FanFiction League Of Legends | La vendetta del Freljord di Night | FanFiction Zone

 

  La vendetta del Freljord

         

 

  

  

  

  

La vendetta del Freljord   (Letta 956 volte)

di Night 

21 capitoli (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Giochi e VideogamesLeague Of Legends

Genere:

Avventura - Fantasy - Suspense - Azione

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Una nuova era 

 


  

Capitolo 21
 “Una nuova era”
 
 
Quindi la morte è più fredda del gelido Freljord?
Ultimi respiri.
 
Una scoscesa barriera di ghiaccio increspò il fondo candido, cristalli luccicanti si disperdevano nel cielo azzurro, trafitti da violenti raggi di sole, subito coperti da vortici di nuvole. Una tempesta avanzava; gli apici degli abeti lontani si laceravano, forati da schegge di ghiaccio violento. Gli alberi si agitavano, desiderosi di strappare le proprie radici e fuggire via, liberarsi dalla morsa di quel rigido vento. Cumuli di neve ruotavano via, come boccioli di cotone.
“Uccidila!”
Gli ordini erano ordini, Trundle lo sapeva bene, soprattutto se a esigerli era la Regina Lissandra.
Correndo, colmo di eccitazione e divertimento, le sue larghe narici furono le prime a urtare quel muro. Con un boato secco, si schiantò a terra.
Non aveva timore delle bufere, i troll sono resistenti quanto rocce.
Indispettito, e incurante dell’ambiente che lo circondava, iniziò a colpire quella parete trasparente con la sua mazza enorme. Ghiaccio contro ghiaccio: fischi di dolore, raschio stridulo, sfregamenti sibilanti.
Il Vero Ghiaccio non avrebbe potuto distruggere ciò che è stato forgiato con l’essenza stessa del Freljord, la sostanza più pura.
Una sagoma preistorica e ancestrale; l’ombra di due ali lunghe e spigolose, offuscò il sole e il cielo. Due zampe arcigne, colme di dure scaglie compatte, strinsero l’estremità accidentata della barriera, sorreggendo un corpo grezzo, frastagliato da spuntoni, squame trasparenti.
Le ali dentellate da aculei ghiacciati, si strinsero gentilmente a quel corpo zigrinato. Due occhi privi di pupille, immersi in un abbagliante oceano, si puntarono su quella che doveva apparire come una creatura sgraziata. Il becco adunco si chiuse, il viso si fece serio.
Nel suo sguardo non vi era traccia di giudizio, solo un grande senso di quiete profonda.
Non attese di avere l’attenzione del troll, con una raffica di vento aggredì i brandelli di pelliccia e la criniera rossastra della creatura, poi, con una sfera bianca, lo avvolse. Il tempo di un istante, poi quel corpo fin troppo robusto si immobilizzò, coperto da una leggera brina appuntita e ardente.
La bufera ancora turbava l’aria, quando una goccia, una magica lacrima, bagnò le labbra violacee di Ashe, distesa con le pupille perse nel cielo, assenti.
Fu un colpo al cuore, un pugno brutale allo sterno, una stretta feroce ai polmoni.
Vomitò aria.
La riconobbe subito, quasi l’avesse sempre conosciuta, quasi avesse passato del tempo con lei.
“Anivia…?”
Lo sguardo, privo di emozione, crepitò lentamente.
Tossì fuori gli ultimi brandelli della morte che l’aveva avuta fin troppo vicina.
Si guardò intorno: un’enorme palizzata bloccava ogni via d’accesso, le nuvole grigie si muovevano a spirale sopra il corpo della fenice. Schegge di ghiaccio le volteggiavano intorno.
Anivia era la divinità che aveva accolto i primi umani, aiutandoli e sostenendoli; aveva forgiato il Vero Ghiaccio, si era sacrificata per quel territorio un’ infinità di volte.
Rappresentava il ciclo vita-morte-vita. Partecipe dell’avvicendarsi di mille civiltà, la morte non poteva accarezzarla.
Il suo arrivo e la sua apparizione venivano visti come segnali di buon auspicio. Eppure Ashe, da sempre amante e curiosa di storie e leggende, sapeva bene che quando l’uovo si schiude, una nuova era si appresta a mostrarsi, portando aiuto per eventi terribili.
“Una grande oscurità si sta avvicinando, qualcosa di antico si muove, ma il Freljord si risveglia.”
La sua voce sembrava giungere lontana, come un eco dolce e nitido.
La ragazza, ancora incredula, spinse sui gomiti per alzarsi.
“La tua freccia sarà la chiave. Un ciclo si chiude quando un altro è pronto ad aprirsi. Trova la pace in te, poi porta la bufera.”
