FanFiction Capitan Tsubasa | Insolita Amicizia di Sanae80 | FanFiction Zone

 

  Insolita Amicizia

         

 

  

  

  

  

Insolita Amicizia   (Letta 629 volte)

di Sanae80 

14 capitoli (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaCapitan Tsubasa

Genere:

Romantico - Sportivo

Annotazioni:

Lime

Protagonisti:

Patricia Gatsby - Amy

Coppie:

Patricia Gatsby/Amy (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Arriva la nonna! 

La mitica nonna Nozomi arriva al ritiro intenzionata a mettere in imbarazzo Patty e anche Holly che è venuta apposta per conoscere e mettere alla prova. Ma la nonna non è sola. E mentre lei sconcerta Holly, la cara Amy...


  

Da circa un’ora erano tutti riuniti in mezzo al campo, seduti a rilassarsi dopo la partita, e a parlare del più e del meno, quando videro avvicinarsi Susie ed Eve con una vecchietta alquanto… carica, visto che le due manager portavano il suo strano bagaglio che, subito, una volta raggiunti, appoggiarono a terra.
 
«Ragazzi» disse loro Eve «questa simpatica signora cercava voi. Prego, si sieda sulla panchina, sarà stanca» le propose poi, guidandola.

«Buon pomeriggio signora» risposero in coro dopo essersi guardati con stupore.

«Cosa possiamo fare per lei?» le chiese Tom.

«Ha sete? Fa piuttosto caldo oggi» rilanciò Philip «possiamo portarle qualcosa di fresco da bere?»

«Oh, che cari ragazzi siete, grazie, ma sono a posto così. Finalmente vi conosco. Mia nipote non fa altro che parlare di voi» esordì quella strana signora «sono passata per farvi gli auguri per domani. Vi ho portato qualche biscotto per darvi energia. Signorina… Eve, giusto?, sarebbe così gentile da prenderli lei?» le disse allungandole la borsa.

E lei lo fece. Dalla capiente borsa, Eve estrasse un grande contenitore pieno zeppo di biscotti.
 
«Sono al limone con le gocce di cioccolato» disse.

Subito un coro di esclamazioni entusiaste si levò a quell’annuncio. A quel punto fu il numero dieci a prendere la parola a nome di tutti.
 
«Grazie, signora, lei è molto gentile. Essere venuta qua apposta per noi, è stato un gesto carino e molto apprezzato e le assicuro che renderemo onore ai suoi biscotti. A proposito, scusi la maleducazione… io sono Oliver Hutton, il capitano della Nazionale» le disse Holly allungandole la mano che lei strinse.
 
«Capitano, oh mio capitano!» (L’attimo Fuggente)

Chi aveva parlato? Tutti si guardarono tra loro e poi in giro, ma non videro nessuno. Poi la voce misteriosa, riprese:
 
«Houston, abbiamo un problema!» (Apollo 13)

Di nuovo tutti si guardarono in giro, ma questa volta Amy scoppiò a ridere, si accucciò verso il bagaglio più alto e disse:
 
«Mister Wow! Ci sei tu lì dentro?»

«Elementare Watson» (Le avventure di Sherlock Holmes)

«Mister Wow?» ripeterono gli amici in coro.

«E scommetto che da questa parte c’è…» disse scoperchiando il secondo bagaglio «ma certo, Oscar!» e il felino rosso, al suo nome, aprì gli occhi e fece un enorme sbadiglio, facendola ridere e poi tornò a dormire.

«Oh, Amy, cara. Diventi sempre più bella ogni volta che ti vedo. Vieni qui e abbracciami» le disse allargando le braccia.

E lei lo fece, sotto gli sguardi curiosi di tutti, così si affrettò a spiegare.
 
«Ragazzi vi presento…»

«Nonna! Ma che diamine ci fai tu, qui?» esordì Patty arrivando per ultima.

«Nonna?» chiesero tutti insieme.

Quella tizia stramba armata di biscotti, che girava con un gattone rosso e un certo Mister Wow, era la nonna di Patty?
 
