FanFiction League Of Legends | La vendetta del Freljord di Night | FanFiction Zone

 

  La vendetta del Freljord

         

 

  

  

  

  

La vendetta del Freljord   (Letta 564 volte)

di Night 

14 capitoli (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Giochi e VideogamesLeague Of Legends

Genere:

Avventura - Fantasy - Suspense - Azione

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Fiume Nero 

 


  

Capitolo 12
 “Fiume nero”
 
Tinte crepuscolari ad oriente.
Tetre ombre e figure nere si fondevano tra loro, antitesi della gelida neve pallida intorno; voci e stridii si immergevano nel manto bianco.
Ashe attendeva dietro una duna platino, avvolta dalla sua cappa.
 “…da questa parte!”
Corpi esili stretti in lunghi mantelli color carbone, spalle larghe e spigolose, elmi dalle sagome biforcute, slittavano rigidi vicini a quello che rimaneva della cupola di Ornn. Si guardarono intorno, restando duri nella loro forma, fin troppo rettilinea.
“Non c’è nessuno…”
“Sarà fuggito!”
“Non può essere andato molto lontano!”
La loro voce era aspra, spigolosa e ruvida. I copricapi a due corna cingevano volti allungati,  mascherando gli occhi e mettendo in risalto labbra antracite triangolari, dove le parole fuoriuscivano come serpenti.
“La nostra Signora l’avrà già intercettato e in un attimo sarà morto!”
Con il fiato sospeso, Ashe aveva il suo obiettivo.
Parte del liquido verdastro della boccetta corse lungo la gola, un’ombra nera l’avvolse; iniziò ad allungarsi, a stringersi dentro un corpo non suo. Al posto del suo cappuccio, una struttura pesante e dura si allungò a destra e a sinistra. Il suo viso si spinse verso il basso, aguzzi denti avorio emersero nella cavità maleodorante. Le articolazioni si corrodevano ad ogni movimento, giunture e dischi erano così tanto usurati da sminuzzare le ossa tra loro.
Il pulviscolo si confuse con l’aria fredda.
Ora era una Guardia del Gelo.
Quello che si sentiva addosso era un semplice simulacro, un involucro, poteva percepire ancora l’arco che sbatteva contro la sua schiena: era al sicuro.
Si guardò le mani: lunghe dita eburnee puntellate da unghie nere, secche, quasi fossero rami bruciati. Rabbrividì per un istante.
“Avete trovato l’intruso?”  arrivò un altro di loro, a capo di un avamposto. Era il momento migliore, uscì dall’ammasso che la proteggeva.
Minacciosi nasi appuntiti mirarono verso di lei: si sentì scoperta.
Ingoiò.
“Qui non c’è nessuno…” si apprestò a dire, rimanendo immobile nella sua forma.
Bastò questo, divenne una di loro.
Oltre le mura, la fortezza si ergeva grezza contro un cielo inabissato nell’alba. Gli spuntoni di ghiaccio si scagliavano minacciosi contro quel manto amaranto, quasi con l’intento di tenerlo lontano. Torri luminose aprivano la strada, capostipiti di un massiccio ponte ferroso; il vento sferzava gelido sopra di esso, solo il suo strillo graffiava le pareti, tra le profonde crepe sottostanti. Nessun animale osava spingersi fino all’estremo nord; con orrendi crepitii, anche il tempo era stato congelato.
Erano piccole schegge che camminavano verso il solido portale di metallo. Da lì, un via vai di uomini entrava e usciva, uno la copia dell’altro.
Ashe si tranquillizzò dentro la sua forma.
Oltre il ponte, la profondità la attraeva a sé: una curiosità mista a rischio, la spingeva a scoprire cosa si celasse nella faglia oscura.
La marcia del gruppo però, non ammetteva sincopi.
Il portone, con estrema lentezza, iniziò a muoversi.
Trattenne il respiro: per la prima volta entrava nella casa dell’ultima delle Tre Sorelle.
Per quanto esitasse ancora ad appassionarsi alla loro storia, ricordava quanto sua Madre fosse fedele a loro. Nella sua mente riemersero le frammentarie storie che le narrava: la loro forza, il loro coraggio, il loro sacrificio, la loro sapienza. Avarosa, Serylda e l’ultima sopravvissuta Lissandra: le tre regine che avevano salvato il Freljord dalla distruzione.
“Se non fosse stato per loro, bimba mia, adesso non saremmo qui a raccontarci queste storie!”
A Grena, sua madre, brillavano gli occhi sotto le fiamme guizzanti del focolare.
