FanFiction City Hunter | familiar words di hollyway | FanFiction Zone

 

  familiar words

         

 

  

  

  

  

familiar words ●●●●○ (Letta 497 volte)

di hollyway 

1 capitolo (conclusa) - 3 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaCity Hunter

Genere:

Comico - Umoristico - Demenziale - Commedia

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Kaori Makimura - Ryo Saeba

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo unico 

Dedicata a chiunque riconosca e/o si riconosca in queste “parole familiari” :)


  


Erano trascorsi soltanto trentordici mesi, diciotto giorni e quarantatredici minuti dal matrimonio di Umi e Miki, quando Kaori si svegliò e osservò l’anello di Hideyuki.


La pietra del gioiello che pensava pregiata era in realtà fatta di plastica, i tabacchi la vendevano a un euro e cinquanta centesimi (due euro se ti volevano fregare), come le aveva detto il proprietario del Compro Oro a cui si era rivolta per farla valutare. Richiuse la scatolina. Entrò in camera di Ryo e lo guardò dormire.


Kaori era completamente ignara di non sapere di essere all’oscuro di non avere idea che Ryo stava solo facendo finta di dormire perché quello era l’unico momento in cui lui poteva sentire la mano di Kaori accarezzargli le iridi degli occhi. I suoi neri capelli erano neri, corvini del colore di un corvo che vola di notte: cioè non si vedevano. La federa del cuscino era infatti anch´essa nera. Un ciuffo ribelle andò a posarsi sull´occhio sinistro di Ryo. Kaori odiava i ciuffi ribelli quindi prese le forbici e lo tagliò applicando il principio, “punirne uno per educarli tutti”.


 Ryo sentì lo scatto di una fotocamera, poi un altro. Quegli scatti si ripetevano ogni mattina. Era un po’ strano che Kaori gli facesse delle foto di nascosto, ma lui sapeva che lei sapeva che lui sapeva che lei sapeva che non potevano aversi, quindi Ryo immaginava che con quelle foto lei volesse contemplarlo di nascosto, senza che lui sapesse che lei sapesse che lui sapesse.

 

Ryo non lo sapeva, ma in realtà Kaori aveva aperto da mesi un account su Instagram chiamato My_Hot_Colombian_Man, su cui postava giornalmente foto in primo piano dei muscoli di Ryo.
Aveva 154mila followers.

 

Ryo aspettò che Kaori scendesse e iniziasse a preparare la colazione, poi indossò il suo torace nudo e la raggiunse. “Ci sono solo ostriche e caviale per colazione, e la presentazione del cocktail di gamberi basterebbe per far perdere due stelle michelin a qualsiasi ristorante”. Kaori si sentì ferita come se una freccia di meteorite le avesse trafitto un’aorta. Pianse e si asciugò le lacrime. Ryo la guardò. Era bellissima, con quel pigiamone di 18 taglie più grande che indossava.

 

“Visto che la colazione non ti piace, io esco.” Disse Kaori. Ryo sentì un sentimento. Kaori prese a camminare per le vie del centro. Tutti la guardavano, talmente era bella con quel suo pigiama di 18 taglie più grande.
Trascinava i pantaloni che le impedivano di camminare, e le maniche ricadevano ogni volta che tentava di tirarle su. Decise di lasciarle stare e semplicemente iniziò a dimenarle come ali di un gabbiano miope.

 

“È colpa mia se c’è solo caviale? Siamo poveri, non abbiamo un incarico da quindici anni. Era per questo che volevo vendere l’anello. Per fortuna ho rimediato qualche spicciolo con le pattìne antiscivolo che mi hanno proposto di sponsorizzare su Instagram.” Tutti la guardavano, talmente somigliava a una paziente psichiatrica quando parlava da sola per strada.

 

Entrò nella stazione e vide che come per miracolo c’era una scritta sulla lavagnetta. XYZ. Vide altre lettere accanto ad esse. Era un bambino che le aveva scritte. “Che vuoi, vecchia? Sto imparando l’alfabeto. Circolare.” Disse il bambino, con il tipico gesto di chi ti invita ad allontanarti.

 

Kaori ebbe un pensiero. “Io non avrò mai un bambino con Ryo. Pensavo che dal matrimonio di Miki avessimo fatto un passo avanti, da quando lui ha dichiarato il suo amore per me inviando un live tweet a tutti i mafiosi presenti e poi postando la foto di non so quale fiore su facebook con l’hashtag # LIVELOVELAUGH.”

