bocca.
Chad lo guardò, terrorizzato. Prima che qualcuno degli studenti potesse reagire, Zeke gridò con voce tremante ma determinata di tornare a pranzar e che non c’era niente da vedere. Chad avrebbe potuto fondere a terra in quel momento, ma si voltò verso Taylor, che stava fissando Ryan.
“Tay, no” la supplicò Chad, allungando una mano che lei evitò facilmente mentre tornava al loro tavolo. Chad fece un respiro profondo prima di seguirla.
Il tavolo era silenzioso mentre l’ex coppia – così Chad riteneva – si risedette. Gli altri seguirono rapidamente l’esempio, armeggiando un po’ con il posto condiviso. Chad non sapeva cos’aspettarsi, ma in qualche modo la mano che lo afferrò sotto il tavolo non lo sorprese affatto. Strinse forte quella di Ryan, forse troppo, e fissò al centro del tavolo senza parlare.
“Allora...” Zeke tentò di riprendere la conversazione, ma senza successo.
Passarono altri imbarazzanti minuti e alcuni membri della banda stavano per prendere le loro cose e andarsene quando Taylor parlò.
“Chad e io non stiamo più insieme”
“Perché è bisessuale?” chiese Jason, sorprendendo tutti. “Non mi sembra giusto, Taylor”
“No, non perché è bisessuale, anche se sarebbe stato bello saperlo prima che iniziassimo una relazione”, Chad era abbastanza sicuro di aver sentito Ryan borbottare qualcosa circa gli obblighi e il non essere pronto, ma non ebbe la possibilità di soffermarcisi mentre Taylor continuava, “Ci siamo lasciati perché mi ha tradito”

La testa di Chad si alzò di scatto. Non si era aspettato che lo dicesse così. Tutti si girarono verso di lui, sconvolti. Tutti, tranne Taylor, Ryan e sorprendentemente Zeke. Strinse ancora più forte la mano di Ryan e il ragazzo sussultò leggermente. Ryan spostò l’altra mano sopra la morsa, incitandolo ad allentare un po’, e il movimento attirò gli occhi dei loro amici.
“Oh mio dio” sussurrarono simultaneamente le ragazze, tranne Taylor. Zeke si mise ad annuire, le cose assumevano molto più senso ora. Jason era confuso, come sempre, ma Martha gli promise in un sussurro che gli avrebbe spiegato più tardi. Troy sembrava shockato, più di chiunque altro, e anche ferito.
Lo stomaco di Chad si sentì male mentre guardava il suo migliore amico. Lasciò andare la mano di Ryan, si alzò così in fretta che colpì il tavolo con il ginocchio e corse fuori dalla mensa come se il locale avesse preso fuoco. Sentì Ryan e Zeke che lo chiamavano, ma non smise di correre finché non raggiunse lo spogliatoio dove prontamente vomitò nella doccia.

~~~~

Chad stava evitando tutti. La sera della prima dello spettacolo era alle porte, ma lui non si presentò all’ultima settimana delle prove. Sapeva cosa doveva fare, ne aveva parlato con Ryan abbastanza che sarebbe stato ridicolo il contrario, ma ciò non giustificava il fatto di tirare il bidone. In fin dei conti, erano i suoi amici.
Ognuno di loro aveva provato a parlargli durante l’ultima settimana, compresa Taylor, ma Chad si era sentito troppo in colpa per riuscire ad ascoltare e il più delle volte se ne era andato prima che le conversazioni iniziassero davvero.
Ryan gli inviò un messaggio la sera della giornata che Chad aveva non tanto affettuosamente soprannominato Armageddon, dicendo che gli avrebbe concesso tutto lo spazio di cui aveva bisogno e che gli dispiaceva. Chad pianse per quasi un’ora perché Ryan non aveva nulla di cui dispiacersi; Chad aveva fatto tutto da solo. Era stato Chad a dichiararsi, era stato Chad a tradire.

