FanFiction Predator | Tartarughe Ninja versus Predator di AndreaMicky | FanFiction Zone

 

  Tartarughe Ninja versus Predator

         

 

  

  

  

  

Tartarughe Ninja versus Predator   (Letta 69 volte)

di AndreaMicky 

1 capitolo (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

FilmPredator

Genere:

Fantascienza - Azione

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Tartarughe Ninja - Predator - Perosnaggi vari delle TMNT

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Tartarughe Ninja versus Predator  

Il feroce alieno cacciatore affronta i guerrieri verdi creati dal duo Eastman/Laird, in una storia che si svolge dopo il film TARTARUGHE NINJA: FUORI DALL'OMBRA.


  

Tartarughe Ninja versus Predator 
by Andrea Micky

PARTE 1
Nella foresta brasiliana era stata aperta una miniera di rame, che, come molti luoghi di lavoro, aveva alcune irregolarità. 
Indubbiamente, la più grave consisteva nell’usare dei bambini di strada come manodopera, in quanto essi erano in grado di passare facilmente nei cunicoli più stretti. 
Della loro “assunzione” era incaricato Champion, un violento ex pugile caucasico, che prelevava i ragazzini nottetempo con un furgone non registrato. 
E fu durante l’esecuzione di questo compito che Champion affrontò il suo ultimo avversario. 

In una calda sera d’estate, Champion si stava recando in città a bordo del furgone, per il solito reclutamento forzato, quando il veicolo si fermò a causa dell’esplosione di una gomma. 
“Ci mancava anche questa” brontolò Champion, mentre scendeva dal furgone. 
Con sua grande sorpresa, l’ex pugile scoprì che la gomma era esplosa a causa di uno strano oggetto metallico, molto simile ad una tagliola. 
“Qualche dannato bracconiere idiota ha piazzato qui una delle sue trappole. Certo però che non ne avevo mai vista una così” pensò Champion, esaminando più attentamente la tagliola. 
“Crrr” fece una voce alle sue spalle. 
“Ah! Sei qui, allora. Adesso, rimedierai al danno che la tua tagliola ha causato” stabilì l’ex pugile, mentre si voltava. 
Subito dopo, una grossa mano afferrò con velocità fulminea il collo di Champion, che venne sollevato senza fatica e trascinato nel punto in cui la vegetazione era più fitta e da cui, pochi secondi dopo, un assordante grido di dolore risuonò nell’aria. 

Il furgone venne ritrovato il giorno dopo e con esso anche il corpo senza vita di Champion, che penzolava decapitato e privo della colonna vertebrale dal ramo di un albero. 
L’efferatezza del delitto spinse la polizia ad agire con decisione, ma l’unico risultato ottenuto fu la chiusura della miniera, per sfruttamento del lavoro minorile. 
Ma del resto, l’assassino aveva lasciato il paese quella sera stessa e anche se la polizia lo avesse trovato, non sarebbe stata certamente in grado di arrestarlo. 

***

Una volta presosi il suo macabro trofeo, il Predator risalì a bordo dell’astronave con cui aveva raggiunto la Terra. 
E mentre riponeva il teschio di Champion insieme a quelli delle altre sue prede, il cacciatore alieno provò un grande senso d’insoddisfazione: la sua razza era solita vistare frequentemente la Terra in cerca di prede degne, ma quella battuta di caccia era stata fin troppo facile per lui. 
Non sentendosela di ritornare sul proprio pianeta senza un trofeo adeguato, il Predator consultò il computer di bordo in cerca di un terreno di caccia più favorevole; e il macchinario gli suggerì una grande metropoli chiamata New York. 

PARTE 2
La cappa di caldo che aveva avvolto New York durante l’estate si stava lentamente dissolvendo, concedendo un po’ di fresco agli abitanti della metropoli. 
Fra le persone più contente di ciò vi era il vecchio Ken, che gestiva una tavola calda, il cui condizionatore non funzionava quasi mai. 
Una sera, dopo aver fatto eseguire l’ennesima riparazione, il vecchio ristoratore stava chiudendo bottega, quando 3 brutti ceffi entrarono nel suo locale. 
“Questo mese non hai pagato la protezione, nonnetto” disse il primo tipaccio. 
“Ho dovuto affrontare delle spese impreviste. Ma il mese prossimo pagherò gli arretrati” assicurò il vecchio ristoratore. 
“Spiacente, ma non funziona così” obbiettò il secondo delinquente. 
“Temo che dovremo sfasciare il locale” rincarò il terzo criminale, facendo scrocchiare le sue nocche. 

Improvvisamente, le luci si spensero, facendo piombare il locale nell’oscurità. 
“Hey, che succede?” chiese il primo delinquente. 
“Non sapete che bisogna rispettare gli anziani?” domandò una voce nell’oscurità. 
“Inoltre, se vi servono soldi, cercatevi un lavoro” ringhiò un secondo interlocutore. 
A quelle parole seguì un rumore di lotta e quando la luce tornò, i 3 delinquenti giacevano svenuti a terra. 
“Oh, grazie miei salvatori. Come potrò sdebitarmi?” chiese il vecchio Ken. 
“Cancelli la zuppa di tartaruga dal menù e saremo pari” rispose una terza voce. 
“Sarà fatto” promise l’anziano ristoratore. 

