FanFiction City Hunter | Remember Me di Lalushka | FanFiction Zone

 

  Remember Me

         

 

  

  

  

  

Remember Me ●●●●● (Letta 1780 volte)

di Lalushka 

16 capitoli (conclusa) - 8 commenti - 3 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaCity Hunter

Genere:

Drammatico - Azione - Introspettivo - Romantico

Annotazioni:

What If

Protagonisti:

Ryo Saeba - Hidejuki Makimura - Kaori Makimura

Coppie:

Ryo Saeba/Hidejuki Makimura (Tipo di coppia «Generic»)

 

 

              

  


  

 24 Dicembre 1991 

Questa e' la mia proposta per Natale 2020.Avevo pensato ad una specie di Canto di Natale, ma poi mi sono fatta prendere la mano dal dramma ed ho creato una storia un po' diversa.


  

Rientro in casa
scaraventando le chiavi della macchina sul tavolino da fumo, prima o poi si spaccherà
davvero e allora sì che saranno dolori.



E brava Kaori,
anche stavolta ci sei riuscita: mi hai fatto perdere il lume della ragione!



-Lascialo
perdere, è con me che ce l’ha…-



Hai spiegato a
Miki evitando che mi facesse la festa perché per poco non ho preso a botte suo
marito.



Possibile che
nessuno si metta nei miei panni?!



Credono che sia
facile per me vivere con te?!



Non fai mai
quello che ti dico e ti butti a capofitto nelle peggiori situazioni.



Più pericolose
sono e più ti ci infili con tutte le scarpe.



Eppure, nessuno riesce
ad avercela con te: la dolce Kaori, la paladina della giustizia e delle cause
perse.



 



Mi avvio verso il
bagno per mettere la testa sotto l’acqua ghiacciata e per cercare di sbollire
la rabbia almeno un poco.



In un attimo dai
capelli mi cade del liquido rosa: è il sangue che cola dalla ferita al
sopracciglio;



e ocra: i soliti posti
di merda luridi e fatiscenti.



-Non c’era bisogno
che trattassi in quel modo Umi, voleva solo aiutarti. –



Ti affacci.



Il tono severo e
colmo di rimprovero come se tu non avessi alcuna colpa.



Non credevo che
saresti rientrata questa notte, pensavo che ti saresti fermata da Miki e Umi
per darmi il tempo necessario a sfogarmi da solo.



Me la sarei
meritata un po’ di solitudine, in tutti i sensi.



Ma tu sei una di quelle
persone che le situazioni le prendono di petto piuttosto che starci a
rimuginare.



Ma considerando come
mi sento questa sera non so se sei coraggiosa, incosciente o solo cretina.



-Sta’ zitta. –



Ruggisco
chiudendo gli occhi, non prima di averti vista sobbalzare preoccupata.



Hai fatto una
cazzata Kaori, l’ennesima, immane cazzata che avrebbe potuto ucciderti.



-Mi dispiace. -



Mormori.



Come se questo
potesse bastare.



Come se non
sapessi che la prossima volta ti metterai nei guai nello stesso identico modo senza
pensare alle conseguenze.



Incurante che la
prossima volta potrebbe essere l’ultima per te, per me e per chi ci vuole bene.



-Vallo a dire a
tuo fratello, sono sicuro che gli farà piacere. -



Apro gli occhi
solo per vedere che effetto fanno su di te le mie parole.



Sempre lo stesso:
quando c’è di mezzo Hidejuki un’onda di dolore e nostalgia ti travolge e a
malapena ti lascia in piedi.



-Come, scusa? –



Ti mordi il labbro
fino quasi a ferirti e gli occhi ti si fanno lucidi.



-Vallo a dire a
tuo fratello quanto ti dispiace quando non sarò abbastanza in gamba da salvarti
il culo! -



Esco in fretta
dal bagno schivando ogni tuo tentativo di riconciliazione.



Alla fine, sono
sempre io a cedere: sei talmente importante per me che non riesco a tenerti mai
il muso troppo a lungo ed hai cominciato ad approfittarti di questa situazione.



Sul tavolo di
cucina c’è quella bottiglia del mio Whisky preferito, quella che mi ha regalato
Umi per il mio compleanno.



Ha detto che ne
aveva ordinata una in più per sbaglio e che i suoi clienti non sono tutti
alcolisti anonimi come me e Mick e non avrebbe saputo come smaltirla.



Lo sai benissimo
che mi basta un bicchiere di quello per domarmi.



Hai già tirato
fuori la cassettina del pronto soccorso, più fornita del nostro mobile bar.



Avevi
preventivato una serata diversa.



Sarebbe potuta
essere una serata diversa se fossi arrivato 5 secondi più tardi e se non fossi
stato in grado di disinnescare quella maledetta bomba a cui ti avevano legata.



Per la prima
volta nella vita mi tremavano le mani.



-Mi dispiace. –



Mormoro guardandoti
negli occhi.



Con un sospiro di
sollievo ti avvicini a me per sfiorarmi la ferita al sopracciglio, ma mi scosto
irritato.



-Mi dispiace, Kaori,
per tutto questo. –



Ti prendo per i
fianchi e ti volto verso il salotto, spoglio e silenzioso.



È la Vigilia di Natale
e siamo stati talmente impegnati con il lavoro che non hai avuto tempo di fare
l’albero né di attaccare quelle decorazioni che io fingo di trovare orribili e
che invece, insieme alla tua presenza, hanno trasformato un semplice tetto
sopra la testa in una casa in cui è sempre bello rifugiarsi per sfuggire a tutte
le brutture del mondo.



Fai spallucce
come se non te ne importasse molto, cerchi di prendermi la mano ma io
nuovamente mi stacco da te rifiutando ogni contatto.



Non questa notte,
è l’unico modo che ho per non crollare.



-Mi dispiace, Kaori.



Mi dispiace di
non essere morto io al posto di tuo fratello. -



Con uno scatto ti
giri verso di me, hai uno sguardo pieno di rabbia che però riesco a sostenere
senza distogliere gli occhi.



-Parliamoci chiaramente:
se io non ci fossi stato Hidejuki sarebbe ancora qui, Mick non avrebbe rischiato
di fare la fine di Giovanna d’Arco e Umibozu tra qualche mese potrebbe vedere
suo figlio. E tu, tu avresti avuto la vita meravigliosa che hai sempre
desiderato e che meriti. –



Un giro sulle
montagne russe mi avrebbe sicuramente rimescolato di meno il sangue.



Da quanto tempo
penso queste cose?!



Da sempre: da
quando Hidejuki mi è morto tra le braccia, da quando Miki ha annunciato di
aspettare un bambino e l’hai abbracciata commossa forse perché sei consapevole
che se continui a stare con me non avrai mai un figlio tuo, quando penso a Saeko
che non si è ancora rifatta una vita dopo tanti anni.



Se io non ci fossi
stato adesso avresti una famiglia tutta tua con la quale riunirti intorno all’
albero.



Avrei voluto
poter controllare la rabbia, e invece mi tremavano le mani soprattutto quando ti
ho vista scoppiare in lacrime e scuotere disperatamente la testa cercando il
mio abbraccio che per la prima volta ti ho negato.



Avrei voluto che
dalle mie parole trasparisse rassegnazione invece della rabbia che provo nel
non poter essere una persona diversa.



-D…dove vai…-



Balbetti piangente quando mi stacco da te ed imbocco l´uscita di casa. 

- A sistemare questa situazione.-

Rispondo senza che la mia voce tradisca alcuna emozione. 

     


                     





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