FanFiction 3x3 Occhi | WILD EYES di Kikkachan | FanFiction Zone

 

  WILD EYES

         

 

  

  

  

  

WILD EYES ●●●● (Letta 1182 volte)

di Kikkachan 

1 capitolo (conclusa) - 2 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e Manga3x3 Occhi

Genere:

Drammatico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo unico 

NOTA BENISSIMO!!! in realtà è ispirata a Banana Fish


  

(sono presente parti che sono un flusso di coscienza: non c'è punteggiatura perchè sono i pensieri dei personaggi)

WILD EYES

"Ho varcato gli Inferi per strugger
il mio spirito nel Lete insanguinato,
scarnificato or torno in superficie
a insudiciarmi di luce."
Ashlan Callenreese

Era una notte piovosa quella che stava passando sopra la sua testa, scivolando tra le nuvole grigie, insinuandosi fra gli anfratti del molo di Manhattan.
L' Hudson continuava a trascinarsi lento e stanco fino al mare, sporco e ferrigno, mentre la pioggia cadeva come tempera nera spremuta dal cielo.
Sul cemento della banchina 3, i suoi passi risuonavano sempre più incalzanti: correva.
Il respiro si era fatto affannoso e ora l' umidità bruciava la sua bocca asciutta intorpidendone i lati: sentiva le labbra ruvide, sentiva il soffocante, caldo abbraccio del woolrich e un goccia di sudore scivolarle lungo la schiena solleticando come una coccinella sul dorso della mano, poi un crampo ai muscoli delle gambe…da quanto tempo stava correndo in cerca di Ash? Aveva perlustrato tutti gli abituali luoghi di smercio ma niente. Le mancava solo quell' attracco. Dove poteva essersene andato?
Le tavole di legno inumidite del pontile scricchiolarono sotto il suo peso. Marce. Improvvisamente si sentì sprofondare, vide sotto i suoi piedi le acque melmose e tortuose avvicinarsi, poi il cielo nero…nero come tutto ciò che la circondava…si aggrappò a un pilastro in legno e miracolosamente riuscì a salvarsi da un non troppo salubre bagno. Doveva sbrigarsi: se quello che aveva detto il suo informatore era vero, Ash che avrebbe dovuto occuparsi dell' acquisto di un carico di armi per conto del grassone, in realtà avrebbe trovato ad aspettarlo praticamente l' intero corpo di polizia.
Se lo conosceva bene, Ash non si sarebbe certo opposto all' arresto: non solo perché sparava e si difendeva solo "da quei delinquenti della sua risma che gli mettevano i bastoni tra le ruote", ma anche perché gli sarebbe davvero piaciuto trovare il modo di incastrare quel bastardo del suo boss. In fondo, si sarebbe detto, la polizia non avrebbe potuto desiderare un informatore migliore del futuro erede di messier Dino Goldzine, colui che ha già cominciato a prendere il posto del padre adottivo…improvvisamente udì delle voci: sgattaiolò in un angolo dietro dei barili e li vide.

Un'altra dura giornata era finita per la Lince che ora tornava nella sua tana, l'attico al sedicesimo piano dell'Empire State Building, dove lo aspettava un letto morbido per riposarsi…incredibile che il capo di una banda di teppisti potesse permettersi un simile appartamento nel pieno centro di Manhattan, ma Ash non era un comune delinquentello: grazie alla sua abilità di cracker era riuscito a spostare sul proprio conto in banca il denaro del suo vecchio nemico Dino Goldzine…
Benché non fosse stata una cattiva giornata, sentiva come un peso opprimergli il petto: quella notte così nera gli aveva ricordato ancora una volta quella di solo due mesi prima. Aveva creduto che l' avrebbe persa per sempre, che non avrebbe più potuto stare con lei, mai più. Spuntata mentre concludeva la trattativa con quello yakuza, il "Tagliadita", mentre stava per controllare i fucili, era sbucata all'improvviso praticamente dietro le sue spalle, "la polizia, la polizia, Ash!". Era stata molto silenziosa, benché incauta, perché si era accorto di lei solo quando non avrebbe potuto fare niente. Una luce sfolgorante, un'esplosione fragorosa e una pioggia di proiettili si riversò loro contro. Chiuse gli occhi e si ritrovò a terra, illeso, le mani umide, appiccicose quasi. Sangue. Sangue. Il sangue di lei. Non ci aveva visto più. Aveva afferrato la Magnum e…
-salve, capo! Com'è andata con i cinesi?-
-good, good…adesso però sono stanco, apri: ne parliamo domattina-
-well, non c'è problema: buonanotte capo!-
La porta si spalancò e il ragazzo camminò nel buio proseguendo a tentoni. La luce della luna piena filtrava dai vetri e la vide. Indossava il suo pigiama, troppo grande per lei…le maniche le arrivavano a coprire le dita…il colletto le era scivolato giù fino quasi a svelarle a una spalla…accanto alla finestra spalancata mentre le tende si gonfiavano d'aria…ti amerò, baby…Bon Jovi cantava la sua canzone d'amore in sottofondo, piano quasi sussurrata…sempre oh baby sempre e comunque…in piedi, la schiena appoggiata e quegli occhi fissi nei suoi…sempre…
-alla fine sei arrivata-
Lei non rispose e Ash le si avvicinò dopo aver abbandonato la giacca su una sedia accanto al letto.
-beh, hai perso la lingua?-
Lei sorrise.
-non parlo, perché ieri ho esagerato nel farlo-
-don't care…- si sfilò la sua 357 Magnum e la piazzò sotto il cuscino.
-vedo che non hai cambiato le tue abitudini-
-per uno come me la prudenza non è mai troppa: tu invece probabilmente non lo fai più…meglio così- si buttò sul letto, supino. Un tempo era stato lui a insegnarle come sopravvivere a New York, nella sua New York.
-una birra? Sei molto stanco vedo…-
-sì grazie, ma non credere che non abbia capito il tuo obiettivo: la mia risposta è no-
-e quale sarebbe? -
Lo baciò sulla guancia morbida ma fredda: le notti invernali di New York sapevano essere gelide. Gli massaggiò le mani finché sotto la pelle non ricominciò a scorrere il calore, poi, mentre i suoi occhi la guardavano limpidi e distaccati, sentì le dita di Ash sulle guance e sui capelli…socchiuse le palpebre ma lui tornò ad abbassare le braccia e a guardare il soffitto con solo l'indifferenza espressa sul volto.
Lei si alzò e lanciò ad Ash la sua lattina.
-non sei venuta qui solo a salutare, right? Forse stai cercando di prenderti un'altro proiettile…magari in gola, invece che a una spalla come l'ultima volta…allora fu colpa mia: stavolta non ho intenzione di avere alcuna responsabilità a causa della tua stupida testardaggine!-
-Ash…-
-no, non voglio sapere niente, adesso lasciami guardare in pace il telegiornale-
-bene…se hai fame sul tavolo c'è un hamburger-
Entrò nella sua vecchia camera e chiuse la porta. Sentiva la voce squillante della giornalista in onda sulla CNN: pensare che in quel momento in cui gli era così vicina, si sentiva lontana da lui mille miglia.
Uscì dieci minuti dopo: Ash sembrava essersi addormentato.
Era così dolce e tenero con quelle braccia conserte e quell'espressione come corrucciata sul volto.
-che vuoi farne di me?-
La ragazza spense la televisione e lo coprì con il piumone: Ash aveva mangiato il suo hamburger. In silenzio, perché lei non se ne accorgesse.

