FanFiction The Walking Dead | Weakness di Maraman | FanFiction Zone

 

  Weakness

         

 

  

  

  

  

Weakness   (Letta 446 volte)

di Maraman 

1 capitolo (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 16 anni

    

 

Sezione:

Serie TVThe Walking Dead

Genere:

Angst - Introspettivo

Annotazioni:

Lime

Protagonisti:

Rick - Negan

Coppie:

Rick /Negan (Tipo di coppia «Slash»)

 

 

              

  


  

 Weakness 

 


  

Buongiorno.

Non chiedetemi da dove mi sia venuta in mente quest´idea malata. Stavo lì, godendomi il mio beato Natale quando, all´improvviso ho iniziato a ripensare all´ultimo episodio andato in onda di TWD - esatto, se non siete in pari non leggete questa One Shot perché potrebbe contenere qualche piccola spoiler. Parto da una scena che, personalmente, ho amato nell´episodio 08x08 - l´incontro/scontro Rick vs Negan -, lasciando poi che le mie dita seguano il percorso che il mio cervello ha intrapreso - ovvero totalmente diverso dalla serie. Premetto che son nuova nel Fandom di questa magnifica serie TV e farne il mio ingresso con una Rick/Negan mi sembra quasi dolorosamente oltraggioso - son la prima ad amare Rick con Daryl. Tuttavia mi son lasciata prendere dalla foga ed eccone il risultato. Orsù popolo: leggete. E se avrete persino voglia di farmi sapere cosa ne pensate, sarò ben lieta di leggere i vostri pareri.

 

Capitolo Unico

 

"In the memory you´ll find me 
Eyes burning up 
The darkness holding me tightly 
Until the sun rises up"

Forgotten - Linkin Park

 

 

 

Si risvegliò di soprassalto, l´aria improvvisamente gli sembrava fosse divenuta rarefatta, inspirò una grande boccata di ossigeno, sentendo la gola bruciare. Inghiottì la saliva, che scese raschiante, quasi come se l´interno della sua gola fosse composto da pareti di carta vetrata. Si ritrovò a fissare l´oscurità della casa, il soffitto bianco era ancora là, sopra di lui che si trovava sdraiato per terra, su quel pavimento freddo che gli fece venire la pelle d´oca. Socchiuse gli occhi un paio di volte, cercando di ricordare quello che era successo, ma il suo cervello in quel momento non era particolarmente collaborativo, se non per fargli provare un dolore sordo ad ogni minimo movimento. Alzò il braccio lentamente, andando con le dita della mano destra a tastare la tempia dolente, percependo subito il liquido vischioso ed appiccicoso che gli rimase sui polpastrelli. Si portò la mano di fronte agli occhi, sfregando la pelle tra un dito e l´altro, vedendo con la poca luce che arrivava dall´esterno il rosso vermiglio del sangue. Ma certo. Lo aveva colpito alla testa dopo che... Dopo che...

Con un farfuglio mormorato al nulla ed una smorfia che gli si disegnò sul volto, riuscì a mettersi in posizione seduta, guardandosi velocemente intorno. La sua pistola giaceva sotto il tavolo dove così tante volte si era seduto ed aveva osservato Michionne ai fornelli che cucinava per loro, la piccola Judith tra le braccia del fratello Carl, le loro risate ad invadergli l´anima di  pace e momentanea serenità. Dove sono, adesso? Dov´è la mia famiglia? Il fucile che aveva imbracciato quando, quatto quatto, aveva attraversato la porta d´ingresso, mormorando il nome dei suoi figli e della sua compagna, sperando di sentire la loro voce in risposta, era scivolato lontano perché lui lo aveva preso di sorpresa, colpendolo alla testa e facendoglielo cadere di mano. Negan. Cercò di cambiare posizione, ma una fitta lo colpì alla costola ed istintivamente si portò la mano sulla parte offesa, scoprendo di toccare la sua stessa pelle. I miei... Vestiti? Girò il capo di scatto ed un capogiro lo avvertì che doveva stare tranquillo e compiere dei movimenti più lenti. Inspirò ed espirò, mentre l´agitazione prese piede nel suo corpo e nel suo cuore che cominciò a pompare sangue ad una velocità dolorosa, rimbombandogli persino nella testa.

