FanFiction Angel Sanctuary | Non potrei mai tradirti di Redeyesdemon | FanFiction Zone

 

  Non potrei mai tradirti

         

 

  

  

  

  

Non potrei mai tradirti   (Letta 276 volte)

di Redeyesdemon 

2 capitoli (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 16 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaAngel Sanctuary

Genere:

Angst

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Rosiel - Catan

Coppie:

Rosiel/Catan (Tipo di coppia «Yaoi»)

 

 

              

  


  

 Il prigioniero 

Quale verità si cela dietro il rapporto di Rosiel e Catan e come reagirebbero se uno dei due fosse imprigionato per aver difeso l'altro?Rosiel x Catan


  

Vengo portato nelle carceri celesti,dove mi spogliano della parte superiore della divisa.
Cerco di non urlare quando mi aprono a forza le ali e ci piantano degli uncini.
Quelli nelle carni li sopporto, quelli nelle ali no, fanno male, tirano e strappano e le mie ali non sono forti come quelle degli altri angeli. Vengo messo in ginocchio e legato mani e piedi con delle catene, semplici, ma so bene che non lo sono, è solo una copertura, sento il loro peso. Tutte le volte che sento aprire la porta la speranza di vederti entrare accende il mio cuore, ma per mia sfortuna è sempre la solita guardia, e ad ogni ora la speranza svanisce così come svaniscono le mie possibilità di tornare a servirlo.
Il compito di quella guardia è quello di punirmi, picchiandomi, per farmi entrare in testa il buon senso, perché un servo non può alzare la testa, deve restare in silenzio. Chiudo gli occhi quando finisce, cerco di tenere duro perché so qual’è il compito di un servo, ma non tollero che il mio signore venga offeso in questa maniera.
Ho promesso che lo avrei protetto finché avessi avuto fiato.
Sono ridotto proprio male, il mio corpo è coperto da ferite e lividi. Altri uncini sono stati messi nella mia schiena e nelle mie ali.
Ho così tanta paura di perderle... Deglutisco e un brivido freddo attraversa la schiena quando sento la porta aprirsi nuovamente, oggi doppio turno? Rimango con la testa bassa finché una voce familiare raggiunge le mie orecchie. <” Povero il mio piccolo Catan, guarda come ti hanno ridotto.”> Alzo la testa beandomi di quella meravigliosa visione.
Inclino leggermente la testa quando la sua mano gentile si posa sul mio volto accarezzandolo dolcemente. <”Mio signore… ”> mi perdo nei suoi occhi. <” Mi dispiace di essermi comportato come un ragazzino, l’ho umiliata davanti a tutti, non dovevo pormi davanti a lei...”> Abbasso nuovamente la testa, mi sento dannatamente colpevole. Mi alza la testa e mi dona un bacio che per un attimo mi fa dimenticare i dolori che mi stanno portando alla pazzia. <” Cerca di resistere ancora mio piccolo Catan, sto cercando una maniera per farti uscire.”> Lo guardo <”Sto resistendo solo per lei mio signore.”> Mi doni un piccolo sorriso e un bacio sulla fronte prima di andartene.
Vedo la mia luce sparire e le tenebre tornano ad essere le mie sole compagne. I giorni passano e il mio corpo si indebolisce sempre di più.
Ma quelle parole che risuonano nella mia testa, mi danno la forza per andare avanti. Una nuova alba si fa spazio fra le tenebre e io mi perdo a guardarla, mi ricorda tanto lui.
I miei pensieri vengono interrotti dal rumore della porta che si apre, oggi si inizia presto.
Ma quando alzo lo sguardo non vedo il solito uomo ma bensì una ragazza che in fretta e furia mi comunica che domani verrò scarcerato. Questa notizia torna a far ardere il mio spirito,domani potrò tornare a casa da lui.
Potrò ricominciare a servirlo devo solo resistere un altro giorno. Sono così felice della notizia che non mi accorgo dell’entrata del mio aguzzino, solo quando mi sento prendere per i capelli mi accorgo di non essere più solo anzi oltre a lui ce ne sono altri due, tutto questo non mi piace per niente. Vengo bendato e questo mi fa allarmare, sento le mani dei due uomini tenermi ferme le spalle e la schiena ma non capisco dove sia l’altro uomo.
