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  Il debito dell’eroe

         

 

  

  

  

  

Il debito dell’eroe   (Letta 17 volte)

di AndreaMicky 

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Sezione:

Fumetti e CartoniBonelli vari

Genere:

Introspettivo

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Zagor - Cico

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Il debito dell’eroe 

Questa storia, che ha per protagonista Zagor, si ricollega alle origini del personaggio, narrate nella saga Zagor racconta/ Il re di Darkwood.


  

Il debito dell’eroe
by Andrea Micky

Le fiamme stavano rapidamente divorando la capanna in cui viveva la famiglia Wilding, i cui membri, intrappolati dentro quell’inferno, erano ormai rassegnati ad una fine dolorosa.
Ma dopo un breve consulto con la moglie, il capofamiglia sollevò suo figlio da terra e si avvicinò alla finestra.
“Addio, figliolo! Che il cielo ti benedica!” disse l’uomo, prima di lanciare il suo amato figlio fuori dall’abitazione incendiata.
Frastornato, il bambino precipitò nel fiume sottostante e scomparve sotto le sue acque, da cui riemerse pochi secondi dopo, trasformato in un giovane uomo.
Animato da un sentimento di rabbia, il giovane Wilding raggiunse la riva, ritrovandosi davanti ad un villaggio abitato dal alcuni indiani, appartenenti alla tribù Abenaki, che prendevano ordini da un uomo bianco vestito da predicatore.
“Solomon Kinsky, sono qui per te!” annunciò il ragazzo, stringendo saldamente una scure nella sua mano destra.
E subito dopo, animato da un cieco furore, il giovane Wilding si diresse verso il suo nemico, menando dei gran colpi con la sua scure, che falciarono chiunque si trovasse sulla sua strada.
“Tu sei un assassino come tuo padre, giovane Wilding. Anni fa, lui massacrò degli innocenti e tu, ora, hai fatto lo stesso” notò Salomon Kinsky, indicando la zona circostante.
Solo a quel punto, il giovane Wilding si guardò intorno e vedendo i cadaveri degli indiani da lui stesso massacrati, gridò disperato.

“Nooo!” urlò Zagor, svegliandosi di soprassalto.
“Zagor, che ti succede?” gli domandò Cico, svegliato dall’urlo dell’amico.
“Ho sognato il massacro che avevo compiuto nel villaggio degli Abenaki costruito da Salomon Kinsky” spiegò Zagor, scuotendo la testa.
“Solomon Kinsky? L’assassino dei tuoi genitori?” domandò perplesso Cico.
“Proprio lui. Non ci pensavo da tempo, ma il ricordo é inspiegabilmente riemerso nella mia mente” disse lo Spirito con la Scure, alzandosi dal letto.
“É normale che tu ti ricordi di quel terribile episodio, ma è passato tanto tempo e non dovresti angosciarti in questo modo” gli suggerì il piccolo messicano.
“Questo lo so, Cico. Ma temo che il riaffiorare di quel ricordo sia un brutto segno” disse lo Spirito con la Scure, guardando fuori dalla finestra.
In quel momento, scoppiò un temporale e Zagor interpreto quel fenomeno atmosferico come una conferma dei suoi timori.

Una nuova missione
Il temporale fu piuttosto violento, ma durò poco e il mattino dopo, Darkwood era illuminata da un sole splendente.
“Come stai questa mattina, Zagor?” domandò allegramente Cico al suo compagno d’avventure.
“Meglio. Mi sono riaddormentato quasi subito e non ho fatto altri sogni sgradevoli” rispose Zagor.
“Buono a sapersi. Ma per stare nel sicuro, ho preparato una vecchia ricetta di famiglia, che ci metterà entrambi in piena forma” annunciò il piccolo messicano, mentre sollevava una pentola piena di brodo bollente, esibendola come se fosse un trofeo.

“Postaaa!” annunciò una voce proveniente da fuori.
Subito dopo, un tomahawk indiano attraversò l’aria, andandosi a conficcare proprio nella pentola di Cico, che si fece una doccia con il brodo ancora fumante.
Urlando dal dolore, il piccolo messicano corse fuori dalla capanna e si tuffò in acqua, mentre Zagor si accorse che, legata al manico dell’arma indiana, c’era una busta.
“Drunky Duck. Sei tu, vero?” domandò lo Spirito con la Scure.
“Proprio io. E ti ho portato una lettera urgente” disse l’indiano, mentre si allontanava a bordo della sua canoa.
Infuriato, Cico fece per correre dentro la capanna, con l’intento di rispedire l’arma al mittente, ma a causa del fango, il piccolo messicano fece un gran capitombolo e quando riuscì a rialzarsi, il postino indiano era ormai lontano.
“Scappa, scappa pure. Ma un giorno ti prenderò e ti farò arrosto come il volatile tuo omonimo” promise il piccolo messicano, mentre agitava minacciosamente il braccio.

“Lascialo perdere, Cico. Abbiamo questioni più importanti di cui occuparci” disse Zagor, mentre leggeva la lettera appena ricevuta.
“Guai all’orizzonte?” domandò il piccolo messicano.
“Puoi giurarci -rispose Zagor- C’é una comunità d’indiani che ha bisogno del nostro aiuto”.
“E a che tribù appartengono?” volle sapere Cico.
“Per la verità, si tratta di una comunità indiana convertita alla nostra religione, di cui fanno parte i membri di diverse tribù, che vive presso la città di River Creek -spiegò Zagor- Il cui capo, ossia il predicatore che li ha convertiti, ha chiesto l’aiuto delle autorità militari, che a loro volta si sono rivolte a me”.
“Si parte subito, immagino” disse Cico.
“Immagini bene” rispose lo Spirito con la Scure, mentre riponeva la lettera in tasca.

Una volta raggiunta la fermata di diligenze più vicina, Zagor e Cico trovarono il passaggio che cercavano ed il giorno dopo, i due amici giunsero a River Creek, che sembrava una cittadina come tante altre.
“Uhm, il posto non sembra male” disse Cico, guardandosi intorno.
“Le apparenze spesso ingannano, pancione mio. Perciò, sarà bene tenere gli occhi aperti” gli suggerì Zagor.
“D’accordo. Ma adesso che siamo arrivati, cosa facciamo?” volle sapere il piccolo messicano.
“Andiamo dallo sceriffo, in modo da avere ulteriori delucidazioni sul motivo per cui siamo qui” rispose lo Spirito con la Scure.

