FanFiction L'attacco dei giganti | [Ereri] Breath of life di Farea_Fire | FanFiction Zone

 

  [Ereri] Breath of life

         

 

  

  

  

  

[Ereri] Breath of life   (Letta 865 volte)

di Farea_Fire 

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Sezione:

Anime e MangaL'attacco dei giganti

Genere:

Fantasy - Suspense

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Levi Ackerman - Eren Jaeger

Coppie:

Levi Ackerman/Eren Jaeger (Tipo di coppia «Shonen Ai»)

 

 

              

  


  

 Breath of life 

{ Artista Immagine di Copertina ::: http://mastia.deviantart.com/ }


  

Solo la gran voglia di fumare, un vizio che per quanto provasse non riusciva a togliersi, spinse Levi ad uscire sul ponte della nave. La sala fumatori era troppo lontana, sentiva di non riuscire a resistere fino alla fine del corridoio, men che mai cambiare addirittura piano della nave. Pioveva, ma il vento arrivava da dietro di lui e la pioggia finiva contro la parete della nave alle sue spalle, lasciandolo quasi asciutto.
Accese la sigaretta e prese subito una boccata: l’odore acre che arrivò al naso fu fastidioso come sempre. Non si poteva dire di amare l’odore del fumo, sarebbe stato come mentire a se stessi. Fumava per pura abitudine, per dipendenza. Non ricordava nemmeno più perché aveva iniziato, ma ora lo riteneva tanto inutile quanto indispensabile per mantenere la propria sanità mentale. Osservò i fulmini in lontananza, lasciandosi sfuggire un lieve ghigno: la forza della natura lo lasciava sempre sorpreso. Era qualcosa di spettacolare, concreto eppure intangibile, irraggiungibile per lui. I fulmini così come l’oceano, che in quel momento si mostrava nel suo aspetto più terribile, con onde tanto alte da superare il parapetto della nave. La sigaretta gli cadde a causa di una delle scosse che le onde provocarono, infrangendosi contro la fiancata. Seccato, staccò la mano dall’appiglio a cui si stava tenendo per prendere il pacchetto dalla tasca interna della giacca: non aveva intenzione di rientrare senza averne fumata almeno una intera.
Con la stecca già tra le labbra aveva abbassato lo sguardo sulla propria giacca, per cercare i fiammiferi, quando una grande onda si era schiantata contro il fianco della nave. La scatola si rovesciò a terra, lasciando rotolare i bastoncini di legno lungo tutto il ponte, ora deserto.

I suoni erano spariti di colpo, tutto era attutito, ovattato. Gli bruciavano gli occhi ed il petto, vedeva sfocato, come attraverso lenti opache. Si sentiva tirare verso il basso. Impiegò qualche secondo per capire di essere caduto in acqua.
Maledicendosi per l’imprudenza tentò di risalire in superficie per placare l’urlo dei polmoni che chiedevano aria. Guardatosi attorno, si rese conto di non sapere dove fosse il sopra, dove fosse il sotto. Il buio della sera rendeva indistinguibile il cielo dal fondale. L’uomo si ritrovò ad annaspare preso dal panico, circondato dalle bolle provocate dai suoi movimenti o che sfuggivano dalle sue labbra, accorciando di secondo in secondo la sua resistenza.
Morire perso nel nulla, si ritrovò a pensare, era una fine veramente misera.
Morire annegato nel buio, da solo. Una lacrima si formò all’angolo di uno di quegli occhi arrossati dal sale.
Chissà quanto tempo sarebbe passato prima che qualcuno si accorgesse della sua assenza, sempre se qualcuno l’avesse fatto.
Quando rimase completamente privo d’aria, schiuse le labbra: l’istinto lo portò a respirare. Fu decreto di morte, quel singolo respiro che riempì i polmoni d’acqua marina, facendoli bruciare come il fuoco.
I vestiti bagnati lo trascinavano a fondo, le scarpe firmate impedivano di nuotare. Come se ne avesse la forza.
Chiuse gli occhi, tendendo una mano verso quello che per lui in quel momento era l’alto, verso la superficie che avrebbe desiderato raggiungere, come per dare un ultimo saluto.
Qualcosa si chiuse attorno al suo braccio, sollevandolo. Labbra fresche premettero sulle sue, soffiando nel suo corpo aria, ossigeno. Vita.
Si lasciò manipolare senza reagire, gli occhi ancora chiusi, incapaci di aprirsi.
Percepì il suo corpo in movimento, l’acqua sferzargli il volto diventare sempre più fredda finché scomparve del tutto e fu l’aria a colpirlo in viso, facendo quasi ghiacciare all’istante le piccole gocce che erano rimaste sulla pelle.
Tentò di aprire gli occhi, ma il sale gli aveva reso quasi impossibile vedere chiaramente. Gli parve di vedere un bagliore verde, si concentrò su quello. Un paio di occhi dal colore brillante lo guardavano, sembravano preoccupati. La sua mano si mosse, toccando il petto di quella persona che l’aveva salvato: sotto le dita sentì una catenina, una ciondolo dalla forma familiare. Forse una chiave.

“I tuoi stanno arrivando, quindi resta aggrappato qui, capito?”

Percepì quella voce, una voce giovane, di ragazzo ed il suo corpo venne sollevato e adagiato sopra un grande salvagente arancione e bianco, a cui si aggrappò con forza, come gli era stato detto.
Perse i sensi subito dopo: l’ultima cosa che vide fu una pinna verde smeraldo inabissarsi nel buio.

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“Signor Ackerman, forse dovrebbe restare sdraiato un altro po’..!”

Il medico di bordo aveva cercato di fermarlo ma non c’era stato niente da fare. La prima cosa che l’uomo aveva fatto aprendo gli occhi era stato cercare attorno a se quelli verdi che per tutto il tempo aveva sognato.
Nessuno aveva voluto credere alla sua storia di un ragazzo dagli occhi brillanti che l’aveva salvato. Aveva smesso di raccontarla dopo pochi secondi, vedendo le espressioni compassionevoli del dottore e del capitano della nave.
Lo credevano pazzo. Forse lo era.
Appoggiato al parapetto, con una coperta stretta attorno al corpo, osservò il mare.
Ora era calmo, così diverso dalla notte prima. Un colpo di vento gli scompigliò i capelli ed Levi tirò fuori da sotto la coperta la mano guantata, che stringeva una catenina a cui era legato un ciondolo dalla forma decisamente familiare.
Una chiave dorata.

“Te l’ho strappata per sbaglio, perdonami… Grazie..”


Mormorò passandosela sulle labbra prima di lanciarla in mare.
Da qualche parte, diversi metri sotto la superficie dell’acqua, un ragazzo dagli occhi verdi la recuperò, legandosela di nuovo al collo.

“Grazie a te..”

     


                     





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