FanFiction I puffi | L’invulnerabile Gargamella di AndreaMicky | FanFiction Zone

 

  L’invulnerabile Gargamella

         

 

  

  

  

  

L’invulnerabile Gargamella   (Letta 107 volte)

di AndreaMicky 

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Sezione:

Fumetti e CartoniI puffi

Genere:

Fantasy

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Quattrocchi e Forzuto - Gargamella - Grande Puffo

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 L’invulnerabile Gargamella  

Grazie ad un bravissimo blogger, ho ricominciato a leggere il fumetto sugli ometti blu di Peyo e ci ho anche scritto una storia sopra.


  

L’invulnerabile Gargamella
by Andrea Micky

In una bella giornata di sole, il puffo Forzuto e il puffo Quattrocchi s’incamminarono nella foresta, per cercare delle noci su richiesta del Grande Puffo. 
“Non capisco perché dobbiamo sempre puffare delle noci” brontolò Forzuto. 
“Perché ce lo ha ordinato il Grande Puffo e quando il Grande Puffo ordina qualcosa bisogna ubbidirgli” gli rispose Quattrocchi.
“Oh, puffala con questa lagna. Ormai la conosciamo tutti a memoria” brontolò infastidito Forzuto. 

Fortunatamente, la ricerca fu di breve durata, perché pochi minuti dopo, il duo aveva trovato un albero con i rami carichi di noci. 
“Beh, abbiamo puffato le noci. Adesso, però, ci serve un modo per prenderle” rifletté Quattrocchi. 
“Mi arrampicherò lungo il tronco e le farò cadere una volta arrivato in cima” decise Forzuto, sputandosi sulle mani. 
“Il tuo metodo mi puffa alquanto pericoloso” obbiettò il puffo con gli occhiali. 
“Sono ben altri i pericoli di cui dovette preoccuparvi, piccole pesti blu” intervenne una sagoma nera, improvvisamente sbucata da dietro un cespuglio. 
“Gargamella!” esclamarono sorpresi i 2 puffi, riconoscendo il loro nemico giurato.
 
Sogghignando vistosamente, Gargamella si avventò sui 2 ometti blu, che si diedero ad una fuga immediata, che si concluse quando il duo si tuffò in un cespuglio di rovi. 
Determinato come sempre, lo stregone infilò la mano nel cespuglio, ma la ritrasse quasi subito, urlando dal dolore. 
“Saremo al sicuro finché resteremo qui dentro” disse Quattrocchi, valutando la situazione. 
“Non crediate di sfuggirmi così facilmente, puffacci” obbiettò Gargamella, mentre staccava il ramo di un albero, per rimuovere i rovi che lo intralciavano. 
Ma nella foga del momento, Gargamella non si accorse che sul ramo da lui scelto c’era un grosso alveare, le cui occupanti a strisce gialle e nere si avventarono infuriate su di lui, pungendolo senza pietà e costringendolo così ad un’ignominiosa fuga.
“Mi vendicherò! Mi vendicherò!” promise l’umano, mentre correva via. 
E per una fortunata coincidenza, Gargamella sbatté contro l’albero delle noci, facendone cadere parecchie a terra. 
“Stavolta l’abbiamo puffata bella” sospirò sollevato Quattrocchi. 
“E ci siamo anche procurati le noci senza fatica” aggiunse soddisfatto Forzuto, indicando i frutti caduti. 

Un paio d’ore dopo, Gargamella si trovava nella sua tetra magione, intento a medicarsi le punture ricevute. 
“Quei maledetti puffi mi sono sfuggiti anche stavolta -brontolò lo stregone- Se mi fossi protetto adeguatamente il corpo, li avrei indubbiamente presi. E se adattassi la mia ipotetica protezione ad ogni circostanza, quei mostriciattoli non avrebbero scampo”. 
Improvvisamente, un’idea balenò nella testa di Gargamella, che si mise a cercare subito una certa formula scritta nei suoi libri di magia. 
E dopo averla trovata, il perfido stregone s’immerse in una bacinella piena d’acqua, a cui aggiunse del muschio, dei pesci pescati in un lago sotterraneo, una manciata di rocce e degli addomi di lucciola. 
“Omikse!” disse Gargamella, pronunciando la parola magica letta sul libro di magia. 
Subito dopo, l’acqua della bacinella si mise a brillare, mentre Gargamella sentì una strana forza scorrergli nelle vene. 

