FanFiction City Hunter | Pensieri... di Lunasyriana | FanFiction Zone

 

  Pensieri...

         

 

  

  

  

  

Pensieri...   (Letta 1106 volte)

di Lunasyriana 

7 capitoli (in corso) - 0 commenti - 1 seguace - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaCity Hunter

Genere:

Fluff - SongFic - Romantico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Ryo Saeba - Kaori Makimura - Mick Angel

Coppie:

Ryo Saeba/Kaori Makimura (Tipo di coppia «Generic»)

 

 

              

  


  

 Perche'? 

"Voglio godermi questo attimo di libertà e di vita. Poi del dopo e del domani ci penserò. Adesso no."


  

Perchè? 

Perchè?

Perchè questo dolore che attraversa tutto il corpo?

Perchè doveva succedere a me?

Perchè sento che la mia vita è finita?

Questo dolore è così forte, così distruttivo. 

Le mie mani… le mie braccia, tutto il mio corpo non risponde, non si muove e fa un male cane. 

Perchè proprio a me?


Devo essere svenuto dal dolore o da qualche calmante del vecchio.

Sento montare una rabbia potente. Sento che potrei spaccare tutto quello che mi capita a tiro. 

Voglio spaccare tutto. 

Voglio radere tutto al suolo.

Perchè proprio a me? 

Io, lo sweeper numero uno degli States, non posso rimanere menomato. Non io. Qualcun altro sicuramente, ma non io.


Che ne sarà di me?

Sento dei passi e avverto la presenza della dottoressa che mi fa da infermiera. 

La odio. Mi guarda con pietà.

Perchè mi guarda così? 

Sa qualcosa più di me?

Le faccio così pena che non può sostenere il mio sguardo? 

E pensare che fino a qualche settimana fa le donne sbavavano per me. 

Adesso come sarà la mia vita? 

Non guardarmi così. 

Lo odio.

La rabbia ricomincia a montare. Il dolore agli arti pure. La testa mi pulsa terribilmente.

“Vattene” le ringhio. Non voglio la sua pietà. Non voglio vedere quello sguardo.

Lei si blocca un momento e poi va a controllare i vari monitor, come se nulla fosse. Eppure la vedo tremare leggermente. 

“Vattene via... SUBITO!!!” sibilo con tutta la rabbia e il veleno che posso.

La vedo sobbalzare, ma non si sposta di un millimetro dal suo posto. La odio. Mi fa sentire ancora più debole. Odio questa sensazione di impotenza. Odio sentirmi così... 

Cerco di alzarmi facendo leva sulle braccia ed è in questo momento che il mio handicap è più palese che mai. Il mio corpo non risponde ai comandi.

Rabbia, frustrazione e dolore mi riempiono la testa. 

Sto impazzendo. 

Comincio a piangere come un bambino. Questo non sono io. Io sono un uomo tutto d’un pezzo, non posso frignare come un lattante. Non posso e non voglio. E allora perchè queste lacrime continuano a uscirmi dagli occhi?

Kazue si avvicina e mi abbraccia portando la mia testa sul suo petto. Sento il suo cuore battere. E’ più lento del mio che va a mille. 

Mi concentro su questo ritmo. Non so quanto tempo sia passato, ma sento scemare la rabbia e anche il dolore. Per un attimo vorrei ricambiare il suo abbraccio. Mi sento così disperato e solo.

La bella dottoressa mi legge nel pensiero. Prende le mie braccia bruciate e se le avvolge intorno alla vita. Mi sento bene. Che strana sensazione. Eppure vorrei mandarla via. 

Non voglio la sua pietà.


E’ stato un bel sogno. 

Non lasciarmi Kazue. 

Ho bisogno di te.

Non c’è più nessuno intorno a me.

Sono solo.

Perchè il destino mi ha ridotto così?


Non so quanti giorni siano passati. Ormai sono tutti uguali. Non vedo nè Ryo nè Kaori.

Non ho bisogno di capire il perchè. Neanch’io mi verrei a fare visita. Spero solo non siano divorati dai sensi di colpa. Io ho accettato di mettermi in affari con quel demonio. Sapevo a che cosa sarei andato incontro. Più o meno…

Adesso potevo essere in riva all’oceano oppure sottoterra. Fa parte del gioco. O almeno faceva…

Invece...

Mai avrei immaginato di trovare e provare l’amore vero. 

Ma possibile che tra tutte le donne del pianeta proprio quella del mio miglior amico?!

Mi sento preso in giro dal destino. 

Perchè proprio a me?


Doc mi ha detto che sono ancora sotto gli effetti della polvere degli angeli. Certo è che il mio fisico sta resistendo, ma le mie mani non stanno guarendo. Sta facendo delle ricerche per recuperare i miei nervi ustionati, ma non nutro molte speranze. Ogni giorno che passa prendo consapevolezza di questa menomazione.