«Oh, tesoro, eccoti, finalmente. Dove ti eri cacciata?» le disse abbracciandola e baciandola sulla guancia, gesto che la nipote subito ricambiò, sedendosi accanto a lei.

«In magazzino. Tu, piuttosto, spiegami cosa ci fai qua con… Oscar e…»


«Il mio nome è Bond, James Bond» (Agente 007, Licenza di uccidere)

«No, grandissimo rompiscatole pennuto. Il tuo nome è Wow, Mister Wow!» gli fece il verso lei, facendo scoppiare a ridere tutti.

«Stai parlando con me?» (Taxi Driver)

«Sì, con te» gli rispose quella e poi guardando la nonna «devi smetterla di fargli vedere film a tutte le ore, dico davvero.»

«Cosa posso farci se gli piacciono tanto. E poi almeno si diverte» le rispose quella «vuoi scoprirlo e farlo vedere anche a questi simpatici ragazzi o vuoi continuare a parlare con un telo?» le disse poi.

«Sì, Patty, mostraci il pennuto, per favore e spiegaci anche perché si chiama così» le disse un Bruce più curioso che mai.

«Be’, il suo nome è presto spiegato. Si chiama così perché, quando tutti lo vedono per la prima volta dicono…» e lo scoprì con un gesto rapido.

«Wow!» esclamarono in coro gli amici alla vista di quella meraviglia pennuta.

«Per l’appunto» confermò lei, ridendo «Lui è il magnifico Ara Giallo Blu di nonna Nozomi. Ha tre anni, il pennuto, non la nonna, lei ne ha… un bel po’ di più.»

«Ottantacinque, cara, ottantacinque!» specifico lei guadagnandosi i complimenti da tutti «In realtà vado per gli ottantasei, ma non ditelo in giro.»

Quelle due erano uno spasso e si notava l’affetto spontaneo e sincero che le univa. Patty aveva preso la mano della nonna e ancora non gliel’aveva lasciata.
 
«Non mi hai ancora detto cosa ci fai qua. Ti ho vista ieri, stai bene?» le chiese preoccupata «La mamma lo sa che sei qua? E come mai ti sei portata dietro questi due?» le domandò a raffica.

«Quante domande, sono sotto interrogatorio dell’F.B.I. per caso?» le disse facendo ridere tutti «Tutto a posto, cara. Sono qui per tre motivi.» poi, quando vide di avere ottenuto l’attenzione generale proseguì «Il primo, sono venuta a conoscere tuo marito

Marito? Tutti strabuzzarono gli occhi e spalancarono le bocche. Cosa? Patty si era sposata e non lo sapevano?
 
«Ma sì, cara, hai capito bene. Marito! Certo, non lo è ancora, ma presto lo diventerà e così sono venuta a vederlo in anteprima. Devo dire che è proprio come immaginavo, gentile, molto bello e anche molto educato. E non guardarmi così, cara, non sono impazzita improvvisamente» le disse poi vedendola arrossire di colpo.

Ma di chi diamine stava parlando quella donna? Possibile che… istintivamente tutti fissarono il loro capitano che era diventato a sua volta bordeaux e si era ammutolito. Notarono che non erano i soli a fissarlo, perché…
 
«Oliver Hutton, giusto? Scommetto che abbreviato ti chiamano Holly» gli disse infatti la nonna.

«Sss… sì, certo. Sono io, piacere» le rispose con vice strozzata, guardando la nipote che però evitava il suo, imbarazzata.

«Ottima scelta, mia cara. Approvo in pieno» rincarò la dose quella, senza il minimo imbarazzo, disse poi guardando la nipote che era come imbambolata da parte a lei.

«Nonna! Ma… ma che…» balbettò lei «non sta succedendo davvero, no, no. In realtà sto ancora dormendo nel mio letto a Tokyo e non riesco a svegliarmi.»

«Oh, smettila di fare la melodrammatica con me. Se te lo fai scappare, sei una sciocca» le disse e poi rivolta al capitano «e tu cosa aspetti a chiederglielo?»

