FanFiction City Hunter | Tutte le donne della tua vita di MarySaeba92 | FanFiction Zone

 

  Tutte le donne della tua vita

         

 

  

  

  

  

Tutte le donne della tua vita   (Letta 863 volte)

di MarySaeba92 

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Sezione:

Anime e MangaCity Hunter

Genere:

Commedia - Introspettivo - Romantico

Annotazioni:

Traduzione

Protagonisti:

Ryo Saeba - Kaori Makimura - Altri

Coppie:

Ryo Saeba/Kaori Makimura (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Capitolo Quindici 

 


  

“Il giornale Yomikai, eccoci qui” mormorò Ryo, osservando l´edificio di una decina di piani. “Ancora una volta un lavoro come guardia del corpo, ma bisogna tenere a galla il conto corrente, mi direbbe Kaori” sospirò, disilluso.
 
Entrò nell´immobile e si diresse verso la reception dove una giovane e graziosa segretaria stava rispondendo a una telefonata.
 
“Buongiorno, signorina. Ryo Saeba, ho appuntamento con il signor Ogawai” si presentò con un sorriso affascinante.
 
Era un vecchio riflesso, ma non era sua intenzione andare oltre. Anche se l´assenza di Kaori iniziava a pesargli, non voleva cercare nulla altrove.
 
“Buongiorno signore” balbettò la donna arrossendo. “L´ufficio del signor Ogawai è al terzo piano. Può andare. Lo avviso del suo arrivo” lo informò, alzando il telefono.
 
Ryo le sorrise e salì le scale avvertendo, con piacere, lo sguardo della ragazza indugiare su di lui. Essere fedele non significava che non potesse apprezzare gli omaggi delle donne...purché non ci fosse contatto.
 
Salì rapidamente i tre piani e si presentò alla segretaria di fronte all´ufficio del signor Ogawai. Non poteva sfuggirgli: il nome era scritto a caratteri cubitali sulla porta. Fece scorrere lo sguardo intorno all´open space della sala stampa, dove molte persone erano indaffarate.
 
“Signor Saeba, venga pure, prego” lo invitò un uomo sulla quarantina.
 
Ryo notò lo sguardo innamorato della segretaria rivolto al suo capo, ignaro, assorto nel suo fascicolo. Anche Kaori guardava lui così? Sì, parecchie volte, e lui l´aveva deliberatamente ignorata, rifiutandosi di farle pensare che avesse una possibilità. Che idiota...
 
“Tenga” disse Ogawai, porgendogli la cartella.
 
Conciso, diretto, come piaceva a lui, pensò lo sweeper, afferrando il fascicolo e aprendolo alla prima pagina.
 
“Ha pescato proprio un bel pesce” osservò.
 
“In effetti...vorrei che proteggesse la nostra reporter. Si è attirata le mire di questo capo clan rovistando un po´ troppo tra i suoi affari” spiegò, togliendosi gli occhiali per pulirli.
 
Ryo lo osservò. Quel gesto gli ricordò Makimura che tendeva a fare la stessa cosa quando spiegava un caso che lo rendeva nervoso.
 
“Yoko mi ha informato che le servivano ancora una decina di giorni per completare il suo articolo e si sentiva spiata da circa quattro giorni. Ieri hanno tentato di investirla mentre attraversava l´incrocio per raggiungere l´ingresso della metro” proseguì, visibilmente preoccupato. “Vorrei proteggerla io stesso ma penso che la mia sola presenza non sarà sufficiente a dissuaderli dall´attaccare” precisò.
 
“Ha ragione. Questi uomini sono temibili. Non esiteranno a uccidervi entrambi se necessario” ammise Ryo. “Dov´è la giornalista?”
 
Il direttore andò alla porta e chiamò Yoko. Poco dopo, un´altra bella giovane donna fece la sua apparizione, ma non gli era sconosciuta.
 
“Yoko Tono...” disse.
 
“Saeba...che strana coincidenza” sussurrò la sua ex cliente.
 