***

Col favore delle ombre e del loro addestramento ninja, i 4 fratelli mutanti Leonardo, Michelangelo, Donatello e Raffaello abbandonarono il luogo dello scontro appena sostenuto e salirono sul tetto di un edificio poco distante. 
“E anche questa é fatta” esultò Michelangelo. 
“Certo però che una volta avevamo molto più da fare” sospirò Raffaello. 
“Effettivamente, da quando Shredder é sparito, il tasso cittadino di criminalità é sceso del 75%” notò Donatello. 
“Ragazzi, anche se Shredder non c’é più, il male minaccia ancora questa città” li ammonì Leonardo. 
“Lo sappiamo, Leo. É solo che ci piacerebbe avere una sfida alla nostra altezza” spiegò Raffaello. 
“Splinter ci ha detto spesso di stare attenti a ciò che si desidera” replicò Leonardo. 
Presi dalla loro discussione, i 4 fratelli non notarono una stella cadente solcare il cielo e tanto meno si accorsero che quella stella era in realtà una nave spaziale, che atterrò proprio nella grande metropoli newyorkese.

PARTE 3
Dopo aver concluso la sua giornata lavorativa come guardia carceraria, Casey Jones si recò nel parco cittadino, per incontrare la sua ancora-solo-un’amica April O’Neal.
Dopo essersi seduto su una panchina, il ragazzo iniziò la sua attesa, quando, fra i pochi frequentatori del parco rimasti in giro, scorse un volto familiare. 
Il volto in questione apparteneva ad un ex detenuto di nome Billy Canton e Casey si ricordava di lui per via della sua condanna, dovuta ad una giuria poco ragionevole, che lo aveva ritenuto colpevole del reato minore di istigazione a delinquere, mentre la ragazzina da lui manipolata si era beccata il massimo della pena. 
“Ho fatto bene a portarmi dietro l’attrezzatura” pensò Casey, mentre frugava nella sua inseparabile borsa sportiva.

Facendo bene attenzione all’ambiente circostante, Billy Canton stava attraversando il parco con un sacchetto di carta sottobraccio. 
“Finire di scontare la mia condanna qui é stato un bene, in quanto sono riuscito a crearmi un nuovo giro d’affari dopo il mio rilascio” pensava soddisfatto il delinquente, stringendo il suo sacchetto ancora più forte. 
Ma quando passò accanto ad un albero, Billy si vide la strada bloccata da Casey Jones, con indosso una maschera da Hockey sul viso e la relativa mazza in mano. 
“Cos’è? Stanno girando un nuovo reboot di Venerdì 13?” domandò infastidito Billy. 
“Signore, devo chiederle di mostrarmi il contenuto di quel sacchetto” intimò Casey. 
“Non vedo perché dovrei farlo” obiettò Billy, indietreggiando lentamente. 
Con un colpo di mazza improvviso, Casey sfondò il sacchetto, rovesciando numerose bustine di polvere bianca per terra. 
“Quella non mi sembra polvere di eucalipto” ironizzò Casey. 
“Va’ al diavolo” replicò Bill, estraendo un coltello a serramanico dalla tasca dei pantaloni. 
Quell’ultima azione attirò l’attenzione di uno spettatore perfettamente mimetizzato fra le ombre del parco, in cerca della preda giusta. 

Con un movimento improvviso, Billy tentò un affondo col coltello, ma Casey fu più rapido e lo aggirò con una giravolta. 
Furioso, il criminale tentò un nuovo attacco, ma Casey gli assestò una violenta mazzata in faccia, che lo scagliò a diversi metri di distanza. 
“Te ne torni in prigione da solo o devo accompagnarti?” domandò Casey, fingendosi spazientito. 
“Nessuna delle due, amico” rispose Billy, estraendo una pistola, già pronta a fare fuoco. 
Grazie alla sua esperienza, Casey si aspettava una reazione simile e si scansò prima che Billy sparasse; ma fu quello che successe dopo a coglierlo di sorpresa.  

I proiettili sparati da Billy si conficcarono in un albero, dalla cui cima venne sparato un raggio di luce azzurra, che recise di netto l’avambraccio del delinquente. 
Billy si alzò in piedi urlando dal dolore, prima di essere colpito da un secondo raggio azzurro, che gli perforò il petto, causando il decesso istantaneo del delinquente. 
E mentre Casey osservava sbalordito il cadavere di Billy accasciarsi a terra, una sagoma trasparente con 2 luci gialle in corrispondenza degli occhi balzò giù dall’albero. 
“Hey, quel tipo meritava una lezione, ma tu hai esagerato” disse Casey. 
Per tutta risposta, la sagoma sfoderò 2 lame ricurve dal braccio destro e si avventò su Casey, che reagì facendo la stessa cosa. 

Ricorrendo a tutta la sua forza, Casey colpì l’avversario in piena faccia, ma l’unico risultato che ottenne fu quello di spezzare la sua mazza, mentre la sagoma trasparente lo travolgeva, finendo col farlo sbattere contro un albero, causandogli un brutto trauma. 
Subito dopo, la sagoma afferrò Casey per una caviglia e lo fece ruotare a tutta velocità, per poi scagliarlo in un laghetto poco distante. 
Quel bagno inaspettato guarì Casey dallo stordimento che tutti quei colpi gli avevano causato, così che il ragazzo riemerse dall’acqua più battagliero che mai.
 
La  sagoma si stava preparando a sparare un nuovo colpo di laser, quando Casey l’accecò tirandole una manciata di fango negli occhi, per poi attaccarla con un grosso ramo, che giaceva abbandonato sulla riva del laghetto. 
Mentre la sagoma si ripuliva gli occhi con una mano, Casey la colpì numerose volte, riportando apparentemente la situazione a suo favore. 
Ma proprio quando Casey stava per sferrare il colpo di grazia, il Predator tornò visibile ed afferrò il ramo del ragazzo, bloccando così il suo attacco. 
Poi, l’alieno sferrò un violento calcio al petto dell’umano,  atterrandolo definitivamente, oltre a spezzargli numerose costole. 
Soddisfatto da quello scontro, il cacciatore alieno si apprestò a reclamare il suo trofeo e dopo averlo ribaltato Casey con un secondo calcio, tese la mano verso la sua schiena. 