Kazue ormai è la mia infermiera personale. 

Non ci sono stati altri momenti intimi e imbarazzanti o almeno credo. Anche la memoria ogni tanto mi gioca brutti scherzi. E’ una bella donna. Mi piacciono i suoi lineamenti orientali. Anche se continua a guardarmi con pietà, adesso comincio ad accettarlo. Mi sto rassegnando. Tuttavia a volte mi sembra che il suo sguardo cambi. Si fa più dolce. Mah… forse sto proprio andando in malora.


Stanotte è stata davvero brutta. 

Ricordo solo dei forti dolori, la testa pulsare, la rabbia cieca e poi l’oblio. Non so nemmeno se il vecchio e Kazue mi abbiano dato qualcosa. Ricordo solo il buio e l’inferno. Sentivo le fiamme ardermi dalla testa ai piedi. 

Perchè non sono morto su quel maledetto aereo? O affondato con la nave? Non voglio vivere così. Dovrei trovare il coraggio di porre fine a questa miserabile vita.

Perchè proprio a me?

Sono così patetico che non sono neanche in grado di suicidarmi. Non riuscirei neanche a premere il grilletto della mia pistola.

Sono diventato l’uomo che mai avrei voluto essere: patetico e insignificante.


Un nuovo giorno è sorto. 

Guardo fuori dalla finestra della mia stanza-prigione. Sono stufo di questa situazione. 

Adesso basta. 

Raccolgo tutte le mie forze e mi metto in piedi. 

Mi gira un pò la testa. 

Mi sento debole. 

Odio questa sensazione. Odio sentirmi debole. 

Le gambe sono rigide. Faccio un’enorme fatica ad arrivare alla porta. Mi appoggio al muro. O meglio mi abbatto pesantemente su di esso.

Adesso arriva la parte più difficile. Afferrare questa maledetta maniglia.

Provo una volta, una seconda e una terza ad alzare il braccio. 

Niente. 

Maledizione. 

Provo con l’altro. Niente ancora. Sento la frustrazione e la rabbia impadronirsi di me. 

Questo senso di impotenza è difficile da sopportare e accettare. 

Mi monta la rabbia. Vorrei tirare un pugno a questa maledetta porta. 

Sto cadendo per terra. Mi manca il respiro. Mi sento un ammasso informe di dolore.

Quanto tempo è passato? Non lo so. 

Ricomincio a respirare. Alzo la testa e rimango sorpreso.

Come diavolo è successo? So soltanto che in qualche modo questa stramaledetta porta si è aperta.

La forza della disperazione? Forse…Boh… non mi frega. 

L’importante è essere uscito da questa stanza. Certo sono lungo disteso, ma sono uscito. 

In qualche modo riesco a mettermi carponi e a stare in piedi. 

Mi guardo attorno e sono solo. Almeno non ho dato spettacolo. La mia già attuale scarsa autostima ne avrebbe risentito ancora di più.

Le gambe hanno cominciato a obbedire meglio. La fisioterapia forzata di Kazue a qualcosa è servita; chissà magari anche le mie mani potrebbero tornare normali. Mi sto illudendo lo so, ma la speranza è l’ultima a morire.

Ho raggiunto il giardino senza altri ostacoli. 

Sono stremato, ma contento. Erano settimane, mesi che non mi sentivo così vivo.

Mi sono seduto su una panchina e ammiro questo giardino in classico stile giapponese. 

Sarebbe meglio essere in riva all’oceano a Malibù circondato da belle ragazze smaniose di farsi sedurre da me. Mi tocca accontentarmi.

  • sospiro -

Come vorrei una sigaretta. Assaporare il sapore della nicotina e quel senso di liberazione che accompagna ogni boccata. Vorrei tante cose in questo momento. Così come una bella bionda ghiacciata.

Pazienza mi rifarò la prossima volta.

  • sospiro -


Che pace e che silenzio. 

Rilasso i muscoli e i nervi. Non è ancora iniziata la giornata e sono già così stanco. 

Chiudo gli occhi.

Sento una presenza accanto a me. La riconosco. E’ Kazue. Se vuole sgridarmi e riportarmi in camera avrà vita facile. Sono distrutto. 

E invece… si siede silenziosa accanto a me. Appoggia la testa sulla mia spalla. Una nuova sensazione di benessere si insinua nelle mie membra provate.

Va bene così non voglio discutere. 

Non voglio ricordare all’infinito il mio stato.

Non voglio ripiombare in quell’inferno di dolore e rabbia.

Voglio godermi questo attimo di libertà e di vita. 

Poi del dopo e del domani ci penserò. 

Adesso no.

     


                     





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