Il giorno dopo, Forzuto e Quattrocchi stavano raccogliendo la salsapariglia insieme ad una mezza dozzina di loro simili. 
“Non vedo l’ora di puffare questa deliziosa salsapariglia a Cuoco” disse uno dei puffi, leccandosi le labbra. 
“Già. Chissà che delizioso manicaretto ci pufferà” concordò uno dei suoi compagni, pregustando un bel pranzetto. 
“Si puffa per vivere e non il contrario, come dice sempre il Grande Puffo -obbiettò Quattrocchi- Inoltre, con la forchetta ci si puffa la tomba e...”. 
La predica venne bruscamente interrotta quando uno dei presenti raccolse un robusto rametto e lo usò per colpire il puffo con gli occhiali sulla testa, facendolo crollare svenuto in mezzo alla salsapariglia. 
“Riprendiamo pure il lavoro” disse il puffo, mentre gettava via il ramo usato per la sua riprovevole azione. 

Improvvisamente, da dietro un vicino cespuglio sbucò fuori Gargamella. 
“Ma quanti bei puffi ho da acchiappare” ghignò perfidamente l’umano, aprendo un grosso sacco che aveva portato con sé. 
Abbandonando il loro raccolto, i puffi si diedero subito alla fuga, dirigendosi verso una caverna poco distante. 
“Puffiamoci lì dentro” disse uno dei puffi fuggiaschi. 
“Ma li dentro ci vive un orso. Potrebbe essere pericoloso” obbiettò Forzuto. 
“Non puffare il Quattrocchi della situazione” replicò il primo interlocutore blu, mentre lui e tutti gli altri entravano nella spelonca. 

Risvegliato dallo scalpiccio dei puffi, un grosso orso bruno uscì infuriato dalla grotta, imbattendosi così in Gargamella, che procedeva perfettamente calmo nella sua direzione. 
E imputando all’umano l’interruzione del suo sonno, il plantigrado colpì Gargamella in piena faccia, con una violenta zampata.
Ben nascosti dietro un sasso, i puffi stavano seguendo la scena.
“Povero Gargamella. Chissà che dolore” disse uno degli ometti blu.
“E pensate quante ne pufferà ancora” aggiunse un suo compagno.
 
Ma con somma sorpresa degli ometti blu, il loro nemico incassò il colpo senza battere ciglio, limitandosi a sbadigliare annoiato. 
“Colpo deboluccio” ghignò Gargamella, con fare provocatorio. 
Istintivamente, l’orso continuò a colpire Gargamella, ma alla fine l’animale crollò sfinito a terra, senza aver causato il minimo danno all’umano. 
“E adesso, pensiamo ai miei piccoli amici blu” disse Gargamella, dirigendosi verso le sue prede. 
Ancora sorpresi dalla scena a cui avevano assistito, i puffi fuggirono verso il fondo della grotta, sempre seguiti da Gargamella, che pochi minuti dopo uscì dalla spelonca con il sacco pieno. 
“Oggi ho fatto proprio una buona caccia” commentò soddisfatto lo stregone. 

In quel momento, il puffo Forzuto (che si era precedentemente separato dai suoi compagni) spinse un grosso sasso, che si trovava in bilico sull’entrata della grotta, in testa a Gargamella. 
Ma quell’intervento si rivelò inutile, perché quando la pietra colpì la testa del nemico, questi si limitò a sfregare leggermente il punto colpito. 
“Ah! Ti ho visto, piccola peste blu” disse Gargamella, imitando il tono di voce che si userebbe con un bambino disubbidiente. 
Del tutto impotente, il puffo Forzuto non poté fare altro che andarsi a nascondere in un anfratto roccioso, in cui il suo nemico umano non sarebbe passato. 
“Troppa fatica andargli dietro. Recupererò poi quel puffo” decise Gargamella, allontanandosi con il suo bottino di caccia. 

