FanFiction City Hunter | Per odio e per amore di Fool | FanFiction Zone

 

  Per odio e per amore

         

 

  

  

  

  

Per odio e per amore ●●●●○ (Letta 9397 volte)

di Fool 

21 capitoli (conclusa) - 106 commenti - 19 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaCity Hunter

Genere:

Avventura - Drammatico - Romantico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Una visita inaspettata 

Una nuova missione coinvolgerà Ryo e Kaori in modo personale... In che modo cambierà i loro rapporti? A dire il vero non lo so nemmeno io, non ho la più vaga idea di che piega prenderà la storia.. Tutto verrà da sé.. O almeno spero!! Ad ogni modo: Ryo,


  

CAPITOLO 1 : UNA VISITA INASPETTATA



Kaori era già sveglia da un po’, si era alzata, e come ogni mattina, dopo aver fatto la doccia, era tornata in camera per rivestirsi.

-Una tranquilla giornata di maggio- pensò, stando ferma di fronte all’armadio aperto, come se questa constatazione potesse aiutarla nella scelta dei vestiti da indossare.

Tutte le mattine si compiva lo stesso rito, per un attimo sfogliava con gli occhi i suoi abiti più carini, quelli che non indossava mai, e il suo pensiero era sempre quello: la vita che aveva scelto di fare, la decisione di essere una sweeper… Non le permettevano di indossare quei vestiti che le avrebbero dato sembianze più femminili, quelle stesse sembianze che ogni giorno era costretta a reprimere. Eppure a volte le capitava di guardare sognante le altre ragazze della sua età, che passeggiavano dando braccetto ad un’amica, che ridevano spensierate, forse parlando di qualche bel ragazzo, sempre ben vestite e truccate, mentre tra le strade del quartiere si fermavano ad ogni vetrina, indecise se comprare questo o quell’abito. Come le sarebbe piaciuto essere come loro… Ma… C’era un motivo, più forte del desiderio di essere una ragazza normale, che ogni giorno la convinceva che la scelta che aveva fatto era quella giusta, quel motivo che si ripeteva nella sua testa incessantemente e che le faceva capire che non sarebbe mai stata felice se avesse deciso di cambiare vita… Quel motivo… Ryo.

E come ogni mattina di fronte a questi pensieri scrollò la testa, pensò che dopo tutto era felice così, proprio così. E che anzi, forse quella mattina si sentiva anche più di buonumore del solito. Così ritornò con lo sguardo a quei vestiti seminascosti nell’armadio e sorridendo ne scelse uno bianco, che disegnava morbide pieghe, cadendo appena appoggiato sulle spalle e leggermente più affiancato solo in vita. Decise di appuntarsi una spilla a forma di rosa. E guardandosi compiaciuta allo specchio pensò: -Chissà, forse così per una volta potrei anche piacergli….-

Arrossì per un attimo, quindi all’improvviso girò lo sguardo verso l’orologio, notò con disappunto che aveva perso fin troppo tempo nei suoi pensieri e si precipitò di corsa in cucina, con l’intento di preparare per Ryo una colazione speciale.

“Gli preparerò i suoi piatti preferiti. Non potrà non essere soddisfatto” e si mise d’impegno a lavorare tra i fornelli, pensando con gioia che il suo compagno forse, per una volta, avrebbe evitato di lamentarsi di lei e del suo cibo.

Improvvisamente qualcuno suonò alla porta. -Vuoi vedere che è quell’approfittatrice di Saeko?? Chissà che vorrà stavolta…- e con sguardo misto tra rassegnazione e preoccupazione, si diresse verso la porta.

Quando la aprì, la sua espressione mutò in sorpresa: una donna, altissima, snella sì, ma con curve morbide e molto ben pronunciate, appena nascoste da un tailleur grigio scuro, il viso in parte celato dagli occhiali da sole, i lineamenti del volto precisi e raffinati e i capelli, di un bellissimo biondo cenere, elegantemente raccolti sulla nuca in un elaborato chignon ; la carnagione pallida, messa ancor più in risalto da un rossetto rosso scarlatto che le disegnava perfettamente le labbra, non troppo carnose e neppure sottili. In mano una valigia che portava ancora attaccati i cartellini dell’aeroporto, un po’ appoggiata alle gambe, snelle e lunghissime, perfettamente ferme nonostante le scarpe con i tacchi alti.

Lo sguardo interrogativo e affascinato di Kaori tornò al viso dell’estranea: “Buongiorno! Sono Sophia Geller. Abita ancora qui Ryo, vero?”

-ANCORA????! RYO????!- Kaori stette per qualche secondo come pietrificata di fronte alla nuova arrivata, continuando a ripetersi mentalmente le parole che aveva appena sentito. -Se lo chiama per nome e sa dove abita, allora deve conoscerlo- pensava.