«I… Io… be’ ecco, in realtà è un po’… complicata la cosa, ecco.»

«Oh, dici per via di Steffen? Poverino, non ha speranze, ma ancora non l’ha capito. Intendiamoci, è un bellissimo ragazzo, a modo, gentile e simpatico, ma… non ce li vedo insieme e poi mia sorella gliel’ha idealizzata un po’ troppo nostra nipote. Tu invece la conosci per quello che è, da sempre, e vedo dai tuoi occhi che ne sei innamorato, nonostante tutto.»

Certo che quella signora non usava mezzi termini e aveva ragione da vendere. Mentre Patty era ancora muta e visibilmente arrossita, Holly sorrideva serafico alla nonna e guardava di striscio la sua innamorata. E ne aveva di motivi per essere felice, aveva trovato un’alleata nella famiglia di Patty – e per di più una a qui lei teneva moltissimo – e questo era un enorme vantaggio sul vichingo.
Pensavano tutti che nonna Nozomi avesse finito e invece riprese a parlare.

 
«Quando tornerò, tra un mese, voglio essere accolta dalla bella notizia. Datti da fare ragazzo, mi sembri uno sveglio, non puoi fartela soffiare da sotto il naso da un tizio che non la merita. Siamo intesi?»

«Em… va bene, sì» promise lui tra lo stupore generale.

«Ammettiamolo, sei stato uno stronzo con lei in passato – sì, uno stronzo e so tutto quello che le hai detto e fatto – ma ora è appunto quello che è… passato. Il presente ti ha dato una nuova occasione, vedi di sfruttarla appieno» lo ammonì ancora con vigore.

Cavoli, quella donna era una forza della natura. Non si assomigliavano molto fisicamente, ma quelle due avevano lo stesso carattere. Stavano guardando la versione presente e futura di Patty, era allucinante.
Mentre la nipote cercava di far tacere la nonna, Bruce sussurrò a Holly.

 
«Tu lo sai che Patty diventerà così, vero? Sei ancora sicuro di volerla conquistare?»

«Sì e devo dire che non vedo l’ora. Sarà bellissimo.»

«Ehi, ho capito bene? Hai detto che lo farai? La sposerai?» s’intromise Rob.

«Mh mh, sì» disse sconcertando tutti «in realtà ci sto pensando da un po’. Sua nonna ha solo dato voce al mio pensiero.»

«Che cooosaaa?» esclamarono in coro gli amici.

Tutti guardarono l’amica, che per fortuna non sembrava avere sentito, presa com’era da sua nonna.
Fortunatamente fu Mister Wow a stemperare l’ambiente, tra il silenzio generale.

 
«Amore è non dire mai mi dispiace.» (Love Story)

«Mister Wow, in genere ti darei ragione, ma in questo caso, no» gli disse la nonna.

«Nonna… hai detto, quando tornerò tra un mese, perché… dove vai?» s’informò con cautela la nipote ancora sotto shock per le sue parole.

«Ah, ecco il secondo motivo per cui sono venuta fino a qui e che si collega al terzo. Quando l’ho detto a tua madre stamattina, a momenti mi sveniva davanti – non assomiglia per nulla a me, ma alla mia di mia madre, purtroppo per lei perché era sdolcinata all’inverosimile – e tuo padre mi ha tastato la fronte per vedere se avevo il febbrone, tuo fratello invece voleva venire con me a tutti i costi. L’ho detto anche al mio di fratello per correttezza, ma quello ha un criceto in prognosi riservata al posto del cervello e quindi… come faccio a fidarmi di lui. Impossibile, no?»

«Sì, in effetti lo zio è fuori di testa, hai ragione. Scusa, ma... vuoi dirmi dove te ne vai o cosa?» incalzò quella.

«Io e la mia migliore amica partiamo domani nel primo pomeriggio per una vacanza di un mese in Italia.»

«Che cosaaaa?» esclamarono tutti, sbalorditi dall’intraprendenza di quella donna.

«Oh, ma che bello!» esclamò Amy «Voglio tantissime cartoline.»

«Nonna, ma… in Italia, e andate da sole?»

