FanFiction Storico | Il vento della rivolta di GinevraSten | FanFiction Zone

 

  Il vento della rivolta

         

 

  

  

  

  

Il vento della rivolta   (Letta 173 volte)

di GinevraSten 

3 capitoli (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Storie originaliStorico

Genere:

Romantico - Epico - Tragedia

Annotazioni:

Death

Protagonisti:

Liliya - Ivan - Viktor

Coppie:

Liliya/Ivan (Tipo di coppia «Het»)

 

 

                

  


  

 Capitolo 1 

Impero RussoLa storia ha per luogo il regno di Ekaterina II la Grande, il territorio su cui governa è falciato dalle guerre cosacche portate avanti da Pugačëv, pretende al trono. Nelle pianure del Don vive Liliya, una semplice contadina, con la madre e i


  

Fine estate 1772

Quella era una giornata soleggiata, il vento spazzava via le foglie in un vortice danzante mentre le nuvole quasi passeggiando coprivano e scoprivano il globo d'oro come a volerci giocare insieme.
L'alba aveva lasciato, da quasi due ore, il posto ad un mattino tiepido.
Man mano i fumaioli cominciavano ad emanare aria nera che lentamente si propagava verso l'alto scomparendo.
I primi contadini si incamminavano verso i campi, mentre le mogli si occupavano del bestiame e dei figli.
Le case con i tetti di paglia e legno erano situate ai piedi di una collina sulla quale, in cima, era stata costruita una chiesa con accanto un piccolo convento.
La vita dei paesani era tranquilla ma piena di preoccupazione per via delle ormai note guerre cosacche.
Il loro iniziatore, Emil'jan Pugačëv, aspirava al trono russo per usurpare quella che lui credeva una donna maligna e colpevole della morte di suo marito, lo zar Pietro III.
La donna era la zarina dell'impero, la temuta Caterina II, che pur cercando di modernizzare il suo Regno con varie riforme non era riuscita a farsi amare dal suo popolo.
Erano passati quattro mesi ma la situazione non si decideva a migliorare, anzi peggiorava sempre più.
I cosacchi percorrevano senza sosta le pianure del Don per riuscire a creare una sorta di resistenza chiedendo aiuto ai poveri ed affamati cittadini del regno.
Molti giovani, per non essere arruolati nell'esercito reale, scappavano e si rifugiavano presso gli accampamenti nemici alla Corona Imperiale.
Liliyana, per tutti Liliya, pettinandosi i lunghi capelli color oro, si chiedeva quando tutti questi disordini si sarebbero quietati e pregava ogni giorno affinché il suo villaggio fosse risparmiato.
Ella, infatti, aveva tre fratelli maggiori, Iosif, Leonid e Marat, i quali non volevano certo morire per le mire politiche dei capi delle rispettive fazioni.
Il padre era morto qualche anno addietro lasciando la povera moglie, Zoya, ad occuparsi della casa e del campo di grano che possedevano.
La vedova aveva fatto il possibile per sopravvivere cercando di sfruttare al meglio il cereale per ricavarne del denaro che in quei tempi faceva solo comodo.
Il primo dei fratelli, Iosif, aveva lasciato casa per andare a lavorare come stalliere per un uomo ricco del paese confinante
Il secondo, Leonid, era finito per diventare guardiano di mucche del ricco Pan Evgeniy, il signorotto del villaggio.
Il terzo, Marat, era rimasto nella casa paterna per aiutare madre e sorella.
Liliya, l'unica figlia femmina, aiutava la madre nei lavori domestici occupandosi dei pochi polli e della mucca che erano riusciti a comprare, del piccolo orticello che riusciva a sfamare i tre e molte volte andava al pozzo a riempire grossi secchi d'acqua.
Nel periodo estivo veniva mandata nel bosco a raccogliere mirtilli e lamponi mentre ad inizio Settembre, quando le giornate erano piovose, andava in cerca di funghi.
La ragazza, quindicenne e in età da marito, non si lamentava di certo, anzi per dirla giusta, le piaceva la sua vita.
Entrata in cucina salutò la madre per poi prendere una tazza e riempirla di latte appena munto.
«Ti sei svegliata presto» notò Zoya aggiungendo altra legna nella stufa «Marat deve andare a prenderne altra, finisce così velocemente!» chiuse lo sportelletto andando a mescolare il brodo di barbabietola rossa, il preferito della ragazza.
«Posso andarci io» la donna si girò guardandola preoccupata «Oh Liliya, non posso chiederti di farlo, sai bene che quei maledetti potrebbero comparire da un giorno all'altro, non voglio perderti» la fanciulla l'abbracciò cercando di confortarla, era infatti risaputa la violenza che quei barbari usavano sulle fanciulle «Non mi succederà niente, ne raccolgo giusto quel poco che basta, in questo modo potrò anche controllare se vi è qualche fungo» così dicendo prese un sacco di canapa ed uscì da casa incamminandosi verso il bosco.

