FanFiction Giallo | Sea's Memories di GinevraSten | FanFiction Zone

 

  Sea's Memories

         

 

  

  

  

  

Sea's Memories   (Letta 188 volte)

di GinevraSten 

3 capitoli (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Storie originaliGiallo

Genere:

Giallo - Romantico - Mistero

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Clarissa Twain - Marc Twain - Eric Twain

Coppie:

Clarissa Twain/Marc Twain (Tipo di coppia «Het»)

 

 

                

  


  

 Capitolo 1 

'Clarissa Twain, moglie del miliardario Marc Twain, è stata ritrovata dalla guardia costiera dopo tre giorni di ricerche.Non sembra essere in pericolo di vita, i medici sono ottimisti.''


  

''Clarissa Twain, moglie del miliardario Marc Twain, è stata ritrovata dalla guardia costiera dopo tre giorni di ricerche.

Non sembra essere in pericolo di vita, i medici sono ottimisti.''

Chiudo la televisione annoiata dall'ennesimo telegiornale che riporta la mia sventurata avventura in giro per il Pacifico.

Potevo mai rimanere fuori dai circoli di cronaca della movimentata Los Angeles?

In realtà, ci avevo quasi sperato, o almeno mi ero letteralmente illusa che Marc non avrebbe fatto trapelare troppe notizie in giro per l'America, ma naturalmente l'essere considerati quasi dei VIP ha i suoi svantaggi.

Quando ieri, finalmente, ho ripreso i sensi dopo due giorni di incoscienza un gruppetto di giornalisti era pronto per assalirmi di domande peccato che di quel che mi è successo non ricordassi nulla.

La mia situazione, sminuita dai media, è per me molto grave, non ricordo nulla dell'ultimo decennio, nulla di niente.

Buio totale.

-Clara, come stai?- porto la mia attenzione alla figura entrata nella stanza d'ospedale in cui mi trovo ed ancora una volta non è mio marito a farsi vivo, non che mi dispiaccia poi tanto, il nostro matrimonio fa parte delle tante cose che ho rimosso dalla mia mente.

-Eric, giusto?- domando a mio cognato che sorridente si va a sedere sulla sedia accanto al mio lettino -Giustissimo! Sono contento che ti sia ripresa, non sai che spavento ci hai fatto prendere, credevamo ti avessero uccisa!- si schiarisce la voce capendo di aver detto una frase sconveniente -Tranquillo, dopo quello che è successo a quel povero capitano anch'io mi sarei posta il dubbio- sdrammatizzo sforzandomi di sorridere -So bene che non ti ricordi di me e soprattutto non ti ricordi di Marc ma stai sicura che la memoria ritornerà, basterà stimolarla un po' ed io ti aiuterò in questo- mette la sua mano sulla mia stringendomela appena, mi chiedo come possa aiutarmi una persona che lavora come economista nell'azienda famigliare e non esito a porgli il quesito -Che sbadato! Naturalmente non ti ricordi che abbiamo frequentato insieme l'università, è così che ci siamo conosciuti! Ho due lauree, una in economia ed una in psicologia, mi dicevi sempre che solo un pazzo possa studiare altri pazzi,- sospira sognando ad occhi aperti, -Si, è da me fare certe battute, l'ho ammetto- scoppia a ridere contagiandomi, chissà quando ho riso l'ultima volta...

-Quando mi dimettono?- mi ricompongo velocemente tornando seria, Eric fa lo stesso alzandosi in piedi -Domani mattina, ti verrò a prendere io- scuoto la testa con aria sorpresa -Il mio caro maritino mi ama così tanto che non ha neanche la forza di venirmi a trovare?- domando irritata incrociando le braccia al petto, non mi sembra un comportamento corretto nei miei confronti, ho perso la memoria ma resto pur sempre sua moglie!

L'unica spiegazione a me logica e che la dice lunga sulla sua totale indifferenza è che il matrimonio non andava poi tanto bene come si crede.

-Marc ha tanto lavoro arretrato, questa settimana è stata molto difficile per tutti, inoltre deve occuparsi dell'omicidio avvenuto a bordo visto che tu sei diventata la sospettata numero uno- mi spiega con calma con un tono di voce così paziente che mi pulsa la testa a furia di sentirlo parlare.

