FanFiction City Hunter | Tutte le donne della tua vita di MarySaeba92 | FanFiction Zone

 

  Tutte le donne della tua vita

         

 

  

  

  

  

Tutte le donne della tua vita   (Letta 419 volte)

di MarySaeba92 

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Sezione:

Anime e MangaCity Hunter

Genere:

Commedia - Introspettivo - Romantico

Annotazioni:

Traduzione

Protagonisti:

Ryo Saeba - Kaori Makimura - Altri

Coppie:

Ryo Saeba/Kaori Makimura (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Capitolo Sei 

 


  

“Etciù!”

“Non stai meglio, tu...” fece notare Ryo alla sua coinquilina, sdraiata sul divano sotto un piumone mentre giugno volgeva al termine.
 
Kaori alzò lo sguardo lucido di febbre e trasalì quando sentì di nuovo il naso che colava. Si soffiò il naso prima di rilasciare un sospiro stanco. Lo sweeper si avvicinò dopo aver posato la giacca nell´armadietto del corridoio.
 
“Mi sento moscia...” grugnì lei.
 
“Io invece sono sempre duro” scherzò lo sweeper.
 
“Oh, ma basta con le tue battute a doppio senso! Sono malata!” gemette.
 
“Se fossi stata una donna, avrei detto che i lamenti erano un segno di buona salute, ma...”
 
Venne interrotto dal cuscino che lo colpì violentemente in faccia. Disinvolto, lo raccolse e lo rimise sul divano.
 
“Sei fortunato che non posso sollevare il martello” disse lei accigliata. “C´era un messaggio alla stazione?” gli chiese.
 
“No, niente. Potrai riposarti” rispose lui sollecito.
 
“Tanto meglio. Non mi sento affatto bene” sospirò lei, chiudendo gli occhi.
 
All´improvviso sentì una mano fresca sulla fronte e aprì le palpebre, sorpresa, incontrando lo sguardo serio del suo partner.
 
“Hai ancora la febbre. Hai bisogno di una compressa?” le chiese.
 
“Sei sicuro che sia io quella malata?” fece lei, birichina.
 
“Scema. Approfitta dei miei secondi di gentilezza”
 
“Grazie. Ne ho presa una un´ora fa” gli disse. “Hai guardato la posta?”

“Sei malata e pensi a questo? Sei una tiranna!” si lamentò lui. “No, l´ho dimenticato”
 
Era strano, quel cambio. Di solito, quando lei era malata, lasciava che se si arrangiasse da sola, ma questa volta, per un motivo che non voleva identificare, l´aveva costretta a riposare e svolgeva alcune delle faccende che solitamente sbrigava lei.
 
“Vado io” disse lei, sollevando la coperta e alzandosi.
 
“Certo, stai a malapena in piedi” le disse, raggiungendola mentre lei barcollava. “Vai a sdraiarti. Vado io” le ordinò.
 
Le costrinse a stendersi di nuovo e le rimboccò la coperta prima di lasciarla. Cinque minuti dopo, tornò e appoggiò un´intera pila di buste sul tavolino prima di sedersi accanto a lei.
 
“Le apro io. Immagino che vorrai sapere cosa c´è dentro” grugnì senza cattiveria.
 
Lei gli rivolse un piccolo sorriso imbarazzato che lui ricevette dritto al cuore ma non lo diede a vedere.
 
“Allora, bolletta dell´elettricità” annunciò. “Una lettera della banca per dirci che siamo sempre scoperti...ah, no, è solo l´estratto conto. Oh oh potrò uscire stasera” esclamò vedendo l´ammontare del saldo.
 
“Neanche per idea! Dammelo subito” gli ordinò, gettandosi su di lui.
 
Lo bloccò, allungandosi sopra di lui, cercando di raggiungere la lettera. Ryo si trattenne dal far apparire il mokkori rendendosi conto delle forme appetitose che si muovevano su di lui. All´improvviso, lei lasciò cadere il braccio e il suo corpo si afflosciò.
 
“Kaori?” si preoccupò.
 
“Non ho più forze” sussurrò lei.
 