“A quanto pare non c´è bisogno di fare le presentazioni. Tanto meglio. Yoko, ho assunto il signor Saeba per assicurare la tua protezione finché finirai il reportage, dato che comunque non intendi fermarti” sospirò Ogawai.
 
“Fermarmi? Non mi lascerò impressionare da due yakuza e un lieve incidente!” protestò la donna.
 
“Mi ricorda qualcosa...” sussurrò lo sweeper.
 
“La tua vita è più importante di un reportage, Yoko!” disse il capo.
 
“Sei impossibile!” sbottò la giornalista.
 
“Calmi, piccioncini, fermiamoci qui” intervenne Ryo con calma.
 
I due distolsero lo sguardo, ovviamente imbarazzati per essere stati scoperti.
 
“Non stiamo insieme...” iniziò Yoko.
 
“Il nostro rapporto è puramente professionale” si difese Ogawai.
 
“Anche questo mi ricorda qualcosa” disse lo sweeper, pensando a tutti gli anni in cui lui e Kaori avevano rifiutato l´idea di essere una coppia. “Sì, puramente professionale. Capisco perfettamente” rispose con un sorrisetto ironico. “Bene, Yoko, penso che sarebbe meglio se venissi a dormire a casa mia” la informò.
 
“Cosa? A casa sua?” esclamò Ogawai, un po´ livido.
 
“Sì, infatti. È un posto sicuro” spiegò lo sweeper.
 
Il direttore guardò Yoko, poi la guardia del corpo, apparentemente esitante. Era giunta alle sue orecchie voce che Ryo Saeba fosse un tremendo donnaiolo. Tuttavia, nonostante la titubanza, poteva solo constatare che lo sweeper si era comportato bene fino a quel momento.
 
“Kaori non è con te?” chiese Yoko.
 
“No, si è dovuta assentare per un po´” rispose Ryo.
 
“Oh...beh, spero che torni il prima possibile...” disse la giornalista con un sorriso un po´ tirato, pensando alla sua abilità nell´usare il martello.
 
“Che intendi dire?” si preoccupò Ogawai.
 
“Niente, non preoccuparti. Ricorda, so come difendermi” lo rassicurò ammiccando. “Andiamo? Ho del lavoro da fare” aggiunse.
 
Ryo e Yoko se ne andarono e si diressero verso l´appartamento della giovane donna. Avevano appena lasciato l´edificio che lui avvertì una forte presenza negativa, non si soffermò sul marciapiede e fece salire Yoko sulla Mini.
 
“Allora, bottarella a casa tua o a casa mia?” le chiese subito.
 
Yoko cadde all´indietro nonostante il poco spazio nella Mini e lui ne approfittò per saltare al volante mentre due proiettili attraversarono il parabrezza perforando il sedile posteriore. Se lei fosse stata ancora dritta, sarebbe stata la sua testa a esplodere...
 
“Sto scherzando” si difese, vedendo la giovane donna armata di martello.
 
“Non era divertente!” si lamentò.
 
“Neanche questo” disse lui, indicando i buchi nel vetro.
 
La giovane donna si voltò e vide i fori nel sedile, calcolando mentalmente il percorso. Lui si rese conto che lei capì cosa sarebbe potuto succedere quando la vide impallidire.
 
“Non preoccuparti. Non ho mai perso una cliente” la rassicurò.
 
“Io...grazie, Saeba” sussurrò lei.
 
“Chiamami Ryo” offrì per alleggerire l´atmosfera.
 
“Ryo o Ryoji?” chiese lei, inarcando un sopracciglio.
 
“Tutti mi chiamano Ryo, quindi fai come preferisci” rispose maliziosamente.
 
Non voleva riaccendere ricordi forse sepolti e preoccuparsi se a lei fosse tornato l´impulso di fare un reportage su di lui.
 
“So chi sei, Ryo. Ti custodisco qui come il mio primo amore” disse lei, con una mano all´altezza del cuore.
 
“Con questo Ogawai, se ti piace, farai meglio ad avanzare” le consigliò.
 
“Giochi a fare da Cupido?” rise lei.
 