Sopravvissuta ad un viaggio senza ritorno, Ashe era esausta. La schiena tremante urlava, tutto il suo corpo era debole. Il suo umore era rimasto nell’Abisso. Chi incontra il Vuoto non è più lo stesso. Non vedeva più nessuna direzione, quasi il suo animo si fosse macchiato, contagiato da un’oscura malattia. Ad ogni passo incontrava solo ostacoli.
Strinse le dita.
Voleva solo riposare, voleva solo che il tempo si fermasse almeno per un giorno, il tempo di tornare a respirare.
Il peso delle responsabilità, di tutte quelle vite solo sulle sue esili spalle.
Diede un pugno sulla neve, voleva liberarsi di quel macigno che sedeva sopra il suo cuore.
“Anivia…” si fece coraggio “Perché non fate niente?”
La fenice parve sorpresa.
“Voi divinità conoscete il Vuoto, perché non lo fermate?”
La ragazza le rivolse uno sguardo carico di rabbia.
“Da quando Kindred mi ha chiamata, non faccio altro che seguire le strade che voi mi aprite, le vostre indicazioni, per cosa?”
Anche se la schiena implorava riposo, la ragazza si fece forza e, poggiandosi prima sulle ginocchia, riuscì ad alzarsi. Anche in quell’istante, non avrebbe piegato la testa, non avrebbe servito nessuno.
L’uccello non si scompose.
“Il tempo delle divinità si sta concludendo, Ashe.”
Il suo verso, quella voce minuta, non era adirata, offesa. Era calma.
“Noi siamo la maschera dei valori e della morale; cosa succederebbe se ogni essere potesse accoglierli nel proprio spirito?”
La fenice, continuava a fissarla, senza metterla alla prova.
“Solo i nostri simulacri verrebbero ricordarti, in onore del tempo passato, del nostro aiuto.”
La bufera continuava a strillare intorno.
“Una nuova era è pronta a mostrarsi. Un’epoca dove l’unione è la forza, l’equilibro tra morte e vita scandisce il tempo dell’esistenza, dove l’essenza è la più grande delle ricchezze. Il dolore sarà lo strumento per far sbocciare la crisalide che, di volta in volta, verrà a stringersi al corpo dell’anima. Ciò che rimarrà sarà solo energia.”
Lei tremò sulle gambe, ma riuscì a restare in piedi, ancorata al suo arco.
“Ogni divinità sopravvive se l’uomo che la venera ha bisogno dei suoi insegnamenti, di una guida, di un aiuto. Il nostro eco resterà ancora per eoni, ma lentamente andrà svanendo per lasciare spazio al semplice fluire dell’essenzialità.”
La guardò, forse un lieve velo di tenerezza.
“Runeterra sta correndo lungo la spirale della sua esistenza; noi come suoi componenti ne sanciamo i movimenti verso una traiettoria già segnata. Il Vuoto, ciò che è fuori dalla spirale, ha iniziato a muoversi, liberato dalle catene indistruttibili. Tutti siamo legati al centro dell’essenza, se questo venisse sottratto, spostato, custodito così tanto da perdere il suo valore, anche noi, tutti, inizieremmo ad appassire; il movimento ciclico tenderebbe a spegnersi, la spirale svanirebbe nella non esistenza. Siamo tutti passeggeri di questo viaggio, cellule di questo organismo, gli uomini come i figli del gelo, i troll come la tundra intera, le divinità come ogni cucciolo. Nessun gerarchia, nessun privilegio.”
Riprese fiato, accomodando meglio le ali intorno al dorso.
“Hai fatto delle scelte, Ashe. Tutti le stanno facendo. Non tocca te compatire o giudicare quelle degli altri così come le tue. Agisci, ma liberati dall’azione, dal suo risultato, dalle aspettative. 
Ognuno disegna la propria vita.”
In quei discorsi non c’erano intrighi, obblighi, servilismo. Quelle parole sembravano risuonare con la parte più primordiale. Come un segreto che teniamo così nascosto da perderlo al nostro interno, da dimenticarlo. Quando poi viene illuminato, il nostro stupore non è grande, siamo consapevoli di averlo avuto sempre dentro di noi.
“Agisci spinta dalla tua essenza e sarai libera.”
Lo sguardo di Ashe sembrava essersi vivificato, nutrito da quelle frasi. Sentiva come se le avessero dato il permesso di essere davvero ciò che era, o forse, era stata lei stessa a ricordarsi che poteva essere esattamente chi era. Si avvinghiò di più all’arco.
Dopo giorni, finalmente chiuse gli occhi e al centro della bufera, respirò.
La nebulosa oscura che gravitava intorno al suo nucleo, lentamente iniziò a dipanarsi.