-il prossimo carico di "dust" quando arriva?…come sarebbe a dire non sei sicuro?non ho voglia di sentire le tue patetiche scuse, spara…ecco così va meglio…dove? Ti pareva…niente, solo che odio l'umidità…anzi odio proprio il molo…-
-Ash?-
-senti, se mi hai detto una stronzata…ti servono entrambe le gambe, no? ecco appunto, see ya-
-ma si può sapere perché continui a fare il pusher? Nessuno ti costringe più a farlo. Ora gestisci l'"impresa", no?-
-ti ricordo che sono a capo di un almeno una cinquantina di kids, se io non lo fossi più, cosa succederebbe?-
-caspita sei diventato davvero un boss…perché quello sguardo stizzito? Scusami, non me ne sono resa conto…non ti piace essere chiamato così…ma è quello che stai diventando -
-lasciamo perdere: sto cercando di fare in modo che possano avere un futuro…non hanno mai fatto nulla di male, a parte qualche furto e qualche scippo, non voglio che seguano una strada analoga alla mia: quanti miei amici ho visto morire prima di riuscire a uscirne? "uscirne" che parolona…in fondo sono ancora qui-
lei si sedette: fissava il pavimento, seria.
-tempo fa…tempo fa ho sentito sulla NBC che eri morto…ti prego, Ash, lasciami finire…in un primo momento ho pensato di aver capito male, poi quando mi sono accorta che eri davvero tu, ho creduto di morire: avevo tante cose da dirti, da mostrarti e avrei voluto vederti almeno per un giorno, ancora un solo giorno sereno senza pensieri di alcun genere…come quando stavamo insieme…tu non hai idea, non hai la minima idea ti assicuro, del senso di sollievo e contemporaneamente di ansia che provai quando seppi che non era come avevo pensato, che avevano frainteso l' identità della vittima…dopo due settimane passate senza dormire praticamente, ho capito cosa ho sempre voluto fare…e ho capito che avrei dovuto farlo subito o avrei rischiato di perderti per sempre…per questo sono qui…perché…-
Ash fece per tapparsi le orecchie.
-adesso basta, non voglio sentire una parola di più: so cosa vuoi dirmi…ma per quanto tu possa amarmi, questo non può cambiare le cose! Tu sei in pericolo vicino a me e fino a che non ne sarò veramente uscito, non potrò avvicinarmi a te…-
-io voglio proteggerti-
lui si zittì.
-anch' io-
-lo so, Ash, lo so, non sono un'incosciente e so anche che sarò in pericolo, ma anche tu lo sei e voglio aiutarti…-
-…-
-Ash…- lui distolse lo sguardo.
-il fatto è che quando stavo con te, anche adesso che mi dici tutto questo, io mi sento…non solo per quello che ti è successo a causa mia…-
-tu meriti di essere felice come chiunque altro al tuo posto: se è di questo che ti senti colpevole, non hai ragione di esserlo…credi davvero che potrei voler bene a qualcuno che non lo meriti? Non è forse che vuoi sentirtelo dire? Ti voglio bene…io ti voglio sinceramente, profondamente, irrimediabilmente bene e tu non puoi farci niente, anche se lo volessi, perché io ho scelto te-
-se facessi ciò che ora voglio fare, ti seguirei ovunque e farei qualunque cosa tu volessi, ma purtroppo non posso permettere ai miei sentimenti di prendere il controllo…Skip, assicurati che si imbarchi sul prossimo volo per Los Angeles, questo è il biglietto: sapevo che mi sarebbe servito-
-non penserai che mi lasci trattare come una specie di pacco postale, spero! Questa è la seconda volta che decidi per me…se continuerai a credere di essere nel giusto, finirai per andare in contro alla rovina-
-ecco perché non voglio che tu stia sulla mia stessa barca quando affonderò…addio-
-anche Goldzine sa della mia esistenza-
Ash rimase impietrito.
-gliel' ho detto io…una lettera…ora non puoi più lasciarmi sola-
Ash alzò la mano e fu sul punto di colpirla.
-mi dispiace, ma mi ci hai costretta: il mio non è un capriccio, io non sono una mocciosa…tu mi stai veramente a cuore e non voglio vederti mentre ti rovini la vita…è vero siamo solo in due, ma separati saremmo ancora più soli…-
lui piegò le braccia in segno di resa e si lasciò cadere sulla poltrona perché aveva capito che nulla avrebbe potuto smuoverla, in quel momento meno che mai. Fece un cenno a Skip che si allontanò, chiudendo la porta. Lei gli si gettò al collo, baciandogli la guancia, poi lo abbracciò e chiuse gli occhi mentre sorrideva appoggiando il capo vicino al suo collo. Era strano. Benché non ci fosse nulla per la quale tranquillizzarsi, Ash si sentì più leggero.
-noi due, soli, contro la mafia corsa…ti rendi conto che è un suicidio?-
-forse, ma per te ne vale la pena-