Sua madre lo raggiunse dopo che si era calmato un po’, dopo aver chiaramente aspettato fuori dalla sua porta per il momento giusto. Lo abbracciò e lui le disse tremando che si era lasciato con Taylor. Lei lo intimò di tacere, cercando di alleggerire l’atmosfera con qualche ovvia smialatezza, e non lo allontanò con disgusto quando le disse con una vocina terrorizzata di essere bisessuale. Lo abbracciò ancora più forte e Chad si rimise a piangere.
Kelsi lo mise all’angolo in corridoio la mattina dopo. Con un’espressione compassionevole ma solidale cercò di dirgli qualcosa, che lui capì essere importante per lei, ma borbottò una scusa, correndo in palestra per sfogarsi un po’.
Sharpay lo seguì nel pomeriggio, parlando a proposito di Dio solo sapeva cosa. Chad capì che lei non era felice dal suo tono di voce, ma non prestò attenzione a quello che stava dicendo. Anche quando menzionò il nome di suo fratello – l’unica cosa in grado di farsi spazio nella nebbia – invece di ascoltare Chad si infilò nel bagno più vicino, vomitando il pranzo. Non si era mai sentito peggio.
Mercoledì portò con sé la sua dose di problemi quando Zeke, Jason e Troy gli tesero un’imboscata nello spogliatoio dopo una lezione di ginnastica ridicolmente blanda in cui Chad aveva corso per evitare di parlare con qualcuno.

“Perché non ce l’hai detto, amico? Perché non me l’hai detto?” chiese Troy, la sofferenza nella sua voce impossibile da ignorare. Chad aprì la bocca per dire qualcosa, ma nessuna parola uscì.
“Ci hai mentito?” domandò piano Jason. “Hai detto che Ryan non era la tua copertura”
“Amico” Zeke colpì Jason sul braccio, “devi seriamente imparare il significato di quella parola. Semmai, Taylor era la copertura”
“Ho amato Taylor” disse Chad, anche se non sapeva che non era del tutto vero – c’era sicuramente un’intensa affinità, ma non si era mai sviluppata in amore, e dallo sguardo sui volti dei suoi amici ne erano consapevoli anche loro. “Non era la mia- non volero ferire- mi dispiace”
Chad si precipitò fuori, ignorando gli amici che lo invitavano ad aspettare.
Giovedì, Martha lo trovò seduto in macchina durante un momento libero. Rimase in piedi a fissarlo per circa trenta secondi, ma lui risolutamente non la guardò. Alla fine se ne andò, solo per tornare dopo cinque minuti con Taylor al suo fianco.

Chad fece per avviare la macchina per potersene andare, e al diavolo la scuola, ma prima ancora che potesse toccare la chiave la portiera si aprì e la sua ex ragazza entrò.
“Sono ancora arrabbiata. E ferita” disse, “sono incredibilmente ferita, Chad”
Lui abbassò la testa sul volante, pregando di non piangere. Fece un respiro tremante e girò leggermente il capo per poterla guardare. Le doveva almeno quello.
“Ma mi dispiace anche per averti costretto a uscire allo scoperto in quel modo. È stato scortese da parte mia, persino crudele”
“Non così crudele come quello che ti ho fatto passare” rispose con voce roca. “Mi dispice così tanto, Taylor”, Chad piangeva apertamente ora, ma allo stesso tempo si sentiva in colpa. Come osava mostrarsi triste dopo quello che aveva fatto? Dopo essersi sentito così felice mentre lo faceva?
“Lo so. Ancora non ti perdono e non so quando lo farò. Ma a un certo punto succederà. E tu devi perdonare te stesso”
“Come?”
“Troverai un modo. Non ti odio, Chad. In un certo senso posso capire perché hai fatto quello che hai fatto – devi esserti sentito confuso per così tanto tempo”
“Non ne hai idea”
Lei sorrise tristemente: “Non saprei, forse sì”, prima ancora che Chad avesse registrato ciò che Taylor aveva detto, lei stava già rientrando a scuola con Martha. Non si sentiva meno in colpa per quello che aveva fatto, ma decise che non serviva a niente evitare i suoi amici.

