FanFiction City Hunter | Eternamente ora di Maggiechan_75 | FanFiction Zone

 

  Eternamente ora

         

 

  

  

  

  

Eternamente ora   (Letta 404 volte)

di Maggiechan_75 

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Sezione:

Anime e MangaCity Hunter

Genere:

Introspettivo - Drammatico

Annotazioni:

What If

Protagonisti:

Ryo Saeba - Kaori Makimura

Coppie:

Ryo Saeba/Kaori Makimura (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Riflesso 

Una storia molto particolare che contiene una tematica delicata (ma tratta con tutta la dolcezza e il rispetto del caso). Questa storia tratta la coppia, la famiglia e il delicato rapporto tra madre e figlia.


  

3 luglio 2003


Osservo la mia immagine riflessa allo specchio.

E’ così simile alla tua, più di quanto immaginassi. Ora capisco perché ogni volta che lei mi guarda ha quello sguardo così malinconico.

Assomiglio così tanto alla persona che lei ha tanto amato, ma ha perso.

L’ho capito fino in fondo solo ora che sono qui a New York.

Osservo la mia immagine riflessa rivolgendo lo sguardo all’immagine di Milagros allo specchio. Lei è dietro di me.
Domani è il suo compleanno.
Lo stesso giorno di suo zio, mio fratello Hideyuki.

Le sorrido.

Osservo i suoi lineamenti. Sono completamente diversi dai miei e da quelli di suo padre.

Non ci assomiglia affatto, eppure la consideriamo nostra figlia.

L’abbiamo salvata dall’uragano che aveva colpito Tegucigalpa e che l’ha resa orfana.
Quel terribile giorno, il tifone distrusse tutto. Proprio tutto!

Distrusse la casa che amavo, quella in cui l’uomo che amo aveva deciso di abitare, per amore nei miei confronti.

Per me aveva lasciato Shinjuku.
Per me aveva lasciato City Hunter.
Per me aveva lasciato i suoi amici e tutto quello che lo aveva fatto sempre sentire a casa. Al sicuro!
Per me aveva lasciato tutto. Per seguirmi là dove io avevo deciso di vivere

Ero così attaccata a quel paese!
In quel luogo credevo di aver ritrovato la mia serenità.
In quel luogo credevo di aver ritrovato la mia voglia di vivere.
In quel luogo credevo di riuscire a vivere senza di lui. Senza Ryo!
Solo là credevo di poterlo fare.
Lontano da tutto quello che mi legava al passato.
Da te, da Hideyuki e soprattutto da lui. Da Ryo

Eppure l’uomo che amo ha deciso di seguirmi.

Quel gesto, mi ha fatto capire quanto teneva a me, ma soprattutto mi ha fatto capire che stavo solo fuggendo.
Fuggivo da lui, ma soprattutto stavo fuggendo da te!

Milagros, miracolo, un miracolo lo fu davvero.
Era così piccola e pallida, respirava a fatica.
Mi avvicinai a lei come in trance. Aveva la pelle sporca ed era mal nutrita.
Era incosciente eppure i suoi occhi lacrimavano.
Era così piccola avrà avuto 2 o 3 anni.

Rimasi colpita dalla reazione di lui appena la vide!
Rimasi colpita da come la sua espressione cambiò appena si voltò verso di me.
Non dimenticherò mai i suoi occhi supplichevoli.

Lei era così simile a lui e non mi riferisco allo stesso colore dei capelli.
Loro due sono rimasti orfani più o meno alla stessa età. In due tragedie!
Sapevo cosa significasse per lui, sapevo quanto era importante per lui prendersi cura di quella bambina. Ma questo non bastava.

Ricordo che distolsi lo sguardo.
Non riuscivo nemmeno a parlare in quel momento.
Sussurrai un “no” tremante, ma probabilmente lui non lo aveva sentito.
O chissà, forse aveva finto di non sentirlo.

Le sue parole mi colpirono moltissimo le ricordo ancora oggi come se fosse quel momento:

Avevo più o meno la sua età quando Kaibara mi trovò. Ero senza una identità senza un nome, non sapevo nemmeno quando fossi nato.
Lui in qualche modo mi ha amato come un figlio.
Quella sera, quando mi hai regalato il giorno del mio compleanno, per la prima volta mi sono reso conto di quanto quel giorno fosse importante per me. Il giorno in cui io ho iniziato a vivere!
Vorrei fare la stessa cosa anche io con questa piccolina. Voglio regalarle un’identità.”

Lo conoscevo bene il suo passato, ma era la prima volta che lo sentivo dal diretto interessato.
Si stava confidando con me.
Quel gesto valse così tanto che quel “si” lo pronunciai senza accorgermene.

Il suo sorriso non lo dimenticherò mai.

Piccola da oggi ti chiamerai Milagros e il tuo compleanno sarà il 4 luglio.”

Non avrei mai immaginato che un giorno Ryo, soprattutto con un passato come il suo. Riuscisse ad accettare l’idea di diventare padre.

Non avrei mai immaginato che io un giorno invece avrei avuto il terrore di diventare madre.