Fortunatamente per i due amici, l’ufficio dello sceriffo non era molto lontano e pochi minuti dopo, i nostri eroi sedevano davanti all’uomo della legge.
“Così, voi siete il famoso Zagor, che mi é stato raccomandato dalle autorità militari” disse lo sceriffo, che era un giovane uomo con i capelli castani.
“Sono proprio io. E se avrete la compiacenza di spiegarmi la situazione, sarò ben lieto di aiutarvi” rispose lo spirito con la Scure.
“In realtà, c’é poco da dire -spiegò lo sceriffo- Un paio d’inverni fa, arrivò qui uno strano tipo, che aveva convertito alla nostra religione parecchi indiani, appartenenti a diverse tribù. Questo tipo strano, a metà fra il contadino ed il predicatore, ha tenuto alcuni sermoni presso la vicina tribù Cherokee, convertendo quasi tutti i suoi membri. E loro, per ringraziarlo, hanno costruito un piccolo villaggio sulle rive del fiume qui vicino”.
“Non vedo dove sia il problema” disse Zagor.
“Il problema é che, qualche giorno fa, nel fiume é stato trovato dell’oro. E molta gente, vuole cacciare il Reverendo Jeremiah e la sua gente per cercare il prezioso metallo” disse lo sceriffo.
“Il Reverendo Jeremiah?” domandò sorpreso Cico.
“É così che la gente chiama il capo della comunità indiana, per via dei suoi sermoni” spiegò lo sceriffo.
“Ma perché quella gente non permette ai vostri concittadini di cercare l’oro nel lago?” volle sapere Zagor.
“Perché la zona fa parte del territorio Cherokee -spiegò lo sceriffo- E quelli che non si sono convertiti, non gradiranno le incursioni dei bianchi nelle loro terre. E potrebbero persino attaccarli, conoscendo il loro capo Artiglio di Coguaro”.
“Ho capito. Vedrò cosa posso fare per risolvere la situazione” disse Zagor.
“Vi ringrazio. Come prima cosa, andremo a parlare col Reverendo Jeremiah” stabilì lo sceriffo.

Mentre si dirigeva verso il villaggio indiano, il trio di uomini s’imbatté in un trio d’indiani, che trasportavano delle grosse ceste di vimini.
“Toh. E quelli chi sono?” domandò Cico.
“Sono dei membri della comunità indiana del Reverendo Jeremiah, venuti in città per barattare i prodotti che coltivano nel loro villaggio” spiegò lo sceriffo.
“Il più giovane di loro mi sembra un abenaki, a differenza degli altri due” notò Zagor, indicando il suddetto indiano, che era solo un ragazzo.
“Eh, sì. Il poverino si chiama Alce che Corre ed apparteneva alla tribù Abenaki” sospirò tristemente lo sceriffo.
“Perché poverino?” domandò incuriosito Cico.
Abbassando il capo, lo sceriffo spiegò “Il Reverendo Jeremiah aveva un fratello, anch’egli dedito a convertire i pellirossa alla nostra religione, che si occupava di una tribù Abenaki. Un giorno però, la suddetta tribù venne massacrata da un misterioso aggressore, costringendo i pochi superstiti a cercare l’aiuto del Reverendo Jeremiah, che però era in rotta col fratello, per via di alcune questioni personali”.
“Che brutta storia” confermò Zagor, avvertendo uno strano senso d’inquietudine.

Proprio in quel momento, mentre i tre indiani attraversavano la strada, sopraggiunse a tutta velocità un grosso carro, che li avrebbe sicuramente travolti.
“Toglietevi di mezzo, musi rossi” sbraitò il conducente del veicolo, senza smettere di frustare i cavalli.
Colti di sorpresi, gli indiani affrettarono il passo, raggiungendo il lato opposto della strada, ma il giovane Alce che Corre inciampò, cadendo per terra, col rischio di essere travolto dal veicolo in avvicinamento.
Vedendo il ragazzo in pericolo, Zagor non ebbe esitazioni e con la stessa agilità di un puma, si lanciò su di lui e lo afferrò, così che i due evitarono, seppure per poco, di essere travolti.
“Andate al diavolo, incoscienti” sbraitò il conducente del veicolo, senza neppure fermarsi.
“L’unico incosciente qui siete voi, maledetto pazzo” gli urlò dietro Cico, stringendo forte i pugni.
Il conducente del carro si alterò udendo quelle parole, ma avendo molto da fare, incassò il colpo e tirò dritto.

“Tutto bene, figliolo?” domandò Zagor, rivolgendosi al giovane indiano.
“Sì, signore. Ma la cesta che portavo si é rovesciata per terra” rispose dispiaciuto Alce che Corre, guardandosi intorno.
“Non preoccuparti. Rimedieremo” assicurò lo Spirito con la Scure, sorridendo gentilmente.
“Whoa! Quel viso pallido ha salvato la vita di Alce che Corre” notò uno dei due indiani, ancora sorpreso dall’accaduto.
“Sì. Ed é stato più veloce di una freccia” aggiunse il suo compagno, altrettanto sorpreso.
“Lui é Zagor. É un amico del popolo rosso ed é stato mandato qui per aiutarvi a risolvere i vostri problemi” spiegò loro lo sceriffo.
“Buono a sapersi. Un uomo così coraggioso ci sarà sicuramente d’aiuto” disse il primo indiano.
“Io, invece, vorrei sapere chi era quel pirata della strada che per poco non ha causato un incidente” brontolò Cico.
“Un conducente di carri chiamato Samuel Smithson. Quando lo rivedrò, gli farò un bel discorsetto” promise lo sceriffo.
“Comunque sia, prima di accompagnarvi al villaggio, dovremmo fare il nostro solito baratto, perché da esso ricaveremo cose utili per la nostra gente” spiegò il secondo indiano.
“Non c’é fretta. Fate pure ciò che dovete e poi, andremo a parlare con il vostro fratello bianco” rispose Zagor, mentre aiutava il ragazzo a raccogliere il contenuto della sua cesta, sparpagliatosi per terra.
 
“Fortunatamente, ci abbiamo rimesso solo un paio di sacchetti di mais” constatò Alce che Corre, a raccolta ultimata.
“Peccato. Li avremmo potuti barattare con attrezzi e materiali che ci avrebbero fatto comodo” sospirò uno degli indiani adulti.
“Coraggio, signori. Le vostre cose potrete comprarle grazie ai soldi con cui IO vi pagherò due sacchetti di mais” promise Cico.
“Davvero?” domandò incredulo l’indiano.
“Certo. A patto però che, una volta giunti al vostro villaggio, il mais che ho acquistato venga convertito in una grossa e fragrante focaccia” stabilì il piccolo messicano.
“Whoa!” esclamarono sorpresi i due indiani adulti.
“Ah, ah! Sei incorreggibile, pancione mio” disse divertito Zagor.
“Ah, ah!” rise Alce che Corre, contagiato dall’ilarità del suo salvatore.