Lui sorrise teneramente, cosa che si permise dato che lei non poteva vederlo, la testa appoggiata sul suo petto. Le mise una mano sulla schiena e, dopo alcuni secondi trascorsi a godersi il momento, la fece spostare raddrizzandosi. A manovra completata, lei era appoggiata sulle sue ginocchia, contro di lui, le braccia avvolta intorno a lui. Lui abbassò lo sguardo e notò il rossore sulle sue guance, qualcosa gli diceva che non aveva niente a che fare con la febbre.
 
“Scusa” disse lei.
 
“Devono mancarti i tuoi martelli” scherzò lui.
 
Lei lo guardò e annuì, con un sorriso leggero sulle labbra. Non appena ne ebbe la forza, o meglio, non appena ebbe sufficientemente approfittato di quella posizione, o ancora non appena ritenne che restare più a lungo tra le sue braccia avrebbe significato abusare della situazione, Kaori scivolò di nuovo sotto la coperta, tirandola fin sotto il naso per nascondere il piccolo sorriso sciocco che le stava apparendo.
 
“Beh, allora, bolletta del gas” annunciò lui, strappando un grugnito alla sua partner. “Pubblicità, pubblicità, pubblicità, bolletta dell´acqua...” descrisse le seguenti buste.
 
“Nessuna buona notizia?” gli chiese, sospirando in anticipo per le spese incombenti.
 
“Aspetta, ne resta una. Viene dalla Repubblica di Emaria” osservò Ryo.
 
“Emaria? Non c´era stato quel colpo di stato e noi avevamo protetto quel ragazzino e la sua insegnante?” chiese Kaori, soffiandosi di nuovo il naso.
 
“La sua insegnante...sì, Takuya e Atsuko” si ricordò.
 
“Che dicono?”

Lo sweeper aprì la busta e iniziò a leggere la lettera in silenzio.
 
“Allora? Cosa dice?” chiese Kaori, curiosa. “È Takuya che ti scrive?” insistette.
 
“No, Atsuko” rispose lui, piegando la lettera.
 
“Oh...bene” sussurrò lei, sentendo nascere la gelosia.
 
“Hanno appena avuto una bambina e sentiva il bisogno di ringraziarmi per averli salvati allora” riassunse lui.
 
“Quindi Takuya ha una sorellina” sospirò la sweeper. “È bello sentire che la vita ha ripreso i suoi diritti” disse soffocando uno sbadiglio. “E Takuya?” gli chiese.
 
“Comincerà l´università con un anno di anticipo. Giornalismo come suo padre, a quanto pare” rispose Ryo, risistemando la coperta della sua partner.
 
La guardò mentre lottava contro il sonno, poi finalmente cedette e si addormentò. Se ne sarebbe potuto andare in camera sua e lasciarla come aveva l´abitudine di fare, ma si limitò ad appoggiare i piedi sul tavolino e aprì di nuovo la lettera di Atsuko per rileggerla.
 
´Caro Saeba,
 
Ci tenevo a scriverti questa lettera dopo tutti questi anni per ringraziarti dal profondo del cuore per aver aiutato me e Takuya.
 
Mio marito ed io abbiamo appena dato il benvenuto a una bambina e, senza di te, noi quattro ora non saremmo una famiglia felice. Non potremo mai esprimere la gratitudine che proviamo.
 
Takuya comincerà l´università il prossimo anno scolastico. È molto più avanti rispetto alla sua età e il calvario che ha attraversato e gli insegnamenti che tu gli hai dato hanno contribuito molto e continuano a dargli benefici anche oggi. È un giovane uomo determinato e coraggioso. So che sarà una brava persona, soprattutto perché le stranezze che aveva preso da te sono scomparse. Spera che Kaori non ce l´abbia più con lui.
 
Spero che tu non mi biasimi per essermene andata dopo quello che avevamo vissuto. Da parte mia, non dimenticherò mai il bacio che abbiamo condiviso, anche se amo profondamente mio marito. Avrai sempre un posto speciale nel mio cuore.
 
Non mi aspetto di ricevere una risposta a questa lettera. Sii felice.
 
