FanFiction Ranma 1/2 | Vorrei non essere mai nato di lo_storico | FanFiction Zone

 

  Vorrei non essere mai nato

         

 

  

  

  

  

Vorrei non essere mai nato ●●●●● (Letta 949 volte)

di lo_storico 

2 capitoli (in corso) - 2 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaRanma 1/2

Genere:

Introspettivo - Avventura

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Ranma

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Una giornata difficile  

Salve gente. So di aver altre due ff in sospeso, ma questa mi è venuta di getto e ho dovuto scriverla subito, sennò perdevo l'ispirazione. Dunque, tutto parte da una cattiva giornata durante la quale Ranma diventa più riflessivo del solito...


  

In una tiepida giornata di fine maggio, a Nerima, quartiere residenziale di Tokyo, la vita scorreva come ogni singolo giorno: gli impiegati andavano in ufficio, gli studenti a scuola, gli operai nei vari cantieri, mentre i passanti circolavano per le affollate vie cittadine durante l’orario di shopping. Tra questi figurava un ragazzo con i capelli neri raccolti in un codino che indossava dei caratteristici abiti cinesi, con casacca rossa senza maniche e pantaloni neri da kung-fu: era Ranma Saotome, erede della Scuola di Arti marziali indiscriminate Saotome. Il suo umore non era dei migliori, apparendo cupo e imbronciato, tanto che i pochi passanti chelo scrutavano preferivano evitarlo anziché scambiare un qualsiasi contatto con lui.

Anche oggi, per l’ennesima volta nella sua vita, tutto gli era andato storto: prima suo padre Genma lo aveva svegliato buttandolo nel laghetto di casa Tendo, innescando la sua trasformazione in ragazza e ingaggiando un allenamento mattutino che si era concluso con entrambi i Saotome ammollo nell’acqua, e l’inevitabile cambiamento di Genma in un enorme panda. Poi la tormentata colazione, con la classica battaglia tra lui e il padre per il cibo e il rimprovero verso i due di Nodoka, affinché mantenessero un comportamento più civile. Ultimamente anche sua madre stava mettendogli più pressione addosso, incitandolo a comportarsi come un “uomo virile” e a decidersi una buona volta a scegliere tra le sue numerose fidanzate. Ranma non sapeva perché, ma sentiva che la madre era delusa di lui, forse per la maledizione che lo rendeva metà donna, oppure perché, ai suoi occhi, la sua insicurezza lo faceva apparire meno virile. A scuola le cose non erano andate meglio: aveva ancora lottato con Kuno per l’amore di Akane e della sedicente “dea col codino”, sconfiggendolo dopo appena un minuto; si era addormentato in classe, guadagnandosi i rimproveri del professore di storia occidentale e l’uscita dalla classe con i secchi in mano; infine, aveva subito l’ira di Akane solo perché Shampoo irruppe nella classe durante l’ora di pranzo proclamando di aver portato da mangiare il ramen al suo Airen, seguita subito a ruota da Kodachi, che aveva proclamato per l’ennesima volta eterno amore per il suo “adorato Ranma”. Risultato: una bella mazzata in testa da parte della fidanzata che lo spedì fuori dai locali della scuola e nei cieli di Nerima.