« Merda. » con l´aiuto della mano sinistra posata a terra, le dita completamente divaricate per darsi più stabilità nell´appoggio, si diede una leggera spinta, servendosi dei muscoli del braccio e riuscendo così ad alzarsi in posizione eretta. Fece qualche passo, giusto il necessario per arrivare dove giacevano i suoi vestiti, infilandoseli nuovamente e scoprendoli ancora umidi di sudore. Quanto avrebbe dato per potersi fare una doccia, in quel momento. Si sentì improvvisamente conscio che fosse successo qualcosa di irreparabile, ma che sarebbe rimasto lì, tra quelle quattro mura che prima eran state il suo luogo di pace, mentre ora le vedeva solamente come il suo inferno personale. L´adrenalina si era messa in circolo, ma quella che era iniziata quasi come se fosse una resa dei conti, era diventata qualcosa di più personale che forse fin dall´inizio avevano negato a loro stessi, qualcosa che avrebbero tenuto segreto nei loro cuori, qualcosa che non avrebbe comunque cambiato le carte in tavola perché per tutti loro due erano agli antipodi, erano i comandanti dei due diversi eserciti impegnati in guerra. Non sarebbero potuti essere nient´altro, ma rimanevano comunque, nel loro piccolo, esseri umani, esseri umani che si erano lasciati prendere da qualcosa che non aveva nome, forse pazzia. Si chinò per raccogliere la pistola, infilandosela nella fondina, dando le spalle a quella stanza, dando le spalle a cos´avrebbe significato da quel momento in poi, dando le spalle anche a se stesso, varcando la soglia della porta d´ingresso, bloccandosi per pochi secondi. Il via vai della macchine che uscivano con tutti coloro che avevano abitato ad Alexandria era terminato e lui nemmeno se n´era accorto. Il fumo si levava ancora dalle case che erano state rase al suolo dai Salvatori e una nebbia asfissiante incombeva su qualunque cosa, ma ormai era solamente il silenzio che riempiva quel posto che era stato pieno di vita, fino a poco tempo prima e dove l´unico nemico, all´inizio, erano i morti e non i vivi. In lontananza percepì il suono indistinguibile dei Vaganti che cominciavano ad arrancare alla ricerca di vittime da poter smembrare. Raccolse anche il suo orgoglio, iniziando ad incamminarsi per poter raggiungere il punto d´incontro che aveva prefissato con Carl nel momento in cui qualcosa nel loro piano fosse andato storto, mentre la sua memoria ripercorreva attentamente e con più ragionevolezza quanto accaduto in quella casa che non era più casa sua.

 

***

 

« Carl? » un fil di voce gli uscì dalle labbra, passando quasi come un sospiro, « Judith? », un passo: piede destro subito seguito dal piede sinistro, scricchiolio sotto la scarpa, « Michionne? », il fucile nella mano sudata, il dito premuto sul grilletto, tutti i sensi all´erta. Nessuna risposta, se non il silenzio. Si guardò in giro, i suoni lontani della battaglia che era ancora in corso, la sua gente stava fuggendo, i Salvatori, come i leoni, giravano alla ricerca delle loro prede. Oltrepassò di poco la colonna portante che introduceva nella cucina dove al centro giaceva il tavolo abbandonato con le quattro sedie, quando all´improvviso un colpo lo raggiunse sul retro del capo, facendogli provare un dolore sordo e facendolo precipitare a terra, facendogli perdere istintivamente la presa sull´arma che si era portato appresso, lasciandola scivolare sul pavimento. Nella caduta rovinosa si rese conto di essersi morso la lingua, percependo il sapore metallico del sangue. Riuscì a posare le mani aperte sul pavimento, battendo le ginocchia e trovandosi a carponi, mostrando la schiena al suo aggressore.

« Ormai non è più divertente, sai? », una pausa, « Non costringermi a farlo adesso, Rick. Non voglio ucciderti adesso, senza nessun spettatore presente. », mormorò la voce, mentre un calcio lo raggiungeva sulla schiena, mandandolo lungo disteso. Quella voce. Quella maledetta voce era stata la protagonista dei suoi peggiori incubi, dove rivedeva ancora il volto di Abraham, ma soprattutto del suo amico Glenn, colui che all´inizio di tutto, lo aveva salvato da morte certa. E lui invece? Non era nemmeno riuscito ad urlare il suo nome quando se lo era visto uccidere davanti ai suoi occhi, lasciando Maggie straziata dal dolore con un figlio in grembo.