Una sconcertante rivelazione
Circa un’ora dopo, i due gruppi stavano percorrendo la strada che li avrebbe condotti al villaggio indiano.
“Quanti siete nella vostra comunità?” domandò Zagor al ragazzo.
“Siamo circa una cinquantina di persone, tutte provenienti da varie tribù” rispose Alce che Corre. 
“E come vi procurate da vivere?” volle sapere Cico.
“Normalmente coltiviamo la terra, ma visto che il nostro villaggio é sulle rive del fiume, peschiamo molto pesce” rispose uno degli indiani adulti.
“Senza contare che alcuni di noi sono esperti cacciatori, che procurano spesso ottima selvaggina” aggiunse il suo compagno, indicando un coniglio che saltellava poco distante.
Ma proprio in quel momento, una freccia sibilò nell’aria, colpendo in pieno il piccolo animale, che si accasciò a terra senza vita.
Subito dopo, da un cespuglio lì vicino, sbucarono fuori due indiani dal volto pesantemente truccato.
“Allora é proprio vero che i nostri fratelli rossi si sono rammolliti ascoltando il cane bianco” ghignò perfidamente uno dei nuovi arrivati.
“Già. I nostri cacciatori non si sarebbero fatti rubare la preda così facilmente” ghignò l’altro, mentre recuperava il coniglio abbattuto.
“Ora abbiamo le mani impegnate, ma quando impugneremo l’arco, cattureremo molte più prede di voi” assicurò Alce che Corre.
“Staremo a vedere, cucciolo” replicò beffardamente il primo indiano, mentre si allontanava insieme al suo compagno.
“Chi erano quei due spacconi?” chiese Cico, aggrottando le sopracciglia.
“Thaska e Lince Silenziosa. Sono senza dubbio i guerrieri più fedeli fra quelli rimasti con Artiglio di Coguaro” spiegò Alce che Corre.
“Da quel che vedo, ci sono tensioni anche fra voi pellirossa” notò Zagor.
“Già: Artiglio di Coguaro non ha gradito la nostra conversione e cerca continuamente un modo per riportare dalla sua parte coloro che hanno seguito il fratello bianco” spiegò uno dei due indiani amici.
“E una bella guerra con i bianchi venuti a cercare l’oro nel fiume sarebbe l’ideale” aggiunse cupamente lo sceriffo.
“Sarà meglio affrettarci, in modo da discutere al più presto un piano d’azione con Mister Jeremiah” disse Zagor.

Dopo un breve tragitto, il gruppo raggiunse un grande spiazzo, situato sulla riva del fiume, dove si ergeva una grande casa di legno, circondata da tante capanne circolari, costruite con degli arbusti secchi, intorno a cui numerosi indiani si affaccendavano in diverse attività.
“Caramba y carambita! Che strano totem” disse Cico, indicando un alto palo di legno, sulla cui cima era stata scolpita una croce.
“Quel totem lo ha fatto innalzare il fratello bianco Jeremiah, per simboleggiare l’unione delle nostre genti sotto un’unica fede” spiegò uno degli indiani amici.
“Quel Reverendo Jeremiah deve essere una gran brava persona” disse Cico, visibilmente colpito da quelle parole.
“Già. Sono proprio curioso di conoscerlo” disse Zagor, che pensò “Strano. Ho come l’impressione di essere già stato in questo posto”.
In quel momento, la porta della casa di legno si aprì e ne uscì un uomo bianco, con una barba leggermente incolta, quasi del tutto grigia.
“Oh, salve sceriffo. É un piacere vederla” disse allegramente il nuovo venuto, dirigendosi verso i suoi ospiti.
“Salve, Jeremiah. Sono venuto qui per presentarti Zagor e Cico, gli inviati dalle autorità per risolvere il tuo problema” spiegò l’uomo di legge.
“Molto piacere” disse Zagor, alzando la mano in un cenno di saluto tipicamente indiano.
“Il piacere é tutto mio. Avevo sentito spesso parlare di voi, ma non avrei mai immaginato di potervi incontrare di persona” rispose il Reverendo Jeremiah, fissando attentamente il suo ospite.
“Se non vi dispiace, vorrei parlare con voi e lo sceriffo in privato” disse lo Spirito con la Scure.
“Ma certo” concordò il predicatore, facendo cenno di seguirlo all’interno della sua abitazione.

Poco dopo, Zagor, Cico, lo sceriffo e il reverendo Jeremiah sedevano ad un tavolo, sopra cui il padrone di casa rovesciò un sacchetto di pietre gialle.
“Caramba y carambita!” esclamò Cico, avvicinando il volto alle pepite.
“Ecco la causa di tutti i nostri problemi” sospirò il predicatore, mettendosi il volto fra le mani.
“Magari la vena aurifera é piccola e si esaurirà presto” ipotizzò lo sceriffo.
“Sì, ma nel frattempo, il miraggio della ricchezza potrebbe scatenare una guerra fra la mia comunità e i vostri cittadini” notò il Reverendo Jeremiah.
“Magari i vostri indiani potrebbero cercare l’oro su una riva e la gente di River Creek su quella opposta, soddisfacendo così entrambe le parti” suggerì Cico.
“Non sarà necessario. Anzi, ogni azione sarebbe superflua” disse Zagor, dopo aver esaminato da vicino una pepita.
“Cosa intendete dire?” domandò lo sceriffo.
“Che queste non sono pepite d’oro, bensì dei semplici frammenti di pirite” rispose Zagor, rimettendo a posto la pepita che aveva in mano.
“Cosa? Ne siete sicuro?” domandò il Reverendo Jeremiah.
“Sicurissimo” confermò lo Spirito con la Scure, annuendo con fare serio.
“Benissimo. E magari, basterà interpellare un esperto in metalli per fugare ogni possibile dubbio” disse lo sceriffo.
“Bene. Vado ad informare la comunità della bella notizia” disse il Reverendo Jeremiah, alzandosi da tavola.
“Fortunatamente, questa volta ce la siamo cavata senza imprevisti” pensò sollevato Cico.

Zagor era felice di come la situazione si fosse rapidamente risolta, ma mentre il Reverendo Jeremiah si alzava da tavola, l’attenzione dello Spirito con la Scure venne attirata da un ritratto appeso al muro.
“Per mille scalpi! Ma quello…” esclamò Zagor, indicando il ritratto.
“Quelli siamo io e mio fratello maggiore -spiegò il predicatore- Entrambi volevamo aiutare gli indiani ad abbracciare la fede cristiana, ma alcune nostre differenti vedute ci hanno allontanati”.
“Che peccato” disse Cico.
“Già, ma Salomon sarebbe felice di vedere come ho portato avanti il nostro progetto” disse il Reverendo Jeremiah.
“Vostro fratello si chiamava Salomon?” domandò Zagor, senza staccare gli occhi dal ritratto.
“Esatto: Salomon Kinsky” confermò il predicatore.
Udendo quel nome, Zagor spalancò gli occhi, mentre Cico emise un verso strozzato.
“Che succede?” domandò lo sceriffo, sorpreso da quella reazione.
“É che…quel nome non ci giunge nuovo” spiegò Cico.
“E probabilmente, sappiamo qualcosa al riguardo” aggiunse Zagor, facendosi improvvisamente serio.
“Ne parleremo più avanti. Adesso, dobbiamo pensare ai nostri amici indiani” stabilì Jeremiah Kinsky.
“Giusto” si limitò a rispondere lo Spirito con la Scure.