Con calma, apriva i palmi, lasciando andar via tutti quei pesi che lei stessa si era stretta ai polsi con robuste catene; divennero farfalle leggiadre, uccelli leggeri, stelle brillanti nel suo cielo. Non qualcosa da difendere, ma qualcosa da cui prendere coraggio, forza, energia.
Un nuovo sguardo.
“Come si affronta la paura?”
“Accettandola.”
La risposta arrivò come un lampo, quasi Anvia attendesse di poterla proferire.
“Non fuggire, diventa un’alchimista, trasformala.”
Ashe parve contrariata, troppo semplice per un quesito così vasto, eppure ormai conosceva bene la parsimonia delle divinità.
La criofenice vedeva l’aurora colorare il cielo di quella ragazza, eppure la notte ancora regnava nel suo spirito.
“Ascoltami.”
La sfumatura di dolcezza della sua voce sembrò accarezzarle le guance rosate.
“Tendi una mano.”
Un palmo vibrante di una mano graffiata e indurita; sembrava vergognarsi al suo cospetto, farsi piccolo.
Un fiocco di neve, libero dalle ali della fenice, si stese su quello strato di carne. Era esile, inoffensivo.
“Cosa rende un fiocco di neve diverso da tutti gli altri?”
Ashe lo guardò, con la speranza che quella figura geometrica, artisticamente formata, potesse suggerirle la risposta.
“Nulla.”
La fenice rispose subito.
Altri gocce bianche si dissolsero nel cielo.
“Tutti sono diversi e quindi uguali.”
Ashe distolse la mano.
“Tu non sei diversa da nessun’altro; sei uguale a tutti.”
Quello che poteva apparire come un’offesa, per Ashe fu una liberazione. Da anni combatteva con quel vestito che altri le avevano cucito addosso: la reincarnazione di Avarosa, colei che può riunire il Freljord, l’unica che può fare qualcosa… Finalmente, conosceva quella realtà; quello che era riuscita a fare era nelle possibilità di tutti.
“Perché sei venuta da me, allora?”
“Perché le tue scelte si sono intrecciate con le mie.”
Non era più una questione di destino, era lei, era stata sempre lei a decidere per la sua strada.
Con le gambe stremate, cadde in ginocchio. Lacrime solcavano il viso, appoggiò la testa a quell’arco curvo che da anni ormai era il suo sostegno.
La fenice non si impietosì, rimase indifferente.
“Un giorno una ragazza salvò un falco, conosci questa storia?”
Ashe si asciugò le lacrime, e scosse la testa.
“Aveva litigato con sua sorella, entrambe avevano agito male nei confronti dell’altra. Lei poi era fuggita, perdendosi nella tundra. Per mesi, vivo dentro di lei, dimorava il rancore, la rabbia verso un destino che sentiva di non poter cambiare; più giorni passavano, più diventava impossibile chiedere scusa e perdonare. Il tempo ingigantisce il rimorso.
Mentre cacciava, vide un lupo zannabrina intento a catturare un falco. Era disarmata, qualche pietra appuntita; le strilla della preda sembravano aver parole. Ulla, così si chiamava, conosceva bene i cicli dell’esistenza: se da una parte c’è vita dall’altra deve esserci morte. Nessuna domanda, solo impulso. Riuscì a far fuggire il lupo, so che puoi comprendere la difficoltà, e liberò l’uccello. Il lupo aveva cuccioli affamati, alcuni di loro morirono; il falco crebbe tutti i suoi cuccioli. Dove risiede il giusto e lo sbagliato? Questo confine che a priori vuoi umani scegliete di iscrivere in azioni? Nell’essenza non esistono divisioni, qualcosa in più o qualcosa in meno; esiste la pura energia. Non serve altro.”
“Che ne è stato della ragazza?”
Anivia parve alzare lo sguardo verso il cielo.
“Vola nel vento.”
Una brezza sussurrò tra le fessure di quelle piume di ghiaccio, quasi fosse una dolce carezza.
“Quali sono le tue scelte?”
Anivia si ricompose; quella parentesi doveva ancora riscaldarle il cuore.
“Condurre qui chi vuole trovarti.”
Sgranò gli occhi e parve agitarsi.
“Chi?”
La fenice evitò la domanda, catturata da un gorgoglio lontano.
“Ashe, il mio cuore, la mia essenza è legata al Freljord. Sono disposta a dare mille vite per questo luogo. Eppure non basto io, Runeterra ha perso la sue essenze e tutti gli intrecci che si diramano da loro. Il Vuoto oscura i cieli di ogni essere. Io ti sosterrò nel buio dell’abisso, quando le luci delle stelle sembreranno lontane. Illuminerò il tuo cammino, ma tu trova la pace.”
Ashe era confusa.
Il becco si volse a destra, captando rumori molto lontani.
“Arrivano.”
“Chi?”
Cercò di impugnare una freccia.
Anivia allargò le sue ali, con forza si sollevò in cielo.
