FanFiction Drama Coreani | CITY HUNTER DRAMA - PUNTATA 21 – SPECIAL EDITION di k66 | FanFiction Zone

 

  CITY HUNTER DRAMA - PUNTATA 21 – SPECIAL EDITION

         

 

  

  

  

  

CITY HUNTER DRAMA - PUNTATA 21 – SPECIAL EDITION   (Letta 3219 volte)

di k66 

14 capitoli (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Serie TVDrama Coreani

Genere:

Romantico - Azione - Umoristico

Annotazioni:

Missing Moment

Protagonisti:

Lee Yoon Sung - Kim Na Na

Coppie:

Lee Yoon Sung/Kim Na Na (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Capitolo 1 

Non avete avuto l'impressione che a quel drama,peraltro bellissimo,sia mancata una puntata? Ebbene io sì,quindi ho voluto rimediare e l'ho fatto con questa ff. Allora immaginate di essere davanti alla tv, si accende lo schermo e...la puntata comincia! ^_^...


  

-= Gli avvenimenti descritti in questo drama sono fittizi. Qualsiasi somiglianza
a tutte le persone, istituzioni o eventi è puramente casuale. =-
영감 Tsukasa Hojo – City Hunter 일본어 만화

Non era più lì.
Eppure, era sicura di averlo visto camminare proprio dall’altra parte!
Era lui, ne era assolutamente certa.
Quella figura alta e slanciata, quelle spalle larghe, quella camminata sciolta e sicura…le mani in tasca, come se fosse lui il padrone del mondo.
Si era diretta in fretta nella sua direzione trascinandosi dietro il trolley, che peraltro era piuttosto leggero, ma quando aveva svoltato l’angolo e ormai si aspettava di vederlo…non c’era più.
Ma dov’era andato?
Forse…stava cercando di evitarla?
Il dubbio e la delusione le offuscarono il viso: eppure…
Era stato proprio lui a dirle di farsi trovare lì, in quello strano posto pieno di vetrate e di piante che non aveva mai visto prima!
Perché non le aveva chiesto piuttosto di andare direttamente a casa sua?
Avrebbero potuto dirigersi verso l’aeroporto tutti insieme…
Un formicolio familiare sotto pelle le segnalò una presenza alle sue spalle: la presenza dell’uomo che le era necessario più dell’aria per respirare.
Emozionata si girò lentamente, ma ancora timorosa di essere delusa.
Solo quando se lo vide di fronte, ancora più bello di come se lo ricordava, le mani in tasca in quel suo gesto così tipico, gli occhi scuri e intensi con un accenno di ironia nello sguardo, quasi a sbeffeggiarla per essersi fatta prendere alle spalle, potè finalmente crederci.
La lunga attesa era finita.
Un sorriso le fiorì lentamente sulla bocca, illuminandole tutto il viso.
Anche negli occhi di lui cominciò a brillare un sorriso, che piano piano scese alla bella bocca sensuale.
“Lee Yoon Sung….” sospirò, la voce un po’ tremante suo malgrado.
Non avrebbe voluto tradire così platealmente il suo amore per lui, ma non poteva proprio farne a meno.
Gli ultimi due mesi erano stati così convulsi e densi di emozioni…
La morte di Kim Young Joo, quella di Lee Jin Pyo, il ferimento di Lee Yoon Sung, l’incriminazione del Presidente, e infine la morte del suo stesso padre…gli eventi erano capitati loro addosso a rotta di collo ed era stato difficile gestirli tutti contemporaneamente.
Non si erano potuti vedere molto durante la convalescenza di Lee Yoon Sung: per un certo periodo era stato in serio pericolo, poi, quando si era finalmente ripreso, si era come rinchiuso in sé stesso e lei aveva capito di dovergli dare tutto lo spazio che gli serviva per mettere ordine nei suoi sentimenti.
Si era fatta da parte, discreta e silenziosa, lasciandogli però capire che sarebbe stata disponibile per lui ogniqualvolta lo avesse voluto.
E aveva ricominciato ad aspettarlo.
Le poche volte che si erano visti lui era stato poco comunicativo e non era stato possibile avviare alcuna conversazione seria e approfondita.
Questo alla lunga l’aveva preoccupata da morire: c’erano tanti nodi tra di loro da risolvere, cose non dette che dovevano essere esplorate…ma come poteva farlo da sola se lui non voleva?
L’insicurezza le aveva fatto temere che stesse maturando la decisione di allontanarla di nuovo da sé, che nel suo isolamento emotivo avesse capito di non amarla più, che tutto quello che era successo avesse prosciugato in lui ogni sentimento verso di lei…e aveva sospirato di sollievo solo quando Lee Yoon Sung, poco dopo essere uscito dall’ospedale, l’aveva chiamata per avvertirla di preparare i bagagli, perché sarebbero partiti per gli Stati Uniti.
