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  Desiderio

         

 

  

  

  

  

Desiderio   (Letta 437 volte)

di Noruard 

1 capitolo (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaSlayers

Genere:

Introspettivo - Altro

Annotazioni:

OC

Protagonisti:

Rezo - OC

Coppie:

Rezo/OC (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 I 

Chi potrebbe essere stata la donna con cui Rezo il Chierico Rosso trascorse gli anni della sua giovinezza e da cui doveva discendere più tardi Zelgadiss Greywords? (Questa OS nasce grazie all’iniziativa Ripopoliamo i fandom de Il Giardino di Efp).


  

Blind to the gemstone alone
A smile from a frown circles round
Should he stay or should he go
Let him shout a rage so strong
A rage that knows no right or wrong
And take a little piece of you

Strange Kind of Love, Peter Murphy
 

 



La donna che gli avevano portato aveva circa vent’anni; l’avevano sospinta fin sotto le mura della sua casa a forza, chi trascinandola per i lembi della veste, chi pungolandola di spalle con il forcone in mano.
Era una strega, gridavano a gran voce. Era stata vista compiere dei rituali notturni e cogliere erbe velenose nei pressi della palude. Avevano paura per i loro bambini, non volevano certe stregonerie nel loro villaggio.
Il podestà, ser Guisborne, che la conosceva, non era d’accordo con il popolo; tuttavia, non aveva fretta di esprimersi troppo apertamente in favore della donna. Era una straniera, una vedova, e mentre lui sarebbe rimasto in quel luogo anche dopo che lei avesse tolto il disturbo- uccisa o esiliata- lei non era del posto e avrebbe potuto andarsene così com’era venuta in un giorno di ottobre. Non se la sentiva di rischiare, insomma.
Tuttavia, poiché il Chierico Rosso era rispettato e riverito quanto un’autorità civile, il podestà ebbe la brillante idea di suggerire che venisse chiamato in causa.
“Che gli si sottoponga il caso”, aveva detto, arricciandosi i baffi con un certo sussiego. In realtà, sudava freddo; era stato più che felice alla prospettiva di rimettere la responsabilità del giudizio finale a un uomo per cui la gente nutriva una devozione difficilmente scalfibile (a differenza della sua reputazione).
Eccoli là sotto, dunque, assiepati come una mandria: puzzavano come le bestie, dato che faceva un gran caldo. Rezo li udì dalla torretta del suo studio; vociavano come stormi di cornacchie e gli impedivano di concentrarsi sul tomo di alchimia che aveva appena spalancato sul grande tavolo rivestito in cuoio marocchino, e da cui il piccolo automa creato appositamente allo scopo stava leggendo con voce monocorde un passo alquanto contorto sulle simbologie legate ai fluidi epatici.
Appoggiandosi al suo bastone, scese lungo l’angusta scala a chiocciola che dalle sue stanze conduceva ai piani inferiori. Il tintinnio dei sonagli assicurati in cima alla staffa rimbombava contro le pareti, dandogli la misura dello spazio circostante.
Quando si affacciò al portone, la gente smise improvvisamente di schiamazzare.
Udì il podestà- non poteva sbagliarsi: passo pesante, irregolare, un fiato ispessito dal vino e dalla troppa carne, l’odore acidulo dell’uricemia che già ne inquinava il sangue e presto lo avrebbe condotto all’idropisia- che avanzava. Accanto a lui, sentì frusciare una veste e risonare degli anelli metallici.
Una donna.
Una donna giovane, dalla pelle scura.
Una giovane donna bruna, nel pieno dell’età fertile.
Una donna con bracciali di rame ai polsi sottili; mestruazioni, terra smossa, profumo di aconito, foglie nei capelli.
Sentiva tutto questo, e molto altro ancora, e il suo sangue vibrò della percezione di un altro essere dotato di magia.
Si sostenne con entrambe le mani strette attorno al bastone.
- Che cosa vi spinge alla mia porta, brava gente?
- Eccellenza, perdonate il disturbo ma questa donna sta creando un po’ di scompiglio in città. La gente è preoccupata dalla sua stravaganza; temono che si tratti di una fattucchiera venuta a gettare il malocchio su di loro e sulle loro case.
I sonagli della donna crepitarono: Rezo aspirò il profumo incomparabilmente dolce della magia femminile.
- Come ti chiami?- le chiese, trattenendo a stento l’eccitazione dietro il contegno di apparente gravità che ci si attendeva da lui- uno dei Cinque Saggi del suo tempo, e forse il più amato.
- Si chiama Muna, Ecellenza- si affettò rispondere il podestà.
Rezo storse la bocca in un’espressione di vago disappunto che per un attimo ne oscurò il volto, così magro ed austero da impressionare spesso le folle che vi ravvisavano un sicuro segno di santità. Voleva sentire la voce della straniera perché lui, un povero cieco, sapeva bene quanto potere si nasconda nella voce delle persone.
La donna sembrò indovinare il suo pensiero: inaspettatamente, e ignorando l’ostilità che la circondava così come l’introduzione del podestà, parlò.
- Ser Guisborne è in difficoltà, “eccellenza”. La buona gente del villaggio vuole la mia testa e, prevedibilmente, se non l’avrà si accontenterà della prima che riesce a spiccare dal collo di qualcun altro. Poiché la vostra è fuori discussione, non resta che quella del podestà.