« Voglio farti a pezzi, davanti a tutti. », la voce cantilenante di Negan gli perforò i timpani che iniziarono improvvisamente a fischiare. Negan, quel maledetto fottuto bastardo. Colui che aveva rovinato le loro vite, come se i Vaganti non fossero già abbastanza una maledizione.

Rick riuscì a vedere con la coda dell´occhio l´uomo che caricava il successivo colpo con Lucille, quindi, rotolando sul lato libero, lo evitò, vedendo l´affondo andare nel vuoto. Parlava, mentre lui si stava rialzando a fatica. Continuava a parlare, spiegandogli nei dettagli il piano che aveva in serbo per lui, per la sua caduta, per la sua morte.

Rick si voltò, saltellando sulla gamba che non aveva picchiato durante la caduta, ma dovette abbassarsi un´altra volta gettandosi a terra per evitare un ulteriore colpo e, voltando solamente il capo: « Tu chiudi mai il becco? », gli domandò, il respiro affannoso, il tono aspro e carico di risentimento.

Negan sorrise sinistramente, mostrando l´arcata bianca di denti perfettamente allineati: « No!» e affondò ancora verso di lui, finendo per colpire il tavolo. Scoppiò a ridere sonoramente, ricominciando a dar fiato alla bocca, utilizzando quel tono canzonatorio per irritare Rick, riprendendo il discorso, tirando in mezzo Carl, sapendo quanto il giovane figliol prodigo fosse la persona più importante della sua vita. L´ex-sceriffo con un colpo di reni si rialzò, piombandogli addosso con un pugno ed iniziarono a rispondersi a colpi alterni, finché entrambi si ritrovarono senza fiato a fare qualche passo indietro, leggermente chinati in avanti, le mani poggiate sulle ginocchia, Negan si spostò un ciuffo di capelli che gli era finito all´altezza della fronte, appiccicandosi alla pelle imperlata di sudore. Alzò leggermente il capo, fissando l´avversario e ritrovandosi in una distesa di oceano blu brillante che lo osservava. Dio, quello sguardo. Un sorriso sghembo gli nacque sul volto. Si rialzò, passandosi la mano libera da Lucille nei folti capelli, riportandoli all´indietro, sistemandoseli come se fosse stato un uomo d´affari, gli mancava solo la cravatta.

« Io e te, in fin dei conti, siamo simili. » fece una pausa, ma Rick sapeva benissimo che la frase non si sarebbe conclusa così. Oh, eccome se lo sapeva, perché ormai aveva imparato a conoscerlo. Quasi senza accorgercene, spesso, ci ritroviamo a conoscere i nostri nemici anche meglio dei nostri stessi amici. Un sorriso si riaprì sul suo volto, mentre con eleganza, il suo braccio si alzava, compiva un passo in avanti, portando Lucille inizialmente distesa ad indicarlo, la schiena leggermente arcuata con le spalle indietro, per poi ricongiungerla a posarsi con delicatezza e qualcosa che poteva quasi somigliare ad affetto, sulla spalla. « Entrambi combattiamo per proteggere la nostra gente, Rick. »

Lo sputò fuori, il suo nome. Rick percepì distintamente l´unica sillaba che lo componeva rigettarsi fuori dalle sue labbra, mentre istintivamente gli si alzavano leggermente le sopracciglia, quasi come se stesse pronunciando un dato di fatto, qualcosa di talmente scontato che anche un bambino lo avrebbe saputo.

L´ex-sceriffo tese il braccio, percependo i muscoli ed i tendini irrigidirsi mentre le dita della mano si stringevano impulsivamente sulla pistola che era riuscito a recuperare nella foga della battaglia, i capelli appiccicati alla fronte dal sudore che gli scendeva a gocce lungo il volto, districandosi con coraggio in mezzo ai peli della barba non fatta da giorni per potersi perdere e riprendere il proprio percorso lungo il collo. Si sentiva un fascio di nervi, ma non era spaventato. No, nella maniera più assoluta, aveva smesso ormai da tempo di aver paura di lui. Un senso di eccitazione lo stava pervadendo, probabilmente tutto dovuta all´adrenalina che aveva iniziato a scorrere inesorabile. Aveva atteso così tanto di trovarselo lì, in piedi, di fronte a lui. Lo aveva desiderato. Lo aveva sognato. Ed ora erano lì, uno davanti all´altro.