Atsuko Matsuoka´.
 
Ryo si lasciò andare sulla poltrona, fissando il soffitto. Un sorrisetto illuminò i suoi lineamenti mentre pensava a quella particolare missione. A come aveva invidiato quel ragazzino che poteva vedere la sua istitutrice nuda, toccarla senza farsi sgridare...se si fosse trattato di lui, senza dubbio i martelli sarebbero stati molti di più...
 
Ricordava la volta in cui gli aveva portato della biancheria intima per insegnargli a sparare come un uomo, per proteggere se stesso e lei. Era stato intenerito da quel ragazzino, dalle sue ragioni, e aveva accolto la sua richiesta. Gli aveva insegnato i gesti, le posture con pazienza, con molta più pazienza di quella che aveva avuto per Kaori, e soprattutto con un´arma ben calibrata.
 
“Forse un giorno sarò abbastanza forte da permetterti di diventare brava a sparare” sussurrò, guardando la sua partner che dormiva.
 
Ripensò alle curve formose di Atsuko, al suo seno voluttuoso, al suo ventre piatto e fermo, alle sue natiche ben disegnate. Sorrise nell´avvertire i primi impulsi di desiderio. Era una donna molto bella che aveva tutto ciò che serviva per piacergli ma, per una volta, le cose erano andate diversamente. Il suo sguardo era cambiato la sera in cui lei gli aveva spiegato come si era trovata in compagnia di Takuya, come da un inganno fosse nata una profonda amicizia, poi un affetto che l´aveva spinta a salvare un bambino non suo. L´aveva ammirata e non aveva saputo fare mokkori per lei finché lei non aveva cambiato atteggiamento nei suoi confronti.
 
Rise ripensando alle condizioni in cui si era ritrovato, sanguinando dal naso in ogni momento quando sarebbe dovuto apparire il mokkori. Era stata la prima volta e non riusciva a capire perché con Kaori non fosse mai successo. Eppure si era represso perché, sebbene continuasse a denigrarla, lei aveva un folle effetto su di lui. Persino Takuya lo aveva visto quando gli aveva sventolato davanti una foto di lei in biancheria intima. Si era eccitato come un toro, non sapendo di avere davanti a sé il corpo della sua partner. Quel ragazzetto era arrivato al punto di dirgli che quella era una maniera indiretta di mostrare il suo amore. L´aveva definita perfino contorta, il che non era proprio sbagliato visto come si tormentava per non mostrare alla persona che amava che l´amava.
 
“Ahi, ahi, ahi, mi viene il mal di testa” sospirò.
 
Tutto sarebbe potuto cambiare in quel momento. Aveva persino quasi confessato a Kaori che l´amava ma, incapace di andare fino in fondo, aveva glissato all´ultimo momento e ci aveva riprovato ma aveva baciato Atsuko involontariamente. Per una volta che non aveva voluto baciare una donna diversa dalla sua partner, l´aveva fatto. Fortunatamente o sfortunatamente, non era sicuro di poter affrontare la situazione in quel momento, Kaori li aveva sorpresi e tutto era tornato alla normalità. Tutto sarebbe potuto essere diverso oggi.
 
Guardò la sua partner che dormiva, le guance leggermente rosse. Le sistemò una ciocca di capelli, sentendo tornare la febbre, e si alzò per prendere un panno umido e metterglielo sulla fronte. Lei doveva essere davvero esausta perché non batté ciglio nonostante la freddezza del tessuto.
Lui era già diverso da alcune settimane. Si sentiva avanzare lentamente verso di lei. Era un po´ più presente, un po´ meno spregevole anche se l´impulso di porre distanza lo afferrava a volte, per paura, per timidezza. Aveva voglia di andare ancora oltre?
 
Guardò la lettera, ripensando a quei minuti trascorsi nella sua stanza chiedendosi come dichiararsi. Allora si era sentito pronto. Qual era la differenza oggi? Avevano vissuto maggiormente insieme, avevano attraversato l´inferno mano nella mano, si erano ritrovati ancora più vicini. Controllava sempre meno il suo mokkori in sua presenza. Significava che era pronto? Takuya aveva ragione: l´amava, non doveva fare altro che dichiararsi, prendere il coraggio a due mani e dirglielo.
 