Quindi, quando giunse il venerdì, Chad entrò nell’auditorium mentre il resto del cast ripassava lo spettacolo un’ultima volta. Avevano tutti un giorno libero; il loro primo spettacolo si sarebbe tenuto quella sera e con il cambio nel cast avevano ancora un disperato bisogno di fare pratica.
Sharpay fu la prima a notarlo, ma a malapena lo guardò prima di continuare il suo riscaldamento. Chad si aspettava che ci sarebbe voluto del tempo per ottenere l’approvazione e l’amicizia di Sharpay, ma non era nemmeno sicuro di volerle.
“Sei consapevole che tradendo Taylor con un uomo hai perpetuato uno sterotipo dannoso sulla bisessualità e la mancanza di responsabilità?” fece Kelsi per salutarlo. Era accanto a lui, alcuni fogli tra le braccia gli dicevano che era appena stata nell’aula di musica per recuperare gli spartiti.
“Io-uh” Chad iniziò a parlare, ma non sapeva davvero cosa dire.
“Comunque, va bene” disse Kelsi con un sorrisetto, “io perpetuo gli sterotipi sulle lesbiche dato che sono sempre nervosa quando c’è Sharpay”
Chad reagì in ritardo, ma Kelsi era già scappata verso la buca dell’orchestra. Chad cercò di impedire al proprio sorriso di diffondersi, ma non poteva proprio farne a meno – quei ragazzi di teatro sapevano davvero che battute dire. Seguì Kelsi lentamente, non ancora così ansioso di affrontare tutti in una volta. Forse avrebbe dovuto prima inviare messaggi ad alcuni di loro, o forse non avrebbe dovuto ignorarli in primo luogo. Meglio ancora, forse non avrebbe dovuto tradire. In realtà, su quello non c’era alcun ‘forse’. Sospirò mentre buttava la borsa su uno dei sedili vicino al tavolo della Darbus.

“Ehi” sentì una mano schiaffeggiargli la schiena e si voltò, vedendo Zeke in piedi con una spillatrice in una mano e una scatola di biscotti nell’altra, “Tua madre voleva che li preparassi per la vendita di dolci di tua sorella di domani mattina”
Chad prese la scatola con mani tremanti, “Uh, grazie amico”
Zeke annuì, si guardò intorno imbarazzato e roteò le spalle, “Ascolta, amico, quello che hai fatto è stato uno schifo, ma credo che nessuno ti incolpi davvero per questo”, Chad lo fissò con gli occhi spalancati, le nocche diventavano bianche intorno alle scatola. “Cioè, non so gli altri, ma io ho notato un cambiamento in te negli ultimi mesi, di tipo positivo. Non so, come se respirassi più facilmente. Anche se stavi mantenendo un grande segreto”
“Questo è il problema però, vero?” fece Chad con voce esitante, “ero felice. Stavo facendo una delle cose peggiori che qualcuno possa fare, ed ero felice” infilò la scatola nella borsa, frustrato.
“Non prendertela con i miei biscotti, amico” disse Zeke con un lieve broncio, “inoltre...eri? Non sei felice adesso?”
Chad guardò il suo amico, sbalordito dalla genuina preoccupazione nonostante la cosa terribile che aveva fatto. La testa di Zeke era leggermente inclinata di lato, le sopracciglia contratte e la bocca in un broncio più accentuato.
“Io...” sospirò Chad, “non proprio, no. Ho sbagliato, Zeke, alla grande. Mi sento così...” si fermò. Meritava di sentirsi in colpa, non aveva il diritto di lamentarsene.
“Ryan...non ti parla o cosa?”
“No, lui...” Chad scosse il capo, si passò una mano fra i capelli, “Mi ha mandato qualche messaggio, per farmi sapere che non sono...solo, sai, quel genere di cose. Ma io-”
“Senti di non meritare nulla di buono in questo momento?” chiese Zeke, il suo tono suggeriva che fosse un’idea stupida. Chad chinò la testa e annuì. Zeke sospirò e diede una palla alla sua spalla, “Se vuole esserci per te, lasciaglielo fare. Cavoli, lasciacelo fare. Siamo ancora tuoi amici, Chad”
“Zeke ha ragione” disse Jason, avvicinandosi con Martha e Kelsi, Ryan era rimasto indietro con le mani che torcevano la tracolla della sua borsa. Chad rivolse a tutti loro un piccolo sorriso e non poté fare a meno di allargarsi un po’ quando i suoi occhi si posarono su Ryan. Gli amici tornarono sul palco, Zeke gli diede un’altra pacca prima di andarsene e Ryan finalmente si avvicinò.