-allora, accetti la scommessa?-
erano soli nello studio. Ash spazientito avrebbe voluto gridargli qualcosa dietro: era nervoso ma davanti a Goldzine si sentiva sempre così. Lo disgustava, non era mai riuscito ad abituarsi a lui nonostante lo conoscesse da quasi nove anni. Con quei baffetti , calvo e grasso, l'accento francese: non riusciva a immaginare niente di più schifoso.
-una scommessa del genere con te è semplicemente azzardata…-
-andiamo ci sarà pure qualcuno alla mia altezza che possa reggere a uno scontro con me! killer, ex-berretti verdi, vecchi militanti del KGB…giusto, Blanca…chi meglio di colui che mi ha addestrato potrebbe battermi?-
-è un rischio troppo alto: cosa me ne verrebbe in tasca dopo tutto? Tu sei già in mio pugno…-
-solo perché finora mi è convenuto-
il suo interlocutore si alzò e si verso un po' di brandy nel bicchiere quasi vuoto aggiungendovi del ghiaccio, ne offrì ad Ash che rifiutò, poi accese il suo sigaro lungo, scuro e puzzolente assaporandone ogni singola boccata.
-io metto in gioco il mio investimento più importante, ma tu?-
Ash abbassò gli occhi poi li fissò in quelli del vecchio.
-rinuncerò a metterti i bastoni fra le ruote-
-e non incontrerai più quella ragazza, vero?-
il ragazzo tacque e sorrise.
-Andiamo è una distrazione, una distrazione ripeto…lei non appartiene al tuo mondo…e francamente non so che abbia di speciale…-
-infatti non ha nulla di speciale-
-ti crederei se me lo dimostrassi! Comunque tu non sei fatto per questo genere di cose…saresti un'ottimo uomo d'affari se solo capissi che il destino ti ha dato un dono, la tua fenomenale intelligenza, e ti ha mostrato la strada…io sono la strada!-
-"uomini d'affari", è così che si chiamano adesso?È inutile che ci provi, non attacca…non sono più un bambino incapace di difendersi che non può che obbedire: tu mi hai dato i mezzi e i motivi per ribellarmi a te-
-smettila di fare il rinnegato! Tu hai cominciato a odiarmi solo per via di tuo fratello Griffin…-
-lascia in pace mio fratello…non sopporto che tu pronunci il suo nome…comunque il fatto che tu viva nella merda e che tu ci sia tagliato, non implica che lo sia anch' io-
Se avesse avuto la sua Magnum, Ash gli avrebbe fatto un buco in fronte per ossigenargli quel cervello perverso, anzi gli sarebbe bastata anche solo una matita per ammazzarlo come un cane, ma sapeva che Goldzine non era il tipo da non prendere le proprie precauzioni, probabilmente in quel momento era lui sotto tiro.
-metti sempre alla prova la mia pazienza, eh Ash? In fondo però ogni volta che si parla di te, perdi la calma…dovresti usare tutta quella energia in modi più utili-
-non "ogni volta che si parla di me", ogni volta che TU lo fai…-
-non alzare la voce- sibilò il vecchio.
-io metto in gioco la mia libertà, mi sembra una posta molto alta-
-considerando la tua indole, direi di sì…accetto. Accetto anche il tuo consiglio: Blanca è migliore persino di te…spero solo che non si abbandoni a sciocchi sentimentalismi nei tuoi confronti…ma no, dopotutto sarà d'accordo a tarparti le ali, perché anche lui sa come me che il tuo destino è quello che ti ho sempre prospettato…in fondo entrambi abbiamo in comune il forte interesse nei tuoi riguardi e anche il desiderio di vederti realizzato… -
-ti prego di risparmiarmi i tuoi paternalismi almeno…-Ash si alzò disgustato -ah, dimenticavo! In caso ti passi per la testa di tirarmi qualcuno dei tuoi tiri disonesti, ricordati che non è facile fregarmi e chi gioca con me finisce poi per scottarsi-
-e tu ricordati che le vendette trasversali a volte fanno più male di quelle fatte a noi stessi…-
il ragazzo lo guardò con occhi feroci.
-io non ricorrerò a trucchetti-
-ok, ok, calmati! Il testimone?-
-ah, beh, certo non credo che ci siano molti possibili candidati…che ne dici di Ikegami?-
-Ikegami? Vuoi dire il boss emergente della yakuza?-
-grazie a me il suo fratellino adorato, che due mesi fa mi ha sparato addosso, si è ritrovato un bel forellino in mezzo agli occhi e gli ha liberato il posto! Mi deve un favore, sai come sono questi musi gialli, ma è ancora in affari con te, giusto? Sai bene che io sono per la par condicio…-
-vedo che pensi proprio a tutto…quando?-
-diciamo un paio di giorni dopo l'arrivo di Sergei: niente artiglieria, chissà cosa combineremmo, o armi bianche o da fuoco, per il luogo, direi la vecchia raffineria di coca in periferia… -
-spazioso e soprattutto isolato, bene-
Ash aprì la porta, ma prima di uscire si girò, puntando il dito su Goldzine.
-ultimissima cosa: se vinco e non rispetti i patti continuando a darmi la caccia, non ti serviranno le tue guardie del corpo, non ti servirà cercare un luogo lontano, io ti inseguirò , ti scoverò e ti ridurrò in uno stato tale che mi implorerai di ammazzarti…buona notte-
chiuse l'uscio e se ne tornò a casa. Faceva proprio freddo quella sera.

-a quanto pare proprio non capisci che è inutile ogni resistenza: non credi che sia ormai troppo tardi per Ashlan?-
erano al secondo piano di un vecchio edificio fatiscente, in una stanza il cui grande finestrone mostrava quella che un tempo doveva essere stata una fabbrica: l'uomo fece girare la sedia su cui era stata legata con del nastro adesivo. Laggiù fra i calcinacci e la polvere due figure si fronteggiavano, immediatamente riconobbe i capelli biondi di Ash e tentò di liberarsi inutilmente.
-vuoi ucciderlo, fuckin' bastard!-
-che brutte parole in bocca a una ragazza, comunque non sono queste le mie intenzioni, bisogna che sia vivo per essermi utile: l' ho cresciuto unicamente allo scopo di farne una spietata macchina di morte, quindi saprà difendersi…l' incontro di oggi servirà soltanto a sottometterlo una volta per tutte-
-come hai potuto costringerlo a tutto questo?!- il vecchio rise.
-costringerlo? È venuto lui ha chiedermi di scommettere insieme a lui, anzi contro di lui! Sa bene che ho sempre avuto un debole per il gioco d'azzardo: anche se con lui ogni volta che si andava a Monte Carlo si vinceva sempre…hai presente il gioco delle cinque carte? Beh, non so francamente come facesse ma riusciva a calcolare quante e quali carte sarebbero uscire e puntava di conseguenza…se solo capisse che potrebbe avere il mondo ai suoi piedi…tuttavia oggi conterà solo la sua abilità con la pistola-
solo allora capì che quella volta Ash aveva intenzione di fare sul serio: determinato e sicuro, nemmeno lei sarebbe riuscita a convincerlo a non correre un tale rischio.
non limitarti a pensare come le cose dovrebbero andare ma impegnati a realizzarle…ha…mi hai ascoltato dopotutto spero che la fortuna resti accanto a te
-mi hai condotta qui per mostrarmi il duello?-
Goldzine tirò una spessa tenda rossa mentre la luce si accendeva.
-ti sbagli, per te ho altri piani, nello sfortunato caso che Ash possa vincere la scommessa…o no, non voglio ucciderti, non sono stupido, la cosa mi si ritorcerebbe contro: non sarò io ad allontanarti da lui, ma tu stessa…Gordon!-
la porta cigolò ed entrò uno del seguito di Goldzine portando con sé quello che sembrava un proiettore: lo sistemò in un angolo e lo collegò a una presa di corrente, mentre un'altro inseriva una bobina ai lati della macchina.
-immagino tu abbia già capito di che si tratta: quello che ti propongo è un'offerta che so non rifiuterai…quello che ti mostrerò, è ciò che Ash non avrebbe mai voluto che tu sapessi…ciò che mai ti racconterebbe-
voleva di spaventarla e in effetti sentiva qualcosa soffocarle lentamente e inesorabilmente i precordi.
-è un filmato che non dura più di cinque minuti…quello che vedrai è lui all'età di otto anni, sarà sicuramente più che sufficiente per farti capire ciò che voglio…un genere di film che ti assicuro ti farà sgranare gli occhi…credi di poter far parte della sua vita? Non sai nulla di lui e ora te lo dimostrerò: potrai distogliere lo sguardo, ma non tapparti le orecchie…-
uscì e spense la luce, ma prima di chiudere la porta sorrise, perché non sarebbe più riuscita a guardare in faccia Ash e se ne sarebbe andata per sempre dalla sua vita. Quando l'uscio si serrò, l'oscurità la avvolse, poi brutalmente sul muro comparve il primo fotogramma. Spalancò gli occhi. Terrorizzata. Era terrorizzata. Disgusto. Dolore. Pietà. Sgomento. Orrore. Tanto orrore. Sentimenti che immediati sorsero in lei. Un bambino biondo. Si rifiutò di riconoscerlo. Non poteva essere Ash.
Perché? è solo un bambino perché gli fate questo? Perché?