Prendere il coraggio a due mani, si disse...avvertì il sudore freddo. Sospettava che lei sarebbe stata d´accordo, ma poi cosa sarebbe successo? L´avrebbe portata nel suo letto per fare l´amore con lei come sognava da anni? L´avrebbe lasciata per andare a farsi un giro? L´avrebbe abbracciata senza andare oltre? Qual era l´atteggiamento giusto da assumere se decideva di lasciarsi andare ad amarla? Prendere il coraggio a due mani...meglio domani*, ironizzò. Non era ancora pronto. Il suo piano doveva essere perfezionato. La miglior difesa non era attaccare ma aspettare e vedere...come avevano fatto con Atsuko e Takuya, alla fine. La bandiera bianca era stata alzata, la storia si era risolta senza colpi di arma da fuoco né schizzi di sangue. Takuya aveva ritrovato suo padre, Atsuko il suo fidanzato e lui e Kaori erano rimasti insieme.
 
“Ryo...” sussurrò Kaori, svegliandosi con difficoltà.
 
“Sono qui” rispose lui.
 
Lei aprì gli occhi e lo guardò, un po´ confusa, come se non sapesse più dove si trovava. Lui non la prese in giro e restò al suo fianco.
 
“Sei rimasto qui?” gli chiese dopo un lungo momento.
 
“Sì, non avevo niente di meglio da fare” si giustificò, sbadigliando vistosamente.
 
“Grazie” sussurrò lei sorridendo.
 
“Per non aver fatto niente? Beh, non c´è di che, posso ricominciare” disse lui, strofinandosi i capelli con aria sciocca.
 
Kaori lo guardò e rise piano. Lui la guardò stupito, poi le rivolse quel piccolo sorriso ironico che a lei piaceva molto.
 
“Mi fa piacere che tu sia rimasto qui...a non fare niente” disse divertita, togliendosi il panno dalla fronte. “Bisognerà stare attenti. Se gli oggetti iniziano a muoversi da soli...”
 
“Vero. Non so come sia arrivato lì” affermò Ryo.
 
“Voglio una tazza di the. Tu vuoi qualcosa?” gli chiese alzandosi.
 
“Che resti sdraiata...non voglio rischiare il mio mokkori con una colata di liquido bollente” le disse, spingendola indietro.
 
“Dovresti stare attento, Ryo. Potrei quasi credere che tu ti stia prendendo cura di me” disse lei furbetta.
 
Lui si voltò e la osservò, notando la luce compiaciuta nei suoi. Avrebbe potuto essere sempre così se si fossero messi insieme?

“E se fosse così?” chiese lui curioso.
 
“Mi renderebbe felice” rispose lei, sforzandosi di controllare i battiti del suo cuore.
 
“Non ti aspetteresti di più?”

“Non voglio mentirti. Lo spererei ma non lo pretenderei. Accetto quello che mi viene dato, Ryo. Non sono un´attrice, un´eroina o una donna di mondo. Sono solo io. Non ho diritti su di te e tu non mi devi nulla ma, se vuoi condividere qualcosa con me, io sono qui” gli disse con calma. “In effetti, su questo punto, io e Atsuko condividiamo la stessa idea” riassunse, osservando la lettera sul tavolo.
 
Lui la guardò per un altro momento, poi andò in cucina. Sapeva tutto quello che lei gli aveva appena detto. Lo sapeva ed era ciò che lo aveva spinto a mantenere lo status quo in tutti quegli anni. Lo aveva rassicurato sapere che lei era lì, disponibile, incrollabile nonostante tutto quello che lui le faceva vivere. Forse era tempo che ciò lo aiutasse ad andare avanti. Lei aveva aspettato abbastanza, lui anche, soprattutto ora che si ricordava che tutto avrebbe potuto essere diverso da anni.
 
“Tieni, il tuo the” le offrì, tendendole la tazza.
 