Non poteva saperlo a quei tempi, di certo avrebbe cercato di arrestare quell’ossessione; avrebbe evitato così la sua morte, quella di molti compagni di sangue e Figli del Gelo, e la sconfitta di zia Helnr.
L’arco colpiva regolarmente la sua schiena: tutto per lui!
“Avarosa, amava i suoi Figli del Gelo!” continuava a ripetere, ad ogni celebrazione, inchinandosi e distillando lacrime timide.
“Anche quando si è sacrificata, si è preoccupata di permettere loro l’eternità!”
Strinse i pugni.
Destino e leggende: si può combattere contro di voi?
“Il suo trono! La sua gloria!”
Ashe ricordava ancora con che fierezza e commozione i suoi occhi incontravano lo sguardo severo della statua di ghiaccio a Rakelstake.
Lei non era mai riuscita a scrutare oltre quella superficie gelata, per anni si era rimproverata, per anni aveva pensato di non essere la sua vera reincarnazione. L’arco di Ashe, l’unica eredità di Avarosa, aderiva al suo corpo: basta una curva levigata a far svanire il suo scetticismo, le sue colpe?
No; altro peso gravava su di lei.
L’ombra della Cittadella li sommerse, il confine fu oltrepassato.
L’oscurità governava anche sulle opache luci blu da frammenti di Vero Ghiaccio incastonati su pinnacoli neri; bastavano piccoli detriti per illuminare il più scuro degli androni.
Mura e archi si innalzavano rigogliosi verso un soffitto immerso nel buio, costituiti da pietra nera, la più antica e resistente del Freljord, saldata e indurita nelle cineree miniere di Langhus, ambito bottino di Noxus: erano inscalfibili.
Porte di ferro, saldamente chiuse con cerniere arcaiche, scoraggiavano la loro apertura.
Il tetro silenzio che ci si aspettava di sentire da secoli di venerazione e segreti, veniva frantumato da un fastidioso tramestio.
Le Guardie si aggiravano confuse tra anfratti e corridoi, incerte sulla propria direzione e sul proprio scopo.
“Ma quale?”
“Uno dei centrali mi hanno detto!”
Voci asprigne le giungevano spezzate all’orecchio.
“Un prescelto è stato sottomesso!”
“Non è possibile che la Runa si sia sciolta!”
“Halla e Sigvar sono riusciti a tornare!”
“La Signora saprà come agire.”
“I due sono tornati distrutti, la loro anima sarà sicuramente corrotta! Dobbiamo abbatterli!”
Ashe cercava di legare i fili di quella matassa: preoccupazione, agitazione e paura erano le uniche cose che percepiva da quelle parole.
Non era di lei e del suo arrivo che si parlava; qualcosa di più terribile era accaduto.
Opera del Vuoto?
Non aveva tempo da perdere, approfittò di quella confusione cercando di seguire le varie correnti di uomini. Doveva trovare la Biblioteca.
In quel labirinto nero, cercava indizi, cartelli, qualsiasi cosa che le potesse suggerire la strada da prendere; continuava ad affidarsi alle ondate dei seguaci di Lissandra: da qualche parte dovevano pur andare.
“Chi saranno i prescelti adesso?”
Ad ogni voce, Ashe intercettava lo sguardo.
Non c’erano donne, né bambini, ed era incerta anche dell’umanità delle Guardie, erano fin troppo simili tra loro.
Erano esseri cosparsi di magia oscura che evaporava dai loro contorni, un fumo nero che si depositava sul pavimento, creando un silenzioso fiume luttuoso.
Era difficile stimare il loro numero, impossibile quantificare quella massa uniforme.
“La nostra Signora saprà fare la scelta giusta!”
Quanta cieca adorazione!
Aveva l’impressione di girare senza direzione; ad ogni curva, la paura che l’effetto della pozione svanisse, la preoccupava.
“La Sala delle Udienze sarà piena oggi!”
“E’ da tanto tempo che la nostra Signora non si mostra!”
Bene, adesso almeno sapeva verso quale direzione erano diretti i guardiani.
Con un grande coraggio, si distaccò dal flusso.
Una barca che si arena su una riva fuliggine.
Immediatamente si sentì isolata, vulnerabile. Prevedeva la reazione di qualcuno di loro, eppure, intenti nella loro occupazione e nella loro trepidazione, o forse per via del rigido richiamo della loro Regina, nessuno si accorse del suo abbandono.
Quello era davvero il momento migliore per infilarsi nella Fortezza.
