FanFiction League Of Legends | La vendetta del Freljord di Night | FanFiction Zone

 

  La vendetta del Freljord

         

 

  

  

  

  

La vendetta del Freljord   (Letta 1149 volte)

di Night 

25 capitoli (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Giochi e VideogamesLeague Of Legends

Genere:

Avventura - Fantasy - Suspense - Azione

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Risveglio 

 


  

Capitolo 24
"Risveglio"


Un nauseante groviglio si agitava nel basso ventre; le viscere si attorcigliavano intorno al cuore che, pesante, era diventato pietra inerte: nessun battito. La bocca era schiusa, disperata; aveva fame d´aria. Tutto il resto del corpo era inesistente, svanito in quel nulla che aveva intorno.
Stava precipitando, vorticando dentro un uragano di pulviscoli neri, fauci affamate.
Tutto sembrava avere fine in quella morsa, una fine che non permette rinascite, eterna. Avrebbe voluto scappare, fermare quella rapida caduta, ma racchiusa in se stessa, era inerme.
Stava urlando, ma non sentiva suoni.
Che suono ha la disperazione? Forse, anche lei, è afona.
Ancora quell´incubo che le tormentava le notti?
No, questa volta era diverso.
Quell´insondabile assenza vibrava sopra la sua pelle, poteva sentirla.
Le ondate di brividi erano rapide.
Un rompighiaccio, feroce e gelido, trivellava il suo cervello.
Irraggiata da lampi, una sottile membrana di carne, un tegumento che a fatica tratteneva una sostanza orripilante, si mostrava a intermittenze. Era una visone vaga, confusa, ma forte e dura; attraversava la mente con bagliori assillanti.
Un sibilo lontano, metallico e serpentino, un risucchiare stridente, sfregò le pareti dell´orecchio.
"Il tuo destino non può essere evitato!"
Non era una voce: parole e suoni si impadronivano dei pensieri, estendendosi, come una proiezione
"E´ giunto il momento della confessione."
Intrappolata nel nulla, era spettatrice passiva e immobile di quella presenza che si esprimeva attraverso di lei.
"I tuoi doni dovrebbero essere usati al servizio del Vuoto, Ashe."
Chi era?
L´angoscia, la paura, l´attanagliavano in una morsa insaziabile.
Una pulsazione cremisi e indaco pompava dentro la fronte di quella visione.
Sentiva il contorcersi del suo spirito al volere di quella figura, la mente era carta vergine dove venivano dettate lettere.
Dal puntinismo dei brividi sulla pelle, iniziarono a evaporare scie di fumo, veloci a mescolarsi con il nero nulla intorno.
In quel mondo indistinto, incastrato tra il limbo dell´immaterialità e dell´esistenza, solo il dolore sembrava farsi strada e consumare ciò che vi dimorava.
"Inchinati al Vuoto, o sarai consumata da esso."
Rispose l´istinto, l´essenza primordiale di ogni vita; prese a urlare, ad agitarsi, strattonato lungo i sentieri nervosi da una rapida adrenalina.
Era una ribellione ferma, senza movimenti, se non quel increspare, accartocciare delle proprie membra.
Dentro la sua testa, quell´istinto lottava per estirpare quella voce che aveva arpionato i suoi pensieri.
Il corpo era sfilacciato da fiumi di polvere: lei era preda al centro di una ragnatela.
"E´ inevitabile, mortale."
