FanFiction God Child | Come Sopravvivere Agli Incubi di Harriet | FanFiction Zone

 

  Come Sopravvivere Agli Incubi

         

 

  

  

  

  

Come Sopravvivere Agli Incubi ●●●●○ (Letta 1106 volte)

di Harriet 

1 capitolo (conclusa) - 1 commento - 1 seguace - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaGod Child

Genere:

Umoristico - Altro

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo unico 

Notti tormentate dagli incubi? L'unico rimedio è avere molta pazienza...e una persona che ti conosce bene e ti sopporta sempre...


  

COME SOPRAVVIVERE AGLI INCUBI

I – Incubi&bicchieri

Si sollevò dal letto di scatto, ansimando, e stringendo con forza il lenzuolo, come per trovare un appiglio.
Lasciò che il terrore si sciogliesse lentamente, che il cuore riprendesse il battito normale, che ogni resto del sogno svanisse e lo liberasse.
“Questo sogno…”
Con tutte le cose che vedeva ogni giorno, con tutta l’oscurità che affrontava e a volte sfidava, con tutta la malvagità del cuore umano che aveva sperimentato e che continuava ad incontrare nelle sue peregrinazioni e nelle sue uscite…Come aveva potuto farsi spaventare da un banale incubo?
Neanche fosse stato un sogno che ricordasse un evento reale! Nessuna traccia del suo passato, nessun volto conosciuto…Un semplice, stupidissimo sogno denso di sangue e grida. Niente di più.
Cose così…Sinceramente non lo spaventavano più da un bel po’. Ne vedeva in quantità. Era la sua maledizione, no? Portare morte e rovina dovunque andasse. Se morte e rovina lo seguivano sempre, come le più fedeli delle dame, com’era possibile che quell’incubo lo avesse angosciato tanto?
Decise di non pensarci affatto. Si distese di nuovo, cercando di sistemarsi le coperte e trovare una posizione comoda.
Ma non riuscì a riprendere sonno. Quelle sciocche immagini, più stupide di una stupida storiella di paura per spaventare i bambini, tornavano a inquietarlo.
Infine si alzò. Si infilò in fretta una vestaglia e decise di andare a bere un po’ d’acqua. Così, per fare qualcosa…Magari dopo avrebbe ripreso sonno.
“E stai attento che dietro qualche angolo non si nasconda un fantasma armato di ascia…”
Rise, a quel pensiero. Era proprio uno stupido, a quanto pareva…

Entrò in cucina, e chiuse la porta. Era un territorio sconosciuto, per lui, quel luogo, e gli risvegliava sempre molta curiosità. In un attimo vide dove si trovavano le brocche d’acqua. Ora doveva cercare i bicchieri…
Dopo aver aperto cinque sportelli, senza trovare ciò che cercava, ed aver abbondantemente e poco signorilmente imprecato contro i bicchieri introvabili, aprì il sesto sportello con una certa malagrazia.
Dall’altra parte c’erano dei recipienti di metallo, accatastati. Che ebbero la bella idea di precipitare a terra, con un frastuono incredibile.
Cain lanciò un urlo, e si ritrasse, esprimendo poi il suo disappunto con altre colorite parole.
Un attimo dopo sentì trambusto, nel corridoio, e una voce che diceva agli altri che ci avrebbe pensato lui, e subito dopo la porta si spalancò.
- Signor Cain!-
- Riff…-
Sentì una vampata di calore colorargli il viso, e si ritrasse, voltandosi e iniziando a raccogliere i recipienti.
- Cosa voleva fare?-
- Volevo solo prendere da bere, ma non sapevo dove sono i bicchieri.- borbottò il ragazzo.
Riff si affacciò fuori dalla stanza, rassicurando gli altri domestici che andava tutto bene. Poi rientrò e chiuse la porta.
- Lasci fare a me. Si sieda e le porterò da bere subito.-
Naturalmente Cain fu molto lieto di accettare. Si sedette, e prese a fissare i movimenti di Riff, qualcosa di conosciuto e rassicurante…
Perché aveva bisogno di essere rassicurato?
Perché evidentemente a certe cose non ci si abitua mai, e basta un incubo per precipitarci nel terrore…
- Si sente bene?-
- Certo. Avevo solo sete.-
- Perché non mi ha svegliato?-
- Per un semplice bicchier d’acqua?-
- Io gliel’avrei portato volentieri!-
- Lo so.-
Riff richiuse lo sportello, e in breve gli portò da bere.
- Sa, signor Cain. In fondo sono felice che mi abbia svegliato. Stavo facendo un sogno inquietante.- disse il maggiordomo. Cain posò il bicchiere e lo guardò negli occhi.
Era vero?
Oppure, ancora una volta, Riff era un passo avanti e lui e aveva capito cos’era successo veramente a Cain?
Forse stava dormendo bene. Ma aveva capito che era lui, ad aver avuto un incubo, e che era troppo orgoglioso per ammetterlo, e in quel modo cercava di farlo parlare.
Un moto di gratitudine lo ricolmò, e si sentì quasi in colpa per averlo svegliato con la sua goffaggine.
- Neanche io ho fatto un sogno granché piacevole, Riff.- rispose, sollevato, finalmente sorridendo.