“Hai diritto a un ‘te l’avevo detto’, poi non ne parlerai mai più” disse Chad scontroso, ma gli angoli delle sue labbra erano ancora alzati. Ryan reclinò la testa e rise, dando una spinta scherzosa alla spalla di Chad. Chad si spostò sedendosi sul bracciolo della poltrona in fondo alla fila, non diversamente da come aveva fatto durante la loro prima discussione su Taylor. Ma questa volta invece di rannicchiarsi su se stesso e piangere contro il ventre di Ryan, Chad allungò una mano con esitazione e tirò il ragazzo a sé. Nonostante sul palco sapesse muoversi aggraziatamente, Ryan inciampò, leggermente sorpreso, e alzò le mani per bilanciarsi sulle spalle di Ryan.
“Sei sicuro?” chiese Ryan, mordendosi il labbro. Tamburellò nervosamente con le dita e i suoi occhi guizzarono intorno a sé.
Chad scrollò le spalle, “No”, Ryan indietreggiò ma Chad lo tenne fermo, “ma, ora o mai più, no? Non aspetterai a lungo che io mi riprenda”
“Saresti sorpreso di scoprire per quanto tempo ti aspetterei, Danforth” disse piano Ryan, stringendo le spalle di Chad. Chad sentì le proprie guance scaldarsi e si schiarì la gola, poi sorrise sfacciatamente.
“Allora, quel ‘te l’avevo detto’. Intendi dirlo o te lo tieni di riserva?”
“Oh, non è per caso una buona idea?” scherzò Ryan, ma il suo sorriso scemò un po’, “No, non l’avrei detto. Forse avevo ragione, ma non era per qualcosa di positivo, no? Non sento il bisogno di vantarmi”
“In che modo sei fratello di Sharpay?” disse Chad con una risata, a cui Ryan si unì brevemente. Chad guardò velocemente verso il palco, assicurandosi che Taylor non fosse ancora lì per risparmiarla, poi si sporse e catturò le labbra di Ryan con le proprie, i loro denti batterono leggermente.

“Beh, questa è certamente una sorpresa” la voce della signora Darbus entrò nella loro bolla e Chad si alzò rapidamente per lasciarla passare e farla sedere alla sua scrivania. Ryan gli prese la mano. “Ma è una sorpresa per cui non abbiamo tempo – dov’è la mia star? Signor Bolton?”, il silenzio l’accolse e Chad e Ryan si diressero verso il palco per allontanarsi il più possibile dalla sua collera.
“Signor Bolton?!”, altro silenzio.
“Uh” Zeke si schiarì la gola e alzò lentamente la mano, “Troy è andato in California per convincere Gabriella a tornare per lo spettacolo”, si spostò rapidamente dietro Kelsi per nascondersi dall’occhiataccia della signora Darbus. Kelsi deglutì e strinse un po’ più forte il suo spartito.
La signora Darbus fece diversi respiri lunghi e profondi, poi guardò tutti con occhi taglienti: “Allora qualcuno mi porti il suo sostituto”.

~~~~

“Oh, bei pantaloni!” disse Sharpay, completamente ignara del fatto che Ryan avesse appena lasciato il palco dopo il suo grande numero. Chad vide le sue spalle e il suo sorriso afflosciarsi mentre sua sorella continuava il riscaldamento e si avvicinava al palco.