Cercava di sottometterla, di piegarla al suo volere. Quell´apparizione violacea si faceva sempre più insistente, Ashe poteva riconoscerne alcuni tratti: una stola ambrata avvolgeva quella che un tempo doveva esser un volto, dove ora una luce inquieta, agitata, sradicava con forza la sua essenza.
Lei resisteva, qualcosa di invisibile, di assente, sembrava trattenerla. Per quanto ancora?
"La fine è sicura: il Vuoto verrà e porterà via il mondo e la sua miseria."
La notò subito, oltre quella sagoma senza contorni, una gigantesca creatura affiorava dall´abisso. Una sfera turchese brillava al suo interno, dove tutto sembrava nascere: venature si irradiavano con screziature porpora, corna e macchie di pelo, colossali arti tentacolari che si trasformavano in braccia umanoidi, con dita tanto forti da artigliare la nuda roccia delle montagne.
Un verso ancestrale, primordiale, un latrato oscuro.
Al di là, apparizioni di città e insediamenti divorati da ammassi di Vuoto, interi edifici sgretolati in nulla, corpi e visi smembrati, cellula dopo cellula, fibra dopo fibra. Un picco, irto e smilzo, che si allungava in un fascio luminoso, un indice che puntava verso la volta celeste, che si sgretolava, inghiottito da una voragine; un disco dorato, una copia del sole abbagliante, si adombrava, attraversato da vene nere che lo corrodevano fino a farlo distruggere in mille briciole; un edificio con strutture quadrangolari di pietra lucente, che troneggiava su cascate, avvolto da una nebbia oscura che rendeva arido il terreno, precipitava in una crepa senza fine; barche che si agitavano nella danza macabra di onde dense; una frattura che divideva due città, si colmava di nuvole fitte, rubando l´aria, la vita; alte mura, pronte a custodire la fortezza della guerra, distrutte da un plotone di esseri senza forma; un tempio fiero, dove troneggiava una statua alata ingabbiata da pilastri di roccia dura, violacea e azzurra; foreste di alberi secolari, il nido del trascendente, saccheggiate, sradicate, impoverite, che si piegavano su se stesse come foglie al cospetto di un incendio, svanivano senza lasciare ricordi; e infine; le cime innevate del Freljord che si sgretolavano, perdendosi nel mare ghiacciato. Tutto implodeva, si stringeva e convergeva all´interno di quel buco dove risiede il nulla.
Una lacrima scappava via, ma svaniva.
"Il Vuoto ha fatto sua una nuova forma. Una nuova... possibilità: il Vuoto ha parlato. E ora, sotto il suo oceano indaco, Lei brama. Brama voi, i vostri ricordi, le vostre esperienze, l´esistenza. Lei vuole tutto. E Lei lo avrà."
Si sentiva assorbita, schiacciata: era la fine?
Dov´era Kindred?
Più spaventosa della morte, è solo la non esistenza.
Un campanellino, un suono lontano, un brillio.
Il suo luccichio si rifletteva nelle gocce minute che scappavano da Ashe; era attimi, istanti, eppure abbastanza per rendere quell´atmosfera meno opprimente. Lentamente, quasi richiamate, ecco altri dolci suoni brevi, un vociare indistinto. Il nulla oscuro sembrava costellarsi di stelle dorate.
Poi il suono di un corno antico.