“Vedo come guardi le montagne, mia dolce ragazza. Arriverà il giorno in cui volerai anche tu nel vento, una volta accolta l’ultima paura di voi creature.”
Spiccò il volo e si perse nella tempesta pronta a svanire con lei.
La barriera si sbriciolò.
Il suono di un flauto, una melodia conosciuta, fu la prima cosa che le giunse, poi versi gutturali, cavernosi ma familiari.
“Shagdovala!"
Un’imponente creatura dal manto resina e cobalto, dalle possenti zampe anteriori, fauci larghe con due zanne sporgenti e intimidatorie, si levò da quel ghiaccio in frantumi, quasi cantando a squarciagola, con ruggiti e ringhi. Ashe, spaventata, incoccò una freccia puntando tremolante verso quel grosso ammasso di pelo.
Un teschio a forma di corvo, minuscolo, incastrato tra le ampie orecchie dentellate, la trattenne, poi, un piccolo uomo si lanciò sopra di lei.
Caddero a terra, tra sbuffi di neve.
“Ashe, abbiamo fatto in tempo!”
Si tolse il fango nevoso dalla fronte, il momento giusto per vedere quel grosso orsone, rimpicciolirsi, stringersi e tornare ad essere un piccolo yordle euforico, pronto a saltare sulle sue gambe.
“Gnar?”
La ragazza si voltò, aveva riconosciuto la voce.
“Nunu?”
Andava oltre la sua immaginazione.
“Ashe non andare da Lissandra!”
Nunu era un fiume in piena, accompagnato dai suoni strani del suo nuovo amico.
“Lo sciamano mi ha aiutato a scappare. Willump è ancora lì!”
“Okano! Reeshoova!”
“Tryndamere ci aveva detto di scappare!”
“Shagdovala!”
“Per poco non abbiamo preso Sejuani con una palla di neve!”
“Ahanga!”
“Poi boooom; fortissimo!”
“Onna legga.”
“Poi Gnar!”
“Gnar Gada!”
Lo yordle si portò un artiglio verso il petto.
“Poi abbiamo visto l’uccello. Non andare da Lissandra ti farà del male!”
Ashe li prese entrambi e li abbracciò.
Un bagliore caldo divampò nel suo cuore, era forte, inteso, sciolse il ghiaccio e fece scivolare lacrime. Li stringeva forti, quasi si aggrappasse a loro per restare viva, per ritrovare la stabilità.
I due cuccioli sorridevano, impacciati e contenti.
“Sono felice di rivedervi!”
Le era ignaro come quei due esserini fossero riusciti a trovarsi, a capirsi, ma forse bastava la purezza per intendersi. Tutto le appariva confuso, ma non aveva importanza, era a casa.
Il crepitio del ghiaccio che si rompe, da lontano, lamenti di dolore e rabbia del troll. Anivia l’aveva congelato, ma non lo avrebbe mai ucciso.
“Dobbiamo tornare al villaggio!”
Cercò di alzarsi, per riprendere il cammino, ma le sua caviglie tremarono.
L’angoscia tornò a farle capolino.
Ashe volse lo sguardo in alto, sperando nell’aiuto della fenice.
Una suono melodioso accompagnò l’immersione di un raggio di sole tra le nuvole sfilacciate dalla bufera. Sembrò che i fiocchi di neve calmassero la loro discesa e voltegiassero nell’aria, sospinti da quei suoni.
Era Nunu e il suo flauto, Svellsongur come era solito chiamarlo.
Il suo spirito si placò, quell’ombra scura svanì immediatamente, un bagliore tiepido sembrò avvolgere l’intero Freljord. Sentì il corpo distendersi.
Gnar saltava elettrizzato fin quando, quasi evolvendo, si ingrandì di nuovo, tornando ad essere quel famelico orso preistorico. Era calmo; Nunu con la sua melodia sembrava aiutarlo, sorreggerlo, tranquillizzarlo.
Ashe era incredula.
“Giochiamo con Mega Gnar!”
Usando l’arco come un bastone, Ashe si aggrappò a quel folto pelo brunastro.
Con grezzi balzi, Gnar partì, ringhiando, spaventando chi osava inseguirli.
Ashe si stringeva con le braccia.
Stavano tornando a casa; lì avrebbe trovato altre problematiche, ma adesso le teneva fuori, cullata e rasserenata dalle melodie che Nunu suonava.
Le sue montagne si mostrarono.
Il suo spirito riprendeva vigore.
Ad ogni passo si sentiva sempre più forte.
Dall’alto, un falco niveo illuminava il sentiero.
Una nuova era stava sorgendo.




--- Avviso della scrittrice ---

Con questo capitolo si chiude la seconda parte della storia. Mi prenderò un paio di settimane, per poi tornare a pubblicare il 17 Dicembre (sperando di allietarvi durante le vacanza natalizie!). Spero la storia vi stia intrigrando e appassionando.
Siate liberi di commentare pure, sono felice di leggervi.



     


                     





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