II – I giochi di Cain

- Dov’è il signor Cain?-
- E’ di là con suo padre.-
Cosa? Con suo padre?
Ma il signor Cain non è più un bambino, e suo padre è morto…O dovrebbe esserlo…E allora, com’è possibile che sia qui?
- Non ricordi? Suo padre è vivo.-
Ah, sì…Ma che vuol dire che il signor Cain è con lui?
Lui non deve avvicinarsi!
- Riff, dove vai? Non potrai mai raggiungerli.-
- E perché?-
- Perché sono dall’altra parte della casa. Nel mezzo alla casa c’è la voragine, non te lo ricordi?-
- Ma…ma loro come sono passati?-
- Loro possono.-
E io no. Ma io devo andare!
- Ah, se vuoi sperimentare la voragine, fa pure…-
- Ma…ma i servi, non mi aiuteranno?-
- Quali servi? Sei rimasto solo tu.-
Io devo andare, devo andare…Ma non posso! C’è una voragine in mezzo alla casa, ma non posso lasciarlo, io devo…io…

- No!-
No, non c’era nessuna voragine, e i servi erano quasi cento, e il padre del signor Cain si nascondeva da qualche parte, a Londra. E soprattutto, il signor Cain dormiva nella sua stanza, tranquillo, almeno lui.
Riff trasse un lungo respiro, cercando di calmarsi. Un semplice incubo. Vivido e cattivo, come tutti gli incubi del mondo.
Ah, tutta colpa di quella dannata ferita! Se il signor Cain fosse stato più attento…E invece, no, lavorava con la solita noncuranza, e aveva finito per rompere quella fialetta, spargendo a terra il veleno che aveva contenuto, e si era fatto un taglio alla mano. E aveva riso, alla preoccupazione di Riff. Insomma, figuriamoci se si sarebbe avvelenato per una cosa tanto stupida! Non c’era da preoccuparsi. In due giorni non avrebbe avuto più nulla.
Ma Riff non era molto convinto, e se si era sforzato di nascondere la preoccupazione, di notte questa emergeva di nuovo.
Decise che pensarci ancora avrebbe soltanto allontanato di più il sonno. E lui doveva dormire. Non poteva permettersi di essere stanco. Visto che ultimamente, nelle sue giornate, c’erano più coltelli da evitare che scarpe da allacciare.
Finalmente trovò la posizione giusta, chiuse gli occhi e tentò di scivolare nel sonno…
E la porta si spalancò.
- Riff!-
Meno di un secondo dopo era sceso dal letto.
- Signor Cain! Sta bene?-
- Scusami se ti sveglio. E’ che…Beh, insomma, la ferita mi fa un po’ male e volevo che le dessi un’occhiata.-
Oh, sì. Nel linguaggio di Cain “un po’ male” voleva dire che non riusciva a dormire dal dolore. Riff impallidì, e gli fece cenno di seguirlo.
Lo condusse nella stanza accanto alla sua, che teneva come un piccolo studio medico per sé, per aiutare chi ne avesse bisogno, nella casa. Fece sedere Cain e gli sfasciò la mano.
- Signor Cain, ho paura che quel veleno le abbia fatto infezione! Ma lei è sicuro che…-
- Che non morirò tra i tormenti? Oh, Riff, perché non ti fidi? Non è una pozione che provoca la morte.-
- E allora che cos’è?-
- Un esperimento.- borbottò il ragazzo, restio a parlare dei suoi spregiudicati pasticci con sostanze non proprio innocue.
- Signor Cain, temo di dover fare uscire il sangue infetto dalla ferita. Mi dispiace.-
- Riff, non essere ridicolo. Non mi metterò a piangere. Muoviti. Voglio tornare a dormire.-
Il maggiordomo annuì e procedette. Non poté evitare di sentirsi male all’espressione di dolore di Cain. Non poteva sopportare di vederlo soffrire, in nessun caso, anche per una cosa semplice come quella.
In fretta lo medicò e lo fasciò di nuovo.
- Ora dovrebbe andare bene, signor Cain. Appena il dolore sarà passato, credo che potrà dormire in pace.-
- Grazie Riff.- rispose il ragazzo, sorridendo con gratitudine.
- Vuole che l’accompagni a letto?-
- Guarda che non mi perdo per i corridoi!-
- No, lo so, ma…-
- E non c’è l’assassino dei vicoli, ad aspettarmi dietro un angolo.-
- L’assassino dei vicoli?-
- Oh…beh…Deve essere qualcosa che ho sognato.- minimizzò il ragazzo. – Torna a letto anche tu, adesso.-
- Ha fatto un brutto sogno, signor Cain?-
- Ma no, dai. Vai a dormire.-
Inutile discutere. Riff aspettò che Cain fosse uscito dalla stanza, poi tornò a letto, sperando che la visita a sorpresa del suo padrone non fosse portatrice di nuovi brutti sogni.