« Non siamo simili. » ammiccò verso di lui con il capo, aprendosi anch´egli in un sorriso fugace che scomparve così com´era apparso, la lingua passò vorace sulle labbra secche per inumidirle, gli occhi azzurri mandavano lampi nella sua direzione, « Tu la chiami la tua gente. Tu ti senti il loro grande ed unico Leader. » fece un´ulteriore pausa, mentre lo osservava, mentre leggeva sul suo volto il passaggio di diverse emozioni, « Per me, invece, si tratta della mia famiglia, Negan. »

E la vide, la rabbia, mista a qualcos´altro, forse invidia. Seguì ogni singolo, seppur minimo che fosse, mutamente su quel volto. Negan si stava mordendo l´interno della guancia, in un raptus di stizza che lo pervase, le dita che si stringevano ossessivamente contro il manico della mazza da baseball, la presa che si faceva più salda, il filo spinato che premeva contro la giacca di pelle. Lo sguardo che gli lanciò fu di astio misto a qualcos´altro che Rick non seppe identificare. Molleggiò sul posto, socchiudendo lentamente le palpebre, facendo dondolare il capo a destra e a sinistra e quando riaprì gli occhi, scoppiò a ridere, fissandolo. Una risata divertita, di quelle che escono dal profondo del cuore come quando un amico ti racconta qualcosa di talmente buffo che non riesci a contenerla e devi farla uscire, semplicemente.

« E quanti della tua cosiddetta famiglia dovrò uccidere prima di farti capire che tu sei come me? » gli domandò, l´aria che iniziava a diventare terribilmente pesante in quella stanza.

« Sai, Negan, io e te avremmo potuto fare grandi cose insieme, se solo tu non fossi stato così bastardo da uccidere alcuni dei miei più importanti compagni. » gli rispose di rimando, uno scatto isterico del capo verso destra per cercare di far spostare i capelli che gli infastidivano la vista.

« Oh. Come si chiamava? », si portò la mano sotto il mento, le dita tastavano teatralmente l´accenno di barba come se stesse aprendo i vari cassetti presenti nel suo cervello con i vari fascicoli delle sue vittime, gli occhi rivolti al soffitto, finché improvvisamente non tornarono su Rick in un impeto di gioia, « Ah sì! GreckGrann? Glenn! », terminò, ridendo e facendo un leggero fischio, quasi come se volesse complimentarsi con se stesso.

Un tick nervoso s´impadronì del volto dell´ex-sceriffo, portandolo ad abbandonare la pistola facendola sbattere sulla superficie del tavolo, così da poter essere libero di scaraventarsi addosso alla sua nemesi, con furia, cercando di colpirlo al volto. Negan, divertito come non mai, abbandonò Lucille a terra per difendersi dalla foga di Rick ed in poco tempo finirono entrambi sul pavimento ad azzuffarsi, ritrovandosi poi ad ansimare: Rick, la schiena schiacciata contro il pavimento, le mani di Negan che gli bloccavano i polsi ai lati del volto ed il suo intero peso a cavalcioni sopra di lui. Si sentiva i polmoni bisognosi di ossigeno a causa della lotta, situazione aggravata pericolosamente dal fatto che si trovavano compressi nella gabbia toracica dal peso del corpo estraneo che aveva addosso. Negan, spettinato, ansimava verso di lui, i loro fiati si mischiavano nell´aria, uno contro l´altro, mentre il silenzio li circondava.

« Perché...? » gli domandò Rick, lasciando in sospeso la frase, un colpo di tosse lo pervase, dovuto alla botta presa per la caduta.