“Ehi” avvolse le braccia intorno alla vita di Ryan da dietro, il cuore gli batteva forte potendolo davvero fare adesso. Ryan alzò una mano su quelle di Chad e sospirò, cedendo contro di lui prima di voltarsi con un leggero sorriso. “Sei stato fantastico. Non voglio farti entusiasmare troppo, ma quei tizi della Julliard sembravano super impressionati”
“Probabilmente è solo per i brillantini” disse Ryan con un’alzata di spalle, puntando alla disinvoltura, ma lo scintillio nei suoi occhi e il suo sorriso lo tradirono. Si riscosse appena, ovviamente cercando di riconcentrarsi sullo spettacolo, conducendo Chad oltre le quinte per guardare Sharpay che cantava la parte di Gabriella.

Era piacevole – Chad non avrebbe mai negato il talento di Sharpay, anche se pensava che fosse l’incarnazione del diavolo – ma divenne decisamente imbarazzante quando Rocketman mancò la sua entratta – tre volte. Quando finalmente salì sul palco era ovvio che nessuno avesse avvertito Sharpay che Troy non c’era e gli occhi di Ryan quasi gli uscirono dalla testa quando la canzone finì e Sharpay si precipitò via dal palco. La seguirono in tempo per vedere Troy e Gabriella correre attraverso la porta del backstage.
“Oh, perfetto! Prego! Salvate lo show, che bello!” disse Sharpay con sarcasmo e passò loro davanti per andare a bollire nel suo camerino. Ryan fece per seguirla, ma Chad lo trattenne, strattonando le loro mani unite.
“Si calmerà; hai uno spettacolo da salvare” disse piano, accennando alla coppia appena arrivata. Troy e Gabriella si voltarono, confusi.
“Ragazzi, dovete vederlo” Ryan indicò oltre la propria spalla, sempre tenendo la mano di Chad. Gli occhi di Gabriella si spalancarono ma non ebbe il tempo di reagire prima di essere distratta da Rocketman sul palco, esplodendo in una risata. Kelsi li notò subito dietro le quinte e chiese all’orchestra di ricominciare la canzone mentre Troy e Gabriella correvano ai loro posti.

Chad e Ryan tornarono a osservare dalle quinte, stretti l’uno all’altro. Ben presto il cast si era radunato intorno a loro, Taylor accanto a Ryan. Sorrise a loro raggiante, la gioia contagiosa di Troy, Gabriella e l’atmosfera generale dell’auditorium li costrinse a mettere da parte qualsiasi dispiacere per il momento. Chad ne era grato, anche se non si rese del tutto conto di quello che stava succedendo. Mentre Troy e Gabriella si esibivano, ebbe una leggera voglia di ballare, imitando le loro mosse con le mani proprio come stava facendo Ryan, cosa che gli valse un’occhiata affettuosa da parte di Taylor. Ryan saltellò su e giù quando eseguirono la coreografia alla perfezione, e tutti risero allegramente insieme a lui, Chad lo guardava pieno di orgoglio.
Quando la canzone raggiunse il suo climax contagiosamente gioioso, tutti si ammassarono sul palco, grati per la capacità della troupe di mettere su una scenografia che potesse stare al passo con tutti loro.
Taylor raggiunse Gabriella per prima, dandole un caloroso abbraccio e sorridendole, e anche Ryan ne ricevette uno prima che il resto del cast si accalcasse intorno a loro. Chad rimase sconvolto nel vedere Taylor e Ryan condividere un mezzo abbraccio mentre lui usciva con Troy, ma non vi si soffermò e avvolse Gabriella tra le braccia da dietro, facendola oscillare avanti e indietro a tempo di musica. Lei rise e lo spinse via, verso Ryan, con un grande sorriso.
Taylor era tra di loro, perché così era stata preparata la coreografia molte settimane prima, ma non sembrava importare. In quel momento non c’erano traditori, rubacuori o distruttori di coppie; non erano adolescenti con drammi a livello di film caratteristici; non erano ex che stavano attraversando una brutta rottura. Erano amici, felici mentre cantavano e ballavano – e Chad non pensava che ci si sarebbe mai abituato – e celebravano le loro vite insieme.