Aveva fatto diversi investimenti immobiliari negli States e tra tutti quello che aveva deciso di sfruttare era una bella e lussuosa villa di cui era proprietario a New York, la città che con il suo dinamismo ed ecletticità gli era più congeniale.
Era stato un po’ dittatoriale da parte sua metterla davanti al fatto compiuto così, senza nemmeno chiedere la sua opinione, ma lei non aveva minimamente discusso la sua decisione perché, in fondo, le andava benissimo così.
Un nuovo paese, un nuovo inizio, una nuova vita.
L’importante era che fosse insieme a lui!
Non c’era più nulla che la legasse a Seoul, purtroppo, ora che anche l’ultimo legame che l’ancorava alla sua terra si era spezzato improvvisamente, reciso da un destino crudele.
Suo padre era passato dal coma alla morte, proprio tre giorni dopo la morte di Lee Jin Pyo…
Lee Yoon Sung non aveva potuto starle vicino per affrontare quel lutto, ovviamente: quando era successo stava ancora piuttosto male, era tra la vita e la morte, e quando si era ripreso lei non aveva voluto buttargli sulle spalle anche il peso di quel lutto e aveva cercato di gestirselo da sé.
Era pronta a scommettere di non averlo ingannato neanche per un momento, anche se ci aveva provato: le poche volte che lo aveva visto aveva sentito spesso su di sé i suoi occhi penetranti e indagatori, che cercavano di squarciare la maschera della sua presunta rassegnazione…ma ancora una volta non avevano avviato nessun vero dialogo, ognuno chiuso nel suo universo privato di dolore.
Perché non riuscivano più a comunicare?
Però ora lui era lì, nei suoi occhi c’era di nuovo tutto l’amore del mondo e questo voleva dire che tutto sarebbe andato a posto.
Sì, doveva essere così…
Voleva rompere quel silenzio imbarazzato tra di loro ma non sapeva cosa dire…le tremavano le ginocchia, accidenti!
Però non poteva restare in eterno lì di fronte a lui, imbambolata come una stupida a bere la sua bellezza…
“E allora, cosa aspetti? Ti serve un invito scritto per correre tra le mie braccia?” la canzonò spietato come sempre, ricominciando a prenderla in giro come ai bei tempi.
Era proprio incorreggibile, ma lei lo amava comunque!
Mollò la valigia bruscamente e fece quei pochi passi che li separavano quasi volando, colmando quella distanza che prima le era sembrata abissale.
Trovò le sue forti braccia ad accoglierla e lui la strinse come non aveva fatto mai, nemmeno quella volta che l’aveva baciata.
E fu come tornare a casa…
Il suo profumo virile, quello che le piaceva così tanto da arrivare al punto di cercare di carpirglielo quando vivevano insieme, la sua forza, trattenuta ma potente, che fluiva invincibile nelle sue braccia, la sicurezza che le sapeva trasmettere, come se fosse avvolta in un caldo bozzolo d’amore che la proteggeva dal mondo intero…sì, ora era esattamente dove doveva essere, dove avrebbe sempre dovuto essere.
Chiuse gli occhi, beata, sentendo che le baciava i capelli e poi le appoggiava il mento sulla testa e aspirava il suo profumo, come se anche lui cercasse di assorbire la sua presenza dentro di sé.
“Sai, credo che dovremo rivedere il nostro accordo…”
“Quale accordo?” sospirò lei, poco interessata a qualcosa che non fosse attinente alla vicinanza con il suo amore.
Lee Yoon Sung ridacchiò e il suo petto si scosse leggermente, alzandosi e abbassandosi al ritmo della sua risata.
“Non mi dire che non lo sai! Non ti ricordi più che per toccarti devo pagare una fortuna?! Se non accetti di annullarlo finirò presto in miseria!”
Kim Na Na deglutì a vuoto, ricordando quello sciocco patto che aveva stretto con Lee Yoon Sung quando aveva accettato di viverci insieme, tentando senza speranza di porre un freno alla latente attrazione che stava già cominciando a sentire per lui.
“Ah, quello…beh…credo che…in effetti…” farfugliò imbarazzata, non osando rispondergli a tono e abbassando subito lo sguardo per pudore.
