FanFiction One Piece | Non questa volta di Manuelita8 | FanFiction Zone

 

  Non questa volta

         

 

  

  

  

  

Non questa volta   (Letta 209 volte)

di Manuelita8 

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Sezione:

Anime e MangaOne Piece

Genere:

Non specificato

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Sanji - Zoro

Coppie:

Sanji/Zoro (Tipo di coppia «Yaoi»)

 

 

              

  


  

 Il Prima 

Questa è una mia rivisitazione di quello che può essere accaduto prima di Whole Cake Island e dopo Wano tra Sanji e Zoro.Cercare di capire come potrebbe essere nato il loro amore.Se non avete visto questi cap.della saga fate attenzione a possibili SPOILER...


  

IL PRIMA



Era passata quasi una
settimana di navigazione dopo che la ciurma di cappello di paglia aveva
lasciato Zo. Dopo molto navigare, sulla loro rotta, si era finalmente stagliata
un’isola. Molto piccola a detta di alcuni libri che Robin aveva consultato per
Nami, ma abbastanza prospera da poter fare dei rifornimenti adeguati per poter
proseguire il loro viaggio. Convinta di ciò la navigatrice aveva deciso che
avrebbero attraccato lì giusto il tempo dei rifornimenti <<Ragazzi mi
raccomando, anche se l’isola non sembra essere sotto controlli particolari
della marina, non abbassate la guardia e soprattutto non mettetevi nei
guai>> detto ciò lei e l’intera ciurma si girarono verso il loro capitano
che era intento a esplorarsi il naso con un dito come se nulla fosse. Un
sospiro rassegnato partì da tutti loro convinti che sarebbe stato difficile
riuscire a passare inosservati anche quella volta. Divisi i ruoli per i vari
acquisti la ciurma si divise. Usopp, Chopper, Pedro, Jimbei e Brook rimasero a
guardia della nave. Nami, Robin e Carrot avevano deciso di andare a guardare
qualche negozio, Franky insieme a Luffy e Zoro invece dovevano recuperare del
materiale per la sistemazione della Sunny. Sanji in solitaria, tra lo stupore
di alcuni, era addetto alle provviste. Scesero dalla nave e si divisero nelle
varie zone di loro competenza. Mentre il capitano ed il carpentiere erano
distratti da alcuni materiali particolari, allo spadaccino bastò un giro di una
bancarella per perdere di vista i suoi compagni e quindi di conseguenza
perdersi <<Ma dove sono finiti quei due? Vuoi vedere che si sono
persi>> si diceva mentre continuava a camminare grattandosi la testa.
Tanto valeva continuare a dare un’occhiata in giro, magari avrebbe trovato
qualcosa di utile per le sue spade o un posto dove poter schiacciare un
pisolino. Dopo quasi venti minuti in cui girava a vuoto, Zoro notò tra la folla
una familiare testa bionda che parlava allegramente con un fruttaiolo. Zoro
rimase fermo a qualche metro di distanza a fissare il cuoco in tento a
contrattare con l’uomo. Poteva percepire solo alcune frasi sconnesse come
“Foresta delle paure” oppure “rivela la paure nascoste” ma non gli diede molta
importanza sul momento perchè la sua attenzione era rivolta solo al biondo. Da
quando si erano ritrovati, dopo i 2 anni di separazione, dentro di lui era
scattato qualcosa di diverso, che non riusciva bene a spiegarsi, nei confronti
del biondino. Non era dovuto solo all’interesse che aveva scaturito il suo
cambiamento fisico ai suoi occhi, perché diciamocelo, a parte i capelli un po’
più lunghi e quel pizzetto più pronunciato, il cuoco era rimasto quasi simile a
prima. Forse aveva notato un torace più ampio ma vedendolo sempre con quei
completi non era facile da giudicare. Ma erano le sensazioni ed i sentimenti
contrastanti ogni volta che lo aveva vicino, a cui non riusciva a dare un nome.
Molto spesso si ritrovava a seguirlo con lo sguardo senza che lui se ne
accorgesse mentre era intento a sbrigare le sue faccende o mentre faceva le sue
moine alle donne della ciurma. In quei casi, specialmente, si rendeva conto che
il suo umore peggiorava parecchio e spesso per smaltire la tensione lo
provocava fino a quando non iniziavano a darsele di santa ragione. Fu riscosso
dai suoi pensieri quando vide una bambina in lacrime che strattonava
energicamente il braccio del cuoco chiedendo di aiutarla. Dopo aver cercato di
calmarla e capire cosa stava succedendo vide che il biondo iniziò a seguirla
verso la foresta. Lo spadaccino decise di seguirli anche lui.