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Ryan sarebbe andato alla Julliard, perché era ovvio che fosse così. Era Ryan. Nonostante fosse praticamente dalla parte opposta del palco rispetto a lui, Chad poteva avvertire la felicità e l’entusiasmo irradiare dal ragazzo e non era mai stato così fiero in vita sua. Nemmeno quando sua sorella aveva segnato il suo primo canestro. Ma non ebbe molto tempo per rimuginare su quello.
“L’università della California, Berkley, mi offre entrambi. È lì che studierò dal prossimo autunno”
Chad non si soffermò ad ascoltare il resto. A che pro? Sarebbe stato il solito di scorso su Troy che sceglieva Gabriella, seguendo il suo cuore, ottenendo il meglio da entrambi i mondi. Non era giusto. Chad ne aveva passate, ne aveva fatte passare a Taylor e Ryan, così tante perché non riusciva a mescolare i suoi due mondi, le due parti di se stesso, eppure Troy poteva farlo senza problemi. Andò in palestra, gettò il cappello sugli spalti e afferrò un pallone da basket che non era stato riposto dopo l’ultima lezione del giorno.

“Si prepara a tirare ed è canestro! Vittoria degli East High Wildcat per il libro dei record!” la voce di Troy echeggiò nella palestra quasi vuota, girandosi per imitare i suoni della folla. Chad cercò di rimanere irritato, trattenendo gli ultimi stralci di rabbia il più a lungo possibile, ma un sorrisetto si fece comunque strada sul suo viso.
“Allora, immagino che una volta che ci avranno consegnato quei diplomi, sarà davvero finita” disse, gesticolando con la palla.
Troy aggrottò la fronte, “Cosa ti fa pensare che riceveremo i diplomi?”
Entrambi risero e le cose sembrarono quasi di nuovo normali, ma Chad aveva bisogno di chiedere: “Giocano alla Berkley?”
“Oh sì” Troy annuì, con un sorriso malizioso sulle labbra, “Abbiamo in programma di prendere a calci i Redhawk il prossimo novembre”
Chad sorrise, “Giochiamo”

Troy fece per strappargli di mano il pallone ma vacillò all’ultimo secondo. Si grattò la nuca e guardò Chad, pensieroso, “Allora...”
Chad strinse la palla un po’ più forte, “Allora?”
“Ryan ha fatto un buon lavoro stasera, eh?”
“Buono? L’hai visto? Non c’era dubbio che la Julliard avrebbe fatto un’eccezione, accettando sia lui che Kelsi. Insomma, non solo ha coreografato tutto lo spettacolo, ma ha cantato raggiungendo certe note! Lui è-” Chad si interruppe quando Troy iniziò a ridere, il suono familiare e affettuoso lo rilassava tanto quanto il pensiero di Ryan.
Troy scosse il capo, “Non posso credere di non averlo notato”
Chad scrollò le spalle, ma prima che potesse replicare Troy prese il pallone.
“Oh! La ruba ancora. Il punto finale”, tornarono rapidamente al vecchio schema e Chad non si preoccupò nemmeno di impedire alla palla di volare nel suo posto all’interno del canestro.

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Il giorno del diploma giunse velocemente, meno di due settimane dopo la fine dello spettacolo. Trascorsero quel periodo principalmente in gruppo, Chad e Ryan mantennero le effusioni a un livello praticamente inesistente per il bene di Taylor, ma non si nascosero quando i loro sguardi si incontravano o le mani si sfioravano. Era bello, anche se ancora leggermente terrificante.
Le cose andavano bene; Chad incontrò i genitori di Ryan in veste di suo ragazzo ufficiale, probabilmente era la cosa più snervante che fosse mai successa in vita sua, inclusa la sera in cui aveva fatto coming out con suo padre (“Vuoi ancora giocare a basket, vero?”, “Certo!”, “Grazie a dio. Voglio incontrarlo al diploma”, “N-non ho menzionato un ragazzo”, “Non hai dovuto farlo, figliolo, la tua faccia dice tutto” – e lui non aveva affatto pianto lacrime di gioia, dannazione).