Confidando nel suo istinto, si inerpicò su scale curve e stradine senza luce. Il dedalo di passaggi era impervio; l’assenza di statue, di sculture o armature, rendeva ogni passaggio identico a quello appena lasciato.
In tutto quel vorticare si ritrovò nell’atrio centrale, dove ancora il flusso delle Guardie non accennava a diminuire; sembrava che girassero intorno ad una circonferenza.
Come poteva trovare la biblioteca?
Ispezionò il vestibolo, alla ricerca di qualche cartello o indicazione, ma niente, ogni entrata era uguale, ogni strada interminabile.
Maledetto Kindred! Come un lampo, gli tornò in mente la loro ultima conversazione.
“Dove si trova la biblioteca esattamente?”
“Non lo sappiamo, devi riuscire a trovarla da sola.”
“Se è così importante come dite, anche questa sarà custodita e protetta al massimo!”
In tutta quella massa informe, ecco che punti saldi si rivelavano rigidi. Erano Guardie anche loro, ma non correvano, erano ferme, con lunghe lance alla cui estremità, piccole scaglie di Vero Ghiaccio illuminavano le strade.
Che sciocca a non averle viste prima.
Lissandra era abile e potente, di certo non avrebbe lasciato incustodita la Biblioteca, centro del sapere; la sua preoccupazione sarebbe anzi aumentata, ora che un intruso era riuscito ad atterrare lungo le mura della sua fortezza.
Sorrise dentro di sé; ancora una volta era quell’essenza gelata ad aiutarla.
Iniziò a seguire quelle stelle zaffiro nell’oscurità.
Si immerse nel flusso, fin quando non lo vide spingersi a destra, fluente e più energico: erano approdati al suo mare, la sala dove tutti attendevano le decisioni di Lissandra.
Era grande, enorme, trafitta da travi di ferro e pietre aguzze, e colma di colonne spigolose. Intorno, un blu opaco regnava sovrano, confondendosi con il nero magico che risaliva dal terreno e l’agglomerato scuro delle Guardie del Gelo, già ammassate. Nessuna seduta, né un barile dove potersi riposare, solo al centro, monarca, vi era il trono modellato che si confondeva con i pilastri che pugnalavano il salone; incavato al suo interno, l’essenza del Freljord, la pietra cobalto, sembrava pulsare, ribellandosi a quella gabbia famelica. Una scalinata breve e nitida, accompagnava gli sguardi verso il dominio.
Ashe non sarebbe entrata, non era quella la sua foce.
I frammenti di Vero Ghiaccio sulle aste continuavano nel lungo tragitto a sinistra, perdendosi nell’oscurità.
Avrebbe dovuto distaccarsi dal flusso di nuovo; questa volta, però, sarebbe stata intercettata di sicuro. Tutti erano diretti al salone dell’udienza. I gendarmi erano immobili, ma, lo sapeva, sarebbero accorsi subito verso di lei, per spingerla nella direzione giusta o, nella peggiore delle ipotesi, per condurla a morte certa.
Una setosa ombra sembrò accarezzarle le gambe.
La pozione stava finendo!
Abbassò lo sguardo: il rigido mantello nero stava evaporando come cenere al vento, mostrando gli umili stivali e l’estremità del suo velo, con le bordature dorate.
Adesso poteva percepire quella magia oscura che saliva del terreno, sembrava avvinghiarsi alle sue gambe e insinuarsi lungo tutto il suo corpo.
Si sbagliava: le Guardie del Gelo erano solo mestoli che faceva volteggiare quella nebbia; questa risaliva dall’abisso, si insinuava tra le fessure delle rocce e vi si depositava sopra.
Rabbrividì.
Il bivio era imminente!
Ebbe un’idea.
Con decisione si accovacciò a terra; l’aveva visto fare molte volte da Nunu con l’intento di far cadere quel ammasso di pelo bianco che giocava con lui a “fuggi o ti prendo”. La massa, impacciata e maldestra, in un attimo si avvolse su se stessa; l’effetto valanga si propagò per tutto il corridoio.
Era il momento migliore. Acquattandosi al pavimento, usando il ruscello fumoso come manto, strisciò sperando di non essere vista; nel frattempo, il suo corpo ritornava alla sua forma. Il suo arco, luminescente, l’avrebbe fatta scoprire, per questo cercò di essere veloce.
I gendarmi ai lati, corsero a frenare quel mucchio informe accartocciato. Stretti e intricati tra loro, facevano fatica a rialzarsi e ritrovare la compostezza. La vergogna impacciava i loro movimenti.