L'umida aria fredda gli impregnava le ossa, il grilletto sembrava ancora più gelido.
Sentiva i passi del suo avversario echeggiare sul cemento macchiato di pozzanghere, perfino il suo respiro calmo e rilassato. Lo vide. Avanzava con fare flemmatico.
Non era cambiato affatto dall'ultima volta che l' aveva visto, forse i capelli neri erano un po' più lunghi, ma negli occhi brillava la stessa luce: benché i suoi modi fossero assolutamente affabili, una persona attenta non avrebbe fatto fatica a notare che sotto quel cappotto di lana nascondeva certo qualcosa, che non indossava nessun profumo, che avanzava sempre con calma e circospezione…per quanto tentasse di nasconderlo, il suo lavoro influenzava il suo comportamento in modo inequivocabile.
Sapeva che un giorno si sarebbe dovuto scontrare con il suo Mentore e quell'incontro sapeva di fatale, improvvisamente ebbe l'impressione si stesse ripetendo qualcosa che ricordava di aver già vissuto e ne rimase sconcertato; sentiva il cuore battergli tanto forte e le vene pulsargli con tanta violenza da pensare che Sergei se ne sarebbe accorto, l'ansia gli bruciava dentro, stritolandogli le viscere e impedendogli di respirare, una sensazione che aveva dimenticato. Aveva paura. In fondo in fondo la cosa non lo inquietò, non lo fece sentire oppresso come da un peso sulle spalle, anzi, si sentì vivo. Tanto tempo prima aveva imparato a non lasciare spazio a dubbi, incertezze, timori, nel tentativo disperato di sopravvivere: poco alla volta si era abituato a trovarsi sempre sul filo del rasoio, le notti che passava non erano più insonni per la paura di essere sorpreso nel sonno, una volta conquistato il rispetto dei membri della sua banda non era per lui nemmeno necessario preoccuparsi mentre si aggirava di notte nella pulsante New York…aveva imparato che nel suo ambiente l'importante era mascherare le proprie debolezze, dissimulare la paura e lui ci era riuscito così bene non solo aveva cancellato quelle ma anche tutte le altre sue emozioni. Solo quando si difendeva, uccideva, allora sentiva una forza selvaggia muoverlo, obbedendo ai suoi istinti: senza pensare, proteggeva la propria vita, benchè non ci tenesse. La rabbia e l' istinto ogni volta lo soccorrevano, l' orgoglio e la volontà di non piegarsi di fronte a niente e nessuno perché niente e nessuno era alla sua altezza…ma quello che ora si trovava davanti era l' unico da cui pensava che sarebbe stato ucciso. Blanca però avrebbe puntato a una spalla o a una gamba. Ash non lo avrebbe mai permesso. Non lo avrebbero mai catturato vivo. Per un attimo si era sentito come Ettore davanti ad Achille, ma non era scappato. In quel momento al contrario provò un senso di euforica eccitazione, quella timorosa trepidazione era mutata in euforica, titanica eccitazione: era giunto il momento, dopo un tanto straziante attendere, era giunto il momento!
-ero sicuro che non avrei dovuto aspettare troppo per trovarti avversario di messier Goldzine, in fondo lo avevo avvertito: i cuccioli di lince prima o poi cominciano a farsi le unghie…sei davvero cresciuto molto! Ora hai diciotto anni-
-tu invece sei invecchiato, pop- rispose sfoderando la Magnum.
Blanca sorrise amaramente.
-mi ero dimenticato di quanto fossi diretto!- si girò a guardare verso la finestra che dava sull' interno, ma qualcuno la oscurò improvvisamente -hanno fatto accomodare la tua amica-
-ne ero certo: mi ha seguito fin qui di nascosto e si è fatta scoprire-
-dunque è per lei che sei qui…non sei preoccupato?-
-ti sbagli, sono qui solo per me stesso, lei non ha bisogno di me…il grassone non le farà niente, gli serve solo per spaventarmi…come se servisse a qualcosa! Ikegami è qui?-
-all' altra finestra: tra poco si apriranno le danze- estrasse la propria arma.
-il tuo solito ferrovecchio, spiegami: funziona a carica o è il modello a vapore?-
-he he, vedrai che si farà valere-
Era notte oramai e la silenziosa luna piena rischiarava il luogo dove si sarebbero affrontati. Uno da una parte, uno dall' altra, entrambi coperti per metà di quella luce candida che filtrava dai vetri rotti, mentre l' altra rimaneva ambiguamente celata dall' oscurità più fitta e inquietante.
Pochi punti in cui nascondersi, mentre il buio era un' arma a doppio taglio: Ash già intuiva che avrebbero presto corso fuori dove la luna rifulgeva più splendente e solo allora il vero scontro sarebbe cominciato. Blanca sapeva, o meglio credeva di sapere, tutto di lui: certamente avrebbe evitato di incalzarlo e tenerlo sotto pressione, perché era in quei momenti che dava il massimo. Forse non ha torto mi comporto proprio come un animale in trappola che tenta in ogni modo una via di fuga senza esitazioni senza essere distratto dall' angoscia dalla paura oggi lotterò per qualcosa che vale ben più della vita per un animale come me tuttavia potrei perdere e non posso dimenticarmi la cosa più importante che mi resta a questo mondo
Si guardarono negli occhi e Blanca non lo riconobbe. Quello sguardo così sereno, quasi docile, era tanto insolito in lui che dubitò di avere davanti a sé Ash Lynx, la sua bambola assassina. Ma forse era lui a sbagliare: il suo sguardo poteva davvero essere sempre stato distante, distaccato, feroce?
Sembrò che Ash volesse chiedergli qualcosa, qualunque fosse stata non avrebbe potuto negargliela.
-se dovessi perdere, mi faresti un favore, in nome dei vecchi tempi?-