« Sei come un pidocchio fottutamente fastidioso, Rick. »

« Uccidimi, allora. » fu come uno schiaffo quell´unica parola che registrò il cervello del capo dei Salvatori. Ucciderlo? Oh, sì. Desiderava così tanto stringere le mani attorno a quel collo ispido ed iniziare a stringere, vedere il fiato che gli mancava nei polmoni, osservare gli occhi lucidi e vicini alla morte, la pelle che diventava violacea per la mancanza di ossigeno. Lo desiderava con tutto se stesso, ma si ritrovò a fissare quel volto che detestava, scandagliando ogni minimo dettaglio, fino ad arrivare alle labbra dischiuse di Rick proprio mentre gli diceva stringendo gli occhi: « Fallo. »

E lo fece, ma non esattamente quello che Rick Grimes gli aveva ordinato. L´uomo si ritrovò improvvisamente il viso di Negan addosso, le labbra premute sulle sue, bocca contro bocca, barba che si strofinava su barba, la sua lingua che si avventava famelica tra i suoi denti. In un primo momento si ritrovò inerme, totalmente perso a causa dello shock, ma quando si rese conto di quello che stava succedendo, gli morse la lingua, sentendola ritrarsi per pochi secondi e poi di nuovo all´attacco, fregandosene delle piccole gocce di sangue che gli aveva fatto fuoriuscire con la piccola ferita inferta. Si dimenò, cercando di liberarsi dalla presa delle sue dita che gli stavano bloccando la circolazione nei polsi, ma Negan era inaspettatamente più forte sul piano fisico. La mente di Rick si svuotò improvvisamente da tutte le immagini crudeli che avevano albergato nel suo cervello da quando si era imbattuto per la prima volta nei Salvatori perché in quel momento si rese conto che il silenzio era rotto solamente dallo schiocco di quel bacio impregnato d´odio e di risentimento. Ed era un qualcosa di terribilmente sbagliato, ma si ritrovò a rispondere a quel gesto con un bisogno disperato che portò lo stesso Negan a lasciargli libera una mano le cui dita affondarono nei suoi capelli per far sì che la pressione gli facesse capire di non allontanarsi, di rimanere lì in quella posizione, di continuare a baciarlo, di non fermare quella lotta tra le loro lingue. L´odio è il sentimento più vicino all´amore che esista. Sono uno l´opposto dell´altro, ma l´uno non esisterebbe se non ci fosse anche l´altro. Sole e luna. Giorno e notte. Felicità e tristezza. In quel momento si dimenticarono semplicemente di vivere in un mondo capovolto, dove non era più la vita ad albergare, ma la morte. E la morte camminava, la morte aveva volti putridi, corpi scavati dalla decomposizione, denti marci ma che erano in grado di staccarti la pelle facendoti morire lentamente. Lei lì, implacabile, mantello nero e falce sulla spalla, ad osservare il suo esercito lungo le strade, esercito silenzioso che sapeva solamente emettere suoni gutturali, a prendersi gioco dell´intera umanità. Lei lì, che stazionava ed osservava divertita quel mondo dove era riuscita a sguinzagliare i suoi adepti e gli esseri umani ancora vivi cosa facevano? Invece che unirsi e creare una difesa, si facevano la guerra tra loro, tirando fuori il peggio dell´animo umano, l´oscurità che alberga in loro.

Rick e Negan dimenticarono tutto quello, riversando le loro frustrazioni l´uno nell´altro. Si divisero nel momento in cui capirono di essere completamente a corto di ossigeno e rimasero a fissarsi negli occhi, le labbra dischiuse, l´aria che entrava riempiendo i polmoni.

« Non volevi uccidermi? » domandò Rick, alzando il sopracciglio. Negan lo aveva lasciato libero di riprendere ad utilizzare le braccia con le quali si aiutò a mettersi a sedere, trovandosi faccia a faccia con lui, ancora accomodato sul suo corpo. La sua voce avrebbe dovuto suonare ironica, ma senza volerlo, una punta di languore l´aveva pervasa, rendendola roca e terribilmente eccitante alle orecchie dell´altro uomo che si ritrovò per un attimo incapace di rispondere, cosa che divertì terribilmente Rick, « E´ la prima volta che stai zitto. »

Negan fece schioccare la lingua, stizzito.