Sanji era contento di poter
fare un po’ di spesa in santa pace finalmente. Ultimamente i suoi nervi erano a
fior di pelle e spesso il tutto era riconducibile ad un solo motivo, anzi, una
persona. Zoro. Quello spadaccino non perdeva occasione per attaccar briga con
lui più del solito. E questo poteva sembrare anche normale visto che anche
prima della separazione forzata, lo facevano. Ma adesso, erano decisamente più
frequenti. Non riusciva a spiegarsi per quale motivo la tensione tra di loro
era aumentata in questo modo, come non riusciva a spiegarsi il suo continuo
tenerlo sotto controllo anche quando pensava di non essere visto. Si, non gli
erano sfuggite quelle occhiate continue ogni volta che lui finiva nel suo campo
visivo. Si sentiva messo ai raggi x e la cosa, anche se gli faceva piacere, lo
metteva a disagio, anche se cercava di non darglielo a vedere. Ma non voleva
credere a qualcosa che non poteva essere. Perché ormai lui aveva capito da
tempo di sentire un attaccamento speciale per quella testa d’alga. Lo aveva
capito dopo gli eventi di Thriller Bark, quando era andato così vicino dal
perderlo per sempre. E poi gli anni su quell’isola con i trasformati gli
diedero il colpo di grazia. Sentiva la sua mancanza più di tutto il resto della
ciurma. Aveva solo timore di poter dare un nome a questo sentimento e
conoscendo lo spadaccino non lo avrebbe mai ricambiato, anzi probabilmente lo
avrebbe anche deriso per questi sentimenti sciocchi che per un uomo come lui,
tutto d’un pezzo, lo avrebbero solo distratto dal suo obiettivo di diventare il
miglior spadaccino. Così era più semplice mantenere una facciata di
circostanza, litigare quando si poteva per avere solo brevi contatti con il suo
corpo e cercare di ignorarlo quando per il restante tempo. Era l’unico modo per
poter mantenere la sua sanità mentale ancora intatta anche se in realtà la
voglia di prenderlo e sbatterlo da qualche parte per delle attività più focose
era sempre presente nella sua mente. Mentre parlava con il fruttivendolo per
farsi vendere le verdure e la frutta migliori, si fece scappare un sospiro
stanco e frustrato; si portò la sua fidata sigaretta alle labbra per trarne un
lungo tiro e distendere un po’ i nervi. Il fumo gli riempì i polmoni e la
nicotina fece la sua magia rilassandolo un poco <<Ecco a lei signore
quello che mi aveva chiesto>> l’uomo lo riportò alla realtà
<<Ah..si..grazie mille>> rispose il cuoco prendendo le buste
<<Se le serve altro>> chiese il venditore <<Si, volevo sapere
se dopo la foresta c’era qualche altro posto per poter comprare del
cibo>> chiese il biondo indicando la fitta foresta a qualche metro da
loro <<Beh..potrebbe esserci ma se fossi in lei non entrerei nella
foresta ma l’aggirerei>> spiegò il venditore un po’ turbato <<Come
mai?>> chiese Sanji <<Come tutto il nuovo mondo, anche quest’isola
ha i suoi misteri ed in questo caso è proprio questa foresta>>
<<Cosa avrebbe di così particolare?>> <<La chiamano la
Foresta delle paure..sembra che chiunque entri al suo interno, in un particolare
momento cala una fitta nebbia. E quando accade, sembra che si possa vedere manifestarsi
le proprie paure più nascoste, anche quelle che si credeva di aver dimenticato.
Molti sono i racconti di persone entrate e uscite completamente terrorizzate da
lì dentro. Noi abitanti dell’isola ne rimaniamo lontani>>
<<Capisco..grazie per l’informaz..>> <<AIUTATEMIIII..VI
PREGOOO>> i due uomini furono interrotti da una bambina che gridava nella
loro direzione in cerca di aiuto <<Che succede piccola?>> chiese
Sanji che vide arrivare quel piccolo uragano dai capelli neri e gli occhi
azzurri, in quel momento rossi per il pianto che stava avendo. La bambina si
fermò verso i due uomini e si aggrappò al braccio dell’uomo biondo che le aveva
rivolto la parola <<TI PREGO..AIUTAMI..LA MIA MAMMA..LA MIA MAMMA>>
<<Calmati per favore..spiegami meglio..è successo qualcosa alla tua
mamma?>> Sanji cercava di parlarle gentilmente per cercare di capire cosa
poteva essere successo a quella bambina e alla sua mamma <<Sniff..sniff..
la mia mamma e il mio fratellino..sniff… sono in pericolo.. mio padre ed i suoi
uomini sono come impazziti e hanno iniziato a far loro del male.. io sono
riuscita a fuggire grazie alla mia mamma ma lei ora… sniff… ti prego
aiutami>> calde lacrime cadevano da quel visino sporco di terra.
Sicuramente aveva corso per la foresta in cerca di aiuto. Più Sanji la guardava
e più poteva notare dei leggeri lividi addosso a lei. La rabbia stava iniziando
a impossessarsi di lui <<Fammi vedere dov’è la tua mamma..ti aiuterò io… lascio
a lei la mia spesa la prenderò dopo>> disse risoluto verso la bambina e
poi verso il venditore che annuì con il capo. Poco dopo iniziò a correre
seguendo la bambina con una strana inquietudine nel cuore.