Poco dopo, Zagor, Cico e lo sceriffo lasciarono il villaggio, diretti verso la città.
“Hey, che facce da funerale avete -notò quest’ultimo- Eppure, la faccenda si risolverà a breve e nel miglior modo possibile”.
“Sì, ma é un altro il motivo per cui io ed il mio amico siamo preoccupati” spiegò Zagor.
“É per via del fratello del Reverendo Jeremiah?” domandò lo sceriffo.
“Esatto. Noi sappiamo alcune cose al riguardo, ma se le rivelassimo, potrebbero sorgere delle…complicazioni” spiegò Cico.
“Beh, prevedendo la vostra visita, vi ho prenotato una camera nella miglior locanda della città. Magari, adesso riposatevi un poco e poi, decidete con calma il da farsi” suggerì lo sceriffo.
“Buona idea. Faremo così” concordò Zagor.

Una volta tornati in città, Zagor e Cico si sistemarono nella camera prenotata per loro, che si trovava al secondo piano della locanda.
“Allora, Zagor, hai deciso cosa fare?” volle sapere il piccolo messicano.
“Sì. Ho deciso di dire a Jeremiah Kinsky tutta la verità su suo fratello” rispose risoluto lo Spirito con la Scure.
“Ma perché? In fondo, si tratta di una vecchia storia e rivangarla non servirebbe a nulla. Senza contare che, fra gli indiani del villaggio, ci sono degli Abenaki superstiti, che non esiterebbero a farti la pelle, una volta saputa la verità” notò Cico.
“Cico, tu sai bene che é stato per espiare quel terribile episodio che ho deciso di aiutare il popolo rosso. E ora che devo affrontarne direttamente le persone a cui ho sconvolto la vita, non posso certo tirarmi indietro” rispose solennemente Zagor.
“Va bene. Se hai deciso così, andiamo pure” disse Cico.
“No, pancione mio. Questa volta andrò da solo” obbiettò Zagor.
“Niente affatto. Io e te siamo sempre stati fianco a fianco e lo saremo anche stavolta” stabilì Cico, facendosi serio in volto.
“Sai che, in caso di una reazione ostile, subiremo lo stesso destino?” domandò Zagor.
“In questo caso, andremo all’altro mondo insieme. Com’é giusto che sia per due amici e compagni d’avventura quali siamo noi” rispose Cico, parlando con la solennità di uno dei suoi nobili avi.
“Ti ringrazio della fedeltà, amico mio” disse Zagor, mettendo una mano sulla spalla di Cico.
Ma subito dopo, lo Spirito con la Scure colpì il piccolo messicano alla testa, facendogli perdere i sensi.
E dopo aver chiuso la porta della stanza a chiave, Zagor uscì dalla locanda e si diresse verso il villaggio di Jeremiah Kinsky.

Dopo aver viaggiato per tutto il giorno, Samuel Smithson fermò il suo carro sulla riva del fiume, per concedersi un po’ di riposo e per permettere ai cavalli di abbeverarsi.
Ma proprio mentre l’uomo scendeva dal suo carro, dal bosco sbucarono fuori cinque uomini, tutti armati di pistola.
“Non muoverti, se ci tieni alla pelle” intimò quello che sembrava il capo, tenendo Samuel Smithson sotto tiro.
“Oh, cielo! Quello é Big Beard, il bandito più pericoloso di tutta la regione” pensò il conducente, mentre alzava le braccia in segno di resa.
Subito dopo, i quattro scagnozzi salirono a bordo del carro, da cui uscirono nel giro di pochi secondi.
“Capo, qui non c’é niente che valga la pena di rubare” sbottò disgustato uno di loro.
“Peccato” rispose Big Beard, facendo scattare il percussore della sua arma da fuoco.
“Aspetta. Se mi lasci vivere, ti dirò dove potrai trovare tanto oro da vivere tranquillo per parecchio tempo” promise Samuel Smithson.
“Sono tutto orecchi” disse il bandito.

Faccia a faccia
Stava ormai scendendo la sera quando i membri della comunità di Jeremiah Kinsky rientrarono nelle loro capanne di arbusti.
Alce che Corre aveva appena finito di sistemare il suo arco, quando vide Zagor arrivare.
“Salve, ragazzo. Devo parlare con il vostro amico bianco” disse lo Spirito con la Scure.
“Vai pure. Il fratello bianco Jeremiah sapeva che saresti venuto e ti sta già aspettando” lo informò il giovane indiano.
“Bene” si limitò a rispondere Zagor.

Una volta davanti alla casa di Jeremiah Kinsky, Zagor bussò alla porta.
“Avanti” rispose una voce all’interno.
Senza esitare, lo Spirito con la Scure entrò nella casa, trovando l’uomo con cui era venuto a parlare seduto al solito tavolo, su cui erano sparsi alcuni fogli.
“Sei venuto per parlarmi di mio fratello?” domandò Jeremiah Kinsky.
“Proprio così” rispose Zagor.
“Lo avevo immaginato da questo” rispose Jeremiah Kinsky, sollevando un foglio su cui era disegnato il volto di Zagor.
“E quello dove lo avete preso?” domandò sorpreso lo Spirito con la Scure.
“Quando mio fratello venne assassinato, provai a svolgere una piccola indagine. E una persona del posto mi raccontò che un ragazzo venuto da fuori aveva fatto alcune domande su Salomon. Ed anche delle strane affermazioni sul suo conto” raccontò Jeremiah Kinsky.
“Quel ragazzo ero io” ammise Zagor.
“Lo avevo capito subito. E potreste dirmi il perché?” domandò Jeremiah Kinsky, mentre rimetteva il foglio a posto.
“Perché il mio vero nome è Patrick Wilding” rispose Zagor.
“Wilding? Sei per caso il figlio di Mike Wilding, l’ufficiale che massacrò la tribù degli Abenaki di cui mio fratello si occupava?” domandò sorpreso Jeremiah Kinsky.
“Sono proprio io. Ed ero solo un bambino quando vostro fratello e i sopravvissuti della tribù massacrarono i miei genitori” raccontò Zagor.
“Capisco” sospirò tristemente Jeremiah Kinsky, abbassando il capo.
“Io mi salvai, ma non sapevo nulla delle motivazioni di vostro fratello. E così, crebbi con lo scopo preciso di vendicarmi. Riuscendoci dopo aver trucidato parecchi dei suoi Abenaki” raccontò Zagor.
“Ma chi era l’uomo che trovai senza vita insieme a Salomon?” volle sapere Jeremiah Kinsky.
“Il mio amico Wandering Fitzy. Fu un secondo padre per me e aveva anche cercato di farmi desistere dai miei propositi di vendetta, spiegandomi che legge e giustizia non sono sempre la stessa cosa. Ma io non lo ascoltai, accecato com’ero dalla rabbia” spiegò Zagor.
“Fu lui, dunque, a togliere la vita a mio fratello?” disse Jeremiah Kinsky.
“Sì, ma solo per salvare me, dato che vostro fratello stava per spararmi, approfittando del mio sconvolgimento per la verità appena appresa su mio padre” precisò Zagor.
“Un’ultima domanda: perché mi hai raccontato tutto questo?” volle sapere Jeremiah Kinsky.
“Perché era giusto che voi sapeste la verità” rispose lo Spirito con la Scure.
Jeremiah Kinsky non replicò, limitandosi ad infilare la mano sotto i fogli sparpagliati sul tavolo, da cui estrasse una vecchia pistola, che puntò verso Zagor.