Infine la pellicola terminò. L' oscurità l' avvolse ma nei suoi occhi allucinati quelle immagini non smisero di susseguirsi. Le sue orecchie ronzavano, le sembrava che in esse rimbombassero ancora quei singulti abominevoli, strazianti gemiti e quel silenzio, quel silenzio agghiacciante, che la soffocava, che la stringeva in una morsa di angoscia, che ancor più la faceva tremare in quel ricordo, poiché esso acquistava voce che tonante riempiva quel silenzio, quel silenzio che tanto l' assordava.
Contrariamente a ciò che accade al risveglio da un sogno, che tanto più si tenta di ricordare quanto più labile sfugge alla memoria, più pensava a ciò che aveva visto più quel delirio si concretizzava, avrebbe potuto toccarlo. Era lì avvolto in quella bobina. Si alzò, ma tremante e cieca in quell' oscurità non riusciva ad avanzare. Strisciò lungo il muro e vacillando raggiunse la porta dalla quale una lama di luce giungeva a ferirle gli occhi, si voltò e vide il piedi dello sgabello su cui era appoggiato il proiettore. Lo voleva fare a pezzi, ma la forza che aveva era appena sufficiente a tenerla in piedi: era talmente disgustata che le avrebbe fatto orrore il solo sfiorarla.
Qualcuno spalancò l' uscio e lei ne rimase abbagliata. Una figura ansimante. I capelli chiarissimi. Una mano sulla spalla, che tese verso di lei, mentre l' altro braccio inerte pendeva lungo il suo fianco. Qualcosa di scuro e denso imbrattava le sue dita. Tentò di accarezzarla ma strinse l' aria fredda mentre lei indietreggiava per poi scivolare via, sfuggendo quanto più rapidamente poteva il suo sguardo. Non riusciva a sopportarlo, non riusciva a guardare negli occhi nessuno.
Lui rimase lì, accasciato, lasciandosi riscaldare dal suo stesso sangue. Quando qualcuno si avvicinò per fasciarlo, Ash non oppose alcuna resistenza, stordito e schiacciato dal peso di quello sguardo che non aveva potuto sostenere: ciò che lo distingueva da un morto era solo il cuore che palpitava, solo il respiro. Non si era neanche voltata, non aveva esitato, non aveva accettato le carezze che prima la facevano arrossire: gli era passata accanto come se non lo vedesse, come se si vergognasse di colui che aveva avuto accanto per tanto tempo. Non la odiava ma pensava che con lei sarebbe stato diverso, pensava che fosse lei la persona giusta, quella che lo avrebbe protetto, anche solo per poco.
Esiste esclusivamente una cosa peggiore del dolore, la speranza che lo precede.
Lui ne era stato completamente ingannato: come la morfina che protrae la vita del moribondo, senza la quale la morte è un desiderio senza remora, non riusciva più a pensare a qualcosa per cui valesse la pena resistere. Aveva vinto la sua libertà, ma aveva perso tutto il resto, in un attimo.
Cos'è la libertà se non si ha un posto in cui tornare senza un nido su cui riposare sono un uccello che maledice le sue ali
Odiò sé stesso con tutte le forze, provò disgusto per il proprio corpo come se sentisse se stesso immerso in viscido fango pronto a risucchiarlo…in lui riaffiorò la vergogna. Il bisogno di purificarsi. Strisciò la mano sul pavimento impolverato nel tentativo di sfregare via quel sangue che ora cominciava a rapprendersi. Una lunga scia rossa mentre i granelli di sabbia e polvere gli bruciavano la pelle. Era inquieto perché non serviva a farlo sentire meglio, avrebbe voluto liberarsi dalla gabbia del suo corpo che lo opprimeva, condannandolo a un' eterno senso di claustrofobica vertigine. Il sudore scivolava sulla sue pelle, mentre la fronte scottava. Sentiva le labbra secche e sofferenti, il naso impedito dalla polvere, le gambe roventi su un pavimento tanto gelido da ustionare, tutto questo senza la forza di reagire. Chiuse gli occhi, abbandonando il capo che trascinò con sé il resto del corpo. Inerte, inerme. Vide una luce bianchissima e una mano che stringeva la sua. Era lei. Non lasciarmi, non lasciare la mia mano. Quelle parole d' angoscia lo spaventarono. Si sentiva immerso in qualcosa di nero e pastoso come pece. Se l' avesse lasciata sarebbe caduta. Ha bisogno di me lei ha davvero bisogno di me. le sue dita scivolavano e non riusciva a tenerle strette. Cominciò a gridare e tentò di tendere l' altra mano, ma era troppo pesante da sollevare, quasi fosse legata al suo fianco. Inutile, era tutto inutile. Lei gli afferrò il polso con l' altra mano. D' un tratto la sua luce si allontanò, sotto di lui un baratro senza fine. Cadde. Non era lei però a cadere. Era lui. Non era riuscita a salvarlo e si copriva gli occhi con le mani. Guardami guardami io sono qui sono sempre stato qui perché ora è diverso cosa è cambiato hai forse visto qualcosa di me a cui avevi sempre cercato di fuggire ma è sempre stato qui dentro di me non tornerai più indietro chiunque cerchi di conoscermi si allontana da me ma non voglio rimanere solo non voglio la compagnia di me stesso mi fa schifo questo corpo quello che sono diventato mi fa schifo è tutto così confuso tutti sono così falsi così insignificanti ogni cosa è così vuota sono inquieto senza di te tu sai che volevo proteggerti da tutto ciò che sono dal mio abominio ma tu hai pensato che avresti potuto farcela mi chiedo cosa tu stia facendo immagino dove scapperai perché c' é un oceano tra noi e non so come attraversarlo vorrei sapere come ti senti perché sono perso senza di te hai preso tutto ciò che avevo tutto ciò che mi sosteneva questo dolore mi hai inferto questa voragine hai spalancato sotto di me eppure non riesco a odiarti tu sei ciò che non sono dunque non riuscirò mai a dimenticarti non riuscirò mai a scendere dalla croce a cui tu mi hai inchiodato il dolore che provo riuscirà mai a bruciare le mie colpe il coltello che mi dilania riuscirà mai a raschiare anche i miei peccati hai svegliato la mia coscienza sopita nel languore del male quella coscienza che di notte mi tormenta con incubi deliranti e quel bambino che i miei carnefici torturarono sepolto nel profondo della mia incoscienza ma ora risorge la vergogna e la paura e il disgusto e l' orrore da vittima ad assassino l' anima mia mi fece ingiusto contro di me giusto è bene che tu distolga lo sguardo un mostro sono un abominevole mostro la mia anima pozzo di putredine e miasma non guardarmi non guardarmi ma ti prego piangi almeno per me perché io non ci riesco non ci riesco e non so perchè