« E tu stai parlando troppo, figlio di puttana. »

Non gli lasciò molto altro tempo per rispondere, attaccandogli le labbra ancora una volta, mentre con gesti stizziti si toglieva la giacca di pelle ed in suo aiuto arrivarono anche le mani di Rick che, con foga, si perdevano a sfiorare le braccia nude dell´altro uomo, scendendo, spostando indumenti, infilandosi al di sotto, saggiando le pelle che risultava sudata al tocco, ma a nessuno dei due sembrava interessare più di tanto. La loro guerra si era trasformata in qualcosa di differente, qualcosa che nessuno dei due aveva mai osato nemmeno immaginare, qualcosa che li stava rendendo indifesi e terribilmente deboli. Quando il desiderio inizia a ribollirti nel sangue, non c´è molto altro da fare, se non lasciarsi andare. Labbra che si sfioravano, lingue che si intrecciavano, pelle che si arrossava a causa dello sfregamento dovuto ai peli della barba che, in quei giorni, era stata l´ultimo dei loro pensieri, dita che scivolavano, capelli spettinati, vestiti che venivano tolti con rabbia, ruoli che continuavano a cambiare, entrambi che cercavano di mantenere il comando della situazione. Due Leader che anche nel desiderio cercavano di battere l´avversario e di portare a casa la vittoria. Ma qual´era in quel caso, la vittoria? Non riuscivano a comprenderlo, ma avevano decretato quale fosse la sconfitta: perdere il controllo. Perdere la cognizione di ciò che è giusto e di ciò che invece è terribilmente sbagliato. Stare insieme. Nella mente di entrambi, in mezzo a quel vuoto cosmico che solamente l´aversi così intimamente poteva causare, sapevano per certo quanto sarebbero potuti essere forti insieme, contro il loro nemico comune, contro la morte che cammina. Ciononostante erano terribilmente e fastidiosamente consci che, ormai, era troppo tardi per far sì che succedesse.

Non è mai troppo tardi.

Lo è per noi.

Erano nati per avere quel ruolo. Erano nati per incontrarsi in quel mondo devastato. Nati per avere la leadership, per fissarsi, uno a capo di uno schieramento, e l´altro a capo di quello avversario. Osservarsi da lontano e pianificare la morte del nemico, quando sarebbe bastato parlare forse un po´ di più e far capire a tutti quanti che farsi la guerra non sarebbe servito a nulla se non ad alimentare la lieta mietitrice che vagava per le strade del pianeta Terra.

La carne bruciava sotto il tocco bramoso delle dita, ad entrambi sembrava ci fossero più gradi di quelli che in realtà aleggiavano in quel luogo che era diventato ormai la terra di nessuno, ma presto sarebbe stata l´ennesima città di Vaganti. Il tempo scorreva e loro lo sapevano, ma non si sentivano parte di quell´orologio che ticchettava il suo passare inesorabile, si sentivano così forti nella loro debolezza che nessuno avrebbe potuto sfiorarli perché si stavano facendo del male da soli, consci delle loro differenza quanto delle loro somiglianze. Non ci accorgiamo mai di quanto desideriamo davvero qualcosa - o meglio, qualcuno - finché non ci ritroviamo a vivere quella stessa situazione in prima persona. Rick si sentiva vivo come non lo era mai stato. Nemmeno la morte di fronte ai suoi stessi occhi lo aveva fatto sentire così terribilmente sveglio - nonostante continuasse a domandarsi se tutto quello non lo stesse sognando. O magari era morto. No. Era impossibile. La bocca di Negan lo stava torturando ovunque, in modo sublime, in modo avaro, facendogli perdere totalmente il controllo. Non poteva essere così bello, morire. Ed un sogno non poteva essere così vero.

Chiese scusa a qualunque cosa ci fosse al di là delle cose, al di là del mondo, al di là dell´universo. Chiese scusa a Dio, se mai davvero fosse esistito un Dio che aveva reso il mondo, lo stesso mondo che lui aveva creato, un posto di morte e distruzione. Chiese scusa a Lori che, chissà, se da lassù lo stava osservando, la sua dolce e bellissima Lori. Chiese scusa a Carl, al suo magnifico figlio, ancora così piccolo, ma non più innocente - lo era mai stato, innocente, in quel mondo? E la sua piccola Judith: cos´avrebbe pensato di suo padre? L´uomo che stava lottando con il suo acerrimo nemico, colui che aveva massacrato Glenn. Forse era a lui che più di tutti doveva chiedere perdono. Ma possiamo davvero chiedere perdono se l´atto che stiamo compiendo ci risulta così perfetto e sporco allo stesso tempo? E DarylOh. Daryl. Il suo fratello non di sangue, cos´avrebbe mai pensato di lui, se solo avesse saputo ...