Nel mentre, il comandante delle truppe reali impegnate a sedare le rivolte, Viktor Egorovich, stava cavalcando, con un numero ristretto di soldati, verso le terre più fertili della Russia.
Grazie al fiume, da cui prendevano il nome anche le famose pianure, il terreno era più fertile e più propenso alla coltivazione.
La sovrana lo aveva spedito fino a lì per convincere i contadini a schierarsi dalla parte regia in modo da avere un problema in meno, in quanto se si fossero sollevate rivolte anche nelle città circostanti, Ella sarebbe dovuta intervenire con maniere forti.
«Capitano, siamo nelle vicinanze di un piccolo centro abitato, volete sostare?» da sopra gli alti cipressi si intravedeva del fumo, segno di civiltà «È il compito che ci è stato affidato, Yuriy» spronò il cavallo in direzione del villaggio seguito dal resto del gruppo.

Il suono di zoccoli che percorrevano l'unica strada esistente, nel raggio di miglia, si sentiva ampliato nel silenzio della cupa foresta.

Ivan, un cosacco giovane ed avvenente di ventuno anni, era divenuto in poco tempo l'uomo più fedele e vicino a Pugačëv.

Gli era stato affidato il compito di occupare gli ultimi villaggi ribellatasi al loro programma politico, così prendendo i suoi uomini migliori si mise in viaggio alla volta delle cittadelle ribelli situate nell'estremo sud rispetto Mosca, dove il fiume rendeva l'agricoltura florida e il sole dorava il grano.

L'intraprendente giovanotto era nato in una famiglia aristocratica molto vicina alla Zarina Elisabetta, zia dello Zar Pietro III.

Suo padre, il marchese Anatoliy, un fervente conservatore, aveva inculcato gli stessi ideali ai figli divenendo agli occhi del suo primogenito scapestrato un uomo troppo austero e severo.

Ad un ragazzetto di quindici anni quelle convinzioni stavano stretti tanto che arrivava a litigare col padre che lo puniva senza aver alcun senso di rimorso.

Dopotutto il giovane Ivan era l'erede del titolo marchesale e come tale avrebbe ereditato gran parte delle ricchezze della famiglia.

Agli altri fratelli, invece, era spettato un destino diverso: Fyodor, il secondogenito, era divenuto vescovo ricoprendo un ruolo abbastanza importante alla corte zarista.

Egor, il terzogenito, era divenuto un militare, un soldato qualunque.

Larisa, la prima figlia femmina, venne data in sposa ad un ricco barone di quindici anni più vecchio e non valsero a nulla le lacrime della giovane la quale era disgustata da egli.

La disgraziata aveva, già, ben sei figli.

Evgeniya, la più giovane della famiglia, fu costretta a prendere i voti al convento moscovita.

La fanciulletta soffrì immensamente la sua condizione da reclusa tanto che tentò per tre volte di togliersi la vita ma venne sempre fermata in tempo.

Ivan non digeriva tali imposizioni paterne, nonostante fossero all'ordine del giorno in tutte le famiglie nobili, sapendo bene i desideri di ciascuno dei suoi quattro fratelli: Fyodor avrebbe voluto intraprendere la carriere economica divenendo un ministro, Egor avrebbe voluto diventare uno scrittore, a Larisa, che era un'abile pittrice, le sarebbe piaciuto divenire ritrattista di corte, Evgeniya, invece, avrebbe voluto sposarsi e avere una numerosa prole.