Poi si sciolse dai suoi ragionamenti e rivolgendosi a Sophia cercò di dimostrarsi il più cordiale possibile: “Piacere, io sono Kaori Makimura, la socia di Ryo. Quello sfaticato sta ancora dormendo, ma adesso lo vado a svegliare. Accomodati pure, Sophia. Se non hai ancora fatto colazione puoi unirti a noi”.

Sophia rispose con un sorriso riconoscente e varcò la porta d’ingresso “Immaginavo che stesse ancora dormendo. Non è cambiato affatto”.

Queste ultime parole colpirono Kaori ancor più che le precedenti: allora era proprio vero, non era stata una sua idea! Quella donna non solo doveva aver conosciuto Ryo, ma anche molto bene, per sapere quali erano le sue abitudini. Lo sguardo di Kaori si era incupito per un attimo, come se avvertisse la presenza di Sophia come una minaccia. Non si sapeva ben spiegare cosa fosse, ma sentiva in fondo al cuore un pensiero triste che iniziava a farsi strada a poco a poco.

-Basta, non è il caso che faccia tutte queste congetture. Sicuramente tra poco ne saprò di più- disse tra sé e sé, quindi sorrise a Sophia per congedarsi momentaneamente e si diresse su per le scale. Spalancò la porta di Ryo: come al solito quel fannullone era ancora nel mondo dei sogni, nonostante il sole già alto passasse attraverso i vetri e andasse a posare i suoi raggi sul cuscino, proprio sul suo volto.

“SAAEEKOO TESOOROOO…Perché non mi paghi una volta per tutte con un bel mokkori??” stava parlando nel sonno e intanto abbracciava stretto un cuscino, cercando di sbaciucchiarlo.

“RAZZA DI DEPRAVATO PERDIGIORNOOOOO! TE LO DO IO IL MOKKORIIIIIII!”

Ryo aveva socchiuso gli occhi, svegliato dalle urla della socia, appena in tempo per vedersi recapitare dritto sulla testa un martellone da 500 t e trovarsi direttamente catapultato giù dal letto.

“Hey Kaori ma cos’ho fatto?? Possibile che tu non sia capace di svegliarmi in un modo un po’ più dolce?!”

“Smettila di piagnucolare e vieni di sotto. C’è una visita per te”

Kaori uscì dalla stanza e tornò in cucina, dove Sophia era rimasta ad aspettarla. Si era tolta gli occhiali da sole nel frattempo e fu così che Kaori potè ammirarla in tutta la sua bellezza: i suoi occhi erano di un colore così particolare.. Chiari sì, ma non affatto freddi e impenetrabili; al contrario un blu caldo che sembrava avvolgere chiunque li guardasse, quasi ad esercitare un’attrazione magnetica.

“Ho chiamato Ryo, dovrebbe scendere a momenti” Kaori volse lo sguardo verso il basso, si trovava a disagio a guardare la ragazza, quasi a sentire di non poter competere con una donna così bella. Competere… Kaori nel profondo del suo cuore sperava che non ce ne fosse stato bisogno, ma era sicura che, in caso contrario, non ce l’avrebbe mai fatta, non con un’avversaria del genere.

Fu distolta dai suoi pensieri da uno sbadiglio di Ryo che stava scendendo le scale.

“Ryo!!! Perché diamine non ti sei vestito?? Eppure ti avevo detto che avevamo un’ospite… Ti pare il caso di scendere in mutande??”

“Ah non preoccuparti Kaori, ci sono abituata!” disse Sophia con aria divertita.

Kaori era sempre più interdetta dalle parole della donna. Per tre volte aveva parlato e per tre volte aveva rimarcato il fatto che conosceva Ryo molto bene, molto meglio di quanto la stessa Kaori potesse pensare. Tuttavia, prima di fare domande, Kaori decise di aspettare e di vedere quale sarebbe stato il comportamento del suo socio verso la straniera. E l’attesa non fu lunga.

“SOOPHIAAAAA DOLCEZZAAAA! AL PICCOLO RYO SEI MANCATA COSI’ TANTO… PERCHE’ NON TI FAI ABBRACCIARE A DOVERE?!?!”

Ryo era rimasto visibilmente scosso alla vista della donna. Ma accortosi degli occhi indagatori di Kaori posati su di lui, aveva deciso che, almeno per il momento, la cosa migliore era evitare che lei potesse capire tutto. Avrebbe preso tempo e ragionato sul da farsi, intanto però era importante nascondere le proprie emozioni, così aveva tramutato la sua espressione stupita nel solito sguardo famelico di circostanza e improvvisamente si era lanciato a tutta forza verso la straniera. E ad un tratto un martellone da 800 t lo spiaccicò sul muro del lato opposto della stanza.

