FanFiction City Hunter | Eternamente ora di Maggiechan_75 | FanFiction Zone

 

  Eternamente ora

         

 

  

  

  

  

Eternamente ora   (Letta 403 volte)

di Maggiechan_75 

3 capitoli (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 16 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaCity Hunter

Genere:

Introspettivo - Drammatico

Annotazioni:

What If

Protagonisti:

Ryo Saeba - Kaori Makimura

Coppie:

Ryo Saeba/Kaori Makimura (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Paure 

 


  

Questa sera voglio indossare l’abito che è così importante per me e per lui.
Quello che abbiamo perso durante l’uragano.
Quello che Ryo ha voluto far ricreare da Eriko.

Lo ha fatto perché sapeva che per me era così importante.

Lui che non sa nemmeno abbinare un vestito alle calze.
Lui che di moda non capisce nulla.
Lui per me ha passato ore ed ore a ricercare quel blu, dello stesso colore dell’oceano, quello del mio vestito preferito.

L’originale me lo regalò cinque anni fa, il giorno dopo che mi chiese di sposarlo.
Al ricordo arrossisco per l’emozione chissà se te ne sei accorta.

Mi aveva invitato al mio ristorante preferito, quello Libanese.
Era tutto perfetto, là a Tegucigalpa.

Quella sera mi ha fatto sentire così bella, così desiderata, così speciale.
Quella sera mi ha corteggiato come se fossimo due persone normali. Un uomo e una donna come tanti altri.
Quella sera, una bellissima donna stava cantando Without You suoi occhi non la calcolarono.

Quella canzone ha accompagnato i nostri momenti più importanti. Il nostro primo bacio, la nostra prima volta. Era presente anche quel giorno, quando gli dissi addio.

Era così cambiato, le altre donne non lo interessavano più. Da quando si era dichiarato e mi aveva baciato per la prima volta esistevo solo io. Era così cambiato.

Per me!
Lo aveva fatto per me!

Ed io?

Anche io credevo di averlo fatto.

Ero cambiata sì, ma lo avevo fatto solo nella “scorza”.

Avevo cambiato radicalmente il mio aspetto, ma dentro probabilmente ero rimasta la sua “sugar boy”. La ragazzina cocciuta che credeva di riuscire a cambiare il mondo, pensando che fosse il mondo a doversi adattare a lei.

Quella sera mi aveva preso la mano, i suoi occhi leggermente inumiditi per l’emozione, tremarono davanti alla luce della candela.

Quella sera mi chiese ciò che ogni donna sogna da tutta una vita.

Mi vuoi sposare?”

Quel gesto, quella domanda significava tanto per lui quanto per me.
Quel gesto mi ha fatto sentire una donna, una donna come tante altre.
Quella che in quegli anni stavo cercando.

E lui lo sapeva. Sapeva quanto per me significasse vivere una vita normale.
Quanto era importante per me.
Quello che non aveva capito era il fatto che ancora io non me la sentivo.

Il mio cuore voleva dire “sì”.
Ma dalla mia bocca uscì una risposta dettata dalla paura, dal terrore di essere una famiglia.

no, io non voglio

Quella sera avevo capito che non ero dopo tutto maturata come credevo.

Avevo ancora paura.
Paura di soffrire.

In tre anni non ero cambiata per nulla.
Mi vergognai e scappai da lui.
Mi rifugiai nell’auto blindata che ci aveva accompagnato.
Stavo scappando!
Avevo chiuso le porte al mondo, compreso lui!

Quella sera lui era pronto a diventare padre ed essere una famiglia.
Era pronto a stravolgere nuovamente la sua vita!
Ma io non lo ero.

Non me la sentivo ancora!
Non me la sentivo nemmeno sei anni prima.

Quella notte fu lui a dirmi no!
Quella notte non voleva ascoltarmi.
Quella notte così difficile e delicata, non voleva starmi vicino.
Quella notte mi sono sentita per la prima volta rifiutata da lui.

Quella notte lui non aveva capito!
Non aveva capito quanto disperatamente avessi bisogno di parlare.
Non aveva capito quanto era importante che io mi confidassi con lui.
No! Non lo aveva capito.

Quella notte non avevamo capito!
Quella notte nessuno dei due ha rispettato l’altro!
Nessuno dei due ha ascoltato l’altro.
Io non avevo ascoltato i suoi silenzi e lui non aveva ascoltato le mie parole.
Quella notte mi sono sentita così ferita.
Qualcosa si era spezzato.
Quella terribile notte mi sono resa conto che non ero pronta a diventare madre.

Quella terribile notte avevo paura di rimanere sola, completamente sola come lo era diventata Eriko.

Quel giorno ero con lei quando aveva sepolto suo marito.
Quel giorno ero con lei quando aveva sepolto il padre di suo figlio.
Quel giorno Ryo mi è stato così vicino, mi aveva così aiutato con Eriko.

Proprio vedendolo interagire con il piccolo Aki è iniziata a crescere in me quella sensazione di paura.

Avevo paura di essere lasciata sola, magari con un figlio.
Avevo paura di doverlo crescere da sola quel figlio.
Quel giorno avevo pianto così tanto che il mascara mi era colato su tutto il viso.
Quel giorno ero così sconvolta che non mi sono mai curata di asciugarmi quel viso.
Quel giorno ero così distrutta che non riuscivo a guardarlo in viso.

Mi osservo mentre un sorriso amaro si riflette allo specchio.