 

Kaori si voltò e vide una donna molto attraente e vestita in abiti costosi, non come lei che era brutta eccetera. “Sto cercando City Hunter. Mi hanno detto che l’avrei trovato qui.” Disse la donna. Ryo apparve in quel momento. “È venuta nel posto giusto!” La donna chiese dunque: “E’ lei il signor City Hunter?” Ryo rispose: “Andiamone a parlare al Cat’s Eye. È un locale dove non ci va mai nessuno.”

 

Arrivarono al Cat’s Eye, e la donna attraente rimase sorpresa nel constatare che nel locale dove non c’era mai nessuno non c’era in quel momento veramente nessuno. Un uomo color armadio emise un grugnito che tradotto significava "ciao, come state? Caldo, eh? Non ci sono più le mezze stagioni", e una donna bella con un neo li fece accomodare. Portò loro dei crodini poi tornò al bancone con l´uomo armadioso. La cliente sorseggiò la bevanda e Ryo disse, “Allora, ci spieghi pure perché ha bisogno di noi”.

 

Kaori non riuscí a prendere in mano il bicchiere di crodino per via delle maniche troppo lunghe del suo pigiama di 18 taglie più grande e Ryo la rimproverò di non saper fare bene il suo lavoro, cosa per cui avrebbe pianto in silenzio più tardi.


“Vede, signor Hunter.”

“La prego, mi chiami City.” disse Ryo.

 

La donna attraente non poté continuare perché in quel momento Kaori fu rapita. La portarono in un ristorante dove le servirono dei supplì e poco dopo Ryo arrivò. Kaori pensò che dopotutto lui la salvava sempre quindi ci teneva a lei.

 

Tornarono a casa dove un uomo biondo con gli occhi azzurri addominali ovunque e un sorriso bianco e denti perfetti era poggiato sul tavolo. 

Si trattava dell’ultimo numero di una rivista di moda che Kaori aveva comprato, anche se non le serviva a nulla perché lei non poteva indossare abiti eleganti, come ad esempio dei jeans, che le avrebbero ostacolato i movimenti durante una missione. Lei era e sarebbe restata brutta eccetera.

 

Suonò il campanello. Era Mick.

 

Mick era sempre innamorato di Kaori, anche se ormai era sposato con Kazue da 65 anni,  avevano 5 figli ed era da poco diventato nonno per la tredicesima volta.

 

“Ciao, vecchio mio.” Disse Ryo vedendo l’amico. “Enfasi sul vecchio.”

 

“Ah-Ah.” Disse Mick. La finta risata si trasformò in un colpo di tosse. Mick aveva fumato durante la sua giovinezza quindi ora soffriva di cataratta.

 

“Ciao Mick”, Disse Kaori. A quelle parole Ryo diventò subito geloso e cacciò via Mick.


“Perché ti sei comportato così? Mick è un amico! Ha l’artrite!”


Ryo si avvicinò con uno sguardo sguardoso e Kaori scrutò nella profondità dei suoi occhi come si fa con i pesci al mercato per capire se sono freschi.

 

Quello sguardo sembrò trapassarla da parte a parte. Poi si voltò e capì che non si trattava dello sguardo ma della katana attaccata al muro che minacciava di trafiggerle la schiena.

 

Ryo la guardò. “Kaori, non posso più fingere, Kaori.”
“Cosa significa, Ryo?” Rispose Kaori.
“Kaori, io ti guardo e ti penso, Kaori.” Disse Ryo.
Kaori pensò oh come vorrei che mi spogliasse, se non altro per uscire da questo pigiama.


Ryo iniziò a spogliarla, leggendole nella mente come fosse google maps. Non ci riuscì perché restò incastrato nelle maniche del pigiama di Kaori, e più cercava di liberarsi più il tessuto li braccava tenendoli prigionieri.


“Oh Ryo, mi fai sempre mancare il fiato.” Disse Kaori.


“Lo so, Kaori.” Disse Ryo.


“No, non sei tu, è che sto per soffocare dentro al pigiama.”

 

Quando l’ambulanza lasciò l’appartamento, dopo aver salvato Kaori per miracolo segando in due il pigiama, Ryo disse: “Oh, Kaori”, e Kaori disse, “Cosa c’è, Ryo?”

Ryo si allontanó da lei per nascondere il gonfiore caldo dei suoi pantaloni. Mentre liberava Kaori dai rapitori, infatti, aveva arraffato qualche supplì avanzato che aveva poi nascosto nella tasca.

 

“Tanto con te non si può mai parlare. Fuggi sempre dai tuoi sentimenti.”

 

“Kaori,” disse Ryo. “Se i vari nemici sapessero che sei la mia donna, Kaori, rimedierei più supplì per via dei rapimenti, certo, ma devo stare attento al colesterolo.”