“Sarà meglio che raffreddi i tuoi bollenti spiriti e che vada di sopra a vestirti……” Kaori fissava Ryo con uno sguardo talmente minaccioso che questi non potè far altro che seguire il suggerimento della socia, suo malincuore.

Così mentre risaliva le scale, salutava con la manina Sophia “Aspettami, torno subito. Come vedi vivo con questa specie di mastino che non fa altro che….”

“MASTINO A CHI?!?! BRUTTO DEFICIENTEEEEE!” E Kaori tirò un martello sulle scale, ma Ryo fu più veloce e sparì al piano di sopra prima che l’arma potesse raggiungerlo.



Ryo ridiscese le scale. I soliti vestiti, la solita camminata.. Eppure… Eppure c’era qualcosa di diverso in lui. Mentre scendeva le scale, mentre si avvicinava alla cucina, mentre prendeva posto al tavolo; per tutto il tempo non aveva mai tolto gli occhi di dosso alla nuova arrivata. E non era quel solito sguardo da maniaco, non erano quegli occhi assatanati, non quella bocca che sbavava di fronte alle curve di qualche bella cliente. Il suo sguardo era serio, profondo, intenso. Era come se i suoi occhi volessero parlare, esprimere tutti i pensieri che in quel momento affollavano la sua testa e che non riuscivano ad uscire. Ordine. C’era bisogno di fare ordine mentale prima di dire qualcosa. Ci pensò Sophia a sbloccare la situazione.

“Ryo… E’ da così tanto tempo che non ci vediamo! Noto che non sei cambiato affatto, stai benissimo”

“Anche tu Sophia, forse… Forse stai anche meglio di allora”

Gli sguardi dei due si intrecciavano ed era come se invece che quelle poche battute, un intero dialogo si fosse stabilito tra loro, un dialogo basato su ricordi lontani, su memorie comuni.

Kaori notò subito che tra i due si era creata una certa, strana atmosfera. Finora era riuscita a vincere la gelosia e la curiosità, anche di fronte alle precedenti esternazioni di Sophia, ma ora sentiva che stava diventando troppo, il modo in cui si sorridevano, il modo in cui si guardavano… Un’infinità di domande le passavano per la testa in quel momento, e come al solito sentiva quel senso di fastidio allo stomaco, quella sensazione che provava ogni volta che si rendeva conto che lei, in fondo, di Ryo sapeva ben poco. Certo, quegli anni trascorsi insieme non erano stati cosa da niente, aveva fiducia in lui, conosceva ormai tutti gli aspetti del suo carattere, i suoi pregi e i suoi difetti, aveva imparato ad adattarsi alle sue abitudini di vita, a tollerare i suoi sgarbi e a gioire delle piccole manifestazioni d’affetto che, ogni tanto, anche lui le offriva, così che a poco a poco le era sembrato di iniziare a far parte del suo mondo, di rivestire una parte, anche se ancora non sapeva bene quale, nella sua vita. Eppure questa consolazione vacillava ogni volta che era costretta a riconoscere che era all’oscuro di molti episodi del passato di Ryo. E’ vero, le era stato raccontato qualcosa, sapeva della sua infanzia, degli orrori che aveva dovuto vivere, il tipo di vita che aveva condotto fino a che non si erano messi in società. Ma pensava sempre con nostalgia a tutti quei momenti, quei comuni episodi di cui non aveva potuto essere partecipe e di cui neppure aveva mai saputo. E al pensiero che invece ci fosse stato qualcun altro o, ancor peggio, qualcun’altra che invece avesse condiviso con lui qualche stralcio di vita e qualche attimo di intimità, la gelosia e il rammarico prendevano il sopravvento.

Così non riuscì più a frenare il suo istinto e con un tono un po’ acido si rivolse ai due: “Scusate l’interruzione, ma si dà il caso che ci sia anch’io qui. Vi dispiacerebbe tanto farmi capire?”

Fu Sophia a rispondere: “Certo, scusaci. Vedi io sono originaria dal Karbekistan (che ovviamente non esiste, NdF), un piccolissimo stato a sud della Russia e conosco Ryo perché sono…” ma non riuscì a finire la frase.

“Una mia vecchia amica” la interruppe Ryo con decisione, come a farle capire che quella sarebbe stata la risposta giusta da dare.

Kaori non sembrava convinta e continuava a squadrarli sospettosa, quasi a dire che quattro parole di risposta non erano sufficienti a giustificare l’atmosfera di confidenza e complicità che sembrava essersi instaurata tra loro e da cui lei si sentiva, ahimè, esclusa.

