FanFiction Last exile | Renaissance di The_Dreamer | FanFiction Zone

 

  Renaissance

         

 

  

  

  

  

Renaissance   (Letta 483 volte)

di The_Dreamer 

2 capitoli (in corso) - 0 commenti - 1 seguace - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaLast exile

Genere:

Non specificato

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo 1 

di The Dreamer & Hikuraveku. Il destino è così crudele da spegnere ogni possibilità, o a volte da una seconda possibilità, una *rinascita* ?


  

Konnichi-wa a tutti !!!
Eccoci di nuovo qui, per una nuova fic ! Il titolo è francese (e non inglese, come potrebbe apparire a prima vista…=.=;), l’abbiamo scelto per indicare una rinascita, una seconda opportunità offerta dal destino, e le autrici siamo Hikuraveku and me, alias The Dreamer. Ci siamo suddivise i capitoli, riunendoli in un secondo momento, e speriamo che la lettura ne risulti scorrevole ^.^ !! Il primo capitolo è from me, mentre il secondo scaturisce dalla penna di Hikuraveku Bonne lecture e... please, un commentino fa sempre piacere ^^ !!!



1. Entre Ciel et Terre

Il cielo era terso e blu. Alcune colombe bianche tagliavano quell’immensità, volando. Volando...
Come le mancava quella sensazione di ebbrezza e meraviglia che si provava in volo...Da quando era stata celebrata la cerimonia d’investitura, il suo nuovo ruolo di Imperatrice monopolizzava le sue giornate. Sophia sospirò. Si era concessa un attimo di pausa, sollevando gli occhi dalle numerose carte sul tavolo, e in quel momento erano passati gli uccelli di pace davanti alla grande finestra di fronte alla quale lei sedeva lavorando. Era bastato quell’attimo per farle tornare in mente la Sylvana, gli anni trascorsi a bordo della misteriosa nave, l’equipaggio...e lui.
Le pupille verdi luccicarono, ma nessuna lacrima solcò il viso triste.
Erano passati già diversi mesi da quell’incubo, aveva versato tutte le lacrime che aveva in corpo, straziata dal dolore delle realtà. Ormai non c’erano più lacrime da versare, il dolore sordo che attanagliava il cuore dell’Imperatrice era troppo intenso per il pianto. Per mesi era andata avanti, giorno dopo giorno, senza pensare ad un futuro in cui non credeva più. E se ora era ancora in vita, lo doveva unicamente a Vincent che l’aveva fermata in extremis. Lei, proprio lei che adorava la vita, a cui attribuiva il più alto grado d’ importanza, proprio lei aveva tentato il suicidio. Accecata dal dolore di aver ucciso la persona amata, di avergli tolto quel dono così prezioso, aver messo fine ai suoi giorni con le proprie mani, dopo aver scritto un testamento in cui lasciava il potere nelle mani di Vincent, era andata in cima alla torre che sovrastava la città, intenzionata a lanciarsi nel vuoto che intercorreva tra quell’alta postazione e i lontani giardini fioriti sottostanti. Nessuno l’aveva vista uscire dal palazzo, nel cuore della notte. Nessuno l’aveva vista salire la scalinata per giungere in vetta. Eppure,nel momento in cui si stagliava diritta nel buio, illuminata dai raggi lunari, in procinto di fare quel fatidico passo nel nulla, due forti braccia l’avevano intrappolata in un abbraccio intenso e disperato. Vince. E qualcosa si era rotto in lei, quando l’aveva sentito mormorare, stringendola : “Se muori, muoio anch’io. Non mi butterò mai in un precipizio, né mi punterò una pistola alla tempia, ma se tu muori, il mio cuore muore con te...”
No, non voleva uccidere anche lui. Il muro d’indifferenza con cui aveva circondato il proprio cuore per non soffrire si era rotto, sgretolato di fronte a quelle parole. Vince l’aveva presa in braccio, per riportarla nelle sue stanze, e mentre lei singhiozzava disperata sulla sua spalla, l’aveva supplicata incessantemente di non tentare mai più quel gesto autodistruttivo. Da allora, Sophia aveva deciso, se non proprio di vivere, almeno di andare avanti. E lui aveva raddoppiato le attenzioni e le premure nei suoi confronti, rimanendo costantemente al suo fianco. Lei si era buttata anima e corpo nei suoi compiti, primo fra tutti creare una pace stabile e duratura per quel regno provato dalla guerra contro la Gilda. E aveva cercato di non pensare al dolore onnipresente che provava pensando al recente passato, in particolare alla Sylvana.
Dopo la morte del capitano, l’equipaggio le aveva chiesto di succedergli. Ma lei non poteva. Pur sapendo che tutti i componenti della nave riponevano fiducia e vita nelle sue mani, non poteva. Pur sapendo che alla morte del comandante, il suo diretto subordinato ne prende il posto. Aveva rifiutato adducendo i suoi compiti di sovrana, ma quello non era il motivo che la spingeva a fuggire dalla Sylvana. La verità era che non poteva rimanere a bordo senza pensare a lui e all’orrore di cui si era macchiata le mani. Una volta conclusi gli scontri, aveva nominato Vincent comandante di quella magnifica nave che le era così cara, e aveva tagliato ogni contatto con i suoi membri, compresi Claus, Tatiana, Lavie, Winna, e la piccola Alvis, che nei suoi sentimenti per Claus le ricordava tanto una se stessa ormai scomparsa. Qualsiasi seppur minimo collegamento con la Sylvana era uscito dalla sua vita, almeno apparentemente. Vincent sapeva che quell’argomento era tabù, e aveva proposto che fosse creata una nuova carica per lo svolgimento del controllo aereo, fino ad allora compito dell’Imperatore. Sophia aveva approvato l’idea, e la nomina sarebbe stata fatta la seguente settimana, assieme all’incarico di nuovo comando della Urbanus, dato che quella nave imperiale era rimasta senza comando.
Chi poteva occupare il posto lasciato vacante da Vince? La Urbanus gli apparteneva così come la Sylvana era pienamente appartenuta ad Alex...
Certo dall’Accademia si diplomavano giovani pieni di talento e molti vice comandanti aspiravano a completare la loro carriera col grado supremo, ma Alex Rowe e Vincent Arthai erano punte di cristallo nel cielo, i migliori nel loro mestiere. No, erano stati. Vincent a capo della Sylvana non raggiungeva quell’intesa particolare e unica che solo Alex aveva con l’equipaggio, e lui ormai...
Sophia si alzò, abbandonando le carte che ricoprivano la sua scrivania. Era inutile lavorare rimuginando sul passato, tanto valeva fare una pausa.
Una passeggiata nei giardini imperiali.

     


                     





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