Si svegliò, spalancando in un secondo le palpebre: si trovava nella sua stanza, nella villa di Goldzine. La febbre si era molto abbassata e avrebbe potuto fuggire, ma non aveva un posto dove andare. Era ancora notte fonda, mezzanotte indicava l' orologio a pendolo. Ticchettava lentamente e il suo movimento ipnotico lo confondeva. La luce rasente della luna illuminava i suoi piedi coperti dalla trapunta di raso, il tappeto, la spessa porta in legno, barbagliava sullo specchio e si diffondeva in frammenti di luce sulle pareti. Dominava la tavola rotonda in mogano un enorme vaso in un' esplosione di glicini, rose e iris bianchi: avevano un profumo dolcissimo. Un regalo di pronta guarigione. Le sue ferite erano state disinfettate e bendate, la sua pelle pulita del sudore e avvolta in un sottile pigiama di seta lattescente, i suoi capelli pettinati e liberati dalla polvere. Goldzine cercava di raddolcirgli la pillola che gli aveva fatto ingoiare, tipico di lui, ma anche se non lo avesse fatto sarebbe comunque rimasto, perché in fondo aveva proprio visto giusto. Lei non appartiene al tuo mondo. Per quanto avesse sempre temuto che quel giorno arrivasse, per quanto avesse immaginato che sarebbe andata così, questo non lo aveva aiutato, non gli aveva fatto accettare quel rifiuto.
Tese la mano verso il bicchiere colmo d' acqua che gli era stato preparato, ma non riuscì a raggiungerlo, in compenso il bracciò gli dolse. Tentò ancora e quasi stava per cadere quando una mano lo resse.
Ash non riuscì a capire lì per lì chi fosse ma poi il suo profumo…
La finestra prima chiusa ora era spalancata e le tende gonfiandosi pareva respirassero tranquille, mentre il vento portava un fresco odore di gelsomino che si mescolava a quello dei fiori nel vaso.
Il secco stormire delle foglie aveva qualcosa di magico, rassicurante.
Tentò di parlare ma non sapeva cosa dire: sapeva che era solo un' allucinazione, un sogno.
Si tirò a sedere e raccolse le gambe in modo da poterle stringere fra le braccia, poi appoggiò il capo sulle ginocchia e attese che quella figura sparisse. Così fu. Non c' era nessuno in quella stanza, la sua era stata solo immaginazione.
Ma poi ricomparve. Dietro le sue spalle si sedette dove prima lui aveva appoggiata la schiena.
-I' m goin' crazy…-
lei appoggiò la propria mano sulla sua schiena, che al suo tocco prima tremò poi si rilassò. In controluce rispetto al fioco bagliore della luna, la sagoma nera di Ash scivolò poi si voltò verso la luce, per un attimo il viso ne fu illuminato: le spalle si fecero accarezzare da quella mano, si curvarono a nascondere qualcosa, il suo volto probabilmente…poi fremettero quasi per un singhiozzo, infine con la manica della camicia si sfregò gli occhi.
-sei venuta a sentire cosa ho da dire in mia difesa…ma come potrei replicare a ciò che io stesso penso?-
chiuse gli occhi. In quell' oscurità, ebbe l' impressione che così facendo neanche lei potesse vederlo.
-cosa ti hanno mostrato? La mia fedina penale? Le persone che ho ucciso? Dio, non so nemmeno quante sono…- improvvisamente capì. Spalancò gli occhi.
si contorse ancora di più, quasi volesse farsi tanto piccolo da scomparire. Sentiva gli occhi di lei fissi sulla sua schiena penetragli nella testa e leggerne i pensieri. Tremava. Sapeva cosa provava e la pietà era ancora peggio del disgusto. Non si rendeva conto che se avesse avuto un po' più compassione di se stesso invece di pensare come lo giudicassero dall' esterno, si sarebbe sentito meno solo.
Lei lo abbracciò in un attimo senza che il ragazzo potesse prevederlo e lo tirò a sé, con una mano afferrò la coperta e lo coprì. Ash sentiva il calore del suo corpo e il battere tranquillo del suo cuore: incrociò il suo sguardo e rimase sorpreso di fronte all' intensa tenerezza che essi riversavano su di lui. Aveva visto ciò che nascondeva dentro di sé, lo aveva visto in tutta la sua terribile pienezza, eppure era lì e quegli occhi erano quelli di sempre, anzi ancora più intensi.
-no…- era incapace di parlare.
-ora che siamo qui, mi sento scoppiare dalla felicità…mi sei mancato…lo so è passato solo un giorno…ma non posso stare lontana dalla mia piccola piccola lince!- disse stringendolo ancora più a sé - poi mormorò parole soavi che gli sfiorarono i timpani, accarezzando la sua mente.
-ripetilo- quel sussurro nelle sue orecchie era indicibilmente piacevole.
Svanì la morsa che lo soffocava e respirò più liberamente, sentì i muscoli rilassarsi e la testa smettere di fremere, palpitava il suo cuore leggero, il sangue nelle vene pulsava: stava talmente bene che accadde qualcosa di meraviglioso e inspiegabile la mattina dopo. Pianse.
Pianse perché sentiva una mano sulla sua spalla nel nero tunnel che era stato costretto a imbucare. Pianse perché ora non doveva più nascondersi. Pianse, perché quella notte era stata la prima dopo tanti anni trascorsa senza un incubo. E sognò la città e la notte che l' avvolgeva come quella calda coperta, come quel caldo abbraccio avvolgeva lui. Era come se fosse guarito da una lunghissima malattia e ora tornasse a vivere, confuso e felice.
E ripensò a quella metropoli, tante volte teatro di visioni angoscianti, che ora sembrava ridere, fare la pace e quando l' indomani aprì gli occhi Ash dopo le lacrime con sorriso disteso salutò essa che gli dava il bentornato per poi rivolgere lo sguardo alla Bella Addormentata che tutta la notte lo aveva tenuto fra le sue braccia. Non gli sembrava vero che stesse capitando proprio a lui e per un attimo temette che fosse tutto un sogno, che presto si sarebbe svegliato: temette che presto tutta la gioia sarebbe scomparsa e fu tentato di stringerla a sé per non lasciarla andare via, ma l' avrebbe destata e non voleva disturbarla. Fremeva immobile nel desiderio di sfiorarla almeno, tuttavia si tratteneva per imbarazzo, per premura, per pudore. A un certo punto non resistette più e, senza che lei si destasse, la baciò e la baciò di nuovo. Lei mosse il capo, sorrise leggermente, poi continuò il suo riposo.

Lentamente e con circospezione Ash si levò dal letto e indossò jeans e maglietta puliti; naturalmente gli avevano sottratto la Magnum, quindi dovette ricorrere al suo nascondiglio segreto, ricavato sotto la fodera della poltrona, anche se non gli erano mai piaciute le armi automatiche da dilettanti.
Aprì la porta proprio quando stava per entrare il cameriere con il vassoio della colazione; Ash lo allontanò portando il carrello al lato del letto dove lei ancora dormiva, poi tornò in corridoio chiudendo la porta dietro di sé; gironzolò per qualche minuto finchè non incrociò una persona che conosceva bene.
-salve, daddy-
Blanca fu stupito di sentirlo così di buon umore dopo quello che gli era accaduto, raramente l' aveva visto in uno stato di simile prostrazione fisica e psichica.
-salve, pischello-
-chiamami ancora così e ti uccido…-
-ok, ok, hai ragione! Alla fine ieri mi hai battuto: probabilmente è vero che sto invecchiando, eh già-
-chi credi di prendere per i fondelli? Era palese che non ti sei impegnato…sei il solito sentimentale!-
-in effetti se avessi vinto, avrei dovuto esaudire la tua richiesta-
-andiamo, mi conosci bene, non dirmi che non sapevi avrei preferito un colpo secco e poi in fondo, come dice Menandro: "on oi qeoi filousin, apoqneskein neos (n.d.a.:muor giovane colui che agli dei è caro)"!-
-tipico di te…dove stai andando se è lecito?-
-in garage c'è il mio regalo di compleanno e non ho l' ho ancora provata…-
-vai a fare un viaggio?-
-pensavo a Las Vegas-
-fantastico, gioco d' azzardo! Vai solo?-
-beh, non ho ancora chiesto a quella persona di venire, ma lo farò quando si sveglierà-
Blanca non capì sul momento poi però immaginò cosa fosse successo e si sentì sollevato dopotutto.
-capisco…-
-non sarai mica geloso?!-
-…no…-
-sicuro?-
-certo! Goldzine?-
-ho vinto la scommessa, no?-
-beh, da come lo dici sembra che tu ti illuda ti lasci andare via, salutandoti con un fazzolettino magari dopo averti dato la sua benedizione!-
-per prima cosa: bleah! Seconda cosa: non pretendo certo la sua benedizione-
-hai in mano qualcosa che possa chiudergli la bocca, allora-
-no, voglio farla finita una volta per tutte, ma per uscire dalla mafia ci sono solo tre modi: morire, fingere di morire, uccidere…il primo è piuttosto inutile, il secondo rischioso, il terzo sicuro e in questo caso farei un favore al mondo-
-senza la tua gun?- estrasse dalla fodera la sua Magnum, Ash sorrise e la afferrò.
-sarà l' ultima volta che la userò…molto meglio ammazzarlo con la pistola che lui mi ha regalato…melodrammatico, no? tu piuttosto dovresti impedirmelo!-
-ti sbagli, Messier mi ha appena pagato quindi puoi fare quello che ti pare: il mio contratto è concluso…mi chiedo solo perché tu non abbia preso questa decisione prima-
-non avevo le spalle coperte: ora invece mi sono messo d' accordo con Ikegami…penserà lui allo smantellamento della mafia corsa, è nel suo interesse-
-giusto, e siccome tu sei il successore di Goldzine potrai ereditare tutte le sue proprietà, ma…-
-non mi interessano i soldi: voglio solo farlo fuori e cambiare Stato-
-in Nevada però c'è la pena di morte-
-non ho mica detto di volermi stabilire lì-
-in effetti è famosa per i casinò e i matrimoni, non per altro! Hai intenzione di eliminarlo adesso?-
-no, questo pomeriggio all' attracco vicino al ponte di Brooklyn…- Blanca rimase sorpreso, chiedendosi cosa si sarebbe inventato per condurre Goldzine laggiù -…tu non mi hai visto, ok?-
-visto chi?-