Avrebbe voluto rispondergli che era più che d’accordo perché anche lei rischiava seriamente di finire sul lastrico ma…non era alla sua altezza quando si trattava di schermaglie di questo tipo: aveva troppa poca esperienza rispetto a lui e la cosa la scocciava parecchio però…che cosa poteva farci se era fatta così?!
Un particolare inquietante la distolse dalle sue riflessioni.
Tenendo lo sguardo basso infatti aveva avuto modo di notare qualcosa che la fece irrigidire all’istante.
“Che cosa c’è?” domandò lui, subito sensibile al cambiamento del suo stato d’animo.
Kim Na Na si staccò dalle sue braccia e lo fissò seria.
“Dov’è la tua valigia? Perché non è qui?” gli chiese con voce tesa, poi però un pensiero fulmineo la fece rilassare. Che sciocca, perchè non ci aveva pensato prima? Sorrise di nuovo, come per scusarsi del suo scatto inconsulto. “Ah, immagino che se ne stia occupando Ajussi, insieme ai suoi bagagli e a quelli di tua madre… Scusa, ho avuto una reazione esagerata.”
Questo ancora non spiegava perché l’avesse fatta venire lì in quella strana serra, invece di andare dritti all’aeroporto, ma era una spiegazione che aveva senso, e…
No, qualcosa non andava.
Perché anche lui era diventato serio, perchè esitava e non riusciva più a guardarla negli occhi?
“No…tu non intendi partire con me…vero?” gli disse atona, con una repentina consapevolezza che le gelò il cuore.
Lee Yoon Sung strinse le labbra.
“Non adesso, no.” confermò tesissimo.
Una morsa di paura le attanagliò lo stomaco.
“Perché? E’ forse perché…ho sparato a tuo padre e tu…non riesci a perdonarmelo?”
Non ne avevano mai parlato prima, questo era uno dei tanti argomenti a cui avevano sempre girato intorno, ma quel dubbio più di una volta le aveva avvelenato la mente.
Non sapeva nemmeno lei come fosse riuscita a farlo ma quando aveva visto Lee Yoon Sung a terra ferito, era stato come un riflesso automatico!
E non c’entrava nemmeno il fatto che fosse addestrata come guardia del corpo…
Non aveva sparato per mestiere, aveva solo seguito l’istinto feroce che dentro di lei le urlava: “Colpisci chi ha fatto del male all’uomo che ami!”
Non era mai stata un tipo vendicativo; anche all’epoca dell’incidente dei suoi genitori, pur provando istinti di vendetta violenti, era sempre riuscita a controllarli…ma questa volta no.
Anche se aveva visto che Lee Jin Pyo era rimasto come paralizzato quando si era accorto di aver colpito suo figlio, non era riuscita a trattenersi…NON AVEVA POTUTO TRATTENERSI!
Il sangue di Lee Yoon Sung chiamava altro sangue…e per la prima volta era riuscita a capire almeno in parte il senso dell’assurda vendetta di quella specie di mostro, che aveva manovrato, intrigato, ucciso e commesso ogni sorta di atrocità per portare a termine il suo insensato piano.
Eppure anche lui alla fine aveva ritrovato un barlume di umanità e aveva finalmente capito che cosa contava veramente!
Aveva protetto suo figlio, proponendosi come bersaglio e confessando ogni crimine, compreso l’unico di cui era davvero innocente: quello di essere City Hunter.
Forse questo non bastava per lavare i peccati della sua anima davanti a Dio, ma per ottenere il suo perdono sicuramente sì…e anche quello di suo figlio.
E lei lo aveva ferito…forse Lee Yoon Sung la riteneva responsabile...forse avrebbe voluto che lei si facesse da parte, forse…voleva punirla allontanandola da sé!
Le sue mani che la afferravano bruscamente riportandola tra le sue braccia la riscossero dal panico che la stava irrazionalmente paralizzando, impedendole di ragionare lucidamente.
“Sciocca.” mormorò tra i suoi capelli. “Se fosse così, perché ti avrei chiesto di partire? Eri una guardia del corpo, hai fatto quello che dovevi fare.”
“Non sono sicura di averlo fatto per il mio lavoro…Quando ho visto che ti aveva colpito, io…” ammise imbarazzata.
Lui sorrise con tenerezza.
“Se avesse sparato a te, anch’io avrei fatto lo stesso. Non sarei riuscito a fermarmi. Non in quel momento.”
La sua assoluzione scese come un balsamo a placare i suoi pensieri impazziti, che si rincorrevano come uccelli chiusi in gabbia nella sua mente sotto pressione.
Quello scoglio era stato superato…ma ne rimanevano molti altri.
“Sei stato tu a cambiarmi il turno di lavoro, vero?” mormorò con il viso premuto contro la sua camicia, tiepida del calore della sua pelle.