“Se vuoi...so solo che è sciocco perdere tempo quando si può semplicemente essere felice” rispose Ryo, con uno sguardo molto serio sulla strada.
 
“Allora non sei più libero. Hai risolto le cose con la donna che ti faceva già battere il cuore quando ci siamo conosciuti” disse Yoko, ricordando la conversazione che avevano avuto attraverso la porta del bagno.
 
Ryo sorrise. Ce l´aveva quasi fatta ma la sua libido incontrollata aveva preso il sopravvento quando aveva visto la biancheria della giovane donna...sgusciando anche dalla sua confessione e ingannare Kaori che aveva avvertito nei paraggi.
 
“Sì” ammise.
 
“Quindi non ho più niente da temere da te?”
 
“No”

“Per questo Kaori non è con te? Tua sorella ti lascia campo libero per stare con la tua amante?” dedusse la giornalista.
 
“Per essere del tutto onesto, Kaori non è mia sorella” le rivelò con un leggero sorriso.
 
Yoko osservò il suo sorriso caloroso e si sentì un po´ gelosa.
 
“È la tua compagna?” sussurrò.
 
“Sì. Non è ancora ufficiale, ma sì. Grazie alla mia grande generosità, hai uno scoop” la stuzzicò, fermando il motore nel parcheggio del condominio della giovane donna.
 
Salirono all´appartamento che trovarono devastato, senza grande sorpresa. Lo sweeper non le diede tempo di tergiversare e la portò nella sua stanza dove chiuse le tende prima di fare lo stesso nelle altre camere.
 
“Sbrigati a prendere quello che ti serve. È meglio non soffermarsi, il tuo appartamento è molto esposto” le disse.
 
La giornalista non attese e preparò alcuni vestiti, articoli da toletta e soprattutto tutti i suoi fascicoli di lavoro, il computer e le macchine fotografiche. Annuì per fargli sapere che aveva tutto e tornarono velocemente all´edificio di mattoni rossi. Senza indugio, Ryo la fece trasferire nella stanza degli ospiti e la lasciò un po´ sola a digerire gli eventi della mattinata.
 
Tornando in salotto, accese la segreteria telefonica e udì il breve messaggio di Kaori. Dopo aver guardato l´orologio, si disse che l´avrebbe chiamata di sera. Di certo doveva essere a letto e non voleva svegliarla. L´avrebbe accolta al suo risveglio, pensò sorridendo.
 
 
 
“Lo conosci?” gli chiese Yoko durante il pomeriggio, mostrandogli una foto del suo bersaglio.
 
“Sì. Non è tra i più teneri...” disse lui.
 
“Lo so. Voglio farlo crollare” disse lei, fissando attentamente l´immagine.
 
“Perché?”

“Serve una ragione specifica?” fece Yoko sulla difensiva.
 
Ryo sorrise a quel tentativo di depistaggio. Si alzò e andò alla finestra, guardandosi intorno. Come sospettava, gli uomini erano postati in diversi luoghi, ma nemmeno lui si nascose. Avrebbe comunque avuto quel piccolo vantaggio se avessero deciso di attaccare, quella sensazione che lo aveva salvato numerose volte.
 
“Quindi non c´entra niente la morte di tua cugina un mese fa?” fece senza nemmeno voltarsi verso la donna.
 
Non ne aveva bisogno: gli bastava vedere il suo riflesso nel vetro, avvertire le vibrazioni nell´aria per conoscere la sua reazione. Yoko si irrigidì e lo guardò nervosamente prima di rilassarsi ed emettere un lungo sospiro.
 
“Come facevi a saperlo?” gli chiese a bassa voce.
 
“So tutto...aveva assistito a uno scambio di merci e l´hanno eliminata prima che potesse parlare”

“Mi chiamò mentre correva. Mi disse quello che aveva visto, poi solo un forte rumore e nient´altro” spiegò Yoko.
 
“È stata investita da un´auto mentre attraversava, un conducente che non c´entrava niente con questa faccenda” aggiunse lo sweeper.
 