 Correvano come pazzi
all’interno della foresta nella disperata ricerca della loro meta. Finalmente
dopo un po’ il cuoco vide una casa in legno circondata da una grande recinzione
dove dentro vi erano dei cavalli. Sicuramente dentro la casa c’erano più
persone del previsto. Decise di far rimanere fuori la bambina nel caso in cui
le cose si fossero messe un po’ male. <<Aspettami qui..io vado a dare una
mano alla tua mamma e torno>> disse sicuro verso la bimba che si stava
nascondendo dietro un albero <<Aspetta..tu mi stai aiutando ma io..non so
nemmeno come ti chiami>> il biondo era intenerito dalla bambina avevano
avuto così tanta fretta che non si erano nemmeno detti come si chiamavano
<<Mi chiamo Sanji e il tuo qual è?>> <<Mi chiamo
Sonia>> <<Ok Sonia..vado dalla tua mamma e tuo fratello e te li
riporto indietro>> <<Li salverai?>>
<<Certamente>> << Come fanno i principi delle favole?>>
Sanji a quell’affermazione rimase di stucco, non si aspettava certo un paragone
simile. Gli venne da sorridere e passò una mano sopra la testa bruna della
piccola per rincuorarla <<Prometto di salvare la tua mamma ed un principe
non si rimangia mai una promessa fatta a una principessina>> le fece un
piccolo occhiolino e la lasciò lì nascosta mentre si dirigeva verso l’ingresso
della casa. Poteva già sentire degli schiamazzi al suo interno con un misto di
lacrime e urla. Non resistendo oltre sfondò la porta con un calcio.



 Nel frattempo Zoro era
rimasto in disparte a controllare la situazione <<Tzk..Quel cuoco non
riesce a non mettersi nei guai>> si disse mentre ascoltava la discussione
che aveva con la bambina. Iniziò anche lui a muoversi verso la casa dopo aver
visto il cuoco fare strada e sfondare la porta con un calcio. Si era accostato
ad una finestra e da quello che poteva vedere sicuramente con quei tizi se la
sarebbe potuta cavare benissimo da solo.



 Aveva sfondato con un calcio
la porta facendola volare dall’altra parte della stanza e finendo sopra un mal
capitato di turno. Tutti i presenti si girarono verso la fonte di tanto
trambusto <<E tu chi diavolo sei damerino?>> disse con aria
minacciosa quello più grosso che ad occhio e croce poteva essere considerato il
capo di quella banda <<Non ha importanza chi sono io..una piccola amica
ha chiesto il mio aiuto per salvare la sua mamma.. ed eccomi qui>> disse
con una calma apparente mentre si accendeva una sigaretta <<Quella
mocciosa.. ha trovato qualcuno in fretta..beh..non sono affari tuoi
damerino..questi sono affari di famiglia>> disse l’uomo continuando a
rimanere vigile all’intruso. Sanji si rivolse alla donna che era a terra con il
labbro sanguinante e tra le braccia teneva un piccolo bambino che doveva essere
il fratellino di Sonia. Si avvicinò a lei per constatare le sue ferite e
rassicurarla <<Non si preoccupi.. Sonia sta bene e presto lo sarà anche
lei>> le disse con un sorriso <<La ringrazio..mio marito è andato
fuori di testa e vuole portarsi via a tutti i costi i miei figli per farli
diventare dei delinquenti e usarli per i suoi scopi>> spiegò velocemente
con le lacrime agli occhi. Il volto di Sanji si contrasse in una smorfia di
rabbia <<Prenda suo figlio ed esca di qui..Sonia è qui fuori che vi
aspetta>> le indicò l’uscita e la spinse via <<Dove pensi di farli
andare tu biondino?>> disse uno dei compagni cercando di colpirlo di
fianco ma Sanji fu più veloce di lui e gli diede un calcio in pieno petto mandandolo
al tappeto velocemente <<Maledetto.. ti pentirai di aver ficcato il naso
in affari che non ti riguardano.. ATTACCATELO SVELTI>> ordinò l’uomo
<<Andate..presto>> incitò di nuovo Sanji verso la donna che annuì col
capo. Prese il figlio e finalmente uscì da quella casa. Per Sanji non fu niente
metterli al tappeto uno dopo l’altro. Rimasto solo con il capo della banda, gli
si avvicinò con aria minacciosa <<Siamo rimasti solo noi due
adesso>> <<Non ha importanza loro erano dei buoni a nulla..ora
eliminerò te e poi.. riprenderò il mio lavoro con quei mocciosi e la loro madre..
sperando che non diventino dei falliti completi>> <<Falliti? Come
puoi dire una cosa del genere.. loro sono i tuoi figli>> Sanji sentiva
montare una rabbia quasi incontrollata <<Tzk.. Loro mi servono solo per i
miei scopi, per fare più soldi possibili.. non ha importanza se devo usare il
mio stesso sangue per i miei scopi>> l’uomo rise di gusto a questo suo
progetto, mentre per Sanji quella fu la goccia che fece traboccare il vaso. Il
suo volto si oscurò non dando la possibilità al suo avversario di guardarlo
negli occhi, poteva percepire la sua aura omicida crescere a dismisura nei
confronti di quell’uomo. Una sensazione che pensava non potesse mai scaturire
in lui. Ma quella situazione, quelle parole lo fecero andare indietro nel
tempo, un tempo dimenticato e sepolto dentro di lui. Così, non ci aveva visto
più. Scattò talmente velocemente, che l’uomo davanti a lui nemmeno se ne
accorse, fino a quando non si sentì prendere per il collo e sollevare da terra.
Da quel momento, il silenziò piombò nella stanza. L’uomo smise di ridere <<Lasc..iami..mal..edetto>>
cercava inutilmente di muoversi ma la presa era veramente troppo salda. Non si
capacitava di come un uomo all’apparenza così mingherlino potesse nascondere
una simile forza. Ma quello che lo fece spaventare fu quello che il biondo
iniziò a dire dopo <<Dimmi.. per caso.. vuoi che ti uccida?>> disse
con un ghigno particolarmente maligno che tanto stonava con il suo viso
delicato, continuando a stringere pericolosamente il collo dell’uomo <<Io
non tollero che venga fatto del male a delle donne o a dei bambini.. quindi..
se ti uccidessi adesso, in mezzo a questo bosco, nessuno sentirebbe nulla e
nessuno sentirebbe la tua mancanza.. farei solo un grand favore alla tua famiglia
e al mondo intero se mi liberassi di spazzatura come te>> sibilò le
ultime parole quasi dentro l’orecchio dell’uomo che nel frattempo aveva
cambiato colorito in volto <<Non..non puoi..farlo d’avvero>> l’uomo
tremava visibilmente <<Perché non dovrei? Sarebbe divertente.. in fondo..
per me>> Sanji stava caricando il suo calcio, ma poco prima di sferrare
il suo colpo, una voce da fuori lo fermò <<Ohi cuoco.. credo che possa
bastare>> <<Tzk..Ti sei perso da queste parti..marimo?>>
disse rivolgendosi a lui da sopra una spalla per vederlo stagliato davanti
all’ingresso dell’abitazione con le sue fidate katane.