“...East High significa avere amici che conserveremo per il resto delle nostre vite”
Chad distolse lo sguardo dal suo migliore amico, il suo ghigno divenne un sorriso malinconico. Sperava che quello che Troy stava dicendo fosse vero, che le cose non si fossero incasinate troppo.
Sentì un gomito puntellargli le costole e guardò a sinistra, vedendo Taylor che gli sorrideva raggiante. C’era ancora tristezza nei suoi occhi, specialmente quando pensava che nessuno la stesse guardando, ma i suoi sorrisi erano di nuovo genuini.
Chad le sorrise. Non aveva davvero mai voluto farle del male, e avrebbe passato il resto dei suoi giorni sulla Terra a rimediare se lei glielo avesse perfetto. Se avesse potuto scegliere, sarebbero rimasti veri amici per sempre.

~~~~

6 anni dopo

“Oh mio dio, sei Chad Danforth? Il Chad Danforth dei New York Knicks?!” una voce familiare chiamò Chad da dietro, appena fuori dall’aeroporto JFK. Lui si voltò e si avvicinò, consegnando i suoi bagagli all’autista e togliendosi gli occhiali da sole per rivolgere al proprietario della voce uno sguardo disinvolto.
“Non ancora, il contratto verrà finalizzato stasera”
“Ssh, sostanzialmente hai già passato il casting” Ryan portò le braccia intorno al collo di Chad e sorrise quando Chad cercò di correggere la sua terminologia, mettendo a tacere la sua giocosa lezione con un bacio.

Chad non riusciva ancora a credere che stessero insieme. Avevano attraversato un brutto momento durante il secondo anno quando Ryan non era tornato a casa per le vacanze di Natale – in realtà si erano lasciati per poco più di un anno (beh, più o meno. Si erano lasciati, ma avevano anche trascorso molto tempo l’uno nel letto dell’altro l’estate successiva, per quanto avessero finto che non fosse successo). Il terzo anno l’aveva passato buttandosi nel basket più che mai per ignorare il fatto che, ogni volta che il suo corpo era fermo, le sue dita si contraevano in direzione del telefono, volendo controllare se Ryan avesse mandato un messaggio ma non essendo disposto a fare il primo passo. Si erano riconciliati l’estate del quarto anno, Ryan aveva passato l’estate al Lava Springs mentre Chad era stato costretto da Sharpay (non voleva neanche iniziare a soffermarsi su quella strana amicizia) ad aiutarla per il suo talent show estivo. Ma ovviamente non era stato il Lava Springs a farli rimettere insieme. Era stato quel dannato campo da baseball...o forse Ryan con addosso i pantaloni da baseball.

“A cosa stai pensando?” chiese Ryan, trascinando Chad in auto.
“A te in pantaloni da baseball”
“Scandaloso!” Ryan finse di offendersi, stravaccandosi drammaticamente sul sedile, la mano alzata sulla fronte. “Personalmente, stavo pensando al tempo che abbiamo di guardare uno show mattutino prima della tuo incontro, che avrà convenientemente luogo all’Hilton sulla stessa strada del Nederland Theatre”
Chad trattenne un sorriso all’espressione speranzosa negli occhi di Ryan e disse: “Che spettacolo è?”, le sue parole lasciavano intendere finta riluttanza.
“Newsies. La coreografia dovrebbe essere incredibile”
Chad tirò a sé Ryan e lo baciò sulla tempia, “Allora ovviamente ci andiamo. Entriamo dalla porta del palco?”
“Certo! Ho anche portato il mio cappello portafortuna” disse Ryan, tirando fuori il suo berretto a righe bianche e blu, leggermente consunto dopo tanti anni, spingendolo scherzosamente sulla chioma di Chad. “Oh, e Taylor ha detto che è libera per colazione domani dopo il volo ma non per cena; a quanto pare Elliott ha prenotato qualcosa”
“Stai muovendo le sopracciglia, perché?” chiese, aggiustando il cappello in modo che fosse più comodo e spostandolo leggermente di lato.