“Casey!” urlò una scioccata voce femminile. 
Sorpreso, il Predator si voltò, vedendo così sopraggiungere una sconvolta April O’Neil, mentre nell’aria si diffondeva il suono di numerose sirene. 
Capendo che presto sarebbero arrivati molti altri umani, probabilmente muniti di armi da fuoco, il Predator si mimetizzò nuovamente, per poi dileguarsi il più in fretta possibile. 
“Casey, va tutto bene?” domandò April, mentre si chinava sull’amico.
“Chiama le tartarughe” rispose lui con un filo di voce.

Una volta tornati nel loro nascondiglio sotterraneo, i 4 fratelli ninja si preparano ad una sessione d’allenamento insieme al loro padre-sensei Splinter.
“Oggi vi insegnerò ad usare l’haragei” disse il topo mutante. 
“Che cosa sarebbe l’haragei?” chiese Leonardo. 
“É il sesto senso dei ninja, che si affidano ad esso per non cadere nei trucchi del nemico” spiegò Splinter. 
“Fico! Proprio come il senso di ragno di Spider-Man” disse Michelangelo. 
“Qualcosa del genere -confermo leggermente perplesso Splinter- Adesso, chiudete gli occhi e cercate di evitare il mio attacco”. 
Ubbidendo come sempre, le 4 tartarughe chiusero gli occhi e rimasero in attesa dell’attacco di Splinter. 
Questi si mosse più silenziosamente che poteva e zigzagando fra i suoi allievi, atterrò senza problemi Raffaello, Michelangelo e Donatello con un semplice colpo di coda. 
Quando fu il momento di Leonardo invece, la tartaruga schivò il colpo con un salto e tenendo sempre gli occhi chiusi, la tartaruga contrattaccò con decisione. 
Felicemente sorpreso, Splinter tentò un attacco alle spalle, ma tenendo i suoi sensi ben acuti, Leonardo anticipò la mossa del suo maestro. 
Allora Splinter spiccò un gran balzo e dopo aver usato la sua coda per afferrare una tubatura sovrastante, il topo mutante ondeggiò per alcuni secondi, per poi avventarsi fulmineo sul suo allievo, atterrandolo. 
“Molto bene, Leonardo” si complimentò Splinter, mentre aiutava il suo allievo a rialzarsi. 
“Grazie, Sensei” replicò la tartaruga, facendo un rispettoso inchino. 
“Il solito primo della classe” brontolò sottovoce Raffaello, incrociando le braccia sul petto. 
In quella, il comunicatore di Donatello si mise a squillare, annunciando una telefonata da parte di April. 
Sorridendo, la tartaruga rispose alla chiamata, ma subito dopo averlo fatto, il suo sorriso mutò in un’espressione di stupore. 

PARTE 4
Quando l’effetto degli antidolorifici cessò, Casey riprese conoscenza in un letto d’ospedale, su cui April e le tartarughe erano chinati. 
“Come va, Casey?” gli domandò April. 
“Io sto bene. Dovresti vedere com’é ridotto quell’altro” rispose Casey, abbozzando un sorrisetto. 
“L’ho visto ed é per questo che sono preoccupata” replicò la ragazza. 
“April ci ha detto che sei stato aggredito da uno strano guerriero, di cui volevi assolutamente parlarci” spiegò Leonardo. 
Incupendosi, Casey disse “Già. Era un tipo veramente tosto e non solo per via della sua forza, ma anche per via del suo arsenale”. 
“Che armi aveva?” chiese Donatello. 
“Un laser che fonde le cose quasi istantaneamente, un apparecchio che lo rende invisibile e chissà cos’altro” rispose Casey. 
“Tosto” commentò Michelangelo.
“Pensi che lo abbia mandato Krang?” volle sapere Raffaello. 
“Non credo: la sua tecnologia era molto diversa da quella del cervellone, anche se non era di certo terrestre” rifletté Casey. 
“In ogni caso, faremo bene a tenere gli occhi aperti” sentenziò Leonardo. 
In quella, nel corridoio echeggiarono i passi di un’infermiera, che costrinsero le tartarughe ad uscire dalla stessa finestra da cui erano entrate. 
“Buona fortuna, ragazzi” augurò loro April. 

Una volta risaliti sul tetto dell’ospedale, i 4 fratelli si apprestarono a ritornare al loro covo, quando Leonardo s’irrigidì inspiegabilmente. 
“Che succede, Leo?” domandò Michelangelo. 
“Niente. Per un momento ho avuto la sensazione che qualcuno ci spiasse” spiegò la tartaruga. 
Perplesso, Donatello si calò sugli occhi il suo visore ed esaminò l’area circostante. 
“Il mio visore non rileva nulla di anomalo, perciò devi esserti sbagliato, Leo” sentenziò Donatello, al termine della scansione. 
“Sarà così” replicò Leonardo, che non riusciva a scacciare la sgradevole sensazione che provava. 
E senza aggiungere altro, le 4 tartarughe si allontanarono saltando di tetto in tetto. 

Una volta che i 4 fratelli furono abbastanza lontani, il Predator annullò la sua mimetizzazione e una volta tornato visibile, l’alieno riconobbe che quel territorio di caccia era ricco di prede interessanti. 