quando aprì gli occhi non c' era nessuno in quella stanza: accanto a lei un carrello su cui si stagliava una meravigliosa brioches e un cappuccino dalla morbida schiuma. Era una mattina soleggiata, in cielo si rincorrevano poche nuvole bianche e spumose: si sentiva proprio serena. Quella notte aveva sentito sulla pelle delle sue mani le lacrime di Ash, piccole, lucenti, preziosissime: portò il palmo e baciò la pelle salata. L' aria fresca le aveva asciugate, esaurendone l' effimera vita. La gioia le riempiva il cuore e scorreva dentro di lei, dentro la testa ora leggera: si sentiva fortunata, un' eletta, perché aveva potuto vederlo piangere, questo significava che si fidava di lei. Goldzine aveva tentato di separarli ma non ci era riuscito, anzi le aveva dato la possibilità di mostrare ad Ash quanto lo amasse. Quelle lacrime erano sgorgate da una persona felice, che credeva nella concreta speranza di un futuro anche per lei. C' era qualcuno a quel mondo che aveva bisogno di lui, qualcuno che stimava la sua vita, la sua opinione, la sua anima come gemme inestimabili: lei era riuscita a dimostrarglielo.
Saltò giù dal letto e corse a prepararsi: si pettinò i capelli, rassettò i suoi vestiti un po' stropicciati e si precipitò verso la porta che però era chiusa dall' esterno. Era sicuramente stato Ash. Si affacciò con circospezione al balcone, strisciando, stando attenta a telecamere e guardie del giardino.
-non ci credo…perfino una Iacuzzi sul terrazzo della sua camera…certo che Goldzine non bada a spese quando si tratta di lui-
all' improvviso sentì una chiave scivolare nella toppa e corse a nascondersi, armandosi con un bicchiere che aveva scheggiato contro la spalliera del letto: appena la porta si aprì si gettò sull' avventore che rapido si sottrasse al suo tentativo di attacco e rispose afferrandola per i polsi e stringendola a sé in una morsa che però si allentò subito. Il bicchiere si infranse.
-vedo che Ash è stato un buon maestro per te-
-tu chi sei?- rispose dopo essere stata liberata, senza però rilassarsi.
-calmati- chiuse lentamente la porta dietro di sé -se urli, accorreranno qui: mi chiamo Sergei Blanca…-
-tu…- era molto diverso da come lei si aspettava fosse: un bell' uomo, sulla quarantina, elegante e distinto, gli occhi sottili e acuti.
-non sono venuto con intenzioni ostili, semplicemente volevo avvertirti che questa sera Ash verrà a prenderti-
-cosa?!-
-partirete per Las Vegas, ha già rimediato una macchina (e che macchina!) mentre per i soldi dice che saprai arrangiarti e che il computer si trova in un cassetto della scrivania-
-non capisco che sta succedendo-
-non lo intuisci? Ash ammazzerà Goldzine e scapperà, semplice-
lei rimase interdetta.
-come se riuscisse davvero a ucciderlo-
Blanca si appoggiò al tavolo.
-perché ne dubiti?-
-io non riuscirei a uccidere qualcuno che mi avesse torturato come lui…-
-credo di capire quello che vuoi dire, ma ti assicurò che Ash è disposto a tutto ed è fermamente deciso a…- gli occhi della ragazza fissavano il pavimento turbati da molte riflessioni: pensava a cosa avrebbe dovuto fare, era palese. Blanca sospirò.
-ti porterò da Ash- lei lo guardò negli occhi e sorrise ringranziandolo- ma devi promettermi di stare buona buona, ok?-
-d' accordo-
-l' hai detto troppo in fretta, chissà se mi posso fidare…ma chi me lo fa fare?!-
lei rise.
-aveva ragione Ash…sei proprio una brava persona-
-ssssshh…accidenti, se questa voce si diffondesse non lavorerei più! Avanti, vieni: la mia auto e fuori che ci aspetta-
-ma Ash come ha fatto ad uscire?-
-presto lo chiederai direttamente a lui-
le fece cenno di seguirlo e a passi svelti scivolarono nel corridoio e giù per le scale. Blanca distrasse le guardie e lei riuscì a sgattaiolare nell' abitacolo della BMW di Blanca dove si nascose con abilità.
Blanca la seguì e appena si trovarono fuori dalla villa si diresse verso il luogo in cui sapeva di trovare la Lince.
-da quanto vi conoscete?-
-alcuni mesi, perché?-
-volevo solo sapere quanto ci hai messo per riuscire dove io ho fallito…-