Un lieve movimento fra i suoi capelli le fece capire che lui stava sorridendo.
“Come lo hai capito?”
Kim Na Na sbuffò leggermente.
“Chi altro poteva essere così impudente da fare una cosa del genere e violare i sistemi di sicurezza della Blue House? E poi, tuo padre non credo sarebbe stato capace di farlo…”
Questo non era esatto e Lee Yoon Sung avrebbe potuto correggerla senza alcuno sforzo: anche suo padre avrebbe potuto farlo. Ne aveva tutte le capacità e se fosse rientrato nei suoi piani, lo avrebbe fatto senza esitare. Kim Na Na per lui era sempre stata un formidabile strumento di ricatto per controllare suo figlio…e lo sapeva perfettamente.
“Sì, sono stato io.” ammise conciso.
Lei lo guardò un po’ spazientita.
Come aveva potuto pensare che funzionasse?
Non avrebbe mai voluto essere da un’altra parte mentre si giocava tutto il futuro del suo amore e della sua vita, che erano poi la stessa cosa!
“Perché lo hai fatto? Dovevi immaginare che non sarebbe servito a tenermi lontano. So che hai sempre tentato in ogni modo di impedirmi di correre rischi, ma…”
Visto che Ajussi glielo aveva confessato, ora sapeva che Lee Yoon Sung aveva addirittura cercato di somministrarle una purga con l’inganno per allontanarla il più possibile dal fuoco incrociato!
Questo subdolo espediente indirettamente le era costato una sospensione dal lavoro ma le aveva anche regalato alcuni dei momenti più belli vissuti insieme a lui : la gita in auto…i momenti intimi passati in casa sua…e quando le si era avvicinato sul divano e stava per baciarla…
Maledetto telefono, avrebbe voluto frantumarlo in mille pezzi!
Ma non era quello il momento di abbandonarsi ai suoi ricordi romantici: ora voleva delle risposte.
Doveva averle, se volevano andare avanti insieme!
“Parlami. Ho bisogno di sapere che cosa ti è passato per la testa in quei momenti.” chiese ancora determinata
Lee Yoon Sung sospirò, poi chinò la testa.
Come spiegarle la complessa trama di ragnatela che suo padre aveva tessuto e che lui aveva contribuito a distruggere?
Conoscendo suo padre, era stato certo che per l’atto finale della sua vendetta avrebbe cercato il confronto diretto, faccia a faccia…e conoscendo anche il Presidente, non aveva avuto dubbi che lo avrebbe accettato. Aveva commesso i suoi errori ma non era uomo da rifuggire dal pagare le sue colpe, quando non lo riteneva giusto.
Quel confronto era inevitabile, era già scritto nel destino…e infatti suo padre aveva chiesto e ottenuto con facilità un colloquio privato con il Presidente, un Presidente che si era volutamente privato di ogni difesa.
Come costringerlo in quelle condizioni ad uscire dall’arena?
Aveva già abbastanza problemi in quel momento senza doverci aggiungere anche quello di proteggere Kim Na Na, per questo aveva cercato di tenerla lontana!
Voleva difenderli tutti e due, ognuno in modo diverso, peccato che poi le cose fossero andate diversamente ed entrambi si fossero intromessi proprio mentre si confrontava con suo padre!
Quella era la parte del suo piano che non era filata liscia ed era sfuggita al suo controllo…però, probabilmente era proprio per questo che era ancora vivo.
Se Kim Na Na non lo avesse fermato, forse…ma ora era inutile angosciarla con troppi inutili e vuoti ragionamenti su quello che poteva essere e non era stato.
Era andata com’era andata…ed era giusto così.
“Sapevo che c’era il rischio che tu capissi che l’ora era giunta, ma speravo che avessi il buon senso di tenerti lontana…cosa che non hai fatto.” Gli sfuggì un sospiro che gli attirò subito un’occhiata un po’ risentita. “Beh, la tua presenza alla fine non è stata inutile e sono stato quasi contento che fossi lì. Chi altro se non una persona molesta come una zanzara poteva convincere il Presidente ad uscire da quella stanza al momento giusto?! Sei una forza della natura, Zanzara Na Na!”
Lee Yoon Sung sorrise ripensando a come lei a furia di insistere fosse riuscita a strappargli la richiesta di aspettarlo: era come creta tra le sue mani, ma per fortuna non se n’era ancora accorta!
“Omo, ancora con la storia dello zoo?!” brontolò Kim Na Na facendo un broncio delizioso.
Lui rise apertamente ma lei non si unì alla risata e lo smascherò in un solo secondo.
