FanFiction Tutor Hitman Reborn | ''Vorresti Solo Un Po' Di Compagnia'' di HibaLuss | FanFiction Zone

 

  ''Vorresti Solo Un Po' Di Compagnia''

         

 

  

  

  

  

''Vorresti Solo Un Po' Di Compagnia''   (Letta 533 volte)

di HibaLuss 

1 capitolo (conclusa) - 0 commenti - 1 seguace - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaTutor Hitman Reborn

Genere:

Introspettivo

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Hibari Kyoya

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo unico 

''Ogni volta che punisci uno studente arrivato in ritardo, o fai scappare chi osa disturbare la pace della tua cittadina, ripensi a come sei arrivato in quello stato. I ricordi della tua infanzia riaffiorano''. [1464 parole, racconto in seconda persona]


  

Ogni volta che punisci uno studente arrivato in ritardo, o fai scappare chi osa disturbare la pace della tua cittadina, ripensi a come sei arrivato in quello stato.

 

I ricordi della tua infanzia riaffiorano.

Non hai mai provato l’affetto di una madre, in quanto morta per un incidente, e tu avevi solo un anno.

Vedevi i familiari e tuo padre piangere, ma non capivi.

Sei cresciuto con una sola figura genitoriale.

Questa doveva lavorare durante il giorno, quindi aveva assunto una tata.

La odiavi. Era antipatica, poco cordiale e per niente delicata. Non ricordi nemmeno il suo nome.

«Stai zitto!» Continuava a ripetere, stufa dei piagnistei di un bambino, quando in realtà avrebbe dovuto cercare di calmarti.

Per colpa sua hai assunto un comportamento solitario. Rimanevi sempre in salotto, su un divano, assieme ai soli giocattoli.

All’età di cinque anni, tuo padre trovò un nuovo lavoro, più leggero del precedente, e licenziò la tata.

Trascorreva i pomeriggi dedicandosi alla casa. Provava a parlare con te, ma il carattere che avevi preso non era scomparso.

Anzi, si era più accentuato. Non volevi essere disturbato in nessun modo.

 

La scuola era il tuo incubo. Tutte quelle persone, quelle chiacchiere, quelle urla.

Se un ragazzino cercava di instaurare un rapporto con te, rifiutavi cacciandolo. Col tempo sei diventato aggressivo.

Gli insegnati erano preoccupati, temevano una reazione esagerata, che avrebbe causato un danno a qualche studente.

Fortunatamente, non successe mai nulla. Riuscivi, a fatica, a controllarti.

Il modo in cui trascorreva la tua vita ti piaceva.

 

Ma ovviamente, la felicità non durò molto.

Avevi nove anni, quando il mondo ti sembrò crollare addosso, e capisti veramente il significato di solitudine.

Durante una tranquilla domenica, mentre ti trovavi nella tua stanza, sentisti degli spari provenire dal piano inferiore.

Spaventato, ti nascosi dentro un armadio.

La porta della camera si aprì.

Un uomo camminò in giro, cercandoti. Tremasti quando si soffermò davanti al tuo rifugio.

Poco dopo i suoi passi si allontanarono, permettendoti di uscire e scendere le scale.

Lui se n’era andato.

Ti avvicinasti alla cucina, dove il fornello era acceso.

A terra tuo padre, immobile. Gli occhi spalancati.

Presentava due fori di proiettile in pieno petto.

Dopo aver realizzato, ti accasciasti sul suo corpo, iniziando a piangere.

Stringevi fra le mani la camicia, mentre appoggiavi la testa vicino alla sua.

«Papà, papà!» Lo chiamavi, sperando di star solo vivendo un orribile sogno. Ti saresti svegliato e lo avresti rivisto, sorridente come sempre, intento a preparare il pranzo.

Non riuscivi a capacitarti che quella fosse la realtà, ma dovevi accettarla, anche se triste.