Una volta ripresi i sensi, Cico si rialzò faticosamente in piedi e si diresse verso la porta.
“Quel pazzo di Zagor deve essere già da Kinsky. Devo sbrigarmi a raggiungerlo, se voglio evitare il peggio” pensò il piccolo messicano, mentre girava il pomello della porta.
Ma la porta, essendo chiusa a chiave, non si aprì e Cico si mise a prenderla a pugni, urlando di farlo uscire.
Pochi secondi dopo, la porta si aprì e il piccolo messicano si ritrovò davanti una corpulenta donna munita di ramazza.
“Il vostro amico ci ha detto che non state bene e che non dovete uscire dalla vostra stanza. Perciò, piantatela di fare baccano” intimò la donna, prima di colpire violentemente Cico sulla testa con la sua scopa, facendolo crollare a terra.
Dopo di che, la donna sbatté violentemente la porta della camera, che chiuse con una chiave di riserva in suo possesso. 
“Caramba y carambita! Chiunque abbia detto che le donne non si picchiano neanche con un fiore doveva essere poco esperto in materia” pensò irritato il piccolo messicano, massaggiandosi il bernoccolo appena spuntato.

Fissando la sua pistola, Jeremiah Kinsky disse “Quest’arma da fuoco é uno dei miei pochi ricordi che ho di mio fratello. Ma sai qual é quello che ho conservato meglio?”.
“No” rispose Zagor.
“La nostra ultima discussione –sospirò Jeremiah Kinsky- E l’argomento fu tuo padre. Avevo appena completato quegli studi che ritenevo utili per realizzare il progetto mio e di mio fratello, a cui mi ricongiunsi proprio in occasione del processo a Mike Wilding. Nei suoi confronti era stato emesso un verdetto di colpevolezza ed era stato radiato con disonore dall’esercito. Ma a Salomon ciò non bastò e ritenne di dover punire personalmente quel carnefice per il suo orribile delitto. E fu per questo che io e lui litigammo”.
“Voi due litigaste per via di mio padre?” domandò sorpreso Zagor.
“Sì. Io dissi a mio fratello che Mike Wilding era già stato giudicato colpevole dalla legge degli uomini e che la vendetta non era la strada che dovevamo percorrere, in quanto contraria a quei principi di fede che volevamo instillare nei pellirosse -spiegò Jeremiah Kinsky- Ma Salomon non concordò, arrivando persino a giudicarmi un debole. E sebbene fossi stato ferito da quelle parole, decisi di non aiutarlo nella sua vendetta e in seguito a ciò, decidemmo di realizzare il nostro progetto ognuno per conto proprio. Ci separammo senza esserci riconciliati ed anche se ci tenemmo in contatto negli anni successivi, non parlammo mai più di quell’episodio, sebbene avesse creato una spaccatura fra noi due”.
“Ora sono io a chiedervi perché mi state raccontando tutto questo” disse Zagor.
“Perché voglio concludere per sempre la faida fra i Kinsky e i Wilding -rispose Jeremiah Kinsky, mettendo la pistola sul tavolo- La sanguinosa catena di vendette che ha legato le nostre famiglie deve interrompersi qui e ora”.
“Volete dire che…” disse sorpreso Zagor.
“Voglio dire che non ho intenzione di vendicare mio fratello, ora che so come sono andate le cose. Lui ha compiuto un’azione sbagliata, così come voi. Ma da quel che ho visto, voi siete  sinceramente pentito, Zagor e in un certo senso, il vostro scopo di aiutare gli indiani non é tanto diverso da quello che io e Salomon volevamo fare -spiegò Jeremiah Kinsky- Perciò, dimentichiamo per sempre il passato e pensiamo a costruire un buon futuro per gli altri”.
“E cosa direte agli Abenaki superstiti che vivono nella vostra comunità?” domandò Zagor.
“Dirò loro come stanno le cose, ossia che, in una delle vostre avventure, vi siete imbattuto nel massacratore della tribù e avete fatto in modo che pagasse per il suo gesto” rispose Jeremiah Kinsky, strappando il ritratto del giovane Wilding conservato per anni.
“Non sono d’accordo” obbiettò qualcuno, mentre la porta della casa veniva improvvisamente spalancata.

Sorpresi, Zagor e Jeremiah Kinsky si voltarono verso chi aveva parlato, vedendo così Alce che Corre incoccare una freccia nel suo arco, mirando allo Spirito con la Scure.
“Credevo tu fossi un amico del popolo rosso e invece, scopro che sei l’assassino di mio padre Hantu-Khen” disse il giovane indiano.
“Hantu-Khen?” domandò Zagor.
“Sì. Il giorno del massacro, lui era andato a zappare il campo di mais e fu il primo a cadere per mano tua” spiegò Alce che Corre.
“Ricordo benissimo. E ora vorresti vendicarlo, non é vero?” domandò Zagor.
“Esatto” confermò il giovane indiano.
“Non farlo -intervenne Jeremiah Kinsky- Se tu padre fosse qui…”.
“Mio padre non é qui per colpa di quest’assassino, che si è rivelato un lupo travestito da agnello” replicò Alce che Corre, mentre una lacrima gli scendeva lungo la guancia.
“Lo lasci fare, Kinsky. La giustizia raggiunge sempre gli assassini ed oggi é il mio turno. Io posso solo sperare che questo ragazzo, a differenza di me, presti ascolto alle parole di chi é più saggio di lui. E che sia consapevole del fatto che la sua scelta di oggi, indipendentemente da quale sarà, influenzerà per sempre la sua vita” disse Zagor, rimanendo impassibile.
Colpito dalle parole e dall’atteggiamento dello Spirito con la Scure, il giovane indiano esitò per alcuni secondi, durante i quali avvenne qualcosa che, forse, mutò il modo in cui quella situazione si sarebbe conclusa.