Risvegliato dai rumori della lotta, Quattrocchi aveva seguito tutta la scena in silenzio, rimanendo ben nascosto fra le foglie di salsapariglia. 
E quando fu certo che il nemico si fosse allontanato a sufficienza, il puffo con gli occhiali andò a ricongiungersi con il suo compagno, insieme al quale tornò in tutta fretta al villaggio. 

Il Grande Puffo si stava godendo uno dei suoi rari momenti di riposo, quando delle concitate grida d’aiuto giunsero alle sue orecchie. 
“Grande Puffo, aiuto! Aiuto!” gridò qualcuno all’esterno.
“Ma che succede?” domandò il vecchio saggio, aprendo la porta di casa, ritrovandosi davanti Forzuto e Quattrocchi. 
“Gargamella ha rapito alcuni dei nostri” rispose Forzuto. 
“Ed é anche diventato invulnerabile” aggiunse Quattrocchi. 
“Che cosa?” domandò sorpreso il Grande Puffo. 
“Proprio così. L’abbiamo visto incassare le botte di un orso e puffarsi una roccia sulla testa senza farsi nulla” spiegò concitatamente il puffo con gli occhiali. 
“Temo di aver capito cosa sta puffando” disse il Grande Puffo, correndo al suo laboratorio, seguito dai 2 puffi sfuggiti alla cattura.
 
“É proprio come puffavo” disse il Grade Puffo, alzando lo sguardo dal libro che stava consultando. 
“Che cosa puffavi?” chiese Quattrocchi. 
“Gargamella ha usato questa formula magica, che ha puffato la sua pelle in una vera e propria corazza” spiegò l’anziano puffo. 
“Beh, ma adesso che lo puffiamo, possiamo preparare un antidoto” notò Forzuto. 
“Purtroppo non funziona così: Gargamella tornerà normale solo se pufferà una certa parola magica” spiegò il Grande Puffo. 
“Allora usiamo anche noi quella formula, così pufferemo ad armi pari contro di lui” suggerì Quattrocchi. 
“Purtroppo, non abbiamo il tempo necessario per puffare tutti gli ingredienti” disse il Grande Puffo. 
“Allora, cosa puffiamo?” chiese Forzuto. 
“Batteremo Gargamella usando l’astuzia -rispose il Grande Puffo- Andate a puffare Pittore e Burlone”. 
“Sì, Grande Puffo” risposero all’unisono Quattrocchi e Forzuto, incuriositi dall’ordine appena ricevuto. 

Chiusi in una gabbia appesa al soffitto, i puffi catturati stavano tenendo d’occhio Gargamella, intento a sistemare ampolle e boccette piene di liquido sopra un tavolo. 
“Ho tutti gli ingredienti che mi servono per il filtro della pietra filosofale. E grazie ai puffi che ho catturato, potrò realizzarne più di una, diventando incredibilmente ricco” rifletté lo stregone, accecato dall’avidità come non mai. 
Quel progetto fece rabbrividire i puffi prigionieri, che però conservavano in loro la speranza di essere salvati in tempo.  

“Hey Gargamella!” chiamò qualcuno da fuori. 
Riconoscendo la voce del Grande Puffo, Gargamella abbandonò i suoi ingredienti ed uscì dalla sua stamberga pensando “Bene! Presto avrò altri puffi nelle mie mani”. 

All’esterno, il Grande Puffo era in attesa del nemico, insieme a molti altri puffi. 
“Vi ricordate tutti cosa dovete fare?” domandò l’anziano puffo. 
“Certamente. Anche se mi piange il cuore a sprecare così dell’ottima vernice” rispose il puffo Pittore. 
“Anche noi lo ricordiamo” assicurò Forzuto caricandosi una lunga corda sulla spalla destra. 
“Ecco Gargamella” avvertì Quattrocchi, mentre si legava alcuni sacchetti in vita. 
Ad un cenno del loro capo, Forzuto, Quattrocchi ed il resto del loro gruppo si diressero verso la casa di Gargamella, mentre gli altri puffi si nascosero nell’erba. 