“Grazie” gli disse, raddrizzandosi sul divano. “Che succede, Ryo? Ti sento un po´ smarrito da un po´ di tempo su alcune cose” si preoccupò.
 
Lui la osservò un istante, grato che lei fosse lì senza insistere troppo apertamente per non mettergli fretta, lasciandogli una via d´uscita se ne avesse avuto bisogno.
 
“Non lo so. Ci sono tutte queste clienti che sembrano tornare improvvisamente dal mio passato e questo mi fa riflettere” ammise.
 
“Ed è un bene o un male?” gli chiese sollecita.
 
“Non lo so. Voglio credere che potrebbe essere un bene” confessò.
 
“Penso che tu lo sappia. Dentro di te lo sai, Ryo. Devi solo fidarti di te stesso” gli disse.
 
“Non mi dici di fidarmi di te, di lasciare che tu mi guidi? Non immagini che ti riguardi?” chiese lui, stupito.
 
Lei abbassò gli occhi e si rifugiò nella sua tazza di the, sorpresa. Era talmente raro che lui fosse così diretto.
 
“Io...ehm...sono contenta di sentirlo...insomma, credo...” balbettò arrossendo.
 
“Sei incredibile, Kaori” disse divertito. “Allora, non vuoi spingermi un po´?” le chiese di nuovo, più seriamente.
 
“No. Spero che tu ti fidi di me e, per questo motivo, non devo spingerti in un senso o nell´altro. Tu sai che ti amo, penso che tu sappia che darei qualsiasi cosa per te, anche la mia vita, ma non voglio chiederti di ricambiarmi. So che ci tieni a me. Mi basta. Se vuoi darmi di più, ci sarò per riceverlo, ma non ti darò in cambio il mio cuore, perché ce l´hai già” gli disse.
 
Lui la fissò per un lungo momento, sorpreso di sentire che lei lo amava tanto, anche se lo sapeva già. Il suo amore incondizionato, il suo fervore, erano tutte cose che non meritava secondo i suoi criteri, eppure lei l´aveva lasciato solo una volta quando l´aveva licenziata. Anche quando l´aveva visto baciare Atsuko subito dopo aver pensato di ricevere una dichiarazione d´amore da lui, non se n´era andata. Si era arrabbiata, era rimasta ferita certamente, ma era rimasta e aveva dato il meglio per la missione, e l´aveva sempre fatto in tutti quegli anni mentre lui inseguiva tutte quelle donne, per che cosa alla fine? Niente o molto poco.
 
“Ti ricordi di quel bacio che ho dato ad Atsuko?” le chiese all´improvviso.
 
“Come se potessi dimenticare...” sussurrò.
 
“Non era lei che pensavo di baciare” confessò.
 
“Cosa? Ma allora, chi?” si chiese.
 
“Pensaci, testolina” le disse a disagio.
 
Perché di colpo aveva sentito il bisogno di chiarire quel punto con lei? Avrebbe fatto meglio a trattenersi...all´improvviso, il disagio fu un po´ troppo per i suoi gusti e si sentì sul punto di dire una grossa cazzata. Non voleva farlo. Era andato avanti, l´aveva resa contenta e non voleva rovinare tutto.
 
“Perché quel giorno tu non eri dove avresti dovuto essere?” sussurrò lui.
 
Si rese conto di aver espresso il suo pensiero ad alta voce e girò leggermente il capo per trovare i suoi occhi spalancati per la sorpresa. Schiarendosi la gola, si voltò e si voltò verso di lei.
 
“Bene, ti lascio. Non sei un´attrice una donna di mondo ma sei la mia partner e ho bisogno di te...in piena forma” aggiunse frettolosamente.
 
Ryo si allontanò, astenendosi dal colpirsi la fronte per aver fatto una tale gaffe, e preferì ignorare la nuvola di fumo proveniente dal divano. Era certamente la febbre che era riemersa, mentì a se stesso.
 
Accessibile?
 

 
*in francese ´deux mains´ e ´demain´, rispettivamente ´due mani´ e ´domani´ hanno una pronuncia simile, ecco il piccolo gioco di parole.

     


                     





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