Sangue e redenzione
Improvvisamente, nell’aria echeggiarono alcuni spari, mentre nell’aria si diffondeva un forte odore di bruciato.
“Fratello Jeremiah, aiuto!” supplicò un indiano, mentre arrivava di corsa insieme ad altri membri della comunità.
“Che sta succedendo?” domandò Jeremiah Kinsky.
“Alcuni uomini bianchi ci stanno sparando con le loro canne tonanti” rispose l’indiano.
“Hanno anche gettato dei tizzoni ardenti contro alcune delle nostre capanne, incendiandole” avvertì un secondo indiano.
“E il loro capo é l’uomo raffigurato sui manifesti affissi in città” aggiunse una squaw.
“Accidenti! Sam “Big Beard” Lincoln” disse Jeremiah Kinsky.
“Chi sarebbe costui?” domandò Zagor.
“Un bandito che ha compiuto numerosi furti nella zona -spiegò Kinsky- Sicuramente, deve aver saputo del presunto oro trovato nel fiume e sarà venuto qui per impadronirsene”.
In quel momento, nell’aria risuonarono degli altri spari e un secondo gruppo di indiani corse verso la casa di Jeremiah Kinsky.
“Fratello Jeremiah, i visi pallidi cattivi non ci permettono di spegnere le fiamme, sparandoci addosso” avvertì uno dei nuovi arrivati.
“Hanno detto che la smetteranno solo se andrai a parlare con il loro capo” si lamentò un ragazzino.
“Brutti furfanti. Kinsky, prendete le barche che usate per pescare e trasportate tutti gli indiani al sicuro, sulla riva opposta del fiume” ordinò Zagor.
“E voi cosa farete?” domandò Jeremiah Kinsky.
“Io prenderò alle spalle quel maledetto serpente di Big Beard e i suoi complici” rispose Zagor, impugnando la sua scure.
Jeremiah Kinsky annuì a ad un suo cenno, gli indiani si apprestarono a fare ciò che lo Spirito con la Scure aveva ordinato.
Ma a causa della confusione che imperversava, nessuno si accorse che un membro della comunità indiana, per ragioni sue, anziché imbarcarsi, rimase a terra, con l’intenzione di intervenire personalmente nello scontro che stava per cominciare.

Prudentemente nascosti in mezzo alla vegetazione, Big Beard e i suoi uomini tenevano attentamente d’occhio la situazione.
“Allora, Hill? Che combinano i nostri amici rossi?” domandò il bandito ad uno dei suoi, munito di un binocolo.
“Stanno fuggendo su delle barche, ma Kinsky sta uscendo dalla sua casa con un sacchetto in mano” rispose lo scagnozzo.
“Andiamogli incontro. Ma per prudenza, teniamo sottomano l’artiglieria” decise Big Beard.
“Sì, capo” risposero gli scagnozzi.

Percorsi pochi passi fuori dalla sua casa, Jeremiah Kinsky vide cinque uomini avanzare verso di lui, fra i quali riconobbe il famoso bandito.
“Salve, Kinsky. Si dice che sia stato trovato dell’oro in questa zona del fiume” disse Big Beard, ghignando.
“Sì, e con ciò?” volle sapere il predicatore bianco.
“Beh, in conformità al vostro spirito cristiano, ho pensato che voi e i vostri musi rossi avreste fatto un po’ di beneficenza a degli onesti lavoratori come noi” spiegò il bandito.
“Ah, ah, ah!” risero gli scagnozzi.
“E c’era bisogno di fare tutto questo?” domandò infuriato Jeremiah Kinsky, indicando le capanne incendiate.
Con una calma quasi glaciale, Big Beard rispose “Sì, Kinsky. Perché, ora che vi abbiamo fatto venire qui, vi prenderemo in ostaggio, in modo che i membri della vostra tribù non ci facciano qualche scherzo, mentre cercheranno l’oro per  conto nostro”.
“Mi spiace deludervi, ma la notizia dell’oro si é rivelata infondata, come potrete constatare voi stessi” replicò Samuel Kinsky, mentre gettava per terra il sacchetto contenente la pirite.
E quel gesto di resa apparente fu in realtà un segnale d’attacco.

Ad un cenno di Big Beard, uno dei suoi scagnozzi si avvicinò al sacchetto, per esaminarne il contenuto, quando un’ombra minacciosa calò su di lui.
“Ahyaaak!” gridò Zagor, sbucando fuori proprio in quel momento.
Colto di sorpresa, lo scagnozzo venne abbattuto da un colpo di scure in piena testa, mentre Zagor estraeva la pistola, aprendo il fuoco sui banditi.
Questi ultimi, colti di sorpresa, impugnarono le loro pistole, ma prima di poter premere il grilletto, un paio di loro vennero abbattuti dalla raffica di Zagor.
“Hans! Hopper!” esclamò lo scagnozzo rimasto, vedendo cadere i suoi compagni.
“Dietro quella capanna, Hill! Presto!” incitò Big Beard, scattando veloce come una lepre.
In preda al panico, lo scagnozzo seguì il suo capo, mentre Zagor recuperava la sua scure.
“Maledetto impiccione” lo apostrofò Big Beard, mentre apriva il fuoco su di lui.
Ma grazie alla sua agilità, lo Spirito con la Scure si scansò in tempo, andando poi a ripararsi dietro ad una capanna, a pochi metri di distanza da Jeremiah Kinsky, rimasto allo scoperto.
Riflettendo su come snidare il suo nemico, Big Beard ordinò al suo scagnozzo “Mira a Kisky!”.
Lo scagnozzo obbedì all’ordine, ma una seconda raffica sparata da Zagor lo costrinse a ripararsi, mancando il bersaglio.
Ma il rumore degli spari ridestò il bandito svenuto, offrendo a Big Beard un’occasione da sfruttare a suo favore.