Omicidio, sospettata numero uno.

Adesso tutto mi è più chiaro, più lampante, quei giornalisti stanno cercando di estorcermi la verità sulla morte di un mio dipendente, vogliono sapere se sia stata io ad ucciderlo, non può fregar nulla a loro della mia salute, sono segugi in cerca di prede ambite.

Quali prove hanno su di me?

C'è traccia di DNA sul suo corpo, sull'arma del delitto?

Ero sporca di sangue quando mi hanno ritrovato?

Quale motivo avevo per arrivare ad uccidere?

Tutto questo non ha senso, per lo meno non lo avrà finchè non ricorderò quello che è realmente accaduto sul quel dannato yacht, e perchè ero sola? Cosa diavolo ci facevo da sola in mezzo all'oceano?

L'ho usata come scusa per assassinare quell'uomo?

-Clara, ascoltami, ti prego- ritorno nel mondo dei vivi fissando il mio sguardo nel suo -Devi avere pazienza, è un momento delicato ed un passo falso renderebbe più facile alla polizia incriminarti, capisci? Devi avere fiducia in Marc e in me- prendo una profonda boccata d'aria per poi annuire sconfitta, ha ragione, non ci metterebbero molto a rendermi colpevole.

-D'accordo- sistemo alcune ciocche di capelli dietro le orecchie in gesto frettoloso che traspira ansia, non sono un tipo a cui piace rimanere all'oscuro di fatti che mi riguardano in prima persona ma posso aspettare ancora un giorno poi saprò finalmente altri dettagli, lo spero.

Ritornare a casa e non sapere nemmeno come sia fatta non mi alletta molto ma non indugio un secondo e saliti gli immensi gradini in marmo bianco vengo accolta da un maggiordomo che tiene la porta aperta per farmi passare -Buongiorno, signora Twain- ricambio frettolosamente il saluto aspettando che Eric entri con il mio borsone -Ah giusto, ti devo mostrare la tua stanza- scuoto la testa divertita chiedendomi come possa essere diventato uno strizzacervelli essendo tanto sbadato.

La casa è immensa e si rischia di rimanere intrappolati tra i molteplici corridoi che la compongono.

E' arredata su toni chiari e non mi dispiace lo stile classico utilizzato, la rende ancora più simile ad una reggia.

Le grandi vetrate fanno entrare tanta luce naturale che non c'è neanche il bisogno di tenere la luce accesa -La casa è opera tua, ogni singola pezzo che la compone è stato scelto da te, quindi se non ti piace la colpa sai a chi darla- ridacchia aprendo la porta di quella che deve essere la camera da letto -Opera mia? Tutto quanto?- sistema il borsone sul letto per poi guardarsi intorno -Certo, sei o non sei il miglior architetto di Los Angeles?- ecco spiegato il buon gusto ma ancora non mi spiego perchè io abbia creato così tanti corridoi, per farci cosa poi?

Una casa tanto grande per due persone, che spreco di tempo e denaro.

Forse credevo di poter allargare la famiglia un giorno.

-Eric, ho bisogno di recuperare i miei ricordi, capisci? Troppi dubbi e quesiti mi assillano, voglio dare loro una risposta- affermo con convinzione spiazzandolo non poco -Clara, dovresti prima riprenderti e poi potremo iniziare a lavorare- mi consiglia venendomi vicino -Non ho tempo per queste sciocchezze, c'è un uomo morto che chiede giustizia e se sono io la colpevole voglio accertarmene e poi fare quel che è giusto- il succo dei succhi, il nocciolo dei noccioli, la polpa delle polpe.

Non è solo questo che voglio sapere, prima di tutto vorrei capire che rapporto avevo con Marc e nonostante Eric abbia provato a rifilarmi quella balla non ci ho creduto, quale marito normale non si preoccupa della moglie in ospedale?

Quale marito normale non si fa trovare a casa per accoglierla dopo la sua dimissione dall'ospedale?

Qualcosa tra noi non andava, devo capire cosa.