“Gabriella ha saputo da Martha che ha saputo da Jason che Elliott è stato beccato mentre comprava un anello l’altro giorno”
“Vuole fare la proposta?!” chiese Chad, alzando le sopracciglia, “Un momento, Jason è a Los Angeles, come fa a sapere che Elliott stava comprando un anello a Washington?”
“È Jason, stai davvero facendo domande a riguardo?”, fece Ryan, “Inoltre, Zeke sapeva che Sharpay si era rotta la caviglia durante la prima settimana del suo spettacolo prima ancora che lo sapessi io, ed è in Francia; non faccio più alzuno sforzo per comprendere i nostri amici”
“Come facevano a non sapere che stavamo insieme a scuola?” chiese piano Chad, scuotendo la testa. Ryan rise e, alla menzione della loro relazione al liceo, riportò la conversazione su Taylor.
“...quindi, devi assolutamente mantenere il segreto con lei domani mattina”
“Ci ucciderà quando scoprirà che lo sapevamo”
“Ha avuto molte ragioni e opportunità in passato; se avesse voluto ucciderci, l’avrebbe già fatto – e sai che l’avrebbe fatta franca” disse Ryan con uno sguardo acuto. Chad alzò le mani in segno di resa, portandone una sui capelli di Ryan mentre le abbassava. Ryan spinse all’indietro la testa nel palmo di Chad, i suoi occhi si chiusero e un sorriso malinconico gli abbellì il viso. “Sono così felice che le cose siano andate bene”

Chad non sapeva se Ryan si riferisse al liceo, al college o al presente; lui che otteneva un lavoro con sede a New York in modo che potessero finalmente vivere insieme. Ma non aveva importanza: Chad era d’accordo. Odiava quello che aveva fatto passare a Taylor al liceo, ma ora era felice. Lei aveva un lavoro grandioso al Capitol e un potenziale fidanzato che adorava la terra su cui lei camminava, com’era giusto. Chad si sarebbe sempre sentito dispiaciuto per averle fatto del male, ma non aveva più rimpianti, e Taylor non era risentita. Avevano scoperto chi e dove dovevano essere grazie a quello che era successo; col senno di poi era proprio quello di cui avevano avuto bisogno, altrimenti chissà cosa sarebbe successo.
“Ehi, torna sulla Terra” disse Ryan, stringendo la mano di Chad per attirare la sua attenzione.
“Sono buoni pensieri, giuro” Chad gli rivolse un piccolo sorriso. Guardò Ryan per bene per la prima volta dopo qualche mese – senza nessuno schermo a nascondere i dettagli. Aveva messo su un po’ di peso, aveva guadagnato muscoli dalle intense sessioni di ballo alla Julliard e ora come assistente coreografo, e sotto i suoi occhi c’erano i segni rivelatori di un ex tudente che aveva solo recentemente riavuto la sua routine di sonno. Indossava ancora colori impossibili, ma erano un po’ più coordinati, e ora indossava i suoi caratteristici cappelli solo per le occasioni speciali. Per la gioia di Chad, non era cambiata l’unica cosa che mai avrebbe voluto cambiare: la scintilla negli occhi di Ryan c’era ancora, brillante come le stelle nel cielo del deserto. Chad sospirò felice e Ryan si voltò a guardarlo, la fronte leggermente corrugata. Chad si sporse e gli posò un casto bacio sulle labbra.

“Oh” Ryan ridacchiò, ancora lievemente meravigliato che Chad l’avesse fatto, e lo baciò a sua volta. “Ti amo, Chad Danforth”
“Ti amo anch’io, Ryan Evans”, Evans-Danforth, propose con entusiasmo la mente di Chad, ma scosse il pensiero: c’era tempo per quello. “La prima cosa che farò una volta firmato il contratto sarà andare in cima all’Empire State Building e gridarlo più forte che posso in modo che tutti in città, no, nello stato, lo sappiano. Ti amo, ogni giorno di più, e non mi fa paura, non più”
“Comunque continuerai a non ballare, vero?” chiese Ryan, la sua risata si dissolse in un gioioso mormorio quando Chad catturò di nuovo le sue labbra.
 
 
 

     


                     





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