Prestando attenzione all’ambiente circostante, Gargamella si guardò intorno in cerca dei suoi piccoli nemici, fino a quando la sua attenzione venne attirata da un ciuffo d’erba che si muoveva.
“Venite qui, piccoli puffi. Non vi farò troppo male...per ora” promise lo stregone, avvicinandosi al punto sospetto. 
Concentrato sul ciuffo d’erba ballerino, Gargamella non si accorse che, a pochi metri di distanza da lui, c’erano alcuni puffi armati di fionda, in attesa del segnale d’attacco. 
“Ora!” ordinò il grande Puffo con un cenno del braccio. 
Subito dopo, i proiettili delle fionde, costituiti da dei fagotti pieni di vernice, fendettero l’aria, colpendo Gargamella esattamente negli occhi. 
“Piccoli mostri, mi avete accecato!” strillò l’umano, mentre cercava di ripulirsi la faccia. 
A quel punto, diversi puffi si misero a correre intorno a Gargamella, che dovette affidarsi al suo udito per localizzarli, senza però riuscire a prenderli. 
“Speriamo che la nostra azione diversiva duri a sufficienza” si augurò il Grande Puffo. 

Nel frattempo, il drappello di puffi soccorritori penetrò in casa di Gargamella. 
“I nostri amici sono lassù” disse Quattrocchi, indicando la gabbia in cui i puffi rapiti erano rinchiusi. 
“Attenti a Birba!” li avvertì uno dei prigionieri. 
Infatti, adempiendo ai suoi doveri di guardiano, Birba balzò davanti al gruppetto di puffi, miagolando ferocemente. 
Colti di sorpresa, i puffi soccorritori si dispersero rapidamente, ed anche Quattrocchi avrebbe fatto lo stesso, se Forzuto non l’avesse trattenuto per impadronirsi di uno dei suoi sacchetti. 
“Puffati questo, gattaccio” disse il muscoloso ometto blu, mentre gettava il sacchetto nelle fauci di Birba. 
Subito dopo, il felino avvertì un fastidioso prurito in bocca e miagolando disperatamente, Birba corse verso il fiume, sperando che bere dell’acqua avrebbe placato quella terribile sensazione. 

“Ben fatto, Forzuto” si complimentò Quattrocchi. 
“Grazie! Adesso, mentre io libero gli altri, voi cercate la pozione dell’invulnerabilità, come ci ha detto il Grande Puffo” disse Forzuto, mentre lanciava verso la gabbia la sua corda, che venne fatta passare intorno ad una delle sbarre da uno dei prigionieri. 
E dopo essersi fatto consegnare un altro sacchetto, Forzuto si arrampicò sulla corda e una volta giunto in cima, il puffo fece esplodere il lucchetto della gabbia, versando il contenuto del sacchetto ricevuto poco prima nella serratura, così che i puffi prigionieri non dovettero fare altro che scivolare giù dalla corda, per riconquistare l’agognata libertà. 
Intanto, grazie all’aiuto dei suoi compagni, Quattrocchi trovò la bacinella in cui stava la pozione dell’invulnerabilità e ubbidendo agli ordini ricevuti al villaggio, il puffo con gli occhiali vi rovesciò dentro il contenuto dei sacchetti che gli erano rimasti. 
“Puffiamoci il più in fretta possibile da qui” incitò Quattrocchi, mentre la pozione cominciava a ribollire minacciosamente. 