“Sì. Il poveretto è traumatizzato. Non lo biasimo. Ce l´ho con quegli uomini che volevano raggiungerla e sicuramente le avrebbero fatto del male. Sono loro gli assassini” disse Yoko, arrabbiata. “Vuoi aiutarmi a mettere fine a questa storia e buttare quei bastardi e il loro capo dietro le sbarre?” gli chiese.
 
Ryo la guardò per un momento prima di annuire.
 
“Ti proteggerò in modo che tu possa completare il tuo reportage, ma ti lascerò seguire le tue tracce per il tuo lavoro” le disse.
 
“Non chiedo di più” concordò lei. “Ho bisogno di rivedere i miei appunti e continuare il mio articolo questo pomeriggio ma domani dovrò essere sul campo” lo informò.
 
“Va bene. Fammi sapere dove vuoi andare”

“Lo farò. Grazie Ryo”

Gli si avvicinò e lo abbracciò. Dire che lei lo lasciava completamente indifferente sarebbe stata una bugia, ma non doveva lottare contro se stesso per tenerla tra le braccia per qualche istante senza cercare di andare oltre.
 
“Quando tutto questo sarà finito, dovrai solo chiedere e ti darò quello che vuoi” gli promise, la voce piena di fervore.
 
Lui rise e si allontanò, ricordando che quelle parole avevano avuto la tendenza a suscitare in lui reazioni eccessive, che era stato sul punto di rivelare la sua vera identità in diverse occasioni solo ascoltando le parole ´Io ti darò...´. Per fortuna quei giorni erano finiti. La frustrazione sessuale era passate ed era in grado di gestire quegli stimoli involontari, anche senza martello.
 
“La giustizia per tua cugina sarà sufficiente. Ti chiedo solo di non provocare caos, di non decidere di rimanere sequestrata per futili motivi o altre sciocchezze” la prese in giro.
 
Yoko arrossì, vergognandosi ancora dei discutibili stratagemmi che aveva usato per incontrare il grande Ryo Saeba, giustiziere dei tempi moderni. Ricordava di essersi rifiutata di seguire quello che aveva creduto essere il fratello idiota e pervertito, solo perché giungesse quello vero in suo soccorso. Era stata ingenua e soprattutto sconsiderata in quella vicenda, per uno scoop e per amore.
 
“Non mi chiedi quando l´ho capito o quando mi sono ricordata?” gli chiese, sorpresa.
 
“Penso che tu non abbia mai dimenticato davvero, no?”
 
“No, è vero. Ho avuto le idee confuse per qualche ora, tutto qui” ammise. “Ma la mia posizione non è cambiata. Non appartengo al tuo mondo. Ero sinceramente innamorata di te, ma non era possibile. Il tuo mondo...è troppo diverso dal mio. Non so come tu ci sia entrato né come l´abbia fatto Kaori, ma non è il mio posto” aggiunse, un po´ triste.
 
“Io ci sono cresciuto...Kaori no. È stato il caso a farla immergere in questo mondo e non ho mai saputo come farla uscire. Forse non lo volevo, dopotutto” sospirò lui.
 
“Siete fatti l´uno per l´altra. Siete vicini e vi conoscete bene. C´erano alcune cose che mi sembravano strane in una relazione tra fratello e sorella ma, data la verità, ora capisco meglio cosa mi infastidiva. Quindi ora andate a Kabukicho insieme?” gli chiese, curiosa.
 
Ryo la guardò, sbalordito, poi si mise a ridere forte. Rise per diversi minuti, avendo un po´ di difficoltà a riprendersi.
 
“Io...no, Kaori non mi segue. Rischierebbe di avere più successo di me con il suo aspetto da maschiaccio” scherzò. “Ammetto che le mie serate sono un po´ più tranquille da quando siamo insieme, anche se esco ancora spesso, il lavoro lo impone” spiegò.
 
“E lei non ha paura a lasciarti solo, date le tue piccole manie?” lo provocò Yoko.
 
“Non direi che è serena ma cerca di fidarsi di me e io...beh in realtà non ho voglia di cercare da nessun´altra parte”
 
“Quindi nessuna stranezza mentre sarò qui? Non devo dormire col martello?” chiese lei.
 