Le note acute sembravano rimbombare nel corpo della ragazza e liberarla da quelle catene inesistenti che le serravano il respiro. Il tempo si dipanava, la pesantezza si affievoliva.Un mare di piccole creature si accendeva rischiarando l´oscurità, era un tripudio di voci concitate ed esaltate; poi, i candidi capelli iniziavano a danzare, attraversati da rapidi sbuffi di vento: non era né freddo né caldo, era solo l´anticipazione di qualcosa che arrivava veloce. Ecco, un nuvola sfilacciata, una cometa da una lunga coda bianca e tre stelle a fissare il viso.
Rapida, senza esitazione, dissolvendo le ombre, puntava verso il suo cuore.
Non c´era modo di fuggire. Ashe allargava il petto, emetteva un profondo respiro.
Dolci melodie le giungevano sopra ogni cosa, sovrastando tutto.
Sentiva il suo spirito quietarsi.
Tutto era fermo.
Un sospiro.
Tutto il corpo si mosse, assetata di aria ne inghiottì a bocconi, poi, finalmente, aprì davvero gli occhi e si ritrovò tra lo sguardo e i visi di volti familiari.
Pianse, tremando.
Riconobbe Braum che, ancora un velo di preoccupazione, sorrideva sotto i suoi baffi. Vide Nunu, vicino a lei, con un flauto e l´eco di suoni acuti nell´aria: la sua bocca era colma di denti brillanti. Il suo cielo era già sereno.
Le sue braccia sentivano il contatto caldo delle mani sporche di Udyr, sudato e compiaciuto.
"Ah... ritorno a casa."
La voce goffa di Braum era calda, mai quanto l´abbraccio che Nunu le serrò intorno al collo.
Lei piangeva, ma bastava oltrepassare il confine per trasformare lacrime di dolore, in gioia.
Non sapeva cosa aveva combattuto, né se avesse rischiato la sua vita. Quelle visioni sarebbero rimaste per sempre nella sua mente, un presagio di quello che sarebbe stato, o un avvertimento riguardo quello che avrebbe dovuto fermare? Quella voce reclamava la sua vita, la reclamava per Lei, Lei chi? E quelle campanelle, quel corno, quelle creature e quella nuvola veloce, cos´erano? Aveva mille domande, ma almeno per qualche minuto sprofondò tra le braccia di amici, nella culla del suo rifugio.
"Sei qui con noi, va tutto bene."
Braum la stringeva, cercando di accarezzare quelle lacrime.
Era ridere e piangere insieme, mentre il corpo ancora tremava.
Con prontezza entrarono Gragas, Tryndamere e Sejuani, richiamati da Udry, che subito iniziò a ripulire il suo piano di lavoro e preparare pozioni e sostanze da somministrare.
Quella serenità non sarebbe durata a lungo: lui lo sapeva bene. Ashe era tornata, era tempo di prepararsi.
"Vado a prendere un po´ di Gorg."
E poi ci fu scompiglio: visi preoccupati che facevano capolino nella tenda, cibo offerto con apprensione, i versi animaleschi di Willump che, vista la stazza, non poteva entrare. Il batuffolo arancio di Gnar, che goffo si era lanciato sulla branda ai piedi di Ashe, facendo capriole.
Impalati come statue rimanevano solo Sejuani e Tryndamere, imbarazzati.
Al primo brindisi, Udyr si sentì costretto ad intervenire.
"Deve riposare!"
Gli occhi vivaci di Ashe incontrarono quelli tenebrosi dello sciamano.
Sorrideva, riusciva ancora a sorridere.
"Grazie."
Perché aveva un viso così sereno?
Tremante, si sollevò, stringendo ancora il corpicino di Nunu.
"Ho bisogno di uscire..." la sua voce era debole.
"Dovresti riposare, lo sciamano ha ragione" consigliò Braum.