«Siamo vecchie, vedove e ancora molto in gamba, ma non siamo ancora rintronate e vogliamo vedere il mondo e divertirci. È proibito forse?»

«No… no e che cavolo, ma… Oh, ti prego, fa in fretta a dirmi il punto tre, anche se credo di averlo già capito da me. Non credo di poter reggere oltre, oggi» disse guardando i due animali.

E mi sa che l’avevano già capito tutti. Se la vecchietta partiva e si era portata fino a lì i suoi animali, allora voleva dire solo una cosa e cioè che…
 
«Mi fido solo di te, nipote. So che te ne prederai cura al meglio e poi loro saranno la tua eredità, un giorno. Miho ti avrà anche lasciato una palazzina a Tokyo, ma io ti lascio ciò che ho di più caro al mondo e quindi, ho pensato che questa fosse l’occasione perfetta per conoscervi ancora meglio.»

«Lo faccio molto volentieri, nonna, lo sai, e li adoro, ma… non potevi lasciarli a casa dai miei? Te li guardo volentieri, ma qui è impossibile. Passo a prenderli tra due giorni.»

«No, Mister Wow e Oscar non sopportano molti spostamenti così vicini, lo sai e andrebbero in tilt, poveri cari.»


«Noi siamo il suo lascito e lui è leggenda.» (Io sono leggenda)

«Semmai… lei!» lo corresse Patty «Ok, nonna, questa storia dei film ti è sfuggita veramente di mano con Mister Wow. Inizia a farmi paura.»

«È solo molto intelligente, tutto qua.»

«Tu dici? Oppure è solo furbo.» poi vedendo il pappagallo girarsi dall’altra parte gli disse «Ti sei offeso? Ma come siamo permalosi oggi. Be’, scusa, ok?»


«Le scuse sono come i buchi del culo, tutti quanti ne hanno uno.» (Platoon)

E su quelle parole dell’Ara, dopo un attimo di smarrimento tutti quanti scoppiarono a ridere sguaiatamente.
 
«Signora Nozomi, stia tranquilla. Lo prendiamo con noi. Sarà uno spasso averlo qua» gli disse Holly cercando di riprendere il controllo.

«Chiamami nonna, mio caro, chiamami nonna. Sei uno di famiglia ormai.»

«Ma… Holly» intervenne Patty «sei sicuro? Guarda che nessuno di voi può permettersi di deconcentrarsi. Domani, nel primo pomeriggio, avete la finale.»

«Lo so, ma gli animali hanno il potere di calmare le persone e noi ne abbiamo tanto bisogno in questo momento e anche di ridere.»

«Ma cosa dirà il mister?»

«A lui ci penso io» le rispose «qui si tratta di aiutare tua nonna e la famiglia è importante, giusto?»


«Giusto. Bravo. Oooook.»

«Visto? Lo dice anche Mister Wow.»

Quel pennuto era simpaticissimo e, davvero, molto intelligente come aveva detto nonna Nozomi, i ragazzi gli si erano già affezionati. Anche Oscar, sebbene dormisse beato nonostante tutto il trambusto attorno a lui, non era affatto male.
Poco dopo l’anziana donna si congedò da loro, ma non prima di avere abbracciato Holly e avergli mormorato qualcosa che lo aveva fatto arrossire.
 
 


Nozomi si fece accompagnare all’uscita da una Patty stranamente silenziosa.

«Sento i tuoi pensieri fino a qua. Dimmi cosa ti passa per la testa.»

E la nipote si fermò, mise le mani sui fianchi e le si parò davanti con calma, prima di sbottare.
 
«Mi dici cosa ti è preso? Andare a dire che sei venuta a conoscere mio marito… mio marito, nonna!»

«Dici che non dovevo?»

«Come… nooo! Adesso lui crederà che io… che io parli di lui in famiglia come se fosse… come se pensassi che potesse diventare… oh, nonna, come sei brava a complicare le cose.»