“Non è solo per questo che sei stato contento…vero?”
Lee Yoon Sung sospirò: aveva quasi dimenticato come lei sapesse sempre leggergli dentro!
“Sì, è vero.” ammise controvoglia.
Quella era la parte di cui un po’ si vergognava.
Era stato sinceramente convinto di non uscire vivo dallo scontro con suo padre. Si era fidato di lei e le aveva lasciato il compito di proteggere il Presidente, quando si era accorto che Kim Na Na era lì a dispetto di tutti i suoi piani per tenerla lontana, ma a sé stesso aveva riservato il compito ben più difficile di difendere l’uomo che minacciava quelle vite anche dalle conseguenze delle sue stesse azioni…perché per quanto crudele e manipolatore, Lee Jin Pyo era stato l’unico padre che avesse mai conosciuto.
“Mio padre era un uomo molto duro…” cominciò incerto, non sapendo bene come esprimere le sue emozioni.
Lei annuì, pensosa.
“Sì, però ti voleva bene. All’inizio forse ti ha rapito per realizzare il suo contorto piano di vendetta, ma crescendoti non ha potuto impedirsi di imparare ad amarti e a considerarti suo figlio. Ha commesso molti errori, accecato dal rancore, ma alla fine ha dimostrato di volerti bene abbastanza da proteggerti.”
Un luccicore sospetto velò gli occhi scuri di Lee Yoon Sung, poi sparì rapido come era venuto.
“Sì…ora posso pensare a lui senza più amarezza, cercando di ricordare solo questo suo sacrificio. Ma…”
La verità era che in quel momento non aveva creduto affatto che sarebbe successa una cosa simile: aveva pensato invece che suo padre non si sarebbe fatto alcuno scrupolo di colpire chiunque si fosse messo sulla sua strada, compreso il suo stesso figlio! Lui invece non sarebbe mai stato capace di sparargli, di questo era certo…E così aveva pensato che soltanto la minaccia di uccidersi lo avrebbe toccato abbastanza da farlo vacillare, dando il tempo alle altre guardie del corpo di intervenire per fermarlo. Quando si era accorto che Kim Na Na era lì, anziché obbligarla ad andarsene per sottrarla dal pericolo aveva aspettato che lei allontanasse il Presidente dalla stanza, e poi aveva affrontato il suo avversario. Era quello che aveva cercato. Avrebbe potuto ottenerlo in un altro modo, ma…il suo cuore lo aveva preteso.
Lee Yoon Sung si avvicinò e posò la fronte sulla sua, prendendole il volto tra le mani.
“Pensavo che sarei morto…e visto che non mi sentivo capace di affrontare la morte lontano da te, sono stato contento che tu fossi lì.”
Kim Na Na deglutì a vuoto, mentre un groppo le ostruiva la gola.
“Avrei potuto mandarti via, ma...avevo bisogno di averti vicina, della tua luce…sentivo che, se avessi visto il tuo viso anche solo un’ultima volta, sarei potuto morire in pace…perdonami per averti messa in pericolo.”
Comunque, anche il suo piano per tenerla lontana era stata una cosa molto stupida, sicuramente una pazzia; come aveva potuto pensare che lei se ne sarebbe rimasta buona buona in disparte?
Sapeva che lo avrebbe cercato, che era attratta da lui come una falena dalla fiamma…ma nonostante questo non era riuscito a trovare un modo migliore per fermarla!
E alla fine aveva ceduto alla sua stessa debolezza, al suo bisogno di averla vicina…
Ora era lui ad aver bisogno della sua assoluzione, e lei gliela diede senza remore.
Kim Na Na scosse la testa e sorrise, commossa per la fiducia che aveva avuto in lei.
“Sono contenta di essere stata lì, e anche di averti potuto aiutare: non avrei mai voluto restare lontana da te, lo sai…è quello che ho desiderato sin dall’inizio. Sei stato tu ad impedirmi di restarti vicina, non è stata certo una mia scelta!”
Lee Yoon Sung sospirò, poi le sfiorò la fronte con un bacio a fior di labbra.
“Lo so.” ammise pieno di rimorso. “Ma l’ho fatto per te, per il tuo bene, non per il mio!”
A quelle parole lei lo infilzò con un duro sguardo accusatorio.
“E’ stato come se mi strappassi il cuore dal petto!” gli gridò quasi in faccia.
“E credi che per me non sia stato lo stesso?” le replicò altrettanto duro.
Lo scontro stava diventando serrato.
“Davvero? Ma se non volevi nemmeno lasciarmi una speranza! Ho dovuto supplicarti per costringerti a dirmi di aspettarti!” insistette lei con gli occhi pieni di lacrime, ricordando la lacerazione tremenda e straziante della loro separazione.