Ovviamente, Ranma atterrò nel canale idrico del quartiere, uscendone fradicio e femminile, oltre che furente e frustrato. Tanto valeva tornare a casa, pensò. Solo che, sulla via del ritorno per il dojo, venne attaccato ben tre volte. La prima da Happosai, cui non parve vero di vedere le curve femminili di Ranma per farli provare alcuni dei suoi “zuccherini” di seta e di pizzo, con il risultato di una battaglia che produsse notevoli danni materiali al quartiere e infine il volo del fondatore della Scuola d’arti marziali indiscriminate nei cieli dopo l’esplosione di una sua potente bomba Happodaikarin. Liberatosi di Happosai, Ranma-ragazza, ancora bruciacchiata dall’ esplosione, dovette vedersela con Mousse, il quale non gli perdonava che Shampoo avesse fatto quel ramen per l’odiato rivale anziché per lui; lo scontro fu breve, perché, dopo essere riuscito ad avviluppare Ranma in qualche metro di catena che teneva nascosta nelle lunghe maniche del suo abito, il ragazzo cinese, a causa della sua miopia, scambiò una cassetta postale rossa per l’avversario, finendoci contro e ponendo termine alla sfida. Infine, toltosi le catene, Ranma dovette vedersela con il suo più implacabile rivale, ossia Ryoga, che lo accusava di aver flirtato con altre ragazze mettendo in grave imbarazzo Akane. Stavolta lo scontro fu più duro, in quanto il ragazzo con la bandana era un mostro di resistenza, oltre ad avere colpi più forti e micidiali, anche se era limitato dalla notevole lentezza; di contro, la forma femminile di Ranma era sì meno potente in quanto a forza, ma molto più agile e veloce, con tecniche più scattanti. Ryoga usò la "Tecnica dell’esplosione” per far esplodere il mando stradale davanti a Ranma per disorientarlo, ma quest´ultimo, grazie alla sua notevole agilità, riuscì a schivare tutti i detriti prodotti dall’avversario, oltre alle bandane taglienti e rotanti scagliategli contro dallo stesso. Iniziò poi un corpo a corpo furioso, con l’erede della Scuola Saotome che utilizzava la “Tecnica delle castagne” a velocità sovrumana contro il rivale, il quale non demordeva e lanciava pugni che venivano facilmente schivati: uno di essi evito di un soffio Ranma e colpì un palo della luce, il quale si sgretolò nel punto colpito e cadde a terra con un gran tonfo. Ranma capì che se non si fossero fermati, la battaglia avrebbe prodotto seri danni alle persone e alle cose, così decise di porvi fine. Con un balzo salì sulla recinzione che costeggiava il canale, sfidando Ryoga a venire a prenderlo, puntando tutto sul suo accecamento d’ira.Andò proprio così: il ragazzo perduto balzò a Ranma, che però schivò facilmente e fece cadere con un calcio sul dorso l’avversario nell’acqua, innescando la sua trasformazione in un piccolo maialino nero.

Ma, una volta tornato a casa, non ebbe nemmeno lì un attimo di pace: appena varcata la soglia, fu aggredito dai due patriarchi Tendo e Saotome, che gli intimarono di andare a scusarsi con Akane, che era giunta furiosa a casa dopo scuola, raccontando quello che era successo. Ranma non se ne diede per inteso, e dopo aver detto a chiare lettere che non ci pensava nemmeno, se ne andò in camera sua, solo per trovare la madre che lo squadrò da capo a piedi e gli chiese accusatoria perché fosse una ragazza. Dopo una esaustiva spiegazione (la katana di Nodoka faceva sempre sciogliere la lingua …), la signora Saotome sembrò più rasserenata, ma ordinò al figlio di andare immediatamente a cambiarsi e a tornare uomo. Ranma non se lo fece ripetere due volte, andò in bagno, si fece una rapida doccia e, tornato maschio, scese in cucina per uno spuntino. Qui,disgrazia delle disgrazie, ci trovò tutte e tre le sorelle Tendo, ossia Kasumi, Nabiki e Akane, che stava aiutando la sorella maggiore a cucinare. Divenuto blu dalla paura di morire avvelenato, il ragazzo tentò di sgusciare fuori senza farsi vedere, solo per essere chiamato da Kasumi, che con il solito sorriso radioso lo salutò, mentre le altre due sorelle lo guardavano una conindifferenza, l’altra con rabbia acuta. Sembrava che stesse per scoppiare un’altra lite, quando la sorella maggiore Tendo chiese a Ranma se potesse fare delle commissioni per lei al mercato. Il ragazzo con il codino afferrò la palla al balzo e accettò immediatamente, fiondandosi fuori casa, nonostante le proteste di Akane e l’aria stupefatta di Nabiki, che però sorrise: in fondo anche lui stava diventando perspicace su come sfuggire alle situazioni imbarazzanti.