Quella sera avevo così bisogno di lui.
Così tanto da non rendermi conto di quanto lui fosse vicino a me!
Quella sera mi ha portato a casa, ma io non volevo, Eriko aveva bisogno di me!
Quella sera mi ha asciugato il viso con i suoi baci, ma io quasi non me ne rendevo conto.
Quella sera avevo così tanta paura di un confronto con lui, che ho finito per non farmi ascoltare.

Mi osservo mentre mi sto mettendo il mascara waterproof.

Nelle settimane successive mi sono sentita così sola!

Sola! Quando ho scoperto di essere incinta!
Sola! Quando ho realizzato che io non lo volevo un figlio da lui, ne’ da nessun altro
Sola! Quando per qualche secondo mi era balenata l’idea porre fine alla sua esistenza, tanta era la mia paura.
Sola! Quando mi sono chiesta perché tu mi avessi voluto abbandonare.
Sola! Quando nei miei pensieri mi sono sentita privata della mia libertà.
Sola! Quando mi sono resa conto di non essere incinta.
Sola! Quando mi ero resa conto di non esserlo ma allo stesso tempo di esserlo!

Ho passato settimane a sentirmi prigioniera all’interno di una famiglia che ancora non esisteva.

Abbasso lo sguardo verso la tua immagine mentre altri sassolini salgono dal mio cuore.
Il mio volto però non si riga di nero, nel tempo almeno quello l’ho imparato.

In quel periodo non volevo essere come te.
Non volevo che un figlio fosse la mia prigione.
Non volevo che mio figlio diventasse quello che io credevo di essere stata per te.
Chissà come ti sei sentita quando quell’uomo mi ha portato via da te.

Sarà stata una sofferenza o una liberazione?
Mia sorella si ricorda vagamente dell’uomo che ti ha trattato male.
Si ricorda quante lacrime soffocate versavi sul cuscino ogni sera per colpa sua.
Sayuri era così piccola eppure si ricorda tutto.

Si ricorda addirittura che, prima di me, credevi di essere incinta, ma non lo eri.
Si ricorda che avevi un pancione, ma dentro non c’era né un fratellino né una sorellina.
Si ricorda le urla disperate quando ti eri chiusa in camera da letto.

Sola! Eri sola quando hai partorito il niente. Tu eri sola!

Mi tocco il ventre istintivamente, alzando gli occhi al cielo.
Sorrido amaramente salutando il mio nulla.

Le lacrime scendono ed io come quel giorno di sette anni fa non le voglio fermare.

Ti ho capito fino in fondo solo quando nel mio grembo è entrata la vita.
Ho capito fino in fondo cosa hai provato quando Hideyuki è nato.
Ho capito il grande amore che avevi nei miei confronti solo quando anche io sono diventata mamma.

È nato il 31 marzo. Proprio il giorno, l’unico giorno in cui non avrei mai voluto che accadesse!

Non volevo che fosse lo stesso giorno della morte di mio fratello.
Non volevo che fosse lo stesso giorno in cui mi hai partorito.
Non lo volevo, ma quel giorno si e’ trasformato finalmente in un giorno di festa
Per lui, per Ryo e anche per me.

Ho passato nove mesi di paura, le sensazioni provate erano esattamente uguali a quelle che avevo provato sei anni prima.
Quando dentro di me c’era il nulla.
La ginecologa mi aveva assicurato che Hideyuki era dentro di me, anche gli strumenti lo rilevavano, lo sentivo il suo battito era forte, era vero!
Quel battito faceva emozionare tutti! Ryo per primo.
Ogni volta si commuoveva per quel miracolo.

Milagros era sempre lì con noi, in braccio a lui.
Ci guardava perplessa “Hermanito?” (fratellino).
La reazione di lui era sempre la stessa: rispondeva con un sorrisone abbracciandola
“sì Milagros. Sì!”

Quella scena mi commuoveva, ma ogni volta, in silenzio, mi chiedevo se davvero fosse “sì!”

Ricordo con tenerezza quando la notte, dopo ogni ecografia lui mi accoglieva tra le sue braccia.
Capiva il mio bisogno di piangere e di lasciare sfogare le mie paure silenziose.

Sapeva che avrei potuto rassicurarmi solo nel momento in cui avrei avuto nostro figlio tra le braccia.

Mi alzo e vado in bagno per lavarmi il viso pieno di salsedine amara, con l’acqua fresca.

Sento bussare la porta e da dietro di essa la sua voce:

- Kaori, tutto bene? -

È così cambiato, non invade più i miei spazi.
Lo sento attendere da dietro la porta, rimanere ed aspettare.
Lo fa da poco tempo, ma per me significa molto.

- Si, arrivo subito -

Gli dico mentre mi risiedo sulla scrivania che Sayuri ha adibito al Make-up.
Gli è bastato guardarmi attraverso lo specchio per capire che avevo appena pianto.
Si avvicina a me e mi dà un bacio sulla guancia.

- Eres hermosa -
(sei bellissima)

Non aggiunge altro, mi conosce così bene!
Sa che se lo facesse, ricomincerei a far scendere le lacrime.

Non mi chiede nulla, perché sa cosa mi passa per la testa.
E lo noto per il modo in cui ti sta osservando.

Voglio farmi bella per lui questa sera, se lo merita.

Mi sistemo il mascara waterproof.
Mi metto il nostro rossetto preferito: quello rosato, perché non mi trucco più per nascondermi da lui.

Lo faccio per fargli vedere che bella donna sono diventata.
Che bella donna hai messo al mondo!

     


                     





E' possibile inserire un nuovo commento solo dopo aver effettuato il Login al sito.