Si tolse la pelliccia che la proteggeva dal freddo e mise una gamba fuori dal letto.
"Non ha le forze."
"Hai ragione Udyr, per questo ho bisogno dell´aiuto di qualcuno."
Sejuani la guardava: con quanta facilità si era mostrata debole?
Incontrò il suo sguardo e vide il palmo della mano aperto verso di lei, una crepa arrossata
continuava ad accusarla.
Era un segno di pace?
Si pentiva di quello che aveva fatto, eppure, perché non bastava il rischio di perderla per mettere da parte ogni rivalità?
Tutte quelle persone, entrambi i clan, erano fermi lì, nello spazio tra quelle mani, nell´indecisione delle scelte e nell´indeterminatezza del futuro.
Un alone greve si era posato sopra al corpo di Ashe: la riconobbe bene. Le sue pupille erano diventate molto più profonde: una voragine nera al centro di un oceano blu cobalto. Lì dentro erano racchiuse immagini che avrebbero accompagnato la sua amica per sempre.
"Ho bisogno del tuo aiuto."
Avrebbe voluto urlarlo anche lei, eppure quell´involucro, quella corazza che con fatica si era costruita era difficile da perforare anche dall´interno.
Le strinse la mano e con inaspettata forza, Ashe si tirò verso di lei. I loro nasi erano ad un soffio dal baciarsi. Ora quegli occhi sembravano scavare dentro lo spirito di Sejuani, alla ricerca di qualcosa. Si sentiva minacciata, come se qualcun altro, lontano da Ashe, la stesse cercando, desideroso di catturarla.
Le strinse il polso, e con decisione accompagnò il braccio dietro le sue spalle.
"Volevi uscire, no?"
Prese il lembo della tenda e lo strattonò via.
Era il cielo sereno dopo mesi di piogge, l´azzurro che sovrastava il grigio; era il bianco, puro e brillante, che squarciava le ombre.
I picchi che grattavano le nuvole; le cime che puntavano verso quell´alto insondabile.
Ashe era davvero a casa.
Fece qualche passo avanti: l´aria gelida si aggrappò di nuovo alla sua pelle, in un abbraccio volgare.
"Sai, mi piacerebbe sapere cosa c´è oltre."
Gli occhi di Sejuani si spalancarono; non riuscì a trattenere un sorriso.
"Oltre? Oltre cosa?"
La bocca si allungò anche sul volto di Ashe.
"Oltre i confini del Freljord."
Erano passati tanti anni, troppi.
"Ora sei una Madre Guerriera."
Entrambe continuavano a puntare il loro sguardo verso quelle montagne, quasi fossero l´unico ostacolo che bloccava i loro sogni.
Un sospiro di rassegnazione.
"Non per molto..."
Sejuani si voltò veloce per rintracciare le risposte sul suo viso, ma non ne ebbe il tempo. Vacillante si staccò dal suo corpo e si girò verso la tenda. La nuvola tornò a posarsi, un alone massico si sedimentò sul manto; anche il suo corpo poteva percepirlo: faceva fatica a muoversi, persino a pensare.
"Per quanto vorrei fermare il tempo, per quanto vorrei stare con voi, intorno a un focolare con una gustosa Gorg tra le mani, so che il Vuoto non attende. Il suo arrivo è prossimo. Vi chiedo di ascoltarmi e di ragionare insieme una strategia per fermarlo."
Un occhio corse fuori, a rintracciare quei denti aguzzi. Voleva essere sicura che esistessero ancora. Avrebbe fatto di tutto pur di salvare quelle cime.
"Raccontaci."
Braum la sospinse per le spalle verso il letto.