 

Kaori si chiuse in camera per nascondere le lacrime. Sapeva che Ryo aveva ragione. Avere a disposizione più supplì significava rischio per lui di perdere i suoi addominali scolpiti, e rischio per lei di perdere migliaia di followers. C’era in ballo una sponsorizzazione per un lubrificante per auto, era stupido rischiare. La tartaruga lussureggiante di Ryo era troppo redditizia: non potevano amarsi.  

 

La cliente suonò alla porta. Ryo aprì perché da come un piccione era volato via nel momento in cui la campana della torre di una chiesa a nord del quartiere aveva rintoccato seppe all´istante che era lei. La fece accomodare.

 

“Oh, City Hunter.” Disse la cliente strofinando il torace duro come il marmo di Ryo. Era infatti un busto romano del secondo secolo che Ryo teneva in salone insieme alla katana.

 

“La prego, si calmi. Sembra molto turbata. Andiamone a parlare al Cat’s Eye.”

 

Appena aperta la porta del locale, Ryo e la cliente furono accolti dalla familiare melodia dell’orchestra sinfonica che suonava non appena entrava qualcuno.

 

L’orchestra occupava tutto il locale, quindi non c’era posto né per i tavoli, né tanto meno per eventuali clienti. Ma l’armadio con gli occhiali e la donna con il neo non ne sapevano molto di affari, avendo fatto un safari nella giungla durante il quale erano caduti da una liana riportando una commozione cerebrale che aveva fatto perdere a entrambi ogni ricordo del master in business ottenuto all´università di Tokyo.

 

La cliente disse, “Mi sono appena resa conto di non poter pagarvi.”

 

Ryo ci pensò un attimo. “Non fa niente, farò il lavoro gratis per mostrare quanta umanità posseggo.”

 

La cliente fu sollevata e gli diede appuntamento al giorno dopo per spiegare quale imminente pericolo minacciava la sua vita.

 

Ryo uscì dal locale e vide Kaori venirgli incontro sul marciapiede.

 

“Kaori, cosa ci fai in giro da sola, alle cinque meno un quarto di pomeriggio, in questo quartiere affollato del centro di Tokyo? Dovresti saperlo che è pericoloso.” Disse Ryo. Non poteva sopportare l’idea di perderla. Tokyo era una grande metropoli, con molti quartieri, quindi il rischio di perdersi era elevato.

 

Kaori sentì le lacrime pungerle gli occhi. Sapeva che si sarebbe dovuta sciacquare le mani dopo aver affettato quei peperoncini, ma la fretta di vedere Ryo era troppa.

 

“Da quando lavoriamo insieme, io provo un’emozione.” Disse Kaori.

 

Ryo si voltò per non doverla guardare. La capiva, perché come lei provava un’emozione, anche lui sentiva un sentimento. Quando dormiva pensava a lei, ai suoi pollici opponibili, al suo ombelico longilineo, bla bla bla.

 

“Lo so, Kaori. Ma io non ti merito. Le mie mani sono sporche di polvere da sparo. E quello è un odore che non va via neanche con l´Amuchina”.

 

Kaori scosse la testa. “Neanche io ti merito. Non so fare il mio lavoro. Compro sempre il pigiama della taglia sbagliata”. 

 

Ryo capì che era il momento di dover confessare un segreto e quindi disse: “Kaori, è il momento in cui devo confessare un segreto. Ho promesso al mio miglior amico e tuo fratello Hidemuri-”


Kaori lo interruppe. “Vuoi dire Hideyuki?”


“Sì, scusa. Ho avuto tanti migliori amici nella vita, a volta faccio confusione. Hidemuri era un altro”. Ryo prese fiato e si fece coraggio. “Per proteggerti, ho alterato la tua percezione della profondità e dei diametri dei pigiami, cosicché tu ne comprassi sempre uno della taglia sbagliata. In questo modo, pensavo, avrei avuto la certezza di non metterti in pericolo. Il pigiama ti avrebbe impedito ogni movimento repentino e rischioso. Perdonami.”


Kaori uscì una lacrima dagli occhi. La luna era piena ma non completamente piena, come quando a una mela togli la buccia per paura degli insetticidi.


“Ti perdono Ryo. Diventiamo fidanzati monogami. Al diavolo i supplì.”


Quando Ryo prese Kaori tra le sue forti, così palesemente due, acciaiose braccia, non la udì aggiungere: “E poi, male che vada, c’è sempre il photoshop.” 


Fine. 


Ogni tanto ci vuole un po´ di sano nonsense nella vita.. che spero vi abbia strappato un sorriso! :) 

- holly

     


                     





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