FanFiction Saint Seiya | Another life di Shi_no_hana | FanFiction Zone

 

  Another life

         

 

  

  

  

  

Another life ●●●●● (Letta 478 volte)

di Shi_no_hana 

6 capitoli (in corso) - 2 commenti - 1 seguace - Vietata ai minori di 16 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaSaint Seiya

Genere:

Avventura - Drammatico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Nuovo personaggio - Tutti - Gold Saint

Coppie:

Nuovo personaggio/Tutti (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Viaggio 

Noi siamo fautori del nostro destino.Brutto o bello che sia, siamo noi a decidere sul da farsi.Siamo noi a scegliere la nostra via…no, altri.Nessun essere supremo può decidere per noi…Io voglio vivere secondo le mie regole!Nessun’imposizione.Sono nata lib...


  

Another
life











Viaggio








Noi siamo fautori
del nostro destino.

Brutto o bello che sia, siamo noi a decidere sul da farsi.

Siamo noi a scegliere la nostra via…no, altri.

Nessun essere supremo può decidere per noi…

Io voglio vivere secondo le mie regole!

Nessun’imposizione.

Sono nata libera e morirò così…




Caldo.
In quel periodo la temperatura era davvero elevata. Un caldo anomalo d’inizio maggio, non era di certo il momento propizio per intraprendere il mio viaggio di ricerca. Di esplorazione della vita locale.
Volevo ampliare il mio bagaglio culturale viaggiando, e non di accrescerlo tra quattro mura ammuffite della vecchia biblioteca universitaria.
Eppure un tempo adoravo fuggire lì. Rifugiarmi dal continuo cicaleccio della vita mondana. Ma in quel periodo mi sentivo soffocare.
No! Quella vita non era più adatta a me! So che questo un vero controsenso, ma era così. Qualcosa dentro di me urlava. Gridava libertà.
In quell’anno ero fuggita. Avevo preso anche una sorta di aspettativa dalla laurea. Mi mancava pochissimo.
Solo la tesi e poi…nulla. Il vuoto. E questo mi opprimeva. Mi mancava l’ossigeno.
“Me ne vado”.
Esordì una sera. Eravamo tutti fuori sulla veranda. Mio padre, mia madre, mio fratello, mia cognata e le piccole pesti gemelle che giocavano con i loro nuovi ninnoli.
Mi guardarono sbigottiti.
“Me ne vado”.
Ripetei, mentre mi accendevo l’ennesima sigaretta. Rammento ancora il gioco di fumo che si stagliava nel cielo stellato.
“Come?”.
Mia madre si alzò e si diresse verso di me, credeva che stessi scherzando. Infatti, sorrideva ironica. Ma non era così.
“Stai scherzando, per caso?”.
Domandò incredula. Mi voltai verso di lei.
“No! Mai stata seria…voglio andar via da qui! Vivere la mia vita!”.
Ero alterata, mentre il resto della mia famiglia mi guardava senza proferire parola.
“Tu sei pazza! Che cosa significa che vuoi vivere la tua vita?”.
Mi urlò contro mia madre, mentre mio padre mi guardava tristemente. Era consapevole che io non avrei mai cambiato idea. La testarda della famiglia. La pecora nera.
“Mfh!”.
Sbuffai, mentre gettavo a terra la sigaretta ancora accesa. Un tonfo secco e rapido. Un bruciore sulla guancia destra.
Mia madre mi aveva schiaffeggiato. Rammento ancora il suo sguardo furente, offeso.
“Vuoi di nuovo disonorare la Tua famiglia? Sai a cosa mi riferisco…”. Ironica.
La guardai assottigliando gli occhi. Famiglia. Mfh! Che parolona. Mi voltai e dissi sibilando.
“Il disonore più grande è stato quello di fidarmi…partirò domani, ormai ho deciso”.
Ricordo ancora lo sguardo rabbioso di mia madre. Le sue urla. I singhiozzi di mia cognata. Il rammarico di mio fratello. Il silenzio di mio padre.
Mi voltai e mi diressi verso la mia camera.
No! Mai mi sarei voltata. Troppe volte l’avevo fatto. Troppe ferite. Umiliazioni.
Ora basta!
Libera.
Salii di sopra determinata a lasciarmi alle spalle il mio vecchio mondo. La vecchia me.
All’epoca non ero ancora consapevole che tutto sarebbe cambiato. Che io sarei mutata. Che il mondo come l’avevo conosciuto non esisteva…che era una vera utopia.