Rezo sorrise; le palpebre tremarono leggermente sopra i suoi inutili, inutili occhi che non conoscevano la distanza fra la tenebra e il giorno.
- Voi siete una donna che non si perde in discussioni oziose, non è vero?
- Io sono un medico. Le parole non sono mai state il mio mestiere.
- La gente, qui, dice che siete una strega, voi dite di essere un medico. A chi dovrei credere?
- Che ve ne importa? Non è sufficiente che facciate quello che si aspettano da voi?
La voce della donna era sottile e tagliente come ossidiana; il suo odore era scuro e scintillante come l’ossidiana; forse anche i suoi occhi e i suoi capelli…
- Di che colore sono i vostri capelli?
La donna tacque; nel suo silenzio, Rezo avvertì un certo stupore e non poté trattenersi dal sogghignare.
- Se anche ve lo dicessi, cosa cambierebbe? Di certo non lo avete mai visto.
La gente iniziò a schiamazzare e persino il podestà di ritenne in dovere di intervenire a riprendere la donna per la sua sfacciataggine, ma Rezo alzò una mano e fece loro segno di tacere.
- Per quel che ne sapete, potrei aver perso la vista dopo la nascita, o persino pochi anni fa.
- No, sono sicura di quello che dico- rispose la donna- Voi vi muovete come qualcuno che non ha mai posseduto la facoltà di vedere.
Il podestà si mosse nervosamente; una zaffata del suo sudore aspro investì Rezo che inavvertitamente espirò per respingere l’odore fuori dalle proprie narici.
Il Chierico scostò il battente di legno; i cardini di bronzo cigolarono nel silenzio rotto solo dal ronzare delle insistenti mosche estive. Se avesse potuto vedere, ne era certo, sotto i suoi occhi si sarebbe allungata violenta una lama di sole che dallo spiazzo polveroso si riversava nell’ombra e nella quiete dell’androne.
- Vi prego, ser Guisborne…
Il connestabile si affrettò ad avvicinarglisi: indossava vesti ruvide che sfrigolavano contro la rozza pelle cotta dal sole. Si chinò verso di lui porgendogli un orecchio nascosto fra i ciuffi di capelli dal sentore stantio.
- Questa donna potrebbe davvero essere un medico. Tuttavia, per poterne essere certo, ho bisogno di trascorrere del tempo in sua compagnia. Non sarebbe la prima volta che un volgare ciarlatano vuol contrabbandarsi per maestro nelle nobili arti mediche, e le domande che mi consentirebbero di dirimere la questione sono troppo complesse perché la brava gente del villaggio possa capirci qualcosa. Finirei solo per confondere loro le idee.
Dite loro che la sottoporrò a un rito di benedizione per vedere se sia posseduta da qualche spirito maligno e che, se vorranno, riceverò ciascuno di loro privatamente. Sospetto che più di uno si sia avvalso dei suoi servigi, ma naturalmente non lo ammetterebbero mai davanti agli altri.
- Naturalmente, naturalmente- si affrettò a bofonchiare il podestà; era chiaro che anche lui doveva aver chiesto aiuto alla donna e si trovava adesso a non poter testimoniare a suo favore per timore di essere accusato di creduloneria o, peggio, di averle commissionato qualche nefandezza.
- Lascio a voi questo delicato compito; ho fiducia che saprete muovervi con la vostra consueta sensibilità.
- Ma certo, certo- ripeté ancora ser Guisborne, un uomo di buon cuore ma di cui i posteri non correvano il rischio di ricordare le doti di fine politico- Contate pure su di me, Eccellenza.
- Favorite, vi prego- disse il chierico alla donna.


Mentre, dopo qualche istante di esitazione, lei varcava la soglia della sua casa, Rezo ne aspirò ancora il potere e la selvaggia bellezza che si gonfiavano in una rossa scia intorno ai suoi sensi di infermo.
Immaginò la sagoma del suo piede bruno che tagliava il raggio di sole e veniva assorbita nell’azzurra penombra di cui erano circondati.
Il suo mondo, fatto di forme e di visioni delle quali non poteva sperare di verificare l’esattezza, era un luogo strano: un giardino deforme, macchiato di disordinate sensazioni a cui tollerava a volte di dare l’inesatto nome di “colori”.
Sentì lo spazio intorno a loro, come una corolla, e riuscì ad indovinarla vicino a sé, intimidita dal buio del luogo e dall’alta figura dell’uomo sconosciuto che l’aveva salvata dal rancore della folla per condurla forse al sicuro, forse incontro a nuovi e ancor più oscuri pericoli.
Le afferrò la mano: la pelle era morbida come l’aveva desiderata.
- Muna...vuol dire desiderio, non è così?- disse.
Lei ritrasse le dita e inspirò. Mosse qualche passo nell’oscurità: non era cieca, dunque non aveva speranze. Inciampò e lui le fu sopra per afferrarla prima che cadesse.
- Voi siete un sant’uomo. Non perdete il vostro tempo con…
- Io ho aspettato molti anni di poter trovare qualcuno con cui parlare dei miei studi. Sono così felice che siate venuta qui, in questo villaggio.
- Non posso accettare il vostro aiuto- rispose bruscamente la donna.
Nel buio, Rezo la sentiva tiepida, nervosa. Si scaldava al vibrare del suo orgoglio.
- Muna, vi propongo uno scambio del tutto onesto. Io vi aiuterò con questi poveri bifolchi, voi mi assisterete con le vostre conoscenze di botanica e farmacologia.
- Come sapete che…?
Lui sorrise, sospingendola delicatamente verso la scala che conduceva al suo studio.
I capelli di lei gli solleticarono il naso prima che lei si scostasse saltando sul primo gradino, trepidante e ostinata come un passero.
- Ho già sentito parlare di voi, sapete? Anzi, vi dirò, potrei quasi dire che vi aspettavo...

 

FINE 

     


                     





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