La notte arrivò rapida, anche lei con la voglia di ascoltare una delle più oscure storie mai narrate. Le fiamme dei falò mostravano ombre spaventate, desiderose di fuggire.
Le dita di Ashe si perdevano nel folto pelo di Gnar che, ignaro e felice, ronfava sulle sue gambe.
Solo due giorni e tutto quello che aveva intorno aveva preso sfumature diverse: ogni essere, lo sapeva, nascondeva dentro di sé, l´essenza della vita che brama di fuoriuscire. Tutti procedevano avanti, tuttavia rimanevano bloccati negli eventi impressionanti del passato.
Un sospiro profondo fu il punto del racconto.
Il crocchiare del legno carbonizzato era metafora di un destino prossimo ad avverarsi.
Erano tutti sconvolti: come poteva essere il contrario?
Come Ashe prima, anche loro adesso si sentivano come balocchi nelle mani di altri.
Tra tutti, lei continuava a guardare Sejuani; aveva paura di perdere di nuovo quel contatto che aveva faticato a ritrovare.
"Mi dispiace."
Adesso non le importava più di cosa gli altri pensassero di lei; aveva sfiorato l´inesistenza e, forse proprio per quello, molte cose le apparivano prive di significato.
"E´ terribile quello che hai vissuto, sei stata davvero coraggiosa."
Braum le si avvicinò, scompigliandole i capelli.
Abbozzò un sorriso.
"Il peggio deve ancora venire."
Tutti abbassarono la testa.
Aveva riferito solo eventi concreti, fatti accaduti e non immaginati da una ragazza moribonda, aveva messo un velo però sul suo ultimo incubo, nonostante quelle visioni parlassero chiaro.
Vide Sejuani stringere i pungi.
"Lissandra" un nome detto a denti stretti.
"Dobbiamo sconfiggere lei."
Stava parlando la rabbia, Ashe lo comprendeva benissimo.
"Andare contro la Regina dei Ghiacci, significa morte certa nelle condizioni attuali."
Schizzi di birra esplosero mentre Gragas borbottava.
"Deve esserci un modo per chiudere quella crepa!"
"Sì, e si chiama Lissandra. Non hai sentito?"
Le sagome nere dietro di loro si dimenavano: dai loro contorni evanescenti uscivano agitazione, tristezza, paura. Qualcosa dentro di Ashe le desiderava.
"Ha appena detto che Lissandra è l´artefice di tutto questo!"
"Ashe ha detto che il Vuoto si è servito della Regina per poter uscire!"
"Ci sacrificherà pur di salvarsi!"
Il cuore batteva forte. Un istinto atroce diventava sempre più affamato e nervoso, mentre davanti agli occhi si dimenava il suo cibo. Cercava di bloccare quel bisogno: non era reale, non era suo.
Il gelo di una lama aguzza le scheggiò la scapola; gli occhi tornano a vedere e si voltarono veloci.
"Cerca di rimanere qui."
Un sussurro nell´orecchio.
Era stato Udyr che, mentre guariva le ferite, le aveva offerto un taglio, il dolore l´aveva ridestata, una pratica che lo sciamano conosceva bene.
Deglutì.
"Dobbiamo andare da Lissandra, sì."
Cercò di riprendere le briglie del discorso.
"Avremo bisogno anche del suo aiuto."
Un pugno sull´asse di legno.
"Ha ucciso le nostre madri!"
Sejuani aveva gli occhi infuocati.
"Lo so, e chissà quante altre cose ha fatto, ma conosce il Vuoto in qualche maniera; per mille e più lune è riuscita a domarlo, è stata testimone dei suoi vari risvegli. Deve essere dalla nostra parte."
"Se ci troviamo in questa situazione è colpa sua!"
Ashe negò con la testa.
"Non si tratta più di colpa, si tratta di responsabilità."
"Smettila di dire fandonie! Grena è stata uccisa da stregoni sotto i suoi ordini!"
L´ombra dietro di lei sembrava allargarsi.
"E´ stata responsabilità di Maalcrom e dei suoi seguaci, oltre che di Lissandra. Se il popolo di mia madre quella sera è stato distrutto è stato anche a causa mia. Io ho deciso di seguire mia madre e lasciare Maalcrom alla guida della gente comune."
"Lissandra ha dato l´ordine! Prenderti le tue colpe non dimezzerà le sue!"
Sejuani continuava a riversare le sue urla verso la voce minuta di Ashe.
"Hai ragione."
Un sospiro volò via.
"Ma dobbiamo parlare con Lissandra."
La ragazza allargò le mani, manifestando un certo malcontento.
"Certo, arriviamo lì con un po´ di Gorg e qualche scheggia di Vero Ghiaccio, giusto per onorarla un po´, e le chiediamo se, gentilmente, ci può consigliare come fermare qualcosa che nemmeno lei sa bloccare. Mi sembra un ottimo piano!"
"Chiederemo udienza?"
Intervenne Braum.
"Non ci riceverà, dobbiamo costringerla ad ascoltarci!"
"Finalmente qualcosa di sensato dalla tua bocca, Ashe! E dimmi un po´, come pensi di fare, bussiamo alla porta?"