“Samuel, spara a Kinsky!” ordinò Big Beard al complice rinvenuto.
Istintivamente, quest’ultimo impugnò l’arma e fece fuoco verso il predicatore, che evitò il colpo gettandosi a terra.
Vedendo Kinsky in difficoltà, Zagor corse ad aiutarlo, ma così facendo, il nostro eroe si espose ad una nuova raffica sparata da Big Beard, che per poco non lo colpì in pieno.
“Per mille scalpi! Questo furfante ha una buona mira” ammise lo Spirito con la Scure.
“Samuel, Hill, pensate a Kinsky, mentre io mi occupo dell’impiccione” ordinò il bandito, mentre ricaricava la pistola.
Capendo l’intenzione del loro capo, i due scagnozzi si avventarono su Kinsky, che però estrasse a sorpresa la pistola del fratello, con cui sparò verso i suoi aggressori.
Ma la mira del predicatore non era molto buona e così, i due banditi schivarono i colpi, per poi fare fuoco a loro volta, disarmando Jeremaih Kinsky.
“Fra una predica e l’altra, avresti fatto bene ad esercitarti” lo schernì Samuel.
Ma proprio in quel momento, il bandito venne colpito in pieno petto da freccia, per poi crollare senza vita a terra.
Sorpreso, Jeremiah Kinsky si voltò, vedendo così Alce che Corre armato di arco e frecce sbucare da dietro una capanna.
“Non potevo lasciar solo il fratello bianco” si giustificò il giovane indiano.
“Non approvo il tuo comportamento, ma ti ringrazio per avermi aiutato” disse Jeremiah Kinsky.
Infuriato per l’accaduto, Hill aprì il fuco, ma con un movimento rapido, Alce che Corre schivò il colpo, riuscendo nel contempo a scagliare una freccia, che andò perfettamente a segno.
“Aaah!” gemette Hill, mentre raggiungeva il suo compagno all’altro mondo.
“Maledetto scimmiotto rosso” grugnì Big Beard, sparando al giovane indiano, riuscendo a rompergli l’arco.
Capendo che il bandito avrebbe fatto fuoco sui bersagli più facili, Zagor si lanciò verso di lui, uscendo allo scoperto; e per poter colpire con la massima precisione, lo Spirito con la Scure dovette avvicinarsi a Big Beard, che cambiò subito bersaglio.
I due uomini fecero fuco nello stesso momento, colpendosi a vicenda: Big Beard si beccò una pallottola nella spalla, mentre Zagor venne colpito al petto.
“Ah!” gemette lo Spirito con la Scure, cadendo a terra.
“Forse ci lascerò la pelle, ma voi tre verrete con me all’inferno” assicurò il bandito, preparandosi a sparare di nuovo.
Ma all’improvviso, nell’aria risuonò un sibilo, a cui seguì l’urlo di dolore di Big Beard, che crollò riverso a terra, rivelando la lunga freccia che lo aveva colpito in piena schiena.

“Zagor! Stai bene?” domandò Jeremiah Kinsky, correndo verso Zagor.
“Ho preso una pallottola, ma me la caverò!” rispose lo Spirito con la Scure, mettendosi faticosamente a sedere.
“Whoa! Chi dobbiamo ringraziare per averci aiutato?” domandò Alce che Corre.
“Me” rispose una voce autorevole.
Sorpresi, i nostri tre protagonisti videro un indiano dall’aspetto solenne camminare verso di loro, seguito da Thaska e Lince Silenziosa.
“Artiglio di Coguaro!” esclamò Jeremiah Kinsky, riconoscendo il nuovo arrivato.
“Proprio io. Fortunatamente, facevo tenere d’occhio il tuo villaggio da tempo, immaginando che la storia delle pietre gialle avrebbe attirato numerosi sciacalli bianchi” spiegò il capo indiano.
“Ti ringraziamo per il tuo aiuto” disse Alce che Corre.
“Aspetta a ringraziarmi, poiché il mio compito non é ancora finito” rispose Artiglio di Coguaro, mentre estraeva dalla cinta un coltello lungo almeno una cinquantina di centimetri.
“Che intenzioni hai?” gli domandò Jeremiah Kinsky.
“Eliminare il vero nemico della gente rossa. Ossia TU” rispose con voce dura il capo indiano, indicando il predicatore.

“Io? Ma perché mi definisci un nemico?” domandò sorpreso Jeremiah Kinsky.
“Perché le tue parole di miele hanno trasformato il mio popolo in un branco di squaw paurose, che oggi sono fuggite davanti a pochi bianchi -rispose Artiglio di Coguaro- Perciò, ora ti eliminerò, in modo da riportare il popolo rosso sulla via della gloria”.
Ma proprio quando l’arma dell’indiano fu sul punto di abbattersi sul predicatore bianco, venne bloccata dalla scure di Zagor, che guardò severamente Artiglio di Coguaro.
“Grande capo, sebbene rispetti la tua autorità, non posso permetterti di compiere un simile delitto. Perciò, desisti dai tuoi propositi e lavora insieme a Jeremiah Kinsky, per dare pace e prosperità al tuo popolo” disse lo Spirito con la Scure.
“Quanto coraggio da un uomo ferito. Ma non mi farai desistere dal mio proposito” replicò il capo indiano.
“Se vuoi la vita di Jeremiah Kinsky, dovrai prima strapparmi la mia” avvertì Zagor.
“Non chiedo di meglio, uomo bianco” replicò duramente Artiglio di Coguaro, assumendo la posizione di combattimento.

“Ahyaaakk!” gridò Zagor, mentre sferrava il primo colpo.
Ma Artiglio di Coguaro parò il colpo senza problemi, per poi dare vita ad un feroce contrattacco, che costrinse lo Spirito con la Scure ad indietreggiare.
“Per mille scalpi! Questo tipo é forte quanto Winter Snake, il capo dei Kiowa (1)” pensò Zagor.
Facendo appello alle forze rimastegli, il nostro eroe tentò una controffensiva, che si rivelò vana, in quanto il coltello del suo nemico riusciva a bloccare ogni singolo colpo della sua scure.
Sentendo diminuire le forze, a causa della pallottola che aveva in corpo, Zagor decise di tentare il tutto per tutto e cogliendo una falla nella difesa del nemico, lo Spirito con la Scure tentò di Colpire Artiglio di Coguaro alla testa; ma quest’ultimo, muovendosi con un’agilità degna del felino suo omonimo, parò il colpo, per poi iniziare un secondo contrattacco, molto più violento del primo, che fece indietreggiare il nostro eroe fino al totem eretto nel villaggio, contro cui il nostro eroe si accasciò ansimante.
“Sei finito, uomo bianco” sentenziò Artiglio di Coguaro, prima di sferrare il colpo fatale.
Ma all’ultimo secondo, Zagor si rianimò e con un movimento improvviso,  lo Spirito con la Scure si scansò, facendo sì che il coltello del suo nemico affondasse nel totem, rimanendovi saldamente conficcato.
Furente, Artiglio di Coguaro tentò di estrarre la sua arma, senza però riuscirvi, permettendo così a Zagor di colpirlo alla nuca con la sua scure.
Stordito dal colpo ricevuto, il capo indiano mollò la presa e barcollo all’indietro, venendo poi investito da una raffica di pugni allo stomaco e al viso, a cui seguì un secondo colpo di scure alla testa, che lo fece stramazzare svenuto al suolo.
“Aaahyaaaakkkk!” gridò Zagor, annunciando così la sua vittoria.