Dopo l'ennesima lite con il padre, in una notte senza stelle, il ragazzo decise di cambiare vita, di schierarsi contro il padre, contro quegli avidi che facevano del loro ceto un potere di oppressione verso i più deboli.

Decise di unirsi ad Emil'jan Pugačëv che in poco tempo divenne il suo maestro ed amico.

Egli aveva un modo di pensare fuori dal comune, i suoi erano degli ideali rivoluzionari, da impiccagione.

Ivan era fiero di aver scelto di percorrere quella strada, faceva di tutto per rendere la vita del padre impossibile, il marchese, infatti, aveva rischiato di essere estromesso da tutti i circoli aristocratici che ben sapevano il nuovo mestiere del primogenito.

Spesse volte la notte, passando dal suo marchesato, si imbucava in casa e passava qualche ora sdraiato sul suo letto.

Nella sua stanza era rimasto tutto come lo aveva lasciato, la madre, infatti, amava a dismisura il figlio e non aveva avuto il coraggio di bruciare i suoi averi come aveva consigliato il marito.

Una notte, senza preavviso, aveva trovato la madre, la marchesa Stefaniya, seduta sulla sua poltrona mentre guardava la finestra con attesa dolorante.

La donna venne data in sposa al marchese Anatoliy che era ancora una bambina mentre lo sposo era già un giovane uomo che le sue esperienze se l'era fatte.

Come si poteva immaginare, al ventenne non piacque la tredicenne che a sua volta lo temeva come la peste.

Per più di cinque anni il matrimonio non venne consumato, entrambi vivevano vite separate, il marito si occupava degli affari e la sera poi se ne usciva per tornare la mattina tardi, la moglie rimaneva chiusa nel palazzo in compagnia delle sue pettegole amiche che si divertivano con argomenti futili e senza senso.

La svolta avvenne quando ad un ballo, organizzato dallo stesso Anatoliy, i due sposi stanchi dei loro ospiti, si incontrarono per puro caso nel loro giardino.

Il giovane rimase folgorato dalla florida bellezza delle sua sposa che ricordava essere acerba «Cos'avete da mirare tanto?» gli chiese spiazzandolo con la sua voce cristallina che traspirava dolcezza «Vi chiedo scusa, Stefaniya» le prese entrambe le mani e se le portò alle labbra baciandone le nocche.

Quelle poche parole servirono per unire la coppia in maniere indissolubile.

Dal loro amore erano nati cinque figli dei quali il più grande aveva deciso di creare una spaccatura all'interno della famiglia rinnegando i suoi natali e unendosi ad una massa di uomini rozzi e analfabeti.

Ivan trovandosi la madre di fronte volle scappare ma venne bloccato dalla sua mano minuscola che si alzò per poi ricadere sul suo grembo «Figlio mio» il ragazzo si avvicinò alla donna gettandosi ai suoi piedi e stringendole le gambe mise la testa sul suo grembo «Sei venuto a trovare la tua mamma, Ivanushka?» sentì la mano esile sui suoi riccioli che gli accarezzava la testa «Perché te ne sei andato, Ivanushka?» in quel momento il ragazzo capì che la donna non gli stava parlando ma ripeteva le frasi come se fossero una litania, sua madre era uscita fuori di testa, lentamente si era chiusa nel suo mondo estraniandosi da tutto e da tutti, era impazzita dal dolore.

Il figlio guardò gli occhi azzurri della marchesa non riconoscendoli, erano assenti, guardavano qualcosa di indefinito ed inesistente.

Non riuscendo più a sopportare quella vista, si alzò dandole un bacio sulla fronte ed allontanandosi uscì velocemente dalla finestra sentendo per l'ultima volta la voce di sua madre chiamarlo «Ivanushka».

«Conosco una scorciatoia nel bosco che ci farà tagliare un bel po' di strada» i cavalli vennero fermati e reindirizzati verso la fitta foresta che faceva da nascondiglio al piccolo villaggio che fece il grave errore di voltare le spalle al grande Pugačëv.

     


                       





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