Ricordo il vento caldo sulla mia pelle, mentre vedevo la gente attorno a me che sorrideva felice ammirando l’antico splendore di una vita passata.
Io restavo seduta su una piccola roccia a contemplare il via vai di gente di diverse culture. Di diversi stati sociali.
Mi trovai a sorridere, intanto ascoltavo la guida raccontare le antiche gesta di guerrieri sepolti dalle nebbie del tempo.
Socchiusi gli occhi e scossi il capo.
“Ti sarebbe piaciuto lo so”.
Dissi, mentre le mie dita giocavano con il piccolo ciondolo rosso. Un suo ricordo. Sorrisi tristemente, quando una folata di vento fece volar via il mio panana. Saltai giù dalla roccia e lo afferrai accanto ai resti una vecchia colonna. Mi piegai e la accarezzai con la mano destra. Provai pena in quel momento. Una tristezza atavica che non riuscivo ancora a comprendere.
Quanta gente si era prostata in questo tempio. In questo luogo ritenuto sacro. Simulacro di un’antica religione. Senza rendermene conto mi sentii a casa.
Feci scivolare la mano fin quasi la base, ma poi mi fermai di botto, quasi come scottata mi rialzai.
Socchiusi gli occhi e scossi il capo.
“Che diavolo mi prende?”.
Mi domandai, mentre mi aggiustavo il cappello e mi avvicinavo al gruppo, che intanto entrava nel Partenone.
Mi riavvicinai a loro, intanto quella strana sensazione permaneva ancora in me, quando una voce mi fece sobbalzare.
“Tutto bene cara?”.
Mi voltai di colpo e vidi una donna che mi guardava. Capelli d’ebano legati in una bassa coda, pelle diafana e sorriso materno. Ma ciò che mi fece stupire e lasciare senza parole, erano i suoi occhi. Occhi d’ambra come i miei. Caldi e avvolgenti, ma tremendamente tristi.
Annuii rapita da quello sguardo. Stavo per chiederle chi fosse, ma un tonfo accanto mi fece voltare. Una turista era inciampata. Scossi il capo, mentre mi trovai a sorridere.
“Che incosciente”.
Mi trovai a dire. Mi voltai di nuovo verso la donna, ma era sparita. M’incamminai verso il gruppo in cerca di lei. Ero curiosa.
“Chi sei?”.
Pensai. Voltai il capo a destra e a sinistra ma nulla. Era sparita.
“Sarà forse uscita dal tempio?”.
Mi domandai, mentre m’incamminavo verso l’uscita, ma con mio sommo stupore non la vidi. Rimasi lì in piedi per svariati minuti, quando socchiusi gli occhi e mi trovai a ridere ironica.
“Ho avuto un’allucinazione”.
Mi dissi voltandomi. Era tempo di tornare dal gruppo che intanto stava uscendo dal lato sinistro del tempio.
“Sta attenta figlia mia”.
Un sussurro nel vento. Mi voltai di colpo, ma non vidi nulla solo il sole che lento scendeva verso l’orizzonte.
Di chi era quella voce? Perché quella raccomandazione?
Scossi di più il capo dandomi della pazza.
“Il caldo afoso di oggi mi fa avere delle forti allucinazioni”.
E veloce ritornai nel gruppo.



Continua…

     


                     





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