FanFiction Angel Sanctuary | Il giocattolo di Redeyesdemon | FanFiction Zone

 

  Il giocattolo

         

 

  

  

  

  

Il giocattolo   (Letta 232 volte)

di Redeyesdemon 

2 capitoli (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 16 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaAngel Sanctuary

Genere:

Angst

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Rosiel - Catan

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Verita' 

Da quando il mio signore Rosiel si è ritrovato con la sorella Alexiel io sono sparito, vengo chiamato solo per qualche ordine e poi abbandonato come un cane, sapevo che questo momento sarebbe arrivato solo che non credevo facesse così male.


  

Mi congedo da loro e dopo aver spento la luce in cucina mi dirigo in camera dove mi spoglio mettendomi a letto subito dopo, non è da me dormire in boxer ma oggi sento ho stranamente caldo.
Mi infilo a letto e mi addormento in pochi minuti, non ho cenato non ne avevo voglia.
Cado in un sonno profondo in poco, risvegliandomi la mattina solo perché sento bussare insistentemente alla mia porta.
Sento una voce ma non capisco chi sia sento tutto ovattato, solo quando vedo la porta spalancarsi ed entrare Rosiel infuriato collego tutto, ma prima che possa parlare mi arriva uno schiaffo talmente forte da farmi girare la testa di lato.
“Cosa ci fai ancora a letto?! Muoviti, alzati sei in ritardo su tutto oggi e non tollero il tuo comportamento Catan, ho lasciato correre ieri ma oggi non credere di passarla liscia!”
Sento che è infuriato e neanche poco ma mi chiedo perché non mi sia svegliato al solito orario o addirittura prima, eppure mi sono addormentato presto ieri sera.
“Chiedo perdono mio signore, non capisco cosa mi succede non è da me svegliarmi tardi, a quest’ora ho già svolto metà dei miei compiti di normale.”
Mi lancia uno sguardo glaciale.
“Non mi interessa cosa hai, devi svolgere il tuo lavoro tutti i giorni, cos’è sei in ribellione contro di me perché ho qua mia sorella?”
Riconosco il tono di sfida, mi alzo subito dal letto non ricordandomi che sono solo in boxer.
“Assolutamente no mio signore, le vostre decisioni non influiscono il mio lavoro.”
Faccio fatica a reggermi in piedi mi gira tutto e sento le gambe molli, mi sento ancora peggio di ieri sera.
Crollo a terra in ginocchio davanti a lui ho il fiato corto e le gambe non mi reggono quando provo ad alzarmi, ma che mi sta succedendo?
Lui mi guarda cinico.
“Si, si bella trovata far finta di star male per non svolgere il tuo dovere, come prima punizione svolgerai il doppio dei tuoi compiti.”
Lo guardo spalancando gli occhi.
“NO! Non sto mentendo e non sto fingendo non mi punirà per una cosa che non ho fatto.”
Ho il fiato ancora più corto di prima ed un altro schiaffo raggiunge il mio volto facendomi crollare a terra.
“Perché non volete credermi? Non vi ho mai mancato di rispetto, non ho quasi mai disobbedito ad un vostro ordine, morirei per lei mio signore.”
Dico a voce bassa mi sento a pezzi, non mi merito tutto questo, non ha mai avuto da che sospettare di me.
Mi rimetto in piedi a fatica ed inizio a vestirmi.
“Svolgo subito i miei compiti…”
Mi sento veramente ferito stavolta, vedo che se ne va senza aggiungere altro mentre io, con una notevole fatica, esco da camera andando in cucina.
Non hanno ancora mangiato, devo pensare prima a quello.
Ma non metto a fuoco e come prima cosa mi taglio il palmo della mano, non ho visto il coltello.
Tutto questo non mi piace ma devo andare avanti non posso farlo arrabbiare ancora.
Mi sorreggo al bancone dove preparo sempre tutto ma niente, le gambe non mi vogliono sostenere, faccio forza con le braccia ma una serie di fitte mi fanno mollare la presa facendomi cadere in terra andando a colpire l’angolo del tavolino con la testa.
Per fortuna vedo correre verso di me un ragazzo della servitù, il mio respiro è accelerato, la sola cosa che sento prima di svenire è il ragazzo che va a chiamare il mio signore, lo capirà adesso che non mentivo?
Quando mi risveglio mi ritrovo in infermeria con l’ossigeno attaccato assieme a non so quante flebo, almeno son ancora a casa non mi ha cacciato.
La debolezza e le sensazioni di prima si sono un po´ attenuate, ma non il braccio quello continua a far un male cane, lo guardo ed il colore che ha preso non è per niente dei migliori, sembra che sia rotto.
Non mi accorgo di non essere solo finché non sento la sua voce.
“Se te lo chiedi no, non è rotto ma devo ancora capire cosa hai.”
Cerco di mettermi seduto ma fallisco miseramente.
“Shh, sta giù devi riposare, non possiamo rischiare.”
Lo guardo annuendo lentamente, sembra che abbia la gola secca e che nessuna parola voglia uscire.
“Mi rimetterò e tornerò a servirla glielo prometto.” Dico con un notevole sforzo.
Come risposta mi accarezza il viso non me lo aspettavo, non son cose da lui queste.
Lo guardo.
“Io credo di saper cosa è.”
Mi invita a parlare.
“Ieri… quando mi avete entrambi riempito di scariche...credo che il mio corpo le abbia assorbite e adesso sta lottando per buttarle fuori.”
Lo guardo, non so quale potrebbe essere la sua reazione ormai mi aspetto di tutto.
“Ed allora dobbiamo trovare la maniera di toglierle, non credi?”
Ecco di nuovo il tono e lo sguardo gelido che stavolta mi fanno veramente paura.
“Perché non sei venuto a dirmelo? Pensavi di fare da solo?!”
Annuisco mentre chiudo gli occhi pronto a ricevere un altro schiaffo, cosa che non avviene per mia fortuna, anzi sento una risatina che mi fa calmare e riaprire gli occhi.
“Su questo siamo molto simili, mio fedele servitore”
Tiro un sospiro di sollievo a quelle parole.
“Adesso tu riposa e penserò io a come fare.”
Mi dice mentre vedo che mette del liquido nella flebo che arriva dritta al braccio.
“Mi fido ciecamente di lei”
Dico mentre mi lascio avvolgere dal sonno, adesso mi sento al sicuro.

     


                     





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