"Diciamo di sì."
Una smorfia di disperazione si dipinse sul volto di Sejuani, mentre si abbandonava sullo sgabello, ingoiando la birra in un solo sorso.
"Non ci aprirà, ma se lo farà, sarà solo per gettarci contro quei maledetti stregoni. Non puoi evitarlo, Ashe, e tu lo sai bene... Questa volta dobbiamo scendere in guerra..."
"Gli serviremo il piatto migliore..." disse Ashe, solo Udry però comprese a chi davvero si riferisse.
"Alla fine, tutti prima o poi moriremo; è da stupidi rimanere ancorati sui propri principi."
Olaf che aveva continuato a ruotare le sue asce, adesso mirò verso la Madre degli Avarosani.
"Chi si ostina a non cambiare è il primo che soccombe al cambiamento."
Una stretta al cuore.
"Va bene, ci difenderemo" incrociò gli occhi di tutti.
"Ma io farò di tutto per arrivare a lei, e quando succederà, Lissandra deve essere viva."
Udyr notò con quanta forza strinse i lembi della coperta: non era rabbia, i suoi occhi parlavano chiaramente, era paura.
"E se vincesse lei con i suoi seguaci?"
La voce timida, grave e lontana di Tryndamere bloccò il discorso.
Ashe lo guardò. Da giorni allontanava quel pensiero.
"Sarà la fine per il Freljord."
Era stato Udry a proferire quella sentenza.
"Se posso permettermi, penso che questo non sia il piano migliore."
Poggiò i suoi arnesi.
"Lissandra è forte, nonostante secoli di silenzio; sa che sei riuscita a fuggire e avrà avuto tutto il tempo e l´energia per prepararsi a un tuo attacco. Se nessun esercito di Guardie del Gelo è arrivato dietro te, devi dire grazie al Vuoto che per adesso è il nostro migliore alleato. L´unico motivo che ci può aiutare a creare un´alleanza con Lissandra!"
"Un´alleanza?" urlò subito Sejuani.
"Una tregua? Preferisci questa come parola?"
Il suo sguardo era severo.
"Se voi non riuscite a convincere Lissandra, il conflitto è l´unica risposta, ma non può essere l´unica possibilità per la salvezza del Freljord e dei suoi abitanti."
"Cosa proponi?"
"Dividerci."
"Un piano geniale!" intervenne subito Sejuani.
"Disponiamo di poche forze e la migliore strategia che pensi di offrire è di disperderle!"
Ashe osservava quell´uomo, cercava di sondare le profondità del suo spirito.
"Hai detto voi prima: immagino tu faccia parte del secondo gruppo."
Era ipnotizzata da quello sguardo che sembrava solcare i tempi.
"Vero, semplicemente perché..."
Esitò un attimo e corse a guardare la sua Madre Guerriera; fu in quell´istante che Sejuani comprese. Allargò lo sguardo e sul volto si dipinse la preoccupazione.
"Non è una buona idea! Sai cosa è successo al popolo di Raetha!"
Scattò in piedi.
"Questa guerra non riguarda solo i Freljordiani, ma tutta Runeterra. Ogni regione deve usare tutte le capacità e le risorse che ha per sopravvivere."
"Sarà la distruzione!"
Ashe voltava il suo sguardo, seguito da quello di tutti gli altri, confusi.
"L´ultima volta il clan è stato risparmiato."
"Perché avevo promesso altre guerre, altre uccisioni... altri sacrifici!"
"Manca solo lui."
"Sara l´inizio della fine, lo sai benissimo!"
"Questa volta sarà diverso."
Sejuani continuava ad aggredirlo, spaventata.
"Vuole sacrifici, sacrifici fatti di carne e ossa, vuole il sangue degli sconfitti, di tutti gli sconfitti! Il Vuoto non lascerà niente! Questa è l´unica differenza ed è il motivo per cui non dovresti farlo!"
"No... questa volta con noi abbiamo un antico yordle, un magico yeti e un bambino coraggioso."
Nunu si ridestò dall´ascolto quando vide tutti gli occhi puntati su di lui.
"Io, Gnar, Willump e Nunu saremo la seconda possibilità. Se riusciamo nel nostro intento, il Freljord avrà un´occasione in più di sopravvivere!"
Nunu corse a stringere la mano grande e accogliente di Braum.
"Quale intento?"
Finalmente la domanda che tutti aspettavano.
Lo sciamano incrociò le sue pupille.
"Richiamare il Volibear e tutti gli Ursidi."


--- Note ---

Il capitolo prende notizie da questi due racconti, presenti nel sito di League of Legends.
Per onestà professionale e nel rispetto dei diritti d´autore, vi lascio i  link sotto, ma evitate di leggerli se non desiderate spoiler. Grazie.

https://universe.leagueoflegends.com/it_IT/story/feast-of-the-prophet/
https://universe.leagueoflegends.com/it_IT/story/volibear-color-story/


     


                     





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