L' uomo scese dalla limousine e si incamminò verso la banchina: Ash lo stava aspettando.
I capelli biondi scompigliati dal vento, la gamba appoggiata a una di quelle sporgenze di ferro arrugginito usate per l' attracco, lo sguardo rivolto al mare scintillante alla luce di quel sole mattutino. Sembrava che migliaia di monete d' oro luccicassero sulla sua superficie, mentre le onde si infrangevano con suono sordo contro i pali di legno e il cemento della proda.
Enorme, rosso, maestoso si stagliava sullo sfondo in tutta la sua grandiosità il ponte di Brooklyn, tanto alto, visto dal basso, da sembrare una scala verso il paradiso.
All'eccheggiare dei suoi passi, il ragazzo si voltò e lo guardò nelle pupille con i suoi soliti distanti occhi di giada.
Goldzine licenziò le guardie del corpo che, dopo un po' di resistenza, si allontanarono a bordo della vettura. Non voleva mettere a disagio la Lince.
Ogni volta che lo osservava, lo trovava più bello e più simile a un dio che a un essere umano e ogni volta lo taceva, perché incapace di esprimerlo a parole, perché impossibile farlo.
Si era spesso chiesto cosa lo avesse spinto a salvare la vita di Ash tanti anni prima e l' unica risposta che aveva saputo trovare era stata quella che aveva sempre sospettato: -perché mentire a sé stessi?-Lo aveva completamente sedotto. Per lui avrebbe fatto qualunque cosa, ma non era mai riuscito a piegarlo, anche se forse quella sarebbe stata davvero la volta buona. Mai lo aveva visto in uno stato tanto pietoso come quello di due notti prima: si era sentito l' unico vero trionfatore e ormai assaporava il momento della resa della sua Lince, certo che dopo una simile esperienza avrebbe finalmente capitolato cedendo alla sua volontà.
-Ash!-
improvvisamente si trovò puntata alla fronte la Magnum che aveva sottratto personalmente al suo protetto. Non ne fu tanto sorpreso.
-scommetto che è stato Blanca-
-non dovresti preoccuparti di questo ora-
-cosa vuoi che faccia, honey?-
-prova ancora a chiamarmi così e…- caricò l' arma lentamente: il tamburo crepitò sinistro.
Si guardavano fissi negli occhi, ma stranamente il più nervoso sembrava Ash: appoggiò la corta canna della pistola sulla fronte di Goldzine per fargli sentire il freddo acciaio e l' odore acre di polvere da sparo, tremando leggermente.
-ti va di giocare un po' alla roulette russa? Non ti preoccupare, almeno una possibilità su sei ce l' hai…io ho provato due volte e sono ancora qui-
Premette il grilletto, ma il colpo andò a vuoto. Si sarebbe accorto della mancanza della pallottola se non avesse continuato a guardare fisso nelle pupille il vecchio. Nessuna reazione da parte di Goldzine e questo lo disturbava moltissimo.
-beh, che hai da guardare?- sibilò il ragazzo.
-tu non puoi riuscirci: guarda come stai tremando-
-perché non dovrei?-
-il tuo scopo è liberarti di me, ma credi che basti uccidermi?-
il suo sorriso spocchioso era davvero irritante.
Ash premette ancora il grilletto e ancora non accadde nulla.
-se bastasse uccidermi, lo avresti già fatto da tanto tempo, ma evidentemente dentro di te sai che non è la mia morte che vuoi: io ti interesso vivo, perché io sono il tuo capro espiatorio…"se non fosse entrato nella mia vita, sarei diverso ora"…non è questo che continui a ripetere a te stesso? se non fossi stato io ad allevarti, sarebbe stato qualcun' altro e le cose non sarebbero cambiate, perché è il tuo destino-
-COME CAZZO FAI A DIRE DI SAPERE QUAL' E' IL MIO DESTINO?!- urlò l' altro.
-quando si spara per difendersi, è la rabbia a muoverti…quando poi colpisci, il desiderio di accanirti e far soffrire chi di aveva aggredito non riesce a essere soppresso, nemmeno lo vuoi perché ti dà un esaltante piacere…perverso sadismo? Dipende dai punti di vista…privare della vita non è cosa così innaturale, lo è molto di più morire inutilmente, non trovi?-
-smettila…-
-è piacevole uccidere, vero? Togliere la vita a qualcuno, sentirla scorrere tra le dita come se si facesse tua, dà un senso di onnipotenza da farti rabbrividire!-
-taci…non sai niente e niente ti importa di quello che provo io…è sempre stato così…-
distolse lo sguardo e Goldzine ne approfittò per afferrargli il polso.
-ora piantala, non fare il moccioso: tu non hai bisogno di essere salvato, perché non lo vuoi nemmeno…sai bene che non c'è posto per te nel mondo delle persone "normali" o come preferisci chiamarle, per il semplice fatto che tu non sei nella media: le tue capacità, le tue potenzialità sono enormi e non puoi sprecarle!-
Ash avrebbe voluto metterlo a tacere per sempre, ma non ci era riuscito.
Non poteva nascondere a sé stesso che aveva vissuto fino ad allora con il solo scopo di vendicarsi, di fargli provare anche se solo in pochi minuti ciò che per anni lui aveva sopportato…ma effettivamente se ci fosse riuscito, cosa avrebbe provato? Sollievo o frustrazione? Intere notti aveva pensato a quale tortura infliggergli e ogni volta immediato lo assaliva il terrore che quell' atto lo avrebbe reso crudele e ignobile come quel vecchio schifoso: il rancore impulsivo e la razionale prudenza non facevano che lottare dentro di lui, dilaniandolo nel dubbio e nell' ansia.
Era il suo incubo, la sua ossessione e per quanto tentasse di distrarsi da questo pensiero, di sfuggirgli, esso lo rincorreva ovunque, in mezzo alla folla come quando era solo, di notte come di giorno e nessun sentimento di ribellione, di disperato coraggio durava abbastanza per fargli compiere la sua vendetta, né tantomeno poteva attraversare la sua mente il pensiero di rassegnarsi.
Anche in quel momento era diviso e di quel dubbio Goldzine aveva approfittato. Improvvisa l' illuminazione. Perché aveva deciso di arrivare fin lì se non per ucciderlo? Si sarebbe liberato di lui per sempre. Non c' era altra possibilità. Si diede dello stupido per averlo dimenticato, si liberò dalla presa del vecchio con facilità e con un calcio lo fece cadere a terra. L' altro era furibondo. Ash sorrise. Estrasse il tamburo del revolver e fece scivolare altri cinque proiettili, poi sistemò il caricatore e tirò il grilletto.
-non tornerà…per lei sei solo un assassino-
-ti sbagli…non puoi saperlo ma ieri notte, al mio risveglio era accanto a me…non ho più alcun motivo per mantenerti in vita...ho sempre creduto che tu avessi sfruttato me, ma in realtà è vero il contrario e lo sai…-
Goldzine ne fu infastidito ma fece di tutto per nasconderlo.
-credo di essermi sbagliato su di te…tu fallirai Ash, non hai palle per essere un capo: sei e resterai solo un marchet…-
uno sparo, sangue e silenzio.
I suoi occhi in un attimo avevano mutato espressione: da rabbioso a incredulo. Quel fragore, poi il calore alla tempia e seppe di essere morto. Davanti ad Ash il capo lentamente si piegò e trascinò con sé l' intero corpo, sbattendo sul selciato, traboccando nero sangue vischioso mentre dalla bocca semiaperta scendeva un filo sottile di saliva. Le braccia lunghe distese, il corpo prono quasi in una supplica. Non ne rimaneva che un ammasso di carne e ossa.
la ragazza corse verso Ash, seguita da Blanca che puliva la canna della sua colt.
-non ne potevo più di sentirlo blaterare, così l' ho ammazzato al posto tuo…I'm sorry, Ash-
lui non rispose e rimase con lo sguardo perso fisso sul cadavere del vecchio. Alzò leggermente il braccio e svuotò il caricatore. Uno, due, sei colpi. A ogni sparo, esso tremava. Il suo sguardo di ghiaccio in un' istante si rabbuiò. Camminò fino a giungere al suo fianco: gli inflisse un calcio tale da girarlo supino per poi farlo cadere nelle acque fredde e scure della baia. Galleggiava ancora, gli occhi fissi al cielo, le dita contratte, la bocca digrignata. L' acqua penetrava nelle sue vesti appesantendole. Lo avrebbe lasciato così ai pesci, se avessero davvero avuto il fegato di mangiarlo.
Sentì qualcuno alle sue spalle e due braccia avvolgergli la vita, stringendolo con affetto: chiuse gli occhi e scivolò sulle ginocchia, cercando quel caldo abbraccio. Affondò il viso appoggiandolo al suo collo, mentre le labbra di lei si posavano sulla sua testa, mentre lei lo cullava. Una stretta al cuore sentiva e un' immensa tristezza al pensiero che il vecchio fosse morto: lentamente rancore, sofferenza, angoscia, disgusto che fino ad allora aveva serrato dentro di sé, in un' angolo denso di oscurità, ora trovavano strada nel suo stomaco, nella sua gola, occhi, bocca per fuori uscire. Piangeva ma non voleva farlo, gli sembrò assurdo, perché non riusciva a frenare le lacrime e in silenzio finì per abbandonarsi ad esse, pur nel tentativo di soffocare i singhiozzi: non voleva che nessuno lo vedesse e lo sentisse. Si alzò, seguito dalla ragazza e si incamminò verso la spiaggia, dove si sfilò le scarpe. Per un po' rimase a guardare i propri piedi appena lambiti dalle spumeggianti onde sulla battigia, poi alzò gli occhi e senza fretta cominciò a immergersi nell' acqua gelida mentre sentiva i brividi salire e la pelle rassodarsi: era come se stesse sprofondando nel riflesso della città sul fiume e fu qualcosa di surreale.
Afferrò per la canna la Magnum e la lasciò sprofondare fra i flutti. In un freddo luccichio essa gli disse addio.
Cadde in ginocchio e rimase a godersi il sole e i suoi raggi tiepidi che lo accarezzavano.
La sirena lontana di un lontano battello, il tramestio rarefatto della città al suo risveglio, qualcuno che si avvicinava alle sue spalle fra i fiotti, infine due mani che versarono sulla sua fronte levata al cielo, sui suoi occhi stanchi, sul suo corpo esausto, incontaminata acqua trasparente per lavare il sale delle sue lacrime.
Si sentì piccolo, si sentì grande, si sentì sé stesso.

Continua…

     


                     





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