Non avrei mai pensato che avrei addirittura finito per odiare quella figura, tanto che per molti anni non riuscivo nemmeno a pronunciarne la parola.
Ne pensando a me, ne pensando a te.

- Eres hermosa -
(sei bellissima)

- Gracias Mama! -

Sentirle pronunciare quella parola ha sempre lo stesso effetto, mi fa venire la pelle d’oca. Dopo tutti questi anni ancora non ne sono abituata e faccio fatica ad accettarla.

Osservo i cambiamenti del mio viso.

E’ invecchiato non sono più la sua “sugar boy”, quella ragazzina che lo aveva colpito così tanto. La ragazzina che credeva di proteggere per una promessa fatta a mio fratello.

Ora il mio viso assomiglia al tuo. Non avrei mai pensato che la mia voglia di cambiare mi avesse portato a questo.

Abbasso lo sguardo in cerca della tua foto. Quella che ho visto per la prima volta solo qualche minuto fa.

Non avrei mai immaginato che quel bisogno di cambiare e di trasformarmi, mi avrebbe portato a diventare esattamente come te.
Sapevo di avere lo stesso tuo colore di capelli, Sayuri me lo aveva detto, ma che scegliessi lo stesso tuo taglio questo no!

Sei così bella, così dolce, non me lo aspettavo!
Ed io essendo tua figlia solo ora mi rendo conto quanto anche io lo sia!

Lascio che Milagros mi spazzoli i capelli, le piace così tanto.
Le piace prendersi cura di me che spesso mi domando chi sia la madre e chi sia la figlia.
E’ così cambiata da quando l’ho vista per la prima volta

La voce minuta di Hidejuki mi distrae dai ricordi. E’ leggermente preoccupata.

- Migo dove sei? -
Guardo Milagros sorpresa, mentre il piccolo passa nel corridoio senza entrare.

L’attico di Sayuri è bellissimo e sfarzoso. Ha un sacco di camere, non avrei mai pensato che ci potessero essere appartamenti così spaziosi e pieni di stanze.

Osservo Milagros mentre cerca non farsi vedere da Hiki dietro la porta della camera.

I bambini lo sanno! Non devono nascondersi in queste stanze mentre giocano. Hideyuki ha solo 4 anni, ma è un bambino educato e tranquillo.
Se gli si dice che in quelle stanze non si può entrare, che sono off limits, lui segue la regolina.

Milagros invece a quanto pare no!

- Migo dove sei sono stanco non ho più voglia di giocare mi arrendo! -

Attraverso lo specchio guardo la signorina con finto broncio.
Questo tipo di scherzi glieli fa spesso. Lei è così diversa dal fratellino.

- Lo sai che non mi piace quando lo prendi in giro così! E’ piccolino è vero ma tu sei il suo esempio. Ti ammira!
Dai vai da lui.
Su March! -

Noto che ci rimane male e mi affretto a farle l’occhiolino.

Lei sorride.

E’ sulla porta della camera.
Si gira e, attraverso lo specchio, mi guarda negli occhi.

- Sbrigati! La zia ci sta aspettando. -

Esce chiudendo dietro di sé la porta.

Ora, solo in questo momento, posso finalmente calare la maschera e mostrare allo specchio il mio vero stato d’animo.
Il mio sorriso si spegne.

Rivolgo lo nuovamente sguardo verso la tua foto.

Mi hai partorito nonostante fossi figlia di lui.
Fossi figlia di colui che non ha avuto nessun rispetto per niente e per nessuno.
Nemmeno per la donna che diceva di amare.
Sono figlia di colui che mi ha rapito e strappato da te.
Sono figlia di un uomo che non conosco, ma che ha completamente condizionato la mia vita e il mio rapporto con te.

Guardo la foto e poi ritorno a guardare me stessa riflessa allo specchio.

Non solo il mio viso è cambiato nel tempo ma anche il mio corpo.
Un corpo che ho odiato per molto tempo, arrivando a rifiutarlo.

Rifiutando il mio corpo, le mie origini, ho finito per lasciare lui, l’unico uomo che io abbia mai amato. L’unico che avesse potuto salvarmi.

Non ho avuto fiducia in lui, non lo ritenevo pronto per quello che mi sarebbe successo nell’anno successivo.

Come poteva accettare quello che io stessa rifiutavo?

L’ho odiato per un anno intero il mio corpo tanto che ho cercato di nasconderlo in tutti i modi.

Lo nascondevo con un fondotinta di una tonalità più scura della mia carnagione.
Lo nascondevo dietro ad un vestito appariscente. Perché l’occhio si potesse fermare al pezzo di stoffa e non venisse a cercare quello che c’era dietro e soprattutto dentro.
Lo nascondevo perché era cambiato moltissimo.
Lo nascondevo perché non riuscivo ad accettarlo.
Non riuscivo ad accettare quello che stava avvenendo dentro di me.

Lo specchio riflette il mio corpo. Lo riflette mentre mi tolgo l’asciugamano umido. Lo riflette in tutta la sua nudità.

Una lacrima, la prima di molte altre inizia a rigarmi il viso. Le lascio scendere, una ad una. Sono sassolini che salgono dal mio cuore per poter uscire definitivamente da esso e dal mio corpo.

 

     


                     





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