Ti asciugasti le lacrime, alzando il capo.

Ti chiedevi come avresti condotto la tua vita dopo quell’avvenimento. Avevi solo nove anni, e gli altri parenti risiedevano lontano, la dolorosa notizia sarebbe giunta a loro non in breve tempo.

Fortunatamente, i vicini udirono gli spari, e accorsero in casa, data la porta spalancata. Erano una coppia giovane, forse neo-sposi.

Rimasero turbati dalla scena, ma pensarono subito a te. Lei ti prese in braccio e ti portò fuori, mentre lui chiamò sia polizia che ambulanza.

Entrambe non tardarono ad arrivare.

L’accesso all’abitazione fu chiuso, in quanto luogo di un omicidio.

Dei medici ti presero sotto custodia, assicurandosi che tu fossi illeso. Ti cambiarono i vestiti, poiché i tuoi erano sporchi di sangue.

Da qui in poi i tuoi ricordi sono confusi.

Nel frattempo la coppia cercò di aiutarti, mettendosi in contatto con altri tuoi familiari.

Ma tutti, nessuno escluso, dichiararono di non volerti adottare, né accudire in qualche modo.

Tutt’ora non capisci il motivo di tale decisione. Non hai mai avuto il coraggio di chiedere.

Data quella risposta, la giovane donna non esitò: Decise lei di accoglierti nella sua famiglia, con l’approvazione del compagno.

Ti raccontarono un po’ della loro vita.

Si conoscevano da sette anni, e solo due prima si erano fidanzati. Avrebbero celebrato il matrimonio il mese dopo.

Informazioni inutili, certo, ma le hai ancora impresse nella mente.

 

Qualche giorno dopo l’omicidio, il colpevole fu arrestato. Un uomo sulla quarantina già incriminato per reati minori.

Intanto la coppia aveva richiesto la tua adozione e firmato tutte le carte necessarie.

Trascorsa una settimana, ti stabilisti nella loro abitazione. Una camera era già stata preparata apposta per ospitarti.

A quel punto, eri pronto per iniziare un altro periodo della tua vita, con due nuovi genitori.

Lei si chiamava Janette, era di origini francesi. Il nome di lui invece significava ‘‘Inizio’’: Hajime.

Ti offrivano molto affetto, e ti trattavano come se fossi loro figlio da sempre.

Nonostante la gentilezza nei tuoi confronti, non ti fidavi.

 

Durante l’anno, a scuola, venivi preso di mira dai più grandi. Non sopportavi più quella situazione.

Un giorno, decidesti di curiosare nella stanza della coppia, mentre loro erano usciti.

Apristi gli armadi e cassetti vari di Hajime, osservando attentamente gli oggetti che trovati.

Una scatola attirò la tua attenzione. Era grigia, legata con un nastro blu. Sembrava rimasta sempre chiusa.

Togliesti la chiusura, aprendola.

Il contenuto, comunque, non l’avevi mai visto.

Al suo interno c’erano due oggetti metallici. Erano lunghi, con una specie di manico nella parte superiore, collegato al tubo principale da della plastica nera.

Prendesti i manici, mentre cercavi di capire il loro funzionamento.

Li posizionasti lungo il braccio: La parte finale del tubo raggiungeva l’avambraccio appena. Forse avevi compreso.

Ispezionasti la scatola, per cercare altre informazioni.

Quel paio di oggetti metallici erano armi: manganelli.

Anzi, tonfa.

Ti piacevano.

La tua testa pensò a quei ragazzi che ti maltrattavano.

«E’ ora che mi vendichi» annunciasti ad alta voce, per auto-convincerti.

Portasti la scatola in camera tua, rimettendo il resto in ordine, proprio mentre i tuoi genitori erano tornati a casa.

Nei giorni seguenti ti rinchiudesti in stanza per imparare ad usare quelle armi da cui eri rimasto affascinato, attento a non farti scoprire.