“Solo per proteggerti dai criminali che entreranno in casa...cosa che non succederà” rispose lui disinvolto.
 
Lei lo guardò, sbatté le palpebre, poi gli fece un bel sorriso.
 
“Figo! Potrò dormire serenamente” disse entusiasta. “Bene, mi metto al lavoro” aggiunse, scappando rapidamente.
 
Ryo la osservò allontanarsi, poi si sedette al tavolo e smontò la pistola prima di pulirla a fondo. Fatto ciò, andò in cucina e preparò la cena. Kaori gli mancava in quel senso. Doveva ammettere che lei aveva molte più idee per i pasti di lui, che in dieci giorni avrebbe probabilmente proposto due volte gli stessi menu.
 
 
 
“Era delizioso” disse Yoko estasiata. “Sei un ottimo cuoco, Ryo. Kaori ne sarà felice” disse maliziosamente.
 
“A dire il vero, non le ho mai preparato una cena” realizzò lui.
 
“Che peccato...” fece lei.
 
“Già”
 
“Beh, ho ancora del lavoro da fare” disse lei, scappando di nuovo.
 
Ryo sparecchiò la tavola, lavò i piatti e fu contento di vedere che erano le otto quando ebbe finito. Prese il telefono e compose il numero dell´appartamento di Sayuri, senza nemmeno guardare il foglietto dove era annotato.
 
“Pronto?” rispose una voce assonnata.
 
“Buongiorno, mia bella. Ancora dormivi?” chiese dolcemente.
 
“Sì” ammise Kaori, destandosi con difficoltà.
 
“Non pensavo di svegliarti alle sette. Di solito sei già in piedi” si scusò.
 
“Lo so, ma sono stanca” spiegò lei. “Sayuri si è svegliata ieri seria. Ha subito una serie di esami ed era così disorientata che sono rimasta con lei fino a che non si è riaddormentata”

“Questa è una bella notizia! Dopo più di sei settimane cominciavo a farmi delle domande” confessò, sollevato.
 
“Anch´io...ha un´amnesia, Ryo. Non ricorda niente” disse lei, la gola annodata.
 
Lui si trattenne dal sospirare. Non voleva essere egoista, ma aveva pensato che finalmente sarebbe potuta tornare a casa, tuttavia se Sayuri non sapeva più niente, avrebbe avuto bisogno di aiuto, soprattutto con la sua paralisi che non era ancora del tutto guarita.
 
“Forza, Kaori. Tua sorella è una combattente. È sveglia. La parte più dura è finita” la esortò.
 
“Sì...ma mi manchi. Voglio bene a mia sorella, voglio esserci per lei, ma mi manchi così tanto” gli confessò.
 
“Anche tu, Sugar. Ancora un po´ di pazienza. E se Sayuri volesse venire a trascorrere la sua convalescenza qui, per me andrebbe bene. L´accoglieremo con piacere”

“Grazie, Ryo. Ci penserò...ma...devo dirti una cosa...” gli disse nervosamente.
 
“Ti ascolto” la invitò, a sua volta teso.
 
La sentì fare un profondo respiro e l´ascoltò senza dire una parola, il suo cuore batteva forsennatamente e si stringeva nello stesso tempo. Quando lei ebbe finito, lui rimase in silenzio per un momento, non sapendo cosa dire.
 
“In queste condizioni, sarebbe meglio che restassi a New York” disse infine, col cuore pesante.
 
Improvvisamente, fu colto da una strana sensazione e sfoderò la sua Magnum.
 
“Devo lasciarti” disse riattaccando.
 
Avrebbe potuto fare di meglio, si disse, sentendo la finestra che andava in frantumi. Individuò il suono metallico in una frazione di secondo e afferrò la granata che rigettò facendola esplodere in aria, rompendo altre finestre attigue.
 
“Resta di sopra” gridò, avvertendo Yoko giungere sul pianerottolo.
 
Combattere...

 

     


                     





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