PARTE 5
Nei giorni successivi, un’ondata di violenza come non si era mai vista  prima si abbatté su New York e a farne le spese furono sopratutto i criminali, i cui cadaveri venivano ritrovati appesi per i piedi, dopo essere stati completamente scuoiati. 
Nessuno sapeva chi fosse l’autore di quell’efferata mattanza, ma la stampa non si fece problemi a soprannominarlo “Il Macellaio di New York”.
 
Dopo l’estenuante conferenza stampa indetta per placare gli animi della gente, il Comandante Rebecca Vincent ritornò stremata nel suo ufficio, dove trovò un visitatore inatteso. 
“Casey Jones, cosa ci fai qui?” domandò la poliziotta. 
“Devo darle alcune informazioni sul Macellaio di New York” rispose Casey, ancora malridotto a causa delle percosse ricevute. 

Mezz’ora dopo, in seguito alle informazioni ricevute, Rebecca Vincent e Casey  Jones si trovavano nell’obitorio, a fissare il cadavere di Billy Canton. 
Dopo aver consultato la relativa cartella, il coroner disse “I miei esami confermano che l’arma usata per squarciare il petto di quest’uomo é la stessa usata dal macellaio”. 
“Lo sapevo” esultò Casey.
“Questo non ci aiuta comunque, Jones” gli fece notare la Vincent. 
“Cosa? E perché?” domandò contrariato Casey. 
“Anche se sappiamo che il tuo aggressore e il Macellaio sono la stessa persona, non possiamo certo diramare l’identikit di un alieno” gli fece notare il comandante. 
“Già” riconobbe Casey.
In quel momento, il cellulare della Vincent squillò e dopo aver risposto, la donna disse “Forse abbiamo l’occasione per inchiodare quel bastardo”. 

Nel loro covo, le tartarughe si stavano concedendo un momento di riposo, quando il trasmettitore di Donatello squillò. 
“Che c’é, April?” chiese la tartaruga.
“La polizia ha saputo che stasera ci sarà un meeting della malavita newyorkese a cui parteciperà perfino il Clan del Piede e il Comandante Vincent vorrebbe che partecipaste al raid che ha organizzato, nel caso in cui l’alieno che ha pestato Casey si facesse vivo” spiegò la ragazza.
“Ci saremo” assicurò Leonardo. 

PARTE 6
Sebbene il Crane Hotel fosse una delle topaie peggiori della città, era il luogo scelto dalla malavita per il suo meeting, che si svolgeva in una grande stanza all’ultimo piano. 
Per garantire la propria sicurezza, ogni esponente della mala presente in sala si era fatto accompagnare da almeno un paio di scagnozzi, già pronti ad intervenire in caso di bisogno. 
Nella sala c’era anche un palco, su cui 2 ninja che rappresentavano il Clan del Piede diedero inizio alla riunione. 
“Signori, é noto che da qualche tempo qualcuno si sta accanendo contro di voi, infliggendovi gravi perdite sia finanziarie che umane” disse il primo ninja. 
“Ma il Clan del Piede vi assicura una rapida soluzione al problema. In cambio, però, di un controllo parziale delle vostre attività” disse il secondo ninja. 
“E perché dovremmo accettare le vostre condizioni?” domandò un elegante uomo dal pesante accento italico. 
“Possiamo anche sbrigarcela da soli, se il prezzo é la sottomissione al vostro clan, puercos” obbiettò uno scagnozzo sudamericano, agitando la mano in cui stringeva un coltello. 
Subito dopo, un disco metallico attraversò l’aria e passò vicino al criminale che aveva appena parlato, la cui testa si staccò dal corpo pochi secondi dopo, zampillando sangue. 
“Il macellaio é qui!” gridò un criminale, mentre i suoi colleghi puntavano le armi in tutte le direzioni possibili. 
Perfettamente mimetizzato fra le travi del soffitto, il Predator ruggì ferocemente, dando così inizio alla sua nuova carneficina. 

Fuori dall’albergo, poliziotti e tartarughe aspettavano pazientemente il momento di entrare in azione. 
“Allora, se succede qualcosa, io e i miei agenti irromperemo lì dentro, mentre voi ci guarderete le spalle dai tetti” stabilì il Comandante Vincent, rivolgendosi alle tartarughe. 
“Ok” concordò Leonardo, annuendo. 
Improvvisamente, nell’aria echeggiarono diversi spari, accompagnati da numerose grida di dolore. 
“Ci siamo” disse Raffaello. 

Nella sala del meeting, ormai ridotta ad un deposito di carni, il Predator si preparò ad affrontare le ultime 2 prede ancora in vita, ossia i ninja del Clan del Piede. 
“Fatti sotto” disse uno dei 2 ninja, mentre lui e il suo compagno brandivano le proprie katane. 
Per tutta risposta, il Predator si avventò su di loro a velocità fulminea, li afferrò entrambi per il collo e li scagliò oltre il lucernario, facendo atterrare malamente i 2 ninja sul tetto dell’hotel. 
Poi, con un poderoso balzo, il cacciatore alieno raggiunse le sue prede, per dare loro il colpo di grazia. 

“Fermo lì” intimò una voce risoluta. 
Sorpreso, il Predator si accorse che le 4 Tartarughe Ninja si trovavano sul tetto dell’hotel.
“Quello deve essere il tizio alieno che ha pestato Casey” ipotizzò Michelangelo. 
“E che adesso sarà pestato a sua volta da noi” disse Raffaello, facendo ruotare i suoi sai. 
Emettendo uno strano verso, il Predator sfoderò una lancia e si scagliò contro le tartarughe. 
I 4 fratelli si avventarono a loro volta contro l’alieno, dando così vita ad una frenetica mischia, durante la quale il Predator riuscì a parare abilmente tutti i loro colpi. 
“Bravo, però” ammise Michelangelo, mentre cercava di portare a segno i suoi attacchi coi nunchaku. 
“Sta’ a vedere me, fratellino” disse Raffaello, che, dopo aver atteso il momento buono, caricò il Predator con tutta la forza che aveva in corpo, buttandolo a terra. 
“Non é stato poi così difficile” si compiacque la tartaruga dalla maschera rossa. 