Ashe, spingendosi con i gomiti e con i polsi e senza alzare mai la testa, continuava a strisciare rapida; la magia oscura, mossa da tutta quella baraonda, sembrava salire verso l’alto, nascondendola al meglio.
Un soffio d’aria le sfrecciò sul viso, con un briciolo di timore e con la coda dell’occhio, guardò intorno: le guardie avevano perso la loro posizione e, alla sua destra, una gigantesca porta socchiusa troneggiava maestosa. Era la biblioteca, ne era sicura.
L’ultimo sforzo e il silenzio la inghiottì.
Come aveva immaginato, nessuno si aggirava tra quegli scaffali tanto alti da sembrare le colonne portanti della stanza.
Si sentiva piccola al loro cospetto; un misero fiocco di neve all’interno della tempesta di storia che era racchiusa in quella cupola opaca.
Aveva ripreso le sue sembianze, ne era felice.
L’odore dei fogli umidi era ovunque. Con delicatezza accompagnò le mani lungo le copertine grandi e rigide. Un ordine meticoloso regnava sovrano tra quei libri stretti tra loro. Indagò intorno con lo sguardo: antichi artefatti erano appesi alle pareti; manufatti dalle strane forme che si mostravano orgogliosi sugli scaffali, alcuni cosparsi di scritte runiche, altri decorati con immagini e astrusi pittogrammi.
Ashe era commossa.
Un piccolo frammento nell’eterno passato.
Quanti saperi erano racchiusi lì dentro; aveva le vertigini al solo pensiero.
Cercò di scrutare i titoli: “L’arte della padronanza”, “Il Valoran: storie, tradizioni e mitologia”, “Le geometrie elementari del Vero Ghiaccio”, “Artefatti e Magia”…
Tra aperture e stretti cunicoli, iniziò a immergersi.
Il cuore le batteva a mille.
Una lacrima fece capolino sul suo viso; l’emozione le stringeva il cuore.
“Dobbiamo sbrigarci!”
Due Guardie del Gelo, attraversarono la lunga via di scaffali.
Le loro ombre camminavano più rapide di loro e sembravano voler arrivare da lei.
Non poteva scappare, il suo arco era la polare dell’universo.
Pensò alla pozione, no non c’era tempo!
Guardò in alto e iniziò ad arrampicarsi; gli alberi della tundra, ghiacciati e scivolosi, erano stati grandi e severi insegnati.
I due passarono incuranti, troppo preoccupati del loro servilismo.
Per quanto avrebbe voluto restare lì, immergendosi tra fogli e sapienze, non poteva trattenersi oltre.
Quello che cercava non poteva essere in bella mostra; dall’alto, in quel labirinto di vie, notò un sottile arco con una porta ben blindata.
Era minuta, stretta e attraversata da diverse catene.
Ashe sorrise, le sembrava fin troppo semplice. Con una freccia ruppe i lucchetti. Era perplessa: era estrema fiducia o estremo dominio?
Non aveva tempo per ragionarci, doveva fidarsi della buona sorte.
La stanza era minuta, impossibile che una Guardia del Gelo potesse starci comoda. Gli scaffali erano bassi, ad altezza uomo, i libri avevano lasciato il posto a grandi fascicoli disordinati, dove fogli e frammenti di carta straripavano come geyser.
Ashe si fece luce con una freccia. Con un semplice fascio ceruleo, in poco tempo riuscì a perlustrare tutta la libreria: carte, raccoglitori e una scrivania con calamaio e penne azzurre di Lamabecchi demaciani.
Era quello il luogo giusto, qui avrebbe potuto scoprire i segreti del Vuoto e trovare un modo per combatterlo.
I fascicoli non avevano titoli, ma solo rune illeggibili, provenienti dall’antico freljordiano o qualche lingua troppo remota perché lei potesse conoscerla.
Quale prendere?
Chiuse gli occhi; si era sempre affidata al suo istinto, non avrebbe fatto eccezioni.
Con sicurezza afferrò un raccoglitore e lo trascinò a lei.
Lo aprì e un flusso di polvere si liberò nell’aria.





--- Importante ---
In questo capitolo, e nei successivi, sono presenti nomi, personaggi ed eventi tratti sia dal fumetto su Ashe, creato dalla Marvel, "Ashe: Madre Guerriera", che nel racconto "L´Occhio nell´Abisso", di Anthony Reynolds.


https://universe.leagueoflegends.com/it_IT/comic/ashewarmother 
https://universe.leagueoflegends.com/it_IT/story/the-eye-in-the-abyss/ 

     


                     





E' possibile inserire un nuovo commento solo dopo aver effettuato il Login al sito.