 Zoro controllava la
situazione dall’esterno, dopo aver visto la donna con il bambino uscire dalla
casa e raggiungere la figlia, si avvicinò a loro per vedere se stavano bene.
Accertatosi delle loro condizioni e facendogli capire che era un compagno del
biondo tornò a guardare dalla finestra e quello che vide lo lasciò di stucco.
Il cuoco sembrava furibondo. Teneva quell’energumeno con i piedi staccati dal
pavimento. Ebbe come una sorta di dejavù, della prima volta che lo vide sul Baratie.
Solo che questa volta era diverso. Poteva percepire una rabbia omicida
particolarmente potente provenire dal cuoco. E le parole che rivolgeva a
quell’uomo ne erano la conferma. Che cosa gli era preso? Non aveva mai usato
quel modo di parlare. Doveva fare qualcosa e la doveva fare subito perché aveva
capito che il biondo non si sarebbe fermato. Corse all’ingresso e lo bloccò
poco prima che sfoderasse il suo potente calcio.



 <<Credo che possa
bastare cuocastro>> disse il verde continuando a guardare la schiena del
biondo <<Mmm tu dici? Forse..hai ragione>> e piano piano iniziò a
rimettere a terra l’uomo che nel frattempo stava iniziando a respirare
<<Ma prima… una piccola soddisfazione.. per la tua famiglia>> e con
queste parole tirò un calcio al petto dell’uomo facendolo volare e facendogli
perdere i sensi. Il verde lo guardava incredulo, non capiva cosa cavolo gli
stesse passando per la testa. Il biondo si spolverò le mani come a voler
togliere una polvere invisibile da essa e sputò fuori il fumo della sigaretta.
Si voltò verso l’uscita come se nulla fosse, ma venne fermato dal verde che lo
bloccò per un braccio <<Che diavolo vuoi marimo?>> fissò il suo
occhio celeste in quello scuro dello spadaccino <<Si può sapere che ti è
preso cuoco?>> <<Non so di cosa parli… stavo dando una lezione a
quell’idiota>> <<Non dire scemenze.. c’è differenza tra il volergli
dare una lezione e quello che volevi fare tu>> <<E sentiamo testa
d’alga cosa avrei voluto fare?>> lo spadaccino continuava a guardarlo
dritto negli occhi. Quegli occhi erano talmente chiari da sembrare di ghiaccio.
Un ghiaccio freddo, che ti risucchia dentro e ti gela il cuore
<<Tu..volevi ucciderlo..davvero>> il biondo si liberò della presa
dello spadaccino e fece un tiro di sigaretta <<Se è questo che hai visto,
vuol dire che il mio spettacolo è riuscito bene..non trovi? Anzi, spero che ti
sia divertito a guardare anche il resto>> e mentre si dirigeva verso
l’uscita con un ghigno sulla faccia, con quella frase, gli fece capire che lui
sapeva che lo aveva seguito e tenuto sotto controllo per tutto il tempo. Zoro
lo seguiva con lo sguardo cercando di capire cosa realmente fosse scattato
nella testa del cuoco per arrivare a quel punto. In tutti quegli anni di
convivenza, battaglie e litigi non era mai arrivato a tanto. Decise che forse
era meglio lasciar perdere per il momento. Si diresse anche lui all’esterno
della casa dove trovò il cuoco e la donna che parlavano ed i due bambini che
saltavano dalla gioia <<Non vi ringrazierò mai abbastanza per quello che
avete fatto per noi>> disse la donna con le lacrime agli occhi
<<Non deve dirlo..per me è stato un piacere aiutare lei ed i suoi figli..
inoltre Sonia è stata davvero coraggiosa a scappare e chiedere aiuto>>
disse Sanji passando una mano sulla testa della piccola <<Hai visto mamma
è proprio come ti dicevo io? Lui ha mantenuto la promessa e ha sconfitto i
cattivi come fanno i principi>> la bambina parlava guardando il biondo
con occhi sognanti, il tutto sotto gli sguardi dei tre adulti che la guardavano
divertiti <<Ehi mocciosa vedi che questo damerino qui non ha nulla di