All’esterno, Gargamella stava proseguendo senza risultato la sua caccia a tentoni. 
Ad un certo punto, l’umano si strofinò vigorosamente il viso con una manica del suo abito, riacquistando così la vista e per una sfortunata coincidenza, la prima cosa che vide fu il gruppo di puffi appena fuggito da casa sua. 
“Oh, ma quante belle prede ho qui” ghignò lo stregone, avventandosi su di loro. 
Ma così facendo, Gargamella diede le spalle a tutti gli altri puffi, che non aspettavano altro per sferrare l’attacco finale. 

“Ora, Burlone!” ordinò Il Grande Puffo. 
Ubbidendo all’ordine ricevuto, Burlone e tutti i puffi del suo gruppo bersagliarono Gargamella con dei fagotti pieni della stessa polvere urticante usata contro Birba, così che lo stregone avvertì un irresistibile prurito su tutto il corpo. 
“Oooh! Che prurito!” si lamentò Gargamella, grattandosi furiosamente. 
“La tua polvere urticante é davvero efficace, Burlone” riconobbe un puffo. 
“Merito degli ingredienti che il Grande Puffo ci ha aggiunto” rispose Burlone.  

Per quanto si grattasse, Gargamella non riusciva a placare il prurito e capendo che questo fatto dipendeva dalla sua invulnerabilità, allo stregone rimase una sola cosa da fare.
“Rogaz!” disse Gargamella, pronunciando la parola magica per tornare normale. 
Subito dopo, l’invulnerabilità di Gargamella cessò e lo stregone poté placare il prurito con delle energiche grattate.
 
Approfittando del momento propizio, i puffi abbandonarono il campo di battaglia e si diressero di corsa verso il loro villaggio. 
Gargamella si accorse della ritirata strategica nemica, ma anziché lanciarsi all’inseguimento, lo stregone corse verso la sua stamberga. 
“Quei maledetti puffi vorranno che io li segua per farmi cadere in una trappola. Fortunatamente, per ogni evenienza, ho conservato la pozione dell’invulnerabilità” pensò Gargamella, varcando la soglia della sua dimora. 
Ma subito dopo il rientro di Gargamella, la stamberga venne scossa da una violenta esplosione, il cui boato echeggiò per tutta la foresta. 
“Cos’é successo?” domandò un puffo spaventato dal rumore. 
“Immaginando che Gargamella avesse puffato la pozione dell’invulnerabilità, ho fatto aggiungere alcuni ingredienti per destabilizzarla” spiegò il Grande Puffo. 
“Inoltre, fra gli ingredienti aggiunti c’era una polvere provoca amnesia, così che Gargamella si dimentichi di quella pericolosa pozione” aggiunse Quattrocchi. 

Quando riaprì gli occhi, Gargamella si ritrovò disteso sul pavimento della sua stamberga, messa a soqquadro dall’esplosione. 
“Non ricordo nulla degli ultimi giorni, ma questo disastro é sicuramente colpa di quei maledetti puffi” brontolò lo stregone.

Marciando in formazione compatta, i puffi tornarono vittoriosi al loro villaggio. 
“Sei stato incredibile, Grande Puffo” si complimentò Forzuto.
“Già. La tua idea ci ha permesso di puffare Gargamella nonostante fosse invulnerabile” aggiunse Burlone. 
“Non potrebbe puffare diversamente, perché il Grande Puffo sa sempre quello che fa” intervenne Quattrocchi.
“Puffosamente vero” concordò Pittore. 
“Ce l’ho fatta perché ognuno di voi ha puffato la sua parte nel modo giusto. Ma anche perché Gargamella era diventato troppo sicuro di sé, per via dell’invulnerabilità che aveva puffato con la magia” spiegò saggiamente il Grande Puffo. 
“Questo discorso dimostra l’intelligenza del Grande Puffo -disse Quattrocchi- E se vogliamo diventare come lui, non dobbiamo dimenticare gli insegnamenti che ci puffa ogni giorno, come invece molti tendono a fare. E inoltre...”. 
Preso dal suo discorso, Quattrocchi non notò un puffo munito di martello avvicinarsi a lui; ma per non rovinare questo lieto fine, concludo qui la narrazione. 

FINE


     


                     





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