-Ricostruiremo la scena sullo yacht, è un modo semplice che aiuta il più delle volte- siamo in cucina ed Eric sta trafficando con dei tegami in maniera poco convincente -Stavi cucinando pancakes, la cucina è stata trovata piena di farina ed il pacco delle uovo era rovesciato a terra, chiunque ti abbia aggredito ha avuto delle gatte da pelare- non è nel mio carattere arrendermi o soccombere sotto qualcuno che non mi va a genio -Hai brutto taglio sulla fronte e ci sono due ipotesi convincenti: la prima, il tuo assalitore ti ha colpito per stordirti, la seconda, sei caduta ed hai sbattuto da qualche parte- mi siedo sullo sgabello dell'isola pensando a quanto ha detto -Credo sia la seconda, se mi avesse colpito non sarei stata in grado di difendermi e se è vero che ci sia stata una colluttazione, allora è probabile che io abbia sbattuto da qualche parte, sulla barca stessa magari- espongo il mio ragionamento addentando una mela verde riposta con altra frutta in una ciotola di vetro -Beh, l'unico modo per saperlo è mettersi ai fornelli e cucinare pancakes!- esclama cercando gli ingredienti nel frigo -Lascia, faccio io, non vorrei che la mia meravigliosa cucina prendesse fuoco- gli tolgo il latte dalle mani posandolo sul piano di lavoro -Guarda che so cucinare, ma avresti cucinato ugualmente tu e a ritmo di musica!- mi porge un cellulare, credo sia il mio, lo prendo e lo sblocco -Era sulla barca, e non riesco a spiegarmi cosa ti abbia impedito di fare un numero di emergenza- lo guardo scettica rigirandomelo nella mano -Lo avevo io? Si sarà scaricato forse- faccio partire la playlist più recente e mi metto al lavoro -Ti lascio sola, così non ti distraggo- annuisco con sempre maggiore intenzione di scoprire la verità.



"Sistemo la camicia da mare sopra al costume e dopo essermi messa gli occhi e preso la borsa, scendo nell'atrio trovandolo come al solito vuoto e silenzioso.

Mi metto le cuffie facendomi trascinare dalla voce di LP in ''Lost on you'', apro la porta d'ingresso e mi avvio verso la macchina che mi sta aspettando come ogni giorno alla stessa ora.

L'autista mi saluta tenendo lo sportello aperto -Ciao, Austin- saluto a mia volta beandomi dell'aria condizionata che invade l'abitacolo, non ho bisogno di dirgli nulla, ormai sa qual è la meta che voglio raggiungere, sempre la stessa da cinque mesi ormai."

Guardo la montagna di pancake che ho fatto senza neanche rendermene conto, ero persa in quella specie di visione di me stessa che stava raggiungendo lo yacht.

Le ultime note di ''Lost on you'' riempiono la cucina facendomi sorridere, Eric non aveva tutti i torti ed inoltre sembra anche conoscermi molto bene.

Spengo il gas e mi guardo attorno, i mobili, come al piano superiore, sono bianchi e classicheggianti ottimi per chi non è un patito della gastronomia e preferisce piuttosto tenerla come esposizione e far bella figura con vicini rompiscatole ed ospiti.

Non posso fare a meno di pensare che qui dentro non ci passavo le giornate ed è inutile dire che non ci sia un cuoco o un addetto ai pasti, io e Marc dovevamo essere sempre fuori per lavoro od altri impegni.

Se fosse così, posso ben capire come mai il nostro rapporto si sia freddato.

Chissà se dormivamo insieme e se la situazione è più grave di quanto chiunque a noi vicino possa sapere.

Forse mantenevamo le apparenze, forse un contratto prematrimoniale ci vincola in qualche modo l'uno all'altra.

E i miei genitori?

Che fine hanno fatto i miei genitori?

-Eric!- urlo sperando sia nei paraggi e possa sentirmi, come un tornado apre la porta facendola sbattere contro il muro -Che succede?- chiede allarmato, ridacchio della sua espressione facciale, forse non dovevo urlare così forte -I miei genitori?- domando senza preamboli -Giusto! I tuoi genitori sono a Parigi, hanno chiamato un paio di volte per sapere come stai, volevano tornare immediatamente però Marc ha detto loro di non preoccuparsi e che non ti era successo nulla di grave- hanno chiamato un paio di volte, a chi avrebbero chiamato? Nulla di grave, eh? Devo assolutamente parlare con mio marito! Questo suo nascondersi mi sta urtando i nervi ed è meglio non svegliare il can che dorme...




     


                       





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