principesco.. è solo un cuoco con le sopracciglia strane>> disse risoluto
Zoro indicando il suo nakama <<Come ti permetti testa d’alga>> <<Non
è vero..lui è come i principi delle fiabe.. cattivo>> la piccola mise il
broncio suscitando l’ilarità della madre <<La dovete scusare.. è un po’
fissata con questa storia dei principi.. Ha sempre avuto la speranza che
qualcuno ci aiutasse a uscire da questa situazione.. soprattutto quando un anno
fa le feci leggere una favola dove un principe batteva i cattivi per liberare
la sua principessa tenuta prigioniera. Da allora è come se quella piccola
storia le avesse dato la forza e la speranza di resistere a tutto quello che
abbiamo passato>> spiegò la donna con un po’ di rammarico <<Avrei
voluto essere più forte per poterli proteggere meglio>> concluse con dispiacere.
Al che il biondo, intenerito dalla storia della donna, cercò di rassicurarla
<<Non si deve sentire in colpa..lei ha fatto quello che ogni madre
farebbe, ha protetto i suoi figli. E se oggi loro non sono riusciti ad essere
plagiati dal flusso negativo del padre è soprattutto per merito suo>> la
donna si sentì rincuorata dalle parole del ragazzo e gli sorrise di
ringraziamento <<Sanji..ehi Sanji..vieni con me e mio fratello a cavallo?Daiiii>>
Sonia lo tirava per un braccio con la speranza che l’accontentasse
<<Sonia lascialo stare e poi io non ci voglio andare a cavallo
adesso>> rispose il fratellino << Tuo fratello ha ragione..abbiamo
abusato del suo tempo anche troppo..dovrà andare>> disse la madre
<<Si..noi dobbiamo tornare sulla nave>> confermò lo spadaccino
<<Uffaaa non è giusto..io volevo stare con lui un altro po’ per cavalcare
come fanno i principi e le principesse>> stava per far cadere le prime
lacrime quando il cuoco le disse <<Credo che.. qualche altro minuto
possiamo perderlo marimo>> la bambina aveva ritrovato subito il suo
sorriso. Lo spadaccino si girò verso il cuoco per dirgli di non perdere ancora
altro tempo ma si bloccò perché rimase completamente spiazzato da quello che
fece il cuoco. Lo vide piegarsi su di un ginocchio per mettersi all’altezza di Sonia,
prenderle la mano e posarle un dolce bacio sul dorso. Aveva un’aria talmente
serena e aggraziata che non lo riconosceva << A’ votre service ma
princesse (Al vostro servizio mia principessa)>> gli occhi della bambina
erano letteralmente schizzati fuori dalle orbite per la felicità di quel
momento ed anche lo spadaccino rimase di stucco per l’atteggiamento
completamente diverso del cuoco <<Mamma...mamma hai sentito? parla pure
come un principe>>
 e continuando a
saltellare prese la mano del biondo e lo condusse dove c’erano i cavalli. Sanji
decise di prenderne uno bianco. Era l’unico in tutta la mandria di quel colore e
se voleva dare a Sonia quella sensazione di cavalcare con un principe, allora,
lo avrebbe fatto per bene. Era inutile, non sapeva dire di no alle lacrime di
una donna, anche se questa era ancora una bambina. Prese il cavallo e lo
contemplò un attimo, come a volerlo ringraziare di partecipare anche lui a
questa piccola scenetta. Gli accarezzò il muso e si fece odorare. Si mise in
sella e prese le redini saldamente tra le mani; ebbe come una sensazione
familiare. Era da molto che non andava a cavallo ma ricordava ancora come si
faceva. Certe cose non si possono dimenticare constatò. Prese Sonia ed iniziò a
galoppare con lei seduta davanti a lui che rideva felice come non mai. Si fece
contagiare dalla sua gioia ed iniziò a ridere spensierato pure lui. Era davvero
da troppo tempo che non si sentiva così leggero. Correvano e saltavano come non
mai. Il tutto sotto gli occhi vigili della madre e quelli sempre più stupiti
dello spadaccino.