« Mmmh... » mugugnò sulla sua bocca, su quelle labbra che tante volte lo avevano ferito, che tante volte lo avevano maledetto, che tante volte lo avevano insultato.

« Sceriffo del cazzo. » lo morse nella sua volgarità, affogandogli poi nella sua bocca, lingua contro lingua, mentre si stremavano.

Si ritrovarono, alla fine, inerti di fronte a quanto era successo, senza fiato, i corpi scossi dall´eccitazione, dal desiderio soddisfatto - era realmente così? -, segni rossi incisi sulla pelle, segni che sarebbero scomparsi con  il tempo, ma non dall´anima.

Negan fu il primo ad alzarsi, raccogliendo ciò che era stato sparpagliato sul pavimento, i muscoli dolenti, la mente che tornava a riempirsi di interrogativi perché ormai la pace che solamente il sesso ti crea, sparisce una volta finito. Afferrò Lucille nella mano destra, saggiando con le dita l´impugnatura liscia del legno e si voltò, osservando Rick che lo fissava.

« Potremmo vincere, se solo riuscissimo a formare una squadra, Negan. »

Eccolo ancora una volta, il grandioso Rick, quello dai discorsi biblici, quel Rick che lo aveva fatto talmente tanto incazzare da arrivare ad odiarlo e desiderarlo nello stesso tempo. Voleva vedere Lucille schiacciarlo, quel cranio, eppure una parte di lui si sarebbe voluto chinare di fronte a quel misero essere umano e dirgli che aveva ragione, perché lo sapeva, Negan, che Rick aveva fottutamente ragione. Sarebbero stati un´ottima squadra, ma non in quella vita perché lui non poteva mostrarsi debole.

« Niente è cambiato, Rick. Io ti cercherò, troverò te e tutti i tuoi amichetti del cazzo e vi ucciderò, uno ad uno, partendo da tuo figlio e da quella puttana che ti scopi. Chiaro? » mormorò assottigliando gli occhi.

L´ex-sceriffo stava per rispondergli, lo sapeva perché ormai riusciva ad anticipare ogni sua mossa, ma non glielo permise per non concedere a se stesso la possibilità di tentennare, colpendolo di sorpresa alla testa, senza però essere troppo duro. Rick ricadde a terra con un leggero tonfo, la tempia si coprì tiepidamente di sangue, ma respirava ancora. Negan rimase per un momento a fissarlo, memorizzando nella sua mente la forma di quel corpo e, mentre un sapore acido di bile gli risaliva nella gola, diede le spalle a tutto quello, Lucille strisciante a terra, fischiando una melodia differente dalla solita, più malinconica, più triste, mentre attraversava la porta d´ingresso della casa per poi fermarsi sulla veranda. In giro non si vedevano ancora Vaganti, quindi Rick avrebbe avuto tutto il tempo necessario per schiacciare un pisolino e riprendersi in tempo per scappare e raggiungere la sua gente. Negan sospirò, rendendosi conto che la prossima volta che avrebbe incontrato Rick avrebbe dovuto mantenere la sua promessa, avrebbe dovuto ucciderlo. Si sistemò la giacca addosso, iniziando ad allontanarsi, il cuore pesante e l´animo in subbuglio perché l´essere umano fa´ così, si lascia guidare dalle emozioni solamente per poi rinchiuderle in un anfratto della propria anima, vestendo i panni di qualcuno solamente perché vuole nascondere al mondo il fatto di aver preso una strada sbagliata che però deve continuare a percorrere per non mostrarsi debole di fronte a coloro che credono in lui e lo seguono.

Sì, avrebbe incontrato ancora Rick, quegli occhi blu oceano brucianti, nel ricordo di quella notte, l´oscurità a velarli, ma senza riuscire completamente a nascondere quel velo lucido di desiderio folle ed intenso che l´aveva stretto a lui.

 

The End.


 

     


                     





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