FanFiction Last exile | Renaissance di The_Dreamer | FanFiction Zone

 

  Renaissance

         

 

  

  

  

  

Renaissance   (Letta 715 volte)

di The_Dreamer 

2 capitoli (in corso) - 0 commenti - 1 seguace - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaLast exile

Genere:

Non specificato

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo 2 

Coucou !! Rieccoci qui per il 2° capitolo di Renaissance, questa volta scritto da Hikuraveku !! Prima di lasciarvi alla lettura, un grazie immenso a tutti coloro che ci hanno sostenute ed hanno commentato il 1° capitolo !!! See you next time ^o^ !


  

2. Qui suis-je ?

Sfocata. Sfocata ma non abbastanza per non riconoscerla. Non sapeva chi fosse, ma era bella, gentile, dolce. Un viso meraviglioso, luminoso, ma un’espressione leggermente malinconica. C’era un’ombra che velava quel volto, che oscurava quel sorriso, un’ombra che non vedeva e che forse era solo un ricordo. Un barlume di oscurità nella luce fatta persona. Perché? Che avesse fatto qualcosa per farla soffrire? Lei doveva aver preso parte alla sua vita, ad un passato che era...accidenti! Perché non ricordava? Era importante, sapeva che lo era, lei era vitale ma ormai era come perduta per sempre nei profondi meandri della sua mente assieme a quei ricordi, a quella vita. Eppure quella figura...morbidi capelli castani che profumavano di fiori, occhi verdi e brillanti, quell’immagine instancabilmente lottava per sconfiggere l’oblio. Con forza e vigore, con tenacia...era lei : più forte di quanto lui potesse sperare di essere. Era lei che combatteva per lui più di quanto facesse egli stesso. Ma perché? Perché tanto accanimento? Perché tanto impegno? Sentì il cuore caldo, come confortato da quel dolce tepore, profumo soave, un caro ricordo perduto.
-Signore! Signore, stai male?- .

Quel signore aveva una faccia strana.
Un’espressione stanca, trasognata, tuttavia inespressiva. Aveva occhi profondi, ma di una profondità vuota, quasi come fosse un automa senz’anima. Era stano. Capelli corvini abbastanza lunghi da sfiorare le spalle. Il fisico era snello ed atletico. Era seduto a terra, appoggiato ad un muro, parete sottilissima dell’edificio dietro di lui, in un viottolo tanto stretto da non permettergli di allungare le lunghe gambe slanciate. Lunghe ciglia velavano gli occhi, scuri probabilmente, ma non poteva esserne certa perché erano socchiusi. Sembrava che fosse soprappensiero. Eppure non pareva che fosse troppo più grande di lei, sedici anni compiuti. A quell’età si è adulti abbastanza, specialmente se poi si vive in un quartiere povero e misero come il suo. Lei era adulta ormai, ma allora perché non aveva nulla di così inesorabilmente serio su cui poter riflettere con quell’aria misteriosa?
-Stai male signore?- domandò quasi d’impulso Lily, osservandolo, scrutandolo attentamente, molto da vicino.
Il giovane sembrò destarsi da un sogno. Alzò lo sguardo in direzione della voce. Una voce squillante un po’ tremula, forse per l’emozione. La sentì deglutire pesantemente. Era una bambina. Aveva lunghi capelli castani, che le ricadevano in riccioli sulle spalle. Alcune ciocche le coprivano il viso, aveva occhi piccoli ma vivaci e scuri, inconfondibili. Il fisico snello e la statura alta.
-No- fu la risposta sommessa. Il giovane riabbassò lo sguardo e Lily si voltò, remissiva, per andarsene. Era davvero curiosa di sapere cosa ci fosse di così doloroso nel cuore di quel ragazzo misterioso. Sospirò ed iniziò ad incamminarsi.
-Aspetta- mormorò il giovane, alzando la mano verso di lei.
-Sì ! Dimmi !- esclamò lei rivoltandosi ed inginocchiandosi al suo fianco -Chi sono io ? -.

Il signor Cladius era un uomo umile. Lavorava da tempo come giardiniere presso la villa del marchese di Ganymede ,ma il suo ruolo in quella casata non era di semplice servo, bensì di fidato amico e consigliere. Il marchese di Ganymede infatti, non aveva nel cuore le restrizioni sociali che gli erano permesse dall’appartenenza al suo alto rango. Ogni uomo è degno di rispetto in quanto tale e non si faceva abbindolare da melensi discorsi di sangue o ricchezze. Era un uomo a modo, gentile e generoso, ed amava instaurare rapporti di profonda e sincera amicizia con tutti coloro che, per una ragione o per un’altra, frequentavano la sua dimora.
Il signore Cladius era una di queste persone. Adorava fiori e piante di ogni genere e conosceva qualche rudimento di botanica. Gli piaceva moltissimo curare l’aspetto e la salute del verde dell’ampia dimora in cui prestava servizio ed era un uomo molto severo con se stesso. Da quel che ricordava il marchese di Ganymede non aveva mai visto i suoi immensi giardini curati meglio,di così bell’aspetto e così ricolmi di fiori variopinti. - E’ un vero spettacolo, amico mio!-esclamava osservando con entusiasmo la grande distesa verde dietro la villa.