 <<Il suo amico è
davvero un uomo gentile.. credo di non aver mai incontrato nessuno come
lui>> disse la donna allo spadaccino mentre fissavano i due a cavallo <<Già..
non sa resistere a chi gli chiede aiuto>> <<Deve esserne molto
fiero, non tutti avrebbero fatto quello che ha fatto lui oggi, solo perché
glielo ha chiesto una bambina>> <<Lui è fatto così..vuole aiutare sempre
tutti>> Zoro credeva veramente in quello che stava dicendo. Sapeva che,
anche se con il cuoco erano sempre a litigare, poteva contare su di lui in
battaglia e non c’era volta in cui lui non si facesse in quattro per aiutare
tutti i suoi nakama come poteva. Era gentile, coraggioso e forte anche se a
vederlo da fuori non lo si direbbe mai. Ma lui, che lo ha visto combattere
molte volte, sa che potenza poteva celare quel corpo e di che cosa fossero
capaci quelle lunghe gambe quando erano di fronte un nemico. Anche se la
maggior parte del tempo lo passava a fare il cascamorto ed il pervertito con
tutte le donne. La donna però aveva ragione, era molto fiero del suo nakama,
anche se non glielo avrebbe mai detto apertamente. Quello che lo lasciava più
perplesso ultimamente era il suo cambio di umore repentino. Lo aveva già notato
da quando avevano lasciato l’isola degli uomini pesce. Se prima era preoccupato
perché sembrava una bestia pronta ad uccidere senza motivo, ora aveva cambiato
il suo atteggiamento in qualcosa di molto più aggraziato ed elegante. Anche le
parole che aveva pronunciato prima alla bambina, non lo aveva mai sentito
parlare in quella lingua, nemmeno con Nami e Robin nei suoi momenti di moine
maggiori. Forse qualche volta quando sferrava i suoi attacchi usava parole di
quel genere, anche se non ci aveva mai fatto caso più di tanto. Ma sicuramente non
lo aveva mai usato per parlare con le persone. E poi, da quando lui andava a
cavallo in quel modo? Lo vedeva galoppare con una regalità che non sembrava appartenergli.
Sembrava un tutt’uno con il cavallo. In quel preciso momento aveva davvero
l’aria di un principe in sella al suo valoroso destriero. Il suo sorriso poi,
era talmente bello mentre rideva con la bambina che per un attimo gli sembrò
che il tempo si fosse fermato ed il suo cuore accelerò i battiti “Che cosa mi
prende?Perchè mi sento con il batticuore mentre lo guardo?” si chiese
mentalmente, portandosi una mano al petto incredulo. Non sapeva ancora
spiegarsi il perché di tutti quei turbamenti nei suoi confronti ma era sicuro
che lui lo confondeva continuamente. Un ultimo salto decretò la fine della
corsa con entrambi i fantini sorridenti e felici di quel piccolo momento di
spensieratezza <<Adesso dobbiamo proprio andare>> disse il cuoco
facendo un ultimo inchino alla piccola Sonia e alla sua mamma <<Grazie ancora
di tutto e fate attenzione nella foresta..soprattutto quando cala la nebbia>>
disse la donna <<Cosa succede quando cala la nebbia?>> chiese Zoro
<<Si dice che compaiano le nostre paure più profonde>> spiegò la
donna mentre con i bambini iniziava a fare strada.