E adesso, in mezzo alla folla del quartiere commerciale, Ranma si stava recando al marcato con la lista della spesa che Kasumi le aveva dato. Tutto ad un tratto l’artista marziale adolescente si trovò immerso nei propri pensieri: quel giorno l’aveva fatto riflettere su come stava andando la sua vita e stava considerando il modo in cui lui si relazionava alle altre persone. Di solito era spaccone, arrogante, fiducioso di sé, poco diplomatico e con la cattiva abitudine di dare aria ai denti senza pensare prima; di certo era il risultato dell’educazione che la vita sulla strada con suo padre Genma gli aveva impartito. Per suo padre cose basilari per un essere umano, come l’amicizia, l’amore o lo studio, erano
solo un intralcio e un ostacolo all’arte marziale, sulla quale voleva che il figlio si concentrasse; ecco perché era così impacciato con gli altri e così incapace di esprime i propri sentimenti. Forse, se fosse cresciuto anche con la
madre accanto sarebbe stato diverso, ma ormai non aveva importanza: la sua strada era già tracciata da prima che lui nascesse, ed era obbligato a percorrerla. Non che le arti marziali non gli piacessero, anzi: ma avrebbe voluto scegliere lui stesso quella strada per sua stessa volontà, non per desiderio di qualcun altro. Ma, alla fine, cosa aveva ottenuto? Niente. Assolutamente niente. Certo, era uno dei più grandi artisti marziali del Giappone, nessun dubbio su questo: ma oltre a ciò, sentiva di non avere null’altro, di essere vuoto e inutile, e di portare anzi solo guai a chi gli stava intorno. – Già – pensò, – A volte sento di essere sbagliato nei gesti e nelle parole. Ora che ci penso, tutto quello che ho fatto è sbagliato. – Un sorriso amaro e sarcastico si formò sulla bocca: – Anche se la maggior parte dei miei guai sono colpa di papà, non ho fatto niente per risolverli. Ho sbagliato fin da quando conobbi Ukyo. Voglio dire, d’accordo che avevo sei anni e credevo fosse un maschio, ma almeno potevo fare qualcosa per impedire che papà le rubasse il carretto. Così non avrebbe avuto una reputazione distrutta e una vita di sofferenze. E anche con Shampoo, se non avessi mangiato il suo premio, tutta questa faccenda dei baci della morte e del matrimonio non sarebbe mai successa. – Poi prese un sospiro e continuò a rimuginare: - E anche la faccenda del fidanzamento con Akane non l’ho saputa gestire: d’accordo che lei è un maschiaccio violento, ma anche io ho i miei errori. Come quando la insulto, la tratto male, o semplicemente la prendo in giro. Certo, la vita con me non deve essere facile; sempre nuove sfide, sempre nuovi pericoli, sempre nuove sofferenze. Anche le sue sorelle ne hanno sofferto: di certo Nabiki appena tollera me e papà in quanto graviamo sul bilancio famigliare a causa dei pasti e delle continue riparazioni della casa, mentre Kasumi di certo non è felice che la sua oasi di quiete sia stata turbata dall’arrivo di due sconosciuti portatori di caos. Si, è questa la parola che mi contraddistingue: caos. Ne porto ovunque vada, chiunque frequenti ne viene coinvolto, come successe al mio matrimonio. In fin dei conti … - “forse è meglio che non fossi mai nato”.

Come uscito da uno stato di trance, Ranma si rese conto che aveva detto l’ultima frase a voce, e non pensando. Lievemente in imbarazzo, perché solo ora si era reso conto di dove si trovasse, continuò la strada per il mercato, tentando di ignorare quel pensiero. Ma c’era una certa vocina che continuava a dirgli che, forse, senza di lui, le persone che conosceva sarebbero state di gran lunga meglio: la famiglia Tendo in primis, poi Ukyo, Shampoo, Mousse, Ryoga, i fratelli Kuno, persino i suoi genitori non avrebbero sofferto la mancanza di un figlio come lui. Stava ancora pensando a questo, quando accadde l’imprevedibile: aveva appena finito le commissioni per Kasumi e stava aspettando davanti ad un semaforo rosso di poter attraversare sulle strisce pedonali, quando improvvisamente un bambino piccolo, che indossava l’uniforme dell’asilo ed era in escursione con la sua classe per la città, si allontanò per un attimo dalla fila dei suoi compagni e sbucò sulla strada, rischiando di essere investito da un’auto in corsa. Seguirono grida concitate dall’altra parte della strada dove si trovava Ranma, il quale non appena visto la scena, si precipitò a folle corsa verso il bambino per salvarlo. Avvenne tutto in un attimo: prima che il veicolo uccidesse la piccola creatura, l’artista marziale col codino lo prese tra le sue braccia e usò il suo corpo come scudo per proteggerlo dall’impatto dell’automobile, che fu violentissimo. Infatti, malgrado avesse frenato, il conducente investì in pieno il ragazzo, che volò per qualche metro arricciato in una palla per impedire che il piccolo si facesse male nella caduta. Dopo l’impatto con l’asfalto, la gente si precipitò verso il ragazzo svenuto e il bambino che, miracolosamente, era illeso, pur essendo molto impaurito e piangente. Lo stesso non si poteva dire per Ranma, che, stordito da colpo ricevuto, vedeva solo sfocature intorno a sé, mentre suoni ovattati giungevano alle sue orecchie. Tra queste in lontananza sentiva le urla dei poliziotti e le sirene dell’ambulanza, mentre il suo mondo iniziò a fluttuare e a girare vorticosamente: poi fu il buio.        

     


                     





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