«Sinceramente lui non mi è sembrato riluttante alla cosa» le rispose accarezzandole il viso ormai addolcito «sta tranquilla e non pensarci più. Ora lasciami andare dai tuoi. Passerò con loro la notte e poi domani mattina mi riaccompagneranno a casa. In tempo per finire di fare i bagagli.»

«Fa’ buon viaggio, nonna e telefonami spesso. Io ti aggiornerò su quelle due pesti che ti ritrovi come animali. E grazie per essere passata, è stato bello averti qua e rivederti così presto.»

Nozomi salutò la nipote e, fiduciosa di avere fatto la cosa giusta, raggiunse la figlia.
 


 
 
«Caspiterina, che tipo quella donnetta.»

«Sì, Julian, è meravigliosa. La nonna di Patty è speciale per me. Io non ho mai conosciuto i miei e lei li ha sostituiti in pieno. È stata fantastica.»

«Ma è sempre stata così?» s’informò quello.

«Sempre. È Patty, solo più vecchia» gli disse facendolo ridere.

Ah, com’era bello il suo Julian e quando rideva lo era ancora di più. Amy era stata fortunata a incontrarlo. Era dalla sera prima che stava pensando alle parole dell’amica e aveva quasi passato la notte in bianco. E ora che erano rimasti soli…
Dannazione, era giunta alla conclusione che Patty avesse ragione. Ormai erano anni che si frequentavano e lei lo aveva sempre frenato.
Oh, sì, Julian avrebbe tanto voluto amarla totalmente. Non solo a parole, non solo con i gesti, non solo con i baci, non solo con palpeggiamenti e serate romantiche dove si spingevano un po’ più oltre il limite. No. Julian Ross voleva – e gliel’aveva fatto capire più volte – fare l’amore con lei.
Fino a ora era sempre stato paziente, ma capiva che ci stava male tutte le volte che lei si tirava indietro. Stupida paura.
Ma ora aveva deciso. Doveva solo dirglielo, che qualcuno la aiutasse.

 
«Scusa Julian, io… io dovrei parlarti. Hai cinque minuti o devi scappare subito?»

«No, li ho, anche dieci a dire il vero. La riunione inizia tra mezz’ora, ma sai che essendo anche il vice allenatore devo essere presente un po’ prima degli altri. Ma per te, Amy cara, il tempo lo troverei anche se non ne avessi.»

Amy arrossì. Ecco, questo era il suo Julian. Metteva lei sempre al primo posto e lei come lo ripagava? Con mille e più stupide paure, era ora di darci un taglio. Cosa avrebbe fatto Patty? Ma certo… lei di sicuro… ma lei non era la sua amica e non doveva imitarla, solo prendere esempio.
 
«Amy? Amy? Ci sei ancora?»

Cosa? Si era persa nei suoi pensieri per troppo tempo e ora… si fece coraggio.
 
«Ci sono, scusa. Sto solo radunando le idee.»

«Per cosa? Che ti prende? È da stamattina che sei strana. A pranzo abbiamo parlato poco e niente e poi non c’è stata più occasione per farlo.»

Ma come faccio a dirgli una cosa così… così imbarazzante, come!, pensò. Forza e coraggio, Amy, forza e coraggio. Milioni di donne in questo momento saranno nella tua stessa situazione, non saranno tutte delle imbranate croniche come te. No? No!
 
«Julian» iniziò «io ti amo.»

«Lo… lo so e ne sono felice perché ti amo anch’io» rispose imbarazzato.

«Non interrompermi, per favore.»

E quando lo vide annuire piano, riprese.
 
«Io, ci ho pensato molto e ho capito di essere stata una stupida colossale e di averti chiesto molti sacrifici che non avevo il diritto di chiederti e importi.»

Lo guardò. Lui non disse nulla, ma il suo sguardo sbalordito parlava per sé. Continuò.
 
«Io… sono pronta.»

«Pronta… per cosa?» le chiese e poi aggiunse «Scusa, non dovevo parlare. Continua pure.»