Quando sento che le ali vengono tirate, realizzo che il mio incubo si sta avverando, inizio a urlare e a muovermi nonostante gli uncini mi stiano strappando lembi di pelle. Sento il sangue uscire dalle ferite e poi eccolo il suono che non avrei mai voluto sentire.
Il suono delle ali che vengono strappate dal mio corpo lasciandomi ferito e vuoto. I miei aguzzini si godono lo spettacolo di un angelo rotto mentre io mi accascio a terra, umiliato sia fisicamente che psicologicamente, rotto fin dentro l’anima, mentre giorno e notte si confondono davanti ai miei occhi, ormai nulla ha davvero un senso per me.
Tremo quando vedo i miei aguzzini liberarmi, non mi ricordavo nemmeno che sarei stato scarcerato, mi rivestono di peso, rimettendomi addosso quella divisa che in questo momento odio.
Mi riscuoto appena quando lo vedo, ma mi allontano appena quando mi ricordo che cosa mi hanno fatto, sono certo che non vorrà più un servo, un giocattolo, rotto, senza ali ed impuro come me. I miei carcerieri mi portano davanti a lui, di peso, lasciandomi cadere ai suoi piedi. Tremo quando vedo che si china accanto a me e mi tira su.
Quella che vedo nei suoi occhi...è preoccupato...per me? <”Sono così felice di vederla.”> un piccolo sorriso si fa spazio sul mio volto. Mi aiuti a uscire da quel luogo che ci ha tenuto troppo divisi e che mi ha fatto cosi tanto del male.
Appena siamo fuori solo ti sento dire <”Anche tu mi sei mancato Catan”> un bacio si posa sulle mie labbra rovinate, io ricambio senza pensarci due volte. <”Posso chiederle come torniamo a casa? Io non sono in grado di volare.”> Mi guardi dicendo <” Ho già pensato a tutto, mio caro Catan. ”> Appena finisce la frase appare il mezzo che ci porterà a casa, mi aiuta a salire ed io mi rilasso ad ogni metro che mi allontana da quel posto di dolore, anche se scatto, quando le ferite mi riportano alla realtà.
La schiena non riesco ad appoggiarla, le ferite non mi sono state curate e sento il sangue che ancora bagna la mia camicia.
L’idea di dover dirgli quello che mi è successo mi spaventa da morire, solo che non posso nasconderglielo.
Quando arriviamo a casa mi faccio coraggio e lo chiamo. <” Signor Rosiel devo dirle una cosa ed ho una gran paura a farlo.”> Tu mi guardi non capendo e mi inciti a parlare, così faccio un sospiro, sentendo la tensione che mi chiude lo stomaco.
Ho dannatamente paura. <”Ieri una ragazza è venuta a dirmi della mia scarcerazione odierna, ero così felice finché tre uomini non sono entrati e… e...”> mi blocco.
Devo calmarmi, ma è così difficile da dire, tu mi inciti ancora una volta.
Decido per una mossa drastica.
Mi spoglio del pezzo sopra mostrando lo scempio che hanno fatto al mio corpo. <”Mi hanno strappato le ali per puro divertimento…” dico con voce tremante.
Quando appoggi la mano sulla mia schiena mugolo di dolore. <”Non sono più un angelo completo ma sono sempre io, la prego non mi mandi via.”> mentre pronuncio queste parole mi giro verso di lui e qualche lacrima silenziosa scende sul mio viso. <”Mio caro Catan non potrei mai farti un torto del genere, sei ridotto così per aver aiutato me, non potrei mai e poi mai mandarti via.”> mi dici mentre mi abbracci con delicatezza sentendo delle parole che mai mi sarei aspettato di udire da te. <”Ti amo, mio fedele angelo.”> Sorrido mentre arrossisco.
<” Anche io l’amo signor Rosiel.”> Le tue labbra si appoggiano alle mie baciandomi, facendomi sentire a casa.
Devo dire una cosa.
Non bramo il paradiso perché lo vivo tutti i giorni con alti e bassi. 

     


                     





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