Mentre li guardava diffidente, subito non si accorse che il suo socio aveva approfittato di quel suo momento di distrazione per avvicinarsi a Sophia. Il solito sguardo da maniaco, la bocca protesa e le mani l’avevano quasi raggiunta, quando Kaori si riebbe dal suo mondo e si rese conto di cosa Ryo stesse facendo: “TUU…VERGOGNA DELLA NAZIONEEE…SEI UN MAIALE INTERNAZIONALEEEEE!!” e stava per scaricargli addosso un martellone “Punizione divina” quando si fermò improvvisamente: nella foga del momento aveva urtato una tazza posata sul tavolo, facendola ribaltare e il suo contenuto era andato a versarsi proprio sulla gonna di Sophia.

Kaori era molto imbarazzata, fece subito sparire la sua arma e si voltò verso l’ospite.

“Mi dispiace infinitamente Sophia, non l’ho fatto apposta, sono sempre così sbadata…”

“Ma dai non preoccuparti, può capitare a chiun..”

“Hai detto bene Kaori.. Sei la solita sbadata, non so come tu faccia ad essere sempre così incapace”

Kaori lo guardava esterrefatta, non era il solito rimprovero canzonatorio, Ryo aveva uno sguardo cattivo mentre parlava.

Lei cercò di giustificarsi : “Ma Ryo è stato un incidente, mi sono già scusata..” lui la interruppe:

“Dovresti approfittare della presenza di Sophia qui per imparare qualcosa una buona volta. Guarda lei, com’è elegante ed aggraziata…Lei sì che è una vera donna, non come te!”

Ryo aveva passato il segno: Kaori era impallidita. Continuava a domandarsi perché l’avesse trattata così, perché l’avesse non solo sgridata, ma anche umiliata di fronte ad un’altra. Sapeva che lui la considerava un maschiaccio, ma non pensava che si sarebbe rivolto a lei in quel modo, con quell’astio. L’aveva fatta sentire una buona a nulla, rimarcando la sua inferiorità, che peraltro lei già di suo provava, rispetto a Sophia.

Stava per mettersi a piangere, ma pensò che no, non avrebbe dovuto dargli quella soddisfazione. Così trattenne le lacrime e senza neanche rispondergli, si volse verso Sophia.

“Se vuoi raggiungermi di sopra, vado cercare un vestito pulito per te. Laverò io la tua gonna e scusami ancora” poi sentì di non farcela più a parlare, aveva un nodo stretto in gola che le toglieva il fiato, così corse al piano di sopra.

“Perché l’hai trattata in quel modo Ryo?? Non ti pare di aver esagerato? Per una sciocchezza del genere poi… Se avessi detto a me quelle cose ti avrei già piantato in asso da un pezzo!”

Ryo sorrise con tristezza, era proprio quello che sperava succedesse.

“Non ti preoccupare, c’è abituata. Vedrai che tra un’oretta le passerà”

Ma in cuor suo sapeva che non sarebbe stato così, che quella volta aveva calcato un po’ troppo la mano. E la consapevolezza di averlo fatto di proposito, con l’intento di farla stancare di lui, di far sì che una buona volta si decidesse a lasciarlo e a rifarsi una vita, non serviva a farlo sentire meglio. -Come vorrei che tu sapessi…- pensò.

Kaori intanto era al piano di sopra, in camera sua. Aprì l’armadio meccanicamente. Il suo pensiero era altrove. Ma perché si ostinava a trattarla così male? Lei si sforzava sempre di essere carina con lui, nonostante solo raramente lui ricambiasse le sue gentilezze. E quella mattina addirittura aveva preparato una colazione speciale, aveva indossato un abito diverso per farsi carina, apposta per lui… Avvertì la presenza di Sophia sulla porta e si voltò

“Mi dispiace molto Kaori, mi sento in colpa. E’ stata solo una stupidaggine, non avrebbe dovuto degenerare così. Ryo è stato davvero un cafone, non so proprio come tu faccia a sopportarlo”

“Non devi preoccuparti, tu non hai nessuna responsabilità. Ad ogni modo sono abituata alle sfuriate di Ryo, e comunque ha ragione, sono sempre maldestra e dovrei davvero prendere esempio da te, che sei così elegante e femminile… Non sai quanto ti invidio” disse sospirando triste.

Poi si rivoltò verso il guardaroba e prese proprio uno dei vestiti più carini tra cui aveva scelto il suo per la giornata: “Ecco, questo dovrebbe andarti di misura. E poi… Sicuramente starà molto meglio a te”

E dopo averle porto l’abito, senza aggiungere una parola uscì dalla stanza. Scese le scale, Ryo era ancora nella stessa posizione in cui l’aveva lasciato.

Non tentò di scusarsi, non alzò neppure gli occhi su di lei.

Lo guardò per un istante, poi di nuovo quel nodo in gola. E senza dire nulla uscì di casa.

     


                     





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