I due uomini ripresero a
camminare per tornare al villaggio fianco a fianco. Nessuno osava interrompere
quel silenzio che si era venuto a creare tra loro. <<Speriamo che quel
tizio mi abbia tenuto le provviste se no chi lo sente il capitano>> disse
dopo uno sbuffo di fumo Sanji <<Se non dovessimo trovare più nulla dovrai
subire anche l’ira di quella strega di Nami>>  disse sarcastico lo spadaccino <<Non
chiamare in quel modo la mia Nami-swan lei è una dolce creatura>> fece
con gli occhi a cuore il cuoco <<Ma quale dolce e dolce.. ci vedi bene
cuoco da quattro soldi?>> <<Che cosa hai detto testa di muschio?ripetilo>>
<<Sei diventato anche sordo adesso sopracciglio a ricciolo?>>
avevano ripreso a litigare, di nuovo. Era inutile era più forte di loro. Non
riuscivano a stare tranquilli insieme nemmeno per 10 minuti di fila. Lo
spadaccino aveva sfoderato la sua Wado e fece per colpire il biondo che lo parò
con un calcio. Mentre continuavano a darsele in tutti i modi, i due non si
accorsero che intorno a loro stava iniziando a calare una leggera nebbiolina.
Solo quando percepirono un silenzio totale della foresta i due si bloccarono e
si guardarono intorno <<E’ scesa la nebbia>> constatò il cuoco
<<Questo lo vedo anche io ricciolo>> <<Allora cerca di non
perderti idiota perché non ho intenzione di venirti a cercare dopo>>
<<Nessuno ti ha chiesto niente cuoco e poi...>> le parole dello
spadaccino gli si bloccarono in gola quando da dietro le spalle del biondo,
attraverso la nebbia, intravide la sagoma di un uomo. Era alto e poteva
chiaramente vedere l’enorme spada che portava posizionata dietro la schiena che
li osservava. Zoro rimase di stucco riconoscendolo, non si aspettava di vederlo
lì. Il biondo, vedendo lo spadaccino fermo a guardare dietro di lui, si girò a
sua volta per vedere cosa aveva attirato la sua attenzione e rimase anche lui colpito
nel vedere quell’uomo davanti a loro <<Ma..quello è… Mihawk>> disse
infine il biondo guardando in direzione del suo nakama <<Che cosa ci fai
qui?>> chiese infine Zoro rivolto all’uomo. Ma lui non sembrava molto
interessato a rispondere, almeno non subito. Finalmente la sua figura si bloccò
e si stagliò nitida davanti ai due uomini che lo videro ghignare verso la loro
direzione e dire <<Non diventerai mai il miglior spadaccino se non mi
sconfiggerai.. Roronoa>> i due nakama guardavano la scena non capendo. Un
membro della Flotta dei 7 era lì, davanti a loro, su di un’isola sperduta del
Nuovo Mondo, solo per dirgli quello <<Qualcosa non mi torna..non sembra..
lui>> disse infine Zoro perplesso. Avendo passato quei due anni ad
allenarsi con lui lo ha potuto conoscere un po’ meglio e capiva che qualcosa
non quadrava affatto <<Forse hai ragione..deve essere la foresta, ricordi
cosa hanno detto?>> <<Che può far vedere le nostre paure nascoste>>
<<Se così fosse si spiegherebbe perché sia comparso lui qui in questo
luogo… per te e quindi io..oh maledizione>> il biondo aveva un brutto
presentimento, percepiva il suo cuore accelerare i battiti e le mani iniziare a
sudargli. Se la foresta fa vedere quello che ci fa più paura, allora era
probabile che anche le sue di paure si sarebbero materializzate. All’improvviso
sentirono dei passi dietro l’uomo che avevano di fronte e lui si paralizzò sul
posto <<Arriva qualcuno>> disse Zoro mettendo mano alle sue katane.
Dietro Occhi di Falco si stagliarono 4 figure di cui non si vedeva il volto
completo, solo la bocca. Sembravano tre uomini e una donna <<Ehi
cuocastro tieniti pronto, questi sembrano veri>> disse Zoro credendo che
non facessero parte delle allucinazioni della foresta. Ma non ricevendo
risposta dal compagno si voltò verso di lui e quello che vide lo lasciò
perplesso.



Sanji avrebbe voluto essere
in tutt’altra parte del mondo in quel momento. Non avrebbe mai e poi mai voluto
vedere quelle persone, anche se sapeva che si trattavano di allucinazioni.
D’istinto si portò una mano al fianco destro. Poteva sentire pulsare quel
marchio come non mai. Aveva il fiatone, era come se fosse preda di un attacco
d’asma. Il colpo di grazia glielo diedero le parole che uscirono da uno di quei
personaggi dal volto ancora semicoperto <<Esperimento fallito>>
quelle parole furono come lame nel suo petto che gli fecero perdere il senso
del tempo e dello spazio. Si sentiva come congelato sul posto, lo sguardo
rivolto a quelle figure che sperava di aver dimenticato per sempre. Fu riscosso
dallo spadaccino che lo prese dalle spalle e lo scosse forte <<Dannato
cuoco si può sapere che ti prede?>> Sanji fu come risvegliato da uno
stato di trance. Guardava Zoro negli occhi e potè notare un velo di
preoccupazione <<Sto.. bene. Loro non sono veri. Andiamo via da questa
dannata foresta>> si scansò da lui e riprese a camminare. Ignorando
quelle immagini che continuavano a seguirlo con lo sguardo. La nebbia e con lei
anche le allucinazioni, iniziarono a sparire man mano che si allontanavano da
essa <<Aspetta un attimo cuoco..si può sapere che ti è preso
all’improvviso? E chi erano quelli?>> chiese lo spadaccino non capendo
come poteva il cuoco continuare a cambiare atteggiamento da un momento
all’altro.