“Whoa! Il viso pallido, benché ferito, ha sconfitto il nostro capo” esclamò sorpreso Thaska.
“Ma com’é mai possibile?” domandò altrettanto incredulo Lince Silenziosa.
“Tutto é possibile, quando si combatte per una giusta causa -rispose Zagor, appoggiandosi al totem- E adesso, riprendetevi il vostro capo e andatevene”.
Impressionati dal solenne atteggiamento dello Spirito con la Scure, i due indiani si affrettarono a fare ciò che era stato ordinato loro; ma non appena i due sollevarono da terra Artiglio di Coguaro, questi riprese i sensi, per poi divincolarsi con uno strattone e avventarsi con inaudita furia verso Zagor.
“Ti finirò con le mie stesse mani, maledetto viso pallido” ringhiò minacciosamente il capo indiano.
Ma proprio in quel momento, nell’aria risuonò l’inconfondibile rumore di uno sparo, a cui seguì il rantolo strozzato di Artiglio di Coguaro, che crollò esanime a terra, subendo il medesimo destino da lui stesso riservato a Big Beard.
“Per gli dei. Chi ha osato fare questo al nostro capo?” domandò Thaska.
“Io, guerriero rosso. E sappi che ho abbastanza pallottole per sistemare te ed il tuo amico” rispose lo sceriffo, sbucando fra le capanne, con la sua pistola ancora fumante fra le mani.
Capendo che ogni velleità era inutile, i due indiani raccolsero il corpo senza vita del loro capo e si allontanarono di corsa, mentre un altro personaggio irrompeva sulla scena.
 
“Zagor! Zagor! Stai bene?” domandò Cico, correndo verso il suo amico.
“Non molto, a dire il vero. Ma tu che ci fai qui?” domandò Zagor.
“Dato che la nostra stanza era chiusa a chiave, sono dovuto  uscire dalla finestra, per poi calarmi giù usando la grondaia. Dopo di che, sono andato di corsa allo sceriffo, a cui ho spiegato quello che volevi fare” rispose Cico.
“Saremmo arrivati prima, ma lungo il tragitto abbiamo dovuto soccorrere Samuel Smithson, che ci ha ragguagliati sulla banda di Big Beard, che lo aveva aggredito” aggiunse lo sceriffo.
“Ora non é il momento delle spiegazioni. Il vostro amico si é beccato una pallottola per aiutare me ed Alce che Corre e dobbiamo fare il possibile per salvarlo” spiegò Jeremiah Kinsky.
“Salvate Zagor. Lui é un grande guerriero, che io avevo giudicato erroneamente a causa del rancore che mi accecava” supplicò Alce che Corre, abbassando gli occhi pieno di vergogna.
“Ora avrai l’occasione per rimediare al tuo errore, ragazzo” gli disse Jeremiah Kinsky, mettendogli una mano sulla spalla.
“Cosa volete dire?” domandò Cico.
“Unendo le mie conoscenze chirurgiche all’abilità di Alce che Corre con il coltello, estrarremmo la pallottola che minaccia la vita del vostro amico” spiegò Jeremiah Kinsky.
“Cosa? Ma é una follia” obbiettò il piccolo messicano.
“Forse. Ma é l’unica opzione che abbiamo in questo momento” intervenne lo sceriffo.
“Tentiamo pure” concordò Zagor, facendosi sempre più pallido.
“Non sarebbe meglio se ci provassi io? Dopotutto, l’ho già fatto una volta (2)” ricordò Cico.
“No. Questa é una prova che io ed Alce che Corre dobbiamo affrontare insieme, visto che il destino ci ha legati in maniera indissolubile” gli rispose Zagor.
Capendo il significato di quelle parole, Cico non obbiettò, limitandosi ad annuire preoccupato.

Dopo aver portato Zagor nella capanna di Jeremiah Kinsky, ad Alce che Corre venne consegnato un coltello, la cui la lama era stata sterilizzata con il fuoco.
“Siete proprio sicuri che debba farlo io?” domando il giovane indiano, sudando per la tensione.
“Sì: noi tre terremo fermo Zagor affinché non si divincoli, mentre tu, seguendo le mie indicazioni, estrarrai il proiettile” rispose Jeremiah Kinsky.
“Mi fido di te, ragazzo” disse Zagor, sfilandosi la casacca, in modo da scoprire il punto in cui operare.
“Incidi qui, Alce che Corre” ordinò Jeremiah Kinsky, indicando il punto con un dito.
Facendosi coraggio, Alce che Corre avvicinò la lama rovente al petto di Zagor e con un movimento deciso, il giovane indiano la affondò nella carne dello Spirito con la Scure.
Quest’ultimo avvertì una gran calore scorrergli nel petto, ma riuscì a non agitarsi, facendo appello alle poche forze rimastegli.
Poi, il nostro eroe perse i sensi e l’oscurità lo inghiottì.

Epilogo
Quando Zagor riaprì gli occhi, si ritrovò davanti i volti di Cico, di Jeremiah Kinsky e di Alce che Corre.
“Zagor. Caramba y carambita, finalmente!” sospirò felicemente Cico.
“Bentornato fra noi” lo salutò serenamente Jeremiah Kinsky.
“Cosa…cosa é successo?” domandò Zagor.
“Sei rimasto incosciente per due giorni interi, ma il dottore che abbiamo fatto venire qui ha detto che sei fuori pericolo” spiegò il piccolo messicano.
“Inoltre, ora che Artiglio di Coguaro non c’é più, i guerrieri che gli erano rimasti fedeli hanno deciso di unirsi alla nostra comunità” aggiunse Alce che Corre.
“Senza contare che l’esperto fatto venire dallo sceriffo ha confermato che nel fiume non c’è oro, ma solo normalissima pirite” proseguì Cico.
“Così, sapendo che saremmo potuti restare, gli indiani della comunità hanno ricostruito meglio di prima le capanne distrutte” concluse Samuel Kinsky, indicando una finestra aperta, da cui era possibile vedere gli indiani della comunità svolgere le loro occupazioni quotidiane in perfetta armonia.
“Quindi, é tutto finito?” domandò Zagor.
“Sì: tutto quanto. Inclusa la questione che ci ha afflitti entrambi per molti anni” rispose Jeremiah Kinsky.
“Quello che é accaduto allora non si potrà cancellare” notò lo spirito con la Scure.
“No, ma lo si potrà usare per far sì che simili tragedie non accadano di nuovo” rispose Samuel Kinsky.
“E io, Zagor, ti sono grato perché mi hai insegnato che la vendetta é una cattiva consigliera, la cui conseguenza principale é solo portare sofferenza agli innocenti” aggiunse Alce che Corre.
“É una lezione che io ho appreso troppo tardi, ma tu l’hai imparata al momento giusto. E se la ricorderai, diventerai un uomo saggio, che farà grandi cose per il suo popolo” lo incoraggio Zagor.
“Lo farò” promise il giovane indiano, parlando con la stessa solennità di un adulto.
Quelle parole rallegrarono lo Spirito con la Scure, che sentì l’antico peso sulla sua coscienza farsi più leggero.

FINE

(1) “La marcia della disperazione” Zagor 112/116 e “Sangue Kiowa” Zagor 654/655
(2) “Uno strano violinista” Zagor 10/11



     


                     





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