Per non parlare dei momenti orribili in cui aveva dovuto fingere indifferenza quando lo incontrava, anche se il suo cuore le urlava di andargli vicino e di non lasciarlo mai più…
Al caffè, quando aveva protetto Da Hye…tutte le volte che aveva intuito che era in pericolo, ma non aveva potuto fare nulla per aiutarlo…quando aveva scoperto chi era il suo vero padre, e aveva dovuto assistere al suo tormento interiore a distanza…
Davvero non sapeva se sarebbe mai riuscita a perdonarlo del tutto per il dolore che le aveva inflitto…e ora lui voleva infliggerglielo UN’ALTRA VOLTA!
“Non hai nemmeno voluto che ti stessi vicino veramente durante la tua convalescenza… senza nessuna spiegazione! E adesso mi dici addirittura che non vuoi partire con me… Qual è il vero motivo? Hai forse deciso di uccidermi?” lo affrontò a muso duro, allontanando le mani che si tendevano per stringerla di nuovo.
Lee Yoon Sung sbuffò.
“Non capisci. Avevo tanta confusione in testa…dovevo pensare, mettere ordine in quel guazzabuglio che era diventata la mia vita…ma quando ti ho troppo vicina, riesco a pensare solo a te!”
Non era stata una cattiveria, ma una necessità profonda.
La morte di suo padre…la scoperta che il suo vero padre biologico era un altro, diverso da quello che aveva sempre pensato…e che quel padre non era pulito come credeva…la morte di Kim Young Joo…tutto gli era vorticato dentro e c’era voluto tempo perché capisse che cosa doveva fare per andare avanti.
“Kim Na Na, tu sai bene quanto sia difficile superare la morte di una persona cara.”
L’aggressività di lei si sgonfiò come un palloncino.
Il legame che Lee Yoon Sung aveva con suo padre era risaputo, ma era sorprendente quanto si fosse legato in poco tempo anche a quello che era stato per lui un accanito cacciatore e per lei un benefattore segreto.
Kim Young Joo.
La sua perdita era una ferita atroce anche per lei.
Ci aveva messo del tempo a perdonarlo per quello che le aveva nascosto a tradimento, ma alla fine era arrivata a capirlo.
Aveva soltanto commesso l’errore di proteggere suo padre e quando lo aveva fatto era improbabile che fosse pienamente consapevole dei livelli di crudeltà che nascondeva l’uomo che lo aveva generato.
Aveva fatto quello che qualunque figlio che amasse profondamente il padre avrebbe fatto…quello che lei stessa aveva suggerito di fare a Lee nei confronti delle colpe del Presidente: perché aveva pensato che, anche se era sbagliato, comportarsi diversamente forse lo avrebbe fatto soffrire troppo…
Ma non aveva tenuto conto del grande senso di giustizia che custodiva dentro di sé Lee Yoon Sung.
Lui era DAVVERO City Hunter!
Non poteva essere diverso da com’era: lei non lo avrebbe nemmeno desiderato, e alla fine lo aveva capito.
Kim Young Joo aveva scelto una strada diversa, quella che all’inizio era sembrata la più semplice ma che poi lo aveva portato a soffrire atrocemente, diviso tra la sua coscienza e quello che aveva fatto; una strada che alla fine si era rivelata deleteria anche per il suo stesso padre, che era sprofondato nella corruzione ancora di più.
No, Lee Yoon Sung aveva scelto per il meglio, ma solo dopo lei lo aveva compreso fino in fondo.
Lui e il Procuratore erano più simili di quanto si sarebbe mai potuto supporre: per questo ora Lee Yoon Sung soffriva tanto, e lei condivideva pienamente il suo dolore.
“Mi spiace non esserti stato più vicino per la morte di tuo padre….” le disse pacato, sfiorandole una guancia dove una lacrima aveva cominciato a scendere silenziosamente, inopportuna e indiscreta.
Lui aveva creduto che stesse pensando a suo padre.
“Non fa niente…non è stata colpa tua. Che avresti potuto fare? Stavi ancora male quando è successo!”
“Lo so, ma…so anche che per te è stato un grande dolore.”
Kim Na Na non cercò di negarlo.
Aveva pianto fiumi di lacrime, ma quando quella piena era defluita aveva scoperto di sentirsi più serena.
“E’ vero…ma ora è con mia madre, ed è felice. Forse è solo per egoismo che ho cercato a tutti i costi di trattenerlo qui con me: ma era giunto il momento di lasciarlo andare e che riposasse in pace. Ho imparato ad accettarlo.”