Quando si era girato verso di lui quello che aveva
visto sul volto del cuoco lo fece preoccupare. Non sapeva chi fossero quelle
persone ma lui le doveva conoscere bene per far scaturire quella sua reazione.
Sembrava una statua di ghiaccio che non accennava a muoversi, sembrava
paralizzato. Poteva avvertire il suo respiro farsi sempre più irregolare e la
cosa lo preoccupò non poco. Poi, vide i suoi occhi. Di solito così pieni di
gioia o rabbia, in quel momento completamente spenti e vuoti. Lo chiamò più di
una volta non ricevendo risposta. Così alla fine lo prese per le spalle
costringendolo a guardarlo negli occhi e finalmente il cuoco sembrò tornare alla
realtà. Il cuoco quel giorno sembrava non essere più il solito, non lo
riconosceva più. Da quando era diventato così enigmatico? Forse quei due anni
di separazione avevano veramente cambiato qualcosa in lui. Lo vedeva incamminarsi
verso il villaggio dopo che lo aveva scansato, ma voleva delle spiegazioni che
lui sembrava restio a dargli <<Allora?Mi vuoi rispondere>> insistette
il verde <<Loro.. non sono nessuno.. non hanno importanza>> disse
semplicemente il cuoco <<Se così fosse mi spieghi perché eri in quello
stato? Cosa diavolo ti è successo?>> sputò infine il verde non capendo
perché non gli volesse dare una spiegazione <<Cos’è successo?...Non è
successo niente>> disse infine il biondo continuando a camminare. Lo spadaccino
si fermò di colpo. Quelle parole, quelle esatte parole furono come una doccia
gelata nella sua mente. Erano le stesse che aveva pronunciato al cuoco dopo lo
scontro contro Orso. Non poteva averle dette solo per una coincidenza. Quel
damerino non diceva mai nulla per nulla. Allora perché sentirsele dire da lui adesso,
quelle parole, a distanza di tempo, facevano così male? <<Cuoco..aspetta>>
il biondo si fermò <<Che vuoi ancora marimo?Ti ho detto di lasciar
perdere>> <<Dimmi la verità..Tu..non mi hai ancora perdonato quella
storia vero? Quella con Orso>> il biondo si girò a guardare lo spadaccino
con aria impassibile e si accese un’altra sigaretta <<Non capisco perché
esci questa storia dopo tutti questi anni… non mi sembra che ti sia importata
la mia opinione in merito>> la nota velata di sarcasmo che lo spadaccino
percepì nelle parole del cuoco non gli sfuggì <<Beh..te lo sto chiedendo
adesso>> <<Quello che penso io non ha importanza, all’epoca hai
fatto la tua scelta… non l’ho condivisa è vero ma l’ho accettata… inoltre… non
mi va di parlarne>> sbuffò del fumo fuori dalla bocca per cercare di
calmare i suoi già precari nervi. Quella giornata era iniziata in modo strano e
stava proseguendo sempre peggio. Sperava di tornare alla nave e chiudersi in cucina
fino all’ora della colazione <<Invece voglio che ne parliamo
cuoco>> lo spadaccino si stava innervosendo e quello stupido biondino non
gli stava rendendo le cose facili <<E’ questo il punto marimo… quello che
vuoi tu, non è quello che avrei voluto io. Hai deciso per entrambi quella volta,
quindi non vedo la necessità di doverti dire qualcosa a riguardo adesso, hai
fatto tutto tu… per tutti! Ti è andata bene, sei qui e questo è quanto.. e adesso..
torniamo alla nave>> stringendo il filtro della sigaretta quasi fino a
spezzarla, per il cuoco la discussione si chiudeva lì. Non voleva tornare
sull’argomento, perché quella volta è stato a un passo dal perderlo per sempre
e quando ci ripensava, quelle immagini gli tornavano vivide nella mente. La sua
figura ricoperta di sangue, quel campo di battaglia dal color cremisi vivo, ma
soprattutto lui non ha voluto che lo aiutasse con Orso quando aveva ceduto la
sua vita prima di lui per la ciurma. Lo aveva colpito a tradimento e questo non
lo poteva sopportare. Con il tempo poi, aveva capito le ragioni e le aveva
accettate ma non per questo faceva meno male quando ci pensava. Cavolo, ormai
ne era completamente cotto. Non poteva pensare di perderlo veramente. Lo
spadaccino d’altro canto aveva percepito che il cuoco si era trattenuto dal
dirgli quello che realmente stava pensando. Che per il biondo, quello che aveva
preso una decisione a discapito di tutto e di tutti, era stato solo lui. Non
aveva accettato il suo aiuto quando glielo aveva offerto e alla fine aveva deciso
da solo di offrirsi come eventuale vittima sacrificale per Orso uscendone vivo
quasi per miracolo. Forse a modo suo gli voleva far capire che era rimasto
turbato e preoccupato da quell’evento. Gli venne da sorridere al pensiero che
il cuoco fosse stato preoccupato per lui e per la sua vita. La cosa lo
rincuorava un po’, voleva dire che malgrado tutto, a lui ci teneva e la cosa
aveva una sorta di tocca sana per il suo cuore tanto da fargli desistere dal
continuare quello scontro verbale a riguardo. Arrivati al villaggio
recuperarono le provviste e tornarono alla Sunny che dopo poco tempo, riprese
la sua navigazione.

     


                     





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