-Padre!Padre!- Lily strillava con quanto fiato aveva in corpo, correndo il più veloce possibile. Il signor Cladius si voltò fulmineamente, mentre la figlia si fermava ansimante di fronte a lui.
-Cosa c’è Lily ? Che è successo?- domandò in tono concitato con evidente preoccupazione. La giovane alzò gli occhi verso di lui. Aveva un aspetto molto trafelato e stanco, probabilmente perché aveva corso molto a lungo. Continuava a respirare affannosamente, incapace di proferire parola e ciò non faceva altro che gettare il padre in un abisso di profonda preoccupazione. Non capiva per quale motivo fosse così allarmata e non sapeva come fare per accelerare, in qualche modo, i tempi e sapere prima cosa fosse accaduto.
-Padre...padre...quell’uomo, non so, sta male ! Padre venite presto!- esclamò finalmente la piccola Lily facendo ampi gesti e afferrando l’uomo per gli abiti nel tentativo di trascinarlo con sé.
-Calmati Lily, spiegati ! Chi è quell’uomo ? E dov’è ora?- .
-Non so chi sia. Vi prego padre ! Facciamo presto, per favore ! Dobbiamo aiutarlo !- .
Il signor Cladius rimase perplesso per un attimo, poi decise di seguire la figlia, che parve decisamente sollevata dal riprendere la corsa, nonostante, in verità, non avesse più fiato nei polmoni.
La strada sembrava essere interminabile e serpeggiava tortuosa attraverso le numerose case del paese. I due percorsero tutto il vialetto della villa del marchese e si introdussero nel villaggio, correndo veloci sotto il caldo soffocante del sole che era l’indiscusso protagonista del cielo di Anatoray.
Cladius inseguiva la figlia. Non sembrava affatto che fosse stanca, reduce da un’altra corsa asfissiante come quella. Muoveva le gambe con un’eleganza che l’aveva sempre caratterizzata,almeno agli occhi del padre. La grazia dei movimenti così come la dolcezza dei lineamenti e del volto e la freschezza e l’ingenuità del carattere li aveva ripresi dalla madre, ed ora,anche se lei non c’era più, lui poteva vederla ancora vivere e sorridere negli occhi di Lily.
Impiegarono poco più di quindici minuti per raggiungere il luogo ove la ragazza aveva incontrato Alex. Era seduto nella stessa posizione di prima, ma leggermente riverso su un fianco, privo di sensi. Nonostante ciò un’aura nobile sembrava volteggiargli attorno e gli conferiva dignità di riverenza ed eleganza.
Cladius si arrestò improvvisamente.
-Padre ! E’ svenuto poco fa, non so cos’abbia, era strano ! Padre cosa possiamo fare?- .
Il silenzio regnò incontrastato per qualche istante, poi, d’improvviso, l’uomo si chinò sul giovane privo di conoscenza, se lo caricò sulle spalle e si rialzò ritto :-Lo porteremo dal marchese. Lui saprà cosa fare !- disse iniziando a camminare.-Corri Lily, precedimi ! Dì al marchese che c’è un uomo che ha bisogno di cure, lui farà preparare ogni cosa per il mio arrivo- .
Lily corse in fretta, lasciando il padre da solo, indietro con il suo passo lento. Aveva un aspetto fiero nonostante il fardello che portava sulle spalle. Era dritto, sembrava non fare alcuna fatica, ma la falsità di questa apparenza era dimostrata dal suo camminare lento, pesante, sfinente quasi.