Lee Yoon Sung non cercò di confutare questa sua convinzione, in cui personalmente non credeva del tutto.
Per lui, l’unico Paradiso possibile paradossalmente era proprio qui sulla terra…vicino a Kim Na Na.
“Sei davvero una ragazza molto forte.” le disse pieno di ammirazione.
Lei corrugò la fronte.
“E’ vero, sono molto forte…ma non abbastanza da sopportare di nuovo la tua assenza senza un valido motivo!” tornò a insistere sul punto cruciale, quello che le premeva di più.“Dimmi la verità…che cosa ti trattiene ancora qui? Non certo il tuo lavoro alla Blue House, che non hai più…e poi, tu non hai nemmeno bisogno di lavorare!”
Lee Yoon Sung infilò di nuovo le mani in tasca, allontanandosi da lei di un passo, a disagio.
Lei lo scrutò sospettosa, poi un’espressione di autentico orrore le deformò il viso.
“Non è per quel lavoro, ma…per quello di City Hunter?!”
Il suo silenzio fu la più tremenda delle conferme.
“Quali conti hai ancora da regolare? La tua vendetta si è conclusa…” esalò esitante, sforzandosi di controllare il panico crescente.
“Diciamo che si è aperto un ramo collaterale, che però per me è ugualmente importante…”
Kim Na Na aspettò, gli occhi sgranati nel volto pallido.
Lee Yoon Sung tuffò le pupille scure nel suo sguardo con fermezza, cercando di trasmetterle la sua determinazione.
“Gli assassini materiali di Kim Young Joo sono sfuggiti alla cattura, mentre io ero impegnato a dare la caccia a Cheon Jae Man. Hanno commesso l’omicidio per conto suo e lui è già stato punito da mio padre…” Preferì sorvolare sul ruolo che aveva avuto suo padre nella vicenda, inviando quell’sms trappola al Procuratore spacciandosi per lui. Anche suo padre aveva pagato più che a sufficienza. “…ma io voglio che anche gli altri paghino il loro debito con la giustizia. Non si può uccidere un uomo come quello così impunemente...non posso permettere che succeda! Lo devo a Kim Young Joo e alla sua memoria.”
Non aveva mai dimenticato le accuse che gli erano state rivolte al suo funerale e da allora si macerava in un tremendo senso di colpa.
Non lo aveva attirato lui nella trappola, ma forse c’era una punta di verità nel fatto che era stata la caccia a City Hunter a spingere Kim Young Joo ad abusare delle sue forze…non lo sapeva, non lo avrebbe mai saputo con certezza.
Sorvolò anche sull’altro punto che gli interessava definire: la cattura di Suk Doo Shik, lo scagnozzo di Cheon Jae Man.
In tutto il trambusto che era successo il maledetto era riuscito a sfuggire dalle sbadate mani di Ajussi, distratto dalla preoccupazione per la sua salute, e dubitava molto che avrebbe mantenuto le sue presunte promesse di cambiare vita.
Era bastardo dentro fino al midollo, e non poteva certo perdonargli di aver cercato di fare del male a Kim Na Na PER BEN DUE VOLTE!
Era una mina vagante che doveva essere fatta brillare: la sua stessa esistenza era un pericolo per la donna che amava, quindi lo avrebbe trovato ad ogni costo.
Ma quella parte del piano era meglio che lei non la conoscesse, per il momento: se lo avesse saputo sarebbe stata ancora più in ansia…aveva sperimentato sulla sua pelle quanto quell’uomo fosse infido!
“Intendi mettere ancora a rischio la tua vita…e ancora una volta vuoi tenermi lontana…” disse lei con un filo di voce.
“Non sarà per molto, e non è certo qualcosa di così pericoloso come l’altra volta!” le spiegò addolcendo la voce e attirandola di nuovo tra le sue braccia. Kim Na Na non gli oppose resistenza e piegò la testa sulla sua spalla, come cercando consolazione.“Poi non ci separeremo mai più, te lo prometto.”
Lei scosse la testa, incredula, e alzò la testa per guardarlo.
“Sei disposto a giurarlo? A giurare che anche se mai si ripresenterà una situazione di pericolo non mi manderai più via?” gli chiese scettica.
“Te lo giuro, se vuoi. Se lo faccio adesso è soltanto perché davvero non è necessario che tu resti ancora qui. Ho bisogno invece che tu sorvegli mia madre e Ajussi mentre io non ci sono: la salute della mamma è ancora delicata, non vorrei che abusasse delle sue forze, e Dio solo sa quante batterie di pentole comprerebbe Ajussi senza nessuna sorveglianza!” tentò di scherzare Lee Yoon Sung, riuscendo miracolosamente a strapparle un sorrisetto.
