FanFiction Dragon Ball | La tempesta di Manuelita8 | FanFiction Zone

 

  La tempesta

         

 

  

  

  

  

La tempesta   (Letta 1549 volte)

di Manuelita8 

4 capitoli (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaDragon Ball

Genere:

Non specificato

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Bulma - Vegeta

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo 1 

Una tempesta, un guerriero ed una donna con un segreto che si porta dentro dal suo ritorno su Namec.


  

Notte. Fu svegliato da un
tuono che gli parve lontano all’inizio ma guardando fuori dalla finestra notò
come la tempesta infuriasse fuori dalla Capsule Corporetion. Era già passato un
anno da quando abitava sulla Terra. Quella terrestre dai capelli blu lo aveva
invitato a stare da lei insieme ai namecciani per tutto il tempo che loro
desideravano. Quando le sfere furono ripristinate ed i desideri espressi, i
namecciani poterono partire alla volta del loro nuovo pianeta. Solo lui,
Vegeta, il grande principe dei Sayan senza pianeta nè sudditi, era rimasto in quella casa con quegli
strani terrestri che si erano offerti di costruirgli macchinari per allenarsi e
cercare così di diventare il famoso Super Sayan a cui lui aspirava. Ci voleva
riuscire a tutti i costi soprattutto dopo aver visto con i propri occhi quello
che il guerriero leggendario riuscisse a fare. Sdraiato nel letto, Vegeta
ripercorreva quell’anno nella testa. Quando finalmente pensavano di avere un po’
di tregua, arrivò quello strano ragazzo del futuro che lasciò tutti di stucco,
lui per primo, per il fatto che anche lui potesse trasformarsi come Kakarot in
Super Sayan. Dandogli anche la notizia di un futuro non piacevole di lì a poco
per l’arrivo di cyborg spietati e pronti a farli fuori. Così deciso più che
mai, aveva iniziato ad allenarsi senza sosta per cercare di raggiungere il suo
obiettivo di essere lui il più potente guerriero dell’universo e non quello
stupido di un suo subalterno “Maledetto Kakarot, diventerò anche io un Super
Sayan e dopo ti eliminerò” pensò Vegeta preso ancora dal filo dei suoi
pensieri. Un tuono ancora più forte e la pioggia che aveva iniziato a sbattere
più violentemente sulle finestre lo aveva destato dai suoi pensieri spingendolo
ad alzarsi dal letto e andare a guardare più da vicino quella tempesta. 

Continuando a guardare la furia della tempesta la sua mente registrò qualcosa
che era fermo nel giardino di quella enorme casa e gli ci volle un po’ per
capire cosa fosse. Era un’ombra, ferma sotto la pioggia incessante. Non riuscì
subito a mettere a fuoco per via della troppa acqua sui vetri. Un lampo decisamente
molto vicino alle loro zone illuminò quasi a giorno l’ambiente tanto che l’ombra
iniziò a prendere forma davanti ai suoi occhi e fu allora che la vide “Ma quella è…la terrestre” pensò
Vegeta che non riusciva a capire il perché quella donna fosse lì ferma impalata
sotto la tempesta e non accennava a muoversi “Avevo capito che qualche rotella
le mancava ma non pensavo fino a questo punto” continuò a guardarla dalla sua
postazione. 

Quella donna dagli strani colori, che non aveva mai visto tra le donne del suo
pianeta né in quelli che aveva conquistato, aveva sempre la parlantina facile e
un caratterino decisamente troppo spavaldo soprattutto nei suoi confronti,
tanto che spesso in quell’anno si trovavano a litigare o battibeccare per un
nonnulla e anche se lei lo facesse irritare spesso doveva ammettere che quegli
scontri verbali lo divertivano e non poco. Era una delle poche persone che
cercava di tenergli testa e voleva sempre avere l’ultima parola. Si poteva dire
che per quanto quella terrestre non avesse una grande forza combattiva fisicamente,
sicuramente come orgoglio e testardaggine potevano tranquillamente competere
entrambi. Non le importava se ogni volta la minacciava di farla fuori o altro
lei trovava sempre il modo di rigirare la frittata a suo vantaggio e questo lui
lo trovava al quanto irritante all’inizio ma poi qualcosa era scattato in lui e
cercava appena poteva di farle saltare i nervi per poter cominciare una
battaglia verbale si divertiva a vedere quegli occhi azzurri pieni di collera e
quel viso cercare di trattenere il più possibile la rabbia e diventare rossa
per lo sforzo. Erano magnetici quegli occhi. Però adesso, c’era qualcosa che
non gli quadrava. Non era da lei stare lì senza contare che le sarebbe venuto
un accidente “Tzk..cosa me ne importa di quello che fa quella stupida donna”
pensò ma qualcosa nel profondo gli diceva di andare a controllare. Era vero non
sopportava di stare sul quel pianeta e in mezzo ai terrestri però dovette
ammettere che quella donna era diversa. Anche se tutte le volte litigavano, lei
non gli ha mai fatto mancare nulla, cercava di fargli piacere quel pianeta ed era sempre venuta a sistemargli quei
marchingegni per l’allenamento. Una volta, quando ha rischiato veramente
grosso, quando è esplosa la navicella dove si stava allenando lasciandoci quasi
la pelle, lei lo aveva accudito e curato tutta la notte. Solo quella volta,
quando si era svegliato e stavano per iniziare a bisticciare, lui si sventurò a
dirle un “grazie” quasi masticato ma che lei deve aver percepito perché lui
rimase sorpreso dal sorriso che le illuminò il volto. Gli occhi di lei quella
volta avevano una luce calda e quel sorriso rivolto verso di lui lo lasciò
senza fiato per la prima volta. Quella volta, per la prima volta, si disse che quella terrestre era
veramente bellissima; ma scacciò via subito quei pensieri e se ne andò dalla
stanza. 

Ora che la guardava lì impalata sotto la pioggia gli venne una sorta di
brivido lungo la schiena che lo portò a fare strada verso il piano di sotto.
Mentre scendeva le scale si ricordò che i genitori della terrestre non erano in
casa e che non sarebbero rincasati prima di un paio di settimane. Stranamente quella notizia lo lasciò un pò irrequieto. Erano soli in quella grande casa. Arrivato in
cucina potè notare subito la grande portafinestra semiaperta, segno che la ragazza
dovesse essere uscita da lì, senza continuare a capire cosa lo spingesse in
quella direzione, andò verso di lei.

 

     


                     





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