-Aiuto ! Aiuto !- Lily gridava con tutto il fiato che le rimaneva in gola, una volta rientrata nella proprietà del marchese. Dovette raggiungere l’imponente portone d’ingresso prima che qualcuno accogliesse la sua richiesta di soccorso. A rispondere fu Lucilla, una delle cameriere principali della dimora Ganymede, nonché capocuoca e amica intima del signor Cladius.
-Lily !- chiamò ad alta voce la donna, per richiamare l’attenzione della ragazza che, nel frattempo, si era allontanata dal portone in legno intarsiato.
-Oh ! Lucilla, la prego mi aiuti !- esclamò Lily raggiungendola. La donna la fece entrare in casa e la invitò a sedersi nel piccolo salotto degli arazzi, una stanza accogliente dall’aspetto caldo e rilassante. Si fece raccontare tutto con calma e alla fine, con una prontezza ed una velocità difficilmente attribuibili ad una donna corpulenta quanto lei, saltellò di qua e di là per la casa e si preparò ad accogliere il nuovo ospite. In pochi minuti tutto fu pronto, il marchese era stato avvisato ed il dottore mandato a chiamare.
Il signor Cladius giunse poco dopo accompagnato da uno degli inservienti mandati a cercarlo. Deposero il giovane svenuto su un letto nella stanza degli ospiti al secondo piano, preparata appositamente e lo lasciarono solo con il dottore.
-Speriamo che non sia grave ! E’ un così bel ragazzo !- mormorò in tono preoccupato Lucilla, chiudendo la porta dietro di sé.
Ci fu un istante di silenzio. Silenzio intenso e profondo, imperturbabile e maestoso. Tutti tacevano, quasi ci volesse troppo coraggio per interrompere la strana solennità del momento, quando improvvisamente si udirono dei passi lungo il corridoio. Era un rumore squillante, veloce ma regolare, composto, quasi studiato nei suoi intervalli. Il marchese di Ganymede si accostò alla comitiva dinnanzi alla porta. Era un uomo alto sui cinquant’anni ma dall’aspetto altero e giovanile allo stesso tempo. L’espressione del suo volto era contraddistinta da un misto di giovialità e severità, ma ora prevaleva la prima, per un largo sorriso composto che increspava le sue labbra. Aveva capelli corti sul castano chiaro, decisamente troppo corti per capire se fossero ricci o lisci, disciplinati o ribelli. Occhi profondi, molto scuri, quasi neri ma scintillanti e vivi. Si fermò davanti a Lucilla, Cladius e la piccola Lily. I tre si inchinarono rispettosamente ed il marchese, a sua volta, fece un leggero inchino in segno di saluto.
-Allora ? Cosa è successo di così urgente?- domandò in tono cortese.
-Ehm...! Abbiamo trovato un giovane per strada. Aveva bisogno di aiuto e ho pensato che potevamo portarlo qua ! Spero di non aver fatto male- intervenne il signor Cladius facendo un passo avanti.
“Ci mancherebbe altro. Sapete che la mia casa è sempre aperta per voi e per tutti. Avete chiamato il medico?”
-Certamente ! Ho provveduto personalmente non appena ho saputo ! Lily affermava che non ricorda la sua identità, allora ho pensato...- disse Lucilla -Ottimo ! Ottimo davvero ! E’ là dentro, vero?- rispose nuovamente il marchese e, alla risposta affermativa, si accinse ad entrare nella stanza, salutando i tre educatamente.

Era disteso sul letto al centro della stanza. Persino nel sonno la sua espressione rimaneva contorta, seria, di un’inespressività combattuta e malinconica. Era come se i suoi muscoli facciali fossero incapaci di rilassarsi, come se non vi fosse riposo in quel sonno, come se la morte, alla quale sembrava essere sfuggito, ora lo inseguisse disperatamente, gli fosse alle costole stridendo ed affogando essa stessa in quelle grida che agitavano quegli attimi di incoscienza. Gli pareva impossibile che potesse esistere un uomo del genere...eppure...eppure era lì, davanti ai suoi occhi, visione straziante di un dolore troppo grande per rimanere tutto lì, chiuso in quel corpo. Se un uomo del genere esisteva non poteva essere altri che lui : il misterioso comandante della Sylvana che uccide tutti, il comandante Alex Rowe. Il marchese si avvicinò al letto, nei suoi occhi si rispecchiava quel volto, in quegli occhi enigmatici, e poi una domanda, solo una, semplici parole che bramavano di uscire, come in un sibilo, silenziose e urlate nell’aria perché lui, prima uomo, poi marchese, lui comprendeva solo ora quale fosse la sua impotenza nei confronti di chi stava ancora combattendo la sua battaglia.
Il marchese di Ganymede si sedette sulla sedia di legno di mogano accanto al letto. Lo fissò per qualche istante, ma in fondo cedere a quelle parole non avrebbe fatto altro che liberarlo da un peso, anche se dopo, avrebbe dovuto anche arrendersi alla consapevolezza del suo essere niente per riuscire a fare qualcosa.
-Alex Rowe...per cosa combatti ? Per vivere o per morire?- .

 

     


                     





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