Ma con un’agilità insospettabile per la sua stazza, il Predator si rialzò in piedi, per poi attivare la sua mimetizzazione artificiale, rendendosi invisibile alle tartarughe. 
“Hey, dov’é finito?” domandò Michelangelo. 
“Casey ci aveva detto che quell’alieno era in grado di mimetizzarsi” ricordò Leonardo. 
“E usa un sistema così avanzato da essere invisibile anche per il mio visore” disse Donatello, mentre modificava le impostazioni del suo apparecchio.
In quel momento, nell’aria risuonò uno strano sibilo e subito dopo, una raffica di raggi laser azzurri si abbatté sulle tartarughe, che rischiarono più volte di essere colpite. 

“Donnie, sbrigati con quel visore” incitò Raffaello, mentre schivava di pochi centimetri un raggio laser.
“Già. Altrimenti, diventeremo tutti delle patatine fritte bruciate” rincarò Michelangelo.
“Fatto! É lassù” disse concitatamente la tartaruga, indicando il serbatoio idrico situato sopra un tetto adiacente l’hotel. 
Ormai localizzato, il Predator tornò visibile e si avventò con le lame sguainate su Donatello, che riuscì a parare tempestivamente l’attacco con il suo bo. 
Ma il bastone cominciò presto a scricchiolare a causa della grande forza di cui disponeva l’alieno, le cui lame si avvicinavano sempre di più al viso della tartaruga.

Vedendo il fratello in difficoltà, Leonardo intervenne con decisione nella lotta, vibrando un gran fendente con le sue katane, che ferirono il Predator al fianco sinistro. 
Ruggendo dal dolore, l’alieno indietreggiò fino al bordo del tetto e si buttò di sotto. 
Le 4 tartarughe cercarono di raggiungerlo, ma non appena guardarono di sotto, si resero conto che il loro avversario si era già dileguato.
“Ci é sfuggito, maledizione” brontolò Raffaello. 
“E con lui, anche i ninja del Piede” aggiunse Michelangelo, notando che i 2 ninja erano spariti.
“Ma adesso, sappiamo di cosa quell’alieno é capace” disse Leonardo.
“E forse, possiamo ritrovarlo” aggiunse Donatello, esaminando la katana del fratello, la cui lama era sporca di fluido verde. 

Una volta allontanatosi a sufficienza, il Predator si rifugiò in un vicolo deserto. 
Dopo di che, l’alieno estrasse il suo kit medico e cominciò a curare la sua ferita. 
E mentre il sangue smetteva di fuoriuscire dal suo corpo, il Predator pensò che i teschi di quelle 4 tartarughe dovevano assolutamente essere aggiunti ai suoi trofei di caccia. 

PARTE 7
Dopo aver assistito allo scontro fra le tartarughe e l’alieno, i 2 ninja tornarono al loro quartier generale, per fare rapporto direttamente a Karai, la fedele luogotenente di Shredder, che aveva momentaneamente assunto il comando del Clan del Piede. 
Una volta ascoltato il resoconto dei suoi sottoposti, Karai domandò “Dunque, il nemico che avevamo promesso di eliminare, che é un alieno dotato di armi sofisticate, si é battuto anche contro le tartarughe?”. 
“Sì, mia signora” rispose il primo ninja. 
“Proprio così” confermò il suo compagno. 
La kunoichi rifletté per alcuni secondi e ordinò “Chiamate la nostra sede di Tokyo e fatemi parlare col Dottor Stockman”. 

Il mattino dopo, prima di recarsi al lavoro, April andò a trovare i suoi amici nel loro covo segreto. 
Una volta arrivata a destinazione, la ragazza vide che Donatello stava lavorando alacremente su alcuni componenti elettronici. 
“Che sta facendo Donnie?” chiese April. 
“Non lo sappiamo, ma é da quando si é alzato dal letto che smanetta in questo modo” le rispose Michelangelo, mentre addentava una grossa fetta di pizza con peperoni e salame piccante. 
“Perché voi lo sappiate, modificando il progetto del rilevatore usato per rintracciare Bebop e Rocksteady, ne sto costruendo uno che ci permetterà di trovare quell’alieno” spiegò Donatello, senza smettere di lavorare. 
“Perfetto” si compiacque Raffaello. 
“Ma c’é un problema: nel sangue dell’alieno non ci sono elementi chimici da tracciare e questo riduce il raggio d’azione del mio rilevatore, richiedendo così molto più tempo per la localizzazione” aggiunse Donatello. 
“Se avessimo un veicolo in grado di volare potremmo ridurre i tempi della ricerca” rifletté Leonardo. 
“A questo posso pensare io” si offrì April. 

Circa un’ora dopo, uno degli elicotteri di Canale 6, su cui viaggiavano April e il suo fedele cameraman Vernon, stava sorvolando la città. 
“Hai capito come si usa quest’attrezzatura?” domandò April, dopo aver consegnato il rilevatore a Vernon. 
“Sì. Ma ti confesso che, dopo aver saputo chi é realmente il Macellaio di New York, rimpiango il vecchio Shredder” rispose il cameraman. 