“Aish, questo sì che è un incarico pericoloso!” bofonchiò rassegnata, ben sapendo che non lo avrebbe smosso dalla sua decisione in nessun caso. “Mi vien voglia di lasciargli fare a modo suo e di permettergli di riempirti la casa di stoviglie e padellame vario! Così quando finalmente verrai dovrai farti largo con una ruspa! Anche questa è una forma di vendetta…la MIA vendetta!” sbuffò risentita, incrociando le braccia con fare stizzito.
Lee Yoon Sung sorrise malizioso, poi si chinò verso di lei e le soffiò all’orecchio.
“Sarò sempre in grado di trovare la strada per arrivare a te, credimi…” le disse sensuale, sorridendole con intenzione.
Kim Na Na arrossì violentemente, poi imbarazzatissima cambiò discorso.
“Anche Ajussi e Ajumma sanno quello che hai intenzione di fare?”
“No. Sanno soltanto che resto ancora un po’ per definire meglio tutti i miei affari in Corea. Il che non è nemmeno una bugia. Ho alcune cose da sistemare anche in quel senso.”
Avrebbe potuto farlo tranquillamente anche dagli Stati Uniti, ma questo Ajussi e sua madre non potevano saperlo e tanto bastava per proteggerli dalla verità.
A Kim Na Na restava un’ultima curiosità.
“Perché mi hai fatta venire proprio qui, in questo posto, per dirmi tutte queste cose?”
Lui sorrise di nuovo.
“Sai, i miei genitori si incontravano spesso qui, ai tempi del loro amore…volevo soltanto fartelo vedere, tutto qui.”
Voleva condividere tutto con lei, anche la più piccola cosa!
Kim Na Na rispose al sorriso, leggermente rabbonita: il loro legame non si era spezzato, aveva resistito alla tempesta e ne era uscito rafforzato.
“Quindi adesso mi accompagni all’aeroporto?”
Lee Yoon Sung fece una piccola smorfia.
“No.”
“Lee Yoon Sung!”
“Non posso farlo: separarsi sarebbe un dolore ancora più grande per tutti e due.” le disse con rammarico sfiorandole il viso.
Kim Na Na realizzò confusamente che era tutta una tattica, la sua: la toccava sempre quando voleva distrarla, perché sapeva perfettamente che così le mandava in corto circuito il cervello!
“E nel caso che tu te lo chieda, non ti darò nemmeno un bacio…non come quello che ti ho dato sulla terrazza…”
Kim Na Na si umettò le labbra, al culmine dell’imbarazzo, non sapendo più dove guardare.
Come aveva fatto a capire che ci aveva tanto sperato?!
“…prima di tutto perché è già abbastanza difficile così, e poi perché…” Lee Yoon Sung si avvicinò al suo viso al punto che le loro labbra quasi si sfiorarono, poi abbassò la voce fino a renderla un mormorio sensuale.”…quando ti bacerò di nuovo in quel modo, non mi fermerò. Se lo facessi adesso, poi non ti lascerei più partire!”
Il suo sguardo ardente la incenerì, facendola avvampare dalla testa ai piedi e lasciandola boccheggiante.
Come poteva dirle cose del genere e poi trattenersi dal toccarla?
Mio Dio, era veramente fatto di acciaio!
Perché non poteva mai recedere di un millimetro dalle sue posizioni?!
Prima che potesse dar voce alle sue proteste lui si chinò ancora un poco e la baciò sulla guancia, così vicino all’angolo della bocca che per un attimo si illuse che avesse deciso di rivedere le sue odiose decisioni.
Poi il maledetto rialzò la testa e osò anche farle l’occhiolino!
Ma perché, perché era andata ad innamorarsi di un essere così…così…INSOPPORTABILMENTE ODIOSO MA ANCHE ASSOLUTAMENTE IRRESISTIBILE?!
“C’è un taxi che ti aspetta qui fuori, pronto per accompagnarti in aeroporto: mia madre e Ajussi sono già là, non farli più aspettare. Io vi raggiungerò più presto di quanto tu creda: abbi fiducia in me ancora una volta, e vedrai che non te ne pentirai.”
Kim Na Na sospirò a fondo, poi annuì.
Gli lanciò un ultimo sguardo intenso e Lee Yoon Sung le regalò uno dei suoi meravigliosi sorrisi, uno di quelli che la incantavano e le facevano davvero credere di essere l’unica donna per lui.
Poi a malincuore prese il trolley e si incamminò di nuovo verso l’uscita, ogni passo che pesava come piombo.
Si era appena allontanata, e solo di pochi metri, ma già sentiva la sua mancanza!
La lunga attesa era di nuovo cominciata.
E lei non poteva fare altro che aspettare!

***

     


                     





E' possibile inserire un nuovo commento solo dopo aver effettuato il Login al sito.