A svegliarlo dall’incubo questa volta non fu la fine dell’incubo stesso, ma il grido che proveniva da una ben nota camera. Gettò via le coperte, e afferrò una vestaglia che si infilò mentre correva alla stanza di Cain.
- Signor Cain!-
Spalancò la porta, ed entrò, ansimando per la corsa.
- Riff…- mormorò il ragazzo, emergendo dalle coperte. – Stai bene?-
- Certo che sto bene! L’ho sentita gridare…-
- Oh. Solo un altro incubo. Niente di che. Scusami, stanotte ti procuro solo noie.-
- Ma non dica sciocchezze!- Entrò e raggiunse il letto dell’altro. – La mano?-
- Sto bene. Non mi fa più male. Dai, non angosciarti.-
Riff annuì. Non c’era molto da discutere, al solito.
- Comunque, mi chiami per qualsiasi cosa.-
- Certo.- rispose l’altro, e la sua voce suonò vagamente seccata. Come se volesse restare da solo. Riff uscì dalla stanza, domandandosi cosa gli fosse preso. Non sembra spaventato…Nemmeno triste per qualcosa.
Tornò a letto, e riuscì ad addormentarsi di nuovo.

- Basta!-
Dopo il terzo incubo, decise di abbandonare definitivamente il letto. Con rassegnazione accese un lume, riassettò la sua stanza e si vestì. Poi prese un libro e si sedette in poltrona, sperando che il mattino giungesse in fretta.
Questa volta fu un rumore inquietante, a farlo scattare in piedi e a farlo letteralmente volare verso la ben nota stanza. Come un tonfo di qualcosa che cade.
Afferrò il lume, si precipitò nella camera dell’altro, e accorse al letto di Cain. Il ragazzo era a terra, infagottato nel lenzuolo, e sembrava piuttosto seccato di essere in quella situazione. Una volta compreso che non c’era pericolo, Riff dovette lottare per trattenere un sorriso.
- Signor Cain, cos’è successo?-
- Niente.- borbottò l’altro, tentando di liberarsi dal lenzuolo, e peggiorando la situazione.
- Come mai è a terra?-
- Riff, non ti hanno mai insegnato che non si fanno domande imbarazzanti?- sbottò Cain. Riff nascose una risata in un colpo di tosse, cosa che Cain notò e che lo fece ancor più imbarazzare.
- Per favore, invece di ridere, aiutami!- gridò, cercando di risultare autoritario.
- Mi scusi, l’aiuto subito.- rispose Riff, ricomponendosi.
In breve il ragazzo era di nuovo libero. Si sedette sul letto, cercando di trovare un capo al groviglio delle sue coperte.
- Grazie. Sono a posto. Vai pure.-
- Ha fatto un altro incubo?-
- Beh, gli incubi non hanno mai ucciso nessuno.-
Riff si sedette accanto a lui.
- Signor Cain…Quella ferita deve averci preoccupati tutti e due più del normale. E’ tutta la notte che faccio brutti sogni anch’io.-
Cain si alzò dal letto, e se ci fosse stata più luce nella stanza, Riff avrebbe potuto vedere che era arrossito.
- No…ehm…Ecco…Non è quella.-
- Signor Cain, mi spiega cosa sta succedendo?
- Ecco…Hai presente la sostanza che si è sparsa a terra quando si è rotta la fiala?-
- Sì, ho presente.- rispose Riff, sconcertato. – Il suo “esperimento”.-
- Già. Ecco, si tratta una sostanza che dovrebbe provocare allucinazioni e incubi.-
- Che cosa?-