Numerosi ninja del Piede si erano recati nel laboratorio di Stockman per recuperare una grossa cassa, che venne portata immediatamente a Karai. 
Al momento della consegna era presente anche il Dottor Baxter Stockman, in quanto il suo volto occupava tutto lo schermo del computer usato per la video chiamata a Tokyo. 
“É questa la cassa, Dottor Stockman?” domandò Karai.
“Sì. Apritela subito” ordino lo scienziato con tono impaziente. 
I ninja ubbidirono e una volta eseguito l’ordine, il contenuto della cassa si rivelò essere un robot umanoide alto almeno 3 metri, la cui testa era molto simile all’elmo di Shredder. 
“Volevo chiamarlo Cyber Shredder, ma visto che sarebbe stato un nome inesatto, l’ho battezzato Chrome Dome” spiegò Stockman. 
“E che cosa sa fare?” volle sapere Karai. 
“Tutto quello che sa fare Shredder, in quanto il maestro mi ha permesso di usare il suo tracciato cerebrale per programmarlo” rispose Stockman. 
“Attivatelo” ordinò Karai. 
Ubbidendo come sempre, i ninja collegarono 2 grossi cavi elettrici alle spalle del robot, mentre un loro compagno abbassava  l’interruttore della corrente. 
Subito dopo, l’elettricità cominciò a scorrere all’interno del robot, i cui occhi cominciarono a brillare di una sinistra luce rossa.
“Io sono Chrome Dome ed esisto per servire fedelmente il Clan del Piede” dichiarò il robot, mentre i cavi elettrici collegati alle sue spalle si staccavano automaticamente.
“Perfetto” si compiacque Karai. 

Il sole stava tramontando, quando il pilota dell’elicottero annunciò “Signori, per oggi abbiamo finito. Si torna a Canale 6”. “Ok! E comunque, grazie per il tuo aiuto, amico” replicò Vernon. 
In quel momento, il rilevatore cominciò ad emettere una serie di BEEP, che si susseguivano ad un ritmo sempre più veloce. 
“Abbiamo trovato una traccia, finalmente” disse April. 

“Finito” annunciò ad alta voce Donatello. 
“Che cosa hai finito?” volle sapere Leonardo. 
“Ho costruito dei visori anche per voi, così potremo vedere l’alieno anche se si mimetizza” rispose Donatello. 
“Molto bene, figliolo. Ma penso che voi già abbiate ciò che vi serve per battere il vostro avversario” intervenne Splinter. 
“Maestro, un vecchio detto dice di combattere il fuoco con il fuoco” ricordò rispettosamente Raffaello. 
“Ma se combattete il fuoco con l’acqua, coglierete più facilmente la vittoria” ribatté Splinter. 
Le tartarughe non capirono il significato di quelle parole e non ebbero neppure il tempo di pensarci, perché il computer di Donatello annunciò l’arrivo di un messaggio. 
“April é riuscita a trovare l’alieno” disse Donatello, mentre esaminava i dati appena arrivati. 
“Perfetto. E dove si trova?” domandò Leonardo. 
“A Liberty Island” rispose cupamente Donatello. 
“Quel brutto alieno si é nascosto vicino al monumento più importante della città?” domandò incredulo Michelangelo. 
“Stavolta, gli dobbiamo rompere il muso” ringhiò Raffaello, battendo il pugno nel palmo della mano.

PARTE 8
Dopo aver fatto sapere al Comandante Vincent dove si nascondeva il Predator, la polizia bloccò tutti gli accessi a Liberty Island; e quella notte stessa, ci fu un nuovo incontro fra poliziotti e tartarughe. 
Dopo essere saliti a bordo di una barca, Leonardo disse “Io e i miei fratelli tenteremo un attacco a sorpresa. Intervenite solo se ve lo diciamo noi”.
“D’accordo” rispose la Vincent. 
Così, la barca salpò e quando fu abbastanza vicina all’isolotto, per rendere il loro attacco ancora più furtivo, le tartarughe si tuffarono in acqua e raggiunsero la loro destinazione a nuoto. 

Nascosto fra le ombre della Statua della Libertà, il Predator si era tolto il casco e si stava nutrendo con della carne bovina sottratta in un mattatoio. 
All’improvviso, il casco rilevò 4 esseri umanoidi che si stavano avvicinando al rifugio dell’alieno, costringendolo ad interrompere il suo pasto.  
 
“Attivate i visori” ordinò Leonardo, una volta che lui e i suoi fratelli giunsero sull’isola. 
Le tartarughe fecero ciò che era stato detto loro e cominciarono a guardarsi attentamente intorno. 
“Mi sembra di aver visto qualcosa là in fondo” disse Michelangelo, indicando un punto sul piedistallo della Statua della Libertà. 
“É lui” confermò Donatello, esaminando la sagoma rilevata dal suo visore. 
Vedendosi scoperto, il Predator si mise a sparare col suo laser, ma grazie ai loro visori, le tartarughe evitarono abilmente tutti i colpi, costringendo l’alieno ad un attacco diretto; e sebbene la lotta si svolse in maniera identica a quella dell’Hotel Crane, le tartarughe erano fermamente convinte della loro vittoria. 
“Questi visori sono fantastici” si complimentò Raffaello.
“Non abbassiamo la guardia, però” si raccomandò Leonardo.
Quel consiglio arrivò al momento giusto, perché il Predator sapeva come riportare la situazione a proprio favore. 