 

Quando l’anno scolastico giunse a due mesi dal termine, attuasti il tuo piano.

Ormai bravo nell’utilizzare i tonfa, picchiasti quel gruppetto di ragazzi che mai ti lasciavano in pace.

Continuavano a stuzzicarti, rendendo difficile ogni giornata.

Dopo quell’avvenimento non ti fermasti. In poco tempo tutti cominciarono ad aver timore di te.

Ti eri costruito la fama di bambino decenne capace di mettere in ginocchio chiunque. Controllavi la scuola.

Alle medie migliorasti la tua situazione. Anche lì i ragazzi si spaventavano vedendoti.

Istituisti il Comitato Disciplinare, con il quale avevi maggior sorveglianza sugli studenti.

Rispetto delle regole, disciplina e comportamenti adeguati. Questo volevi.

Ben presto altra gente si unì al Comitato, e feci di Tetsuya Kusakabe il tuo vice-presidente.

La tua politica si estese a tutta la città. La tua città. Namimori. Abitavi lì da sempre, l’avresti protetta.

Trascorrevi le giornate fra le vie e strade, soprattutto intorno alla scuola, per punire i trasgressori.

Janette e Hajime erano preoccupati, ma tu mentivi, dicendo loro che giravi con amici in realtà inesistenti.

Anche gli studenti e il preside confermavano quanto detto, per paura.

 

Vidi il tuo impero traballare dopo l’arrivo di un certo ragazzo appartenete alla vicina Kokuyo Middle School.

Egli aveva aggredito, assieme alla sua banda, vari membri del Comitato e non.

Ad ognuno aveva strappato via i denti in cifre differenti.

Doveva pagare.

Doveva essere morso a morte.

Lo trovasti presso la Kokuyo Land, un vecchio edificio abbandonato.

L’esito dello scontro ti rode ancora.

Lui vinse.

Tu perdesti.

La tua prima grande sconfitta.

Hai sempre odiato quell’illusionista, capace di tenerti testa. Ogni momento era sfruttabile per cercare di prevalere su di lui, ma il risultato non cambiava.

Avevi trovato un rivale.

Mukuro Rokudo poteva batterti.

 

Altrettanti eventi strani si susseguirono.

Mafia, Fiamme, Anelli.

La Famiglia Vongola.

Persone sconosciute con cui dovevi collaborare, leader di tutti un debole ragazzino, Tsunayoshi Sawada, affiancato da un bambino dotato di molta forza, con cui avevi piacere scontrarti.

Poi altri cinque ragazzi ed un insopportabile biondino, non interessanti ai tuoi occhi.

Erano solo inutili erbivori.

 

Ti toccò perfino viaggiare nel futuro, dove affrontasti molti combattimenti, e nuove armi sempre più potenti.

Avevi una Box contenete un animale. Un piccolo riccio, chiamato Roll.

Esso poteva trasformarsi, mediante il cosiddetto Cambio Forma. Diventava un paio di manette.

Dopo il periodo dei viaggi nel tempo arrivò un’ennesima Famiglia decisa ad eliminare i Vongola, gli Shimon.

Una ragazza in particolare ti attirava. Era forte. Ti assomigliava.

Voleva spodestarti dal tuo trono a Namimori.

Ma dopo alti e bassi vincesti.

Adelheid Suzuki non era più un problema.

 

Tutti gli episodi trascorsi assieme a quei sei ragazzini, conoscendo molte altre persone, ti fecero capire una difficile verità.

Tu desideri una vita normale, senza il peso del passato sulle spalle, ma non riesci a dimenticare.

Ti piacerebbe avere degli amici.

Sorridere e divertirti con loro.

Vivere assieme a Janette e Hajime, invece che da solo, in un’altra casa.

 

Vorresti sono un po’ di compagnia.

Tuttavia, non puoi tornare indietro.

Vero, Nuvola?


 

     


                     





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