«Voglio e desidero fortemente… ve… veni… oh, insomma, venire a letto con te. Ecco, l’ho detto»

Silenzio. Perché non parlava? Era ancora lì? Sì, perché vedeva le sue scarpe piantate davanti a lei. Di più non poteva vedere, non riusciva proprio a guardarlo in faccia. Che impiastro.

«Amy» la chiamò lui «Amy, guardami.»

Ma lei proprio non ci riusciva.
 
«Amy, non devi sentirti obbligata, ok? Lo sai che non ti forzerei mai, anche se lo desidero tantissimo.»

A quel punto lei alzò la testa e lo vide sorriderle, se pur con timidezza e imbarazzo.
 
«Oh, ma… no, no, io… lo voglio veramente. Non lo dico per darti il contentino, dopo tutti i miei rifiuti. Lo dico perché ne sono fortemente convinta e lo voglio con tutta me stessa. Ci ho pensato tanto, non è stata una decisione presa alla leggera.»

«Stai… Amy, stai parlando sul serio, vero?» le chiese «Cavolo, sì che lo stai facendo» aggiunse poi vedendola fissarlo seria.

«A una condizione» rilanciò lei.

«Mi sembrava troppo facile. Tutte le condizioni che vuoi, amore mio. Spara» le disse senza indugi.

«Vinci il campionato.»

«Ma… ma che condizione ridicola è questa, Amy» sbottò lui.

«È la mia condizione. Non è ridicola, né trattabile.»

E poi, senza dargli il tempo di replicare ancora, lo baciò e lui rispose con passione.
 
«Tu fallo, ok?» gli sussurrò all’orecchio prima di fargli l’occhiolino e andarsene.
 
 



Amy era cambiata. Accidenti se era cambiata. Come aveva fatto a non accorgersene prima. La vicinanza di Patty era stata un toccasana per lei.
E adesso come diamine faceva ad andare alla riunione e a concentrarsi con quelle parole che gli ronzavano nella testa?
Le aveva attese per così tanto tempo che ora gli sembrava di essere finito in un sogno dal quale presto si sarebbe risvegliato. Ma non era un sogno… quella era la realtà!
Ma non poteva dirglielo, non so, al termine? Ora il suo cervello era andato in tilt ed era un guaio questo.

 
«Partita. Brasile. Strategie. Stop» disse a voce alta mentre raggiungeva la sala conferenze che usavano come ritrovo per le riunioni essendo super attrezzata.

Semplice, no? Certo. Ma cazzo quanto era difficile quella semplicità.
 
 


 
Seduto in sala relax, in attesa della riunione che avrebbe anticipato la cena, Holly era più confuso che mai.
Dopo l’incontro con la nonna e averla accompagnata all’uscita tendendola a braccetto, Patty era tornata, aveva liberato Mister Wow che le era volato sulla spalla, senza tentare di scappare via e gli aveva accarezzato il piumaggio con delicatezza.

 
«Tranquilli, so quello che faccio» aveva detto vedendo le loro facce allibite a quel gesto.

«Patty, dobbiamo parlare, ok?» le aveva detto lui, avvicinandosi piano per non spaventare Mister Wow che lo stava fissando.

«Dopo cena, ora ho da fare, come vedi. Se non nutro questi due, ti assicuro che si faranno sentire di brutto e poi c’è la cena da preparare mentre voi siete in riunione» lo aveva liquidato lei con un sorriso imbarazzatissimo.

E come darle torto, lui stesso lo era. Così si era limitato ad annuire e a lasciarla andare.
Poi Patty si era presa il trasportino con Oscar, che a quel movimento si era svegliato guardandola malissimo da dentro e si era diretta al dormitorio femminile.
Che cazzo era successo in mezzo al campo poco prima, con la signora Nozomi? La nonna di Patty era una forza della natura e lui poteva benissimo scorgere la donna che lei sarebbe diventata con il passare degli anni. Era fantastica già così, lo sarebbe stata ancora di più con qualche decennio e ruga in più.

 
«Sono proprio innamorato» si disse.

E così la nonnina tifava per lui. Non poteva chiedere di meglio. Ora aveva un motivo in più per conquistare Patty e il suo cuore per sempre.

     


                     





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