Aumentando l’intensità del suo laser, il Predator sparò un colpo da cui scaturì una luce abbagliante, che accecò momentaneamente le tartarughe. 
Dopo di che, agendo con velocità fulminea, l’alieno impostò la traiettoria del suo disco rotante, che scagliò verso i suoi avversari. 
Fortunatamente, i 4 fratelli recuperarono la vista in tempo e schivarono l’attacco semplicemente ritirando la testa nei loro gusci; ma la velocità del disco non permise loro di salvare i visori, che vennero tranciati dall’affilata arma. 
“Accidenti!” brontolò Michelangelo, rimirando nervosamente i resti del suo visore.

Grazie alle sue spie infiltratesi nel dipartimento di polizia, Karai era venuta a sapere del piano delle tartarughe. 
Così, quella sera, grazie agli speciali binocoli di cui disponevano, lei e alcuni ninja poterono seguire a distanza il combattimento fra il Predator e le tartarughe, che offriva al Clan del Piede la classica occasione per risolvere 2 problemi in un colpo solo.
“Mia signora, le tartarughe stanno per essere sopraffatte dall’alieno” disse uno dei ninja.
“Inviate Chrome Dome” ordinò Karai.

Recuperato il vantaggio della mimetizzazione, il Predator rinnovò con vigore il suo attacco alle tartarughe, che non poterono fare altro che subire l’offensiva nemica.
“Che cosa devo fare?” si chiese Leonardo, vedendo come la situazione fosse degenerata per la sua squadra.
“Voi avete già ciò che vi serve per battere il vostro avversario” gli ricordò la voce di Splinter. 
Capendo finalmente il significato di quelle parole, Leonardo chiuse gli occhi e si affidò completamente al suo haragei. 
“Leo, che stai facendo?” gli chiese allarmato Raffaello.
Per tutta risposta, sotto lo sguardo stupito dei suoi fratelli, Leonardo individuò il Predator e schivando abilmente tutti i laser che venivano sparati, si lanciò contro di lui, annullandone la mimetizzazione con la forza del suo attacco. 
Sebbene sorpreso da quella svolta inaspettata, l’alieno non perse il suo spirito combattivo e grazie alla sua lancia, rispose colpo su colpo all’attacco della tartaruga. 
Ma proprio al culmine dello scontro, Leonardo e il Predator si allontanarono inspiegabilmente l’uno dell’altro, mentre Chrome Dome piombò proprio nello spazio che li separava. 
“Io vi distruggerò in nome del Clan del Piede” disse il robot. 
“Questo é un gran bel colpo di scena” riconobbe Michelangelo.

PARTE 9 
Con un lieve movimento delle braccia, Chrome Dome fece uscire 4 lame da ciascun polso. 
Poi, grazie al metallo con cui era costruito il suo scheletro, il robot allungò le braccia fino a raggiungere Leonardo e il Predator, che schivarono entrambi l’attacco con un balzo. 
“Proprio come Dhalsim in Street Fighter 2” disse Michelangelo.
“Risparmia le citazioni per dopo” ribatté Raffaello, mentre si scagliava contro il robot. 
“Cowabunga!” grido Michelangelo, mentre lui e Donatello si lanciavano nella mischia. 

Chrome Dome stava ritraendo le sue braccia, quando vide le 3 tartarughe assalirlo. 
Allora, il robot cominciò a roteare il suo busto a 360 gradi, trasformandosi così in un’arma ancor più letale.
“Giù, ragazzi” gridò Raffaello, mentre si gettava a terra, per poi rotolare vicino al robot. 
Ma Chrome Dome lo respinse con un calcio, per poi scagliare le sue lame contro Michelangelo e Donatello, che si scansarono in tempo.
Ma grazie ai circuiti di controllo di cui era dotato, Chrome Dome deviò la traiettoria delle lame, che cominciarono a volare in tutte le direzioni.
“Credo che dovremo sospendere le ostilità” disse Leonardo, scambiando un’occhiata col suo avversario. 
“Tccchhh” confermò il Predator. 

Chrome Dome era ancora concentrato sulle 3 tartarughe quando Leonardo e il Predator lo attaccarono alle spalle, facendolo barcollare. 
Il robot girò completamente il suo busto, prima di essere travolto dal Predator, che riuscì a buttarlo a terra. 
Ma proprio quando l’alieno stava per affondare la sua lancia nel petto del robot, questi usò le sue lame per costringere l’alieno a buttarsi di lato, per non essere trafitto. 
Così facendo, Chrome Dome poté rialzarsi in piedi, ma il Predator usò il suo laser per distruggere tutte le lame a disposizione del robot, per poi scagliargli contro il suo disco. 
L’arma si conficcò nel petto di Chrome Dome, provocando un vistoso squarcio, ma il robot se ne liberò con una manata.
“Non sarò mai battuto da voi scherzi della natura” dichiarò Chrome Dome, mentre 4 lame di riserva gli uscivano dal dorso delle mani. 
Il Predator replicò a quelle parole emettendo un ruggito di sfida.

Nel frattempo, le 4 tartarughe si erano riunite.
“Quel robot parla proprio come Shredder” notò Michelangelo. 
“E combatte esattamente come lui” aggiunse Raffaello. 
“Evidentemente, devono  aver usato le onde cerebrali di Shredder per programmarlo – rifletté Donatello- Ma se é così...”. 
“Hai qualche idea?” volle sapere Leonardo. 
“Sì. Per via di una serie di fattori, credo quel robot che sia stato programmato PRIMA dell’arresto di Shredder -spiegò Donatello- Di conseguenza...”. 
“Taglia corto, Donnie” sbraitò Raffaello. 
“Facciamo la stessa mossa della Sacks Tower” disse Donatello. 