- A quanto pare funziona. Ci è bastato inalarla per esserne vittime. Però pensavo che avrebbe avuto effetto immediatamente, e non che si sarebbe manifestata durante il sonno. Forse è avvenuto perché la pozione è ancora troppo leggera, e ha funzionato solo quando la mente è più rilassata e meno vigile.-
Riff ebbe per un attimo la tentazione di dire qualcosa di non molto carino sulla maledetta abitudine del conte di giocare con tutto ciò che era pericoloso. Ma poi si trattenne, sentendosi in qualche modo sollevato: tutte le suggestioni di quella notte erano state provocate da un semplice intruglio di Cain!
- Senta, signor Cain, e quanto pensa che durerà questo effetto?-
- Erano così brutti, gli incubi?-
Riff ci pensò un attimo, e avvertì di nuovo quelle sensazioni…
- Decisamente.-
- Non ti preoccupare. Domani dovrebbe già essere passato del tutto.-
- Bene.-
Intanto un raggio pallido di luce si fece largo tra le tende ed entrò nella stanza, illuminando il viso serio di Riff e l’espressione vagamente imbarazzata di Cain.
- E’ l’alba, signor Cain. Vuole tentare di dormire ancora un po’?-
- No, grazie. Meglio di no.-
- E cosa pensa di fare, in giro per la casa a quest’ora?-
- Non lo so. Magari potremmo rimettere in ordine la stanza della mia collezione. Quando mi sono ferito, ieri, abbiamo lasciato tutto lì.-
- Va bene. L’aiuto a vestirsi.-
Riff aprì le tende, e la tenue luce rischiarò la stanza. Poi, quando Cain fu pronto, rifece in fretta il letto e si preparò a seguirlo. Si fermò sulla soglia, però, colto da un dubbio.
- Signor Cain. Ieri non abbiamo pulito nemmeno quella roba…Intendevo la vostra pozione degli incubi…che è caduta sul pavimento.-
- Hai ragione.- Cain rimase un attimo pensieroso, con un’espressione che sarebbe stata assolutamente divertente, in un’altra situazione. – Questo vuol dire che se la puliamo adesso, risentiremo ancora per una notte o due dell’effetto, probabilmente.-
Riff ebbe voglia di gridare. Invece sospirò, e scosse la testa.
- Ho capito.-
- Riff, se non vuoi, non sei obbligato a venire. Posso fare da me.-
- Non voglio sapere cosa combinerebbe da solo. E’ meglio che venga anch’io.-
- Ma domani notte avrai ancora incubi.-
- Magari domani notte potremmo decidere di non dormire affatto. Che so, potrei insegnarle a rammendare…O magari a preparare un pudding. Che ne dice?-
- Riff, da quando sei diventato spiritoso?- domandò Cain, ma sorrideva. Riff ricambiò il sorriso.
- Vivere con lei è una continua avventura, signor Cain. E a volte è anche molto divertente.-
A volte è anche dannatamente difficile. E doloroso. Ma non ci sono dubbi, va bene così.
Riff seguì il suo inseparabile padrone nel suo insolito e inquietante antro delle meraviglie.

Fine

Dedicata a due personcine grandiose:
- Ele, dopo tre notti di convivenza, tra insonnia, incubi e vicini di stanza rumorosi…E la sua presenza, preziosa in ogni situazione!
- Clov3r, in onore del suo compleanno!
Grazie grazie a chi ha letto e commentato anche l’altra ff su Cain&Co.
Ciao e grazie! ^___^
Harriet is here: yumemi@hotmail.it
O
http://harriet-yuuko.livejournal.com

     


                     





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