Sempre con la sua lancia stretta in pugno, il Predator ingaggiò un violento scontro con Chrome Dome, che combatteva usando le sue lame di riserva. 
Ricorrendo ad un allungamento della sua gamba, Chrome Dome colpì il Predator in pieno stomaco, scagliandolo lontano. 
Ma il robot non ebbe il tempo di gioire, perché Leonardo gli fu subito addosso, colpendolo dopo aver eseguito una piroetta a mezz’aria. 
Subito dopo, usando il guscio del fratello come trampolino, Michelangelo colpì Chrome Dome in piena faccia con un poderoso calcio.
Venne poi il turno di Donatello, che, agendo in perfetta sincronia col fratello, sbilanciò il robot con un colpo alle gambe. 
Infine, mentre Chrome Dome barcollava, Raffaello uso i gusci dei fratelli come una scala e colpì il robot con un calcio ancora più forte del precedente, che lo fece slittare sul terreno, fermandosi proprio accanto al Predator. 
Questi colse l’attimo e affondò vigorosamente la sua lancia nello squarcio sul petto del robot, inchiodandolo al suolo. 
“Bella mossa” ammise Raffaello.

“Nooo! Non finirà così” protestò Chrome Dome, sforzando al massimo i servomotori delle sue gambe, mentre cercava di estirpare la lancia dal suo petto. 
Stridendo al massimo, i circuiti delle gambe diedero fondo a tutta la loro energia, permettendo così a Chrome Dome di rialzarsi. 
“Adesso vedrete di che cosa sono capace” minacciò il robot, strappandosi la lancia aliena dal petto.
E allungando nuovamente le sue braccia, Chrome Dome tentò di colpire nello stesso tempo tutti i suoi avversari, fallendo però nel tentativo. 
Contemporaneamente, il Predator riuscì a recuperare il suo disco rotante, che scagliò con estrema precisione verso il collo di Chrome Dome, centrando il bersaglio. 
Quel colpo causò un grave danno al robot, che si portò le mani al collo, cercando di rinfilare dentro i cavi danneggiati. 
Approfittando di quella situazione, le tartarughe partirono nuovamente all’attacco: Donatello sgusciò fra le gambe di Chrome Dome, colpendolo proprio nelle articolazioni, facendolo cadere in ginocchio, mentre Raffaello e Michelangelo attaccarono le braccia, bloccandole momentaneamente, intanto che Leonardo mirava alla testa del robot, fendendo l’aria con un micidiale colpo di katana. 
Subito dopo, la testa di Chrome Dome si staccò dal corpo e rimbalzò per diversi metri, fermandosi proprio ai piedi del Predator. 
“Cowabunga!” disse Leonardo, scambiando un’occhiata solenne con l’alieno.

Improvvisamente, nell’aria echeggiò un tuono, accompagnato da alcuni nuvoloni neri, che annunciavano un temporale imminente. 
Quel fenomeno atmosferico attirò l’attenzione del Predator, che premette alcuni pulsanti sul suo bracciale. 
Subito dopo, l’astronave mimetizzata dell’alieno tornò visibile e grazie al pilota automatico, eseguì una manovra di atterraggio. 
Nel frattempo, il Predator raccolse la testa mozzata di Chrome Dome e la lancio a Leonardo, che la prese al volo. 
“É vostra” disse l’alieno con voce roca. 
A quel punto, il Predator si diresse verso la sua astronave, su cui risalì oltrepassando un portellone aperto, che si richiuse subito dopo.
Infine, il veicolo spaziale decollò a tutta velocità, diretto verso il cielo, in cui divenne presto un puntino luminoso. 

Dal loro punto di osservazione, Karai e i suoi ninja avevano seguito l’intero svolgersi degli eventi. 
“Che facciamo adesso?” chiese uno dei ninja. 
“Torniamo al nostro quartier generale” ordinò Karai. 
Nessuno obbiettò e in pochi secondi, tutti i membri del Clan del Piede scomparvero fra le ombre della metropoli.

Ancora sbalordite per quella conclusione inaspettata, le tartarughe continuavano a fissare il cielo come ipnotizzate e si destarono dal loro torpore solo quando una lieve pioggia di fine estate cominciò a cadere su di loro. 
“Che é successo?” domandò confuso Raffaello.
“La caccia a New York é finita” rispose Leonardo. 
“E perché l’alieno ci ha lasciato questa?” chiese Donatello, indicando la testa di Chrome Dome. 
“Per dimostrare che abbiamo guadagnato il suo rispetto” spiegò Leonardo. 
“Adesso che abbiamo chiarito tutto, troviamo un riparo, prima di buscarci un bel raffreddore” suggerì Michelangelo.

PARTE 10 
Dopo aver fornito al Comandante Vincent tutte le informazioni necessarie per chiudere il suo caso, le tartarughe ritornarono nel loro covo, dove Splinter le stava aspettando. 
“E così, quell’alieno ha lasciato il nostro pianeta” disse Splinter, una volta messo al corrente dei fatti accaduti in superficie. 
“Sì, sensei” risposero all’unisono le tartarughe. 
“Secondo voi, quel tipo ritornerà qui un giorno?” domandò Michelangelo. 
“Questo non possiamo saperlo. La sola cosa che possiamo fare é prepararci adeguatamente a questa evenienza” rifletté Leonardo. 
“Proprio così, figlio mio” confermò Splinter, annuendo. 

***

Mentre l’astronave proseguiva il suo viaggio nello spazio, il Predator consultò il computer di bordo, in cerca di un nuovo pianeta su cui cacciare. 
Ma per quanti pianeti esistessero nell’universo, l’alieno sapeva che pochi di essi gli avrebbero offerto prede speciali come quelle incontrate sulla Terra.

FINE

     


                     





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